venerdì 12 ottobre 2012

Atto di forza

Regia: Len Wiseman
Origine: USA/Canada
Anno: 2012
Durata: 118'




La trama (con parole mie): in un prossimo futuro, la Terra devastata dalle guerre atomiche affronta i problemi di sovrappopolazione grazie ad una complessa struttura a livelli che mantiene attivo il collegamento tra l'ex Europa - ora Britannia - e l'Australia - denominata Colonia -.
Douglas Quaid, un operaio sposato ed apparentemente felice, comincia ad essere turbato da incubi che lo vedono battersi per la salvezza sua, del mondo e di una donna misteriosa, e decide di rivolgersi alla Rekall - agenzia che fornisce ricordi fasulli - per cercare di distrarsi dai suoi sonni agitati.
Ma proprio quando l'intervento sulla sua mente sta per iniziare, la polizia irrompe nell'agenzia ed inizia una vera e propria caccia all'uomo che vede protagonista proprio Quaid, ex agente segreto passato alla Resistenza catturato poche settimane prima e riprogrammato secondo i dettami di Cohaagen, bieco politico intento ad organizzare un'invasione robotica della Colonia.
Riuscirà Quaid/Hauser a sopravvivere e salvare la Terra? E soprattutto, sarà vero quello che sta accadendo, o frutto dell'operato della Rekall?





E' sempre una faccenda tosta, per un regista, confrontarsi con un cult del passato.
L'ispirazione rispetto ad alcuni titoli che hanno fatto la storia di uno o più generi comporta sempre il rischio di scomodi paragoni, che aumenta esponenzialmente in caso di remake.
Tendenzialmente, non sono troppo favorevole all'idea dei rifacimenti di pellicole che hanno segnato la mia vita di spettatore - provate a pensare a cosa significherebbe assistere ad operazioni di questo tipo rispetto a titoli quali Arancia meccanica, I guerrieri della notte o Pulp fiction, giusto per citare alcuni cult inossidabili di intere generazioni -, e confesso che quando venni a sapere dell'intenzione di produrre una nuova versione del mitico Atto di forza fui più che scettico a riguardo.
E devo ammettere che, passati i primi dieci minuti, l'impressione che si stesse preparando una vera e propria tempesta di bottigliate cominciava ad assumere le proporzioni di una certezza: niente Marte, atmosfere cupe in stile Blade runner, un taglio da dark sci-fi lontano dai colori sparati e dal look decisamente fumettoso dell'opera di Verhoeven. 
E soprattutto, ironia zero.
Quello che era, dunque, uno dei punti di forza maggiori del film originale, si ritrovava sostituito da una componente riflessiva o pseudo tale da non lasciar presagire proprio nulla di buono per Colin Farrell e soci, intenti a concentrarsi sulla parte più politica ed action di un film che pareva già prendersi troppo sul serio. 
Fortunatamente, due fattori sono intervenuti salvando in corner tutta la baracca neanche fossero uno degli Schwarzy dei tempi migliori: l'idea che guardare questo Atto di forza come fosse l'originale - o comunque pensando a Verhoeven e al suo lavoro - non avrebbe giovato ed il mestiere sicuramente notevole del giovane Len Wiseman, che non aveva sfigurato neppure nel confronto con un altro mito di un paio di decenni fa portando sugli schermi l'ultimo e discreto Die hard: vivere o morire.
Così, osservando le peripezie di Quaid/Hauser in un mondo oscuro e ribollente, grigio ed opaco - per certi versi, le ambientazioni mi hanno riportato alla mente anche l'ottimo I figli degli uomini - e facendomi trascinare dalla spirale di violenza e scontri a fuoco in grado di ricordare più i Bourne e Minority report che non l'estetica kitsch ed una satira sociale spiccata di fondo, devo ammettere di essermi goduto anche questo film nonostante l'insolito piattume del protagonista - Farrell pare coinvolto nell'operazione più o meno quanto il sottoscritto rispetto ad un qualsiasi consiglio del Cannibale -, letteralmente spazzato via dal punto di vista della presenza scenica da un Bryan Cranston sempre in spolvero nel ruolo di Cohaagen e dal duello che occupa buona parte del crescendo della storia tra Kate Beckinsale nel ruolo della fittizia moglie di Quaid e Jessica Biel, amante di Hauser.
Nella lotta tra le due donne - e tra le due realtà del protagonista - si intravedono un'idea davvero interessante ed un piglio coinvolgente da parte del regista, che con ogni probabilità si è divertito come un matto amplificando quella che, nella versione originale, era una sottotrama risolta come tale - seppur con ottimo stile -: l'ordine a tutti i costi - e la sete di controllo - di Lori contro l'improvvisazione di stampo distruttivo di Melina, il passato da agente segreto ed il presente da rivoluzionario, lo status quo e l'incertezza, una vita felice ed una completamente caotica, il Potere e la Resistenza.
Osservando meglio, pare quasi che tutta questa fantascienza fatta di viaggi attraverso la Terra, tecnologie avanzatissime e ricordi impiantati - reali o meno che siano - si risolva dietro a tensioni presenti nell'Uomo dall'alba dei tempi, e sempre molto più semplici, animali e dirette di quanto non possano apparire.
Da questo punto di vista, il confronto tra Hauser e Cohaagen - nello script non sempre ben delineato - appare come un pretesto per il protagonista di scegliere un aspetto altrettanto importante della sua vita: la compagna che ne definirà, in qualche modo, il futuro.
Se, poi, tutto questo lo porterà anche a salvare il mondo, sarà decisamente grasso che cola: in fondo alla Rekall vendono pacchetti che possano realizzare i nostri sogni proibiti.
E quale bambino - e non solo - non ha mai accarezzato l'idea di diventare un agente segreto sempre in lotta per la vita e per il mondo?
L'importante è che, al risveglio, al nostro fianco ci sia la donna giusta.


