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giovedì 16 febbraio 2012

Le non recensioni di MrBertFord: the Twilight edition

La trama (con parole mie): passati i fasti della scorsa estate, a grande richiesta da tutti i fan dei Transformers e dei pollici deformi di Megan Fox, tornano le non recensioni scritte a quattro mani da Bert e il sottoscritto, questa volta pronti a fornire una nuova non-versione della saga di Twilight, letteraria e cinematografica.
Il sempre versatile Bert si è occupato di non riscrivere il romanzo ed il vecchio Ford di non recensire la sua trasposizione cinematografica.
A voi ora il giudizio: riuscirà a fare meglio dell'originale?



TWILIGHT - IL NON LIBRO

Quella sera l'aria sapeva di pomeriggio*, il sole filtrava dalle veneziane semichiuse. 
Non amava la luce Ed, non la amava in generale e oggi, dopo il suo ultimo fallimento, non riusciva proprio a sopportarla.
Nell'angusta stanza al terzo piano del numero 36 di via le mani dal naso, una squallida palazzina di quelle che negli anni '60 spuntavano improvvisamente come brufoli sul viso di un quattordicenne brufoloso, oggi c'era un insolito silenzio; tutto taceva, tutto sembrava tranquillo, ma, in quella stanza, nulla lo era.
Entrando non si poteva fare a meno di notare quanto quello spazio fosse riempito da un vuoto quasi opprimente; niente orpelli nel loro lavoro: due scrivanie, una di fronte all'altra; due sedie di quelle scomode per i clienti; due poltrone; Ed e J Con un'unica occhiata si poteva vedere il marciume che grondava da quella stanza; il pavimento, con le sue assi staccate, scricchiolava a ogni passo; sulla parete di fondo era ben visibile una larga chiazza di umidità che si estendeva fino al soffitto; aprendo la porta l'odore di fumo e muffa ti arrivava dritto allo stomaco. Nessun loro cliente avrebbe mai notato tutto questo, perché se cerchi Ed e J devi essere pazzo, ubriaco o talmente disperato da essere disposto a tutto.

La sede di lavoro di Ed e J.

- Interno 8.

L'ubriacone del quarto piano aveva deciso di smaltire la sbronza nell'androne del palazzo anche quella notte, le sue parole sbiascicate a stento arrivarono fino alla stanza di Ed e J: l'interno 8 appunto. Erano le 14:27, il caldo umido di quell'inizio giugno era insopportabile, i giornali dicevano che questo era il mese più caldo degli ultimi 53 anni, ma i giornali ormai non erano più credibili da tanto, forse proprio da 53 anni; il caldo, in ogni caso, era vero e nessuno usciva di casa alle 14:27 senza un motivo.
L'ascensore iniziò a emettere i soliti cigolii, si fermò al terzo piano, un passo, due passi, tre passi. Dietro la porta semitrasparente dell'interno 8 apparve una sagoma esile, nervosamente, la sagoma bussò due volte e, senza attendere alcuna risposta, entrò nella stanza.
Era una ragazza abbastanza giovane, esile e quasi insignificante, una di quelle che non noteresti mai; ben presto si sarebbe rivelata anche noiosa. Al suo ingresso Ed ebbe un fremito: aveva iniziato a sentire l'odore del suo sangue mentre lei era ancora in strada, ora la stanza gli sembrava satura di quell'aroma e si tratteneva a fatica dal saltarle addosso per nutrirsene.

Il chiodo fisso di Ed all'arrivo di Isabella.

J non era uno di tante parole, quello che sapeva parlare era Ed, ma adesso Ed era seduto, immobile, non aveva mosso un muscolo da quando la donna era entrata nella stanza, temeva che se l'avesse vista non avrebbe potuto resistere all'istinto di saltarle al collo, per questo se ne stava lì, a fissare la chiazza di umidità sulla parete; non era la prima volta che capitava, quindi anche stavolta toccò a J capire cosa volesse quella ragazza insipida.
Disse di chiamarsi Isabella, Isabella Swan. Swan: cigno; forse in un'altra vita lo era stata, adesso sembrava solo un brutto anatroccolo denutrito. Era lì, in piedi, di fronte alla scrivania, quelle sue gambette ossute non riuscivano a rimanere ferme, Ed era infastidito da quel continuo movimento, lo distraeva, aveva quasi voglia di frantumarle le rotule a forza di mazzate, ma in quella stanza non c'era una mazza; questo pensiero lo fece sorridere per un momento. Cercò di concentrarsi per ascoltare le parole della ragazza, ma quelle gambe!
Dovette insistere non poco per riuscire a farla sedere, il pensiero di quelle ossa nascoste solo da un sottile strato di pelle non era totalmente sparito neanche in quel modo, ma almeno ora non le vedeva più e questo bastava per permettergli almeno di sentire la voce noiosa della ragazza insipida.

Il chiodo fisso di J all'arrivo di Isabella.

Isabella cominciò nuovamente a parlare, fu un quel momento che J si accorse per la prima volta dell'odore di marcio che usciva dalla sua bocca: ogni parola della ragazza era intrisa di putrefazione; i suoi discorsi non avevano alcun senso e, in sostanza, non si capiva per quale motivo fosse arrivata a chiedere il loro aiuto, ma J sapeva: Isabella era morta e non se n'era accorta.

Capitava, di quando in quando, che la Morte si trovasse di fronte un individuo talmente insulso da essere ignorato perfino da lei, o almeno questo è quello che dicevano alcune vecchie leggende; di certo Isabella era insulsa e, molto probabilmente, lo era così tanto da meritarsi di essere ignorata perfino dalla trista mietitora.

Avevano già avuto un caso del genere, lui era Mike B., ma quella volta era stato lui a rifiutare la morte, perché aveva risposto male a una sua domanda e il notaio aveva detto:
- No.
 

Mike B., l'uomo che ingannò la morte.

Stavolta era tutto diverso, per farla finalmente andare dove doveva andare, per dove doveva andare, dovevano trasformarla e renderla, almeno in apparenza, una persona interessante. Dovevano ingannare la Morte.

J disse alla ragazza che si sarebbero incontrati alle 4:00 nel bel mezzo del quadrilatero delle vittime, fashion victim, s'intende (più precisamente all'incrocio tra la quarta strada, via Quarto, via dei quattro cantoni e quella via, di cui non ricordava il nome, dove c'è la sede di Quattroruote), poi spiegò la situazione a Ed, che ormai si era abituato all'odore del sangue della ragazza e, da diligente membro dell'Associazione Nazionale Vampiri Emo Vegetariani (ANVEV), aveva ormai raggiunto il pieno controllo sul proprio istinto.

