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giovedì 22 marzo 2018

Thursday's child



Nuovo appuntamento con la rubrica a tre più famigerata della blogosfera e, nonostante non si parli di una di quelle settimane da segnare sull'agenda per quanto riguarda le uscite in sala, vede il ritorno, accanto a questo vecchio cowboy e al suo rivale Cannibal Kid, di uno dei bloggers che più mancano nel giro dei cinefili della rete: Bradipo.
Nella speranza che quest'ultimo torni a scrivere come un tempo, ecco a voi i film che ci attendono per il weekend imminente.


"Maledetto Schwarzenegger! Vuole rubarmi spazio come figlio celebre della settimana!"


IL SOLE A MEZZANOTTE

"Vieni con me, Bella. Navighiamo lontani da quei bloggers dalla dubbia fama."
 
Bradipo: voce fuori campo sussurrata, musica finto indie rock al saccarosio, colori autunnali per un film che si presenta devastante fin dal trailer. In senso negativo. Ha l’aria di una di quelle minchiatine che piacciono tanto al Cannibale noto appassionato di faiga (in idioma yankee). Sembra anche una di quelle storielle strappalacrime che Ford detesta ma la ragazza, bona, con la chitarra, potrebbe pure indurmi in errore. Vaccinato dai tempi di Love Story, questa storia d’amore ha la sola novità di infiltrarsi nel territorio di una malattia strana. E poi c’è pure il figlio di Schwarzy. Il vampirismo? Anche no.
Cannibal Kid: La penna del Bradipo è assente dalla blogosfera da parecchio tempo, ma noto con piacere che non ci ha persi di vista. Io resto sempre un noto appassionato di... minchiatine come questa, che potrebbe essere il mio film guilty pleasure dell'anno. Sembra la copia di Noi siamo tutto, come protagonista c'è Bella Thorne che di solito fa la parte della Bella stronza, mentre qui è in cerca di riabilitazione in quella della Bella in fin di vita, e potrebbe essere il nuovo Colpa delle stelle. Io non me lo perdo proprio, ma scommetto che pure il veterinario Bradipo, tra una visita a un cucciolo eroico e una a un Ford, gli darà una possibilità, mentre il mio blogger rivale, che lo vedrà con gli occhi a forma di cuore nei confronti di Schwarzenegger Jr., si commuoverà come successo con Io prima di te. Garantito.
Ford: questa roba puzza così tanto di cannibalata - in senso negativo - che neppure se ci fosse Schwarzenegger Senior potrei riuscire ad essere positivo. Giusto Bella Thorne potrebbe convincermi a compiere il passo, anche se la preferisco di gran lunga Bella stronza che non Bella in fin di vita. Ad ogni modo, penso passerò a farmi un White Russian di mezzanotte, e a nanna tranquillo.

PACIFIC RIM – LA RIVOLTA

"Ti rendi conto che siamo vestiti peggio di Ford!?"

Bradipo: un sequel che porta praticamente lo stesso titolo del suo predecessore. Però prima c’era Guillermo del Toro, ora c’è un carneade qualsiasi. Pacific Rim mi ha gasato non poco al cinema , questo mi sgasa fin dal trailer in cui ai robottoni giganti che si davano mazzate cecate si sostituisce un’estetica da videogioco che sarebbe meglio lasciare su una Playstation. La vedo dura anche per il Cannibale e per il suo acerrimo rivale, l’ottimo Ford. Meglio recuperare un Godzilla a caso.
Cannibal Kid: Io ho odiato il primo Pacific Rim. Un film tremendo e noiosissimo, a meno che non si sia fan dei robottoni, o si abbiano meno di 5 anni. Questo sequel quindi me lo risparmio senza alcun problema. Chissà invece che Ford, diventato di recente il nemico pubblico numero 1 di del Toro, non approfitti dell'assenza del messicano alla regia per esaltare il suo successore, Steven S. DeKnight, il creatore della fordianissima serie Spartacus.
Ford: il primo Pacific Rim era stato il primo segnale di banalizzazione di Del Toro, e nonostante i mostri giganti e i robottoni non mi aveva affatto convinto. Figurarsi dunque un inutile sequel che già dal trailer puzza di baracconata lontano un miglio. L'ottimo Bradipo ha ragione: questo film metterà in difficoltà sia me che Peppa Kid.

