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venerdì 27 aprile 2018

Homeland - Stagione 6 (Showtime, USA, 2017)





Nel corso delle ultime stagioni, pochi serial possono vantare di avere avuto un impatto simile a Homeland sul pubblico e gli appassionati: ricordo ancora oggi con i brividi le prime due annate di questa proposta che mescola dramma, attualità, spionaggio ed azione, talmente cariche di tensione da risultare a tratti addirittura insostenibili, e rese esplosive - in tutti i sensi - dalla coppia formata da Damien Lewis e Claire Danes, perfetti per i ruoli loro ritagliati dagli autori.
Con il tempo e la morte del personaggio di Brody - interpretato da Lewis, per l'appunto - Homeland è riuscita nella non facile impresa di mantenere sempre molto alta la qualità del suo prodotto pur risultando più fredda nell'approccio, orfana di un charachter tra i più memorabili mai giunti sul piccolo schermo ma pronta a contenere i danni sfruttando la crescita del maestro della protagonista - il Saul Berenson di Mandy Patinkin che per me rimarrà sempre e comunque l'Inigo Montoya de La storia fantastica - e l'inserimento di un nuovo "compagno" - il Peter Quinn più immortale di Ciro Di Marzio, interpretato da Rupert Friend -.
Con questa stagione numero sei, l'azione torna sul suolo statunitense dopo gli anni trascorsi da Carrie in Medio Oriente ed in Europa, ricordando quasi più nell'evoluzione un'annata di 24 che non i dubbi e le paure dei primi anni, sfruttando il dissenso creato ad arte all'indirizzo della Presidente eletta, osteggiata dall'interno e dall'esterno da un gruppo disposto a tutto pur di ribaltare la decisione popolare finendo per dare inizio ad un'escalation nell'abuso di potere della stessa futura Presidente USA che pare, con il season finale, pronta a scavalcare - a quanto sembra anche dalle anticipazioni della settima stagione, a breve in rampa di lancio negli States - dalla realtà alla distopia abbandonando definitivamente i binari estremamente realistici dai quali era partita.
Una scelta che potrebbe risultare un azzardo, in positivo o in negativo, e che pone qualche dubbio quantomeno sulla chiusura dell'ennesima stagione solida seppur non travolgente, che vede un Quinn creduto morto - almeno dal sottoscritto - in chiusura della quinta stagione tornare in una veste decisamente non facile, Dar Adal divenuto una sorta di eminenza grigia con la quale fare i conti e tutti i giochi di potere legati alla Presidenza pronti a risultare ben più pericolosi e macchinosi di qualsiasi piano terroristico orchestrato da una minaccia esterna.
In fondo, sono molti i detti pronti a ricordare quanto pericoloso possa essere chi sta al nostro fianco rispetto a chi affrontiamo a viso aperto, e guerre civili, dittature e ferite nella Storia dell'Umanità sono pronte a testimoniare quanto, in passato, i peggiori disastri per i popoli hanno trovato la loro origine e la loro forza proprio nel cuore dei paesi che le genti chiamavano casa: in questo senso, la nuova direzione data ad Homeland potrebbe significare un tentativo per sensibilizzare rispetto a quanto il Potere possa corrompere e rivoltare gli uni contro gli altri oppure il naufragio di una proposta tra le più interessanti che il piccolo schermo abbia avuto la fortuna di regalare al pubblico.
In attesa di scoprirlo con la settima stagione, in casa Ford si continua a correre il rischio per battersi accanto a Carrie Mathison, che con tutti i suoi difetti, è riuscita a costruire qualcosa che forse neppure lei, fin dal principio, si sarebbe aspettata: qualcosa che spero davvero possa mantenersi vitale quanto la sua pur problematica eroina.