Era giunto il momento di mettersi al lavoro, avevano poco più di un'ora di tempo per prepararsi all'azione. J sapeva che in una situazione del genere avrebbe dovuto dare libero sfogo a tutti i propri poteri, fu per questo motivo che disse a Ed di aspettarlo fuori dalla stanza. Il vampiro si chiuse la porta semitrasparente alle spalle.

Sapeva che J era un licantropo speciale, ma non aveva mai avuto l'occasione di vedere le sue sembianze animali; dall'interno della stanza provenmero grida strazianti, suoni talmente acuti da far incrinare il vetro della porta, poi il silenzio, uno strano odore di fragola si diffuse per le scale, la porta si aprì e J mostrò il suo vero aspetto: era un mini pony viola, il suo crine aveva i colori dell'arcobaleno ed era il suo alito a odorare di fragola; Ed lo guardò con aria incuriosita, poi, dalla tasca sinistra della sua pelliccia ecologica, prese una spazzola ed iniziò a pettinare quella chioma che già invidiava al suo collega. J nitrì stizzito qualcosa che somigliava a un "che mazzo fai", con un mezzo inchino invitò Ed a salirgli in groppa e, insieme, volarono fuori dalla finestra delle scale alla volta del luogo dell'appuntamento.

Il vero aspetto da licantropo di J.

Fine del primo libro.

*qui ho citato Woody Allen, anzi no.

TWILIGHT - IL NON FILM

 
Neanche il tempo di sbancare i botteghini delle librerie, ed ecco che la grande macchina della produzione Transformers già stanziava i primi fondi per portare a casa un nuovo successo planetario.
Ovviamente nel ruolo di Bella viene chiamata la Dea - per i robottoni - Megan Fox: per ovviare al problema delle caviglie grosse rispetto alle gambe scheletriche della protagonista del libro il Transformer chirurgo applica immediatamente una liposuzione alla diva, rendendola perfetta per la parte.
Ad impersonare il romantico e schivo Ed una vera sorpresa: Cannibal Kid, che dopo il successo della serie "Teen, il cucciolo eroico" è sulla bocca di tutti gli esperti di settore.


Dopo i successi di Teen Cucciolo Eroico, Cannibal Kid è pronto per il grande salto del Cinema.

Il ruolo di J, dopo una battaglia all'ultimo steroide, è assegnato a John Cena, che ha promesso almeno una mossa spaccaschiena sul suo collega.

John Cena è perplesso: riuscirà Cannibal a resistere all'Attitude adjustment?
Per poter portare a casa un vero e proprio successone, però, mancava il tocco magico del regista: a questo punto, a seguito di una sessione di preghiera del Kid e dei Transformers - ebbene sì, anche Cannibal è parte del culto foxiano - la sovrana dei pollici deformi delibera che a dirigere questo primo capitolo, rigorosamente in 3D, sarà James Cameron, regista amatissimo dal protagonista maschile, che, come verrà dichiarato in seguito, ha avuto con lo stesso anche un rapporto di tipo sentimentale e molto bromantico.

Cameron è pronto a dirigere i suoi protagonisti.
Le riprese, studiate nel dettaglio e realizzate in più di cinquanta differenti locantions pur essendo quasi ed esclusivamente interni che potevano essere replicati in studio, mettono in campo tutto il meglio della tecnologia umana e non, tanto che alcuni dei Transformers vengono modificati per divenire carrelli, steadycam e via dicendo.
Ad ottimizzare l'effetto del 3D vengono inserite delle riprese speciali della Fox intenta a compiere la sua mossa favorita, quel Samoan Spike che tante vittime aveva mietuto non troppo tempo prima: per gli spettatori in sala la sensazione sarebbe stata quella - terrificante - di avere il pollice della protagonista pericolosamente vicino alla faccia, in primissimo piano: una cosa che neppure gli horror più estremi avevano osato.


 

Cannibal e John Cena, nel frattempo, divengono inseparabili sul set, con il popolare wrestler che giura che, sotto l'effetto del sangue finto utilizzato nelle riprese, Kid pare aver dichiarato di voler partecipare ad un evento della WWE, con le fonti più vicine agli attori pronte a rivelare che potrebbe trattarsi addirittura di Wrestlemania, per una sfida contro Undertaker nella speranza di interrompere la leggendaria streak vincente di quest'ultimo.


Undertaker sul chi vive: dovrà davvero affrontare Teen Kid a Wrestlemania?
Incredibilmente, questa volta tutto fila liscio, tanto da cementare nei Transformers la fede in Megan Fox: il film è girato a tempi di record - 20 giorni appena -, e Cameron, da bravo perfezionista, dedica alla post produzione soltanto una settimana, confezionando per Prime e soci un prodotto di altissima qualità nonchè legato alla redditizia industria degli occhialini di plastica che il pubblico si ritrova a dover forzatamente acquistare con il biglietto, pena l'espulsione dalla sala con un Samoan Spike d'antologia. Trama pessima, interpretazioni agghiaccianti - pare che tutti e tre i protagonisti siano destinati al Razzie Award -, confezione di lusso sfrenato ed esplosioni come ogni film in 3D richiede: tra queste una vertiginosa sequenza con la soggettiva di una goccia di sangue dal corpo di Bella allo stomaco di Ed.

L'ambitissimo Razzie, che pare finirà tra le mani di tutti e tre i protagonisti.
Tutti felici e contenti, dunque?
Ebbene no.
I Transformers, agghiacciati dalla parcella presentata da Cameron riguardo il suo compenso ed il costo delle riprese, si ritrovano a dover vendere parti dei loro corpi come ricambi per auto in modo da venire incontro alla crisi e contenere i costi, ritrovandosi poi in gruppo di preghiera - ovviamente con il fu Cucciolo Eroico - in modo da chiedere consiglio alla Megan divina. Detto, fatto, e l'attrice, inviperita per il trattamento riservato da Cameron ai suoi fedeli, colpisce il regista con un Samoan Spike reso ancora più violento dal supporto fornito da Cena nello spingere il pollice dritto dritto nella gola dell'uomo.