MrFord


"You're a heartbreaker
dream maker, a love taker
don't you mess around with me
you're a heartbreaker
dream maker, a love taker
don't you mess around, no no no."
Pat Benatar - "Heartbreaker" -



giovedì 11 ottobre 2012

Last friday night on thursday

La trama (con parole mie): ebbene no, cari lettori, non avete passato le ultime ventiquattro ore prede di un hangover con tanto di blackout selvaggio da ricostruire con una spedizione in stile Una notte da leoni. La rubrica che vede i consigli a proposito dei film in uscita in sala firmata dal sottoscritto e da quell'individuo poco raccomandabile del Cannibale si adegua alle modifiche volute dai distributori e dunque da questa settimana passa al giovedì.
A parte questo e qualche cambio all'impaginazione orchestrato dal mio antagonista, comunque, le cose non saranno molto diverse: i film italiani saranno come sempre meno interessanti delle proposte oltreconfine, le didascalie del Cucciolo più brillanti delle mie, le opinioni cinematografiche illuminate tutte firmate dal sottoscritto.

"Dannazione! Il Cannibale ha cambiato perfino giorno alla rubrica pur di non venire a fare un aperitivo con me!"
Iron Sky - Saranno nazi vostri di Timo Vuorensola


Il consiglio di Cannibal: saranno nazi di Ford
Pellicola finlandese autofinanziata grazie anche al web e che proprio sul web è stata pompata in maniera spropositata. Per essere un film di fantascienza (relativamente) low-budget il tentativo è apprezzabile, ma nonostante le, credo e spero markettare, lodi spese in rete, il risultato è parecchio modesto.
Come commedia, si ride pochissimo. Come satira politica è davvero debole. E come film di fantascienza è una robina trascurabile.
Un film recensito qui http://pensiericannibali.blogspot.it/2012/06/nazi-side-of-moon.html fondamentalmente innocuo. Come il sempre più mollaccione Ford degli ultimi tempi, al cui confronto persino il sottoscritto Cucciolo Eroico è ormai più temibile di un nazi. E ho detto tutto.
Il consiglio di Ford: meglio farsi i nazi propri, che quelli del Cannibale!
Un film che non è ancora giunto sugli schermi di casa Ford ma che fin dal tam tam in rete mi è parso decisamente trascurabile, e che dunque credo continuerà a prendere polvere ancora per un pò prima di fare capolino al Saloon. Del resto, in questa prima settimana caratterizzata dal cambio di giorno i titoli importanti sono ben altri. Lascio dunque a quello zombie inebetito dai weekend a base di birra la
gloria della recensione. Altrimenti come se lo alimenta più, quell'ego massacrato dalle vittorie del sottoscritto nelle Blog Wars!?!?

