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lunedì 3 febbraio 2020

White Russian's Bulletin



Prosegue, nonostante la marcia di avvicinamento agli Oscar, uno dei periodi di entusiasmo più bassi di questo vecchio cowboy per il grande e piccolo schermo, fatta eccezione per le revisioni - la consueta maratona dei Rocky è stata una bomba - ed i sabati sera Cinema con i Fordini, complice l'assenza effettiva di titoli in grado di solleticare quello che, fino a qualche anno fa, era dato per scontato. 
Nell'attesa che questo momento di transizione mi riveli cosa sarà del mio futuro, il Bulletin continua la sua strada, pur con pochi titoli tra le cartucce.


MrFord



LE RAGAZZE DI WALL STREET (Lorene Scafaria, USA, 2019, 110')

La ragazze di Wall Street Poster


Tratto da una storia vera, Hustlers - decisamente meglio del terribile titolo italiano - rappresenta, per certi versi, la visione di un certo mondo apparentemente dorato da un punto di vista femminile e femminista in barba alle convinzioni - errate - che lo stesso sia in mano agli uomini, una sorta di rivelazione sulla realtà effettiva che gli stessi uomini rifiutano di ammettere per ego o limitazioni di testa.
Giunto sugli schermi del Saloon spinto da ottime recensioni e tiepidino almeno per una buona metà, trova nella seconda parte la sua reale dimensione, ed uno spessore che non ha davvero nulla da invidiare a produzioni come Molly's Game o Tonya che nel passato recente hanno mostrato più palle di tante altre ad esclusivo focus maschile.
Una buona sorpresa, dunque, ed un prodotto che, seppur non clamoroso per inventiva o evoluzione, porta a casa il risultato solido e diretto come solo una donna cazzuta può essere.




LEGEND (Ridley Scott, USA, 1985, 94')

Legend Poster


Scelto dal Fordino per la più recente serata Cinema, Legend torna sugli schermi del Saloon per la prima volta dopo almeno dieci anni, confermandosi uno dei cult anni ottanta meno amati dal sottoscritto: nonostante lo splendido trucco di Tim Curry - che dimostra e dimostrava di essere un vero fuoriclasse del travestimento -, la presenza di Tom Cruise e l'ambientazione fantasy, il lavoro di Scott risulta posticcio e noioso, chiaro risultato di problemi in fase di produzione e troppo serioso.
Un'ora e mezza che ha il sapore delle tre, incapace di avvincere grandi e piccini se non per il contributo del Signore delle Tenebre già citato, e che ha rappresentato il primo revival tra quelli che ho vissuto con i piccoli di casa Ford in grado di mettermi in difficoltà da divano.
Almeno, l'abbiamo archiviato. Con buona pace del Tommasone, che avrà modo di riscattarsi nei prossimi anni anche agli occhi dei più piccoli del Saloon.


giovedì 5 ottobre 2017

Thursday's child



Nuovo appuntamento con il nuovo corso di questa rubrica divenuta "a tre", e nuovo ospite pronto ad entrare nell'arena allestita per l'occasione dal sottoscritto e dal suo rivale Cannibal Kid: a questo giro è il turno di Cassidy, un blogger tosto e notoriamente più fordiano che cannibalesco.
La sua presenza influenzerà anche i commenti alle uscite in sala che ci aspettano questo weekend?
Proseguite nella lettura, e lo saprete!


"Accidenti, ma la Bara non era volante!?"



Blade Runner 2049

"Maledizione! Sta arrivando Cannibal! Devo avvisare immediatamente l'altro Ford!"


