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giovedì 18 luglio 2013

Boris - Stagione 3

Produzione: FX
Origine: Italia
Anno: 2010
Episodi: 14




La trama (con parole mie): Renè Ferretti, dopo la delusione di Occhi del cuore 2 ed il progetto dedicato a Machiavelli è in dubbio se proseguire con la Rete o approdare a Milano, dalla Concorrenza, per dirigere uno show dedicato ad alcuni presunti comici emergenti.
Quando, però, il via libera gli viene dato per un nuovo serial molto realistico e di qualità chiamato Medical dimension, il regista torna a collaborare con il suo gruppo di sempre aspettandosi, però, un lavoro come non ne hanno mai realizzati.
Ma nonostante la volontà, la passione, l’impegno ed i soliti squilibri, un’ombra minacciosa incombe sull’intera operazione: e non sono i ben poco competenti sceneggiatori, il budget della casa di produzione o i disordini dei membri della troupe.
E’ qualcosa di più grande, che va dritto al cuore del sistema di questa nostra vecchia Terra dei cachi.





Dunque, anche la seconda delle due serie più importanti del panorama italiano – la prima fu, ovviamente, la meravigliosa Romanzo criminale – giunge al capolinea in casa Ford dopo aver intrattenuto, divertito, trasmesso tormentoni e regalato personaggi indimenticabili.
Ai tempi della sua uscita – quando ancora al Saloon non era passata neppure la prima stagione – ricordo che questo terzo giro di giostra di Boris creò non poche polemiche per la sua svolta decisamente più politica e, a tratti, in bilico con il grottesco ed il drammatico, sia tra gli appassionati della prima ora, sia rispetto alla critica: quello che posso dire, ora che anche da queste parti l’intero progetto è alle spalle, è che se senza dubbio è comprensibile la sensazione di “mancanza” rispetto ai primi, scanzonati episodi, appare inevitabile che il discorso iniziato dal progetto di Vendruscolo, Ciarrapico e Torre dovesse trovare soprattutto in chiusura una definizione netta del suo ruolo satirico rispetto al mondo del piccolo schermo – ma non solo – di questa Italietta figlia di nepotismi, vecchiume e trappole che ormai abbiamo ben imparato a conoscere in qualsiasi campo immaginabile – Cinema, televisione, politica, mondo del lavoro e chi più ne ha, più ne metta -.
Le vicende della troupe di Medical dimension – la fu Occhi del cuore – sono, infatti, lo specchio di un Paese allo sbando all’interno del quale tutto funziona tramite raccomandazioni, favori, strani giochi di potere ai quali è impossibile sfuggire, pena l’esclusione da ogni giro che conta – o no -: dal responsabile della Rete per Medical dimension in fuga nel momento della rivelazione della reale natura dell’operazione ai due stagisti Lorenzo – non più schiavo in quanto nipote di un senatore – e Alessandro – memorabile il suo complesso rapporto con Arianna, l’assistente alla regia, dopo la rivelazione di quest’ultima rispetto al suo essere berlusconiana – vincitori di un premio legato ad un cortometraggio che non hanno neppure finito ma che passa dalle mani del succitato zio, osserviamo il paladino Renè Ferretti – un Pannofino irresistibile come di consueto quando ricopre questo ruolo – battersi contro mulini a vento sempre più grandi fino alla clamorosa decisione della doppia puntata conclusiva, che tiene aperta la strada ad una futura ripresa del serial così come a quello che diverrà, poi, il film.
Impossibile poi non citare l’irresistibile Stanis LaRochelle di Pietro Sermonti, uno dei personaggi più geniali creati negli ultimi anni per il piccolo o grande schermo, ed il gruppo degli sceneggiatori, in perenne relax sul loro yacht a copiare serie coreane e buttare idee “a cazzo di cane”, così come le apparizioni dell’intramontabile Martellone – il suo “bucio de culo” in versione cantata è ormai un tormentone di casa Ford -, Sergio Brio – nel cuore di tutti i tifosi juventini di una certa generazione – e Paolo Sorrentino, tormentato dagli errori di persona che lo vedono associato a Garrone, Gomorra e Saviano.
In particolare, poi, ho trovato illuminanti l’episodio dedicato alle sequenze girate a casa di una vecchia signora e legato al tracollo nervoso della figura del dottor Corelli interpretato da Stanis – forse la puntata di Boris che mi ha fatto panesalamente ridere di più – e quello che segna l’inizio della fine del progetto Medical dimension, intitolato Nella rete, virato sui toni del grottesco profondo – quasi surrealista, mi verrebbe da affermare – ed esemplare nel mettere a nudo le dinamiche più bieche che regolano la vita e gli intrighi made in Terra dei cachi.
Onestamente continuo a sperare che un giorno lo studio che il delegato di rete Sergio avrebbe voluto radere al suolo “come l’undici settembre” l’ultimo giorno di riprese possa tornare ad ospitare lo strampalato gruppo di personaggi che ha reso grandi queste tre stagioni, anche perché è talmente difficile trovare proposte intelligenti ed acute nel panorama nostrano che perdere un – l’unico, ormai – riferimento come Boris rischia di segnare definitivamente l’abbandono del sottoscritto rispetto a quello che può offrire la “nostra” televisione.
E ovviamente, che un giorno il sogno di Ferretti di portare nelle case degli italiani proprio “un’altra televisione” possa essere finalmente realizzato.
Politica e pigrizia de noartri permettendo.


