Visualizzazione post con etichetta Aaron Sorkin. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Aaron Sorkin. Mostra tutti i post

lunedì 31 dicembre 2018

Ford Awards 2018: i film (N°10-1)


Ed eccoci giunti alla top ten più attesa di qualsiasi classifica e dei Ford Awards, quella dedicata al miglior film dell'anno: il duemiladiciotto è stato particolare per me ed il mio rapporto con il Cinema, che si è raffreddato ed ha toccato vette di allontanamento che posso ricordare solo a cavallo tra la fine degli anni novanta ed i primi duemila.
Fortunatamente, però, alcuni titoli sono riusciti ad accendere la scintilla che mi ha sempre fatto amare la settima arte, mantenendomi saldo e ancora qui: sono proprio loro a costruire questa decina, e tra loro c'è il vincitore del Ford Award più importante, pronto a raccogliere il testimone di Victoria lo scorso anno.


N°10: MOLLY'S GAME

Molly's Game Poster

Il duemiladiciotto che va a concludersi è stato l'anno della grande riscossa delle donne, e non è un caso che in questa decina compaiano due titoli legati a doppio filo al carattere e all'affermazione dell'altra metà del cielo.
Il primo è un gioiellino di sceneggiatura di Aaron Sorkin, in quest'occasione anche regista, interpretato alla grandissima da una Jessica Chastain da infarto - in molti sensi -: una vicenda che trascina, ipnotizza, aggancia allo schermo, ed una lezione importante per il Cinema.
A volte la vita può regalare vicende che neppure il più articolato degli script riesce a costruire.


N°9: BLACKKKLANSMAN

BlacKkKlansman Poster

Spike Lee, negli ultimi anni più avvezzo a polemiche sterili contro colleghi e addetti ai lavori che non alla macchina da presa, torna in grandissimo spolvero con una storia - anche questa ispirata da fatti reali - che mescola grottesco, crime, pulp e ironia prima di sfoderare un pugno nello stomaco di rabbia nel finale che lascia l'amaro in bocca e le lacrime agli occhi.
Spike l'arrabbiato è tornato a veicolare i suoi sentimenti nel modo migliore, ed il risultato è una bomba.


N°8: THE DISASTER ARTIST

The Disaster Artist Poster

Altro biopic, altro gioiellino.
Ingiustamente ignorato per vicende che non c'entrano nulla con il Cinema alla notte degli Oscar, James Franco mostra grandissima maturità come regista e talento come attore portando sullo schermo la misteriosa figura di Tommy Wiseau, autore di uno degli scult più assurdi mai girati.
Un film che tocca temi importanti come l'identità e l'amicizia e che viene portato in scena con grande sincerità dai suoi protagonisti, probabilmente i primi a credere nell'idea di Franco.


N°7: IL CLIENTE

Il cliente Poster

Fahradi è un regista che non ha bisogno di presentazioni, al Saloon, esponente di quel Cinema iraniano che da Kiarostami in poi ha regalato pellicole indimenticabili a tutti gli appassionati: Il cliente, dramma consumato nella banalità del Male umano, è un esempio del valore di quel Cinema.
Senza insistenze o spettacolarizzazioni, il regista porta in scena un vero e proprio pugno nello stomaco ed un turbinio di emozioni da pelle d'oca, e lo fa, come al solito, senza andare sopra le righe o alzare la voce. Ma con una potenza incredibile.


N°6: TONYA

Tonya Poster

Come Molly's Game, più di Molly's Game.
La vicenda di Tonya Harding e la storia interpretata alla grandissima da Margot Robbie paiono una versione "di pancia" di quella orchestrata da Aaron Sorkin che ha aperto questa classifica, e sono una delle cose che mi ha emozionato di più in questi ultimi dodici mesi.
Tonya, per molti versi, a prescindere dalle discussioni tecniche, è senza dubbio uno dei titoli che ho amato di più quest'anno, e continuerò ad amare anche nei prossimi.