Cassidy: Il sequel di cui non si sentiva l’esigenza. Ma nel cinema di oggi un secondo (o terzo, o quarto…) capitolo non si nega a nessuno. Dopo tanti anni passati a chiederci, ma Rick Deckard sarà un Replicante? Non sarà un Replicante? Arriva questo film, che toglie un po’ tutta la poesia, sfiga.
La mia preoccupazione vera però è Ridley Scott(o) come produttore esecutivo, dopo “Alien Covenant” sono seriamente preoccupato. Oh! Io ve lo dico, se per caso dovessimo scoprire che Ryan Gosling è un replicante giuro che prendo il cinema e lo ribalto su se stesso!
Per lo meno il regista è uno dei migliori in circolazione al momento, tenete le dita incrociate, tutte quelle che avete, anche quelle dei piedi, solo Denis Villeneuve può mostrarci le porte di Tannhäuser.
Cannibal Kid: Il sequel di cui io invece, caro Cassidy, sentivo l'esigenza. Blade Runner è un film bello, bellissimo, soprattutto nel creare un'atmosfera, un mondo. La sceneggiatura lascia però ampi margini di sviluppo e credo che Denis Villeneuve possa fare meglio di un Ridley Scott che con il primo Blade ha realizzato sì il suo lavoro nettamente migliore, ma resta comunque uno dei registi più sopravvalutati e scotti della storia del cinema, insieme al suo amico Alien(o) James Cameron. Se a ciò aggiungiamo un cast che sembra uscito dai miei sogni (Ryan Gosling, Jared Leto, Mackenzie Davis e la stupendissima Ana de Armas), le possibilità di avere un sequel superiore all'originale sono parecchio concrete. Peccato giusto per la presenza di attori che sembrano invece usciti dai sogni di Ford (il suo vero papà Harrison e il wrestler e attore da strapazzo Dave Bautista).

Ford: mi ritrovo un po' nel mezzo di questa discussione, una posizione piuttosto strana considerato che dovrei sempre e comunque dare contro a Cannibal. Sinceramente, l'originale Blade Runner per tempistica, originalità e quant'altro penso sia assolutamente inarrivabile, ma non è detto, d'altra parte, che Villeneuve - uno dei migliori in circolazione, quantomeno in Nord America - possa tirare fuori dal cilindro una vera sorpresa.
Forse alla fine si scoprirà che Cannibal è un replicante e dovrò terminarlo neanche fossi Schwarzy in un film di James Cameron. Magari con l'aiuto di Cassidy-1000.

Ammore e malavita

"Vediamo come te la cavi con i proiettili di frassino, Cassidy!"

Cassidy: Tutti quelli che amano il cinema di genere come me, non possono che provare simpatia per i Manetti Bros, inoltre dopo aver scoperto il filone partenopeo della loro filmografia con “Song'e Napule” (2013) ora i due ci riprovano con la storia (in musica) del camorrista stanco della vita criminale. Non ho idea di come si dica “Baby Driver” in napoletano e pur avendo qualche dubbio sulla protagonista femminile, questo è un titolo che mi guarderei molto volentieri.
Cannibal Kid: Non ho mai visto film dei Manetti Bros. e non so nemmeno io bene il perché. Così come non so perché ho convocato un blogger parecchio fordiano come Cassidy per questa puntata della rubrica. Forse perché masochisticamente volevo avere un altro rivale a dare una mano al malavitoso sempre più in crisi Ford?
In ogni caso, con questo Ammore e malavita, che sembra la versione partenopea a metà strada tra due cult cannibali dell'anno come Baby Driver e La La Land, un'occasione ai due registi romani la darò sicuramente. Daje! A Cassidy e Ford insieme invece mai più! :)
Ford: i Manetti mi sono sempre stati molto simpatici, e questo Ammore e malavita potrebbe rivelarsi come la versione duemiladiciassette del bellissimo - e sottovalutato da Cannibal, ovviamente - Tano da morire, che ho l'impressione che un tipo giusto come Cassidy invece apprezzi.
Staremo a vedere.

Come ti ammazzo il bodyguard

"Ascolta, io me ne vado: come bodyguard ti mando Ford."

