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giovedì 29 settembre 2016

Thursday's child



Prosegue la cavalcata verso l'ultimo periodo della stagione cinematografica, quella che almeno sulla carta dovrebbe tirare fuori gli ultimi colpi in vista della carrellata di classifiche di fine anno: i titoli in uscita in questo fine settimana potrebbero riservare in questo senso potenziali sorprese positive, dunque non resta che sperare nel meglio.
Per quanto riguarda il mio socio e co-conduttore di rubrica, Cannibal Kid, invece, le speranze sono già state abbandonate da tempo.


"Forza, forza! Dobbiamo fuggire il prima possibile dall'ennesima recensione radical di Cannibal!"

Café Society

"Ma sul serio vuoi uscire con Cannibal? Quello è più pusillanime di me!"

Cannibal dice: Woody Allen in genere alterna un film buono a uno cattivo e, considerando che l'ultimo Irrational Man nonostante l'ottimo cast a me aveva fatto abbastanza pena manco l'avesse consigliato l'Irrational Ford, da questo mi aspetto grandi cose. E, considerando l'aria retrò vagamente da Midnight in Paris che si respira, le premesse sembrano buone. Anche perché un café con Blake Lively io me lo berrei volentieri. E io in genere non bevo caffè.
Ford dice: più o meno da vent'anni a questa parte, la puntuale uscita autunnale di Woody Allen è una scommessa. Ci si può trovare di fronte cose pregevoli come Match Point o Midnight in Paris o atrocità come Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni o Vicky, Christina, Barcelona. Tant'è che l'ultimo Irrational Man - e non parlo del biopic su Marco Goi - da queste parti non è neppure passato.
Questo Cafè Society mi attrae molto poco, ma potrebbe rivelarsi una sorpresa.
Quella che non è il mio antagonista, radical sempre e comunque.



Ben-Hur

"Lo sapevo che esaltare un film incensato su Pensieri Cannibali avrebbe avuto delle conseguenze!"
Cannibal dice: Il remake di cui nessuno sentiva la necessità. Penso manco Ford che quando usciva l'originale era ancora un pischelletto. O forse era un pischelletto ai tempi proprio di Ben-Hur?
Ford dice: ho sempre adorato i classiconi come Ben Hur, e purtroppo penso che remake di questo genere non possano fare altro che danneggiarne il ricordo, o peggio, passare come "originali" al pubblico più giovane e poco cosciente. E non parlo di Cannibal: nonostante quello che continua a ripetere, lui giovane non è più neanche per sbaglio.



Nick Cave – One More Time with Feeling

"Il mio ultimo disco è piaciuto a Cannibal? Alzo le mani e mi ritiro dal mondo della Musica."

Cannibal dice: Nick Cave non mi ha mai fatto impazzire. Troppo deprimente, troppo fordiano. L'ultimo disco che ha da poco realizzato con i suoi Bad Seeds è però davvero notevole e il documentario sulla sua luttuosa realizzazione, a cui fino a poco tempo fa non avrei nemmeno pensato di avvicinarmi, ora mi attira non poco. Dimostrazione di quanto i pensieri cannibali siano in costante evoluzione e mutamento, mentre i pensieri annebbiati dall'alcol (e dalla vecchiaia) di White Russian restano sempre immutabili.
Ford dice: ho sempre trovato notevole Nick Cave, nonostante il suo approccio funereo al rock lo renda un tantino indigesto per un tamarro sguaiato come il sottoscritto.
Questo documentario, come tutta la sua opera, potrebbe essere molto interessante: dunque, nonostante non si tratterà di un'epidemia di buonumore, penso lo recupererò. Distribuzione permettendo.



Indivisibili

"Sorellina, siamo unite quasi quanto Ford e Cannibal!"

Cannibal dice: Film inserito tra i 7 potenziali candidati italiani agli Oscar, a spese di lavori più quotati come La pazza gioia o Veloce come il vento, potrebbe rivelarsi una piacevole sorpresa. Le protagoniste poi sono due gemelle siamesi che sono proprio come me e Ford: indivisibili.
Ford dice: nonostante non si tratti di una rivisitazione del rapporto simbiotico tra questo vecchio cowboy ed il finto giovane Cannibal Creed, e si tratti di un film italiano, questo Indivisibili potrebbe addirittura risultare interessante. Speriamo di non rimanere troppo delusi.