"Non sarà stato Ford a consigliarti questa robaccia!?" "No, è stato il Cucciolo eroico. La prossima volta ricordami di non fidarmi delle sue dritte sull'alcool. Sono quasi peggio di quelle cinematografiche!"
Killer Joe di William Friedkin


Il consiglio di Cannibal: Killer Cannibal is coming for you, Ford!
Noto per L’esorcista, William Friedkin è uno di quei registi vecchia scuola che faranno bagnare Ford, ma di cui io non ho mai approfondito troppo la conoscenza. Chissà che non capiti l’occasione ora, con questo promettente Killer Joe.
C’è un cast di ottimo livello, con Emile Hirsch, Gina Gershon, Juno Temple e un Matthew McCounaghey in spolvero dopo la sorprendente interpretazione in Magic Mike. Sembra più una fordianata, ma una volta tanto potrebbe essere una fordianata in grado di soddisfare anche me.
Vedremo se sarà una visione killer, oppure se ci sarà da mandare un killer per prendersi amichevole cura dell’esorcizzato Friedkin e pure del non ancora esorcizzato (purtroppo per noi) Fordkin.
Il consiglio di Ford: vivere e morire a Ford Angeles.
William Friedkin è un regista di quelli da leccarsi i baffi: cazzutissimo e scorretto, negli anni ha imparato a sbattersene delle majors e produrre molto anche low budget pur di spingere la sua idea di Cinema.
Che, poi, con titoli come L'esorcista, Vivere e morire a Los Angeles e Il braccio violento della legge potrebbe bastare. Comunque, il ritorno in grande stile avviene con questo film che pare sia molto, molto tarantiniano, e che pare abbia rischiato addirittura di vincere Venezia 2011.
Il mio hype in merito è alle stelle, e sono sicuro che in mano mi esploderà uno dei titoli più importanti dell'anno.

"Kid, ora che ti ho gonfiato di botte per bene occorrerà che inizi a darti anche qualche lezione di stile. Conciato così non ti si può guardare."
Total Recall - Atto di forza di Len Wiseman


Il consiglio di Cannibal: atto di fede, più che di forza
Il Total Recall originale, quello del 1990 di Paul Verhoeven, è un gran film. Non avete sbagliato, state leggendo la parte cannibale del commento. Per me è infatti probabilmente il miglior film con Schwarzy, diciamo pure uno dei pochi decenti della sua carriera. Una delle pellicole che più mi sono rimaste impresse della mia infanzia, prima adolescenza, oggi sottoposta a un non richiesto remake, visto che l’originale resta ancora piuttosto attuale. Questa nuova versione, nonostante Colin Farrell sia un attore di gran lunga migliore dell’ex governatore della California, mi puzza di possibile fregatura. Per curiosità, temo gli concederò una visione. Le speranze che sia decente richiedono però un atto di fede.
L’atto di forza, quello invece lo tengo in serbo per le ossa del Ford!
Il consiglio di Ford: per sfracellare il Cannibale a bottigliate non ho bisogno di forza, ma solo di un semplice atto!
Quando venni a sapere che uno dei film migliori – cinematograficamente parlando - del buon Schwarzy avrebbe avuto un remake, rimasi annichilito quasi quanto mi accade leggendo le recensioni del mio
rivale. Fortunatamente l'allenamento cui quotidianamente mi sottopongo grazie alle stesse mi ha permesso di superare i pregiudizi e convincermi a dare una chance al lavoro di Wiseman: certo, occorre guardarlo senza pensare al lavoro di Verhoeven, ed il punto di vista è completamente ribaltato, ma la lotta che vede le due protagoniste femminili, Bryan Cranston ed uno scenario che incrocia Minority report a Blade runner,
alla fine, me l'hanno anche fatto piaciucchiare.
Recensione a brevissimo.

"Puoi anche farmi saltare le cervella, ma con il tuo amico Cannibal non ci esco!"
On the Road di Walter Salles