Cassidy: Patrick Hughes ci prova con la commedia d’azione, nel cast oltre a Ryan Reynolds e Samuel L. Jackson altre facce che normalmente mi fa sempre piacere vedere in un film, tipo Gary Oldman e Salma Hayek. Il mio senso di Cassidy mi dice che molto probabilmente sarà una porcheria, ma che ci volete fare, ai Buddy Movie, specialmente quelli dove si sparano non so dire di no. Poi le coppie male assortite funzionano, Riggs e Murtaugh, Ford e Cannibal Kid, avete presente no?
Cannibal Kid: Ecco il film cassidy-fordiano della settimana. Anche se con il suo mix di umorismo irriverente alla Deadpool potrebbe a sorpresa mettere d'accordo anche me e Ford. E comunque noi due non siamo una coppia. Né bene né male assortita, ma non siamo certo una coppia... Oddio, o forse sì?
Ford: commedia action che, non fosse per i suoi protagonisti, potrebbe anche ispirarmi parecchio. Considerato che Samuel Jackson esiste poco al di fuori dell'universo di Tarantino e che ho sempre detestato Ryan Reynolds, le probabilità giocano contro a questo film, ma non si può mai dire.
In fondo, parlando di coppie improbabili, io e Cannibal siamo ancora qui a "lavorare" insieme dopo più di cinque anni.

120 battiti al minuto

"Cassidy ospite fisso! Diritti fordiani per tutti!"
Cassidy: 120 battiti al minuto, beh mi sembrano un po’ troppi no? Cioè bisognerebbe vedere la pressione sanguigna, magari tener sotto controllo il colesterolo. In realtà i 120 battiti al minuto sono quelli che ho io in questo momento, perché essendo da anni in cura per disintossicarmi dai trailer (che spesso sono più belli dei film finiti) sono la persona meno adatta al mondo a scrivere di film in uscita. Però questo titolo, in lizza per miglior film straniero ai prossimi Oscar, ha fatto parlare di sé, la storia degli attivisti francesi di Act-Up impegnati a richiamare l’attenzione sui malati di AIDS nei primi anni ’90 è sicuramente un tema da Academy. Ecco, non so se è anche un tema da Cassidy ma non poniamoci limiti, al massimo provate a chiedere a Ford e al Cannibale, loro hanno 60 battiti al minuto come Fausto Coppi ai tempi d’oro.
Cannibal Kid: In una settimana piena di fordianate e di cassidyanate clamorose, ecco anche un bel film radical-chic francese cannibalesco come si deve. Era ora, parbleu!
Una pellicola già vincitrice del Gran Prix all'ultimo Festival di Cannes con cui spero che il regista di Robin Campiello, autore del noioso film del 2004 Quelli che ritornano che avrebbe poi ispirato la serie Les revenants, possa finalmente convincermi. Cosa che Ford non riuscirà mai a fare. Cassidy magari sì, almeno se in futuro abbandonerà la sua esaltazione per action e B-movies anni '80. ;)
Ford: cannibalata francese che sa di palla al cazzo lontano un chilometro, dalla quale correrò ben lontano portando i miei battiti anche a più di centoventi al minuto. In fondo, ora che ho scoperto il crossfit, la tenuta è buona abbastanza per fuggire con più veemenza dalle proposte del miglior Cannibal dei tempi radical d'oro. E poi, alla fine della corsa, un bel paio di birre con Cassidy ci stanno alla grande.