HOSTILES – OSTILI

"Se provi ancora a parlare male dell'abbigliamento di Ford ti faccio lo scalpo, amico."

Bradipo: E qui sento già il rumore delle cornate che si daranno i due più grandi nemici della blogosfera. Questo film è da James Ford tutta la vita mentre già vedo il Cannibale a sbuffare come una locomotiva per tre quarti di proiezione. Anche se c’è quel bel donnino della Pike. Cooper non sarà mai Eastwood ma Bale è sempre Bale e fargli recitare la parte di una specie di redneck antelitteram è stuzzicante. Per tuffarsi nel passato e in un mare di retorica yankee. O no?
Cannibal Kid: Si chiamerà anche Bradipo, ma non è certo lento. Anzi, è più sveglio di altri colleghi blogger. Tipo Ford, tanto per menzionare un nome a caso. Ha già detto tutto lui, quindi che posso aggiungere? Dico solo che nemmeno la presenza di Bale & Pike potrebbe convincermi a vedere questo ennesimo western giunto fuori tempo massimo. Ma giusto di quei 100 anni, o giù di lì.
Ford: non ci troveremo di fronte ad un supercult, ma ho come l'impressione che Hostiles potrebbe rivelarsi la fordianata della settimana, alla facciazza di Cannibal che vorrei tanto vedere alle prese con questo titolo che nonostante la presenza di Bale, da sempre uno dei suoi favoriti, potrebbe davvero farlo uscire di testa. Ben più di quanto già non sia.

PETER RABBIT

"Secondo te, Domnhall, sono più cuccioloso del Cucciolo Eroico?" "Impossibile, caro Bradipo Rabbit!"

Bradipo: Io ero rimasto a Roger Rabbit e alla sua parte migliore Jessica. Ora mi ritrovo questo roditore barricadero che mi sta simpatico come un riccio di mare nelle mutande. Il posto giusto per questo coniglio è una bella padella con olio aglio e rosmarino per farlo alla cacciatora. E ve lo dice uno che non mangia coniglio da oltre 20 anni… da quando li cura. E voi amici di blogosfera che dite: lo cuciniamo il lagomorfo o lo andiamo a vedere al cinema?
Cannibal Kid: Ahahah, ma se un veterinario dice così, io allora non posso che sentirmi autorizzato ad appoggiarlo. Da buon fan di Donnie Darko quale sono, non ho mai mangiato carne di coniglio in vita mia. Questa volta potrei però fare un'eccezione e accettare persino di partecipare a una serata col Bradipo e col Ford per gustarci tutti insieme questo Peter Rabbit. Alla griglia, mica al cinema.
Ford: se Cannibal accetta un invito ad una grigliata rompendo la coltre di mistero che lo avvolge, è un avvenimento così importante che neppure comparissero in una sequenza Jennifer Lawrence e Jessica Chastain nude limonando duro potrei decidere di andare in sala. Beh, magari forse in quel caso sì.

UN SOGNO CHIAMATO FLORIDA

"Mamma, stiamo cercando di imitare i Gallagher?" "No, stiamo cercando di imitare i Ford!"

