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lunedì 31 dicembre 2018

Ford Awards 2018: i film (N°10-1)


Ed eccoci giunti alla top ten più attesa di qualsiasi classifica e dei Ford Awards, quella dedicata al miglior film dell'anno: il duemiladiciotto è stato particolare per me ed il mio rapporto con il Cinema, che si è raffreddato ed ha toccato vette di allontanamento che posso ricordare solo a cavallo tra la fine degli anni novanta ed i primi duemila.
Fortunatamente, però, alcuni titoli sono riusciti ad accendere la scintilla che mi ha sempre fatto amare la settima arte, mantenendomi saldo e ancora qui: sono proprio loro a costruire questa decina, e tra loro c'è il vincitore del Ford Award più importante, pronto a raccogliere il testimone di Victoria lo scorso anno.


N°10: MOLLY'S GAME

Molly's Game Poster

Il duemiladiciotto che va a concludersi è stato l'anno della grande riscossa delle donne, e non è un caso che in questa decina compaiano due titoli legati a doppio filo al carattere e all'affermazione dell'altra metà del cielo.
Il primo è un gioiellino di sceneggiatura di Aaron Sorkin, in quest'occasione anche regista, interpretato alla grandissima da una Jessica Chastain da infarto - in molti sensi -: una vicenda che trascina, ipnotizza, aggancia allo schermo, ed una lezione importante per il Cinema.
A volte la vita può regalare vicende che neppure il più articolato degli script riesce a costruire.


N°9: BLACKKKLANSMAN

BlacKkKlansman Poster

Spike Lee, negli ultimi anni più avvezzo a polemiche sterili contro colleghi e addetti ai lavori che non alla macchina da presa, torna in grandissimo spolvero con una storia - anche questa ispirata da fatti reali - che mescola grottesco, crime, pulp e ironia prima di sfoderare un pugno nello stomaco di rabbia nel finale che lascia l'amaro in bocca e le lacrime agli occhi.
Spike l'arrabbiato è tornato a veicolare i suoi sentimenti nel modo migliore, ed il risultato è una bomba.


N°8: THE DISASTER ARTIST

The Disaster Artist Poster

Altro biopic, altro gioiellino.
Ingiustamente ignorato per vicende che non c'entrano nulla con il Cinema alla notte degli Oscar, James Franco mostra grandissima maturità come regista e talento come attore portando sullo schermo la misteriosa figura di Tommy Wiseau, autore di uno degli scult più assurdi mai girati.
Un film che tocca temi importanti come l'identità e l'amicizia e che viene portato in scena con grande sincerità dai suoi protagonisti, probabilmente i primi a credere nell'idea di Franco.


N°7: IL CLIENTE

Il cliente Poster

Fahradi è un regista che non ha bisogno di presentazioni, al Saloon, esponente di quel Cinema iraniano che da Kiarostami in poi ha regalato pellicole indimenticabili a tutti gli appassionati: Il cliente, dramma consumato nella banalità del Male umano, è un esempio del valore di quel Cinema.
Senza insistenze o spettacolarizzazioni, il regista porta in scena un vero e proprio pugno nello stomaco ed un turbinio di emozioni da pelle d'oca, e lo fa, come al solito, senza andare sopra le righe o alzare la voce. Ma con una potenza incredibile.


N°6: TONYA

Tonya Poster

Come Molly's Game, più di Molly's Game.
La vicenda di Tonya Harding e la storia interpretata alla grandissima da Margot Robbie paiono una versione "di pancia" di quella orchestrata da Aaron Sorkin che ha aperto questa classifica, e sono una delle cose che mi ha emozionato di più in questi ultimi dodici mesi.
Tonya, per molti versi, a prescindere dalle discussioni tecniche, è senza dubbio uno dei titoli che ho amato di più quest'anno, e continuerò ad amare anche nei prossimi.


N°5: SULLA MIA PELLE

Sulla mia pelle Poster

Sulla mia pelle, al contrario di Tonya, non è un titolo che si ama.
E' scomodo, doloroso, incredibilmente equilibrato nel mostrare i lati oscuri da entrambe le parti di una tra le vicende più vergognose della Storia recente del Nostro Paese.
Dovendo pensare ad un titolo che me lo ricorda, torno con la memoria a Diaz.
Sulla mia pelle è un film necessario.
Come se non bastasse reso indimenticabile anche grazie ad una performance da Oscar di Alessandro Borghi.


