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domenica 16 novembre 2014

The counselor - Il procuratore

Regia: Ridley Scott
Origine: USA, UK
Anno: 2013
Durata: 117'




La trama (con parole mie): un avvocato di successo, messo all'angolo da problemi di liquidità, avidità e voglia di confrontarsi con il lato oscuro che, di norma, finisce per osservare solo in tribunale, si inserisce in un affare di droga con il Cartello messicano grazie ad un losco socio d'affari ed un altrettanto poco raccomandabile intermediario.
Peccato che, dopo aver recuperato i venti milioni necessari per entrare nel giro, il carico giunto dal Messico sparisca nelle mani sbagliate, mettendo in moto il meccanismo spietato del Cartello e dei predatori rispetto a tutti i protagonisti dell'accordo dall'altra parte del confine: ma se per alcuni significherà soltanto perdere la vita, per altri vorrà dire continuare a respirare con il peso sulle spalle di aver sacrificato tutto quello che aveva davvero valore al mondo.
Qualcosa ben oltre i diamanti, i soldi e la prospettiva di un successo.








E' curioso, a volte, quanto il gioco delle aspettative possa incidere sulla visione di una pellicola: ai tempi della sua uscita in sala, The counselor - Il procuratore, realizzato da quello che, nonostante gli alti e bassi degli ultimi anni, è considerato una sorta di mostro sacro, Ridley Scott, e scritto nientemeno che da Cormac McCarthy, uno dei più importanti scrittori viventi americani nonchè figura più che fordiana, fu massacrato praticamente in ogni dove, qui nella blogosfera e non, collezionando una serie da record di recensioni che definire negative risulterebbe quantomeno ottimistico.
Allo stesso tempo risultò curioso, almeno per il sottoscritto, che i critici più pane e salame finirono per prenderlo a bottigliate sui denti e quelli radical - fatta eccezione per la mia nemesi Cannibal Kid - addirittura lo promossero quasi a pieni voti, mentre almeno sulla carta e forte della visione avrei detto che sarebbe potuto accadere l'esatto opposto.
Detto questo, devo ammettere di essere uscito piuttosto perplesso dalla visione, ricca di momenti davvero al limite del ridicolo come la questione della temperatura o l'ormai considerata divertentissima - e non in senso positivo - spaccata di Cameron Diaz sul parabrezza della Ferrari gialla di Bardem ed una costruzione non sempre limpida in fase di scrittura ma anche paradossalmente piacevole e molto ritmata, tipica di quei titoli da divano senza impegno per alleggerirsi dal lavoro.
In un certo senso, mi è parso di vedere Scott e McCarthy colti dalla stessa sindrome che colpì Stone e Winslow - altri due che qui in casa Ford tendenzialmente amiamo molto - con Le belve: due uomini considerati assoluti professionisti nel loro settore ma decisamente non più giovanissimi travolti dalla voglia di apparire cool e alla moda, quasi le pulsioni sessuali e la prestanza dei loro protagonisti sullo schermo simboleggiassero il desiderio degli autori di tornare ad un'epoca in cui anche loro potevano considerarsi "giovani e belli", come canterebbe Guccini.
Peccato che il Tempo passi per tutti, e l'effetto di titoli come questo finisca per essere lo stesso dei sessanta e settantenni lampadati pronti a tatuarsi fuori tempo massimo ed indossare le Beats sfoggiando camminate neanche fossero usciti dal liceo: eppure, a mio parere, non parliamo di una pellicola inesorabilmente brutta - allo stesso modo di quanto si potrebbe pensare del già citato Le belve -, ma godibile e molto meno autoriale di quanto non si possa pensare, inserita più nel filone che alimenta l'esaltazione dei ragazzini che sognano di essere Tony Montana che non in quello della ricerca e dell'analisi dei massimi sistemi attraverso una storia action/crime.
La cosa migliore, rispetto a The counselor, resta per me un approccio molto ignorante ed inconsapevole, proprio come se il regista non fosse Ridley Scott - anche se il suo stile tecnicamente impeccabile si riconosce comunque - e lo sceneggiatore Cormac McCarthy: in questo modo questa vicenda di corruzione, droga, sesso e morte finisce per assumere i connotati di una sorta di versione di grana grossa e metanfetaminizzata di piccoli cult come City of god o serie Capolavoro come Breaking Bad.
Certo, i paragoni non reggono neanche per scherzo, eppure era da parecchio che non mi capitava di passare due ore senza pretese schiantato in poltrona godendomi il circo di uno dei miei generi preferiti senza considerare alcuna conseguenza, o rimediare un'incazzatura.
Ho lasciato che il buon Fassbender ed il suo avvocato desideroso di un confronto con il Lato Oscuro e la sua innocente metà Penelope Cruz diventassero gli agnelli sacrificali di una serata all'insegna del pacchiano e del sopra le righe, neanche fossi un boss del narcotraffico che si diverte ad osservare cosa racconta il dorato mondo hollywoodiano di quelli come lui.
Con tanto di Brad Pitt e Cameron Diaz - rispettivamente per signore e signori, anche se non è certo dettto, o una regola - inclusi nel pacchetto.
Direi che non è poco, anche quando dall'altra parte, più che il peso della delusione, si trovava quello per l'inguardabile look di Bardem e la fuga dei ghepardi neanche fossimo nella versione dei poveri di Collateral.



