lunedì 8 ottobre 2012

Ted

Regia: Seth MacFarlane
Origine: Usa
Anno: 2012
Durata: 106'




La trama (con parole mie): John Bennett, un ragazzino escluso dagli altri suoi coetanei - anche dagli sfigati presi di mira dai bulli del quartiere - nel 1985, la notte di Natale, esprime il desiderio che il suo orsacchiotto prenda vita e sia il suo migliore amico. Come per magia, il miracolo accade, e Ted - questo il nome del peluche - diviene il compagno di una vita di John, passando momenti da celebrità ed altri da perdigiorno.
I due sono inseparabili, amici per la pelle, casinisti nati.
Quando, però, la relazione di John con Lori prevede che il primo cresca e cerchi di comportarsi da adulto, Ted diviene una minaccia al solidità del rapporto e si trova dunque costretto, per la prima volta, a separarsi dall'amico per affittare un appartamento dove vivere da solo.
Sarà l'inizio di una serie di complicazioni che vedranno sconvolte le esistenze di John, Ted, Lori, il suo capo e dello psicopatico Donny, dai tempi della sua infanzia ossessionato dall'unico peluche al mondo dotato di vita propria.




Dalle parti di casa Ford il buddy movie è sempre stato un genere amatissimo, che ha regalato al sottoscritto alcune delle visioni più divertenti e reiterate degli ultimi anni: da Kevin Smith a Judd Apatow, senza dimenticare le escursioni letterarie nei territori lansdaliani di Hap e Leonard o i botta e risposta di Walt e il suo barbiere in Gran Torino, l'amicizia virile nella sua accezione più casinara e sboccata è sempre stata ospite fissa e molto gradita al mio bancone.
Seth MacFarlane, creatore di serie come Family guy - I Griffin qui da noi -, probabilmente si ritrova in una condizione simile, e sfruttando il background di tutti i ragazzini cresciuti nel corso degli anni ottanta consegna al grande schermo una pellicola nella migliore tradizione del genere, che non brillerà come SuXbad o i due Clerks ma che diverte ed empatizza con il pubblico di un certo livello - basso, ovviamente - come poche, valorizzando Marc Wahlberg - notoriamente un paracarro - affidandogli il ruolo del cazzone - ruolo in cui si trova in perfetto agio -, sfruttando al meglio la vena ironica di Mila Kunis - tra le più pane e salame delle belle di Hollywood - già vista in Amici di letto ed introducendo un charachter - quello del protagonista Ted - in grado di colmare la distanza che ormai separa quella stessa generazione di ex bambini dai Muppets dei tempi d'oro o da colpi di genio come Alf al nulla di peluche di oggi.
Certo, l'eccesso è dietro l'angolo ad ogni sequenza e i colpi bassi di casa, eppure la sensazione di assistere ad una pellicola giustamente cazzara ma assolutamente lontana dalla volgarità è praticamente una certezza, i momenti già cult non mancano - splendida la sequenza della festa con l'incontro tra i due amiconi ed il vecchio protagonista di Flash Gordon, Sam Jones, nel ruolo di se stesso, loro idolo d'infanzia - e lo spirito che avvolge l'intera produzione è quanto di meglio si possa sperare di combinare in quest'ambito, senza contare che, se avete la fortuna di condividere il letto con una fanciulla abbastanza yeah troverete una perfetta commistione tra la sguaiatezza delle avventure tra amici ed il romanticismo - o presunto tale - di una proposta non totalmente allergica ad un crescendo sentimentale - John e Ted compresi nel prezzo, ovviamente -.
In tutto questo, trovano spazio anche un Giovanni Ribisi ormai perfettamente calato nel ruolo dello psicopatico e, a sorpresa, Norah Jones, che abbandona le soffuse atmosfere jazz per concedersi un pò di sano panesalamismo rivelando i suoi trascorsi sessuali con il più irriverente tra i pupazzi nati nel post-eighties: nel frattempo Ted, tra un bong ed un'ascesa professionale sorprendente - mitici i siparietti con il direttore del supermercato in cui lavora - diviene il simbolo di quello che ogni uomo sogna - sesso e divertimento a parte - ma non tutti trovano, e i pochi che ce la fanno finiscono per sudare quasi più che con e per un grande amore.
Stiamo parlando di un'amicizia che possa essere forte quanto un legame di sangue, fonte di rimproveri delle proprie donne e consapevolezza che si avrà sempre qualcuno pronto a guardarci le spalle, a portarci fuori per una sbronza anche quando il giorno dopo dovremmo lavorare e a desiderare che noi si sia proprio lì dove ci troviamo, neanche fossimo in una fiaba targata Disney in cui è proprio vero che le stelle cadenti possono significare un desiderio avverato.
Ci sarà tempo ogni giorno della propria vita, in tutta calma, di rimpiangere quel colpo di testa.
Quasi come un hangover.
Ma sarà il pentimento più fottutamente divertente che si potrebbe immaginare.
Meglio di questo non si potrebbe chiedere ad un "tuonamico".