MrFord



 

mercoledì 3 febbraio 2016

Homeland - Stagione 5

Produzione: Showtime
Origine: USA
Anno: 2015
Episodi: 12






La trama (con parole mie): i tempi della CIA e delle operazioni ad alto rischio in Medio Oriente paiono essere lontani, per Carrie Mathison, da tempo stabilitasi a Berlino con la piccola Frannie, responsabile della sicurezza di un miliardario che si occupa di operazioni benefiche e legata all'avvocato di quest'ultimo.
Nel frattempo Peter Quinn, tornato dalla Siria dopo aver passato quasi due anni in operazioni top secret volte ad arginare l'ISIS, è reclutato nuovamente da Saul Berenson per occuparsi di bersagli "sensibili" i cui omicidi non devono essere ricondotti all'Agenzia. Quando, a seguito di un'operazione della Fondazione per la quale lavora Carrie ed una rottura del perimetro di sicurezza informatico della CIA da parte di un hacker ribelle, vengono a galla una traccia che lega i servizi segreti russi, un possibile attentato a Berlino e l'ombra di un'infiltrazione ai massimi livelli nel distaccamento tedesco della stessa CIA, per Carrie il passato torna prepotentemente a galla.










Nel corso degli ultimi anni, con l'esplosione definitiva del fenomeno delle serie tv, deflagrato una decina d'anni fa con Lost e diventato non solo una certezza, ma una vera e propria alternativa al grande schermo, pochi sono stati i titoli che, una stagione dopo l'altra, hanno saputo non solo mantenere un livello qualitativo alto, ma anche a loro modo reinventarsi senza perdere un'identità di fondo: uno di questi è senza dubbio Homeland, partito con il botto e due stagioni straordinarie, scosso da una terza che ha stravolto completamente lo scenario della serie e riconsolidato da una quarta che, di fatto, ha contribuito a costruire un nuovo ruolo ed una nuova realtà per la protagonista, la sempre notevole Claire Danes, pronta a buttarsi anima e corpo nell'ormai sua Carrie Mathison.
Con questo quinto giro di giostra, gli autori mescolano ancora le carte affidandosi ad un nuovo ruolo per Carrie, ad una differente cornice - urbana ed europea, con l'elegante Berlino pronta a sostituire i teatri di guerra in Medio Oriente -, a convincenti vecchi comprimari - su tutti, il mitico Saul di Mandy Patinkin - ed al charachter che, di fatto, aveva sostituito il quasi insostituibile Brody, Peter Quinn, mantenendolo accanto alla protagonista pur evidenziando ancora più nettamente le differenze di approccio e di vita dei due.
Come se tutto questo già non bastasse, gli sceneggiatori confezionano un crescendo di tensione in grado di toccare molti argomenti di attualità - gli attacchi terroristici alle grandi città occidentali, la realtà della rete e dei suoi ribelli, il contrasto e le sfumature infinite che passano tra etica e prevenzione - ed una trama principale legata al doppio gioco di uno dei personaggi cardine della stagione pronta a tenere sul filo per tutta la sua seconda metà, che si chiude con un nuovo, possibile cambiamento futuro per Carrie e per la serie stessa e segna l'addio ad un altro personaggio che i fan avevano progressivamente imparato ad amare in un ultimo episodio in bilico tra malinconia e presa di coscienza che, in un mondo come quello dello spionaggio e in una giungla come quella che affrontiamo ogni giorno nella società attuale, ci sia sempre meno spazio per sentimenti che siano puri, e che il "lato oscuro" sia sempre presente e sempre troppo forte sia per chi deve combatterlo nel proprio cuore - come Peter Quinn o Qasim - o rispetto a minacce esterne o interne - dai terroristi alla talpa all'interno della CIA, passando per il ruolo della stampa e la riflessione non da poco sulla libertà della stessa in rete come su carta, ben stimolata dal pur irritante personaggio della giornalista rinnegata Laura Sutton -.
Un prodotto, dunque, attuale e pronto a rinnovarsi come pochi altri, che dopo cinque anni, colpi di scena, perdite e cambi di direzione ed ambientazione, ancora riesce a tenere sul filo ed alimentare hype consistente per le nuove stagioni: e chissà dove porterà, questa volta, la strada di Carrie.
L'impressione è che, nonostante l'impegno, l'evoluzione interiore ed i tentativi, lo stesso "lato oscuro" di cui sopra finirà per essere sempre troppo forte per resistere, e troveremo questa instabile eppure granitica antieroina a battersi per se stessa, il mondo che intende difendere e quello che continuerà a sognare pur non avendo, di fatto, possibilità di viverlo davvero.