Il consiglio di Cannibal: meglio di un viaggio on the road con Ford, però…
Jack Kerouac per la Twilight generation? Questa è la prima cosa che potrebbe venire in mente pensando al romanzo cult riletto in una trasposizione cinematografica con Kristen Stewart, la Bella Swan della saga vampiresca. La seconda impressione, quella regalata dal trailer, è che sembri più una versione patinata e alquanto retorica. In ogni caso, un’operazione ad altissimo rischio. A toccare certi libri si rischia solo di fare dei gran danni. Così come a toccare quel bruto di Ford.
Spero di sbagliarmi, sul film non su Ford, magari ne è venuta fuori una cosa decente, però non ci scommeterei troppo.
E, prima che me lo chiedi: no, Ford, non lo faccio un viaggio on the road con te. Anche perché ad affidarsi alla tua guida bisogna essere più fuori di chi ha scelto la Stewart per codesto film. E poi perché tanto tra poco sarai così sommerso dai pannolini (e non solo da quelli) che alle avventure on the road ormai puoi dire ciao ciao! Ford, per te la Fiesta è finita ahaha.
Il consiglio di Ford: un viaggio on the road con un cowboy sarà sempre troppo per il Cucciolo Eroico!
Personalmente, ho sempre avuto una certa simpatia per Walter Salles: Central do Brasil e I diari della motocicletta funzionano e continuano a piacermi anche a distanza di anni e visioni, con quel giusto mix di
onestà e retorica che fa tanto bene al cuore. Ora il regista brasiliano torna alla carica con un altro road movie tratto da uno dei libri cult di intere generazioni, che potrebbe rivelarsi una sorpresa quanto una clamorosa delusione. In ogni caso, una visione ci starà tutta.
E se le cose non funzioneranno a dovere, per sfogarmi potrei sempre recarmi a Casale, chiudere il Cannibale nel mio bagagliaio con da bere soltanto l'acqua per lavare i vetri e lanciarmi in un distensivo on
the road verso Capo Nord.

"Non ti lascio più guidare, Ford! Ci hai portati in un altro dei tuoi postacci in culo al mondo da vecchio cowboy!"
ParaNorman di Chris Butler


Il consiglio di Cannibal: per chi non ha paura del ParaFordan
Per una volta, una pellicola d’animazione che non mi sembra la solita ruffianata Disney o la solita bambinata fordiana.
Tra fantasmi, zombie e piccoli cuccioli eroici, non sarà una visione paranormal, ma se non altro appare come una visione carina e piacevole.
E poi, meglio ParaNorman che quel ParaCullen di Ford uahahah!
Il consiglio di Ford: il Cucciolo eroico sarà Paranormal o Paranoid?
Un film d'animazione che promette bene dopo le settimane decisamente sottotono offerte da Madagascar e L'era glaciale, e che potrebbe essere il vero rivale ai prossimi Academy per l'ottimo Brave made in
Pixar. Addirittura, soprattutto considerato il genere, potrebbe riuscire perfino a mettere d'accordo i due antagonisti più feroci della blogosfera: il che, a conti fatti, è già un successo. Dunque, anche in questo caso, una visione ci vorrà tutta.

"Ommmiodddio! In quella macchina c'è il Cannibale, e la sta guidando Ford!"
Taken 2 - La vendetta di Olivier Megaton


Il consiglio di Cannibal: il cinema chiede vendetta!
Nooo! Pure una porcheria immane come Taken, uscito in Italia con il titolo Io vi troverò, ha avuto un seguito? E negli USA sta pure avendo un gran successo? Il mondo sta davvero cadendo nelle tenebre.
Il primo era un film d’azione risibile, con un Liam Neeson a suo agio come action hero quanto un elefante in un negozio di cristalli. Una porcheria giustizialista della peggior specie, di cui a breve arriverà il mio post. Quanto al seguito, rischia di essere ancora peggio. Ma sarà davvero un’impresa non da poco.
Se questo è grande cinema d’azione, per una volta lancio un grido di proporzioni fordiane: a ridatece Stallone!
Il consiglio di Ford: io mi rifiuto di trovarlo.
Sequel di un film agghiacciante che qui al Saloon ho già ampiamente massacrato - http://whiterussiancinema.blogspot.it/2012/01/io-vi-trovero.html-, privo dell'ironia degli action pane e salame che piacciono a me e reso ancora peggiore da un Liam Neeson per nulla in parte.
Già dal trailer pare una porcata di proporzioni assurde, dunque cercherò con tutte le mie forze di risparmiarmelo, e non lo auguro neppure a quel cattivo soggetto del mio rivale. Meglio tornare agli anni ottanta, quando imperavano i veri cult si Sly, Schwarzy, JCVD e Bruce Willis!