MrFord




"I'm hiding in Honduras
I'm a desperate man
send lawyers, guns and money
the shit has hit the fan."
Warren Zevon - "Lawyers, guns and money" - 



lunedì 23 dicembre 2013

Ford Awards 2013: i libri

La trama (con parole mie): per quanto i romanzi ed i post a loro dedicati non siano mai tra i più letti da queste parti, la classifica dei migliori libri dell'anno è uno dei miei appuntamenti preferiti, anche perchè se i film sono una compagnia quasi quotidiana per i momenti in cui sono a casa, i libri - cartacei e non - lo sono nei miei viaggi da pendolare altrettanto quotidiani.
Dopo due anni di vittorie Jo Nesbo sarà costretto a scendere dal gradino più alto del podio, o l'autore norvegese si confermerà il favorito del vecchio Ford?
Lo scoprirete proprio qui sotto.




Scoperto grazie all'imbeccata del mio fratellino Dembo, il libro che raccoglie tutte le disavventure alcooliche e sessuali di questo scombinato ex studente di legge statunitense è stato il cult assoluto dell'estate: volgare, scorretto, scritto con la pancia anche se non sempre troppo bene, è un mix di Californication e del più scomposto Kevin Smith, nonchè un titolo imperdibile per ogni cazzone professionista come il sottoscritto.
Se avete compagni di bevute o amici abituati a coprirvi le spalle sempre e comunque, questo è il titolo che fa per voi.


N°9: IL CACCIATORE DI TESTE di JO NESBO


Neanche il tempo di nominarlo appena sopra, che l'incredibile autore norvegese mattatore di questa classifica negli ultimi due anni piazza una zampata da vero Maestro del thriller con un ottimo romanzo da ritmo serrato e stretta alla gola scritto in prima persona e trasposto discretamente anche al Cinema: un concentrato di adrenalina e razionalità che è l'ennesimo viaggio nella parte oscura delle passioni umane da parte di uno scrittore che è una vera e propria garanzia.
E la sequenza dell'incidente in macchina è da incorniciare.


N°8: FIGLIO DI DIO di CORMAC MCCARTHY


Il coriaceo McCarthy, praticamente il mio personale Clint Eastwood della Letteratura, torna da queste parti pronto a stupire con quello che fu il suo romanzo d'esordio, un viaggio potente e lirico nelle profondità della psiche lacerata di un serial killer che pare un incrocio tra il Gollum de Il signore degli anelli ed Ed Gein, personaggio violento e spregevole quanto fragile e triste da far venire la pelle d'oca almeno quanto le descrizioni magiche dell'autore nativo di Rhode Island.