Con Cameron ko e ridotto ad un vegetale, alla produzione si presenta una domanda fondamentale in vista della realizzazione del secondo capitolo: chi sarà dietro la macchina da presa?Nel silenzio imbarazzato, un pensiero attraversa le menti di tutti.
Un pensiero legato alla Fede.
Il nuovo regista poteva essere solo uno.
Ma questa è un'altra storia...


Dite che sarà lui il regista del prossimo capitolo della saga? Solo Dio - e i pollici di Megan Fox - lo sanno...

giovedì 1 settembre 2011

Notte horror: un amarcord di Ford&Newmoon


La trama (con parole mie): ricordo quando, da bambino, soprattutto nelle notti d'estate, arrivava puntualmente il momento dell'horror. Fosse per affrontare le proprie paure, fare colpo sugli amici o le prime ragazzine che cominciavano a piacermi, passare una serata con bibita e patatine sul divano insieme a mio fratello o semplicemente per divertimi come non avrei potuto nel corso dell'anno scolastico - ovvero facendo tardissimo davanti alla tv mangiando porcate a raffica -, quelle notti sono uno dei ricordi più intensi dell'infanzia, negli anni in cui la tv proponeva ancora rassegne interessanti, i videoregistratori compivano le loro prime imprese e il mondo degli adulti appariva quanto di più lontano vi fosse al mondo da quello di noi giovani sognatori in erba. Ad accompagnarmi in questo amarcord di affetto venato dal terrore, Newmoon, come me reduce di quei tempi e di quelle estati "da paura".

Lo Zio Tibia, uno dei charachters tipici delle rassegne dell'epoca.
Newmoon "C’erano una volta certe sere d’estate in cui un gruppo di ragazzotti si riuniva nella soffitta della casa di uno di loro: un televisore scassato, pop corn, coca cola e tutta la notte davanti, pronti a farsi adeguatamente terrorizzare da “Notte horror”.
Io ero una di loro e, anche se la mia memoria cinematografica comincia un pochino ad avere dei buchi, ricordo bene l’atmosfera che si respirava in quelle occasioni."

MrJamesFord "La ricordo bene anche io. Con mio fratello, nel pieno dei gloriosi anni ottanta, Notte horror era il cult settimanale al ritorno dal parco, quando ancora la sera potevamo stare fuori al massimo fino alle undici, e si rientrava giusti giusti per l'inizio del film. Fantastico."

NM "All’inizio era quasi come un gioco, con i “Racconti di Zio Tibia”, una specie di mostriciattolo Babau che introduceva storie paurose che, a suo dire, non ti avrebbero mai più  concesso sonni tranquilli, ma in realtà non spaventavano più di tanto."

JF "In realtà qualche episodio ogni tanto metteva la giusta angoscia: ricordo Ai confini della realtà, o I delitti del gatto nero, fino ad arrivare a Storie incredibili: il professore decapitato interpretato da Christopher Lloyd mi inquietava non poco."

L'ultimo episodio di Storie incredibili, ai tempi, era uno dei miei spauracchi.
NM "Arrivava poi il momento del film più strampalato. E qui francamente, più che ricordarmi i titoli, mi vengono in mente spezzoni, immagini. Ce n’era uno in cui un gatto nero faceva da raccordo a tre storie di possessione demoniaca, quello in cui la donna assassinata ritornava in vita come un mostro il giorno del suo compleanno gridando “Voglio la mia tooooorta…” , quello dei camion assassini tratto dal libro di Stephen King, quello della scatoletta magica che ti portava in una dimensione parallela popolata di demoni torturatori con gli spilli nella testa ed uno con Robert Englund padrone di un medaglione maledetto, questi ultimi due davvero schifosissimi; se qualcuno si ricorda alcuni di questi titoli ed ha la bontà di colmare le mie lacune, è pregato di farsi avanti."

JF "Newmoon, quello degli spilloni e dei demoni è sicuramente Hellraiser: un vero cult il primo, uno più brutto dell'altro i successivi. Ad ogni modo, decisamente disturbante. La prima volta che lo vidi ero una specie di poppante, e alla prima scena di sesso e squartamento rimasi di sale. Gli altri li ricordo più o meno vagamente anch'io, ma di sicuro chi ha seguito Notte horror in quegli anni li ha visti tutti almeno una volta."

Ed ecco quei simpatici mattacchioni dei demoni di Hellraiser: avere a che fare con loro non era mai una buona cosa.
NM "Quando l'ora delle streghe sopraggiungeva, poi, veniva calato l’asso , il film davvero di paura.
E qui smettevamo di fare i gradassi e bisogna ammetterlo, in alcuni casi, “ce la siamo fatta proprio sotto”.
Il primo “Venerdì 13”, ad esempio. La visione delle gesta di Jason è stata agghiacciante. Dopo il terzo omicidio le torce spente per creare l'atmosfera adatta venivano velocemente riaccese prima di proseguire con la visione del film: ma non serviva a scacciare la paura.Ogni scricchiolio del legno ci faceva sobbalzare ed alla fine della visione nessuno aveva il coraggio di scendere le scale e tornare in casa. Durante la notte poi, dormivamo tutti insieme, e ogni volta che qualcuno aveva bisogno di andare in bagno ne svegliava almeno un altro per accompagnarlo."

JF "Attenzione, Newmoon: nel primo Venerdì 13 era la madre di Jason a commettere gli omicidi, non il killer dalla maschera da hockey. Ai tempi ricordo che adoravo il suo look, così come quegli strani sospiri inseriti come effetto sonoro ogni volta che il nostro si avvicinava ad una vittima. Non mi ha mai particolarmente spaventato, ma l'ho sempre visto con un certo coinvolgimento."

Con un "bambino" come questo, pensate come doveva essere la madre!
NM “Ops, beccata in fallo!Ma, come ho già detto, la mia memoria cinematografica è talmente affollata che ogni tanto comincia a fare cilecca. Comunque sia, quella di “Venerdì 13” la ricordo come una visione davvero terrificante. E poi è arrivato “Nightmare dal profondo della notte”, ed anche qui terrore a profusione. Kruger ha popolato i nostri sogni per qualche giorno. Quella maledetta filastrocca poi non ne parliamo, ogni volta che vedevamo un gruppo di bimbi in spiaggia non sapevamo se scappare via o strangolarli. Nessuno di noi, per parecchio, si è infilato in una vasca da bagno, tutti in doccia."

JF "Il vecchio Freddy è stato anche un mio spauracchio per diverso tempo: la sua nerissima ironia e l'accanimento che mostrava rispetto alle vittime inquietava almeno quanto l'utilizzo del guanto e quel suo raschiare contro pareti o oggetti metallici. Fu uno dei primi mostri cinematografici a popolare con una certa regolarità i miei incubi. Oggi mi fa sorridere, ma allora c'era davvero da farsela sotto."

