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giovedì 26 marzo 2015

Thursday's child

La trama (con parole mie): come ogni giovedì, torna su questi schermi la rubrica che, purtroppo, porta con lei anche il mio sempre più scombinato - almeno per quanto riguarda la critica cinematografica - rivale Cannibal Kid. E purtroppo, con lui arriva anche la solita carrettata di titoli non propriamente in grado di alzare l'hype a mille, quanto più che altro di sperare di strappare un sei politico evitando le bottigliate.
Se non altro, in un paio di casi almeno sulla carta c'è la speranza di incontrare qualcosa di vagamente fordiano. Ma solo vagamente, purtroppo.


"Che storia! Sono atterrato sul pianeta dei Cuccioli Eroici!"
Home - A casa

"Mi sa tanto che guido anche peggio di Ford!"
Cannibal dice: Bambinata DreamWorks che lascio volentieri a casa Ford. In casa Pensieri Cannibali sono preferiti i film per adulti. O quelli per teenagers.
Ford dice: la Dreamworks, fatta eccezione per pochi titoli decisamente ottimi come i due Dragon Trainer, mi è sempre sembrata la versione sfigata della Pixar. Questo Home mi pare non si discosti molto da quest'idea.
Posso solo sperare di essere smentito, non fosse altro che per recensire bene un titolo che so già che il mio rivale potrebbe detestare.



L'ultimo lupo 3D

"Finalmente anche io ho il mio Cucciolo Eroico!"
Cannibal dice: La bambinata d'animazione per questa settimana non bastava. Ci voleva pure la pellicoletta d'avventura con tanto di animali e anche se parlo di lupi, e non di quella bestia di Ford, non ci siamo comunque. Io i Lupi non li sopporto. L'unico che mi piace è quello di Wall Street.
Ford dice: Annaud, fin dai tempi de L'orso, pare essersi preso una cotta clamorosa per i film radical new age che con il tempo ho finito per sopportare sempre meno.
L'ultimo lupo io lo terrei a stecchetto per qualche giorno, e poi lo scatenerei nella cameretta del Coniglione.



Lettere di uno sconosciuto

"Ford è l'unico blogger a scrivere ancora a mano."
Cannibal dice: Cos'è, la settimana del cinema fordiano? Tra i film in arrivo c'è pure questa mazzata pseudo autoriale cinese che mi attira quanto la recensione del mio blogger rivale di un film pseudo autoriale cinese.
Ford dice: probabilmente una decina d'anni fa sarei corso a recuperare questo film, considerato quello che è stato il mio "periodo asiatico": ora, sinceramente, preferisco investire le mie energie - e la banda larga - per ripescare Michael Mann.



La famiglia Bélier

"Non preoccuparti, ti consolo io: quella stronzetta di Katniss Kid non doveva permettersi di vincere il titolo di reginetta al tuo posto!"
Cannibal dice: Meno male che a risollevare una settimana che pareva dedita al fordismo più spinto ci pensa il buon cinema dal paese più radical-chic del mondo: la Francia, ovviamente. Questa commedia dai toni adolescenziali potrebbe rivelarsi la visione più radical-chic, e quindi più cannibale, della Ford Week.
Ford dice: questa è l'incognita della settimana. Potrebbe rivelarsi una piacevole sorpresa o una robetta radical chic degna delle peggiori bottigliate. Staremo a vedere.
Cannibal, invece, è una certezza: i suoi giudizi sono sempre ben oltre il grottesco.


French Connection

"Piuttosto che far guidare Ford ho dovuto rispolverare la mia macchina anni settanta."
Cannibal dice: Altra pellicola francese, altra possibile sorpresa positiva. Thriller ambientato negli anni settanta con il buon Jean Dujardin, questo French Connection dal trailer molto promettente una visione sembra meritarsela tutta. E potrebbe anche essere l'unico film settimanale a mettere d'accordo sia me che Ford. Purtroppo, perché sarebbe meglio se non ce ne fosse manco uno.
Ford dice: seconda pellicola francese e secondo film potenzialmente interessante della settimana. Il titolo richiama al grande Classico Il braccio violento della legge, il trailer pare discreto, le aspettative moderatamente alte. Speriamo non finisca per diventare una bottigliata connection.