N°7: IL COLLARE DI FUOCO di VALERIO EVANGELISTI


La Frontiera e la sua mitologia sono un pilastro, qui al Saloon, ed il nostrano Evangelisti le rappresenta al meglio in questo affresco in cui si mescolano realtà e fiction ambientato a cavallo tra States e Messico ai tempi della Guerra di Secessione e della rivoluzione di Porfirio Diaz.
Sangue a fiumi, violenza, speranze e sogni infranti nel racconto di un Paese pronto a tutto - perfino a sacrificare se stesso - per trovare il proprio spazio, la propria dimensione, la propria indipendenza.
Personaggi memorabili alle prese con la prova più grande che si possa affrontare: quella della vita.


N°6: AMERICAN GODS di NEIL GAIMAN


Il viaggio di Shadow, ex detenuto nonchè antieroe di quelli che piacciono tanto al sottoscritto, attraverso gli Stati Uniti e la loro mitologia fatta di kitsch e leggende moderne pronte a confrontarsi con le antiche divinità del Vecchio Mondo è stata una delle grandi scoperte di quest'anno: lasciato per troppo tempo in attesa sugli scaffali della libreria di casa Ford, questa cavalcata ha raggiunto in brevissimo tempo lo status di cult per il sottoscritto, seppure imperfetta e con un pò troppa carne al fuoco. Un fantasy old school per una nuova era.


N°5: ALTRI LIBERTINI di PIER VITTORIO TONDELLI


Regalo graditissimo - ed azzeccato alla grande - di mio Fratello, Altri libertini, con il suo spirito naif e decisamente sopra le righe e tutto il cuore di una generazione spazzata via troppo presto è entrato sotto la pelle di questo vecchio cowboy come poche altre cose - soprattutto provenienti dalla disastrata Italia - sono riuscite a fare dall'inizio della sua storia di lettore: quel "ho imparato più da un pompino che da anni di studi" è un inno alla gioia di vivere e alla scuola dell'esperienza, quella che da queste parti è sempre accolta a braccia aperte, quando è motivata dalla voglia di succhiare tutto il midollo della vita che il nostro tempo ci concede.


N°4: JACK ALL'INFERNO di JOHN LEAKE


Altro libro, altro regalo. Scovato da Julez, appassionata come il sottoscritto di serial killers ed affini, questo romanzo inchiesta realizzato da uno studioso americano sull'eccentrico Jack Unterweger, scrittore ed autore teatrale di talento che strabiliò e sconvolse l'Austria tra gli anni ottanta e novanta, è un viaggio all'ultimo respiro nel lato oscuro di un assassino talmente dominato dai suoi istinti da non riuscire a fermarsi neppure quando l'evidenza l'avrebbe, di fatto, tradito.
Un personaggio detestabile quanto carismatico, che fu idolo di un'intera elite intellettuale costretta a disconoscerlo dopo aver scoperto la terribile verità dei suoi omicidi: un lupo che riporta alla mente l'immagine di Haarmann, uomo nero che sconvolse la Germania tra le due Guerre Mondiali.


N°3: LA SOTTILE LINEA SCURA di JOE LANSDALE


Frequentatore fisso almeno quanto Nesbo dei piani alti della classifica fordiana dedicata ai libri, il buon vecchio Joe Lansdale è tornato a stupire il sottoscritto con il suo più potente romanzo al di fuori della saga di Hap e Leonard, una meraviglia in pieno stile Stand by me secondo solo all'altrettanto magico In fondo alla palude, iniziato con la calma di un pomeriggio d'estate e finito con le lacrime agli occhi ed il mare in sottofondo.
Un ritratto di famiglia sconvolto dal mistero e dall'amore per il Cinema ed i legami che durano per sempre, nonchè perfetto esempio di quanto cuore l'autore texano metta nelle sue pagine.


N°2: PLAYER ONE di ERNEST CLINE


La cavalcata del giovane Wade alla ricerca dell'Easter Egg che potrebbe cambiargli l'esistenza - e insieme alla sua, quella del mondo - è stata una delle grandi meraviglie letterarie degli ultimi anni di lettura del sottoscritto, un giocattolone meraviglioso e divertentissimo che ha riportato tutto il bello degli anni ottanta e della mia infanzia tra le pagine di un romanzo che è un vero e proprio spettacolo per chi in quel periodo è cresciuto: videogames, giochi di ruolo, Musica, Fumetto, Cinema in un mix che pare uscito dall'incontro de I Goonies, Indiana Jones, Dungeons&Dragons e i robottoni giapponesi. Con una colonna sonora rigorosamente metal. Imperdibile.