MrFord


"Bucio de culo, de culo bucio... Ah, ah!
Bucio de culo, de culo bucio... Ah, ah!"
Martellone - "Bucio de culo" -



venerdì 15 giugno 2012

Boris - Stagione 2

Produzione: Fox
Origine: Italia
Anno: 2008
Episodi: 14



La trama (con parole mie):  la troupe guidata da Ferretti è al lavoro sulla seconda stagione de Gli occhi del cuore, e come sempre l'ambiente si conferma "troppo italiano". 
Lasciata alla spalle la "cagna maledetta" Corinna, sostituita dalla raccomandatissima figlia di potenti Cristina, i problemi paiono solo al principio per i nostri prodi: Stanis è sempre più divo, Mariano Giusti - il perfido conte - è in preda al delirio religioso, Martellone è coinvolto in uno scandalo di droga e sul vecchio Renè incombe il fantomatico progetto Machiavelli, che pare essere l'anticamera dell'oblio per ogni regista cui viene affidato.
Come se non bastasse, la storia tra Alessandro ed Arianna si complica con l'arrivo dell'avvenente Karin, senza contare l'ossessione che lo stesso Stanis pare sviluppare giorno dopo giorno per l'assistente alla regia.





Il fatto che in Italia, nel bel mezzo del panorama "alla cazzo di cane" di fiction e simili, vengano prodotte serie televisive decenti, è praticamente un miracolo: se, poi, le stesse si rivelano talmente valide da essere quasi considerate d'esportazione, ci sarebbero da piangere lacrime di sangue, tanto per restare in ambito mistico.
E per non farci mancare nulla, riuscire nell'ardua impresa di confermarsi dopo una prima stagione sorprendente pare praticamente leggendario: fortunatamente, come fu per Romanzo criminale, anche Boris raddoppia senza perdere un colpo la già buona prima annata, confermandosi come una delle realtà televisive meglio riuscite che la Terra dei cachi abbia generato negli ultimi anni.
Le vicende della scombinata  troupe de Gli occhi del cuore sono tornate ad allietare casa Ford regalando momenti già cultissimi e consolidando alcuni dei protagonisti che erano riusciti a sorprendermi nel corso della prima stagione, primo tra tutti Stanis La Rochelle, divo della fiction al centro della serie splendidamente reso da Pietro Sermonti, ormai uno dei miei miti da piccolo schermo: come se non bastasse l'impareggiabile Stanis, a rendere imperdibile questa seconda stagione ci si mette nientemeno che Corrado Guzzanti, scatenato nel ruolo di Mariano Giusti, volto del perfido conte de Gli occhi del cuore, in piena crisi mistico/violenta e completamente preso dalla ferma volontà di interpretare nella fiction omonima in preparazione il Beato Frediani.
Il resto è il consueto cocktail di smarmellate di Duccio, sfuriate di Renè - da antologia lo schiaffo alla nuova star Cristina, con tanto di testata di ritorno -, problemi di soldi e di rapporti con la rete di Lopez e Sergio ed un'impietosa analisi della situazione spesso e volentieri troppo politica del mondo della televisione italiana: in particolare il personaggio della nuova protagonista - l'appena citata Cristina -, figlia di potentissimi milionari e trattata con riverenza da (quasi) tutti è lo specchio di un Paese in cui tutto funziona soltanto in una direzione, e dietro le risate e gli "e 'sti cazzi" - sempre grande Martellone -, il metodo di lavoro unico degli sceneggiatori ed i timori più o meno esistenziali di Biascica si celano una tristezza ed uno sconforto senza possibilità di riscatto, resi alla grande dal fastidioso personaggio di Lorenzo, ex stagista schiavo cui viene data la possibilità di lavorare finalmente ad un livello "umano".