Bradipo: Questo ha le carte in regola per essere un piccolo cult…certo magari ci si poteva risparmiare un riferimento così evidente al cantore dei bambini al cinema ma bisognerà attirare qualche spettatore in più e per questo si può perdonare. Potrebbe essere il film che riscrive la storia. La storica riappacificazione del Cannibale e di Ford. Storia del cinema e storia della blogosfera.
Cannibal Kid: Non credo che questo film ci riappacificherà. Anzi. L'ho già visto e mi è risultato così indifferente che manco ho trovato la voglia di recensirlo. Per una volta ho preferito fare come il Bradipo, e restare lontano dal blog e dalla scrittura. Ma tranquilli, io non mi metterò a curare animali. Una pellicoletta mediocre, inspiegabilmente osannata da tutta la critica radical-chic che in genere condivido, solo non in questo caso. Mi è sembrata una versione infantile e ruffiana dei lavori ben superiori, di Larry Clark, Harmony Korine e Gregg Araki, con una bimbetta protagonista odiosa come poche e una fotografia patinata in stile videoclip dei Red Hot Chili Peppers. Ford e pure il Bradipo (se prima o poi tornerà a vedere film e magari anche a parlarne) si allineeranno alla critica fighetta e lo osanneranno?
Ford: ho letto benissimo in giro di questo film, che sulla carta dovrebbe essere uno di quei titoli indie in grado di mettere d'accordo tutti, perfino gente come me e Cannibal. Scopro ora che ha deluso il mio rivale, dunque corro al recupero sperando si riveli uno dei cult del Saloon di quest'anno e lasciando a lui robette come La forma dell'acqua. Dovessi invece bocciarlo, allora si verificherebbe un fenomeno come quello che vide, al contrario, questo vecchio cowboy ed il Cucciolo Eroico unici baluardi a difendere Spring Breakers.

FOXTROT - LA DANZA DEL DESTINO

"Bradipo è tornato dall'oblio! Festeggiamo con i botti!"

Bradipo: Già da solo il trailer mi ha trasmesso ansia e sensazione di soffocamento… figuriamoci andarlo a vedere in sala… in quei due o tre cinema che avranno l’ardire di proiettarlo. Polpettone fintoautoriale o nonsense megagalattico? Ai postumi l’ardua sentenza. E voi Cannibale e Mr Ford che ne dite? Lo andiamo a vedere o lo evitiamo come la peste?
Cannibal Kid: Film israeliano che all'ultimo Festival di Venezia ha ricevuto parecchi consensi, è la classica visione da affrontare coi piedi di piombo e al momento giusto, per poterlo apprezzare. Altrimenti il rischio polpettone fordiano è praticamente assicurato.
Ford: questo è il tipico titolo sul filo del rasoio. Polpettone autoriale applaudito solo dai più radical o sorpresa della settimana? Spero nella seconda, temo fortemente la prima.

UNA FESTA ESAGERATA

"E questo cos'è!? Non sarà un white russian di quelli che prepara Ford!?"

Bradipo: Salemme? Cioè Salemme ancora fa film? Sarà anche un simpatico guaglione ma non basta per sbagliare sistematicamente tutti i film che ha fatto…. o quasi. Qui lo spunto è anche stuzzicante, la mania tipicamente meridionale che organizzare feste senza il minimo senso della misura ma conoscendo Vincenzino sono sicuro che lo spunto sarà banalizzato di sicuro. Altro film che metterà sicuramente d’accordo i due più grandi nemici della blogosfera: il Cannibale e Mr Ford sono troppo cispadani per lasciarsi convincere da Salemme e dalla pletora di caratteristi che qui compare.
Cannibal Kid: Sarò anche cispadano, ma non leghista, e Salemme non lo sopporto non perché è meridionale, ma perché è... Salemme. Cioè, dai, non è simpatico manco per sbaglio e poi di film ne gira persino più di Woody Allen e Steven Spielberg messi insieme e, se già quelli ormai è una fatica seguirli, figuriamoci questo qua.
Ford: guarda cosa mi tocca fare. Dare ragione a Cannibal su tutta la linea. Quasi peggio di mettersi a votare la Lega.

8 MINUTI

"E dopo questo film, il Cinema italiano può fare le valigie."