MrFord




"I feel like you already died...
I feel like you already died...
I feel like you already died!...
I know it works out bad sometimes
I'm glad we're friends
cos' we're hateful as lovers
I walk away knowing everything I said was lies!
my heart and my mind have been all twisted...
I can't get no sleep...
I found the lighting in the grass line!...
there's a blackness passing over me
I've been transformed..."

Eagles of death metal - "Already died" - 







giovedì 23 aprile 2015

Homeland - Stagione 4

Produzione: Showtime
Origine: USA
Anno: 2014
Episodi: 12





La trama (con parole mie): Carrie Mathison, mai dimenticato Nicholas Brody e divenuta madre della figlia di quest'ultimo, è tornata sul campo per combattere le cellule talebane operative tra l'Afghanisthan ed il Pakistan. Lottando con le unghie e con i denti, la donna riesce ad ottenere l'incarico di caposezione ad Islamabad sperando di mettere le mani su uno dei capi talebani più ricercati dall'Agenzia, Haqqani.
Peccato che l'operazione, nata da un suo errore di valutazione in un attacco di droni e poggiata sulle spalle di collaboratori incerti ed il nipote dello stesso Haqqani, si complichi a seguito delle interferenze dei servizi segreti pakistani e l'arrivo di Saul Berenson, vecchio mentore di Carrie ed ex direttore della CIA, ad Islamabad.
Riuscirà Carrie a portare a termine la sua missione? O l'operazione si rivelerà un fallimento?