Renegades – Commando d'assalto

"E' inutile che ti nascondi, soldato: Cannibal ti scoverà e ti costringerà ad una maratona di film teen radical chic!"
Cassidy: Oh la Bessonata! I temerari Navy Seals alle prese con l’oro dei Nazisti diretti da Steven Quale (Quale? Quello!) storico collaboratore di James Cameron bravissimo a dirigere robe in cui la trama è secondaria tipo “Into the storm” (2014). Questa volta il mio ciccio francese preferito, Luc Besson ha convinto a venir giù anche J.K. Simmons per fare la parte che gli viene meglio, ovvero quella dove è cattivissimo e urla forte contro gli altri, oh! Ha vinto un Oscar con una parte così eh!
Ecco sapete cosa sarebbe bello? Un film con J.K. Simmons che urla cose a Luc Besson, roba tipo: «Smettila di produrre quei cazzo di Minimei! Rimettiti a fare film come Lèon!!» Ecco quello sarebbe figo, incassi garantiti!
Cannibal Kid: Evvai che in questo caso a sorpresa ci possiamo coalizzare io e Cassidy contro il Ford, e per giunta con un action! Ford infatti tradizionalmente odia Besson, non si sa bene il motivo. Forse perché gli action devono farli solo gli yankee? Fatto sta che questa pellicola, per quanto non mi ispiri molto, mi sembra potenzialmente più divertente e appassionante delle solite porcate patriottiche a stelle e strisce tanto esaltate da James “tu vuò fa' l'americano-mmericano, ma sì nato in Lodi” Ford.

Ford: Besson, da queste parti - che potrebbero benissimo essere quelle di Lodi, California - è decisamente visto come il Ryan Reynolds della regia, ovvero un pippone mica da ridere che ogni tanto azzecca un film decente. Tipo Leon, quello sì che era discretamente cazzuto.

Il fatto è che sono passati parecchi anni - e Cannibal ne sa qualcosa -, e le produzioni che si sono susseguite non hanno certo aiutato il regista francese ad entrare nelle mie grazie. Vedremo che è riuscito a fare con la produzione di questo Renegades, sperando che possa essere un action figo francese come Special Forces oppure il mio favorito Nido di vespe.
Due film che, potrei scommetterci una bottiglia, avranno disturbato Cannibal e saranno piaciuti decisamente di più a Cassidy.

lunedì 12 giugno 2017

Alien - Covenant (Ridley Scott, USA/UK/Australia/Nuova Zelanda/Canada, 2017, 122')




In termini di esperienze d'impatto nella mia vita di spettatore, poche cose riescono a superare il primo, angoscioso, terrificante Alien firmato da Ridley Scott sul finire degli anni settanta: in particolare, ricordo benissimo - oltre alla cura dei dettagli, all'ambientazione, alla Nostromo ed alle sequenze divenute cult - il momento in cui a tentare di fermare il predatore cinematografico per eccellenza è il Capitano della nave, armato di lanciafiamme ed all'inseguimento della bestia nei condotti d'areazione: un passaggio al cardiopalma, degno di un film che resta uno dei vertici della fantascienza contaminata dall'horror di tutti i tempi.
Proprio quell'indimenticabile pellicola diede origine ad un brand che, negli anni, pur conservando il suo fascino, ha regalato pochi alti - l'Aliens di Cameron, sopra le righe e goduriosissimo - e molti bassi - per quanto mi riguarda, il massacrato dalla produzione Alien3 di Fincher -: quando, qualche anno fa, Scott decise di riprendere in mano la sua "creatura" con Prometheus, il livello di hype nei fan della prima guardia ebbe un picco da Guinness dei primati, complici le aspettative che il cult originale aveva contribuito a creare.
Aspettative che, almeno in parte, furono deluse, dando origine ad un ibrido che pareva mescolare gli effetti e la confezione con un tentativo di rendere filosofico il concetto della creatura creata dal geniale Giger: dunque, a conti fatti, un prodotto senza un'identità definita con alcuni momenti dal grande potenziale ed altri decisamente dimenticabili.
Proprio a causa di tutti questi precedenti, approcciare al post dedicato a Covenant è piuttosto difficile: questo perchè non si tratta, come fu anche per Prometheus, di un brutto film - Scott sa il fatto suo con la macchina da presa, e tutti i suoi collaboratori sono professionisti di altissimo livello -, o di qualcosa di poco interessante o coraggioso - la parte finale dedicata al personaggio di David, grazie anche ad un ottimo Fassbender, è notevole -, quanto privo non solo di un'anima vera e propria - nonostante i tentativi dell'autore -, ma anche di quella scintilla che rendeva il primo Alien qualcosa di unico e selvaggio come la creatura che ne era protagonista.
In questo senso, vedere Scott sforzarsi nel creare una mitologia quasi divina attorno al mostro, ed alla ricerca di David nell'indagine legata ai creati ed ai creatori, mi ha fatto tornare alla mente un passaggio da brividi del meraviglioso Grizzly Man di Werner Herzog, documentario che se non avete mai avuto modo di vedere dovreste recuperare al volo che racconta la triste vicenda di un uomo abituato a passare le estati a stretto contatto con i grizzly finito divorato da uno degli orsi davanti agli occhi della sua fidanzata: Herzog, a fronte delle immagini - splendide - di queste creature maestose, afferma di ammirare i tentativi del suo protagonista di mettersi in contatto con loro, ma anche di "non vedere nulla in quei vuoti occhi neri, se non la spietata predatorietà della Natura".
Alien è il predatore perfetto, una creatura che pare rappresentare gli istinti più selvaggi e pericolosi dei più selvaggi e pericolosi animali con i quali l'Uomo ha avuto a che fare nel corso dei secoli - Uomo escluso, ovviamente, ma questa è un'altra storia -: dunque perchè mai si dovrebbe andare alla ricerca di una spiegazione filosofica del suo essere com'è?
Uno degli aspetti che, a mio parere, rese così grande il primo film di questa serie fu senza dubbio quello del confronto tra gli umani disposti a tutto per lottare per la loro vita e sopravvivenza e questa creatura dispensatrice di morte che non guardava in faccia a niente e nessuno, perchè come la morte sarebbe giunta, inevitabile e senza troppi giri di parole.
Forse anche questa è filosofia.
O forse, certe cose non hanno bisogno di troppi castelli costruiti attorno a loro.
Perchè il castello sono loro stesse.