N°4: IL FILO NASCOSTO

Il filo nascosto Poster

Paul Thomas Anderson è uno che non ha bisogno di presentazioni.
Boogie Nights, Magnolia, Vizio di forma sono solo alcuni dei suoi lavori, titoli che ho amato alla follia e che sono pezzi fondamentali della mia Storia come spettatore.
Il filo nascosto è stato il più difficile da affrontare, tra i suoi film: ho iniziato odiandolo, e il giorno dopo la visione, scrivendone, l'ho riscoperto grande, grandissimo.
Andrebbe visto, rivisto, gustato come un whisky invecchiato sorso dopo sorso, e continuando a coglierne nuove sfumature, senza essere spiegato troppo.


N°3: TRE MANIFESTI A EBBING, MISSOURI

Tre manifesti a Ebbing, Missouri Poster

Ad aprire il podio dei Ford Awards 2018 è uno dei film più fordiani usciti negli ultimi anni, che ha battagliato fino all'ultimo secondo con i prossimi due titoli: intenso, profondo, eastwoodiano, imperfetto anche lui - ma il bello è questo -, profondamente umano.
Un film che mostra odio ma che, in realtà, parla d'amore. O quantomeno della necessità di averne, portarne, usarlo per sopravvivere e per vivere.
Grandi brividi, grande film, grandi attori.


N°2: COCO

Coco Poster

Ancora una volta la Pixar arriva nelle parti alte di questa classifica, riuscendo quasi a replicare il successo di Inside Out un paio d'anni fa: Coco, più tradizionale del suo "compare" appena citato, resta comunque una meraviglia per gli occhi ed il cuore, e resterà impresso nella mia memoria perchè visto in sala con le lacrime agli occhi e con i Fordini accanto, estasiati dai colori, dalla magia e dalle canzoni che, ancora oggi, li fanno scattare come molle. 
Un film profondamente emozionante sul valore dei ricordi e della propria Famiglia, perfetta o imperfetta che sia.


N°1: CHIAMAMI COL TUO NOME

Chiamami col tuo nome Poster

E alla fine, se non ricordo male per la prima volta da quando esiste White Russian Cinema, è l'Italia a conquistarsi la vetta di questa classifica. Una vittoria all'ultimo secondo, che si è materializzata rileggendo il post che scrissi subito dopo la visione riportando a galla i ricordi e le emozioni di un film stilisticamente lontanissimo dalla mia sensibilità ma profondo, sentito, vero, pieno di passione.
I dolori della crescita ci formano, e fortunatamente, anche quando non lo sappiamo, ad ogni lacrima dell'inverno seguono sempre l'energia della primavera e la gioia dell'estate.
E come scrissi allora, questo film è l'estate.



MrFord



I PREMI

Miglior regia: Luca Guadagnino, Chiamami col tuo nome

Miglior attore: Alessandro Borghi, Sulla mia pelle

Miglior attrice: Margot Robbie, Tonya

Scena cult: l'esultanza di Tonya Harding dopo il 360°, Tonya e Mamà Coco si ricorda del padre, Coco
 
Miglior colonna sonora: Coco

Premio "leggenda fordiana": lo sceriffo Willoughby, Tre manifesti a Ebbing Missouri

Oggetto di culto: la pesca, Chiamami col tuo nome

Premio metamorfosi: Alessandro Borghi, Sulla mia pelle
 
Premio "start the party": l'introduzione di Miguel della sua Famiglia, Coco

Premio "be there": il mondo dei morti, Coco

lunedì 12 novembre 2018

White Russian's Bulletin

 


Per la prima volta nelle ultime settimane - e forse mesi - non solo sono incappato in una settimana di visioni più consistente di quanto non fossi abituato a sostenere, ma anche e fortunatamente di sole visioni soddisfacenti: che si parli di serie tv o di lungometraggi destinati alla sala o alla sempre più importante realtà di Netflix, infatti, non ho memoria di sette giorni così interessanti almeno dalla scorsa primavera. Speriamo sia un segno positivo per la corsa fino alle classifiche di fine anno.

MrFord


HILL HOUSE (Netflix, USA, 2018)

 Hill House Poster
 
Il mio rapporto con Mike Flanagan è da sempre stato discontinuo, avendolo molto apprezzato in alcune pellicole e clamorosamente detestato in altre: giunta sugli schermi di casa Ford grazie al tam tam della rete, Hill House aveva un bel banco di prova da superare per poter essere apprezzata, e nonostante i tempi dilatati dei primi due episodi devo ammettere che l'ha fatto e a pieni voti.
Regia elegante e molto tecnica, stupendi passaggi temporali in termini di script, spaventi ben gestiti ed un sottotesto importante per chiunque "senta" la vita ed abbia trascorsi emotivi importanti con Famiglia e fratellanza.
Un plauso allo stupendo episodio cinque, La donna dal collo storto, che riprende un concetto espresso in modo ancora più spaventoso nel meraviglioso cult "nascosto" Lake Mungo di qualche anno fa, e che accanto all'epilogo giustamente molto emotivo rendono Hill House uno dei titoli più interessanti che il piccolo schermo abbia offerto in questo duemiladiciotto.