L'uomo nero per eccellenza sul finire degli anni ottanta: Mr. Krueger.
NM "Da Zombi è maturata la mia paura atavica per i film sui morti viventi, terminata, ma non troppo, solo con la visione di The walking dead qualche decina di anni dopo e poi Non aprite quella porta ed il primo Halloween."

JF "Zombi ancora oggi è uno dei miei horror preferiti in assoluto, un colpo di genio che ho compreso a fondo una volta cresciuto. Non aprite quella porta ed il primo Halloween riescono ad inquietarmi ancora oggi, più che per il terrore, per la crudeltà mostrata da Faccia di cuoio e Myers. A differenza di Jason, che pareva quasi grottesco, questi due non scherzavano proprio per niente. Un colpo secco ed eri morto. E quelli restavano a guardarti come se niente fosse. Terribili."

Toc toc! Chi è!? Michael! Jackson!? No, Myers.
NM "E qui la storia finisce, un po’ perché i ragazzotti sono cresciuti, un po’ perché questo programma non c’è più, sostituito da televisione che forse fa ancora più paura.
Cosa ricordo?Che sono stati bei momenti, che i film horror di una volta terrorizzavano, e terrorizzavano a prescindere senza puntare soltanto a rivoltare lo stomaco come quelli di adesso, tra l’altro spesso e volentieri remake di quelli citati, ammetto infatti che i nuovi “Non aprite quella porta” e “Halloween”li ho trovati veramente ripugnanti.

JF "Quei tempi difficilmente saranno replicabili, è cambiata la società e con lei i suoi spauracchi. Ma per non dimenticare mai chi siamo stati allora e cosa abbiamo amato - e temuto - ecco pronta una bella doppia cinquina di titoli per ricordare Notte horror!"

Il buon, vecchio Faccia di cuoio: altro tipo poco raccomandabile.
NM "Confesso, da brava cinefila, che l’horror, specialmente quello un pochino “d’antan” mi è sempre piaciuto, trovo che avere paura al Cinema sia una sorta di esorcismo verso le paure reali. Nella mia personale “top five” dei tempi inserisco senza dubbio:
 
- “Venerdì 13”: perché appunto è il primo vero horror  visto, perché odio i boschi e, dopo un paio di visioni di questo film,  la prospettiva di un assassino psicopatico che spunta dagli alberi mentre io sto dormendo non me li fa amare di più.

  
- "La mosca": perché nessuno come Cronenberg rappresenta le aberrazioni e le perversioni dell’uomo (presente “Crash”?), perché la  trasformazione progressiva di un Jeff Goldblum mai più così bravo e la sua contemporanea discesa nella follia è quanto di più terrificante abbia mai visto.



“Nightmare - Dal profondo della notte”: perché è barocco, esagerato, incredibilmente datato, ma l’uomo nero che entra nei nostri sogni per farci secchi mentre dormiamo mi fa sempre paura.




-  “L’esorcista”: perché per tre quarti di film, anche trent’anni dopo, ti fa saltare sulla sedia senza mostrare praticamente nulla. E dopo spunta la bambina posseduta, e quando c’è di mezzo il Diavolo si sa che fa sempre paura.


- "Brivido": perchè è datato, claustrofobico, divertente, con una colonna sonora tamarrissima,  pessimamente diretto ed ancor peggio recitato, ma la scena del tizio fatto fuori dal distributore di bibite me la ricordo ancora.
 

 JF "Per festeggiare la fine dell'estate, una top five di questo tipo ci sta proprio tutta. E dato che hai inserito Nightmare, che non sarebbe mai mancato nella mia lista, ho deciso di variare per offrire più ricordi possibili ai vecchi nostalgici di quel periodo come noi!

- Cabal: se c'è un film che mi ricorda Notte horror, la sua sigla ed i bei tempi è proprio questo: la città di Midian con i suoi reietti, Cronenberg attore nel ruolo dell'assassino psicopatico, il fascino da outsider del protagonista e l'indimenticabile Bestia lo rendono ancora oggi un supercult che affascina, inquieta e stupisce.




- Hellraiser: il famoso testa di spunzone e l'agghiacciante sequenza della tortura sono stati terrificanti per l'epoca, e ancora oggi riescono a disturbare senza farsi troppi problemi. Un film "oltre", che nonostante i pessimi sequel potrebbe dire la sua anche nel nuovo millennio.


- La casa: lo vidi a casa di un amico quando facevo la terza elementare, e quasi me la feci sotto dalla paura. Ora due risate ci scappano sempre, oltre all'ammirazione per l'inventiva di Raimi. In un modo o nell'altro, è rimasto ugualmente potente.


- Ammazzavampiri: me lo ricordo poco e male, ma era sempre uno dei primi che davano a giugno, giusto appena finita la scuola, e non me lo perdevo una sola volta. In attesa del remake, non posso che citarlo con un certo affetto.



- Bad Taste: il Peter Jackson degli esordi, irriverente e clamorosamente stomachevole, al meglio del meglio. Ricordo che alla scena della raccolta del vomito alieno rischiai di aggiungermi alla festa. Per un bambino maschio, non c'era niente di così clamorosamente ripugnante. Dunque affascinante senza mezzi termini.


E voi? Quali sono le pellicole che hanno alimentato le vostre notti horror? Quali vedreste ora? E quali mai più?

venerdì 5 agosto 2011

KO Tecnico: la letteratura secondo Bens&Ford


La trama (con parole mie): così come i round in un incontro tosto che più tosto non si può, si susseguono le collaborazioni tra il vecchio cowboy ed altri viaggiatori incontrati al saloon. Questa volta tocca a Bens lettrice accanita e ruvida cantrice dei postumi da romanzo.
Per iniziare a scaldarci prima di continuare la collaborazione dedicandoci a qualche lista come le Blog Wars insegnano, abbiamo deciso di fare una corposa chiacchierata a proposito di un genere che riesce sempre a colpire entrambi come il colpo del KO: l'hard boiled.