N°5: SULLA MIA PELLE

Sulla mia pelle Poster

Sulla mia pelle, al contrario di Tonya, non è un titolo che si ama.
E' scomodo, doloroso, incredibilmente equilibrato nel mostrare i lati oscuri da entrambe le parti di una tra le vicende più vergognose della Storia recente del Nostro Paese.
Dovendo pensare ad un titolo che me lo ricorda, torno con la memoria a Diaz.
Sulla mia pelle è un film necessario.
Come se non bastasse reso indimenticabile anche grazie ad una performance da Oscar di Alessandro Borghi.


N°4: IL FILO NASCOSTO

Il filo nascosto Poster

Paul Thomas Anderson è uno che non ha bisogno di presentazioni.
Boogie Nights, Magnolia, Vizio di forma sono solo alcuni dei suoi lavori, titoli che ho amato alla follia e che sono pezzi fondamentali della mia Storia come spettatore.
Il filo nascosto è stato il più difficile da affrontare, tra i suoi film: ho iniziato odiandolo, e il giorno dopo la visione, scrivendone, l'ho riscoperto grande, grandissimo.
Andrebbe visto, rivisto, gustato come un whisky invecchiato sorso dopo sorso, e continuando a coglierne nuove sfumature, senza essere spiegato troppo.


N°3: TRE MANIFESTI A EBBING, MISSOURI

Tre manifesti a Ebbing, Missouri Poster

Ad aprire il podio dei Ford Awards 2018 è uno dei film più fordiani usciti negli ultimi anni, che ha battagliato fino all'ultimo secondo con i prossimi due titoli: intenso, profondo, eastwoodiano, imperfetto anche lui - ma il bello è questo -, profondamente umano.
Un film che mostra odio ma che, in realtà, parla d'amore. O quantomeno della necessità di averne, portarne, usarlo per sopravvivere e per vivere.
Grandi brividi, grande film, grandi attori.


N°2: COCO

Coco Poster

Ancora una volta la Pixar arriva nelle parti alte di questa classifica, riuscendo quasi a replicare il successo di Inside Out un paio d'anni fa: Coco, più tradizionale del suo "compare" appena citato, resta comunque una meraviglia per gli occhi ed il cuore, e resterà impresso nella mia memoria perchè visto in sala con le lacrime agli occhi e con i Fordini accanto, estasiati dai colori, dalla magia e dalle canzoni che, ancora oggi, li fanno scattare come molle. 
Un film profondamente emozionante sul valore dei ricordi e della propria Famiglia, perfetta o imperfetta che sia.


N°1: CHIAMAMI COL TUO NOME

Chiamami col tuo nome Poster

E alla fine, se non ricordo male per la prima volta da quando esiste White Russian Cinema, è l'Italia a conquistarsi la vetta di questa classifica. Una vittoria all'ultimo secondo, che si è materializzata rileggendo il post che scrissi subito dopo la visione riportando a galla i ricordi e le emozioni di un film stilisticamente lontanissimo dalla mia sensibilità ma profondo, sentito, vero, pieno di passione.
I dolori della crescita ci formano, e fortunatamente, anche quando non lo sappiamo, ad ogni lacrima dell'inverno seguono sempre l'energia della primavera e la gioia dell'estate.
E come scrissi allora, questo film è l'estate.



MrFord



I PREMI

Miglior regia: Luca Guadagnino, Chiamami col tuo nome

Miglior attore: Alessandro Borghi, Sulla mia pelle

Miglior attrice: Margot Robbie, Tonya

Scena cult: l'esultanza di Tonya Harding dopo il 360°, Tonya e Mamà Coco si ricorda del padre, Coco
 
Miglior colonna sonora: Coco

Premio "leggenda fordiana": lo sceriffo Willoughby, Tre manifesti a Ebbing Missouri