Ho ucciso Napoleone

"Ora questa boccia la spacco dritta in testa al Cannibale."
Cannibal dice: Avrei preferito che avesse ucciso un certo mio blogger rivale, ma bisogna accontentarsi...
Questo Ho ucciso Napoleone è una commedia con Micaela Ramazzotti e Libero De Rienzo che mi pare possa avere del potenziale. Mentre Ford uccide il cinema italiano a colpi di recensioni strampalate, io una possibilità a questa produzione nostrana mi sento invece di concedergliela.
Ford dice: il mio rapporto con il Cinema italiano, di recente, è assolutamente pessimo.
Dunque, piuttosto che concedere spazio a proposte di questo tipo, penso potrei recuperare qualche chicca nostrana d'autore molto datata giusto per fare incazzare un po' il mio antagonista.



La terra dei santi

"Ha visto un film di troppo tra quelli esaltati dal Cannibale, e questo è il risultato."
Cannibal dice: Un'altra pellicola italiana, ma questa volta si parla di 'ndrangheta e mi sa di una cosa troppo seriosa e impegnata. Preferisco passarla a Ford.
La pellicola, intendo. Avevate capito la 'ndrangheta?
Ford dice: mi pare una pellicola troppo seriosa e impegnata per il mio superficiale rivale. Vedrò di recuperarla io.



Onde Road

"Forse ho visto troppi film esaltati da Peppa Kid: ormai comincio a vederci doppio."
Cannibal dice: Docu-fiction che parla di radio pirata anni '70/'80 e che sulla carta pare una visione interessante. Nella realtà, ho come l'impressione che possa tramutarsi in una fordianata clamorosa. Ma spero di sbagliarmi.

Ford dice: questa è un'incognita vera e propria. Potrebbe rivelarsi una cosa nelle mie corde, o una robetta di quelle per le quali si esalta senza alcuna ragione apparente il mio rivale. Per il momento non ho fretta di scoprire dove stia la verità.


mercoledì 5 marzo 2014

The Monuments men

Regia: George Clooney
Origine: USA
Anno: 2014
Durata: 118'




La trama (con parole mie): sul finire della Seconda Guerra Mondiale l'esperto d'arte Frank Stokes, preoccupato per la sorte delle opere trafugate dai nazisti negli anni di conquista della Francia e dell'Europa centrale, ottiene dal Presidente degli Stati Uniti il permesso di costituire una squadra che si occupi di recuperare le stesse opere e restituirle ai legittimi proprietari, siano essi privati o musei pubblici.
L'improvvisato team di architetti e restauratori dovrà riadattarsi alla vita militare ed affrontare gli orrori della guerra in prima linea, pur se in misura minore e legato alla ritirata verso Berlino dei tedeschi: sacrificare tutto, vita compresa, per mettere in salvo Capolavori importanti per la Storia dell'umanità varrà davvero la pena?
E riusciranno Stokes ed i suoi a recuperare tutte le meraviglie sottratte dal Reich?