 


BLACKkKLANSMAN (Spike Lee, USA, 2018, 135')

 BlacKkKlansman Poster

Ho sempre pensato che, quasi fosse un controsenso, i migliori lavori di Spike Lee fossero i suoi film più "da bianco", quelli in cui riusciva ad abbandonare la grande rabbia per le ingiustizie perpetrate nel nome del razzismo negli States per veicolarla in energia pura toccando, paradossalmente, gli stessi temi: parlo de La 25ma ora e Summer of Sam, senza comunque dimenticare quello che per me resta uno dei film di genere più belli degli ultimi venti o trent'anni, Inside man.
E proprio quando l'idea che mi ero fatto era di un regista ormai alle soglie della pensione, il vecchio Spike tira fuori un cocktail che pare mescolare Scorsese e i Coen e che affronta con acume ed ironia nera - ed un main charachter mitico interpretato dal John David Washington di Ballers - questioni ancora non solo spinose, ma terribilmente reali raccontando una storia a quasi lieto fine prima di consegnare all'audience un pugno nello stomaco in chiusura di quelli che fanno male perchè più veri di qualsiasi storia vera portata sullo schermo.
Fight the power, Spike.

 


OUTLAW KING - IL RE FUORILEGGE (David MacKenzie, UK/USA, 2018, 121')

 Outlaw King - Il re fuorilegge Poster

Nella Scozia fangosa, brutta - si fa per dire, considerati gli scenari naturali - sporca e cattiva dei tempi di William Wallace appena giustiziato da Edoardo I Plantageneto, si mosse negli anni successivi alla morte del condottiero celebrato da Mel Gibson un re "operaio" destinato a diventare il primo monarca riconosciuto della patria del whisky per antonomasia.
David MacKenzie, già da queste parti amatissimo per Hell or high water e Starred Up, torna nella terra natia per raccontare un personaggio importante ma fagocitato nei libri di storia dal già citato Wallace, che mescola il Robin Hood di Ridley Scott ad una versione sanguinosa e cattiva dei Secoli Bui - come dovevano essere, del resto - in pieno stile Game of thrones. 
Il risultato forse non è emotivamente d'impatto come i due titoli che ho citato, ma mostra i muscoli di un regista da continuare a tenere d'occhio, grande schermo o Netflix che sia, in grado di girare passaggi pazzeschi - quello d'apertura, in piano sequenza, è una vera chicca - e senza dubbio capace di raccontare una storia senza avere paura di sporcarsi le mani per farlo.

 

giovedì 27 settembre 2018

Thursday's child



Questa è la prima settimana da settimane - se non mesi - a questa parte in cui la maggior parte dei film in uscita potrebbe rivelare sorprese positive. Dite che è un sogno ad occhi aperti? Che lottiamo contro i mulini a vento? Che il vecchio Ford, Cannibal e l'ospite della settimana Guido si sono presi una sbronza mondiale?
Alla sala l'ardua sentenza.


"Con questo look fordiano mi porterò sicuramente a casa il plauso di White Russian."



L’UOMO CHE UCCISE DON CHISCIOTTE

Cannibal e Ford discutono su chi dovrà percuotere l'ospite della settimana.

Guido: Nessun film ha avuto una lavorazione più lunga de L’Uomo che uccise don Chisciotte, cominciata nel lontano 1998 e proseguita con la realizzazione del documentario Lost in La Mancha, in cui il regista Terry Gilliam racconta le peripezie che la produzione ha dovuto fronteggiare. Tantissimi gli attori che si sono alternati sul set in questi 25 anni, da Johnny Depp a Ewan McGregor, passando per Vanessa Paradis (che riesce a fare solo la prova costumi) e John Hurt, ma l’hanno spuntata un ritrovato (e straordinariamente in parte) Jonathan Pryce ed un sempre più prezzemolino Adam Driver. Normale che l’attesa per questo film così sfortunato sia alle stelle, soprattutto per chi, come me, è sempre rimasto affascinato dal cinema visionario di Gilliam. Il trailer promette una scanzonata riflessione sulla necessità di mantenere un pizzico di follia nella nostra vita.
Cannibal Kid: Soltanto quel lumacone di Mr. Ford ci avrebbe messo più tempo a fare un film! Per farsi perdonare di cotanta attesa Terry Gilliam – che poi non è manco colpa sua – dovrà tirare fuori almeno un capolavoro. Per quanto mi riguarda, nel corso della sua carriera ce l'ha fatta in un caso, con lo spettacoloso L'esercito delle 12 scimmie, ma anche i suoi altri lavori bene o male mi sono sempre piaciuti. Persino Tideland, uno dei film più odiati da Ford. Il motivo? Non c'ha capito una cippa.
Ford: ho sempre amato Gilliam dai tempi dei Monty Phyton, e l'ho trovato un personaggio degno di nota anche quando ho avuto modo di conoscerlo qualche anno fa. Fatta eccezione per il terribile Tideland, tutti i suoi film mi hanno sempre conquistato, dunque spero vivamente che questo Don Chisciotte, personaggio perfetto per il regista inglese. renda giustizia all'attesa e non ai radical come Peppa Kid.