Ci vuole davvero coraggio, quando si parla di un autore - o di un gruppo di autori -, per cambiare una formula vincente rischiando il tutto per tutto: se, infatti, da una parte il rinnovamento può rappresentare il rimedio alla noia ed alla realtà di una proposta che invecchia finendo per non stupire più l'audience, dall'altra il rischio concreto è costituito dal vecchio detto "chi lascia la strada vecchia per la nuova sa quello che lascia ma non quello che trova".
Per Homeland, sorprendente serie che negli ultimi anni ha conquistato i favori del pubblico e della critica, la verità si pone nel mezzo: la scelta di rinunciare ad un charachter indimenticabile come Nicholas Brody, infatti, ha indubbiamente tolto molto alla proposta - in questo senso, decisamente stronzi gli sceneggiatori responsabili della comparsata di Damien Lewis nel corso di questa stagione -, completamente rinnovata dal punto di vista del setting e delle dinamiche - più simili a quelle del film di spionaggio classico, o a 24 -, eppure allo stesso tempo ha permesso ai personaggi più o meno secondari di crescere e ritagliarsi uno spazio che fino alla scorsa stagione difficilmente avrebbero guadagnato, dal mitico Saul dell'altrettanto mitico Mandy Patinkin al Peter Quinn di Rupert Friend, nuovo idolo di casa Ford rispetto, per l'appunto, a Homeland.
Senza dubbio i margini di miglioramento sono ampi, ed il progetto ambizioso, per quanto rischioso risulti da appoggiare alle fragili spalle di un personaggio come quello di Carrie, diventato sempre più odioso ed in grado di far apparire il Chris Kyle dell'eastwoodiano American Sniper come un sovversivo pacifista: si potrebbe definire, in questo senso, l'annata numero quattro di Homeland come quella del passaggio tra la vecchia vita della proposta e quella nuova, una scommessa portata avanti con coraggio e, in alcuni casi, caos in termini di idee.
Assistiamo, in questo senso, a momenti che, per intensità e tensione, riportano indietro ai passaggi migliori delle annate precedenti - l'assalto di Haqqani all'Ambasciata USA, il destino di Aayan, il già citato "ritorno" di Nicholas Brody, il personaggio di Tasneem - così come ad altri decisamente meno riusciti - tutto il rapporto di Carrie con la figlia, parcheggiata come fosse l'erede di Dexter nelle ultime stagioni del serial dedicato al serial killer più famoso del piccolo schermo, l'episodio finale completamente privo della tensione tipica del climax, lo stacco netto tra il penultimo e l'ultimo episodio, quasi non si fosse ancora al corrente rispetto ad una conferma del titolo -, che rendono senza dubbio questa quarta la stagione meno convincente di Homeland ma che, ad un tempo, fanno ben sperare nella quinta: certo, non basterà appoggiarsi come di consueto sull'instabilità di Carrie e la sua determinazione, ma occorrerà puntare - e molto - sulla componente politica e di basso profilo della proposta per evitare di trasformare una delle migliori esperienze da serial televisivo degli ultimi anni in uno di quei titoli che, anno dopo anno, finiscono per rappresentare un'abitudine che si cerca di perdere.
Nell'attesa, non resta che chiedersi cosa accadrà quando Saul sarà tornato al posto che gli compete e che ha sempre desiderato - soprattutto durante il suo distacco dall'Agenzia -, se Carrie avrà la forza di ricominciare nuovamente sola, o se quella di Quinn sarà una missione suicida o il preludio di qualcosa di grande in serbo per il nuovo protettore della protagonista: e, in barba ad intrighi e giochi di potere militare e non, anche cosa accadrà ad una bambina troppo spesso abbandonata e dimenticata da una madre che pare pensare più al suo Paese - o almeno, ad usarlo come una scusa per continuare a combattere - che non a lei.
Perchè Homeland è anche lei.
E soprattutto lei.
La casa da proteggere, e quella cui fare ritorno.




MrFord




"Love one's daughter
allow me that
and I can't let go of your hand
lord, can you hear me now?
Lord, can you hear me now?
Lord, can you hear me now?
Or am I lost?"
Damien Rice - "Cold water" -




sabato 24 maggio 2014

The rainmaker - L'uomo della pioggia

Regia: Francis Ford Coppola
Origine: USA
Anno: 1997
Durata: 135'




La trama (con parole mie): Rudy Baylor, un giovane ed idealista avvocato di Memphis, accetta di patrocinare una famiglia a basso reddito rimasta vittima di una complessa truffa assicurativa per mano di una compagnia che è un vero e proprio colosso del settore.
Spalleggiato dal veterano e non ancora avvocato Deck Shifflet, Rudy dovrà ingaggiare una vera e propria battaglia all'ultimo cavillo che lo vedrà opposto ad uno degli studi più importanti della città, schierato al gran completo alle spalle dello squalo del foro Leo Drummond: l'occasione finirà per essere un banco di prova per il ragazzo per una crescita non soltanto professionale, ma umana.
Accanto alla fragile Kelly, maltrattata dal marito e conosciuta proprio grazie all'esercizio del mestiere, Rudy muoverà i suoi primi passi ben oltre i confini delle aule di tribunali: un percorso che potrebbe rivelarsi ben più importante rispetto a quello da avvocato.