MrFord


"My words are lazy, my thoughts are hazy
but this is one thing I’m sure of.
Everybody needs a best friend!
I’m happy I’m yours!
You got a double,
who brings you trouble,
and though you’re better without me.
Everybody needs a best friend!
I’m happy I’m yours!"
Norah Jones - "Everybody needs a best friend" -


domenica 7 ottobre 2012

4 bassotti per un danese

Regia: Norman Tokar
Origine: USA
Anno: 1966
Durata: 93'




La trama (con parole mie): Fran e Mark Garrison sono due sposini che vivono felici e spensierati in un quartiere residenziale nel pieno dei colori pastello degli anni sessanta. Quando la cagnolina di razza della donna partorisce tre bassotte da futura competizione, l'uomo si sente completamente all'angolo anche in casa sua, e complice la proposta del veterinario "di famiglia" adotta un danese che cresce - smisuratamente - credendo di essere lui stesso un bassotto e che diverrà il centro di gravità permanente dei guai e dei disastri di casa.
Quando la tensione tra i coniugi salirà proprio a causa dei danni causati dalle intemperanze canine, giungerà un concorso a premi in grado di riunire i Garrison sotto un'unica bandiera che possa portare al successo uno qualsiasi dei loro amici a quattro zampe.




Recentemente, sarà l'arrivo del piccolo fordino, sarà l'avvicinarsi della stagione fredda che spesso e volentieri ricorda le vacanze passate a casa con i nonni ed i film che hanno costruito una prima mitologia da spettatori di tutti noi - e non solo, considerate le generazioni attraverso le quali sono passati -, ma la voglia di riscoperta di vecchi classici si è fatta decisamente più insistente.
Ed ecco, direttamente dal passato remoto del sottoscritto - ma, di nuovo, credo non solo - uno dei titoli che almeno una volta chiunque ha visto programmati in tv per la gioia addirittura dei suddetti nonni, che ebbero la possibilità di vederli "ai loro tempi": 4 bassotti per un danese, divertissement targato Disney nato sulla scia di successi quali FBI Operazione gatto, mantiene lo stile patinato e magico della Golden Age dei grandi studios riprendendo il gusto tipico della slapstick comedy nata nel pieno degli anni quaranta ed ancora oggi mitica grazie a Capolavori come il Susanna! firmato da Howard Hawks.
L'idea di sfruttare il compagno a quattro zampe più amato dall'uomo come vero e proprio protagonista - i Garrison, di fatto, fungono da spalla a bassotti e danese - sarà nei decenni successivi sfruttata praticamente senza limiti da saghe decisamente non all'altezza di queste prime pietre miliari del genere - Beethoven, con i suoi quasi infiniti sequel - così come da titoli d'autore senza dubbio più riusciti - Bombon el perro, che il danese qui presente ha riportato alla mente del sottoscritto soprattutto nella parte della sua presa di coscienza di cane di grossa taglia di fronte ad una femmina della sua specie -, definendo il ruolo anche cinematografico di quello che è uno dei compagni di vita, gioco e guai per definizione di noi animali a due zampe.
Obiettivamente opere come questa ora possono risultare fuori tempo se non addirittura bonariamente razziste - il trattamento riservato ai due organizzatori di eventi giapponesi, se proposto oggi allo stesso modo, provocherebbe immediatamente uno scandalo -, eppure accantonato un ovvio quanto improbabile approccio effettivamente "realistico" - e troppo critico - le stesse riescono ancora ad avvincere, divertire e catturare lo spettatore grazie ad un piglio che molti dei film di oggi possono tranquillamente sognarsi, senza per questo sacrificare nulla in quanto a ritmo, tenuta e capacità di intrattenere non potendo contare su effettoni o trame particolarmente complicate.
Interessanti, nel rapporto tra ieri ed oggi, i piccoli dettagli - i coniugi con la camera dai letti separati - così come la freschezza nel raccontare i conflitti di coppia nel quotidiano attraverso le preferenze canine e l'affezione di Fran per le quattro bassotte e di Mark per il danese: d'eccezione anche i comprimari, dal veterinario complice ma sempre attento a non uscire dal seminato del marito al poliziotto di quartiere, mitico sia nell'inseguimento d'apertura che nella (vana) ricerca del ladro di ville che porta al suo incontro con Brutus - questo il nome del danese -.
Una pellicola, dunque, che con tutti i suoi limiti e le sue ingenuità riesce ad uscire dal tempo e dalle mode riuscendo, ben oltre il nuovo millennio, ad allietare neppure fossimo tornati bambini, giustificando sorrisi e risate come quando, in famiglia, si mettono da parte tensioni e rivalità - umane e non - per stringersi tutti attorno ad un obiettivo comune.
Se poi lo stesso si traduce nello stare insieme, allora si può segnare un'altra vittoria per il Cinema.