BLACKkKLANSMAN

"Adam, dammi retta, se vuoi piacere davvero a Ford, vai ad allenarti con lui in palestra." "Devo andare fino a Lodi? Ma tu sei pazzo!"

Guido: Ritorna Spike Lee in questa comedy intrisa di humour nero ispirata ad una f****a storia vera (citazione dal trailer). Protagonista anche di questo film il lanciatissimo Adam Driver che, dopo Star Wars, sembra non sbagliare un film. Discriminazione razziale nell’America anni ’70 combattuta a suon di battute al vetriolo da un poliziotto di colore (John David Washington che potrebbe avere la consacrazione definitiva) in combutta con un piedipiatti di colore per uno script che promette benissimo. Sicuramente da vedere per devozione a Spike Lee, ma il film potrebbe riservarci delle belle sorprese.
Cannibal Kid: Adam Driver questa settimana vuole far recitare anche gli altri, oppure ha deciso di comparire in tutti i film? Manco io quanto pubblicavo uno o più di un post al giorno ero tanto impegnato!
Quanto alla pellicola in questione, a parte il fatto che non riesco a pronunciare o a scrivere il suo titolo, penso che possa rivelarsi come uno dei filmoni dell'anno. La sceneggiatura pare sia spettacolare e per me la sceneggiatura, insieme alla colonna sonora, è la cosa più importante di un film. Vabbè ok, insieme anche alla figa e in questo senso speriamo che Laura Harrier non deluda. E che non deluda manco Spike Lee, uno che potrebbe mettere d'accordo sia me, che Ford, che Guido.
Ford: Spike Lee è un altro regista che ha sempre avuto il mio rispetto, non fosse che dopo aver sfornato due filmoni totali come La 25ma ora e Inside man ha finito per perdersi parecchio via. Che questo sia il segno del suo grande ritorno? Lo spero, anche perché mi pare che la sceneggiatura sia potenzialmente una bomba. Speriamo bene, anche se questo potrebbe significare essere d'accordo con Peppa Kid.



RICCHI DI FANTASIA

"Dite che siamo tamarri abbastanza per Ford?" "No, manca qualcuno in canotta!"

Guido: Ecco la prima commedia italiana della stagione che vede il ritorno di Sergio Castellitto al genere e una ritrovata Sabrina Ferilli che, nonostante quello che dicano i suoi detrattori, è dotata di una certa vis comica che la rende la protagonista ideale di una certa tipologia di cinema nostrano (ricordate Virzì?!). Dite quello che volete, ma a me quest’inedita accoppiata solletica non poco la fantasia. Certo, la trama non è delle più originali, addirittura sembra omaggiare un certo cinema italico degli anni ’70, ma il film potrebbe funzionare anche grazie ad un cast di comprimari che comprende Valeria Fabrizi, Antonio Catania, Gianfranco Gallo e Paolo Calabresi.
Cannibal Kid: Nei confronti sia di Castellitto che della Ferilli ho sempre delle aspettative bassissime. Sarà per questo che, in pratica tutte le volte che ho visto dei loro film, mi hanno sorpreso in positivo. Pure in questo caso la voglia di vedere una commedia con loro due protagonisti che pare ben poco ricca di fantasia non abita di casa, ma ho il presentimento che, se un giorno per caso decidessi di guardarla, potrebbe stupirmi. Cosa che Ford sapeva fare, ma solo in negativo, e negli ultimi tempi manco più quello.
Ford: nei confronti della commedia all'italiana recente sono sempre parecchio dubbioso, e non amo particolarmente nè Castellitto nè la Ferilli. Eppure, considerate le sorprese che sono state alcune produzioni nostrane passate su questi schermi nell'ultimo periodo, potrei perfino decidere di lanciarmi in una scommessa che soltanto qualche mese fa non mi sarei neppure sognato di fare. Staremo a vedere.