Bradipo: No, no e poi ancora no. La tragedia di Rigopiano è avvenuta ad un tiro di schioppo da me, ancora oggi sono a contatto con questa tragedia sentendo di persona i racconti di chi è stato colpito negli affetti più cari... Questo film ha la faccia del classico instant movie impreciso e retorico con un aspetto da fiction di canalecinque (il minuscolo è del tutto voluto, commisurato al livello qualitativo delle suddette produzioni televisive). Tanto cinema italiano di qualità non viene distribuito e queste porcate immonde sembrano avere la corsia preferenziale per andare su grande schermo. Da evitare.
Cannibal Kid: Da evitare? No, Bradipo, questa volta non sono d'accordo. Questo rischia di essere lo scult trash dell'anno, forse del secolo. Guardate il trailer (https://youtu.be/06U_MFIkkIo): che capolavoro! Manco Maccio Capatonda è mai arrivato a tanto. Il regista Dado Martino è il nuovo Tommy Wiseau?
Ford: solo il trailer mi fa pensare che, forse, tutti questi anni di battaglie contro un certo Cinema italiano hanno avuto senso. Terribile.

martedì 19 agosto 2014

Transformers 4 - L'era dell'estinzione

Regia: Michael Bay
Origine: USA
Anno: 2014
Durata: 165'




La trama (con parole mie): Cade Yeager, meccanico ed inventore, e sua figlia Tessa, vengono casualmente in contatto con il "cadavere" di un camion che si rivela essere Optimus Prime, leader degli Autobots ferito gravemente ed autoesiliatosi a seguito degli eventi dell'ultimo episodio della loro saga, intento ad avvisare i suoi compagni del pericolo incombente. Nonostante, infatti, la caduta di Megatron e dei Decepticons, cacciatori di taglie provenienti dal loro pianeta d'origine ed un accordo con gli stessi stipulato da una multinazionale e dalla CIA rischiano di mettere a repentaglio non solo le loro vite, ma anche quelle di chiunque deciderà di aiutarli e, forse, degli abitanti della Terra. 
Riusciranno Yeager e Prime a tenere in piedi un'alleanza traballante e rimettere i pezzi del puzzle al loro posto? E riuscirà Michael Bay a spremere le creature della Hasbro per un quinto film?








