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venerdì 9 dicembre 2011

Last friday night

La trama (con parole mie): anche questa settimana, con il mio sempre bendisposto apprendista wrestler antagonista Cannibale, ci dilettiamo con le uscite in sala, sfoderando qualche consiglio alla nostra maniera per chiunque voglia farsi un giro dalle nostre parti prima di scegliere per quale film spendere i soldini sudati durante la settimana al lavoro.
Ma ora smetto di girarci troppo intorno, perchè, per la prima volta, siamo di fronte ad un weekend al Cinema quasi quasi decente.

In una foto che viene dal futuro, vediamo Ford intento ad allenare il suo allievo e giovane Padawan Cannibale.
Enter the void


Il consiglio di Ford: Enter the Cinema
Finalmente anche qui nella Terra dei cachi si decidono a distribuire uno dei film più incredibili degli ultimi anni.
Una visione unica, un'esperienza indimenticabile, un viaggio oltre i confini dello spazio e del tempo dalla tecnica sopraffina (recuperate il mio post esattamente qui).
Insomma: se ve lo perdete, sono bottigliate!
Il consiglio di Cannibal: enter(ate) dentro questo film!
Capolavoro totale, non solo cinematografico ma esistenziale. Questo film è un vero trip che va vissuto corporalmente. È una pellicola che in rete si trova già da parecchio tempo, io l’avevo inserito tra i miei film del 2010 (http://pensiericannibali.blogspot.com/2011/01/i-miei-film-dellanno-2010-n-6-enter.html), però se capitate in uno di quei rari cinemini che lo trasmetteranno non fatevelo scappare, anche perché la prossima settimana l’unica libertà di scelta sarà quella tra Pieraccioni e DeSica. Non vedete già l’ora, eh?

Per la prima volta disponibile per la blogosfera una radiografia della testolina del Cannibale.

The Artist


Il consiglio di Ford: mutismo (un po’) e rassegnazione (forse)
L'ambientazione anni venti, i riferimenti al Cinema muto ed una critica discretamente favorevole mi indurrebbero a consigliarlo, ma sinceramente l'istinto mi suggerisce che si possa trattare di una notevole martellata sui maroni, quindi non me la sento affatto di sponsorizzarlo fino a quando l'avrò visto ed il regista dal nome poco pronunciabile mi avrà convinto del contrario.
Il consiglio di Cannibal: aspettate che escano i sottotitoli LOL
Un film francese in bianco e nero, per di più muto, ispirato al vecchio cinema che tanto piace a Ford perché gli fa ricordare di quando era ancora un giuovincello. Questo però potrebbe interessare anche me e rappresentare una bella boccata d’ossigeno lontana da tutti i film fracassoni alla Michael Bay o le varie porcate commerciali in 3D. Vincitore di vari premi, già dato tra i favoriti ai prossimi Oscar, speriamo non si riveli un altro Discorso del re, ma un bel filmone sul serio.

"Tesoro, ti ha colto una paresi!?" "No, sto fingendo di ascoltare le fregnacce del Cannibale!"

Mosse vincenti


Il consiglio di Ford: mossa vincente
Questo film l'ho già visto non molto tempo fa, apprezzandolo molto - come del resto tutti quelli firmati da McCarthy.
Una storia sincera ed onesta, un'ambientazione di provincia ed un'atmosfera alla Sundance che non possono deludere.
Senza contare che, pur se non quello della tv, si parla di wrestling.
Quindi per Ford è come andare a nozze.
Il consiglio di Cannibal: le mosse vincenti sono quelle di andare a vedere i 2 film qui sopra e lasciar perdere questo.
Un avvocato che nel tempo libero allena dei ragazzi a fare wrestling. No, non è la storia di Mr. Ford (lui non è avvocato, almeno che io sappia), ma quella del protagonista di questo Win Win, uscito in Italia con il solito titolo alla cazzo di cane. Win Win è un’espressione inglese che indica quando entrambe le parti hanno un beneficio. In questo caso non è così, perché se a Ford è piaciuto, a me ha entusiasmato molto meno. Ci mette parecchio a ingranare, poi quando sembra diventare un film carino vira malamente verso il solito drammone famigliare. Guardabile, ma non aspettatevi grandi cose. For Ford e for Giamatti fans only. Prossimamente arriverà anche la mia recensione completa, sempre se non mi addormento come durante la visione della pellicola.
Ah, dimenticavo Ford: wrestling sucks e Bon Jovi too!