MrFord





 

giovedì 11 maggio 2017

Thursday's chid



Il risveglio primaverile del Cinema prosegue in una settimana ricca di potenziali blockbusteroni e sorprese di nicchia, nonchè di una delle più grandi certezze rispetto alla rivalità tra il sottoscritto e Cannibal Kid: Terrence Malick.
Riuscirà il guru dei pipponi a rimettere in carreggiata la rivalità tra noi colleghi di rubrica, oppure sarà l'ennesima conferma di un anno clamorosamente pacifico?



"Io l'avevo consigliato di non guardare il nuovo film di Malick, e lui niente: ed ecco il risultato!"



King Arthur – Il potere della spada

"E così sono questi, i giochi che si fanno in casa Ford? Sarà contento Cannibal!"

Cannibal dice: Mai stato appassionato delle vicende di Re Artù, o delle pellicole su Re Artù, o delle pellicole di Guy Ritchie, quindi questa fordianata suprema mi sa che potrebbe non fare al caso mio. La presenza degli ottimi Charlie Hunnam e Jude Law però potrebbe farmi cambiare idea... forse.
Ford dice: non mi sono mai strappato i capelli, per quanto interessante possa essere, per Guy Ritchie, ma ho sempre adorato il ciclo della Tavola Rotonda sui libri così come al Cinema fin dai tempi di Excalibur. Se a questo si aggiungono Charlie Hunnam e Jude Law, direi che questa bella tamarrata medievaleggiante ci sta tutta.

 

Alien: Covenant

La nuova versione di Gollum pasteggia con Cannibal Kid.

Cannibal dice: Mai stato appassionato nemmeno della saga di Alien, al contrario di Ford. Eppure il precedente prequel, Prometheus, anche se mi era sembrato parecchio mediocre, mi aveva schifato meno rispetto a diversi fan storici della serie. Questo sequel del prequel Alien: Covenant potrebbe quindi riuscire nella stessa impresa, cioè non schifarmi troppo. Se proprio va bene.
Ford dice: finalmente, dopo settimane di desolazione, un pò di movimento in sala. Ho sempre amato la saga di Alien, anche se i primi due film - in particolare quello meraviglioso di Scott - restano sempre decisamente al di sopra di tutti gli altri, e non vedo l'ora di scoprire se il ritorno dei terribili predatori spaziali sarà all'altezza degli antichi fasti o un'operazione riuscita solo in parte come il recente Prometheus.
Di sicuro, mi godrò il fatto che andrà di traverso a Cannibal.

