Regia: Matteo Rovere
Origine: Italia
Anno: 2016
Durata: 118'
Anno: 2016
Durata: 118'
La trama (con parole mie): Giulia De Martino è una giovanissima e promettente pilota del circuito del GT, da sempre guidata in pista e fuori dal padre, che ha cresciuto lei e suo fratello minore Nico nonostante gli abbandoni della madre.
Quando il genitore muore a causa di un attacco cardiaco proprio durante un gran premio, Giulia si ritrova sola ad affrontare il ritorno di Loris, suo fratello maggiore da dieci anni ormai lontano da casa, ex pilota divenuto tossico in rotta con la famiglia: costretta ad accettare la sua presenza per evitare l'affidamento suo e di Nico, entrambi minorenni, Giulia scoprirà che l'esperienza in pista di Loris potrebbe risultarle utile per vincere il campionato ed evitare di perdere la casa, promessa dal padre ad uno dei grossi nomi del circuito in cambio della certezza di condurre proprio Giulia alla vittoria.
Grazie agli allenamenti ed ai suggerimenti di Loris, la giovane pilota pare finalmente rivelare tutto il suo talento, ma il Destino è in agguato, pronto a rendere la vita ancora più difficile ai fratelli De Martino.
Ai tempi dell'uscita in sala di Veloce come il vento, storsi e non poco il naso a fronte di quello che appariva come l'ennesimo tentativo finto autoriale di riportare il Cinema italiano a livelli quantomeno decenti, complici l'ambientazione legata al circuito del GT e Stefano Accorsi, che non ho mai particolarmente digerito neppure nelle sue interpretazioni migliori: a seguito della lettura di alcune recensioni che dipingevano il lavoro di Matteo Rovere come una delle cose migliori degli ultimi tempi, però, la curiosità anche al Saloon è aumentata, ed alla fine è avvenuto il recupero della pellicola.
Fresco di visione, mi sento libero di ammettere che effettivamente Rovere ha compiuto un ottimo lavoro, portando in scena una storia - ispirata alle reali vicende del pilota Carlo Capone - con passione, tecnica e vigore, affidandosi al lato emotivo dell'audience e superando, in questo modo - ed in velocità - la questione sportiva e di motori che avrebbe limitato l'apprezzamento del pubblico poco avvezzo a quel mondo.
Veloce come il vento, infatti, si rivela un titolo più legato ai concetti di famiglia e fratellanza - entrambi molto cari al sottoscritto -, che non al mondo delle corse in pista, ottimo nell'alternare passaggi divertenti ad altri molto drammatici, riuscendo almeno in parte ad uscire dalla connotazione del "troppo italiano" finendo per apparire quasi come un'opera in "stile Sundance", per quanto radicata nelle radici romagnole dei suoi protagonisti: un plauso, dunque, al giovane regista romano, va tributato, anche se occorre che si frenino gli eccessivi entusiasmi in modo da non inficiare in negativo la visione da parte di chi, spinto da recensioni troppo entusiastiche, finisce per aspettarsi da questo titolo una sorta di miracolo.
In fondo, non siamo dalle parti di Rush o da quelle del Cinema americano delle grandi produzioni, i limiti - soprattutto in termini di recitazione, nonostante l'indubbio fascino della giovane protagonista Matilda De Angelis, già da molti ribattezzata, in quanto a fattezze, "Jennifer Lawrence italiana", non si può certo parlare di interpretazioni memorabili - sono evidenti, la sceneggiatura è a tratti troppo tagliata con l'accetta, eppure nel complesso Veloce come il vento fila dritto come le vetture da corsa, e seppur non nel migliore dei modi, giunge al traguardo compiendo l'impresa più importante, almeno per quanto mi riguarda: conquistare cuore e simpatia.
Non importa, infatti, che possa ricordare una qualche produzione oltreoceano, o prendere le distanze da una realtà stanca e spesso trash come la nostra(na), sul grande schermo e non: Veloce come il vento porta sullo schermo la necessità di raccontare una bella e coinvolgente vicenda familiare, di quelle che sbandano e paiono destinate a finire contro il più duro dei muri ed invece, all'ultimo istante, riescono a riprendere la strada e dirigersi dritte dove è giusto che vadano.
Tutto questo senza contare che, in casa Ford, gli outsiders cazzuti ed allergici alle regole troveranno sempre un posto speciale, così come le storie di rivincita e rinascita: la forza dell'Uomo ed il bello della vita stanno nella capacità di imparare a rialzarsi, e mostrare anche quando non ce lo si aspetta o si aspetterebbe qualcosa di incredibile e sorprendente.
E a volte non servono corse all'ultimo respiro, piedi premuti su freno o acceleratore come se non ci fosse un domani: bastano due stronzate, un giro in piscina, un tuffo e qualche innocua bugia.
Semplicità, dio bono, e voglia di vivere.
Sempre e comunque.
MrFord
"I am idiot drug hive, the virgin, the tattered and the torn
life is for the cold made warm and they are just lizards
self-disgust is self-obsession honey and I do as I please
life is for the cold made warm and they are just lizards
self-disgust is self-obsession honey and I do as I please
a morality obedient, only to the cleansed repented."
Manic Street Preachers - "Faster" -