"Cannibale, non aver paura: per un autografo Bon Jovi non ti mangia mica!"
Cambio vita


Il consiglio di Ford: cambio film
Personalmente, detesto profondamente Ryan Reynolds.
Lo trovo un attore inutile e fastidioso, oltre che espressivo come un tombino.
Se poi, ad aggravare questa già pessima situazione, aggiungiamo il fatto che il film sembra l'ennesima commedia buddy dei poveri che cela il classico messaggio buonista, abbiamo fatto il pieno.
Il consiglio di Cannibal: cambio cinema
Questo film latita nel mio hard-disk da settimane e penso che continuerà a farlo. Sembra la solita storia dello scambio di vite tra due personaggi radicalmente diversi tra loro, roba che ha già dato spunto a migliaia o forse miliardi di altre commedie americane simili. Reynolds lo detestavo anch’io, ma solo perché era sposato con Scarlett Johansson. Adesso che hanno divorziato mi sta abbastanza indifferente.
La storia del film potrebbe comunque far nascere riflessioni del tipo: che succederebbe se io e Ford ci scambiassimo le vite? Dovrei cominciare a mettermi addosso ridicoli costumini per fare wrestling?

"Caro Cannibale, è inutile che cerchi di imitarmi spacciandoti per wrestler: il vero campione resta il vecchio, tatuato Ford!"

Almanya


Il consiglio di Ford: in Germania non ci vado, e neanche in Turchia
Qui ci starebbe proprio un bell'aneddoto, ma ci vorrebbero ben più di un paio di righe per raccontare il giorno in cui il sottoscritto e Julez furono espulsi dalla Turchia e rimandati in Italia come gli ultimi dei terroristi: sappiate comunque che, nonostante questo increscioso incidente diplomatico tra Istanbul e casa Ford, ho sempre amato molto il Cinema turco - di origine o di nascita -.
Eppure questo mi sembra proprio il tipico prodotto finto autoriale che in realtà non è altro che la più classica robetta per finti radical chic che vogliono fare i democratici.
Volete fare i fighi? Guardate Uzak. Altro che questa robetta.
Il consiglio di Cannibal: nein
Commedia tedesca campione di incassi in patria, almeno dal trailer appare come la solita storiella pseudo-etnica e politically correct. Mi sa che lo lascio alla Merkel, mentre a Ford spedisco un visto per la Turchia, mi sa che gli serve, ja!

"Ford, Cannibale, venite! Vi abbiamo tenuto due posti vicini a tavola!"

Bloodline


Il consiglio di Ford: merdline
Mi sarebbe sembrato strano assistere ad una settimana di uscite senza qualche porcata meid in itali distribuita in sala: l'ambientazione porno e la violenza mi riportano alla mente quell'immondizia di A serbian film, e non riesco a trovare davvero nulla che possa convincermi a fare la follia di tentare una visione di questa roba.
Passo, e non ci penso a tornare sui miei passi.
Il consiglio di Cannibal: tirate la cinghia (o seguite il consiglio di Ford che mi sembra per una volta decisamente azzeccato!)
Effiguriamoci se pure questa settimana poteva mancare il filmetto italiano allo sbaraglio, per la gioia mia e di Ford. Apprezzabile il tentativo di realizzare una pellicola low-cost con un basso budget. I risultati però fin dal trailer promettono di essere tragici e quindi forse in tempi di crisi sarebbe meglio risparmiare. Sia loro per girarlo, sia noi spettatori per vederlo.

"Se becco il regista di questa porcheria, gli faccio un mazzo tanto!"

mercoledì 23 novembre 2011

L'ospite inatteso

Regia: Thomas McCarthy
Origine: Usa
Anno: 2007
Durata: 104'



La trama (con parole mie): Walter è un tranquillo professore che da vent'anni ripete le stesse lezioni in un università del Connecticut, limitandosi ad apporre la firma su saggi che non ha neppure scritto, sognando di imparare a suonare il pianoforte in memoria della defunta moglie.
Quando, dovendo presenziare ad un seminario, si troverà a tornare nel suo vecchio appartamento di New York, Walter farà uno degli incontri più importanti della sua vita: Tarek e Zainab, due giovani immigrati non in regola, infatti, sono stati ingannati da un intermediario che ha concesso loro in affitto proprio l'alloggio da anni inutilizzato del professore.
I tre, ed in particolare Walter e Tarek, coltivano da subito un legame d'amicizia unico con le radici affondate nell'incontro tra la musica classica tanto amata dal primo ed i ritmi afro del secondo: quando, per una casualità, il giovane verrà arrestato e la minaccia dell'espulsione dagli States si farà incombente, Walter cercherà in tutti i modi di aiutare il ragazzo.