 

Song to Song

"Cerchiamo di menarcela un pò di più, altrimenti Malick non ci prende per il suo prossimo film."

Cannibal dice: Terrence Malick è tornato... di nuovo! Per la gioia mia e per la disperazione di Ford. Per tutta onestà, c'è però da dire che con Knight of Cups era riuscito a far storcere il naso persino a me, quindi questo Song to Song un pochino mi preoccupa. Ambientazione musicale e cast più che all-star lo rendono comunque un potenziale nuovo cult cannibal-malickiano.
Ford dice: il movimento in sala di cui scrivevo sopra continua, nella speranza che la nuova fatica del bollitissimo Malick un tempo grande regista ed ora solo grande fuffa possa far tornare la lotta tra me ed il mio antagonista qui presente ai livelli dei tempi di Tree of life, quando l'ascia di guerra era decisamente sporca di sangue.

 

On the Milky Road – Sulla Via Lattea

"Ed eccoci finalmente arrivati a casa Ford: sarà già ubriaco a quest'ora del mattino?"

Cannibal dice: Il fordiano Emir Kusturica alle prese con un film autorialissimo e visionario, che ha già scatenato reazioni tra le più variegate all'ultimo Festival di Venezia. Il tutto impreziosito da un'interpretazione di una Monica Bellucci che pare tra le migliori della sua carriera. Non che ci volesse molto... Nella battaglia tra film pretenziosi e probabilmente senza senso della settimana, io punto decisamente su Malick.
Ford dice: ho sempre amato Kusturica, soprattutto quello della prima parte della sua carriera, mentre ammetto di averlo perso per strada tra escursioni in ambito musicale, documentari e libri degli ultimi anni.
Che questo film apparentemente molto radical possa essere un risveglio di una delle passioni cinematografiche che ricordo con maggiore affetto dei tempi in cui iniziai il mio viaggio attraverso la settima arte "d'autore"?


Qualcosa di troppo

"Non pensavo che ristrutturare il vecchio campo di battaglia delle Blog Wars sarebbe stato così difficile!"

Cannibal dice: Possibile sorpresa settimanale numero 1. Una francesata con i fiocchi, leggera e allo stesso tempo chic, diretta e interpretata dalla promettente Audrey Dana. Diventerà la mia nuova idola, nonché la nuova nemica radical di Ford?
Ford dice: film francese che fino a poche settimane fa avrei evitato come la peste temendo una radicalchiccata con i fiocchi. Il recente successo al Saloon de L'avenir, però, ha cambiato le carte in tavola, tanto da mettermi la pulce nell'orecchio anche rispetto a questo Qualcosa di troppo. Sperando che questo qualcosa non si riveli una terrificante cannibalata.

 

This Beautiful Fantastic

"Sono vestito peggio di Ford e Cannibal, dici? Allora devo essere messo proprio male!"

Cannibal dice: Possibile sorpresa settimanale numero 2. Film britannico con protagonista Jessica Brown Findlay, attrice da me vista in un episodio di Black Mirror e non vista in Downton Abbey. Si preannuncia come una romcom fiabesca potenzialmente molto gradevole (come un post di Pensieri Cannibali) o molto fastidiosa (come un post di White Russian).
Ford dice: essendomi giocato tutti i bonus della settimana rispetto alle potenziali cannibalate, direi che questa rom com finisce dritta in fondo alla lista delle mie priorità, insieme al decisamente non beautiful ed ancor meno fantastic Cannibal Kid.

 

Tutto quello che vuoi

"Per quanto ancora dobbiamo far finta di essere Le iene?"