GIRL

"In barba a tutti i pregiudizi, voglio essere meglio di Katniss Kid."

Guido: Una sorpresa dal Belgio, Girl racconta la struggente storia di un ragazzo che sogna di diventare una ballerina professionista ma prima deve liberarsi dalla trappola fisica e psicologica a cui il suo corpo da uomo lo costringe. Praticamente The Danish Girl riveduto ed ambientato ai giorni nostri, per un film che potrebbe andare bene ai festival ma che forse faticherà a trovare spazio nelle sale del nostro Paese senza un adeguato sostegno mediatico.
Cannibal Kid: Questo film era stato considerato da molti come la vera rivelazione dell'ultimo Festival di Cannes, ora è stato selezionato come rappresentante del Belgio ai prossimi Oscar e, dopo lo splendido Chiamami col tuo nome e l'un pochino deludente Tuo, Simon, potrebbe essere la conferma del cinema a tematica “queer” come tendenza forte dell'anno. Un'altra ragione per vederlo? Racconta la storia di un ragazzo che sogna di diventare una ballerina. Quindi è la mia storia, vero Ford?
Ford: pensavo che la tua storia fosse quella di un ragazzo che voleva diventare un Coniglione gigante, ma forse la questione "animali" non è stata ancora sdoganata abbastanza. Ad ogni modo, titolo potenzialmente molto interessante che, se si dimostrasse d'Autore e non radical, potrebbe perfino aspirare ad essere una delle sorprese di questa parte finale dell'anno, che necessita di titoli forti almeno quanto Cannibal di gusto cinematografico.





SEI ANCORA QUI - I STILL SEE YOU

"Meglio che mi nasconda: quei due stalker di Ford e Cannibal sono ancora in giro."

Guido: Un po’ Twilight, un po’ the Conjuring, la domanda che mi pongo è: ma quanti horror adolescenziali vengono realizzati a Hollywood? Trama pasticciata ed effetto déjà-vu sin dalle prime immagini del trailer per un filmetto di serie B che, onestamente, non vedrei neanche se fosse l’ultimo dvd rimasto sulla Terra. Wes Craven, perdonali perché non sanno quello che fanno.
Cannibal Kid: Guido, ma che dici? Di horror adolescenziali non ne vengono più realizzati così tanti, soprattutto da quando al cinema ci vanno solo vecchi e bambini, ovvero la famiglia Ford, mentre noi ggiovani ormai guardiamo solo le robe in streaming. Detto questo, il film sarà una probabile porcatona, che però io mi guarderò di sicuro. Non posso mica perdermi Bella Thorne che fa la finto dark-alternativa, un po' come lo faccio io. Vero Ford? Questa settimana mi sto massacrando già da solo, quindi tu cosa ti inventerai per pigliarmi per il culo?
Ford: posso inventarmi che, per vedere Bella Thorne finto dark-alternativa, potrei anche fare lo sforzo di vedere questa porcatona. Che facciamo, andiamo al Cinema insieme?



MIO FIGLIO

"Mi rendo conto solo ora che guido peggio di Ford. E non c'è cosa più grave."

Guido: Diciamo pure che i francesi e la tensione narrativa non sono mai andati molto d’accordo, quindi fatico a pensare che un thriller girato oltralpe mi faccia restare incollato alla poltrona. Poco e nulla si evince dal trailer (e non sempre questo è un bene), nonostante Guillaume Canet sia uno degli attori più interessanti del cinema francese. Mi ritiro per deliberare.
Cannibal Kid: I francesi sanno fare tutto. D'altra parte hanno inventato il cinema e sono gli attuali campioni del mondo. Per quanto mi riguarda, sanno fare pure i thriller, checché ne dica Guido, che presto riceverà in casa la visita di una pattuglia della Germanderie. E poi vediamo se pensa ancora che i francesi e la tensione non vanno d'accordo, uahahah!
Quanto al film, spero sia un thriller coi fiocchi, e non un drammone paternalistico strappalacrime perfetto per Puff Daddy Ford, o per J-Ax. Ma l'avete sentita la sua nuova paraculissima canzone “Tutto tua madre”? Ford, il testo gliel'ha scritto tu?
Ford: purtroppo no, anche se ovviamente a me piace tantissimo. Ahahahahah! J-Ax a parte, per una volta mi trovo d'accordo con Cannibal, considerato che ricordo diversi thriller francesi molto buoni, che si tratti di titoli più sofisticati come Sulle mie labbra o tamarri come Nido di vespe. Dunque, altro film potenzialmente interessante per una settimana stranamente potenzialmente interessante.

LA CASA DEI LIBRI

"Manca Peppa Kid per il salottino delle cinque?" "No, questa settimana ha mandato Guido."