MrFord


"You got to be crazy, you gotta have a real need
you gotta sleep on your toes and when you're on the street
you got to be able to pick out the easy meat with your eyes closed
and then moving in silently, down wind and out of sight
you gotta strike when the moment is right without thinking."
Pink Floyd - "Dogs" -



sabato 6 ottobre 2012

My son, my son, what have ye done

Regia: Werner Herzog
Origine: Germania/USA
Anno: 2009
Durata: 91'




La trama (con parole mie): Brad Macallam ha vissuto un'intera esistenza all'ombra della madre, e nonostante il suo impegno con il teatro ed il legame con la fidanzata Ingrid è sempre rimasto fedele alla genitrice. Quando, durante un viaggio in Perù con gli amici, ha una sorta di "illuminazione", perde progressivamente il contatto con la realtà: una mattina la polizia è chiamata ad intervenire nel suo quartiere perchè Brad, nel bel mezzo di un caffè preso con i vicini, si è presentato armato di una spada ed ha ucciso proprio sua madre, asserragliandosi dunque in casa armato di fucile con due ostaggi.
Gli agenti, sconvolti dal comportamento dell'uomo, cercano di ricostruire la sua vita attraverso una serie di interrogatori sul posto in modo da avere un quadro il più delineato possibile prima di organizzare una qualsiasi azione d'intervento.






