mercoledì 10 luglio 2013

To the wonder

Regia: Terrence Malick
Origine: USA
Anno: 2012
Durata:
112'




La trama (con parole mie): Marina, giovane madre single, incontra Neil, americano purosangue, e tra loro sboccia un amore che si snoda tra Parigi e Mont Saint Michel. 
Quando la donna decide di seguire il suo compagno con la figlia in Oklahoma, all'estasi dell'innamoramento si sovrappone un passo dopo l'altro il declino del rapporto, che culmina con un legame sempre più stretto tra Marina e Padre Quintana, religioso in cerca di Dio, ed in una nuova relazione per Neil, legatosi alla vecchia amica Jane.
Ma questo è solo l'inizio di una storia che vede i protagonisti toccare la Fede e l'Amore, concetti gemelli, indissolubilmente legati ed inesorabilmente scissi: il nostro cuore, dio o chi per lui, però, tarderanno a trovare e fare avere le risposte anche per le strade del mondo.
Resterà solo un'illuminazione: cercare la meraviglia.



Chiunque sia passato dalle parti del Saloon dentro e fuori le Blog Wars, sa benissimo la storia del rapporto tra il sottoscritto e Terrence Malick, regista di culto ed un tempo centellinatore selvaggio delle opere regalate alla settima arte: per anni il cineasta texano è stato uno dei miei favoriti di sempre, esempio di potenza emozionale ed eleganza di immagini, tecnica e cuore, chi più ne ha, più ne metta. Da La rabbia giovane a La sottile linea rossa, non ho fatto che sbrabuzzare gli occhi di fronte all'opera di quello che consideravo un genio quasi all'altezza dell'inarrivabile Kubrick: giunse poi The new world, filmone che adorai e che già alcuni dei fan della prima ora videro come troppo ridondante, appesantito da un'autoreferenzialità eccessiva.
Ed io mi battei, mi battei con tutte le forze affinchè una volta ancora fosse riconosciuta la grandezza del suo Autore.
Ed arrivò il giorno di The tree of life.
Atteso spasmodicamente a seguito di un trailer che prometteva scintille nonchè una vittoria a Cannes - che poi effettivamente giunse -, passò davanti agli occhi del sottoscritto in una serata in compagnia di Julez, Dembo e signora.
Ricordo che, all'uscita dalla sala, tutti e quattro eravamo tra l'attonito e lo sconvolto, con tanto di vena alla tempia pronta ad esplodere per la rabbia: due ore e mezza di pippa gigante travestita da pistolotto new age dalle immagini splendide ma completamente ed inesorabilmente vuoto - fatta eccezione per l'unica mezzora decente, dedicata alla parte di storia effettivamente scritta con un senso -.
Da quel giorno Malick divenne uno dei miei nemici giurati, grande nome furbescamente asservito ad un Cinema tronfio e buono solo per i radical chic da Festival e per i boccaloni - vedasi il mio antagonista Peppa Kid - pronti ad accettare ogni suo movimento di macchina come un'opera intoccabile e sacra, fosse anche la ripresa di una mosca che caga sopra un fiore.
In tutta onestà, attendevo con grande curiosità questo To the wonder, accolto all'ultimo Festival di Venezia in modo piuttosto tiepido anche dalla critica favorevole all'eremita Terrence, e non vedevo l'ora di sfoderare le mie più potenti bottigliate ad ogni fotogramma del film: purtroppo, e ammetto di esserne dispiaciuto, questo non sarà possibile, principalmente perchè To the wonder risulta essere nientemeno che una versione edulcorata di quello che fu The tree of life, finendo per guadagnarsi una quasi mediocrità che è l'incontro perfetto tra la tecnica - indubbiamente sopraffina - dell'artigiano e la clamorosa montagna di stronzate pontificate come Vangelo dall'artista.
Ormai è risaputo che questo vecchio cowboy è piuttosto refrattario alla religione ed ai messaggi messianici, eppure mi è capitato, nel corso degli ultimi mesi, di incontrare opere in grado di stimolare quantomeno la curiosità del sottoscritto rispetto a quello che muove le persone normalmente tese verso qualcosa di "superiore" - o presunto tale -, e che vada oltre un sonno eterno nella totale pace dei sensi, come Natura vuole: titoli come Vita di Pi o Red lights, ad esempio, sono riusciti a solleticare corde normalmente molto lontane dalla mia personale visione del mondo, così come The master.
In questo caso, invece, mi pare di aver assistito ad una di quelle prediche infinite che da bambino mi annoiavano tanto quando venivo costretto ad andare a Messa, ed aspettavo soltanto il momento dello scambio della stretta di mano perchè mi pareva l'unica cosa fisica e sensata di quel tormento.
La poetica di Malick, passata dall'essere un inno lirico ad un vero e proprio sermone, sta finendo per minare la stima che avevo anche del già citato The new world e nientemeno che de La sottile linea rossa, portandomi in qualche modo a sminuirli in quanto basi di quelli che poi sarebbero stati The tree of life e questo To the wonder.
Malick, in qualche modo, pretende di spiegare l'Amore a noi comuni mortali almeno quanto i signori prelati finiscono per esercitare un potere "superiore" in base al quale noi tutti siamo giudicati e che allo stesso modo dovremmo temere.
Idoli e mostri sacri.
Ho una sola parola, per tutto questo, molto adatta al Saloon e al suo bancone di legno grezzo: fanculo.
Una volta un saggio scrisse che la religione è l'oppio dei popoli.
Se è così, allora Malick è l'oppio del Cinema.