La stessa Karin, altra new entry de Gli occhi del cuore protagonista non soltanto di una storia con Alessandro che destabilizza il rapporto del ragazzo con Arianna ma anche di almeno un paio di momenti magici con Stanis, regala sul finire della stagione un monologo soltanto apparentemente comico quando suggerisce a Cristina il modo di comportarsi in Italia, racchiuso in un consiglio semplice e spassionato: "Vuoi qualcosa? Devi darla.".
La vicenda di Machiavelli, progetto mai concluso affidato a Renè, è l'ennesimo specchio di questo Paese ormai molto poco Bel, privo di orizzonti e prospettive e all'interno del quale il meglio possibile è cercare di portarsi a casa il minimo sindacale lavorando "a cazzo di cane", in cui personaggi discutibili occupano posizioni di rilievo comprate a suon di sesso e soldi - "Dice che un milione e mezzo di euro potrebbe bastare, a rinunciare a questo amore?", pronuncia granitico l'avvocato di Cristina - e gli idealisti altro non sono se non squilibrati alla deriva - di nuovo Mariano -: un'analisi spaventosa portata lucidamente a compimento da una serie divertente, fresca ed originale in grado di raccontare ben più di quello che parrebbe, senza far mancare al suo pubblico perle regalate a profusione dal primo all'ultimo episodio - dal dialogo tra l'aiuto regista Alfredo e l'attore africano a proposito dell'undici settembre alle scommesse tra Stanis e Alessandro -.
Inutile dire che, a questo punto, l'attesa per la terza - e conclusiva - stagione si fa decisamente sentire in casa Ford, un pò come una certa malinconia rispetto ad una proposta così interessante, sincera ed assolutamente verosimile rispetto alla situazione del nostro Paese: l'unico modo per evitare di patire troppo pare quasi essere quello di trovare la strada giusta che ci porti a cambiare finalmente le cose.
Soltanto in quel modo potremmo, infatti, guardare indietro ad un passato tutto da dimenticare e gridare il più sincero e liberatorio degli "e 'sti cazzi!".


MrFord


"Mai mai e poi mai l'avrei detto mai
che un buchino potesse guidare il mio corpo bellissimo
per darti un'idea sono appena al di sotto di Brad Pitt
ma più bello di Johnny Depp,
che moltissimi chiamano Johnny Dip."
Elio e le Storie Tese - "Il congresso delle parti molli" -


 

mercoledì 14 dicembre 2011

Boris Stagione 1

Produzione: Fox
Origine: Italia
Anno: 2007
Episodi: 14



La trama (con parole mie): siamo sul set della fiction "Gli occhi del cuore 2", terribile prodotto televisivo che vede alla regia Renè Ferretti - spinto verso il piccolo schermo dai soldi e fortemente legato al suo pesce rosso Boris - guidare le due improbabili star Stanis La Rochelle e Corrina Negri verso nuovi - e pessimi - orizzonti artistici, sostenuto da un cast eterogeneo quanto surreale.
Dall'efficente assistente alla regia Arianna allo stagista Alessandro, passando attraverso il capo elettricista Biascica e il direttore della fotografia Duccio Patanè, scopriamo tutto il marcio delle produzioni nostrane tutte storie scritte a caso da autori che pensano solo al denaro sfruttando l'ignoranza dello spettatore medio - gli impagabili sceneggiatori - e costruite "alla cazzo di cane".