Non è questione di gusti. È questione di scelte. Umane, non letterarie. Quindi siete liberissimi di andare via, di vendervi l’anima al perbenismo calvinista, di fottervi il cervello in concettualismi puritani. Questa è roba per chi ha scelto la disfatta al trionfo napoleonico, il ferro al cioccolato, il rum allo Chardonnay, la rumorosa solitudine di Settembre al muto caos di Maggio; è roba per chi offre il viso ad una sberla piuttosto che ad un cinico ammiccamento. Quindi, se non ve la sentite di perdere un po’ di sangue dal naso e farvela sotto, non c’è problema. È una questione di scelte, no?!

Bens

Fatevi sotto, dunque, se avete coraggio: questo è l'hard boiled.

Ford

Il vecchio Bunk: detenuto, romanziere, sceneggiatore, attore e chi più ne ha più ne metta.
Bens Io a Eddie Bunker devo tutto. La maggior parte delle mie letture successive è dipeso, e in un certo senso dipende ancora, da quel primo incontro con “Educazione di una canaglia”. È stato il mio 9 Termidoro: sanguinario, arterioso, implacabile, inarrestabile. Bunker mi ha teso la mano offrendomi il suo stomaco maciullato, le sue ossa spezzate, i calci in pieno volto, la terra imprigionata tra ciglia raggrumate da sangue secco che disegna profili deformi di zigomi putrefatti. Bunker mi ha regalato questo, una maschera di sangue che urla oscenità, un naso incollato al pavimento umido di una cella mesta guarnita dal nauseabondo fetore di piscio asciutto.
E poi mi ha teso l’altra mano: espiazione. Più animalesca di una sodomizzazione non autorizzata, primitiva come un morso che affonda nella carne viva, intensa come la follia dell’incomprensibile. Ecco, Bunker scriveva di uomini mentre il resto del mondo raccontava storie.

Ford Il vecchio, cagnesco, redento Eddie: anch’io devo molto ad un autore che è stato in grado di mostrare quanto, in letteratura – ma cazzo, anche nella vita – sia importante conoscere ed avere esperienza di tutto quello che si sceglie di raccontare. Più che una questione di utilità stilistica, parliamo di sincerità, di onestà verso il lettore.
La prima volta che assaggiai le sue pagine disperate, eppure sempre ribollenti passione e speranza, fu con “Little boy blue”, legato a doppio filo con “Educazione di una canaglia”, nonché versione romanzata di quella che è, a tutti gli effetti, l’autobiografia dell’autore.
Ma fu “Come una bestia feroce” a fare la differenza. Max Dembo, con il suo sforzo di rientrare in una società che, a ben guardare, non l’ha mai davvero voluto, la sua faccia da schiaffi ed i suoi “fanculo” alle regole del mondo, ha scassinato tutte le mie cassaforti interne divenendo il capostipite dei “maledetti” che tanto mi conquistano tra le pagine dei libri così come sul grande o piccolo schermo. Max Dembo è stato lo spartiacque tra il giovane Ford frenato da un carattere sempre un pelo troppo chiuso e quello dalla parolaccia facile e l’alcool deciso della “maturità”, il primo tra i tanti Sawyer amati per le loro imperfezioni, i disequilibri, gli slanci di umana passione e la ferocia degli altrettanto umani egoismi. Sincerità, si diceva.
Forse sono solo uno stronzo, proprio come Max Dembo. E l’ho scoperto grazie a Bunk.
 
Uno dei romanzi più importanti della letteratura americana contemporanea
Bens Sai qual è l’ultimo libro che per intensità umana, a tratti prevaricando quella letteraria, mi ha ricordato Bunker? “Il potere del cane” di D. Winslow.
Ovviamente Bunker sfiorava dei picchi di intimismo degni del più travagliato Van Gogh, mentre Winslow al massimo raggiunge la minuzia di Seurat. Ma prima di far conoscenza con la simpatica famiglia Barrera non avevo mai letto nulla di tanto malvagio. Il male assoluto, forse un po’ troppo stereotipato, a volte ipocrita. Un male che previene la nascita del più timido germoglio, che inaridisce e ti mastica per poi risputarti a terra, madido di bava e ciancicato, come un pezzo di tabacco della più infima qualità.
“Il potere del cane” è un libro cattivo, la violenza si lascia alle spalle ettari ed ettari di speranze bruciate, carcasse di vite spezzate, pietismi calpestati; e non importa a nessuno quanto bene tu possa fare, le cicatrici dell’orrore rimangono visibili sulla pelle martoriata.
Questo libro ha avuto su di me lo stesso impatto, fastidioso e magnetico che esercitò “Il Conte di Montecristo”, proprio come Bunker rispolverò gli amplessi emotivi della giovane e ruvida lettura di “Delitto e Castigo”.

Ford Il potere del cane. Il potere del cane. Il potere del cane.
Devo continuare a ripetermelo come se dovessi risvegliarmi da un sogno, un brutto sogno.
Uno dei libri più sconvolgenti che abbia letto negli ultimi dieci anni, una meraviglia per il cuore, per quanto crudele la stessa sia. 
Ho ancora impressa a fuoco quella volta in cui, salendo le scale della metropolitana, dovetti interrompere la lettura per non "vedere" Parada morire, o quando rimasi sconvolto dall'intensità della notte d'amore di Sean e Nora. Roba da essere lì, come se fosse un ricordo.
Quante volte noi possiamo dire di aver vissuto così intensamente qualcuno, in un letto? Winslow deve aver scavato in se stesso, per trovare pagine e personaggi così incredibilmente vivi, pieni, traboccanti quella cazzo di passione che ti sfonda a calci o apre il suo cuore solo per te, perchè tu sei l'unico per lei.
Il potere del cane, però, non è solo uno dei più grandi romanzi che la letteratura americana contemporanea abbia regalato a noi poveri stronzi, ma anche un monito: perchè quelle sono pagine, un intrigo legato al traffico di droga e alla politica, qualcosa di così grande da essere inseguito da Art Keller per una vita intera, eppure il potere del cane è lì, in agguato, che latra in ognuno di noi. Il tuo dove si nasconde?

Bens Il mio si nasconde dove nessuno lo può vedere: in superficie. E comunque, caro Ford, sei proprio un romanticone! Sai cosa mi ricordo bene di questo libro? Bambini che volano giù da un ponte, la testa mozzata di una donna con gli occhi increduli di chi si stupisce del labile confine che, a volte, separa il sesso dalla violenza, stragi gratuite in bische clandestine e la solitudine di Art Keller che combatte una guerra, da solo, più per orgoglio che per senso della giustizia.
Ma tu, giustamente, da lettore navigato ti chiedi dove Winslow abbia preso tutto quell’amore e appagamento, mentre dettagliatamente descrive rocambolesche acrobazie pubiche. Secondo me, il caro Don, questa scena l’ha tirata fuori dallo stesso posto in cui Meg Ryan tirò fuori quell’orgasmo in “Harry ti presento Sally”.