Di norma, l'estate non regala mai troppe soddisfazioni, agli amanti della settima arte.
Non che possa dirmi totalmente in disaccordo, rispetto a questa regola non scritta: in fondo, anche il più radical tra i cinefili ha bisogno - per quanto rifiuterà sempre di ammetterlo - di mettere a riposo i neuroni, e dunque, approfittando di ferie e bella stagione, un periodo "off" anche in sala mi è sempre sembrato più che legittimo.
Peccato che, di fatto, quest'anno l'estate - che metereologicamente ha finto di non esserci - della settima arte sia iniziata a fine aprile e ancora rifiuti di lasciare il campo, consentendo a proposte come la qui presente quarta fatica di Michael Bay - uno degli antiCinema per eccellenza, fatta eccezione per Pain&Gain - legata ai robottoni trasformabili targati Hasbro e protagonisti negli anni ottanta di fumetti e cartoni animati che io stesso seguivo con grande interesse di prendersi tutto il possibile nell'ambito delle sale e degli spettatori.
In tutta onestà, speravo che la novità rappresentata dall'arrivo di Marc Wahlberg - un fordiano fatto e finito - potesse dare una svolta action tamarra tendenzialmente ridicola al brand finendo per rivitalizzarlo come fu per Fast&Furious con l'arrivo di The Rock, ma mi sono dovuto ricredere: certo, il buon Marky Mark e Stanley Tucci ce la mettono tutta per strappare due risate all'audience, e di sicuro non ci sono secondi fini - se non quello di fare cassa - dietro l'operazione gestita da Bay, ma a conti fatti il risultato è assolutamente uno dei più bassi raggiunti quest'anno dal Cinema pur nella sua accezione più popolare e blockbuster.
Marchette scandalose a nastro - da Tom Ford a Victoria's secret, senza contare quella vergognosa alle Beats, già sopravvalutate nel mercato dell'audio come cuffie e presenti con il pessimo diffusore bluetooth in una sequenza che pare essere stata inserita ad hoc -, logica non pervenuta - quasi peggio di un film horror di quelli che paiono girati apposta per essere sbeffeggiati nelle recensioni -, interpretazioni - esclusi i già citati Wahlberg e Tucci - oltre il limite dei cani maledetti ed un minutaggio che dovrebbe comportare sanzioni penali per sceneggiatori e produttori della pellicola: ora, io capisco che gli anni ottanta siano alle spalle e che i buoni, cari, vecchi film action della durata di un'ora e mezza scarsa non vadano più tanto di moda, ma vorrei capire come cazzo è possibile che una troiata gigante con robottoni trasformabili che si inseguono da una parte all'altra del mondo lottando per la salvezza dello stesso senza badare ai presunti milioni di morti considerati danni collaterali degli scontri - problema già ravvisato nel recente e pessimo Man of steel - tutto effetti speciali e poco altro debba costringermi a rimanere davanti ad uno schermo per la bellezza di centosessantacinque minuti sonanti senza per questo riuscire a fornire uno script degno almeno della scuola elementare.
Scandaloso davvero.
Giuro che, giunti al traguardo - per nulla semplice da conquistare - dell'ora e mezza, in casa Ford ci siamo chiesti se non fossimo stati vittime di una sorta di complesso meccanismo in grado di dilatare il tempo, e come fosse possibile che di fronte a noi si aprisse una finestra di un'altra settantina di minuti: un'Odissea, credetemi.
Certo, ci sono Marc Walhberg, i robottoni, le esplosioni, le sparatorie, le battutacce da film pseudo-macho, le astronavi, il cattivo gusto ed io sono un inguaribile tamarro: ma a tutto c'è un limite.
Michael Bay l'ha superato.
Ampiamente.
E per centoquaranta di questi centosessantacinque incredibili, assurdi minuti, ho pensato che l'estinzione cui si faceva riferimento nel titolo fosse la mia.



MrFord



"That I'm doing it all for you
I'm doing it all for you
I'm ready to go
I'm ready to go
I'm doing it all for you
I'm doing it all for you
I'm ready to go
I'm ready to go."
Imagine Dragons - "All for you" - 



lunedì 22 luglio 2013

Pacific Rim

Regia: Guillermo Del Toro
Origine: USA
Anno: 2013
Durata: 131'




La trama (con parole mie): siamo in un prossimo futuro, e troviamo gli abitanti della Terra impegnati in una guerra senza esclusione di colpi contro i Kaiji, mostruose e gigantesche creature giunte dalle profondità degli abissi nel nostro mondo grazie ad una falla che garantisce il passaggio delle stesse dalla loro dimensione d'origine alla nostra.
Per poterli fronteggiare, il genere umano ha sviluppato delle armi chiamate Jager, robot giganteschi e potentissimi che soltanto l'unione di due piloti collegati tra loro attraverso menti e ricordi permette di manovrare: quando il giovane e promettente Raleigh Becket perde il fratello in uno scontro abbandona per cinque anni la battaglia dedicandosi come operaio alla costruzione di un muro che dovrebbe tenere lontani i Kaiji senza doverli necessariamente combattere.
Alla scoperta che la struttura non sarà in grado di adempiere allo scopo e che le creature preparano in realtà un'invasione del nostro pianeta, Becket verrà richiamato in servizio dal suo ex comandante per tentare un'ultima, disperata missione pensata per chiudere definitivamente la breccia tra i due mondi. 
I pochi Jager rimasti ed i loro piloti, dunque, si troveranno a tentare di scrivere la parola fine alla guerra.