Francis Ford Coppola è senza ombra di dubbio uno dei nomi di riferimento del panorama cinematografico statunitense, non fosse altro per Apocalypse now, uno dei grandi Capolavori irrinunciabili della Storia del Cinema.
Accanto a quest'ultimo, ovviamente, figurano almeno i primi due capitoli della saga de Il padrino e La conversazione, pronti a rendere il cineasta di origini italiane uno dei volti più importanti della New Hollywood che nel corso degli anni settanta ribaltò il mondo del Classico e dei grandi studios che avevano dominato la scena nel ventennio precedente.
Eppure quando penso al buon Francis, uno dei primi titoli che mi tornano in mente è senza dubbio The rainmaker, legal drama onesto e pulito tratto da un romanzo dell'esperto del settore John Grisham, titolo al quale ho voluto un gran bene fin dalla prima visione.
Tenendo, infatti, un profilo squisitamente basso, Coppola è riuscito, grazie anche ad una confezione assolutamente pregevole, a trovare il punto d'incontro perfetto tra il blockbuster hollywoodiano "impegnato" e l'opera d'autore, potendo contare su un gruppo di attori tutti straordinariamente in parte - dall'aggressivo principe del foro Jon Voight alla futura star del piccolo schermo grazie a Homeland ed ex Giulietta Claire Danes passando attraverso la piccola comparsata di Mickey Rourke, al quale potrebbe essere stato cucito addosso il personaggio di Bruiser come uno dei completi su misura che lo stesso indossa - ed una sceneggiatura che conduce dritti al punto toccando le corde giuste, come un'arringa finale in grado di mettere una giuria al servizio della Legge, sia essa scritta o morale.
Difficile, in questo senso, non immedesimarsi almeno in parte con l'idealista Rudy Baylor - cui presta volto ed ingenua passione un Matt Damon che pare la versione placida di Will Hunting - seguendolo passo dopo passo nella battaglia condotta contro un colosso del ramo delle assicurazioni affrontato con coraggio da una famiglia dalle possibilità economiche decisamente limitate determinata, però, nell'inseguire la Giustizia.
In particolare, le figure dei genitori di Donny Ray - combattiva e fiera lei, scombinato e commovente lui - divengono il cardine di una struttura che Coppola gestisce come solo un Maestro del suo calibro riesce a fare, un meccanismo ad orologeria che dispone i pezzi sulla scacchiera prendendosi tempo e spazio prima di liberare la strategia vincente, tradotta in un finale capace di toccare nel profondo senza scadere nel melenso e non chiudere la vicenda come se fosse la classica e prevedibile storia americana di affermazione dei giusti.
Principalmente, infatti, la lezione importante de L'uomo della pioggia resta l'elogio di una determinazione che dimora nella fierezza e nel coraggio tutti "proletari" di chi lotta per non farsi mettere i piedi in testa o intimorire da chi pensa di poter disporre della vita - soprattutto altrui - a proprio piacimento: in questo senso Rudy diviene l'alfiere di una battaglia ingaggiata da outsiders sulla carta destinati ad essere vittime eppure fermamente disposti a dare tutto il possibile - e anche di più - affinchè quella stessa realtà dei fatti possa essere smentita - dai coniugi Black a Kelly, fino allo stesso protagonista -.
E per quelli di noi abituati a rimboccarsi le maniche e farsi il culo - Ford al completo compresi - battaglie come questa - a prescindere dai risultati - sono ossigeno che permette alla lotta di continuare a rinnovarsi insieme alle energie che permettano agli abitueè dei cavalli tenuti ben saldi fuori dal Saloon, ai Goonies della quotidianità, di alzare la testa ed essere fieri di guardare avanti, senza preoccuparsi troppo di quanto gli squali possano approfittarsi del sistema e dei soldi che chiamano soldi.
In fondo, un giorno o l'altro un "rainmaker" giungerà a cambiare le carte in tavola, battendosi con il proprio nemico con la stessa fierezza dei poveracci che rappresenta ed ispira.
E chissà che, un giorno o l'altro, l'uomo della pioggia non possa essere proprio qualcuno di noi.