Devo ammetterlo: mi sento in colpa per avere lasciato da parte Thomas McCarthy per così tanto tempo.
Fortunatamente, l'approdo sugli schermi di casa Ford di Win win ha riportato in auge questo talentuoso volto del panorama alternativo statunitense, ed ha immediatamente indotto a recuperare la pellicola "di mezzo" della sua filmografia persa nel corso degli ultimi anni, quest'ottimo The visitor che, in una certa misura, rappresenta la prova più matura dell'autore del New Jersey, alle prese con una produzione decisamente più importante rispetto al suo esordio dietro la macchina da presa - The station agent, già citato a proposito della sua ultima fatica, giusto ieri - ed una tematica certo non facile, quella dell'immigrazione.
Sfruttando il misurato Richard Jenkins nel ruolo di Walter, infatti, McCarthy racconta con la sua ormai caratteristica onestà di scrittura una storia "sottovoce" legata a doppio filo alla scoperta dell'altro, di se stessi e alla paura serpeggiante dilagata negli States - e non solo - dopo l'undici settembre, tradotta in una denuncia che non grida allo scandalo o cerca lo sconvolgimento dello spettatore, ma sottolinea quanto, a volte, i piccoli drammi possano essere terribili quanto i grandi, da una parte e dall'altra di una frontiera.
Il tutto mantenendo una leggerezza quasi da commedia legata a doppio filo alla rinascita di Walter, che attraverso il passaggio dal pianoforte allo djembe e dalla musica classica a Fela Kuti riscopre se stesso neanche fosse il Lester di American beauty, tornando a vivere per la prima volta dopo un letargo volontario e noioso durato fin troppi anni, se non addirittura da tutta la vita: la scelta di percorrere questa sorta di rivoluzione interiore attraverso i piccoli dettagli - il cambio della montatura degli occhiali, le pause pranzo al parco, le prime jam sessions con i musicisti di strada - è profondamente stimolata da Tarek e da sua madre, personaggio fondamentale nell'economia della pellicola - decisamente più di Zainab - che permette al protagonista di compiere un ulteriore passo in avanti e al film di cambiare marcia, spostando l'attenzione dello spettatore su una sorta di misurato dramma romantico in grado di fare da contrappeso alle vicende del giovane musicista in custodia presso l'immigrazione e sulla via di essere perduto nelle labirintiche pieghe della burocrazia e dell'indifferenza al confine con la quieta violenza degli ingranaggi della stessa.
Ancora una volta rispetto ad un lavoro di McCarthy, non lasciate che un'apparenza retorica possa influenzarne la visione: lasciatevi conquistare dal ritmo lento eppure deciso e da una vicenda che trailer e distribuzione potranno anche aver mascherato da commedia alternativa leggera ma che, in realtà, cela una realtà assolutamente credibile e per nulla buonista o consolatoria, che nel corso di tutta la durata conserva il suo pregio più grande proprio nel saper trasmettere un messaggio e sentimenti forti senza mai avere bisogno di alzare i toni e la voce, ma che avanza sottopelle come l'incedere dei tre tempi delle percussioni.
Un pò come tutto il Cinema di questo ancora troppo poco conosciuto regista: storie come potrebbero essere le nostre, di quelle che, a fronte di una realtà sempre più caotica - quella che vede le luci e i colori di Broadway illuminare sogni e aspettative sempre e solo "in grande" -, resistono con le unghie e con i denti, il cuore e la musica, i sentimenti ed i ricordi: e nell'immagine di Walter finalmente deciso a suonare lo djembe in metropolitana, proprio alla fermata di Broadway - perchè si dice che lì si facciano i soldi, a detta di Tarek - c'è tutta la magia di una vita "normale" che pare aver trovato il suo palcoscenico migliore.

MrFord

"You dey go your way, the jeje way
somebody come bring original trouble
you no talk, you no act
you say you be gentleman
you go suffer
you go tire
you go quench
me I no be gentleman like that."
Fela Kuti - "Gentleman" -

martedì 22 novembre 2011

Win win

Regia: Thomas McCarthy
Origine: Usa
Anno: 2011
Durata: 106'




La trama (con parole mie): Mike Flaherty è un avvocato del New Jersey che trova la sua dimensione migliore come allenatore della squadra di wrestling scolastico locale.
Grazie ad un'involontaria dritta della sua segretaria, prende in custodia l'anziano Leo, parcheggiandolo in una casa di riposo e continuando ad intascarne l'assegno di mantenimento: quando scopre che il nipote dell'uomo è una giovane promessa della lotta in Ohio in rotta con la madre e la scuola decide di cogliere due piccioni con una fava aprendo le porte della sua casa al ragazzo in modo da far balzare in vetta alle classifiche la squadra.
Quando la madre del giovane Kyle, però, tornerà a reclamare padre e figlio - e l'assegno che accompagna il primo -, le cose per Mike si complicheranno.
Anche perchè, nel frattempo, l'uomo si scoprirà profondamente legato a questa sua nuova famiglia allargata.