Al posto tuo

"Non vuoi proprio capirlo: io con quei due blogger da quattro soldi non ci parlo!"

Cannibal dice: Ford sarà già pronto a bollare questo film come una schifezza assoluta. Io che per fortuna non sono al posto di Ford dico invece che potrebbe essere una commedia più gradevole e divertente di tante scemate americanate come Una spia e mezzo. Anche perché il regista è quello del caruccissimo Poli opposti, che a sorpresa mi era piaciuto, quindi un'occhiata pure a questo ci potrebbe stare.
Ford dice: non ho bisogno di bollare questo film. Lo salto a piè pari, e felicemente. E corro a rivedermi Una spia e mezzo.



Liberami

"Ti prego, dio, non farmi mai più incrociare il cammino di un film consigliato da Cannibal."

Cannibal dice: Altro lavoro italiano che non promette male. Un documentario sull'esorcismo premiato all'ultimo Festival di Venezia come miglior film della sezione Orizzonti. In più mi offre lo spunto per un grido disperato: liberatemi da Ford, vi prego!
Ford dice: se non fosse un film italiano, sarei molto più curioso di questo documentario sugli esorcismi. Tuttavia, lo guarderò nella speranza di carpire qualche segreto per esorcizzare la blogosfera dalla presenza di Cannibal Kid.



Le ultime cose

"Me l'avevano detto, che a guardare film consigliati da Peppa Kid si faceva una brutta fine."

Cannibal dice: Dopo tre pellicole italiane promettenti, ecco un lavoro neo neorealista che sembra buono giusto per il più radical e noioso dei Ford. Io passo.
Ford dice: ho diverse cose in arretrato da recuperare, in termini di visioni. Per il momento Le ultime cose non è tra quelle.



The Assassin

"Cannibal Kid? E' più pusillanime del mio sacco d'allenamento!"
Cannibal dice: Film di cappa e spada che pare visivamente molto affascinante, ma che a livello di storia potrebbe interessarmi all'incirca quanto un incontro di wrestling con Ford che combatte contro Hulk Hogan e The Rock. Un sogno erotico per lui, un incubo per me.
Ford dice: il wuxia è un genere che ho sempre amato. Se, inoltre, consideriamo che dietro la macchina da presa c'è Hou Hsiao Hsien, allora siamo a cavallo. Potrebbe diventare il mio film della settimana, se non del mese.



Se permetti non parlarmi di bambini

"Taci, o giuro che ti propino una maratona con i film preferiti di Marco Goi!"

Cannibal dice: Romcom argentino-spagnola che non sembra niente di eccezionale, però il titolo per me è intrigante. Mentre al super pluri papà Ford potrebbe suonare spaventoso!
Ford dice: considerata la mole di impegni accumulata con i Fordini, e quanto, a volte, io e Julez finiamo stremati le giornate, direi che per il momento questo film lo eviterò con cura.
Preferisco mettere la felicità a letto con loro, e godermi qualche tamarrata che non mi faccia pensare troppo a quanto il mio corpo chieda un paio di settimane di ferie in qualche isola sperduta dei Caraibi, solo con la signora Ford.




Abel – Il figlio del vento

"Sono contento di aver sperimentato il metodo di caccia di Ford: è senza dubbio all'avanguardia."

Cannibal dice: Film con bambini + animali = il male assoluto. Manca solo Ford...
Ford dice: filmaccio con un Jean Reno ormai privo di ogni vergogna che pare la versione ancora più brutta di Belle e Sebastian. Non lo farei vedere neppure a Cannibal. Che è tutto dire.


sabato 8 settembre 2012

Wasabi

Regia: Gerard Krawczyk
Origine: Francia
Anno: 2001
Durata: 94'




La trama (con parole mie): Hubert Fiorentini, un poliziotto dai metodi piuttosto bruschi, a causa di un incidente nel corso di un'indagine è costretto a prendersi una vacanza forzata di due mesi. 
Vista la situazione, l'uomo approfitta per tornare a Tokyo, dove lavorò ormai vent'anni prima, per venire a capo del mistero che portò all'improvvisa fine del rapporto con la sua compagna di allora.
Giunto in Giappone Hubert scoprirà che da quella relazione è nata una figlia che non sa di essere tale e della quale si troverà a fare da tutore per i due giorni che la separano dalla maggiore età: l'occasione, ovviamente, si tramuterà in una rocambolesca vicenda che farà luce sul passato della madre di Yumi - questo il nome della ragazza -, sul presente di Hubert e sul futuro che potrebbero avere insieme.
Sempre che sopravvivano.