Lynch produce, Herzog gira.
Detto così, in casa Ford sarebbe quasi quasi parso un sogno.
Due dei registi che più ho amato nel corso della mia vita di spettatore, autori di Capolavori quali Una storia vera, Inland empire, The elephant man, Aguirre furore di dio, L'enigma di Kaspar Hauser, Grizzly man, in qualche modo insieme per raccontare una storia - ispirata a fatti reali - in grado di unire la cornice onirica e surreale del primo al confronto con la Natura e l'ignoto del secondo.
Una sorta di mix da sballo di LSD e fede, alcool e ragione scientifica.
Il tutto aggiungendo al cocktail la presenza del sempre incredibile Michael Shannon, ormai uno degli idoli assoluti del Saloon.
Eppure, il risultato è ben lontano dall'essere perfetto.
Ad essere del tutto onesti, considerato il mio sempre sbandierato panesalamismo, questo potrebbe addirittura risultare uno di quei film in grado di farmi incazzare oltremisura, spocchioso ed autoreferenziale, poco comprensibile e decisamente ostico per tutti gli spettatori che non si professino critici o aspiranti registi incapaci di sfondare sempre per responsabilità altrui.
Eppure, questo incantesimo pur non del tutto ben riuscito ha qualcosa che definire magico sarebbe riduttivo: la vicenda di Brad e la sua ricerca di vendetta rispetto ad una madre che gli ha condizionato l'esistenza legata a doppio filo ad un viaggio in grado di aprire nell'uomo una nuova dimensione - e nel Perù che si porta via lungo il fiume gli amici del protagonista si sentono ancora gli echi del già citato ed incredibile Aguirre - e alla leggenda di Oreste, sulle cui spalle pesa la responsabilità di porre fine all'hybris che da Tantalo ad Atreo è giunta fino ad Agamennone e a lui, con il suo progressivo allontanarsi dal mondo, dagli amici, dalla compagna, è in grado di portare un respiro mistico ed anche incredibilmente attuale alla visione, tanto da lasciare più di uno spiraglio aperto su una rappresentazione volutamente oltre le righe - e non sopra, badate bene - degli States e del loro approccio politico e sociale - i detectives che paiono figurine su un palcoscenico, la scelta di Brad di professarsi musulmano ribattezzandosi Farouq, il tentativo di dialogo tra il "terrorista" e le forze dell'ordine, l'osservazione del Canada e del suo essere "futuristico" -.
Certo, il tutto non è esente da rischi - decidere di raccontare una storia che solo nella sua struttura di indagine pare avere un senso logico che nei racconti e nel personaggio principale viene volontariamente abbandonato non è quello che si definirebbe una scelta razionale e sensata per un regista che voglia raggiungere almeno uno tra pubblico e critica -, ma sia Lynch che Herzog non si sono mai avveduti troppo di quello che si sarebbe potuto pensare di loro, dedicandosi a progetti che sono specchio di sensibilità assolutamente personali ed a tratti anche scomode: dunque, charachters come quello dello zio interpretato da Brad Dourif o del nano paiono un omaggio del cineasta tedesco all'autore di Eraserhead, mentre il rapporto madre/figlio e quella casa in colori pastello - per non dimenticare i due ostaggi -, il ruolo della polizia ed il viaggio responsabile del cambiamento e del salto interiore di Brad un personale appunto di Herzog agli States che lo stesso non risparmiò neppure nel sottovalutato Il cattivo tenente - Ultima chiamata: New Orleans.
Non me la sentirei mai di consigliare una visione come questa a cuor leggero, e di certo se dovete iniziare il vostro percorso rispetto alle carriere di questi due miti del grande - e non solo - schermo, sono altri i titoli sui quali dovreste concentrare le vostre attenzioni ed i vostri sforzi: eppure, allo stesso modo in cui si ricomincia a bere dopo una sbronza andata male che vi ha portati a giurare che mai e poi mai l'alcool sarebbe tornato in circolo nel vostro corpo, questo film ha il potere di entrare dentro ad occhi e cuore dell'audience, scavando più a fondo di quanto non sembri rimanendo in attesa del momento giusto per farvi saltare sulla sedia.
Come una palla da basket lasciata ad attendere il ragazzino di talento.
Come il Perù delle sensazioni.
Come l'hybris che finisce, dopo fin troppe generazioni.
O una spada che si dovrà trovare il coraggio di imbracciare, o lasciare cadere a terra.
 


MrFord


"Flamingo, Flamingo...
da quanto tempo sono qui...
Flamingo, Flamingo
perché ci guardano così...
Coi tuoi santi da juke-box
freschi di lavanderia...
Ma è la rumba d'altri film
che ci fa volare via... 
E le foto senza flash
fra le braccia del via vai... 
E quei ritmi di bayon
che sbagliare mi fai."
Sergio Caputo - "Flamingo" -


venerdì 5 ottobre 2012

Last friday night

La trama (con parole mie): ed eccoci di nuovo alle porte del weekend, che con le sue uscite in sala dovrebbe sempre salvarci da lavoro, serate storte, postumi da sbronza e soprattutto dalle panzane che riesce a rifilarci quotidianamente il Cannibale.
Invece, direi che per questa settimana ci tocca sopravvivere: un film potenzialmente potentissimo, una commedia divertente, per il resto nebbia.
In teoria dovremmo stare qui a piangerci addosso, ma tutto sommato, direi che siamo abituati: quindi cerchiamo di prendere il meglio, ed abbandonare il resto all'oblio meritato.