Fin dai tempi di E. R., George Clooney mi è sempre stato simpatico: quell'aria da Cary Grant un pò più gigione e bastardo - in senso buono - ha sempre esercitato un certo fascino vintage sul sottoscritto, quasi il volto del Giorgione ormai italianizzato potesse rispolverare le atmosfere dei Classici che, di fatto, mi hanno cresciuto - cinematograficamente parlando -.
Il passaggio alla regia di qualche anno fa, inoltre, aveva mostrato al mondo della settima arte talenti che non ci si sarebbero aspettati da un attore spesso e volentieri divenuto un riferimento come sex symbol per il pubblico femminile adulto e poco altro: da Confessioni di una mente pericolosa a Good night and good luck, senza contare il piacevolissimo In amore niente regole e l'ottimo Le idi di marzo, invece, Mr. Nespresso è riuscito nell'impresa di convincere perfino i suoi critici più agguerriti, riuscendo nella non facile impresa di trovare l'accordo tra l'audience mainstream e le ristrette platee dei Festival.
Con queste premesse giungiamo a The Monuments men.
Clooney è senza dubbio un professionista, un uomo che conosce bene il suo mestiere ed un artigiano di buon livello, eppure il salto di qualità che ci si sarebbe potuti aspettare non è, di fatto, avvenuto: quest'ultimo lavoro, infatti, ricorda più gli spavaldi exploit del "suo" Danny Ocean che non il definitivo salto di qualità di un aspirante Autore con la a maiuscola, a partire dal cast - che pare una superband messa insieme giusto per un concerto che possa portare il massimo in termini di incassi - fino ad arrivare allo sfruttamento di una retorica quasi spielberghiana che potrebbe addirittura finire per irritare i meno avvezzi all'approccio più sguaiato del Cinema americano.
Delusione - pur se parziale - smaltita in corso di visione, personalmente mi sono sentito nel mezzo, conquistato da alcune trovate decisamente ad effetto - la morte di Donald a Bruges, momento di grande emozione sapientemente sfruttato - e soprattutto nella prima parte annoiato da un ritmo clamorosamente blando, che finisce per promettere senza mai, di fatto, permettere di consumare, un pò come la storia d'amore rimasta "in fieri" tra i personaggi interpretati da Matt Damon e Cate Blanchett.
In tutta onestà, dunque, occorre ammettere di trovarsi di fronte al punto più basso della carriera del Clooney regista, ma allo stesso tempo ad un solido prodotto commerciale, diretto con mano esperta da un furbo cialtrone in grado di sedurre senza mai davvero giungere alla conclusione che si vorrebbe: resta interessante, comunque, la riflessione sul fatto che un'opera d'arte possa oppure no valere la vita di un uomo, e quanto si finisce per essere disposti a sacrificare per qualcosa cui si è consacrata la propria vita - perfino improvvisarsi soldati quando non si è certo un manipolo di action men spaccaculi -.
In uno scenario come quello, terribile, della Seconda Guerra Mondiale, non credo che avrei dato troppo peso alle opere - seppur grandi - che i geni dell'arte avevano regalato al mondo intero, quanto più alla sopravvivenza mia e di chi amo, ma allo stesso modo l'insolita lotta condotta da Stokes e dai suoi uomini è stata, a posteriori, una delle più importanti a livello sociale e culturale degli ultimi decenni, tanto da influenzare anche i bambini che, al giorno d'oggi, in gita scolastica o accompagnati da un parente, finiscono per trovarsi faccia a faccia con un Capolavoro che qualcuno ha pagato con la vita per portare in salvo senza neppure saperlo.
Un film dalla doppia anima, dunque, questo The Monuments men.
Come il suo regista.
Un simpatico cialtrone da non prendere troppo sul serio.
Giusto per evitare di restare troppo delusi.



MrFord



"Some days I feel like my shadow's casting me
some days the sun don't shine
sometimes I wonder why I'm still running free
all up and down the line."
Warren Zevon - "Dirty life and times" - 




giovedì 19 aprile 2012

Piccole bugie tra amici

Regia: Guillame Canet
Origine: Francia
Anno: 2010
Durata: 154'



La trama (con parole mie): un gruppo di amici da una vita abituato a passare le vacanze sempre insieme nella casa al mare del facoltoso Max si ritrova poco prima della partenza stretto attorno ad uno degli elementi di spicco dello stesso, in fin di vita in ospedale.
La triste occasione è un modo per confrontarsi e decidere di partire ugualmente pensando in qualche modo di celebrare anche il ricordo dell'assente e sperare di trovarlo migliorato una volta rientrati tutti a Parigi: ma il periodo di relax al mare risulterà decisamente più impegnativo di quanto tutti loro avessero immaginato, e le risate ed i momenti di tranquillità saranno facilmente travolti da ricordi, rimorsi, rimpianti, bugie e confronti non sempre "amichevoli".
Tutti gli ingredienti che rendono i legami unici ancora più forti.