Devo ammettere che l'atmosfera dolceamara venata di quell'autorialità non fastidiosa tipica delle migliori proposte in stile Sundance mi mancava, e non poco.
Thomas McCarthy, uno dei registi più promettenti di questa sorta di corrente che mi sia capitato di incontrare, da spettatore, negli ultimi anni, era già stato protagonista della piacevolissima sorpresa che fu The station agent: preceduto da una serie di buone recensioni online - e dai riscontri della critica statunitense - Win win sarebbe stato, in qualche modo, l'ago della bilancia rispetto all'opinione del sottoscritto in merito al lavoro dell'autore nativo del New Jersey, tendenzialmente portandolo da una parte o dall'altra della grande linea di demarcazione delle bottigliate "d'autore".
Fortunatamente, lo spirito che aveva reso la sua opera prima così interessante nel corso degli anni pare essersi sviluppato ulteriormente, tanto da farmi vacillare fino all'ultimo se appioppare a quest'ultimo lungometraggio del buon Thomas i famigerati tre whisky che l'avrebbero portato, inevitabilmente, allo status di cult fordiano a tutti gli effetti.
Nonostante alla fine abbia optato per un voto più misurato, devo ammettere che la storia di Mike e soprattutto del giovane Kyle è riuscita a fare pienamente breccia nel mio cuore, arrivando ad emozionarmi - parlando di un film in qualche modo simile, seppur di matrice decisamente borderline rispetto a questa piccola vicenda da provincia tutto sommato borghese - quanto e più di The fighter, collocandosi tra le epopee sportive più coinvolgenti che mi sia capitato di incontrare sul grande schermo negli ultimi anni.
Ma andando oltre il mero aspetto "pratico" del film, e dei suoi risvolti da commedia alternativa - tutti poggiati sulle spalle di un Bobby Cannavale che ho trovato in buona forma -, il punto di forza indubbio di questa storia sta tutto nella clamorosa figura di Kyle, giovane protagonista che, se non fosse per un piglio un pò troppo deciso anche a fronte delle difficoltà in famiglia, sarebbe stato da dio anche in una pellicola di Van Sant.
Inoltre, la grande sincerità con la quale McCarthy approccia allo script e ai personaggi risulta a tratti disarmante, tanto da scomodare paragoni importanti come quelli legati a Six feet under, ancora oggi a mio avviso uno dei migliori ritratti di famiglia mai portati su piccolo o grande schermo: l'umanità di Mike e della sua famiglia, di Kyle, di Terry, Vig e Stemler - una delle spalle più efficaci dei miei ultimi mesi di visioni - e di Leo - un sempre grande Burt Young, che nessun fan della saga di Rocky può non riconoscere come una sorta di nonno - arricchiscono una vicenda che mostra senza vergogna tutti i limiti, gli egoismi e i difetti di cui tutti siamo, in un modo o nell'altro, portatori sani - chi più, e chi meno -.
Lo stesso ruolo nella vicenda della madre di Kyle, che potrebbe apparire come quello dell'antagonista negativo, stimola in realtà molte riflessioni che vanno ben oltre i (pre)giudizi sul suo conto: i protagonisti delle pellicole di McCarthy, in fondo, sono uomini e donne comuni, come potrebbe essere il nostro vicino, un nostro amico o parente, perfino noi stessi.
Certo ci sarà chi giudicherà questo film - prossimamente in uscita nel Bel Paese con il titolo Mosse vincenti - come l'ennesimo sport movie dall'impianto classico portatore di buoni sentimenti, o lo bollerà come l'ennesima ammereganata: il mio consiglio è di evitare di cadere in questo facile pregiudizio, e gustarvi dall'inizio alla fine una storia sincera e sentita, che non sarà perfetta, ma di certo guarda lo spettatore dritto negli occhi, e come un vero amico, si farà trovare pronto a rifilare una pacca sulla spalla così come un sonoro diretto sui denti.

MrFord

"Why, you wanna tell me how to live my life?
Who, are you to tell me if it's black or white?
Mama, can you hear me? Try to understand.
Is innocence the difference between a boy and a man.
My daddy lived the lie, it's just the price that he paid.
Sacrificed his life, just slavin' away."
Bon Jovi - "Have a nice day" -
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