MrFord



"You tell me we can start the rain.
You tell me that we all can change.
You tell me we can find something to wash the tears away.
You tell me we can start the rain.
You tell me that we all can change.
You tell me we can find something to wash the tears."
Iron Maiden - "Rainmaker" - 




sabato 3 maggio 2014

Homeland - Stagione 3

Produzione: Showtime
Origine: USA
Anno: 2013
Episodi: 12




La trama (con parole mie): sono passate solo poche settimane dall'attentato che ha sconvolto gli USA e la CIA colpendo l'organizzazione dritta al suo cuore. Settimane dense di avvenimenti, e decisamente pesanti. Saul Berenson, da sempre mentore di Carrie, è divenuto il direttore ad interim dell'Agenzia, e cerca con tutte le forze di raccoglierne i pezzi ed ordire un piano che possa riportarla nella posizione di potere globale che le compete; Nicholas Brody, ricercato come il colpevole dell'atto terroristico, è in fuga in America Latina, e dopo essere stato colpito da un proiettile, è accolto a Caracas da una vecchia conoscenza di Carrie; quest'ultima, invece, pare aver perso di nuovo l'equilibrio che aveva faticosamente guadagnato nel corso dei mesi precedenti, e a peggiorare la sua situazione giungono accuse che la pongono, di fatto, nella posizione di complice di Brody.
Dove si nasconde, però, la verità? Chi c'è dietro l'attentato? E quali sono i veri piani di Saul?







Nelle ultime due annate, pochi serial erano riusciti ad entrare di prepotenza tra i favoriti degli appassionati come Homeland: di fatto sorella maggiore - ed autoriale - di 24, la suddetta serie è riuscita episodio dopo episodio a conquistare anche i più scettici, sfruttando script ad orologeria, tensione altissima e due interpreti in stato di grazia.
Complici delle coincidenze e i consueti, numerosi arretrati da recuperare, il passaggio sugli schermi di casa Ford di questa season three è giunto in colpevolissimo ritardo, trascinandosi sulle spalle il peso di molte recensioni dubbiose di sostenitori accaniti rispetto a quella che si profilava come la più fiacca delle annate dedicate alle vicissitudini della premiata ditta Carrie Mathison/Nicholas Brody.
Finale alle spalle, mi sento libero di affermare non solo che il prodotto non ha perso affatto smalto, ma anche che, seppur non raggiungendo le vette dell'anno passato, è riuscito a proporre dodici episodi come di consueto per i suoi standard notevoli, optando, in conclusione, per un cambio di direzione non solo radicale, ma addirittura drastico che sconvolge gli equilibri dell'intero titolo in vista della già programmata stagione quattro: senza dubbio la mancanza del sempre sfaccettato Nicholas Brody interpretato da Damien Lewis per la maggior parte degli episodi pesa sulla valutazione complessiva - non a caso i momenti migliori sono proprio quelli con lui protagonista, dalla magnifica terza puntata, The Tower of David, al climax dell'epilogo -, eppure l'approfondimento di un charachter fino ad ora secondario come Saul - che, lo ricordo sempre con grande piacere, è ottimamente reso da Mandy Patinkin, che resterà nel mio cuore grazie ad Inigo Montoya de La storia fantastica - e l'utilizzo di trame decisamente più vicine alle spy stories legate alla New Hollywood figlia degli anni settanta che non all'action serrata degli anni zero sono riusciti a definire un carattere ancora più deciso per questa creatura che, se nel post dedicato alla stagione due avevo definito come possibile erede di Breaking bad, ora pare assumere più le sembianze di una versione per il piccolo schermo di Zero Dark Thirty.
Il concetto di terrorismo, spina dorsale degli esordi della serie e decisamente legato agli States ancora segnati dall'Undici settembre e dagli strascichi del bushismo, viene sostituito da una nuova interpretazione degli equilibri politici e militari nella zona calda dell'Iran, più legati alla diplomazia ed al controspionaggio che non alle azioni militari - quasi i tempi di Argo non fossero mai trascorsi -: in questo senso le sottotrame legate alla follia crescente di Carrie, ai giochi di potere legati alla carica di Direttore della CIA e ai legami con un possibile e determinante alleato da convincere per poter giungere al cuore dei fondamentalisti radicali legati a doppio filo all'attentato che aveva chiuso l'ultima stagione risultano funzionali ed assolutamente avvincenti, nonostante i picchi di tensione effettiva e di passaggi alle vie di fatto siano ristretti ad una manciata di sequenze.
Eppure il lavoro di controspionaggio - con tutti i suoi doppi e tripli giochi - è simile a quello dei cacciatori, o dei pescatori: occorrono grande pazienza, sangue freddo ed una volontà d'acciaio per poter sopravvivere senza poter mai davvero contare sugli amici così come sui nemici, ammesso che gli uni non siano gli altri, e viceversa.
Lo stesso legame con il proprio Paese - fondamentale, in questo senso, l'evoluzione della figura di Quinn - arriva ad essere messo in discussione fino ad interferire con la propria identità - e Brody ne è un esempio lampante - e privare di tutto, anche degli affetti più cari: e quando la polvere si poserà, varranno soltanto i sacrifici buoni per giocare ad un marketing ben più spietato di quello commerciale, tanto da far quasi scomparire, nel vuoto di grandi sale lasciate in silenzio dopo le conferenze stampa di facciata, una singola stella tracciata a pennarello.
Una stella che pare pesare come se fosse stata incisa a scalpellate. Fino all'ultimo respiro.