Sono dell'idea che si debba davvero voler bene a film come questo.
Una pellicola imperfetta, sottilmente furba, chiaramente ispirata da cult del passato - in questo caso, Il grande freddo su tutti -, a tratti radical chic - e sapete bene quanto io detesti anche solo il sentore della categoria -, eppure vera ed emozionante come solo quelle girate con il cuore sanno essere.
E se non vi bastasse rischiare sulla mia parola che Piccole bugie tra amici è davvero un viaggio per cui vale la pena sappiate che quella durata apparentemente titanica pare svanire in un soffio, tanta è la partecipazione indotta nello spettatore, e che l'attore/regista Canet sfodera alcuni pezzi di bravura dietro la macchina da presa da farsi rizzare i capelli, in particolare il piano sequenza d'apertura, un vero e proprio spettacolo di quelli da rimanere con il cuore in gola ed il fiato sospeso dal primo all'ultimo fotogramma.
Ma nonostante si possa parlare, volendo fare i sapientoni di Cinema, solo ed esclusivamente di quella sequenza in particolare e concentrare nell'analisi della stessa tutte le energie del post senza pensare o preoccuparsi più di come prosegua la vicenda, è un'altra la strada che mi piacerebbe intraprendere, per parlare di questo piccolo, disequilibrato gioiellino: quella dei sentimenti.
Perchè è tutto sul filo - estremamente fragile - degli stessi che si giocano i disequilibri di questo gruppo di amici che più amici non si potrebbe e che, come in tutte le migliori famiglie, non lesinano l'un l'altro colpi molto bassi ed estrema generosità: nessuno di loro crea particolare empatia con l'audience, e tutti vengono definiti più dai difetti o dalle bugie, per l'appunto, che non dalle qualità e dai bei gesti.
L'ego evidente di Max e quello sotterraneo ma straripante di Marie, il sommesso sentimento di Vincent e quelli incontrollati di Ludo - strepitoso Jean Dujardin - ed Eric, tutte le piccole e grandi nevrosi di questi adolescenti troppo cresciuti contribuiscono a costruire un affresco che ricorda molto da vicino - anche se, in questo caso, si tratta di amici, e non di persone che non si frequentano dai tempi della giovinezza - quello del nostrano Compagni di scuola, uno dei migliori film di Carlo Verdone.
E mentre noi, coinvolti perchè toccati nel profondo da difetti tutti umani che, se non abbiamo riscontrato guardandoci allo specchio, abbiamo visto prendere forma nelle persone che amiamo, o abbiamo amato, cerchiamo di attaccarci ai momenti più divertenti in cui Canet finge di trascinarci - neanche fossimo noi ad essere in vacanza -, lo script ci attende sornione prima di prendere la via di un finale che, se a tratti potrà apparire a suo modo consolatorio, arriva dritto come un treno pronto a farci a polpette, prendendosi cuore e favori e facendoci dimenticare - furbamente - tutti i piccoli difetti dell'opera nel suo complesso.
Ma è giusto così, perchè questo film è come le bugie dei suoi protagonisti: è Max che evita Vincent insultandolo attraverso il figlio ma che, di fronte all'evidenza della realtà pronta a risvegliarli tutti a suon di schiaffi, non può far altro che stringerlo neanche fosse l'unica ancora di salvezza della sua barca alla deriva, o Marie che non vorrebbe il fardello che porta, almeno fino a quando non ha la certezza di avere perso qualcosa che, forse, poteva essere più importante, e allora e solo allora trova la forza di tornare sui suoi passi.
E' un film sulle indecisioni e gli errori, perchè di indecisioni ed errori è fatta la nostra vita.
Ed i protagonisti, che fanno il possibile per non piacerci, non ci piacciono perchè - chi più, chi meno, chi in modo diverso - siamo come loro: bambini troppo cresciuti in balìa di un mondo cui non possiamo fare altro che mentire - spesso e volentieri - per far fronte ad una quotidianità con la quale nessuno riesce davvero a venire a patti.
A meno che non sia al mare, passi la vita quasi senza scarpe e abbia il motore nelle braccia, "perchè quando smetterà di remare allora vorrà dire che sarà finita".
Forse bisognerebbe fare così, e lasciarsi tutte le convinzioni alle spalle, per contentarsi di muscoli irrobustiti dall'esperienza e di un sacco di sabbia.
Ma la sabbia è anche tempo che passa: e lì, sulla spiaggia, in pace, avremmo sempre il dubbio di non aver vissuto abbastanza.
In fondo, siamo nati per stare al centro della pista, dare tutto - anche il nostro peggio - e andarcene con il botto.
Guardare per credere.
Vivere per credere.
Come dicevo, non possiamo non voler bene a questo film.
In fondo, parla anche un pò di noi.