N°1: POLIZIA di JO NESBO


Il premio per il miglior romanzo dell'anno potrebbe presto diventare il Nesbo Award, considerato che per la terza volta consecutiva è un libro parte della saga del sempre più leggendario Harry Hole a trovarsi sul gradino più alto del podio: onestamente non pensavo, dopo il glaciale, incredibile Lo spettro, che il diabolico illusionista Jo potesse farcela, e invece eccolo unire la tecnica del suo ultimo lavoro al cuore de Il leopardo e La ragazza senza volto, realizzando quello che, al momento, è il mio preferito tra i titoli dedicati al commissario Hole.
Un libro dolente e drammatico, da cuore in gola e lacrime agli angoli degli occhi, traboccante violenza e vendetta ma anche cuore e speranza. Il libro che racconta la fine, e l'inizio, di Harry Hole.
Da brividi.


I PREMI
Miglior autore: Jo Nesbo
Miglior personaggio: Shadow, American Gods
Miglior antagonista: Valentin Gjelten, Polizia
Scena cult: Wade mette in moto il Leopardon con gli AC/DC in sottofondo, Player One
Premio "brutti, sporchi e cattivi": Truls Bernsten, Polizia e Lester Ballard, Figlio di dio
Premio stile: Jack Unterweger, Jack all'Inferno
Miglior personaggio femminile: Art3mis, Player One e Beate Lonn, Polizia
Miglior non protagonista: Aech, Player One
Momento action: la corsa a perdifiato di Stale Aune, Polizia
Atmosfera magica: la Bologna degli anni della contestazione, Altri libertini

MrFord



sabato 14 dicembre 2013

Figlio di dio

Autore: Cormac McCarthy
Origine: USA
Anno: 1974
Editore: Einaudi



La trama (con parole mie): Lester Ballard, giovane disadattato che vive ai margini di una piccola comunità nel cuore del Tennessee, è privato della casa che occupa e della convivenza "civile" con gli altri abitanti del luogo, e finisce per riparare sulle montagne, difendendosi dalle intemperie con mezzi di fortuna e vivendo in prima persona la coesistenza con il proprio lato oscuro.
Progressivamente divorato dalla violenza e dalla propria psiche distorta, Lester finisce sviluppa l'attitudine all'uccisione e allo stupro, trasformandosi in un grottesco, agghiacciante serial killer dall'aspetto di un uomo nero delle favole, dedito alla necrofilia e alle imprecazioni, prigioniero della solitudine della mente prima ancora che del corpo.
Trovatosi, infine, di fronte alla Legge, Lester dovrà fare appello a tutto il suo istinto di sopravvivenza per poter riguadagnare la Libertà.