"Cucciolo, Ford, avete parlato male dei miei due film: questa è la fine che farete!"
Tutti i santi giorni di Paolo Virzì


Il consiglio di Cannibal: tutti i santi fordi
Tutti i santi giorni mi devo sorbire (almeno) un nuovo post quotidiano di Ford e tutti i santi giorni mi chiedo cosa abbia fatto di male per meritarmi tanto. Non lo so, cari lettori. Forse ho preso per il cullen qualche volta di troppo i protagonisti della saga di Twilight e le Twi-hards (tra cui la Twi-hard numero 1 Ford) mi hanno fatto una macumba contro. In ogni caso, Paolo Virzì arriva da ben due film su due che mi sono piaciuti parecchio: Tutta la vita davanti e La prima cosa bella. Cosa che non posso dire di molti altri registi italiani, giusto dell’altro Paolo del cinema italiano, Sorrentino.
Il trailer di questo Tutti i santi giorni mi ha fatto però scendere di parecchio l’entusiasmo e, anzi, non promette niente di buono. A volte le prime impressioni si rivelano erronee. Sarà questo il caso? Di certo non è quanto successo con WhiteRussian: fin dalla prima volta che ci sono finito dentro per sbaglio, ho subito capito che c’era qualcosa di malvagio e di profondamente sbagliato in quel blog…
Il consiglio di Ford: tutti i santi giorni mi alzo, e spero che, per una volta, il Cannibale non abbia pubblicato nulla. E puntualmente scopro, invece, che continua a tornare.
Virzì mi è sempre piaciuto, mi pare un tipo in grado di unire il pane e salame al tocco autoriale, il Cinema popolare e le ambizioni da Festival tutte in un unica pellicola. La prima cosa bella mi era piaciuto davvero molto, e da tempo aspettavo il ritorno del buon Paolo sul grande schermo: eppure c'è qualcosa che non mi convince affatto, di questa roba che mi pare un po’ troppo Ligabue-style per impressionarmi. Speriamo di essere smentiti. Non vorrei ritrovarmi di colpo a fare lo snob come il mio ben poco illustre collega.

"Recitiamo una bella preghiera affinchè il Cannibale non ci consigli più nessun film!"

Dutch è molto meglio di papà

Regia: Peter Faiman
Origine: USA
Anno: 1991
Durata: 107'




La trama (con parole mie): Dutch Dooley, figlio di operai che ha fatto fortuna come costruttore, ha da poco stretto un legame sentimentale con Natalie, ex moglie di un borioso magnate della finanza dal quale ha avuto un figlio ormai adolescente snob, asociale e dall'ego decisamente troppo grande per un ragazzino. All'ennesima buca rifilata al giovane dal padre, Dutch si offre di andare a recuperare il ragazzo nella sua scuola privata in Georgia per riportarlo a Chicago in macchina, in modo da cercare di rompere il ghiaccio con Doyle - questo il nome del figlio di Natalie - e riavvicinarlo alla madre, che lo stesso vede come causa di tutti i problemi della famiglia.
Il panesalamismo di Dutch verrà messo a dura, durissima prova durante un road trip che si rivelerà ben più difficile di quanto l'uomo non potesse pensare.