Ricordo quando, non molto tempo fa, in casa Ford ci divertimmo come matti nel corso della visione di Boris - Il film, giunto sul grande schermo a seguito del successo clamoroso dell'omonima serie.
Rimproverato un pò da tutti per non averla mai seguita, sono tornato sui miei passi pronto ad affrontare la prima stagione delle (dis)avventure di Renè Ferretti e soci, alle prese con la realizzazione di una fiction nel peggior stile italiano, di quelle che normalmente evito come la peste le rare volte in cui mi capita di fare zapping in tv, normalmente seguitissime ed amate dal pubblico italiota tradizionale - o tradizionalista? -: Gli occhi del cuore 2.
Avventurandomi sul set di questa "meraviglia" ho ritrovato le atmosfere surreali e grottesche conosciute grazie al lungometraggio, amplificate da una presenza ben maggiore dell'ormai mio idolo Stanis, un personaggio agghiacciante - nel senso fantozziano del termine - che ho potuto quasi rendere reale grazie alle esperienze sul campo di Julez, che ai tempi del Teatro fece qualche comparsata in fiction dello stesso livello di questa  - che, ovviamente, furono veri e propri trionfi di pubblico - e in più di un'occasione ha confermato - pur con le dovute, ma neppure eccessive, esagerazioni del caso - lo stile di personaggi come quello del divo de Gli occhi del cuore 2.
Quello che, indicazioni e dritte "dall'interno" a parte, è certo, è che Boris rappresenta non solo una nuova frontiera per le produzioni televisive nostrane, ma addirittura, con Romanzo criminale, il miglior prodotto pensato per il piccolo schermo made in Italy degli ultimi anni: la satira applicata a quella che, di fatto, è una delle istituzioni delle case degli italiani è pungente ed acuta, oltre che incredibilmente divertente, ed i personaggi che la popolano, dal primo all'ultimo, risultano talmente pacchiani da essere irresistibili.
Oltre al già citato - ed idolo totale - Stanis spiccano il regista Renè Ferretti - un ottimo Francesco Pannofino - ed il direttore della fotografia cocainomane Duccio Patanè, anche se dal primo all'ultimo i membri del cast sanno farsi valere anche quando a disposizione hanno uno spazio minore.
Molti gli ospiti speciali, da Roberto Herlitzka a Valerio Mastandrea, tutti pronti a prendere parte allo scherzo - che poi tanto scherzo non è - e a sfoderare anche una discreta dose di autoironia nel giocare con i loro ruoli: non mancano i risvolti di quasi attualità - le raccomandazioni, le mogli dei senatori, i tormentoni - ed i momenti così trash da risultare memorabili - su tutti, l'episodio legato a Martellone, che già con il lungometraggio era immediatamente diventato un cult con i suoi "e 'sti cazzi!" e "bbbusciodeculo!" -, giusto per non farsi mancare nulla e godersi, nonostante il breve minutaggio, ogni episodio dall'inizio alla fine, consci che ci sarà sempre un Biascica pronto a tirare fuori la tamarrata o l'ultimo degli stagisti al posto giusto per essere trattato rigorosamente a pesci in faccia.
Una serie così fresca, insomma, da poter quasi pensare che potrebbe essere addirittura esportata - non in Grecia, magari, giusto per citare Gli occhi del cuore 2 -, allo stesso tempo "profondamente italiana" nel senso che non piacerebbe per nulla al buon, vecchio Stanis, che è abituato ad interpretazioni e livelli "decisamente anglosassoni": se invece di essere invasi dalle Elisa di Rivombrosa ed affini avessimo più prodotti di questo tipo, forse riusciremmo a farci prendere un pò più sul serio dei tedeschi e dei loro agghiaccianti telefilm polizieschi.
O forse è proprio grazie alle Cinzia T. H. Torrini e al nostro panorama legato alla fiction che una serie come Boris ha potuto vedere la luce, e giocare su tutti i nostri limit.
O forse, semplicemente, c'è sempre bisogno di una bella smarmellatona, e di un'inquadratura fatta alla cazzo di cane.


MrFord


"Userò gli occhi del cuore,
per capire i tuoi segreti,
per capire cosa pensi,
nei tuoi primi piani intensi,
nei tuoi piani americani
così intensi e così italiani,
fatti un po' così a cazzo di cane."
Elio e Le Storie Tese - "Gli occhi del cuore" -



venerdì 28 ottobre 2011

Boris - Il film

Regia: Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre, Luca Vendruscolo
Origine: Italia
Anno: 2011
Durata: 108'