Guido: Amo leggere, amo le librerie ed amo il cinema spagnolo, così eccentrico e non curante delle regole. Un trailer che intriga dalla sua prima visione per una commedia dolceamara che parla di rivalità, passioni e legami. Il rischio “polpettone-alert” è dietro l’angolo ma La Casa dei Libri potrebbe riservarci delle belle sorprese. Sicuramente piacerà alle attempate frequentatrici delle sale della domenica pomeriggio.
Cannibal Kid: Non sono un topo da libreria come Guido, non amo particolarmente il cinema spagnolo, non quanto quello francese se non altro, e questo mi sembra il classico polpettone da tè delle 5. Io – e credo anche Ford – lasciamo Guido alla visione insieme a qualche attempata signora. E sono stato ancora gentile a dire attempata.
Ford: per quanto non abbia più tempo come prima anch'io amo leggere, la Spagna più della Francia e via discorrendo, ma mi trovo costretto ancora una volta a mettermi dalla parte dell'insolitamente non pusillanime Cannibal per evitare una visione che ha davvero tanto il sapore della merenda delle cinque.



TUTTI IN PIEDI

"Quei due finti rivali sono così teneri! Dovrebbero girare un film, magari diretto da Guido!"

Guido: Sesso e amore politicamente scorretto per una commedia francese che strizza l’occhio al campione di incassi Quasi Amici. Il protagonista di Tutti in Piedi è un dongiovanni senza scrupoli che non esita a mentire spudoratamente per conquistare una nuova preda. La situazione si complica quando fa credere ad una donna invalida di essere costretto anche lui su una sedia a rotelle. Trailer frizzante e divertente, per un film che cavalca l’onda del successo delle commedie d’oltralpe.


Cannibal Kid: Questa settimana i film mi sembrano stranamente tutti guardabili o quasi. Anche questa particolare commedia francese, che poi ormai così particolare rischia di non essere. Intitolare Tutti in piedi un film con protagonista femminile una donna paraplegica comunque è una scelta decisamente coraggiosa e inaspettata. Un po' come lo sarebbe intitolare “Dì una cosa furba” un film con protagonista Mr. Ford.
Ford: trailer molto divertente che invoglia la visione di una commedia tipicamente francese in senso buono. Niente radicalchicchismi ed una certa comicità sociale intelligente. Strano, in questo senso, che possa attirare l'attenzione del mio finto giovane rivale: un pò come strano è che Guido sia giunto fin qui ancora sopportandoci.

lunedì 30 marzo 2015

Inside man

Regia: Spike Lee
Origine: USA
Anno: 2006
Durata:
129'






La trama (con parole mie): Dalton Russell sa bene quello che deve fare. E conosce il piano come le sue tasche. Una rapina, nel pieno centro di Manhattan. Arthur Case è il proprietario e socio della Banca assalita dal commando di Russell, e sa bene cosa potrebbe perdere, se il contenuto di una certa cassetta di sicurezza venisse allo scoperto. Madeleine White è una negoziatrice, una donna con le palle d'acciaio sempre pronta a risolvere le grane peggiori dei potenti, per la giusta parcella. Keith Frazier è un detective tosto ed incasinato, indagato dalla disciplinare per una vicenda di soldi rispetto alla quale si dichiara innocente e una voglia di riscatto che punta ad una promozione.
Quando le loro strade finiranno per incrociarsi, mantenere l'equilibrio potrebbe diventare decisamente difficile: a fare da arbitro, la Grande Mela, New York City, la città che più di ogni altra ha simboleggiato la modernità ed il concetto di metropoli cosmopolita.








Questo post partecipa alle celebrazioni del Black Power Day.