Alla nutrita schiera di pellicole che fecero la storia delle visioni del piccolo Ford a cavallo tra la fine degli anni ottanta e l'inizio dei novanta passate dalle parti del Saloon mancava ancora uno dei titoli più consumati dal mio vecchio videoregistratore ai tempi della scuola media, un film decisamente troppo poco conosciuto eppure ancora oggi in grado di divertire il sottoscritto, oltre ad essere in grado di aprire l'ennesimo ponte con un passato più che mitico.
Dutch è molto meglio di papà, scritto dal John Hughes che tutti i fan della commedia ben conoscono e diretto dal Peter Faiman di Mr. Crocodile Dundee, è un ancora piacevolissimo film di formazione giocato sui rapporti tra padri e figli, un road movie dal ritmo sostenuto poggiato sulle spalle dell'Ed O'Neill tornato alla ribalta di recente con Modern family: il suo Dutch, pane e salame almeno quanto il vecchio Dundee, si accolla la "missione" di riportare su binari di sentimenti e vita vissuta Doyle, figlio della compagna Natalie viziato e cresciuto nel mito del ben poco sopportabile padre, che il ragazzo continua a vedere come una sorta di leggenda cui la madre ha fatto un torto dietro l'altro.
Ovviamente, come in tutti i film di questo genere, il rapporto tra i due protagonisti sarà burrascoso fin dal principio, dando libero sfogo alla mano di Hughes rispetto a gags molto fisiche - ricordiamo che il buon John fu padre, tra gli altri, anche di Mamma ho perso l'aereo - con protagonisti i due decisamente poco amichevoli compagni di viaggio, che cercheranno ad ogni occasione di rendere il tragitto dell'altro un vero e proprio inferno neanche io e il Cannibale decidessimo di intraprendere un coast to coast all'italiana per recarci ad un qualche premio ovviamente da conterderci all'ultimo sangue.
A questo punto inizia il tripudio di ricordi e risate in bilico tra i giorni in cui io e mio fratello rivedevamo questo film almeno un paio di volte la settimana ed il futuro, quando penso al momento in cui, chissà, avrò la possibilità di guardarlo insieme a mio figlio: dalla lotta nella camera dello studentato di Doyle ai fuochi d'artificio, dall'incontro con le prostitute - uno dei must dell'allora casa Ford, con le espressioni di Ed O'Neill dopo aver ingoiato la crema per le mani a piegarci dal ridere ad ogni visione - a quello con i guardiani, il rapporto tra Doyle e Dutch è una sorta di educazione da strada che porta il ragazzo a scoprire un mondo fino a quel momento distante anni luce dalla sua condizione di benestante viziato che già avevo amato in Over the top, e che allo stesso modo porta ad una presa di coscienza dell'adolescente protagonista rispetto all'essere uomo e alla crescita, al fare affidamento su se stessi e le proprie forze così come imparare a vedere i sacrifici che soprattutto le madri fanno per assicurarsi la felicità dei figli anche a scapito della loro.
Come in ogni prodotto per ragazzi made in USA che si rispetti, poi, c'è spazio anche per i buoni sentimenti, e ai tiri mancini di Doyle e Dutch si contrappone un crescendo finale decisamente meno casinaro e più votato al "film per tutti": eppure è un "per tutti" che funziona, rispolverando l'atmosfera dei titoli "da pomeriggio" che hanno caratterizzato la mia infanzia e regalando anche un finale impreziosito dall'anello di Dutch, inguardabile eppure assolutamente utile quando si tratta di chiudere questioni in sospeso con boriosi miliardari dalle tendenze megalomani.
Un altro piacevole ritorno, dunque, ai tempi magici in cui tutto pareva possibile, ed uno dei titoli che, in questo particolare momento della mia vita in cui la paternità comincia ad affacciarsi rispetto al quotidiano, mi fanno sognare il momento in cui potrò rivivere quei momenti di cui conservo ricordi così fantastici attraverso gli occhi del piccolo Ford, che forse mi prenderà anche a calci come Doyle fa con Dutch, ma al quale spero il viaggio al mio fianco servirà per capire che questo vecchio cowboy vuole solo insegnargli tutto quello che sa, e che ha amato.
 


MrFord


"I'd get it one piece at a time
and it wouldn't cost me a dime
you'll know it's me when I come through your town
I'm gonna ride around in style
I'm gonna drive everybody wild
'cause I'll have the only one there is a round."
Johnny Cash - "One piece at a time" -


mercoledì 10 ottobre 2012

Resident evil: retribution

Regia: Paul W. S. Anderson
Origine: Germania, Canada, UK
Anno: 2012
Durata: 96'




La trama (con parole mie): Alice, dopo gli sfaceli che fecero esplodere l'epidemia del virus diffuso dalla Umbrella Corporation in tutto il mondo e la resero portatrice di poteri sovrumani, si ritrova suo malgrado alleata dell'ex nemico Albert Wesker - l'uomo che la privò di quegli stessi poteri - prigioniera di una struttura che fu dell'ex Unione Sovietica all'interno della quale la corporazione sta sviluppando scenari ipotetici rispetto ad un nuovo propagarsi dell'infezione.
Il ritorno del computer Regina rossa e l'utilizzo di cloni ed infetti affetti da ogni genere di mutazione renderanno la fuga della donna una vera e propria impresa nonostante l'aiuto di una squadra inviata appositamente per darle una solida mano, ed una volta riconquistata la libertà l'incubo non sarà comunque finito: tra gli zombies e gli umani, infatti, pare essere divampata una vera e propria guerra.