"No, Cannibale, a dormire con te non ci vengo! Lo sai che io e Ford siamo inseparabili!"

Ted di Seth MacFarlane


Il consiglio di Cannibal: da vedere, lasciando Ford a dormire con l’orsetto Teddy e i suoi soporiferi film russian
Ucci, ucci, sento odore di possibile commedia dell’anno. Negli USA è stato il grande successo a sorpresa dell’estate cinematografica, in maniera analoga a Una notte da leoni e Le amiche della sposa nelle passate annate, e quindi le possibilità di avere la Divina Commedia del 2012 ci sono tutte.
D’altra parte l’autore è il geniale Seth MacFarlane, già autore degli esilaranti Griffin, cartoon che a livello di momenti esilaranti ha surclassato persino I Simpson, checché ne dica il conservatore Ford.
Poi c’è Mila Kunis. Voglio dire: Mila Kunis. Lo ripeto ancora una volta per i vecchi con l’Amplifon come Lino Banfi e Lino Ford: c’è Mila Kunis!
Il consiglio di Ford: il migliore amico possibile? Un orso sboccato e tamarro! (E non sto parlando di me!)
Dal creatore della mitica serie Family guy - I Griffin qui in Italia - un buddy movie nel miglior stile di Apatow e Smith che raccoglie l'eredità degli anni ottanta e la trasforma in un irriverente sarabanda sentimentale e di amicizia. Marc Wahlberg perfetto per la parte del mezzo minchione, Mila Kunis che è un cocktail perfetto di bellezza e panesalamismo, e poi Ted, uno dei personaggi più azzeccati degli ultimi mesi.
Non è un Capolavoro, ma regala una manciata di scene a dir poco strepitose: avendolo già visto un paio di mesi fa ed avendo atteso l'uscita italiana, lo vedrete da queste parti all'inizio di settimana prossima.

"E' inutile che cerchi di farmi ubriacare, Cannibale. A dormire con te non ci vengo. Lo sai che io e Ford siamo inseparabili!"

Un sapore di ruggine e ossa di Jacques Audiard
 
 
Il consiglio di Cannibal: un sapore di grande film e di ossa (quelle che spaccherei a Ford buahahah)
Il cinema francese sta vivendo uno splendido momento, la protagonista è quella garanzia di donna che risponde al nome di Marion Cotillard, alla regia ritroviamo quel Jacques Audiard che con il precedente Il profeta aveva messo d’accordo sia me che il mio arrugginito enemy James. Che volere di più?
Sul film ho sentito pareri più che altro positivi, ma anche qualche critica, e se con Ted sento odore di grande commedia, qui sento il sapore di grande dramma. Non so l’incontentabile Ford, ma io con questi due film per questa settimana direi di potermi ritenere soddisfatto.
Il consiglio di Ford: il Cannibale ormai è più arrugginito del vecchio Ford!
A far tornare sulla cresta dell'onda il Cinema francese dopo le ultime poco convincenti proposte apprezzate soltanto dal mio conigliesco antagonista, torna alla carica il regista dello stupefacente Il profeta, che un paio d'anni fa aveva addirittura messo d'accordo anche i due più acerrimi rivali della blogosfera.
La critica non l'ha accolto con lo stesso entusiasmo, ma io resto estremamente fiducioso dell'opera di uno dei registi più interessanti e promettenti degli ultimi anni, alla facciazza di tutti quei radical chic che il Cucciolo eroico tenta inutilmente di propinarci come nuovi messia della settima arte.