Oggetto di culto: la pesca, Chiamami col tuo nome

Premio metamorfosi: Alessandro Borghi, Sulla mia pelle
 
Premio "start the party": l'introduzione di Miguel della sua Famiglia, Coco

Premio "be there": il mondo dei morti, Coco

lunedì 23 aprile 2018

Molly's game (Aaron Sorkin, Cina/USA/Canada, 2017, 140')




Esistono persone che, nel corso della propria esistenza, rifuggono con tutte le forze conflitti e tensioni, e trovano la loro dimensione migliore nella tranquillità, lontane dall'occhio del ciclone: altre, al contrario, riescono a dare il meglio soltanto quando la pressione sulle loro spalle cresce, la tensione sale, le chiappe si stringono.
Molly Bloom, probabilmente, in parte per formazione e retaggio - le figure del padre e dei fratelli devono aver influito molto - ed in parte per carattere, fa parte della seconda categoria.
Sciatrice professionista costretta al ritiro dopo un clamoroso incidente divenuta una leggendaria organizzatrice di partite di poker ad alto livello tra celebrità dello spettacolo, dello sport, della finanza e chi più ne ha, più ne metta tra Los Angeles e New York nel primo decennio di questi Anni Zero, questa donna più che cazzuta ha finito per ritrovarsi nel fuoco incrociato di crimine ed FBI, rischiando la vita prima e anni di carcere poi, lottando con le unghie e con i denti - ed un avvocato con le palle - per riguadagnare il proprio posto e divenire un'autrice sfruttando l'avventura più intensa possibile: la sua vita.
Aaron Sorkin, uno degli sceneggiatori più fenomenali degli ultimi anni - autore di script pazzeschi come The Social Network o Moneyball - debutta alla regia con quella che pare la versione "di classe" di Tonya, il ritratto di una donna gettata in pasto ad un mondo dominato dagli uomini e pronta a mostrare tutto il carattere e la volontà necessari per sopravvivere e ritagliarsi un posto sudato e conquistato, poggiandosi sull'interpretazione e la bellezza di Jessica Chastain, una delle favorite assolute del Saloon - se la gioca con Jennifer Lawrence, mica bruscolini - e sulla propria abilità alla macchina da scrivere, e finisce per centrare l'obiettivo al primo colpo, regalando al pubblico una pellicola solida e ben strutturata, avvincente e tesa, forse non esplosiva ma di grandissimo mestiere, segno che per questo autore il percorso potrebbe essere appena iniziato.
Alle spalle, inoltre, un anno importante a livello sociale come è stato il duemiladiciassette, storie come quella di Molly Bloom possono essere un esempio positivo - e non di sfruttamento mediatico, come purtroppo comincia ad accadere troppo spesso - di quanta forza si celi dietro l'universo femminile e di come dovremmo liberarci di tutte le zavorre venute da secoli di storia maschiocentrica per saltare in un futuro in cui si giochi a carte scoperte ed alla pari, che ci piaccia la tranquillità o la tensione, il relax da divano o il batticuore da sport estremo.
In realtà, comunque, Molly's game non è uno spot ruffiano spuntato nell'anno degli scandali molestie ed in cerca di facili approvazioni, quanto il racconto di una persona abituata a vivere sotto pressione e che per la ricerca continua di quella stessa pressione, delle conferme e della sensazione di poter essere all'altezza - bellissimo, in questo senso, l'incipit legato alla questione del "quarto alle Olimpiadi" - aumenta la posta in gioco, fenomeno che da ingordo di vita conosco bene, quantomeno rispetto alle cose che mi piacciono.
Sorkin dipinge sulla Chastain, dunque, un charachter complesso che racchiude le fragilità della ragazza cresciuta da un padre ingombrante - ottimo Kevin Costner, tra l'altro - e la forza di una donna in grado per anni di restare un'eminenza grigia rispettata e al di sopra delle parti in un mondo - quello della ricchezza - popolato fondamentalmente da soli uomini in uno dei campi - il gioco d'azzardo - più maschilisti che si possano immaginare.
E quando, alla fine della corsa su questo ottovolante di parole e sensazioni, si torna a pensare al punto in cui tutto era iniziato, sorge spontanea una domanda: voi cosa preferireste essere?
Quello che arriva quarto alle Olimpiadi, o quello che si rompe tutto in un salto prima di essere il primo, e deve ricominciare tutto da capo?
Volete il divano o il culo stretto?
Io una risposta per me ce l'ho.
E anche Molly.