MrFord



"Coming back to what you know won't mean a thing.
everything that you've done keeps you from me. 
now I know that I need more time, 
come back and let me see you're right. 
I'm coming back to what you know, 
cos I know that I need it now it's gone. 
Now I know that I need more time, 
come back and let me see you're eye."
Embrace - "Come back to what you know" - 




martedì 16 aprile 2013

Girls just wanna have Ford

La trama (con parole mie): finalmente, dopo il patema causato a noi tutti dalla lista del Cannibale di ieri, oggi avremo modo di respirare un pò con la decina fordiana, che fornirà una selezione non solo di attrici consumate, ma anche di belle signorine pronte a rendere migliore la giornata di chiunque posi loro gli occhi addosso.
Spazio a talento, fascino, diverse età, epoche e latitudini per quella che è la spumeggiante lista del sottoscritto, contrapposta alla raccolta di fighe di legno proposta dal mio rivale.

"Peppa Kid? Gli faccio un culo come una capanna!"

Bentrovati e bentrovate al secondo round - quello interessante - della prima Blog War ufficiale di questo duemilatredici, eccezionalmente divisa in due tempi - per scoprire come andrà a finire dovrete attendere la prossima settimana - e concentrata sulle attrici e gli attori che più hanno fatto sognare ed emozionato il vecchio cowboy Ford ed il giovane pusillanime Kid.
Passati indenni attraverso la galleria dei legni proposta dal mio antagonista ieri, è il momento, oggi, di rimanere a bocca aperta di fronte a donne di ben altro calibro sia a livello fisico che attoriale: ecco dunque una carrellata di cinque signore non solo bravissime e bellissime, ma anche pane e salame come la foresta ben poco pluviale targata Cannibal Kid potrà mai sognarsi di essere.
Mr. James Ford

Ieri spazio alla grande recitazione, oltre che alla bellezza femminile, con la lista cannibale. Oggi spazio a una manciata di belle fregne, anche se non ai livellli di quelle da me proposte, ma di grandi attrici ne vedremo ben poche…
Tra proposte che manco il mio trisnonno avrebbe riesumato e nuove leve che nemmeno io nei miei momenti più teen oserei inserire in una lista delle migliori attrici di tutti i tempi, ecco la poco esaltante decina fordiana. Compilata evidentemente dopo troppi, ma troppi White Russian…
Cannibal Kid