MrFord


"Knowin' you can always count on me
for sure
that's what friends are for
for good times and bad times
I'll be on your side forever more
that's what friends are for."
Stevie Wonder - "That's what friends are for" -



lunedì 27 febbraio 2012

Academy Awards: i risultati

La trama (con parole mie): e così anche per quest'anno è andata. Le statuette sono state sollevate, i verdetti pronunciati, i grossi nomi dello stardom hollywoodiano hanno potuto calpestare felicemente il red carpet. Tutto come da copione.
Anche i risultati, a ben vedere.
Rispetto alla scorsa edizione non posso lamentarmi, considerato che molti dei miei preferiti tra i nominati hanno portato a casa l'ambitissimo Oscar, eppure un senso di incompiutezza resta.
Sarà colpa dell'assenza di pellicole come Drive o Take shelter!?
Può essere.
Non mi resta comunque che fare buon viso a cattivo gioco e commentare - più o meno - i risultati.


MIGLIOR FILM

The Artist

Non posso che essere contento della vittoria di The artist, un'opera in grado di unire l'amore per il Cinema, un ottima tecnica e tutta l'emozione possibile.
Per una volta, applausi all'Academy.

MIGLIOR REGIA
 
 
Michel Hazanavicius – The Artist
 

Anche qui, nulla da dire. In ogni caso, sarei stato comunque soddisfatto, tranne per il piuttosto bollito Scorsese.

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA


Jean Dujardin – The Artist

Una delle statuette che ho apprezzato di più.
Bravissimo Dujardin, il mio personale favorito della cinquina.

 
 
MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA

Meryl Streep – Iron Lady

Forse la statuetta che ha più solleticato le mie turbinanti bottiglie.
Per me, in questo caso, l'Oscar aveva un nome e un cognome.
Rooney Mara.

"Mi alleno per benino, così posso prendere a cazzotti in faccia la mia nemesi. No, non il Cannibale. Meryl Streep."
 
MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
 
Christopher Plummer – Beginners

Statuetta telefonatissima. Mi spiace davvero per Jonah Hill.
  
MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA
 
Octavia Spencer – The Help

Avrei davvero visto bene la Bejo, ma in fondo Octavia Spencer, in onore dell'ottimo cast di The help, ci sta tutta.

 
MIGLIOR FILM STRANIERO

Altro Oscar più che annunciato, ma non posso che esserne contento. Uno dei film migliori degli ultimi mesi, anche a scapito del mio favorito Rundskop

MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE
 

Grande soddisfazione. Il discreto Rango ci evita cose pessime come Il gatto con gli stivali. Bene così.
 
MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE
 
Woody Allen - Midnight In Paris

Avrei voluto vedere premiato Chandor per il suo ottimo Margin Call, ma anche in questo caso, il vecchio e ritrovato Woody è solo che ben accetto.
 
SCENEGGIATURA NON ORIGINALE
 
Alexander Payne, Nat Faxon, Jim Rash - Paradiso amaro

Paradiso amaro niente male, ma sinceramente avrei optato per Le idi di marzo o Moneyball.
Voglio però vedere il bicchiere mezzo pieno, e quindi mi accontento che non abbia vinto Hugo Capretto.
 
MIGLIOR COLONNA SONORA
 
Ludovic Bource - The Artist

MIGLIOR CANZONE

Bret McKenzie ("Man or Muppet") - I Muppet

MIGLIOR FOTOGRAFIA 
 
Robert Richardson - Hugo Cabret
 
MIGLIOR MONTAGGIO
 
Angus Wall, Kirk Baxter - Millennium - Uomini che odiano le donne

MIGLIOR SCENOGRAFIA

 
Dante Ferretti, Francesca Lo Schiavo - Hugo Cabret

MIGLIORI COSTUMI

 
Mark Bridges - The Artist

MIGLIOR TRUCCO

 
Mark Coulier - The Iron Lady

MIGLIOR SONORO

 
Philip Stockton e Eugene Gearty - Hugo Cabret


MIGLIOR MISSAGGIO DEL SUONO

 
Tom Fleishman e John Midgley Hugo Cabret


MIGLIORI EFFETTI SPECIALI

 
Rob Legato, Joss Williams, Ben Grossmann e Alex Henning - Hugo Cabret

MIGLIOR DOCUMENTARIO

 
Undefeated di TJ Martin, Dan Lindsay e Richard Middlemas


MIGLIOR DOCUMENTARIO CORTOMETRAGGIO

 
Saving Face

MIGLIOR CORTO ANIMATO

 
The Fantastic Flying Books of Mr. Morris Lessmore (2011): William Joyce, Brandon Oldenburg