E' davvero dura, sedersi qui a scrivere un post a proposito di Pacific Rim.
In qualche modo, per poter cominciare decentemente dovrei partire dai tempi della mia infanzia, in cui ai cartoni animati di genere sportivo - su tutti Holly&Benji  e L'Uomo Tigre - si alternavano le visioni legate ai cosiddetti robottoni, da Jeeg a Mazinga, passando per Daltanious, Gordian, Voltron ed il mio personale favorito Daitarn III: erano tempi magici, in cui bastavano venti minuti di giocattoloni a cartoni per sognare mondi infiniti e battaglie intergalattiche contro gli alieni cattivi di turno. In quel periodo fiorirono non soltanto pupazzoni e modellini dei suddetti robot, ma anche videogames come Rampage o King of the monsters targato Neo Geo, classiconi del periodo almeno per il sottoscritto, soprattutto quando d'estate, al mare, si passava buona parte della serata in sala giochi ad inserire un gettone dietro l'altro.
Quando vidi per la prima volta il trailer di Pacific Rim mi parve di vivere il sogno ad occhi aperti di quel bambino magro e piccoletto, un film dagli effetti pazzeschi con protagonisti proprio quei robottoni che per anni - se non decenni - si erano potuti ben rappresentare soltanto nei cartoni animati: se, a questo, si aggiungeva il fatto che dietro la macchina da presa stava un certo Guillermo Del Toro, autore di tamarrate goduriosissime come Blade II, ottimi film da fumetto come i due Hellboy o lo splendido Il labirinto del fauno, il gioco era fatto.
L'hype, dunque, era altissimo, alimentato dal fatto che in questi giorni, in tutta la blogosfera, si sono letti pareri entusiastici e stroncature eccellenti di questo lavoro: il risultato è stato un vero e proprio conflitto interiore che ha portato ad una media purtroppo non esaltante anche nel voto, incontro dell'apparato tecnico e visivo assolutamente spettacolare - roba da far sembrare Cloverfield un filmetto amatoriale - ed un impatto emotivo al contrario piuttosto anonimo, specie per chi ha vissuto gli anni d'oro dei cartoni animati citati in apertura di post con il cuore e gli occhi spalancati che solo i bambini possono avere.
Parliamoci chiaro: Pacific Rim, forte di effetti da capogiro e sequenze da esaltazione totale - al primo ingresso dei fratelli Becket nel loro Jager ho avuto un brivido simile a quello che provavo la sera della vigilia di Natale da piccolo, quando non vedevo l'ora di scartare i pacchi -, manca del cuore in grado di rendere una visione memorabile a livello emozionale così come - purtroppo - dell'ironia perchè la stessa non risulti quel pochino pretenziosa perfino per un tipo pane e salame come il sottoscritto.
Rispetto all'opera di Del Toro, da un lato, mancano dunque sia la profondità e la drammaticità de Il labirinto del fauno, sia la scanzonata guasconeria di Hellboy, mentre allargando il campo al Cinema d'intrattenimento in generale - è impossibile non considerare che la sceneggiatura e la storia, quando si tratta questo genere, finiscono per avere il sapore della minestra riscaldata - non troviamo il pathos di Avatar, l'aura autoriale di District 9 o la fracassoneria di The Avengers.
Per quanto suoni quasi una bestemmia, artisticamente parlando, personalmente mi sono divertito di più a spegnere i neuroni con Battleship che ad attendere il momento della definitiva consacrazione di Pacific Rim, che continuerà ad essere un prodotto di riferimento per il genere - e che già voglio in bluray - ma che non mostra il carattere necessario a soddisfare le aspettative dei fan che, da prima ancora che potesse essere sviluppato il progetto, sognavano con tutto il loro amore di bambini un'intera pellicola dedicata ai robottoni che non fosse lo scempio che Michael Bay operò rispetto ai Transformers.
Certo, in tutto questo ammetto che nel momento in cui nel pieno della battaglia con un terrificante Kaiji lo Jager estrae la spada dal braccio per fare a fette il nemico è stato come se il cervello avesse avuto un orgasmo in bilico tra l'amarcord e le potenzialità del futuro, Charlie Hunnam è un fordiano fatto e finito - oltre che volto di Sons of anarchy -, la lotta nel pieno dell'oceano e quella nella baia di Hong Kong sono da antologia, eppure con tutto questo clamore, a Pacific Rim è mancata proprio quella scintilla.
Quella che, ai tempi, sul grande schermo seppe infiammare Spielberg.
E che, a questo punto, solletica il dubbio che, forse, se questo film fosse finito nelle mani di un certo J. J. Abrams ora penseremmo di essere tutti negli anni ottanta e saremmo qui a gridare a squarciagola: "E ora, con l'aiuto del sole, vincerò! Attacco solare: energia!".