Probabilmente Paul W. S. Anderson spera di stabilire un record di presenze fisse nella top ten fordiana dedicata al peggio della stagione per più e più anni di seguito.
Probabilmente Milla Jovovich non è ancora stata messa al corrente di essere la regina delle cagne maledette.
Probabilmente quel "retribution" nel titolo dell'ennesimo capitolo della saga cinematografica tratta dal franchise di videogiochi di Resident evil allude al fatto che chiunque assista a questo spettacolo andrebbe retribuito - e ringraziato - dalla produzione.
Probabilmente tante, tante cose.
E in mezzo a tutte loro, una sola, granitica certezza: l'ultima fatica dell'Anderson peggiore del Cinema è una schifezza di proporzioni bibliche che rischia davvero grosso di entrare prepotentemente sul podio della succitata classifica di fine anno anche a scapito di altre schifezze mortali uscite in sala nel corso degli ultimi dodici mesi.
Considerata l'esperienza "irripetibile" de I tre moschettieri, lo scorso anno, e assodato il fatto di aver trovato pessimi tutti - ma proprio tutti - i capitoli precedenti di questa serie, mi sarei dovuto costringere a risparmiare ad occhi e cervello una visione che neppure una sbronza da record sarebbe in grado di cancellare: regia ridicola, script scriteriato - Julez ha ipotizzato fosse il prodotto di un reality in cui un gruppo di sceneggiatori avrebbe composto una sequenza per ogni membro dello stesso senza curarsi di quello che gli altri avevano prodotto -, effetti speciali che di speciale non hanno nulla se non la pessima qualità, un cast che riuscirebbe a fare brutta figura perfino al cospetto delle "stelle troppo italiane" di Boris.
Eppure, per dovere di recupero delle novità in sala e forse per una discreta dose di masochismo legato alla settimana del rientro dalle ferie, non ho saputo dire di no.
Voi, però, che potete, ascoltate il mio consiglio: se un amico, il fidanzato, il marito, la moglie, l'amante, Gesù Cristo sceso appositamente sulla Terra, gli alieni o chiunque altro dovesse chiedervi di aggregarvi per una visione, fate un bel respiro, afferrate la prima bottiglia che vi capita a tiro e sfracellatela sulla testa del vostro interlocutore. Lui potrebbe anche non capire, ma tendenzialmente direi che potrebbe ringraziarvi una volta ripresosi per averlo salvato da una delle esperienze cinematografiche più imbarazzanti degli ultimi anni.
Dalla trama risibile ai personaggi tratteggiati a colpi d'accetta - non che fosse mai stata una grande attrice, ma Michelle Rodriguez non potrebbe finire più "lost" di così - fino all'incubo di un incombente nuovo capitolo, tutto prosegue come un videogioco a schermi di quelli che fecero impazzire generazioni intere nel corso degli anni ottanta senza per questo riuscire a conservarne minimamente il fascino, affidandosi ad interpreti che paiono le riserve delle riserve di attori di professione - il capo della squadra di supporto ad Alice, sosia sbiadito del Sawyer lostiano cui devo il "nome", pare essere stato ripescato dopo un rifiuto di Josh Holloway di tornare a sfoggiare le sue due espressioni in un altro film di infima categoria dopo il terribile Il respiro del diavolo - e a situazioni al limite del ridicolo.
Neppure la parte sguaiata, tamarra ed action riesce a mettere una pezza almeno ironica su un vero e proprio disastro, e soltanto il minutaggio breve e la totale assenza di ambizioni - uno dei principali difetti che portarono l'orrendo Gamer, altro film ispirato al mondo dei videogiochi, in cima alla classifica del peggio nel 2010 - risparmiano al pubblico la sofferenza del ritmo lento e lo sguardo fisso al contatore sul lettore pregando che i titoli di coda possano arrivare il più presto possibile o di addormentarsi senza ritegno prede della stanchezza.
A me, sfortunatamente, non è accaduto.
Forse avrei dovuto aspettare qualche giorno, con i ritmi di lavoro tornati a premere sulle palpebre la sera.
O forse non avrei proprio dovuto neppure considerare di schiacciare play.
Una cosa, però, voglio dirla: non mi ha fatto incazzare.
Ho solo riso forte pensando che forse Anderson può farcela davvero, a portare a casa il record di presenze tra i worst movies di casa Ford.


MrFord


"But you see, it's not me, it's not my family
in your head, in your head they are fighting
with their tanks and their bombs
and their bombs and their guns
in your head, in your head, they are crying."
Cranberries - "Zombie" -

martedì 9 ottobre 2012

L'era glaciale 4 - Continenti alla deriva

Regia: Steve Martino, Mike Thurmeier
Origine: USA
Anno: 2012
Durata: 88'




La trama (con parole mie): Sid, Diego e Manny sono ormai stanziati in un angolino di mondo davvero niente male, la vita scorre in pace ed i problemi più grossi sono dati dalla nonna del primo - scaricata dai redivivi parenti del bradipo - e da Peaches, figlia di Manny in piena adolescenza.
Questo fino a quando Scrat, alla perenne ricerca della sua adorata ghianda, non innesca il processo di frattura delle placche che porterà alla separazione dei continenti: i mutamenti geografici causeranno non pochi disagi al branco dei nostri, che separati da tutti finiranno in mare aperto su un blocco di ghiaccio, costretti a trovare un modo per fare ritorno prima che sia troppo tardi.
L'incontro con lo scimmiesco capitano Gutt e la sua ciurma di pirati offrirà al terzetto protagonista della serie - più la nonna, non dimentichiamola - l'occasione per menare un pò le zampe e guadagnarsi il mezzo di trasporto che potrebbe riportarli indietro.