Cannibal dice: Commedia italiana diretta da Francesco Bruni, già regista del valido Scialla! (Stai sereno). Potrebbe sembrare il film giusto per me, ma potrei anche passare il compito della visione a Ford, che ultimamente nel tentativo di imitarmi si è incredibilmente avvicinato al magico mondo del cinema nostrano recente.
Ford dice: di recente ho mostrato un'apertura inaspettata anche per me verso il Cinema italiano e le sue proposte più o meno alternative. Potrebbe essere la volta buona per un altro recupero a sorpresa con potenziale promozione? Solo il tempo lo dirà.
Intanto, tutto quello che voglio è un Cannibal che finalmente cominci a capirne qualcosa di Cinema.

 

E se mi comprassi una sedia?

"E così quel tipo è Cannibal: sarò lieto di fracassargli una sedia sulla schiena!"

Cannibal dice: E compratela, ma non farci su un film, per favore!
Ford dice: per me non c'è problema. Puoi tranquillamente comprarla. Se poi ti serve per fracassarla nella schiena di Cannibal, ancora meglio!

 

Una settimana e un giorno

"Ma se Ford non ha intenzione di venire a vedere il nostro film, allora chi verrà?"

Cannibal dice: Commedia drammatica from Israele che potrebbe essere una radical-fordianata clamorosa. Ma togliamo anche il “potrebbe essere” e mettiamo al suo posto un “sarà sicuramente”.
Ford dice: film d'autore proveniente da Israele che ai tempi sarebbe stato in cima alla lista dei miei ripescaggi improbabili.
Dubito che questo accadrà oggi.

 

Richard – Missione Africa

Cannibal e Ford ai tempi della loro accesa rivalità.

Cannibal dice: Possibile che tutte le settimane debba per forza uscire (almeno) un filmino d'animazione? Ford, tu per caso c'entri qualcosa?
Ford dice: è curioso che ogni settimana venga buttato in sala un film d'animazione indipendentemente dal suo valore, un po' come accade per il Cinema italiano. Ma dato che so che questa cosa disturba il mio rivale, non mi lamento.

 

lunedì 28 dicembre 2015

Ford Awards 2015: i film (N°40-31)

La trama (con parole mie): ed eccoci finalmente giunti alla classifica più importante, quella che vede i quaranta film tra quelli usciti in sala che più hanno colpito il sottoscritto negli ultimi dodici mesi. Molte chicche mancano ancora all'appello, e spero di recuperarle con l'inizio dell'anno - anche se questo, ovviamente, significherà escluderle anche dalla classifica del duemilasedici -, ma rispetto all'ultima edizione dei Ford Awards mi è parso di notare, nonostante tutto, un miglioramento.
Ma bando alle ciance: sono pronti a sfilare i film dalla posizione quaranta alla trentuno, per l'inizio della scalata a quello che sarà il miglior titolo dell'anno.
Made in Saloon, ovviamente.

N°40: IL SEGRETO DEL SUO VOLTO di CHRISTIAN PETZOLD


Lo scorso anno si apriva la classifica con un titolo d'animazione, quest'anno, invece, con un prodotto d'autore e di nicchia. Recuperato quasi per caso grazie a Julez, Il segreto del suo volto è riuscito a colpirmi non solo per la visione non banale del racconto del dramma delle cicatrici lasciate dalla Seconda Guerra Mondiale o per l'ottima e teatrale messa in scena, ma anche e soprattutto grazie ad uno dei finali più intensi della stagione, che gli è valso il posto in classifica anche a scapito di pellicole che, nel complesso, forse ho amato di più.

N°39: SUBURRA di STEFANO SOLLIMA


Prima pellicola italiana della classifica è Suburra, firmata dal tanto amato - se non altro per Romanzo criminale - al Saloon Stefano Sollima, che dirige un più che discreto noir metropolitano pronto a raccontare l'Italia del "plomo y la plata" con un piglio molto esterofilo.
Non il filmone che in molti hanno osannato, ma un ottimo prodotto di genere.