Se dovessi considerare l'esistenza di un equivalente di Clint Eastwood nell'ambito letterario, senza dubbio Cormac McCarthy sarebbe il candidato ideale: porta la sua firma uno dei miei romanzi preferiti di tutti i tempi, l'incredibile Meridiano di sangue, ed il concetto di Frontiera - sia essa umana, sociale, western o etica, poco importa - e la sua esplorazione paiono essere uno dei cardini della sua poetica.
Di recente, spinto dall'impulso de Il collare di fuoco e desideroso di rimettermi sulle tracce del buon Cormac dopo anni - l'ultima mia avventura con lui fu l'ostico, meraviglioso Suttree - ho deciso di dedicarmi ad uno dei suoi primi lavori, Figlio di dio, che definì molti dei tratti riconoscibili nei suoi più inquietanti personaggi successivi, germogliati dai semi del protagonista Lester Ballard.
Onestamente, i primi capitoli di questo pur breve romanzo hanno rischiato di farmi considerare la "giovinezza letteraria" di McCarthy un pò troppo compiaciuta dei mezzi che l'autore di Rhode Island ha sempre manifestato soprattutto nelle potentissime ed evocative immagini descrittive legate alla Natura ed alla durezza non solo della condizione umana, ma anche dell'animo di chi la vive.
Fortunatamente, come fu anche per il già citato Suttree, il vecchio Cormac non pare certo il tipo da farsi distrarre dagli imbellettamenti e dalla prosa, e capitolo dopo capitolo cuce attorno all'inquietante Lester una vicenda cupa e terribile, una favola nera degna delle sue migliori pagine, un viaggio nell'oscurità, nella desolazione e nella solitudine di potenza rara, che fanno di questo disgustoso, cattivo, terrificante eppure fragile main charachter una sorta di Gollum del noir, un serial killer spinto verso il lato più oscuro della sua indole da una società decisamente troppo inadatta alla salvezza - delle anime come dei corpi - per pensare di recuperarlo in qualche modo.
Il progressivo isolamento di Lester e l'accrescere della sua indole predatoria e violenta attraversano, nella seconda parte del romanzo, momenti di assoluto lirismo, immagini così potenti da rievocare non solo le pagine più crudeli di Meridiano di sangue, ma anche esempi cinematografici come Fargo o Henry pioggia di sangue, l'idea di Herzog alla base di Grizzly man a proposito del fatto che la Natura è e resta il nostro più imparziale giudice, e che gli abissi dell'animo umano non conoscono freni una volta oltrepassati i confini sociali che secoli di Storia - siano essi stati giusti, oppure no - ci hanno in qualche modo imposto condizionandoci.
Lester Ballard viaggia come una creatura leggendaria, un uomo nero sporco e curvo, oltre questi confini, e benchè il suo sia un volto sgradevole come quello di Grenouille - senza dubbio il migliore e peggiore "cattivo" che abbia mai affrontato nella Letteratura, nonchè emblema dello straordinario potere del Capolavoro di Suskind, Il profumo - questo ragazzaccio del profondo Sud degli States, cresciuto in un mondo decisamente più duro di lui e al quale non può rispondere altro che con la violenza, perchè altra risposta non conosce, riesce perfino a smuovere una qualche partecipazione nel lettore, che assiste al suo dramma ed accanto alle imprese da serial killer e necrofilo finisce quasi per commuoversi a fronte di un pianto solitario, perso in un'oscurità che neppure la foresta più buia potrà mai eguagliare.
McCarthy conosce bene gli abissi del mostro che portiamo dentro, ed insieme all'ineluttabilità della Natura e del Destino, è quello che ritrae grazie ai suoi agghiaccianti ed oscuri protagonisti, alfieri di una voce che potremo anche continuare a negare, ma che alberga da sempre in ognuno di noi: quella dei predatori.


MrFord


"And be a simple kind of man 
oh, be somethin' ... You love and understand
baby, be a simple ... Kind of man 
oh, won't you do this for me son if you can."
Lynyrd Skynyrd - "Simple man" - 



sabato 18 febbraio 2012

30 days of White Russian books

La trama (con parole mie): prosegue il mio weekend all'insegna della catena dei "30 giorni" con il post e le scelte dedicate ai libri. Come chi frequenta il saloon ben sa, ogni volta che il sottoscritto chiude i conti con un romanzo è ben felice di parlarne da queste parti, a volte addirittura più di certi film che non meriterebbero neppure di essere girati.
In fondo, quella per la scrittura è una passione che coltivo decisamente da più tempo rispetto al Cinema, dunque dedicarle tempo è sempre un piacere.
Ed ecco la selezione.


Giorno 1 - Il tuo libro preferito: Come una bestia feroce di Edward Bunker.
Giorno 2 - La tua citazione preferita: "Per come la vedeva lei, la vita era un fatto semplicissimo. Tu ti volevi divertire, loro te lo volevano impedire, e allora tu facevi del tuo meglio per infrangere le regole" da 1984 di George Orwell.
Giorno 3 - Il tuo personaggio preferito di un libro che hai letto: Harry Hole, in tutta la sua saga scritta da Jo Nesbo.
Giorno 4 - Il libro più brutto che tu abbia mai letto: sinceramente, ora come ora, non me ne viene in mente neanche uno. Forse, tornando ai tempi del liceo, qualcosa come Va dove ti porta il cuore di Susanna Tamaro.


