mercoledì 1 marzo 2017

Fences - Barriere (Denzel Washington, USA, 2016, 139')




Mio padre è un uomo tranquillo, quasi timido, lontano dalla logica del conflitto.
Ricordo bene quando io o mio fratello discutevamo con mia madre e lui veniva disturbato non tanto dagli argomenti, ma dalla discussione in sè.
Sono assolutamente orgoglioso di alcune cose che è riuscito a trasmettermi, dalla passione per le proprie passioni - non so quante volte l'ho visto cadere e risalire dalla sella della bicicletta - alle lettere che scriveva a me e mio fratello quando combinavamo qualche stronzata ai tempi, mentre per altre ho dovuto rimboccarmi le maniche e cercare una mia via - penso che molta della timidezza che tanto ho faticato a superare sia legata a lui -.
Non è mai stato, e ne sono felice, un padre padrone.
Mio nonno, cui invidio la scorza e la forza, che ancora oggi vive solo e si arrangia alla grande a quasi novantaquattro anni, con lui lo è stato. E forse, chissà, è la causa di quella sua timidezza, e della mia.
Altre generazioni, del resto.
Quelle dei padri che non c'erano mai, ma dei quali tutti avevano paura.
Curioso, il mio vecchio detesta i pomodori perchè il suo lo costringeva a mangiarli a forza, ed io li adoro, e non passa giorno in cui non li mangi.
Da mio nonno spero di ereditare la tempra - che, purtroppo, non credo mio padre abbia, almeno nello spirito -, da mio padre la passione e la pazienza.
Quando si hanno dei figli, del resto, tutto cambia.
E per quanto si cerchi sempre di essere il meglio possibile, c'è sempre qualcosa che fugge al nostro controllo, ai desideri, a quello che siamo, che sono, all'ombra che proiettiamo ed al carattere che, anno dopo anno, si sviluppa in loro.
La verità, però, è che nulla protegge nessuno di noi dagli errori e da quello che proietterà sui propri figli: con il Fordino - la Fordina è ancora troppo piccola per molti versi - cerco sempre di essere il più diretto possibile, di parlare di tutto, di essere paziente ma ricordargli tutto quello che può andare, oppure no. Voglio che si senta libero, ma anche che sappia che perfino la libertà ha dei confini.
Non voglio che sia un bambino - e ne vedo, anche tra i suoi compagni all'asilo - che alza la voce e le mani per imporsi, ma che possa far capire quello che vuole e che è senza dover superare quei limiti.
Voglio che sia - e che siano, ovviamente - felice, e faccia quello che desidera, se è qualcosa che non gli porta del male.
Ma nessuno potrà mai dire quello che accadrà davvero.
Semplicemente, si dovrà cercare di fare il meglio che si può, se davvero dei figli si sono voluti, sognati, desiderati.
Altrettanto serenamente, si dovranno accettare le barriere che proprio con gli stessi figli si ergeranno per Natura, Tempo ed inclinazioni.
Ed è tutto qui, il succo di un film intenso, denso, sofferto, faticoso, forse a volte troppo sopra le righe eppure a stento contenuto dalla sua durata, come dalla recitazione dei suoi protagonisti.
Denzellone Washington - mattatore assoluto - e Viola Davis - strepitosa e giustamente premiata con l'Oscar - conducono generazioni diverse attraverso un viaggio semplice ed universale, quello legato alla Famiglia ed ai lasciti dei genitori rispetto ai figli, agli ostacoli, ai momenti in cui lo stadio esplode ed a quelli in cui lo si lascia sommersi dai fischi.
Del resto, la vita è così.
Non c'è un modo giusto od uno sbagliato, per affrontarla.
L'importante è viverla, e far sentire a chi amiamo la nostra presenza.
Specialmente se è data dal meglio che possiamo offrire.
Difetti, tutti i difetti, compresi.
Fino a quando afferreremo la mazza per l'ultimo fuoricampo.




MrFord



6 commenti:

  1. Bel post, sebbene tipicamente fordiano.

    Bello anche il film, almeno a tratti. Con meno parole, meno minuti e più cinema sarebbe potuto essere decisamente meglio.
    Così è una visione intensa sì, ma anche troppo faticosa.
    Proprio come la lettura di WhiteRussian, uahaah ;D

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    1. Ahahaha non vorrei sbagliarmi, ma non mi avrai fatto un complimento, per caso!? ;)

      Film non semplice, a tratti anch'io ho accusato, eppure molto potente. Quindi non roba da Cuccioletti! ;)

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  2. Bel pezzo, e film che mi è piaciuto moltissimo.
    Vero, come dice il Cannibale, troppo teatro e poco cinema. Ma è grande, grandissimo teatro, con attori che fanno a gara di bravura - e la Davis, in una certa sequenza, la vince a mani basse - e, da spettatore, non puoi che sentirti sopraffatto e minuscolo.

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    1. La Davis è da pelle d'oca, e il film è molto potente.
      Non sarà veloce, fruibile e d'impatto visivo, ma tocca corde che non lasciano indifferenti. Anzi.

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  3. Sai che mi piace tantissimo quando parli dei film attraverso le tue esperienze :) Felice che ti abbia ispirato un pezzo così bello, a me Fences è piaciuto ma nei limiti, probabilmente perché non sono riuscita ad empatizzare a sufficienza con Denzelone. La Davis, invece, che classe!

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    1. A dire il vero non è che ci abbia empatizzato troppo neppure io, ma il film è molto potente e molto vero, per questo mi ha ispirato.
      E grazie. :)

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