MrFord



"Voi della mia generazione,
che siete cresciuti coi cartoni
GIAPPONESI!
Voi mi dovete spiegare
perché in quei cartoni non si vede mai
TROMBARE!
Solo robot che fan la guerra
GUERRA! 
Ai nemici della terra
TERRA!"
Gem Boy - "Orgia cartoon" -

mercoledì 30 novembre 2011

Real steel

Regia: Shawn Levy
Origine: Usa
Anno: 2011
Durata: 127'



La trama (con parole mie): siamo nel prossimo futuro, e la boxe umana è stata completamente sostituita da quella robotica, in cui combattenti comandati da programmatori si giocano il titolo assoluto battendosi fino a finire in pezzi. 
Charlie Kenton è un ex pugile da sempre in cerca della grande occasione che, nel corso della vita, ha lasciato alle sue spalle più macerie che altro, dal cuore di Bailey, figlia del suo defunto allenatore, a quello del figlio undicenne Max, che morta la madre si ritrova a dover passare con Charley un'intera estate prima di essere affidato alla zia.
Il rapporto tra i due è problematico, e non lo aiuta il pessimo karma di Kenton senior, che inanella una serie di affari sbagliati, debiti e sconfitte dei suoi robot da record: eppure, quando in una discarica il giovane Max recupera il vecchio Atom - un prodotto della generazione precedente a quella del campione in carica Zeus - la fortuna ed il destino paiono cominciare a girare a favore dell'improvvisata famiglia.
Sarà l'occasione per entrambi di crescere e provare l'ebbrezza di una rivincita "del popolo".



