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sabato 19 aprile 2014

I film con cui sono cresciuto

La trama (con parole mie): la febbre delle liste messa in giro dal mio antagonista numero uno Cannibal Kid imperversa senza risparmiare neppure il sottoscritto, che approfittando dell'avvicinarsi di una sospirata settimana di ferie con trasferta in terra Toscana ha deciso di dilettarsi con l'esercizio dell'amarcord, da sempre amato da queste parti.
Tra oggi e lunedì, dunque, al Saloon scorreranno - insieme alla consueta e robusta dose di alcool - i titoli di film, dischi e libri che hanno preso per mano l'allora giovane Ford e l'hanno trasformato in quello che è oggi. Cosa buona o cattiva che sia.


I GOONIES di RICHARD DONNER


Non potevo non iniziare con quello che è il mio film d'infanzia per eccellenza, una vera chicca che potrei ancora oggi recitare a memoria e che ha rappresentato il mio passo verso il Cinema, d'avventura e non.
Una volta Goonie, Goonie per sempre.

KARATE KID di JOHN AVILDSEN


Quella dei losers pronti al riscatto è stata una delle favole preferite della mia infanzia, e pochi film sono riusciti a rappresentarla bene come il primo dei Karate Kid, con il suo storico "dai la cera, togli la cera" ed il buon Ralph Macchio pronto a rappresentare le speranze di tutti i timidi magrolini messi alle strette dai membri del Cobra Kai di turno.
Oggi, invece, probabilmente sarei proprio uno di questi ultimi.

LABYRINTH di JIM HENSON


Una delle sorprese più gradite tra quelle gentilmente offerte dal mitico Paolo e dalla sua videoteca, regno di meraviglie dei tempi delle mie scuole elementari e medie: dalla Magic Dance di Bowie al labirinto da superare, tutti gli elementi fantasy che amavo erano incarnati alla perfezione dalle creature del geniale Jim Henson.

LA STORIA INFINITA di WOLFGANG PETERSEN


Il ricordo di questo film è legato ad una cinemata all'aperto a Bellaria, dove trascorsi molte delle mie estati da bambino, insieme a mio nonno: ricordo il terrore di Gmork, il magnifico volo sul dorso di Falcor, la meraviglia dei sogni opposta al Nulla che avanza. Potrei quasi commuovermi ancora oggi.

LA STORIA FANTASTICA di ROB REINER


Altra vera e propria meraviglia del fantasy che vidi e rividi alla perdizione insieme a mio fratello, entrambi ammirati dal mitico Inigo Montoya e dal suo "Hola, mi nombre es Inigo Montoya, tu hai ucciso mi padre, preparate a morir!" almeno quanto dall'altrettanto leggendario Andre The Giant.

GREMLINS di JOE DANTE


Altro regalo di Paolo, giunse in casa Ford appena dopo Labyrinth, e conquistò dalla prima visione me e mio fratello, che di colpo ci ritrovammo preda del desiderio di possedere un Mogway stando ben attenti a non nutrirlo per nessuna ragione dopo la mezzanotte.
Humour nero, situazioni da horror ed atmosfera magica: cult immediato.



Superfumettone trash che fu un vero e proprio fiasco, Howard, tra concerti rock, voli con alianti e mostri alieni, fu uno dei titoli che più passò, ai tempi, nel videoregistratore di casa Ford.
Riguardandolo anche ora, non riesco a vedere nessuno dei limiti che gli si imputano, ma solo a volergli un gran bene.

GHOSTBUSTERS di IVAN REITMAN


Forse uno dei film che più fece impazzire i fratelli Ford: ricordo che, addirittura, nel corso delle vacanze di natale in montagna con genitori e nonni organizzavamo delle "retate" da acchiappafantasmi con tanto di utilizzo di bagni schiuma a fare da bava di ectoplasma e trappola costruita artigianalmente. Una meraviglia. Io impersonavo Peter Venkman, mio fratello Ray Stantz. Momenti fantastici.

VOGLIA DI VINCERE di ROD DANIEL


Gli outsiders alla riscossa, soprattutto in ambito sportivo, sono stati uno dei miei must per tutta la vita, e ai tempi dell'uscita di questo film mi sentivo proprio come il protagonista Scott - adattato in italiano con Marty, sperando di cavalcare il successo di Ritorno al futuro -: un timido loser dalla voglia di far uscire il lupo che era in lui. Direi che, con gli anni, ci sono riuscito fin troppo.

ROCKY - LA SAGA - 


Non potevo non chiudere con quella che è stata la palestra della mia passione per il Cinema, la saga di uno dei personaggi più riusciti - e redditizi - della Storia della settima arte, il loser per eccellenza pronto a risalire la china con il sudore della fronte e la fatica: se Clint Eastwood, in età adulta, ha rappresentato il mio "nonno" cinematografico, Stallone è stato, in questo senso, come un padre.
E non vedo l'ora di condividere questa carrellata di titoli così importanti per me con il Fordino.



lunedì 29 agosto 2011

Super 8

Regia: J. J. Abrams
Origine: Usa
Anno: 2011
Durata: 112'