Ford Tu dici, Bens!? Io invece sostendo l'ipotesi del bunkerismo, e credo che le cose migliori vengano fuori dall'esperienza di uno scrittore, per quanto filtrata ed abbellita possa essere dalla prosa. 
Per la simpatica Meg non c'è posto nell'affresco terribile de Il potere del cane.
Mi dai del romanticone? Allora vuoi proprio che ti riveli un segreto: il potere del cane vive attraverso le gesta del personaggio con l'anima più oscura di tutta la storia, quel Tiburon che non guarda in faccia nessuno, perchè è l'unico che ha accettato davvero quel compromesso.
Neanche i Barrera si spingono tanto oltre.
El Tiburon ha capito che il potere del cane è parte di noi.
E non fa nulla per tenerlo a cuccia.

Bens El Tiburon. Avrebbe fatto rabbrividire anche Stavrogin. Tuttavia i miei precedenti riferimenti al male stereotipato, non ti nascondo mirassero, per buona parte, a lui.
Io ne ho odiati di personaggi, da Sorel a Javert, da Cathrine Earnshaw ad Emma Bovary e li ho odiati per quei fallimenti umani che si trascinavano dietro, patetici riflessi delle nostre comuni debolezze, emarginati custodi di vizi ed invidie, divinità greche ferite. El Tiburon è troppo cattivo, rasenta la banalità caricaturale, quindi come si fa ad odiarlo? Secondo me, era solo matto.

 Ford Una caricatura che non vorrei mai trovarmi a disegnare, quella del Tiburon. Un male così terribile, meschino e selvaggio da riportarmi alla mente Grenouille, in assoluto il personaggio che più ho detestato nel mio percorso di lettore.
Anche El Tiburon non emana alcun odore. Il suo è un destino nato, cresciuto e finito sotto il potere del cane nella sua forma più pura. Così terribile che neppure le peggiori e più oscure pagine del Lansdale de Il mambo degli orsi o Il valzer dell'orrore, o la violenza sotterranea del cinico Mickey Spillane possono pensare di poter sostenere. Il male oscuro del noir più nero.


Il buon vecchio Joe Lansdale, uno degli idoli di casa Ford, nonchè creatore della coppia più incredibile di investigatori della letteratura: Hap Collins e Leonard Pine.
Bens Io, con tuo grande disappunto, ho letto solo “Rumble Tumble”, più che altro per avere un’idea, generale sì, ma sufficiente, circoscritta tuttavia alla coppia Hap&Leonard. Mi aspettavo i fuochi d’artificio ed invece sono stata indisposta da bambineschi petardi che non farebbero saltare in aria nemmeno una fabbrica cinese costruita con il cartongesso.
Hap e Leonard sono simpatici come il compagno di corso che ti fa copiare l’esonero di Politica Economica. Grazie per il 26 e arrivederci: limitiamo però i contatti ad un puro gioco di benefici contrattuali.
Poi invece c’è l’amico genuinamente travolgente, senza nessun tipo di sforzo, come il Doc Sportello di Pynchon, per il quale ti faresti anche cacciare dall’aula il giorno della discussione della tua tesi. Quanto sei disposto a perdere? È una questione di sacrifici, anche con i libri. Ora ti dico una cosa che non c’entra nulla con quello di cui stiamo discorrendo, ma qualche giorno fa si ruppe una zampa del mio letto e per compensare l’altezza delle tre rimaste intatte, mia madre mi obbligò, letteralmente, ad usare alcuni dei miei libri. Ho salvato solo Pynchon, Moresco ed “Educazione di una canaglia”. Mentre Ellroy, Winslow, Chandler , hanno combattuto per 8 ore sotto il mio peso. Avrei dormito per terra, altrimenti.

Ford Il peso della cultura e quello della vita. Una bella metafora davvero. Ti sei salvata in corner, perchè nessuno parla male di Hap e Leonard – e cazzo, nessuno legge "Rumble tumble" prima di "Una stagione selvaggia" – e la passa liscia, dalle mie parti.
Inoltre, che ci vuoi fare!? Sarà che sono uno di quelli “che tengono i cavalli” - e prendo in prestito Peckinpah, McQueen e il Cinema, per stavolta – ma io preferisco stare con le spalle larghe a reggere peso che menarmela bello tranquillo sul comodino. 
E ti dico un'altra cosa: il vecchio Bunk, questo sgarro, non lo apprezzerà di certo.
Perchè lui sarebbe stato là in basso con me, Chandler, Winslow e, senza dubbio, i signori Collins e Pine.

Bens Ok, colpita ed affondata. Ma la mia era solo compassione femminile. Bunker in quel libro viaggia sui livello del più accorato Hugo, ecco perché mi ha fatto rabbia leggere Ellroy subito dopo. È stato come venir spinta giù dal carro dei vincitori, come un attacco di diarrea in un sconquassato bagno della metropolitana di Brooklyn (ogni riferimento a cose e persone è puramente casuale, ovviamente) o come pezzi di spinaci che, impavidi, si ancorano tra denti e gengive, durante la cena di un primo appuntamento.
Ellroy è il manifesto della geometria, è la quintessenza del radicalismo manicheo e la sua gamma di colori non va oltre un indisponente grigio topo. Ellroy è inodore, non c’è lo sbattimento genitale ed emotivo che converrebbe ad ogni libro “serio”: niente sudore, storia, passato, personalità. Vuoto, come il mio pacchetto di sigarette.

James Ellroy, il fighetto dell'hard boiled
Ford Questo te lo concedo, del resto si sa che l’esperienza – come Bunker insegna e Lansdale e Winslow tentano ostinatamente di trasmettere – e la passione per la vita – qualsiasi vita, a qualsiasi livello – siano determinanti per definire lo spessore emotivo di un romanzo, così come la sua capacità di reggere anche il peso di un letto, qualsiasi uso se ne faccia quando ci si sta sopra.
Spillane e Chandler, invece, stanno nel mezzo, quasi fossero degli ottimi incassatori che paiono farsi piccoli piccoli all’angolo per poi sfoderare l’uno due al corpo che ti piega togliendoti il fiato per finirti senza troppi patemi con un gancio dritto alla mascella. Ma qui si finisce in territori addirittura nordici, e prima che venga rapito dall’alcool facile e dalla mascella rotta di Harry Hole, direi che è il caso di battere cassa per questa dissertazione, e prepararsi a sparare le prossime cartucce.