E' curioso quanto con il passare del tempo la mia necessità di visioni assolutamente trascurabili ed incredibilmente tamarre sia cresciuta esponenzialmente: soltanto cinque o sei anni fa, estate o inverno che fosse, ferie o lavoro, periodi pesanti o di cazzeggio, il Cinema d'autore la faceva sempre e comunque da padrone, senza possibilità alcuna per un pò di sano relax del cervello.
Poi il tempo, gli impegni del quotidiano, la presenza di Julez a stemperare ed equilibrare le scelte televisive per le serate, la riscoperta di quanto in realtà io sia sempre stato troppo pane e salame per ridurmi a sole visioni d'essai hanno riportato ad una dimensione più umana il mio approccio alla settima arte, permettendomi di recuperare cult totali della mia infanzia o alcuni piccoli miracoli del trash che mi ero perso negli anni da radical chic mascherato.
Wasabi è sicuramente parte di quest'ultimo gruppo: accuratamente evitato per stagioni e stagioni - complici le presenze di Luc Besson e Jean Reno, due dei più sopravvalutati prodotti esportati dai nostri sempre detestati cugini transalpini - e spesso e volentieri sponsorizzato invece dalla signora Ford come una baracconata divertente, il lavoro di Krawczyk ha in effetti reso il suo servizio come film da piena estate e zero neuroni, intrattenendo il sottoscritto senza alcuna pretesa per un'oretta e mezza tutto sommato goduriosa ed in grado di riportarmi alla memoria tamarrate come Transporter.
Certo, stilisticamente è pessimo, la logica dello script è inesistente, tutto succede con una sequenzialità da fare invidia ai più faciloni dei cartoni animati, gli attori recitano quasi peggio del parrucchino di Nicholas Cage e si ha l'impressione che soltanto chi, di fatto, non ha mai davvero conosciuto il Cinema possa pensare di trovarsi di fronte ad una vera ficata: eppure tutto scorre con disarmante semplicità, l'approccio è assolutamente innocuo ed ironico, il personaggio di Hubert è spassoso e spolvera uno stile da scazzottatore che non vedevo dai tempi di Bud Spencer e Terence Hill ed il rapporto con la figlia che scopre di avere è in grado di regalare il brio necessario affinchè non ci si ritrovi a chiedersi perchè si sia scelto di guardare proprio questo film.
Non mancano passaggi già mitici come lo scontro sul green - l'utilizzo delle mazze da golf di Reno fa invidia alle perle migliori dei vari Statham e Van Damme - e la scorpacciata di wasabi, ispirazione per il personaggio di Fiorentini e per il titolo della pellicola: chi, come gli occupanti di casa Ford, ama il sushi, ben sa che neppure con tutta la buona volontà - ed un palato rivestito d'amianto, probabilmente - si riuscirebbe ad ingurgitare il temibile e piccantissimo accompagnamento neanche fosse Nutella alla maniera del protagonista di questo film.
Per un momento, ho ripensato alla gag di Steve-O che, all'apice del successo di Jackass, tentò di sniffarlo: non gli fece un gran bene.
Quello che invece ho scoperto essere un toccasana è una selezione di titoli come questo in questo periodo dell'anno, quando il caldo ci soffoca, le ferie - almeno per il sottoscritto - paiono ancora un miraggio, si vorrebbe essere al mare e ci si chiede come sia possibile che c'è molta più gente di quanta non si sospetterebbe che invece di stare con il culo a mollo preferisce passeggiare felicemente per le strade di città: sarebbe il caso di chiedere l'aiuto del buon Hubert, che tra un boccone di wasabi e l'altro potrebbe dispensare qualche decisa raffica di cazzotti per rimettere le cose a posto.