MIGLIOR CORTO

 
The Shore: Terry George
Tuba Atlantic (2010): Hallvar Witzø


I premi sono stati, in qualche modo, lo specchio dell'anima: a The artist il cuore, a Hugo Cabret la testa. Una giusta metafora di quello che sono stati i due film più discussi, amati e criticati dell'ultimo periodo, uno sguardo al passato del Cinema ma anche una via verso il suo futuro.
Drive, come prevedibile, non ha portato a casa neanche l'unica insulsa statuetta per la quale era stato nominato, così come Malick, che ancora una volta torna a casa a mani vuote dal Kodak: mi prefiggo, però, di escogitare comunque il modo per costringere il Cannibale a vedere un Van Damme qualsiasi.

MrFord

"Ridi ridi, che tanto Rooney Mara ti sta aspettando dietro il tendone!"
 

domenica 26 febbraio 2012

Academy Awards: Fordpredictions

La trama (con parole mie): come tutti voi saprete, questa notte al Kodak Theatre si terrà la cerimonia per l'assegnazione degli ottantaquattresimi Academy Awards.
Come ogni anno le delusioni sono state parecchie, soprattutto per tutti noi che abbiamo amato alla follia Drive come fu all'ultima edizione per Inception, ma come ogni anno eccoci qui, pronti a parlare - e sparlare - di uno degli eventi più chiacchierati del Cinema di ogni stagione.
Ho scelto di dare un'occhiata alle dieci categorie principali, pronosticare quello che credo sarà il vincitore ufficiale, dare la mia scelta personale ed inserire un piccolo commento.


 MIGLIOR FILM





- The artist di Michel Hazanavicius (scelta dell'Academy)
- Paradiso amaro di Alexander Payne
- Molto forte, incredibilmente vicino di Stephen Dauldry
- The help di Tate Taylor
- Hugo Cabret di Martin Scorsese
- Midnight in Paris di Woody Allen
- The tree of life di Terrence Malick
- War horse di Steven Spielberg
- Moneyball di Bennett Miller (scelta di Ford)

Personalmente mi farebbe solo che piacere vedere premiato The artist, che a dire il vero è anche la mia prima scelta, ma giusto per andare un pò contro l'Academy, tiferò gli outsiders allenati da Brad Pitt, da buon Goonie che non sono altro.
E in un angolino del mio cuore, quasi quasi tifo anche per Malick, dato che la sua vittoria costerebbe al Cannibale la visione di un Van Damme qualsiasi.


MIGLIORE ATTORE PROTAGONISTA


- George Clooney per Paradiso amaro (scelta dell'Academy)
- Demian Bichir per A better life
- Gary Oldman per La talpa
- Brad Pitt per Moneyball
- Jean Dujardin per The artist (scelta di Ford)

L'Academy si sdebiterà con Clooney per non aver inserito tra i nominati il suo ottimo Le idi di marzo premiandolo come migliore attore, anche se sarà un peccato dato che Dujardin ha fatto un lavoro straordinario per reinventarsi interprete del muto.



MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA

 
- Meryl Streep per The iron lady (scelta dell'Academy)
- Glenn Close per Albert Nobbs
- Viola Davis per The help
- Michelle Williams per My week with Marilyn
- Rooney Mara per Millennium - Uomini che odiano le donne (scelta di Ford)


Oscar telefonatissimo alla Streep, che sinceramente ha stracciato un pò i maroni.
Io premierei a occhi chiusi la sorprendente Rooney Mara, che ha dato un volto nuovo, fragile eppure violentissimo, alla memorabile Lisbeth Salander.

MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA


- Christopher Plummer per Beginners (scelta dell'Academy)
- Kenneth Branagh per My week with Marilyn
- Nick Nolte per Warrior
- Max Von Sydow per Molto forte, incredibilmente vicino
- Jonah Hill per Moneyball (scelta di Ford)

Massimo rispetto per un'icona come Plummer, ma io farei largo ai giovani e premierei l'outsider Jonah Hill, già idolo di casa Ford dai tempi di SuXbad.


MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA


- Octavia Spencer per The help (scelta dell'Academy)
- Jessica Chastain per The help
- Melissa McCarthy per Le amiche della sposa
- Janet McTeer per Albert Nobbs
- Berenice Bejo per The artist (scelta di Ford)

Stupefacente Octavia Spencer, simbolo del miglior cast di questa edizione degli Academy Awards, ma anche in questo caso vale il discorso fatto per Dujardin.
Il lavoro sul muto della Bejo è stato da manuale.


MIGLIOR REGIA


- Martin Scorsese per Hugo Cabret (scelta dell'Academy)
- Woody Allen per Midnight in Paris
- Terrence Malick per The tree of life
- Alexander Payne per Paradiso amaro
- Michel Hazanavicius per The artist (scelta di Ford)

Inutile dire che, tra i due film che omaggiano la magia del Cinema che fu, la mia preferenza va tutta al magnifico lavoro di Hazanavicius, che surclassa quello del vecchio Marty e si impone come mattatore della nottata al Kodak Theatre.


MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE


- Michel Hazanavicius per The artist (scelta dell'Academy)
- Kirsten Wiig e Annie Mumolo per Le amiche della sposa
- Woody Allen per Midnight in Paris
- Asghar Fahradi per Una separazione
- J. C. Chandor per Margin Call (scelta di Ford)

Una delle selezioni migliori dell'Academy di quest'anno, per un premio che, nonostante il magnifico Una separazione, va allo straordinario esordio di J. C. Chandor, ancora colpevolmente ignorato dalla distribuzione italiana.


MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE


- John Logan per Hugo Cabret (scelta dell'Academy)
- Alexander Payne, Nat Faxon e Jim Rash per Paradiso amaro
- Steven Zaillian, Aaron Sorkin e Stan Chervin per Moneyball
- Bridget O'Connor e Peter Straughan per La talpa
- George Clooney, Grant Heslov e Beau Willimon per Le idi di marzo (scelta di Ford)

Uno dei grandi esclusi alla lista dei nominati come miglior film merita, nonostante il lavoro migliore di questa cinquina sia quello di Zaillian e soci, un riconoscimento, così a Mr. Nespresso and friends va l mia personale statuetta, in barba alla favoletta di Logan e Scorsese.


MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE


- Chris Miller per Il gatto con gli stivali (scelta dell'Academy)
- Alain Gagnol e Jean Loup Felicioli per Une vie de chat
- Jennifer Yuh per Kung fu panda 2
- Fernando Trueba e Javier Mariscal per Chico&Rita
- Gore Verbinski per Rango (scelta di Ford)

Un anno non particolarmente florido per l'animazione, condito da esclusioni a dir poco eccellenti come quella del meraviglioso Arrietty firmato dallo Studio Ghibli, che corre dritto verso una scelta scellerata tutta giocata sul dio denaro.
Io, di contro, premio l'ottimo Rango, una delle cose migliori degli ultimi mesi. Tiè, Dreamworks!



MIGLIOR FILM IN LINGUA STRANIERA


- Asghar Fahradi per Una separazione (scelta dell'Academy)
- Joseph Cedar per Hearat Shulayim
- Agnieszka Holland per In darkness
- Philippe Falardeau per Monsieur Lazhar
- Michael R. Roskam per Rundskop (scelta di Ford)

Nulla da eccepire sulla già annunciata vittoria dello splendido Una separazione.
Giusto per spirito di contraddizione rispetto all'Academy, comunque, tiferò il sorprendente Rundskop, una delle cose più interessanti che la vecchia Europa abbia sfoderato negli ultimi mesi.


Questo è solo un anticipo, in fondo mancano tutti gli Oscar tecnici e quelli "minori".
Ma ci sarà tempo di approfondire a cerimonia conclusa.
Voi, nel frattempo, da che parte state?
A quali titoli, registi o attori verranno assegnate le vostre statuette?

MrFord
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