Bens Alla mia età è difficile dividere la propria vita in capitoli: è tutta una somma di anni scolastici sfangati, passaggi in motorino rubati, coprifuochi violati, punizioni scontate. Ma se c’è un momento che non si è perso nella confusione dei miei vent’anni è stato quel primo Bunker letto.
Il giro di boa. Ci siamo guardati, studiati, annusati. Con diffidenza prima per poi scivolare in conturbanti amplessi di pagine sfogliate: come due adolescenti che si scoprono attraverso il sesso. Poi sono arrivati Winslow, Chadler, Ellroy, Lansdale, il Pynchon di Vizio di Forma, tutti accolti con la stessa voluttuosità di una notte d’amore, più o meno soddisfacente.
Vorrei solo che si apprezzasse l’hard boiled per i denti rotti, il sangue incrostato, i cazzotti sulla bocca dello stomaco, la rassegnazione, la paura di scoprirsi migliori, il compromesso, la perdita, l’umanità, lasciando ai poveri di cuore le scornate rifilate dalla purezza di ben altre letture.

Ford Dici giusto. In fondo, l’hard boiled è il balsamo per le ferite dei passionali, di quelli che scrivono e vivono con la pancia, prima che con la testa, e trovano il loro stile nel non averlo.
Quelli che si svegliano senza ricordarsi dove si sono addormentati, e spesso e volentieri passano dei guai, per questo. E quelli che lo facevano alla tua età, e poi, un passo dopo l’altro, un’esperienza dopo l’altra, finiscono per gustarsi un passo felpato e tranquillo, come vecchi gatti imbolsiti dalle ferite che cominciano a sparire sotto il pelo.
Che, come si dice in giro, si può anche perdere senza dover rinunciare al vizio.

lunedì 18 luglio 2011

La bettola: Cyb&Ford ( o Ford&Cyb) VS Unstoppable

La trama (con parole mie): sull'onda del successo dei recenti post a quattro mani, e non contento di gestire il saloon nel modo più selvaggio possibile, ho chiesto al buon vecchio di intercedere per me in modo che l'altrettanto selvaggia Cybsix accettasse di aprire una rubrica con il sottoscritto che speriamo vivamente di mantenere ad un ritmo quasi regolare, o almeno il più regolare possibile per due sciamannati come noi.
Ci occuperemo, mantenendo una certa rispettabile scurrilità, di prendere un pò per il culo tutti quei film che ci sono rimasti indigesti, provocando postumi ben peggiori della peggiore delle sbronze.
Divertitevi, e non esitate a suggerirci nuovi titoli da massacrare come si conviene.
L'inaugurazione è toccata ad Unstoppable di Tony Scott.
KLING!
La porta si apre sul vecchio bar all’angolo, distraendo le quattro mummie ubriache intente da ore a rubarsi la pensione a colpi di briscola.
Il posto è buio e umido - non sto neanche a dirvi cosa ricorda - ma in fondo alla stanza, il bancone sembra un nido accogliente nella penombra dei due piccoli fari appesi al soffitto.
Il proprietario del locale è un tutt’uno con le bottiglie impolverate e i bicchieri ingialliti, ma ha un’espressione sincera e sembra quasi credibile mentre asciuga le poche tazze della giornata.

"Cazzo Ford! Tua moglie mi ha detto che avevi un viso “particolare” ma, ‘fanculo! Che cazzo fai, infili la faccia nella piastra dei panini la mattina, prima di aprire il bar?!"

"Assolutamente sì, Cyb! Altrimenti come vuoi che lo conservi il mio stato di forma? Tu, piuttosto, ti sei gettata in una latrina giusto per farti un bagnetto? Puzzi quasi peggio dei debosciati che servo uno dietro l’altro qua!"

"Se avessi saputo che eri così brutto, sarei venuta qui a guardarti per un paio d’ore, piuttosto che perdere il mio tempo con Anstoppabol! Che cazzo! Se devo soffrire, allora meglio scegliere! Certo che anche una ceretta inguinale sarebbe stata meglio, perfino un film di Von Trier è meno doloroso di quella boiata."

"Credo che mia moglie potrebbe rifarti i connotati, se ti fermassi qui a guardarmi per un paio d’ore, quindi forse hai fatto meglio a schiaffarti Anstoppabol, per quanto brutto sia! E se provi a dire ancora una volta che qualsiasi cosa è peggio di quella vagonata di merda di Antichrist ti prendo a bottigliate così tanto che quando ti svegli “i tuoi vestiti saranno passati di moda”, e così ti becchi anche la citazione!
Niente è peggio di Antichrist, tranne Il mercante di pietre. Ma mi pare si stesse parlando di Denzellone nosto, o no?"

"Cioè dài, Denzel Uoscinton che fa il negro non si può vedere, e il tizio inutile con la faccia inutile e la vita inutile che gli fa da spalla? Ma perché? A cosa serviva un secondo eroe in questo film? Non bastava il caro vecchio Denzel che porta il treno, scavalca i vagoni, prepara il pollo fritto, esegue equazioni matematiche, comunica con gli alieni, prepara dell’altro pollo fritto, salta i fossi per lungo e sostiene la causa a nome di tutti i ferrovieri del mondo?"

"Guarda che l’altro tizio è nientemeno che il Capitano Kirk di Star Trek, che i treni li guida con la sola forze dell’uccello mentre legge un trattato di estetica e si scaccola selvaggiamente il naso! Uoscinton farà anche il negro alla grandissima, ma questa spalla ti tira giù anche gli invasori di un altro pianeta! E ti dirò di più, secondo me è stato anche il primo uomo a scoparsi una razza aliena, con buona pace di Jay e di Kevin Smith!"

"Porcocazzo! Non mi parlare di Star Trek! Che quella volta mi è toccato vederlo solo per la speranza di limonarmi il tipo con cui ero uscita e, invece, quello stronzo la lingua l’ha usata solo per ammorbarmi con le sue inutili storie!
Comunque, guarda, - a proposito di gente che fa cazzate -  io posso anche capire l’errore umano (a parte che se assumi il fratello stupido di Earl te lo devi pure aspettare) però ‘sti americani proprio non ce la fanno, cazzo! Prima di tutto mi devi dire che cacchio di misure usano: grattacieli??
“Hey! C’è un treno fuori controllo che viaggia a tutta velocità ed è lungo come un grattacielo!!”
Dove vai quest’estate in vacanza MrFord? Cosa?? A Canicattì? Minchia ma lo sai quanta strada c’è fino a Canicattì? Cioè, saranno 400-500 grattacieli! Io invece vado al lago. Saranno tre grattacieli e mezzo da dove sto io, mi piace stare comoda."