N°38: SPONGEBOB - FUORI DALL'ACQUA di PAUL TIBBIT


Già so che in molti storceranno il naso rispetto a questa scelta, ma poco importa: Spongebob - Fuori dall'acqua mi ha fatto completamente ricredere a proposito di un personaggio che consideravo spazzatura, e lo ha fatto grazie ad un'ora e mezza di Cinema lisergico, allucinato, sopra le righe, eccessivo e davvero fusissimo.
In una parola: imperdibile.

N°37: CONTAGIOUS - EPIDEMIA MORTALE di HENRY HOBSON


Nonostante il terrificante adattamento del titolo italiano ed alcune - immotivate, a mio parere - critiche rispetto all'apparente lentezza, questo zombie movie che con combattimenti ed azione non c'entra nulla è un ottimo prodotto di genere in grado di analizzare profondamente il superamento del dolore e la terribile questione legata alla perdita di qualcuno che si ama.
Uno Schwarzenegger inedito per un prodotto senza dubbio da recuperare.

N°36: TAXI TEHERAN di JAFAR PANAHI


Il Maestro iraniano in esilio nel proprio paese Jafar Panahi gira un finto documentario legato alle problematiche - ma anche all'amore - per la sua patria. 
Vincitore a Berlino, incensato - a mio parere perfino troppo - dalla critica radical, Taxi Teheran è senza dubbio uno spaccato interessante dell'attuale situazione iraniana ed un documento importante, pur non rappresentando il meglio che Panahi abbia prodotto.
Se non altro, potrebbe essere un'ideale partenza alla scoperta di un regista strepitoso.

N°35: LA ISLA MINIMA di ALBERTO RODRIGUEZ


Altro film forse troppo incensato, ed altro prodotto che, comunque, resta tra i più interessanti del genere degli ultimi dodici mesi e non solo.
Andalusia, ricostruzione vintage, morti ammazzati, piglio che ricorda - ricorda, sottolineo - quello della prima stagione di True Detective, messaggio molto politico.
Tutti ingredienti forti per un cocktail senza dubbio da provare.

N°34: THE MARTIAN - SOPRAVVISSUTO di RIDLEY SCOTT


Il vecchio leone Ridley Scott adatta un romanzo amatissimo dai fan di sci-fi con intelligenza ed ironia, confezionando un giocattolone che ho preferito a due grandi cult delle ultime stagioni come Gravity ed Interstellar, portando avanti la sua missione con la stessa determinazione e leggerezza del protagonista. Avercene.

N°33: THE INTERVIEW di EVAN GOLDBERG e SETH ROGEN


Osteggiato da molti, giudicato troppo pubblicizzato, eccessivo, volgare, perfino al centro di una presunta polemica legata alla diplomazia internazionale, The interview ha solleticato alla grande il mio lato più cazzone e senza pensieri, regalandomi divertimento senza quartiere per due ore che mi sono goduto con Julez come se fossimo tornati di colpo ai tempi in cui, da amici, guardavamo film che speravo le piacessero e discutevamo sugli stessi, o quando, anni dopo, passavamo capodanni a letto intervallando il sesso con pellicole il più trash possibili.

N°32: JURASSIC WORLD di COLIN TREVORROW


Senza dubbio questo duemilaquindici passerà alla Storia, per quanto mi riguarda, come l'anno dei revival - ben riusciti, tra l'altro -: Jurassic World rappresenta alla grande uno di questi.
Divertimento come se non ci fosse un domani per un film d'avventura come quelli che mi facevano impazzire da bambino - o da ragazzino, che dir si voglia -, effettoni e grandissima esaltazione da urla in sala. Selvaggio.


N°31: JOHN WICK di CHAD STAHELSKI



Parlando di operazioni dal sapore di revival, ecco servito John Wick, action fracassone che se fosse stato prodotto negli anni ottanta sarebbe diventato un cult generazionale, mentre essendo uscito in sala nel duemilaquindici resta "solo" un divertissement grandioso ed esaltante del quale aspetto trepidante il sequel.


To be continued...
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