MrFord


"Starshine, never gonna find me
starshine, when you gonna find me
starshine, never gonna find me, eh eh
starshine, never gonna find me."
Gorillaz - "Starshine" -


venerdì 27 luglio 2012

Mission impossible

Regia: Brian De Palma
Origine: Usa
Anno: 1996
Durata:
110'




La trama (con parole mie): Ethan Hunt, membro del nucleo "missioni impossibili", è a Praga con la sua squadra per intercettare l'uomo che dovrebbe trafugare la lista di tutti gli agenti sotto copertura in Europa per conto del misterioso trafficante Max.
Nel corso dell'operazione, i componenti del team vengono eliminati, e Hunt, unico superstite, finisce sulla lista nera dal Governo Usa come sospetta talpa: rimasto solo ed in fuga, dovrà rimettersi in piedi ed organizzare una complessa operazione che vedrà coinvolti Max, i vertici della sua ex agenzia, i vecchi colleghi ed una squadra d'azione costituita interamente da elementi allontanati dagli incarichi, le cosiddette "mele marce", almeno per gli organismi ufficiali.
Il suo scopo è individuare il vero traditore e vendicare, in qualche modo, i compagni d'armi perduti sul campo.




L'impressione che ho avuto trovandomi quasi per caso a rispolverare il primo capitolo della fortunata serie di Mission impossible è stata quella di essere proiettato nel pieno di una di quelle feste vintage in cui non si capisce bene se ci si stia divertendo oppure sprofondando in un amarcord triste nel vero senso della parola - un pò come quando, per caso, finisco per imbattermi in una puntata di Friends data in tv -: il taglio profondamente anni novanta che avvolge la pellicola di De Palma, infatti, pare essere rimasto come congelato quindici anni fa - e oltre - dall'approccio allo stile, tanto da rendere decisamente pesante anche la mano del regista - che resta, di fatto e nonostante questa impressione, uno dei virtuosi dei movimenti della mdp più eleganti del panorama statunitense - e decisamente meno scorrevole di allora questo divertissement d'azione che pare decisamente invecchiato maluccio - al contrario del suo protagonista, un Tom Cruise che, fresco cinquantenne, è ancora in forma come ai tempi della sua prima scorribanda nei panni di Ethan Hunt -.
Nonostante tutto ammetto di essermi comunque divertito, nel giro su questa insolita macchina del tempo in grado di stupire in un paio di sequenze - l'apertura con l'eliminazione dei membri della squadra di Hunt dal sapore hitchcockiano così come la parte dedicata alla camera di sicurezza di Langley, costruita ottimamente sia dal punto di vista tecnico che di coinvolgimento -, riuscendo addirittura a dribblare l'inespressività del già allora bollitissimo Jean Reno - che pare rimasto ai bei tempi di Leon, a proposito di cristallizzazioni - e godendomi la versione reloaded del Marcellus Wallace di Pulp fiction di Ving Rhames quasi come fosse un vecchio amico ritrovato.
Certo, l'ultimo capitolo del franchise firmato Brad Bird fresco di visione finisce per eclissare anche il lavoro di un veterano come il buon De Palma, eppure rispetto alla tamarrata di John Woo ed al fiacco numero tre targato J.J. Abrams questo primo capitolo funziona ed avvince, confermandosi come uno dei migliori prodotti action d'intrattenimento dei novanta dimentichi delle atmosfere fracassone degli eighties e spesso e volentieri tormentati e cupi quanto e più dei precedenti seventies.
Hunt, in effetti, non ha nulla - se non una robusta dose di ego decisamente sopra le righe, eredità del suo interprete - degli eroi del decennio a lui precedente, uomini tutti d'un pezzo e dalla battuta pronta usciti dal trash con la prepotenza di chi si sente sempre a proprio agio, e trova i suoi avversari più ostici nel senso di colpa e nella ricerca di un brivido che, probabilmente, non riuscirà mai a raggiungere divenendo, di fatto, una sorta di "cercatore" di un'onda perfetta che, quando verrà il momento, non sarà pronta a nient'altro che a spazzarlo via: una filosofia spericolata ed in una certa misura autodistruttiva che rende l'agente Ethan nella versione Cruise lo specchio convincente di un decennio in cui anche l'action pagò il suo tributo ad una realtà che aveva smesso con i luccichii delle illusioni reaganiane.
Niente male davvero per un prodotto dalle poche pretese in cui lo stesso regista pare non mettere troppa anima, che nel suo essere prigioniero di un momento ben definito, finisce per esserne, in qualche modo, un'immagine decisamente profonda in cui tuffarsi alla ricerca delle proprie origini o di una visione che appare più solida di un ricordo.


MrFord


"I've been waiting my life
and I stayed on my grind
now I made up my mind
it's been way too much time
that's why
(it's just impossible)
it's impossible
and you know that
(it's impossible)"
Kanye West - "Impossible" -


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