La trama (con parole mie): Renè Ferretti, regista televisivo noto per il suo legame affettivo e scaramantico con il pesce rosso Boris, rompe con la produzione a causa di divergenze artistiche legate alla fiction dedicata al giovane Ratzinger.
Dopo mesi di chiusura, depressione ed inattività, si presenta però un'occasione unica: girare la versione cinematografica de La casta, il best seller che rivelò tutto il marcio dietro i meccanismi politici italiani, con un cast di prim'ordine ed uno staff tecnico d'avanguardia.
Peccato che, per Ferretti, l'impresa si rivelerà fin dal principio ardua: affidatosi ad un gruppo di tre sceneggiatori un pò troppo furbi, il poco equilibrato Renè si troverà a gestire primedonne impazzite, vecchi rancori, sotterfugi della produzione ed il nemico giurato di ogni cineasta del Bel Paese, il Cinepanettone.




Nonostante la sua fama, i fan raccolti a furor di popolo tra piccolo schermo, rete e stampa specializzata, sugli schermi di casa Ford non ha ancora fatto la sua apparizione la fortunatissima serie all'origine di questo interessante esperimento cinematografico, vera e propria sensazione delle ultime stagioni, almeno per quanto riguarda le qualitativamente pessime proposte che vengono prodotte qui da noi con pochissime eccezioni - Boris, per l'appunto, e quella meraviglia di Romanzo criminale -.
Occorre subito sottolineare che, per essere una sorta di "spin off" della serie, il lungometraggio risulta pienamente godibile anche da profani della stessa, dato l'indirizzo fornito dagli autori all'intera operazione, una sorta di guascona - ma neppure troppo - rivisitazione della situazione cinematografica nostrana.
E senza dubbio, nonostante le risate, ad uscirne è un quadro decisamente preoccupante per il nostro Cinema, fatto di arruffoni, incompetenti, volgarità, approssimazione e portato avanti da sonore leccate di culo distribuite in egual misura alla produzione - fantastici i colloqui con i rappresentanti della casa distributrice - e agli attori protagonisti - i siparietti che l'ottimo Francesco Pannofino/Renè Ferretti regala con le due primedonne Marilita Loy e Corinna Negri sono da manuale -, senza contare i confronti surreali con gli sceneggiatori - ottimo il terzetto di "approfittatori" in cui figura, tra l'altro, per tornare a Romanzo criminale, l'indimenticato Bufalo, così come la loro "vittoria" dell'Oscar - e con lo staff tecnico - quello "di serie A", borioso ed altezzoso, e la schiera di personaggi da bar che ben conosce chi segue la serie dal principio -.
Resta un esperimento, questo è indubbio, ancora parzialmente grezzo, eppure il senso dell'intera operazione assume connotati decisamente superiori alle aspettative che anche un non fruitore del format televisivo corrispondente come il sottoscritto riconosce ed apprezza, guadagnandosi, nel prossimo futuro, tutto il sostegno di casa Ford, dove cominceranno a passare le puntate fino ad ora lasciate nel cassetto delle (dis)avventure di questo coriaceo pesce rosso e della troupe che lo segue neanche fosse un antico idolo.
Complimenti dunque ai registi e a Pannofino, che oltre ad essere un grandissimo doppiatore si rivela un ottimo caratterista, ed un plauso al personaggio impagabile di Pietro Sermonti/Stanis, che con la sua ossessione nel voler interpretare Gianfranco Fini ed il fantastico siparietto al funerale del collega Francesco Campo risulta il vero e proprio punto di riferimento - con Biascica, senza dubbio - per la parte più trash e divertente della pellicola.
Resta il timore che, come il buon Ferretti, alla fine, nonostante tutti i tentativi di emanciparci dal Cinema "basso" e tornare ai fasti dei tempi d'oro, tutti noi figli dello stivale si sia costretti, prima o poi, a piegare la volontà di fronte al grande buco nero dei Cinepanettoni, un concentrato di volgarità e terribile ridimensionamento non soltanto delle nostre teste, ma anche dei problemi che pesano, giorno dopo giorno, sugli abitanti della Terra dei cachi.

MrFord

"Parcheggi abusivi, applausi abusivi, villette abusive, abusi sessuali abusivi;
tanta voglia di ricominciare abusiva.
Appalti truccati, trapianti truccati, motorini truccati che scippano donne truccate;
il visagista delle dive e' truccatissimo.
Papaveri e papi, la donna cannolo, una lacrima sul visto:
Italia sì!"
Elio e Le Storie Tese - "La terra dei cachi" -

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