"Mi dispiace, Cucciolo, ma devo darti buca: ho già in programma un allenamento con Ford!"
The Apparition di Todd Lincoln


Il consiglio di Cannibal: un’apparizione gliela si può anche concedere
Mila Kunis… Marion Cotillard… e qui pure Ashley Greene.
Cos’è, la settimana della figa?
Nonostante questo horrorino si preannunci tutt’altro che fondamentale, una possibilità all’ennesima storiella di fantasmi gliela riserverei. Certo, non farà paura manco lontanamente, ma dovrebbe bastare per far scappare Jimmy Ford sotto il letto insieme all’orsetto Ted. E con Jimmy Ford non intendo il suo futuro figlio. Intendo proprio il futuro Padre Ford.
The apparition di Todd Lincoln
Il consiglio di Ford: un'apparizione del Cannibale ad un aperitivo organizzato da Ford? Praticamente un miracolo!
Ennesimo film di fantasmi che non aggiungerà nulla al genere - anzi, finirà per togliere qualcosa, probabilmente - che andrà bene giusto come riempitivo nel caso non si riuscisse a recuperare nessuna delle
novità più importanti di questo periodo, o se dovesse venirmi voglia di stroncare un film giusto per sfogare un pò di energie e non mi bastasse il sacco. Potrebbe però sempre essere che la bimbetta teen che si occupa dell'altra metà di questa rubrica possa anche spaventarsi tanto tanto.

"Cannibale, non so come dirtelo, ma anche io sono impegnata con Ford, stasera!"
Step Up 4 Revolution 3D di Scott Speer


Il consiglio di Cannibal: un film con un 4 e un 3D nel titolo contemporaneamente va evitato a priori
Non solo un sequel di un sequel di un sequel, bensì anche una pellicola in 3D. Cosa ho fatto di male per meritarmi tanto?
Io non ho mai visto manco Step Up 1, che invece Ford avrà acquistato in DVD solo per la presenza del suo idolo Channing Tatum. Negli ultimi tempi, nonostante la sua inespressività da tipico attore fordiano, il Tatum sta comunque convincendo sempre più anche me, ma nonostante questo non credo mi recupererò mai nemmeno il primo. Anziché uno step up, io preferisco fare uno step down o, ancora meglio, uno step dritto in faccia a Ford!
Il consiglio di Ford: scommetto che basterà il 3D per far compiere sia a me che al Cannibale uno Step back da questo film.
Step up. 4. In 3D.
Se non fosse che la scorsa settimana sono stato simpaticamente invaso dagli organizzatori del flash mob romano che pubblicizzava questo film, direi quasi che ci aspetta un horror.

"Katniss, mi manda Ford: dice che stasera sei tutto solo!"
All’ultima spiaggia di Gianluca Ansanelli


Il consiglio di Cannibal: ma nemmeno all’ultima spiaggia
Leggo come notizia Ansa che questo film verrà distribuito in ben 250 copie e mi viene l’ansia.
Ci sono film che in Italia manco arrivano, altri che passano con mesi/anni/decenni di ritardo, pellicole come The Artist, e dico il premio Oscar The Artist, che erano state proposte in poche decine di sale, e ‘sta roba mi arriva in 250 cinema?
Il cast pare sia composto da “volti noti di Zelig”. Io non ho idea di chi siano, ma la zeligghizzazione del cinema è qualcosa di persino più atroce di una whiterussianizzazione del web.
Pensavo che Ford quando ha chiesto a me, e non a Gianni Canova o al Morandini, di realizzare insieme una rubrica sulle uscite del weekend fosse all’ultima spiaggia, ma il cinema italiano sì che è davvero all’ultima spiaggia. Forse oltre.
Il consiglio di Ford: non fate come il Cannibale, che ormai è alla deriva, ed evitate questo film!
Considerato che la scorsa settimana è uscito Reality di Garrone, direi che potrete tranquillamente risparmiarvi il primo film italiano da bottigliare della settimana almeno quanto una delle recensioni più
accorate della regina delle suocere, il quipresente Kid. E se pensate che le proposte da Terra dei cachi si limitino a questo, mettetevi l'anima in pace: il weekend in sala si prospetta devastante.