"Ed è qui, come direbbe il Bardo, che sta l'inghippo", sentenzia Dalton Russell, guardando in camera, in apertura di uno dei più straordinari film degli Anni Zero.
Onestamente, l'unico inghippo che mi pare di trovare, è dato dal fatto che si tratti del più grande film che Spike Lee - regista manifesto della cultura "black" - abbia mai girato, nonchè uno dei titoli più importanti, parlando di heist movies, dai tempi di Rapina a mano armata.
E non parliamo, dunque, di piccoli calibri.
Personalmente, ho sempre pensato che il problema del vecchio Spike risiedesse principalmente nella sua eccessiva ed incontrollata rabbia, e nel fatto che i suoi prodotti - anche i migliori - fossero razziali e razzisti, in una certa misura, quanto il sistema che il cineasta newyorkese cercava di criticare: il suo percorso per giungere a questo vertice assoluto, partito con Summer of Sam e passato attraverso l'altrettanto splendido La 25ma ora, ha visto come protagonista principalmente una sorta anestetizzazione del lato più black del suo approccio, affidandosi alla tecnica e ad un'ironia - in questo caso - graffiante in grado di colpire ad ogni latitudine sociale e, allo stesso tempo, fornire al pubblico una delle dichiarazioni d'amore più profonde per New York che siano state mai portate sullo schermo.
Dalla sequenza della ricerca di qualcuno che possa comprendere il linguaggio della registrazione "donata" dai rapinatori alla polizia - "Siamo a New York, qualcuno conoscerà la lingua che stanno parlando" - alla vicenda di Vikram, passando per il cellulare di Peter Hammond ed il dialogo - da antologia - tra Dalton ed il bambino con il padre tra gli ostaggi a proposito del videogame che il piccolo sfrutta come passatempo nel corso delle ore del sequestro, tutto suona come un ritratto ironico ed allo stesso tempo traboccante amore di una città ricca di contraddizioni e conflitti, dalla strada ai salotti d'alto bordo, ma ugualmente e forse proprio per questo una delle più affascinanti al mondo.
Ma Spike Lee non si limita a questo: grazie soprattutto al confronto tra Russell ed il suo antagonista - il perfetto Frazier di Denzellone Washington - con Inside man viene a galla un Cinema di genere che ricorda i Classici come Un bacio e una pistola, o i romanzi di Mickey Spillane ed Elmore Leonard impreziosito da una tecnica ed un approccio assolutamente moderni, cui fa da cornice - o da cuore - una critica meno arrembante ma non per questo poco decisa agli anni del bushismo e della cultura del terrore, culminata con una parte finale grazie alla quale, in una certa misura, tutti i protagonisti di questo intrigo finiscono per cavarsela senza però uscire puliti, quasi come se la sceneggiatura ci ricordasse l'imperfezione - ed il bello della stessa - che si cela dietro l'umanità, rappresentata alla grande dagli ostaggi della banca e dai loro interrogatori.
E dato che, malgrado qualche scivolone nel corso degli anni - cinematografico ed in termini di dichiarazioni -, il pungente Spike non è affatto stupido, Inside man finisce anche per risultare uno degli esempi migliori di confezione hollywoodiana impeccabile e titolo assolutamente perfetto nell'ambito del Cinema dell'illusione - forse, a memoria del sottoscritto, superato soltanto, in tempi recenti, dall'appena precedente The prestige -, che lega lo spettatore alla poltrona e lo trasporta di prepotenza quasi dentro lo schermo: un'evoluzione, in questo senso, è riuscita a farmi rabbrividire, nel corso della revisione concessa a questo Modern Classic grazie al Black Power Day che celebriamo oggi.
Un passaggio che, dal primo gennaio del duemilaquattordici, era accaduto soltanto una volta.
La partenza dal divano e l'arrivo a terra del sottoscritto, cocktail alla mano e culo sul tappeto, a bocca aperta di fronte al televisore: come fu per The Wolf of Wall Street.
E basterebbe questo, per definire Inside Man.
Anche se, a ben guardare, forse l'idea rende di più per definire il filmone totale di Scorsese, altro grande interprete della cultura newyorkese nella settima arte.
Ma poco importa.
Qui non c'è nessun inghippo.
Solo un fottuto, grande colpo.
Un fottuto, grande film.
Anzi, più che grande.
"Noi non dimenticheremo", si intravede su un muro dietro Denzel Washington.
La ferita del World Trade Center ancora aperta.
Neppure io dimenticherò.
Non dimenticherò quanto è grande Spike Lee quando misura l'ego di Spike Lee e diventa un dannato, enorme interprete della cultura americana.
Black e non solo.




MrFord






"Chal chaiyya chaiyya chaiyya chaiyya
chal chaiyya chaiyya chaiyya chaiyya
chal chaiyya chaiyya chaiyya chaiyya
chal chaiyya chaiyya chaiyya chaiyya."
A. R. Rahman - "Chaiyya Chaiyya" -





venerdì 28 febbraio 2014

Oldboy

Regia: Spike Lee
Origine: USA
Anno: 2013
Durata: 104'




La trama (con parole mie): Joe Doucett, uomo d'affari che fin dai tempi del college ha sempre pensato esclusivamente a se stesso, una notte viene rapito da un misterioso individuo.
Ritrovatosi in una stanza-prigione all'interno della quale è destinato a passare vent'anni e venuto a conoscenza dell'accusa di omicidio dell'ex moglie, madre della sua unica figlia, che pende su di lui, l'uomo giura di ripulirsi, riuscire a trovare una via di fuga e prendersi cura della bambina divenuta donna che lo crede un fuggitivo ed assassino.
Liberato senza una spiegazione dalla detenzione, Doucett è sfidato dal misterioso mandante della tortura subita che vorrebbe fosse scoperto il motivo che l'ha spinto ad ordire un piano così terribile e ben strutturato: aiutato da un vecchio compagno di studi proprietario di un locale e da una giovane infermiera, Joe si mette dunque alla ricerca di quello che è stato, di fatto, il suo aguzzino, nella speranza di poter compiere la vendetta senza sapere di essere stato, a sua volta, vittima di una vendetta che deve ancora trovare il compimento definitivo.