Parliamoci chiaro fin da subito: Real steel è un film totalmente, inesorabilmente americano - nell'accezione peggiore del termine -, ruffianissimo, telefonato come pochi - i riferimenti a Rocky e Over the top sono così evidenti che sono stato convinto fino all'ultimo che dal buon Atom facesse capolino il vecchio Sly, troppo a digiuno di pugilato per resistere alla tentazione di salire di nuovo sul quadrato -, a tratti retorico ed elementare nell'esecuzione, nella messa in scena e nello sviluppo della storia.
Senza se e senza ma.
Eppure mi è piaciuto da pazzi.
Posso dire anzi che, in qualche modo, e con tutti i suoi palesi limiti, il lavoro di Shawn Levy è stato tutto quello che mi sarei aspettato da Warrior, rispettando quanto più poteva le analogie con il Balboa de noartri che hanno fatto la parte del leone nella campagna pubblicitaria della pellicola: certo, il mio parere è assolutamente personale, di parte e di pancia, eppure l'intera operazione mi ha ricordato lo spirito che ha guidato Abrams nella realizzazione dell'ottimo Super 8, ovvero una sorta di omaggio a quello che erano i film "di formazione" nel decennio d'oro che furono in questo senso gli eighties.
Seguendo le vicende di Charlie e Max Kenton - per quanto "facile" risulti lo script, a tratti quasi disneyano - ho avuto per tutto il tempo davanti agli occhi l'immagine di me seduto in sala a casa dei miei, con il panino al prosciutto, la Coca Cola, le patatine, mio fratello sul tappeto a squartare qualche giocattolo e la mia immaginazione che correva tra l'immedesimazione con i protagonisti più giovani ed il desiderio, una volta cresciuto, di diventare tosto e forte come i padri o i mentori di turno - e torniamo al discorso del già citato Over the top -: ai tempi, le vecchie vhs contribuivano ad alimentare la fantasia come fossero il libro di Bastian ne La storia infinita, e lo spirito che mi ha attraversato nel corso di questa visione è stato esattamente, clamorosamente lo stesso.
Riconosco che, a mente fredda o guardandolo con altri occhi, questo non risulterà nient'altro che l'ennesima baracconata - pur realizzata con artigianale accuratezza - a stelle e strisce, ma nonostante abbia provato in tutti i modi a ridimensionare le imprese di Atom e dei suoi due manager non sono proprio riuscito a frenare il mio entusiasmo: dalla danza improvvisata di Max agli occhi blu di un robot tra i più umani passati sul grande schermo fino alla "modalità ombra" con Charlie a mostrare all'automa ogni movimento da eseguire, ogni colpo da portare a segno, tutto in questo film mi è parso un'emozione pura come quelle che solo da bambini si possono prevare, "giovani e innocenti", come si potrebbero definire in ambienti più altezzosi del mio saloon.
L'undicenne protagonista si fa carico della tradizione che fu di Sly e Ralph Macchio portando sui due ring - quello sportivo e della vita - tutto il bagaglio di cui i losers si fanno carico nel corso della loro quotidiana lotta per guadagnarsi un centimetro alla volta quello che ad altri piove addosso, ed il suo Atom rappresenta al meglio la categoria: come il Rocky del primo film della saga dello Stallone Italiano il piccolo robot figlio della discarica, grande incassatore perchè progettato per l'allenamento dei modelli da combattimento, diviene progressivamente l'incarnazione dei sogni di Max e del riscatto di Charlie, giunto ad un punto della sua vita in cui tutto pare essere alle spalle, eppure nulla - o quasi, Max docet - pare rimasto a testimoniare il suo passaggio in questo mondo.
E nell'escalation che porta l'insolito sfidante ed il suo curioso team padre/figlio a fronteggiare l'imbattuto Zeus, macchina da guerra in grado di annichilire ogni avversario al primo round torna prepotentemente tutta quell'innocenza guascona e bonaria tipica del Made in Usa, che sarà retorica, scontata e tutto quello che volete, ma azzecca un incontro e una chiusura divertenti, coinvolgenti e tutte clamorosamente dalla parte - seppur con criterio - di questo nuovo "campione del popolo", un Atom che ricongiunge un potenziale Randy the Ram ad un figlio che non sarà più solo, e negli occhi di quel "piccolo" robot - un pò come fu per il bellissimo Il gigante di ferro di Brad Bird - troverà la stessa emozione e gli stessi sogni che, ormai parecchi anni fa, provavo anche io, quando immaginavo di essere protagonista della mia vita, e passavo dallo sperare di essere il miglior figlio possibile al sognare di diventare il più tosto padre possibile.
E ora che mi trovo quasi nel mezzo, me ne frego di quanto pacchiano possa sembrare Real steel, e mi godo un brivido che arriva da entrambe le parti.
Senza contare Atom, che è un piccolo robot outsider e incassatore pronto rialzarsi ad ogni colpo subito, e chissà, un giorno arrivare a mettere l'indiscusso campione con il culo per terra.
La posizione in cui lui ha passato gran parte della sua vita.


MrFord


"There's this love that is burning
deep in my soul
constantly yearning to get out of control
wanting to fly higher and higher
I can't abide
standing outside the fire
standing outside the fire
standing outside the fire
life is not tried, it is merely survived
if you're standing outside the fire."
Garth Brooks - "Standing outside the fire" -


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