"Ma tu guarda: il gossip cinese è sicuro di una tresca tra Channing Tatum e il Cannibale!"
Un giorno speciale di Francesca Comencini


Il consiglio di Cannibal: lo vedrò in un giorno speciale, tipo il 30 febbraio dell’anno mai
Non ho mai visto film della Comencini e non penso di “comenciare” nemmeno adesso.
Pare sia stato presentato all’ultimo Festival di Venezia addirittura in Concorso, pare, ma io già solo vedendo il trailer mi chiedo per prima cosa come possa essere considerato un film da Festival, e per seconda cosa come ci possa essere gente che vuole andarlo a vedere. Sembra una commedia romantica americana di terzo livello, solo realizzata con mezzi italiani. Sarà anche Un giorno speciale, ma un film speciale non mi sembra.
E, a proposito, sapete quale sarà un altro giorno speciale? Quello in cui su WhiteRussian verrà consigliato un bel film uahahah!
Il consiglio di Ford: un giorno speciale? Quello in cui il Cannibale finalmente chiuderà bottega e passerà a lavorare per il sottoscritto come portaborse! Ahahahahaha!
Ed eccoci al secondo film italiano da bottigliare della settimana. Non che ce l'abbia particolarmente con la Comencini, ma questa sorta di commedia romantica nella cornice della "crisi" mi pare davvero trascurabile, almeno quanto la presenza di Katniss Kid nella blogosfera in questo periodo.
Che sia in crisi anche lui!?

"Fingiamo che sia Il grande Lebowski, giusto per dare un pò di fastidio a Ford!"
Padroni di casa di Edoardo Gabbriellini


Il consiglio di Cannibal: padroni di restare a casa e non guardare questo film
In quanto padrone di casa di Pensieri Cannibali, ordino che Mr. Ford venga immediatamente cacciato fuori.
È ancora qui?
Ancooora?
Visto che proprio non vuole saperne di smammare, sentiamo cos’ha da dire su questo film, perché io, a parte dire che una pellicola con Gianni Morandi mi attira meno di una con JCVD, non so che altro dire…
Gianni Morandi attore e pure presente in colonna sonora? No, per me è davvero troppo!
Il consiglio di Ford: ormai i padroni di casa della blogosfera sono Ford e, ahilui, il suo coinquilino Cannibale.
Nonostante la locandina davvero accattivante e la presenza del sempre più depresso ma ugualmente simpatico Mastandrea, questo film mi attrae meno di una visita guidata nella cameretta del blogger più teen del mondo.
E voi sapete di chi sto parlando, vero!?
Non so darvi una giustificazione precisa - forse che le proposte italiote della settimana non sono proprio roba da strapparsi i capelli -, ma prendetela così, come una bottigliata a priori come quelle che rifilo quotidianamente al mio rivale.

"Forza, Cannibale, dacci dentro: uno su mille ce la fa!"

Cocktail

Regia: Roger Donaldson
Origine: USA
Anno: 1988
Durata: 104'




La trama (con parole mie): Brian Flanagan, giovane di belle speranze appena congedato dall'Esercito, fa ritorno dallo zio nel Queens portandosi dietro il sogno di trasferirsi a Manhattan e diventare milionario.
La ricerca di un lavoro nel campo del marketing e della borsa, però, non va a buon fine, ed il giovane si ritrova per mantenersi il college a lavorare come barman la sera accanto al più anziano e cinico Doug Coughlin, che lo inizia al mestiere e assicura che, con la spinta economica giusta, le cose potrebbero girare bene anche per chi sta da quella parte del bancone.
I due progettano di aprire un locale come soci, ma una donna causa una frattura e l'amicizia finisce: passano due anni e le loro strade si ricongiungono in Jamaica, dove Brian lavora come barman stagionale e trova l'amore nella giovane Jordan mentre Doug si dichiara sistemato, sposato ad un'ereditiera ricchissima pronta a mantenerlo sotto ogni punto di vista.
Le cose finiranno per naufragare per entrambi, e una volta rientrati a New York, i due dovranno fare i conti con la realtà.