Il fatto che Spike Lee fosse nel pieno di una crisi - di mezza età? - di ispirazione ed argomenti e preda di deliri di onnipotenza razziali al limite dell'imbarazzante - le accuse a Flags of our fathers di Clint Eastwood e Django Unchained di Tarantino parlano chiaro - risultava purtroppo noto agli appassionati di settima arte già da tempo: non si sentiva dunque certo il bisogno che, per certificare la stessa, sfoderasse l'inutile remake di una pellicola che, all'inizio del nuovo millennio, sconvolse proprio il bad guy Quentin allora Presidente della Giuria a Cannes - che la insignì del Gran Premio - e divenne immediatamente un instant cult per gli appassionati e non solo.
Dunque, se il confronto con il lavoro di Park Chan Wook appare da subito decisamente impietoso - che si parli di aspetti tecnici, come la colonna sonora o la fotografia, o emotivi, data la poesia e l'intensità dell'originale -, passerei oltre cercando di evitare il classico confronto quanto più possibile, pensando a questa versione di Old boy come ad un film indipendente ed "unico": il problema principale, purtroppo per il vecchio Spike, è che i limiti di questa sua ultima fatica risultano evidenti pur non considerando il suo illustre ispiratore.
Il primo è senza dubbio costituito dalla mancanza di passione: l'impressione che si ha, infatti, è più quella che ricorda i film su commissione voluti dai grandi Studios per i registi messi sotto contratto e costretti, di tanto in tanto, ad una qualche marchetta tipica delle majors che non di un lavoro fortemente voluto dall'autore newyorkese, che pare sempre più lontano dai gran bei tempi de La 25ma ora ed Inside man.
Ad aggravare questa già non rosea situazione, troviamo scelte di casting poco azzeccate - passi per la Olsen, ma da Brolin a Copley, fin troppo sopra le righe, ad un Samuel Jackson imprigionato in un ruolo che gli sarebbe potuto calzare a pennello nella prima metà degli anni novanta, proprio non ci siamo -, un approccio più adatto ad un action movie in stile Io vi troverò che non ad un drammone legato a doppio filo al tema della vendetta ed alcune scelte di sceneggiatura poco convincenti e decisamente tagliate con l'accetta.
Senza dubbio Lee sa il fatto suo, dietro la macchina da presa - ne è un'ottima dimostrazione il piano sequenza dal gusto che ricorda i film di arti marziali di Hong Kong che segue il confronto fisico tra il protagonista ed i suoi carcerieri -, ed alcune intuizioni che si scostano dal lavoro di Park funzionano - il finale, su tutte -, ma è decisamente troppo poco perchè si possa davvero apprezzare questo lavoro, si voglia oppure no legare lo stesso al suo mitico ispiratore.
Perfino l'utilizzo della violenza pulp, elemento contrastante con l'etereo e struggente lirismo eppure in perfetto equilibrio con lo stesso tra le mani dell'autore di Mr. Vendetta e Lady Vendetta - che affiancarono Old Boy nella nota trilogia -, appare posticcio ed inutilmente provocatorio, come se non bastassero main charachters al limite del caricaturale - da intendersi non in senso positivo, ovviamente -.
Un fallimento su tutti i fronti - o quasi -, dunque, per il perennemente arrabbiato autore di Fa la cosa giusta, che non solo pare aver perso lo smalto, ma anche - cosa ben più grave - la necessità di raccontare davvero una storia degna di essere ascoltata: dai tempi, infatti, dello splendido documentario sull'uragano Katrina che distrusse New Orleans, non si hanno più notizie del vero Spike Lee.
C'è solo da sperare che si tratti di una condizione passeggera.
Perchè in questo momento, a chiedere vendetta è soltanto il pubblico, di fronte a prodotti davvero poco significativi come questo.



MrFord



"They're trying to build a prison,
they're trying to build a prison,
following the rights movements
you clamped down with your iron fists,
drugs became conveniently
available for all the kids,
following the rights movements
you clamped down with your iron fists,
drugs became conveniently
available for all the kids."
System of a down - "Prison song" -




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