MrFord



 

giovedì 21 gennaio 2016

Thursday's child

La trama (con parole mie): prosegue spedito questo gennaio che, fino ad ora, è riuscito a regalare buone soddisfazioni a noi spettatori e perfino a mettere quasi d'accordo questo vecchio cowboy ed il suo acerrimo nemico nonchè co-conduttore della rubrica qui presente Cannibal Kid.
A dire il vero il fine settimana che ci aspetta appare sulla carta molto meno interessante di quelli appena trascorsi, ma non è detto che qualche sorpresa faccia capolino in sala pronta a tenere alta la qualità del duemilasedici, partito decisamente meglio del quindici.
Per quanto riguarda il mio rivale, invece, lasciate ogni speranza o voi ch'entrate: lui, di Cinema, non capirà mai nulla.

Ford e i suoi amichetti alla conquista di Casale.
Steve Jobs

"Cannibal, in galleria, per favore: vedi di tacere una volta per tutte."
Cannibal dice: Sono un po' dubbioso, su Steve Jobs. Non sul fondatore di Apple. Intendo sul film. Da una parte mi aspetto che possa essere quasi un nuovo The Social Network, complice la sceneggiatura del buon Aaron Sorkin. Dall'altra sospetto che possa rivelarsi un biopic valido, spero più di Jobs con Ashton Kutcher, ma non fenomenale. Se non altro l'antitecnologico Ford potrà finalmente scoprire chi era Steve Jobs.
Ford dice: nutro parecchi dubbi, su questa nuova versione cinematografica di Steve Jobs, che potrebbe rivelarsi un cult totale - Boyle+Sorkin+Fassbender - o una delusione su tutta la linea.
Sinceramente, spero che non si riveli una cannibalata sopravvalutata qualsiasi ma, al contrario, una fordata con i fiocchi.



Piccoli brividi

Ford in casa Goi.
Cannibal dice: La saga letteraria di Piccoli brividi (che non ho mai letto) approda sul grande schermo. Occhio Ford a non fartela addosso!
Spero che questo film si riveli una pellicola d'intrattenimento fanciullesco di buon livello magari alla Jumanji, ma mi vengono dei brividi, nemmeno tanto piccoli, che possa essere la solita bimbostronzata che va di moda oggi. Una possibilità però quasi quasi gliela darei...
Ford dice: non ho mai letto nulla della saga dei Piccoli brividi, che ricordo furono una delle prime passioni di mio fratello quando faceva le elementari. Onestamente, ho dubbi anche in questo caso, in bilico tra l'impressione di una bambinata inutile ed un Jack Black sempre interprete della parte di Jack Black.
Eppure a Julez ha ricordato Jumanji, e dunque qualche speranza finisco per nutrirla anche io.



Il figlio di Saul

"Non ti azzardare a parlare male di Birdman in presenza di Cannibal, o finisci dritto in cella d'isolamento."
Cannibal dice: Il grande favorito all'Oscar di miglior film straniero dell'anno approda nei cinema italiani. Sarà la solita pellicola sul tema della Seconda Guerra Mondiale ruffianotta, quindi perfetta per WhiteRussian, oppure una visione originale e coraggiosa, quindi una roba molto cannibale?
Ford dice: superfavorito nella corsa all'Oscar come miglior film straniero, Il figlio di Saul potrebbe rivelarsi il primo film importante del duemilasedici a creare una spaccatura tra il sottoscritto e Cannibal, fino ad ora fin troppo concordi rispetto ai grandi nomi visti in sala nel corso di questo gennaio.
Sarà davvero così? C'è solo da sperarlo.



