domenica 12 settembre 2010

Thirst


E' sempre difficile, per un appassionato di Cinema, stroncare un film per il quale si nutrivano aspettative altissime: una cosa da "oltre il danno, la beffa", per dirla come il saggio.
Quando, poi, il regista di questo film per il quale si nutrivano aspettative altissime è il signor Park Chan Wook, autore di quella meraviglia che è la trilogia della vendetta - credo che Old boy, in particolare, sia una delle opere più originali, coraggiose, tostissime nonchè visivamente sontuose degli ultimi dieci anni di Cinema -, si ha proprio l'impressione di dover digerire una camionata di santissima merda.
Thirst, mai uscito nelle sale italiane - noi sì, che siamo attenti alla distribuzione! -, è giunto sul mio televisore preceduto da una sequela di recensioni entusiastiche lette in rete e tutta la stima di cui gode in casa Ford il terribile Park, stimolando succulenti e trucide visioni rispetto a quanto e come avrebbe potuto affrontare ed ampliare il tema del vampirismo il geniale regista coreano.
Il risultato della visione, purtroppo, è stato di due ore e quindici minuti di annichilito - e piuttosto noioso - silenzio emotivo soltanto in alla lontana rotto dalla consueta eleganza visiva del regista: una sceneggiatura poco efficace e a tratti priva di logica come i peggiori horror estivi, una narrazione persa nell'autocompiacimento e spunti interessanti che divengono abulici e noiosi, nonchè terribilmente privi di ogni qualsivoglia passione, a scapito di più di una perversione piuttosto insistita che invece di rendere terribilmente sensuale l'utilizzo dei succhiasangue - qualcuno ha detto True blood!? Quelle sì, che sono scene di sesso vampirico da brividi! - riesce soltanto nello scopo di far apparire i due protagonisti come due tipici repressi orientali che, di colpo, liberano i loro sogni erotici fino a quel momento proibiti.
Lo stesso tema religioso, e l'intelligentissima trovata di avere un prete come vampiro protagonista, non trova i riscontri che meriterebbe, e si limita ad un unica, meravigliosa battuta indirizzata da Sang Hyeon al suo vecchio mentore: "Io sono un vampiro, non faccio più parte di nessuna Chiesa!".
I plausi (quei pochi) sono tutti per gli elegantissimi effetti speciali e la confezione, come sempre impeccabile seppur inferiore, per qualità, a Lady Vendetta, pellicola splendida che, rivista ora, dopo Thirst e con la tipica coscienza "a posteriori", già lanciava un campanello d'allarme rispetto al crescente autoreferenzialismo di Park.
Per rendere meglio l'idea di quanta delusione mi abbia riservato Thirst occorre che faccia un passo indietro, e torni ad un altro film "vampirico" adorato dalla critica e giunto con grandi aspettative sui miei schermi che si rivelò una delusione incredibile: Lasciami entrare.
Tolte due scene magistrali - il bambino colpito dal protagonista in pieno stile Haneke e il massacro in piscina -, infatti, anche la pellicola di Tomas Alfredson mi era risultata fine a se stessa, piena di se stessa e ad alta concentrazione di rischio noia anche da parte degli spettatori meglio disposti, che, tendenzialmente, dopo due ore suonate, tanto meglio disposti finivano per non essere più.
Questo è, più o meno riassunto, quello che ho pensato all'epoca della visione di Lasciami entrare: Thirst, con tutta la mia stima per Park Chan Wook, mi è sembrato anche peggio.
Occorre quindi che rivolga un accorato appello al regista coreano, affinchè abbandoni l'eccesso di stile e torni a concentrarsi sulla storia e la narrazione - Mr. Vendetta, asciuttissimo, è stato un esempio perfetto delle potenzialità dell'autore in questo senso -, anche se questo dovesse significare una nuova incarnazione del tanto caro all'autore - ma sempre potenzialmente pericoloso, in termini d'inflazione - tema della vendetta.
Se così non sarà, temo che io, noi, il Cinema intero si possa rischiare seriamente di perdere uno degli esponenti più promettenti che la settima arte abbia regalato alla sua storia negli ultimi vent'anni.

MrFord

"So give them blood, gallons of the stuff
give them all they can drink and it will never be enough."
My chemical romance - "Blood"

10 commenti:

  1. ne avevo sentito parlare bene anch'io, però non l'ho ancora visto..
    delusione dici?
    boh mi sa che aspetterò a vederlo

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  2. Purtroppo delusione potente.
    Aspetto la tua opinione.
    E di Lasciami entrare che dici!?
    Io invece stasera cercherò di vedere Giustizia privata, così ti faccio sapere che ne penso.

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  3. Come chiedevo a Ford, commentando questo film, perchè i registi non capiscono che il film è bello quando lo spettatore viene coinvolto e non quando lo spettatore, freddamente, può solo commentare la bravura del regista?
    Chi se ne fotte se Park Chan Wook è bravo?
    Avrei preferito non accorgermene e godermi veramente due ore!

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  4. Anche io avrei preferito non accorgermi che la bravura gli aveva fatto andare un pò troppo sangue alla testa. Ahahah.

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  5. Cazzo che stroncatura!
    Non so se ho ancora voglia di vederlo..
    Anche a me, Lasciami entrare, non è piaciuto per niente e, a parte la bellezza di alcune scene e uno script che mi è sembrato originale -soprattutto per quel che concerne il mondo vampiresco- il film scorre (se così si può dire) con una lentezza inenarrabile.

    Tanti auguri con Giustizia privata.

    @Julez: Embhè?! Problemi con la Scarlett?
    :)

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  6. Che dire, Dembo!? Una visione va comunque tentata, è pur sempre il vecchio Park, ma non prometto nulla di buono!
    La lentezza di Lasciami entrare è ormai leggendaria.
    Grazie per gli auguri, ti farò sapere com'è andata.
    Appena ci vediamo ricordami di raccontarti l'aneddoto del mio collega, Scarlett Johannson, Venezia e il cd masterizzato.

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  7. @Dembo, a mio parere la tanto decantata Scarlett è una cicciottella volgare con la faccia da bocchinara di periferia. Proprio non la reggo. Se c'è lei in una pellicola passo tutto il film a pensare a quanti metri di cazzo riesca ad infilarsi giù per l'esofago.
    Capisci? Mi distrae!

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  8. Beh, detta in questi termini, allora distrae anche me.
    W l'esofago della Scarlett.
    E non solo.

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  9. Hai letto di Giustizia privata, amigo!?
    Sei pronto per mercoledì e l'aneddoto di Scarlett?

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  10. Pronto è il mio secondo nome.

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