MrFord


"And all the roads we have to walk are winding
and all the lights that lead us there are blinding
there are many things that I would like to say to you, but I don't know how
because maybe you're gonna be the one that saves me
and after all, you're my wonderwall."
Oasis - "Wonderwall" - 


27 commenti:

  1. (Sospiro di sollievo): ti fosse piaciuto anche questo avevo paura di averti perso per sempre ed ero pronta ad organizzare un esorcismo al grido di "Cannibale, esci da questo corpo!!!" :)

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    1. Era davvero difficile che potesse piacermi, soprattutto essendo un fratellino minore di The tree of life.
      Dunque tranquilla! ;)

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    2. sai che mi piace avere delle certezze, no? :)

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    3. Beh, sulla mia non cannibalizzazione e sui pipponi di Malick puoi averne quante ne vuoi! :)

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  2. alcune scene sono veramente poesia, ma il tutto ha il sapore di un mero esercizio stilistico..forse in un accademia, ma al cinema provoca solo sonno

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    1. Altro che sonno: sfracellamento di coglioni, direi! ;)

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  3. Io da brava radical chic non vedo l'ora di vederlo! XD

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    1. Da te non mi aspettavo niente di meno! ;)

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  4. non lo hai ritenuto neanche degno delle bottigliate...quindi una roba proprio brutta...però lo devo vedere...

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    1. Non tanto brutta, quando davvero paracula dal punto di vista autoriale.
      Malick ormai è la Disney dei radical chic.

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  5. film bellissimo.
    ma d'altra parte la poesia non è per tutti...
    e d'altra parte a te è piaciuta quella schifezzuola di vita di pi, quella sì una predica religione buonista e fastidiosa.

    dopo spring breakers, pesantemente influenzato proprio dal cinema del grande malick, vedo che sei tornato il prevedibile, noioso ford di un tempo...
    amen

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    1. Noioso, semmai, sarà quest'altro polpettone che comincia a farmi rivalutare perfino il Malick precedente, che ho sempre adorato. ;)

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  6. vedere "Tree oife" mi fece sentire profondamente ignuranta...
    non so se voglio ripetere l'esperienza...

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    1. Patalice, il problema di The tree of life non eri tu, tranquilla. Era proprio un filmaccio! :)

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  7. Tree of life mi aveva fatto incazzare a tratti, perché l'autoreferezialità non la reggo neanche se ti chiami Malick. però nel complesso mi era piaciuto. e To the wonder mi incuriosisce parecchio, anche se ho brutti presentimenti

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    1. Non brutti quanto quelli di The tree of life, ma non siamo tanto lontani! :)

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  8. quando dici "...pronti ad accettare ogni suo movimento di macchina come un'opera intoccabile e sacra, fosse anche la ripresa di una mosca che caga sopra un fiore" (ahahahahahaaha) la pensi esattamente come me riguardo a questo regista e al fanatismo pseudointellettualistico e ridicolo sul suo conto.
    Io lo trovo pesantissimo, autoriferito, sommamente NOIOSO.
    The Tree of Life mi aveva lasciata perplessa in maniera quasi divertente, all'uscita dalla sala non ho fatto altro che ridere per l'assurdità di ciò a cui avevo assistito!
    To the Wonder non l'ho ancora visto e sono curiosa di farlo, voglio ridere ancora ;)

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    1. Margherita, parole sante, le tue.
      Anche io ho visto To the wonder con le tue stesse "aspettative", ma sappi che non arriva alle "vette" di The tree of life! :)

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  9. Oh cazzarola, quindi il film piace solo a me e Cannibal, ho dei gusti che mi mandano decisamente da tutte le parti del cinema, Ford però comparare The Maste a Vita di Pi mi ha depressa.
    Mi è piaciuto sì però non così tanto da definirlo un capolavoro o simili. Diciamo solo che me lo sono goduta.

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    1. Barbara, non ho comparato The master e Vita di Pi, ho solo scritto che entrambi sono riusciti a farmi riflettere sul concetto di Fede molto più che Pippaman Malick. ;)

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  11. Non lo avevo nemmeno in nota. Anche se il messaggio fosse decente non ho più i neuroni in grado di seguire i pipponi di Malick.

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    1. Gae, non preoccuparti: ti salvi da uno sfracellamento di maroni - e non di neuroni - apocalittico. ;)

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  12. The Tree of Life, come potrai ben immaginare, mi è piaciuto un botto. Questo sinceramente non mi ha mai attirato granchè (non sono un fan accanito di Malick), ma penso che giochi soprattutto una certa antipatia per Ben Affleck... Comunque già il fatto che lo descrivi come una versione edulcorata del film precedente mi invoglia ;) Non tanto da correre al cinema però, aspetterò con calma altre vie!

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    1. Frank, io sono un sostenitore del film d'Autore almeno quanto di quello commerciale e scacciapensieri, ma non quando l'autoreferenzialità soffoca qualsiasi altro spunto di una pellicola: da The tree of life in poi, per me Malick è sprofondato proprio in questo abisso. ;)

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