Lo ammetto: dopo averli considerati per anni un'epoca profondamente inutile, sono ormai fermamente convinto che gli eighties siano stati uno dei momenti più straordinari che si possano immaginare per tutta la cultura occidentale.
Senza dubbio è stato il decennio del futile, del sopra le righe, dell'illusione: eppure l'emozione che riescono a suscitare ora i prodotti figli di quel periodo è incredibilmente fresca, avvolta da una nostalgia da fine delle vacanze eppure carica di energia, quasi come se sui protagonisti di queste storie fosse scesa un'aura mitica in grado di tenerli lontani dal Tempo e dallo Spazio.
Cocktail è a buon diritto uno dei titoli simbolo di quel periodo, nonchè uno dei primi film che vide Tom Cruise - allora davvero giovanissimo - lanciarsi verso l'Olimpo dello stardom hollywoodiano, una sorta di Wall Street dei bassifondi e dei proletari, nonchè un vero e proprio cult per chi, come il sottoscritto, mantiene sempre viva una certa pronunciata inclinazione alcoolica: la vicenda di Brian Flanagan, nata dalla voglia di successo che travolse i giovani yuppies del periodo, affamati di gloria, denaro e fama, rappresenta bene l'idea che soprattutto gli States esportarono in un momento storico che prevedeva una certa elasticità nella voglia di sognare e farsi da soli in opposizione al modello tutto repressione e limiti che rappresentava il blocco sovietico.
Ma senza scadere nell'ovvio e nei più classici confronti da Guerra Fredda, Donaldson concentra la sua attenzione sul confronto tra i due amici e rivali Doug e Brian: il primo, più vecchio e disilluso, pare ad un tempo cercare di proteggere paternalmente il secondo e spingerlo sempre e comunque al suo peggio, mentre il secondo si ritrova combattuto tra lo schierarsi accanto all'amico e mentore o l'avventarvisi contro.
Come Doug non manca di far notare, la differenza principale tra i due sta nel fatto che lui tende a rappresentare i traffichini - o trafficoni, a seconda dei casi -, mentre il suo giovane protetto è e resterà sempre un lavoratore, di quelli che mettono l'anima in quello che fanno e saranno sempre disposti, pur commettendo errori, a sacrificarsi per un ideale: senza dubbio quella stessa epoca ormai vicina alla sua fine - dall'imminente crollo del muro di Berlino all'uscita dei primi dischi di band "distruttive" come Pixies e Nirvana - trovava in Doug un animale della notte incapace di considerare il suo tramonto ed in Brian un sognatore pronto a cambiare e dare ogni cosa ed il meglio nonostante le difficoltà che la vita mette sul bancone ogni notte, rispondendo con poesie improvvisate e cocktails preparati con un'abilità sempre maggiore.
Mitico il cast, dal già citato Cruise al sogno degli adolescenti di quel periodo e non solo Elisabeth Shue fino all'australiano meno conosciuto, sottovalutato e decisamente ottimo Bryan Brown, e le atmosfere, che dalle spiagge giamaicane allo skyline della Grande Mela fotografano al meglio l'epoca d'oro dei Tony Montana e dei Gordon Gekko.
Certo, non parliamo di una pellicola in grado di strabiliare il pubblico, regia e script sono piuttosto nella norma e non sempre le idee sono ben sfruttate, eppure il lavoro di Donaldson riesce ad essere clamorosamente fuori tempo massimo quanto attuale, nonchè simbolo di un periodo che ora finiamo per rimpiangere schiacciati da crisi e ghigliottine economiche che tengono i sogni ben lontani da qualsiasi ragazzo venuto dalla periferia e giunto al cuore della grande metropoli.
Ora sarebbero tempi da fuga in Jamaica, di quelle per non tornare più.
Oppure di "Cocktails&dreams", il locale che Doug e Brian sognano da sempre di aprire.
Se non altro, se il fondo del bicchiere rivelasse soltanto il vuoto delle illusioni in frantumi, resterebbe la sbronza ad accompagnarci a casa, rimboccandoci le coperte fino all'inizio del prossimo sogno.


MrFord


"Your lights are on, but you're not home 
your will is not your own
you're heart sweats, your teeth grind
another kiss and you'll be mine
whoa, you like to think that you're immune to the stuff, oh yeah
it's closer to the truth to say you can't get enough
you know you're gonna have to face it, you're addicted to love."
Robert Palmer - "Addicted to love" -


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