Ti guardo

"Meglio che mi nasconda, se Ford mi sente parlare male di Stallone, mi sbatte in cella d'isolamento."
Cannibal dice: …e io invece no, non ti guardo.
O magari sì?
Considerando che ha vinto il Leone d'Oro all'ultimo Festival di Venezia, una visione molto radical-chic se la potrebbe guadagnare.
Ford dice: sinceramente, sarei più sul "non ti guardo". Anche perchè il Leone d'oro mi puzza di radicalchiccata cannibalata lontano un miglio. E in questo periodo di Creed-dipendenza io voglio solo tamarrate pane e salame fordiane.




The Pills - Sempre meglio che lavorare

"Se abbiamo fatto un film noi, a breve vedrete in sala anche quei due bloggers inutili."
Cannibal dice: Dei The Pills ho visto poco o niente, quindi non ho ancora capito se mi stiano simpatici o meno. Da quel poco che ho capito di loro comunque mi sembrano dei cazzari eterni Peter Pan come me, quindi bravi! Sui fenomeni di YouTube che sbarcano al cinema rimango scettico, ma magari una visione al loro filmetto prima o poi ci potrebbe stare. Sempre meglio vedere il loro film che lavorare. O leggere il blog di Ford.
Ford dice: dei The Pills non conosco nulla, e non sento certo il bisogno di colmare questa mia lacuna.
Come se non bastasse, i fenomeni web mi solleticano più dubbi perfino di Cannibal Kid. Che è tutto dire.



Se mi lasci non vale

"Te l'avevo detto, di non leggere le cose che scrivono quei due bruti di Ford e Cannibal!"
Cannibal dice: Ford, se mi lasci a condurre questa rubrica da solo, vale. Vale eccome.
Quanto al film di e con Vincenzo Salemme, ovviamente, lo lascio lì dov'è.
Ford dice: se Cannibal lasciasse la blogosfera, varrebbe eccome.
Quanto al film di e con Vincenzo Salemme, lo lascio dov'è. E non lo sfioro neppure con il pensiero.


martedì 12 gennaio 2016

Golden Globes 2016

La trama (con parole mie): domenica notte si è tenuta la cerimonia che, per antonomasia, è considerata l'anticamera degli Oscar, l'assegnazione dei Golden Globes.
La risonanza mediatica dell'evento è stata senza dubbio smorzata dalla morte di David Bowie, ma non poteva mancare, pur se in una misura particolare, un post che ne parlasse anche qui al Saloon.





L'avevo promesso a Julez proprio domenica sera.
Se fosse accaduto, non ci sarebbero state liste dei premiati, foto dal red carpet, opinioni su uno o l'altro titolo.
Ho promesso che avrei scritto: "Non me ne importa un cazzo del resto dei Globes, perchè ha vinto Stallone".
E ha vinto davvero.
Sinceramente, oltre che di tutto quanto specificato sopra, non mi frega un cazzo neppure di chi l'ha sempre criticato, dei Razzie e di chi, oggi, storce il naso o si stupisce bonariamente.
Ho visto Creed quasi un mese fa, e a prescindere da cosa scriverò, dal voto o dalla critica, è indubbio che non sarebbe stato lo stesso, senza Rocky.
Neanche io sarei stato lo stesso.
E, forse, neanche il mio amore per il Cinema, cresciuto anche sui guantoni dello Stallone Italiano.
Sylvester Stallone ha vinto un Golden Globe come migliore attore non protagonista.
E ha ricevuto una vera e propria standing ovation.
Probabilmente, anche per le persone presenti alla cerimonia, il Cinema non sarebbe stato lo stesso, senza Rocky.
E mi basta così.
Globes, red carpet, cerimonie, curiosi video con protagonisti Di Caprio e Lady Gaga.
Non me ne importa un cazzo.
Ha vinto Rocky.
Ha vinto Stallone.
E tutti quelli cresciuti con lui, anche in silenzio, hanno gridato Adriana.




MrFord





Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...