Ed ecco il cervello dietro la questione dei treni lunghi come grattacieli.
"Premesso che io detesto Earl e dunque anche quell’obeso inutile di suo fratello, direi che se penso che per tornare a casa dal lavoro mi devo sparare quattro o cinque grattacieli, e per giunta in treno (!!!) mi viene lo scorbuto, che è quella malattia che ti rende ancora più scontroso di quanto tu già non sia."

"Scontroso?! Ma come cazzo parli Ford?!? Nel tuo caso io parlerei di gran SKASSALKAZZAJA!"

Lou Ferrigno ai tempi in cui soffriva di scorbuto.
"Meno male che ho Lansdale da leggere nel tragitto! Spero giusto giusto che ci sia un Denzello pronto a prepararmi un bel pollo quando torno a casa!
Tra l’altro ho sentito qualche tuo mugugno in sala a proposito del tipo southern che pare quasi quasi un Kid Rock da vecchio, l’unica cosa che salverei della pellicola, con quel suo look da Sons of Anarchy che stimola immediatamente il mio rispetto. E poi che credi, non vedi che anche io ho la coda da redneck, cazzo?! Hai esagerato un’altra volta e cominci ad avere allucinazioni? Guarda che non ti faccio più bere razza di debosciata!"

"Senti ciccio, vedi di darti una calmata! Se a te piace attirare l’attenzione su quell’osceno codino floscio che ti ritrovi, piuttosto che qualcuno ti domandi che forma di vita aliena stia crescendo su quel pianeta chiamato pelata che hai, sono stracazzi tuoi!
A proposito di cose orribili… Rosario Dawson. Qualcuno vuole finalmente dire la verita?! E’ possibile che nessuno si sia accorto che è un travone?! Ma lo vedo solo io? E passi per il fatto che ha le tette e un ciccio, ma cosa ci fa Rosario Dawson a capo di un ufficio come quello? E si capisce che non sa dove sbattere la testa! Tutti lì a domandarsi: “quale sarà mai il misterioso materiale chimico che trasporta il treno??!”. E tutti lì a guardarsi intorno beoti, chi si scaccola, chi si gratta il culo, finché non arriva giusto giusto il tipo della sicurezza ferroviaria alias il portatore di luce! Ma scusa, mai sentito parlare di Wikipedia??!!"

"Parliamo invece di quanto ridicolo sia il solito confronto con il solito stronzo, cattivo, stupido, avventato, incontinente, impenitente, reticente, demente, prepotente, serpente e qualsiasi cosa che finisca in –ente, e magari anche ciellino? Ma solo nei film di ‘sti ammerrigani uno si prende tutte le cazzo di libertà che vuole senza uno straccio di lettera di contestazione,  e alla fine ha pure ragione e il capo viene licenziato e lui/lei viene preso al suo posto?"

"Ma guarda che succede anche in Italia. Nella vita reale però."

"Cyb, ma ti è mai capitato di provare quell’istinto di scaraventare bicchiere, divano, telecomando e quant’altro contro il televisore, e l’unico freno è che lo stesso televisore l’hai pagato con gli ultimi soldi risparmiati in un anno e oltre di lavoro? Anstoppabol mi ha fatto correre il rischio due volte: con il cazzo di treno lungo meno di un grattacielo e pieno di bambini – che ovviamente non potevano fare una brutta fine – sfiorato dal trenone brutto grosso e cattivo, e quando il marine si cala mentre il macchinista stronzo e anche un po’ sindacalista cerca di frenare. Com’è che il soldato-pezzo di figo sopravvive, e l’altro sfigato di mezza età ci lascia le penne?"

"Non mi parlare di quei bambini! Diobono quanto facevo il tifo perché li beccasse in pieno! Ma perché devono urlare tanto?! Me lo devi spiegare. Non puoi pretendere che nei film ammerrigani uccidano un marine, lo sai che sono una delle due istituzioni più celebrate negli States: l’esercito e le ragazze di Hooters!
Perché, fatalità, le figlie – negre anche loro – di Denzellone lavorano da Hooters, però per pagarsi gli studi eh, chetticredi!! Mica come da noi che le zoccole la danno via al più poveraccio solo per poterla dare via un giorno a qualche cagasoldi!

La classe di meccanica quantistica che per mantenersi gli studi ha deciso di farsi assumere al gran completo da Hooters.
Comunque, la scena clou, il motivo unico e solo per cui dobbiamo diffondere il verbo di Anstoppabol è la sparatoria per beccare il pulsantone rosso che dovrebbe far fermare tutto. Pulsantone che, ovviamente, sta a due centimetri dalla cisterna della morte, hai presente? Quella con sopra stampato un enorme teschio con scritto: NON SPARATE QUI."

"Io non sparo dritto in mezzo ai tuoi occhi da triglia lessa soltanto perchè altrimenti non riusciamo a finire la recensione, ma guarda che oltre al mio codino da redneck – che non è attaccato a nessuna pelata, bada bene, ora che mi tolgo il cappello da cowboy – mi sono annotato ogni tua parola contro quel pezzo di figliola di Rosario Dawson, una roba di quelle che ti ribalta neanche fossi Alessandro Magno. Quindi finisci di bere e vediamo di chiuderla qui, perchè io sparo meglio di quella mandria di rincoglioniti dei soldati finti duri di questa robaccia di cui stiamo parlando."

"Adesso ti lascio Ford, ho di meglio da fare. Ci vediamo la prossima volta, ma cerca di farmi trovare un bicchiere pulito almeno!"

"Brava, vedi di sparire dalla mia vista. E prima di uscire, vedi di salutare come si conviene e lavarti quelle manine luride la prossima volta che passi di qui, altrimenti tutto il mio lavoro di gomito non serve a una beata fava!"

KLING!
Lui continua a sbraitare, ma tanto lei se ne è già andata.
La porta si chiude lasciando intravedere per un attimo una luce, forse il sole di mezzogiorno. Ma a quelli della bettola non importa, a loro quel buco umido e puzzolente piace, piace da morire.

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