La trama (con parole mie): siamo nel pieno dell'estate del 1979, ed un gruppo di amici tra le scuole medie e le superiori decide di aiutare il convintissimo Charles a realizzare un film da iscrivere ad un festival locale. Tra loro spiccano Joe, che soltanto pochi mesi prima ha perso la madre a seguito di un incidente sul lavoro, ed Alice, tormentata figlia dell'alcolista Louis e miraggio sentimentale di tutto il gruppo. 
Durante una ripresa in notturna, i ragazzi assistono ad uno spaventoso incidente ferroviario che pare essere legato ad alcuni misteriosi affari dell'esercito e ad un insegnante della loro scuola, cui fanno seguito episodi sempre più inquietanti, dalla fuga di tutti i cani della città alla sparizione di molti tra i suoi abitanti.
Gli improvvisati cineasti, dapprima decisi a non fare parola dell'accaduto, finiscono coinvolti in quella che è una vera e propria caccia all'alieno, rischiando le proprie vite per crescere insieme, portare tutti a casa la pelle e scoprire come arrivare a superare il dolore di una perdita.



Inutile fare troppi giri di parole: quel volpone di J. J. Abrams ce l'ha fatta un'altra volta.
L'autore di Alias, Lost e del prequel di Star trek - ottimo, peraltro -, stupisce senza se e senza ma grazie ad una delle pellicole più coinvolgenti dell'estate, nonchè tra le più interessanti di un'annata piuttosto altalenante - almeno fino ad ora - rispetto alle uscite in sala.
Pronti via e ci troviamo immersi in un'atmosfera da amarcord e malinconia selvaggia quando il regista e sceneggiatore ci porta nel pieno dell'estate del 1979 - anno cui non posso non essere legato - circondando lo spettatore con un'aura legata a doppio filo allo spirito di cult dell'epoca come I Goonies e Stand by me, azzeccando i protagonisti, i loro interpreti e l'approccio con l'intera operazione neanche lo schermo fosse una sorta di nuova DeLorean.
Giusto il tempo di godersi quello che pare a tutti gli effetti un viaggio coinvolgente e piacevolmente naif nei ricordi e nello spirito che permeava le pellicole del periodo, e l'incidente ferroviario che mette in moto la vicenda centrale dello script riporta l'audience alla tensione tipica del thriller di complotto, rispolverando alcune situazioni classiche del genere come il ruolo dell'esercito ed i suoi insabbiamenti - in pieno stile The Mist o 28 giorni dopo - ed il sacro terrore delle invasioni russe tipico degli anni della cortina di ferro.
A questo punto la piega d'azione della pellicola, spinta da quella che pare l'ispirazione dello Spielberg degli anni d'oro, assume i connotati del film catastrofico che muta Incontri ravvicinati del terzo tipo in una sorta di Cloverfield senza mai dimenticare l'epoca di narrazione, rispettando pienamente il contesto e dando ad un tempo profondità e libertà d'azione ai giovanissimi protagonisti, i cui personaggi scritti con affetto, partecipazione e profondità finiscono per conquistare come fossimo tornati anche noi indietro ai tempi "dei migliori amici mai avuti".
Ma la realtà dei fatti, per quanto si possa discutere a proposito della trama - e, perchè no, anche di alcune ingenuità di sceneggiatura, così ben calibrate da parere quasi poste ad arte -, della regia - Abrams e Spielberg insieme producono questi effetti? Ben venga un nuovo progetto! - e delle interpretazioni, del setting e dell'ambientazione clamorosamente azzeccati, la cosa che colpisce davvero resta il percorso compiuto da Joe, Alice ed i loro padri nell'affrontare il dolore legato a doppio filo all'incidente che provocò la morte della madre del ragazzo: il confronto con la creatura fuggita proprio grazie all'incidente ferroviario all'origine delle vicissitudini del gruppo di avventurieri in erba diviene, dunque, più che il tipico "toccata e fuga" o survival, una sorta di nuova versione di quello che fu il rapporto tra Elliott ed E. T., pur se differente in quanto significativo passaggio verso un'età più adulta e concentrato, come già sottolineato, sull'accettazione del dolore e della perdita.
Ed il gesto di lasciare andare qualcuno che non c'è più, benchè presente nei nostri ricordi, si fonde alla perfezione con un finale che ricorda District 9, e pone Super 8 come uno dei migliori film di genere degli ultimi anni, un vero e proprio ritorno allo spirito guidato dalla meraviglia che fece la fortuna di tante pellicole dei tempi in grado, ancora oggi, di stupire quelli che, allora, erano solo ragazzi, proprio come Joe, ed ora si ritrovano cresciuti neanche fossero il protagonista del già citato Stand by me, proiettati verso il futuro eppure per sempre legati ad un'estate, ad un gruppo di amici, al ricordo di momenti che non saranno mai, mai così incredibili.
Ed è un piacere, per noi che stiamo crescendo e per il Cinema che durerà senz'altro più di chi lo costruisce, lo porta sugli schermi, o lo ama profondamente da spettatore, che ogni generazione possa avere pellicole come questa cui appuntare i ricordi.
Un pò come accadrà a Joe rispetto ad Alice.
Il primo amore non si scorda proprio mai.


MrFord

"Shakedown 1979
cool kids never have the time
on a live wire right up off the street
you and I should meet
junebug skipping like a stone
with the headlights pointed at the dawn
we were sure we'd never see an end to it all."
Smashing Pumpkins - "1979" -


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