Giorno 5 - Il libro più lungo che tu abbia mai letto: non saprei, onestamente. Sicuramente qualche romanzo russo.
Giorno 6 - Il libro più corto che tu abbia mai letto: Il gabbiano Jonathan Livingston di Richard Bach.
Giorno 7 - Il libro che ti descrive: non mi descrive, ma senz'altro fa parte come nessun'altro della mia formazione. Meridiano di sangue, di Cormac McCarthy.
Giorno 8 - Un libro che consiglieresti: I lavoratori del mare di Victor Hugo.


Giorno 9 - Un libro che ti ha fatto crescere: Narciso e Boccadoro di Hermann Hesse.
Giorno 10 - Un libro del tuo autore preferito: La ragazza senza volto di Jo Nesbo.
Giorno 11 - Un libro che prima amavi e che ora odi: Jack Frusciante è uscito dal gruppo di Enrico Brizzi.
Giorno12 - Un libro che non ti stancherai mai di rileggere: La figlia del capitano di Aleksandr Puskin.


Giorno 13 - Il libro che in questo momento hai sulla scrivania: la saga di Hap&Leonard di Joe Lansdale, sempre.
Giorno 14 - Il libro che stai leggendo in questo periodo: L'uomo di neve di Jo Nesbo.
Giorno 15 - Apri il primo libro che ti capita tra le mani ad una pagina a caso e inserisci la foto e la prima frase che ti salta agli occhi:"Molti anni dopo, di fronte al plotone d'esecuzione, il colonnello Aureliano Buendia si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio", da Cent'anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez.
Giorno 16 - Il collare di fuoco di Valerio Evangelisti.


Giorno 17 - Il personaggio con cui ti vorresti scambiare di posto per un giorno: Juan Gallardo, da Sangue e arena di Blasco Ibanez.
Giorno 18 - Il primo libro che hai letto: qualche titolo per ragazzi che non ricordo. Il primo di cui ho memoria è Siddharta di Hermann Hesse.
Giorno 19 - Un libro il cui film ti ha deluso: Il profumo, un Capolavoro ingirabile di Patrick Suskind.
Giorno 20 - Un libro dove hai ritrovato un personaggio che ti rappresentasse: sono stati molti negli anni, ora come ora direi Sean Callan de Il potere del cane di Don Winslow.


Giorno 21 - Un libro che ti ha consigliato una persona importante per te: Passo d'addio di Giovanni Arpino.
Giorno 22 - Un libro che hai letto da piccolo: La storia infinita di Michael Ende.
Giorno 23 - Un libro che credevi fosse come la gente ne parlava e invece sei rimasto o deluso o colpito: Rabbia di Chuck Palahniuk, mi ha colpito in positivo.
Giorno 24 - Il libro che ti fa fuggire dal mondo: qualcosa di molto antico, come L'Iliade o L'Odissea di Omero.


Giorno 25 - Un libro che hai scoperto da poco: di nuovo, la saga di Harry Hole di Jo Nesbo.
Giorno 26 - Un libro che conosci da sempre: I racconti di Edgar Allan Poe, non importa quali.
Giorno 27 - Un libro che vorresti aver scritto: Delitto e castigo di Fedor Dostoevskij.


Giorno 28 - Un libro che farai leggere ai tuoi figli: E Johnny prese il fucile di Dalton Trumbo.
Giorno 29 - Un libro che devi ancora leggere: Il ventre di Parigi di Emile Zola.
Giorno 30 - Un libro che ti ha commosso: non mi ha commosso, ma di certo è toccante. Il vecchio e il mare di Ernest Hemingway.


MrFord

martedì 23 agosto 2011

The sunset limited

Regia: Tommy Lee Jones
Origine: Usa
Anno: 2011
Durata: 91'


La trama (con parole mie): un uomo bianco che ha appena tentato il suicidio cercando di lanciarsi sotto il Sunset limited viene tratto in salvo da un nero che lo conduce nel suo appartamento con l'intenzione di dare una spiegazione al gesto del suo ospite e tentare di redimerlo attraverso la fede.
Ma il suo interlocutore si rivelerà ben poco propenso a cambiare la propria posizione rispetto alla vita, alla morte e ai massimi sistemi a proposito dei quali i due protagonisti si confronteranno in una vera e propria battaglia spirituale e verbale destinata ad avere ripercussioni sull'anima di entrambi.