Personalmente, comincio ad essere stanco davvero dei franchise di successo figli del Cinema d'animazione continuamente reiterati per questioni di mercato e soldi: fino a dieci anni fa, mentre Miyazaki consolidava il suo genio e la Pixar poneva le basi del suo impero, le realtà più piccole come quella dei Blue Sky Studios cercavano di spremere i cervellini dei loro artisti per tirare fuori qualcosa che fosse almeno lontanamente paragonabile ai due mostri sacri appena citati.
Erano i tempi, tra gli altri, del primo film dedicato alla saga de L'era glaciale, imperfetto e tecnicamente neppure accostabile a pezzi d'arte come i Toy Story o Totoro, eppure piacevole e davvero perfetto per intrattenere il pubblico - non soltanto quello dai dieci anni in giù -: il successo fu decisamente notevole, tanto da scatenare una vera e propria speculazione che da quel momento immise sul mercato videogiochi, pupazzi, linee di cartoleria e, ovviamente, non uno, non due, ma ben tre sequel.
Già dal secondo capitolo era chiaro che la direzione che la produzione avrebbe preso sarebbe stata quella dello sfruttamento, tanto che il mio interesse - e le aspettative con lui - precipitarono praticamente sotto zero - tanto per restare in tema -, rendendo questi titoli praticamente un riempitivo.
Questo quarto - e non credo, onestamente, ultimo, ahinoi - capitolo resta senza infamia e senza lode sui livelli dei precedenti: si lascia guardare prestandosi ovviamente ai trucchetti e alle inquadrature imposte dal 3D, intrattiene grazie a qualche risata e al consueto bagaglio di buoni sentimenti dei film per famiglie nella più classica delle tradizioni del genere, offre un minutaggio breve che permetterà ai piccoli di non annoiarsi e ai grandi di non sfracellarsi i cosiddetti e, di fatto, non rischiare di essere una delusione come il recente Madagascar 3.
Questo principalmente perchè ci sarebbe ben poco da aspettarsi da una proposta di questo genere, se non un innocuo film d'avventura discretamente movimentato - interessante, pur se ormai sfruttatissimo, l'utilizzo dei pirati come avversari per i protagonisti - che farà la gioia dei bambini grazie ad una sarabanda di inseguimenti, scontri ed imprese marinare condite dalle consuete gag di Manny, Sid e Diego - ormai da denti stretti almeno quanto le peripezie di Scrat, che onestamente mi è venuto non poco a noia -: azzeccato, invece, il personaggio della nonna del bradipo, vera sorpresa della pellicola, così come il passaggio al cospetto delle "sirene" e la già citata ciurma multietnica del capitano Gutt - doppiato in originale dal Peter Dinklage di Game of thrones -.
Ovviamente, rispetto al primo film, la tecnica è notevolmente migliorata - la barba dell'appena citato Gutt e la sequenza dell'uragano in pieno oceano ad inizio film che mi ha riportato alla mente La tempesta perfetta ne sono la prova - e tutto sommato sono ben altre le pellicole che solleticano le bottigliate: eppure, onestamente, vorrei potermi aspettare di più dal Cinema d'animazione, che pare aver almeno nelle grandi produzioni arrestato l'esplosione creativa che fino a pochi anni fa l'aveva portato a consolidare una credibilità pari a quella dei film di fiction - ricordiamo che La città incantata fu premiata a Berlino con l'Orso d'oro, seppur in ex aequo -.
Ben vengano anche i divertissements, dunque, ma spero davvero che le teste pensanti - ed i produttori che cacciano il grano - del genere possano mettere almeno parzialmente da parte gli interessi ed il portafoglio per tornare ad osare regalando emozioni, personaggi ed avventure senza sedersi troppo sul già noto e sul 3D.
Sono convinto che i piccoli - e sicuramente i grandi - apprezzerebbero molto di più. 


MrFord


"I'll follow you
the leaf that's following the sun
when will my weight be too much for you?
When will these ideas really be my own?
Cause this moment keeps on moving
we were never meant to hold on."
Jack Johnson - "Adrift" -

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