Come ben sa chi è solito frequentare questo mio saloon, il lavoro di Cormack McCarthy gode, tra queste quattro mura, di grandissima stima: il granitico romanziere di Rhode Island, autore di veri e propri Capolavori quali Meridiano di sangue, The road, Cavalli selvaggi e Suttree si dedicò, in concomitanza con la ribalta di Non è un paese per vecchi e, per l'appunto, La strada, alla stesura di una sorta di piece teatrale all'interno della quale confrontarsi con le sue due anime, quella di uomo ormai nel pieno della vecchiaia, razionalmente alle prese con i bilanci dell'esistenza e profondamente razionale e l'opposto punto di vista di chi ancora crede in Dio e nell'Uomo, nella vita e nella speranza di poter costruire qualcosa anche dalle macerie.
Lessi Sunset limited nel pieno di una giornata estiva di stasi lavorativa, in un paio d'ore, e mi parve un lavoro clamorosamente intimista e, forse, benchè assolutamente potente e ben scritto, più autoreferenziale che non pensato per comunicare con l'esterno: una sfida sicuramente non da poco per chiunque avesse deciso di riproporla a teatro così come sul grande schermo.
A raccogliere il guanto ci ha pensato Tommy Lee Jones, autore del magnifico Le tre sepolture - che l'ha fatto balzare molto in avanti nella classifica di gradimento fordiana rispetto a quanto avesse mai fatto come attore -, prodotto dalla stessa Hbo di cose pregevoli come Game of thrones e True blood, per un "one shot" destinato al piccolo schermo e a fare incetta di premi nella sua categoria non appena riprenderà la stagione delle celebrazioni, in autunno.
La qualità del lavoro è indiscutibile, sia rispetto alla scelta di una messa in scena clamorosamente teatrale sia pensando alle due ottime interpretazioni dei protagonisti, per non parlare, ovviamente, della scrittura, fitta e densa, drammaticamente priva di speranza eppure, a tratti, travolta da una fede incrollabile e perfino da qualche sorriso.
Eppure, qualcosa non torna nella resa finale dell'opera, e quella che a prima vista potrebbe apparire come una piccola gemma profondamente autoriale diviene una sorta di compito portato a termine nel più canonico dei modi, senza alcun picco e completamente riparato - o si dovrebbe dire nascosto!? - dietro la prosa del vecchio Cormac, così come era accaduto alla trasposizione del già citato Non è un paese per vecchi da parte dei Coen.
Ottimo lavoro, ottima confezione, ma nessuna vera e propria esplosione di originalità: il tutto come appariva come soffocato dalla mole dello script originale e del romanzo - in questo caso, della piece -.
E' dunque responsabilità di McCarthy se le rappresentazioni su schermo delle sue opere non dicono nulla di più a chi ha già avuto modo di assaporarle sulla pagina scritta?
Stiamo parlando del primo caso di visione consigliata "al contrario"?
Devo davvero accarezzare l'idea di dire "se vuoi gustarti Non è un paese per vecchi o Sunset limited sarebbe meglio che prima vedessi i film, e dunque ti dedicassi ai libri"?
Difficilmente questo accadrà, ma resta indubbio il fatto che, nonostante l'impegno e l'occhio ispirato di Tommy Lee Jones, la sua interpretazione - così come quella di Samuel Jackson -, una fotografia che ricorda i quadri di Hopper ed una sceneggiatura praticamente già pronta - e che sceneggiatura! -, Sunset limited resta un'algida esibizione di talento indiscutibile incapace di avvincere e giungere davvero al cuore dello spettatore.
In questo modo, il rischio che il fatale treno continui a rappresentare l'ideale della fine inseguito dal professore bianco è così tangibile da farci quasi sentire il fischio della locomotiva.
Resta da vedere a cosa - o a chi - ci aggrapperemo per cercare un pò di salvezza.

MrFord

"To all the people doing lines
don’t do it, don’t do it
inject your soul with liberty
it’s free, it’s free."
The Cranberries - "Salvation" -
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