Rita Hayworth


MR. FORD Con chi iniziare, se non con la donna più bella della Storia del Cinema? Rita Hayworth, la meraviglia della settima arte, è senza dubbio la più adatta ad inaugurare la sfolgorante decina fordiana: ricordo ancora quando vidi per la prima volta Gilda - tra l'altro, film splendido - e la sua leggendaria "mossa dei capelli".
Non mi sono più ripreso.
Un'interprete perfetta per il noir dei tempi nonchè una sorta di quadro da sindrome di Stendhal, che fu il simbolo della bella e maledetta di un certo genere che fece la sua fortuna tra la fine degli anni quaranta e l'inizio dei cinquanta e che visse una travagliata storia d'amore con uno dei registi più importanti mai esistiti, Orson Welles, che pare volle vendicare la fine del loro rapporto imponendole di tagliare la leggendaria chioma rossa e tingersi di biondo per realizzare il fantastico La signora di Shanghai.
Fu sfortunata, eppure la sua bellezza riesce ad abbagliare - e bucare lo schermo - ancora oggi, a più di cinquant'anni di distanza: una cosa che le sciacquette proposte da Peppa Kid potranno solo sognarsi.
Interpretazioni top: Gilda e La signora di Shanghai
CANNIBAL KID A sorpresa riconosco che in effetti Rita Hayworth era di una bellezza folgorante. In Gilda tra l’altro mi sembra sapesse il fatto suo anche in termini di recitazione. Però poi non mi pare che la sua carriera, boicottaggi di Orson Welles a parte, sia stata così longeva o fenomenale.
Un po’ un paradosso inserire in cima alla lista un’attrice del genere per uno che definisce Jodie Foster una meteora…
MR. FORD Una donna dalla bellezza folgorante - come giustamente ammetti anche tu -, peraltro bravissima attrice e cantante non dovrebbe neppure essere comparata alla pur volenterosa Jodie.
La sua carriera è andata com'è andata solo perchè è stata sfortunata, ma resta una delle icone indiscutibili del Cinema tutto, al contrario delle tue bionde slavate.

"La mossa dei capelli? La faccio solo per Ford!"

Jennifer Lawrence


MR. FORD Come già anticipato ieri, la fresca di Oscar Jennifer Lawrence è riuscita nel quasi impossibile intento di mettere d'accordo i due antagonisti più agguerriti della blogosfera grazie ad un mix di talento e bellezza, che considerata la sua giovane età promettono scintille per gli anni a venire a patto che la sua attenzione si concentri su opere come Winter's bone e Il lato positivo invece che sulla ridicola serie di Hunger games, un pò come preferire WhiteRussianCinema a Pensieri Cannibali.
In attesa di avere la conferma delle nostre aspettative, noi, per una volta, ci schieriamo dalla stessa parte per sostenerla.
Interpretazioni top: Il lato positivo, Winter's bone
CANNIBAL KID Cioè 4D, ma kosa stai dicendo? Certo che J riuscirà a gestire bene le sue scelte kome ha fatto finora tra cinema kommerciale (più kommerciale di te, Ford) dotato d cervello (al kontrario d te, Ford) kome cn la saga d Hunger Games, kruciale per la sua karriera, e robe + indipendenti e d’autore. Io la supporto e la lovvo in tutti e 2 i kampi. 4D, te ke invece non lo fai non dovresti nemmeno nominare il suo nome invano e non dovresti azzardarti a inserirla in una delle tue disgustose liste piene di nomi che noi bimbiminkia non sappiamo manko chi sono gnegnegnegnegné. #TeamPensieri Cannibali e #TeamKatnissKid 4eva!

"Ford, ti aspettavo già da ieri, che quel Marco Goi è un vero supplizio!"
Rooney Mara


MR. FORD A volte non serve essere attrici dalla carriera leggendaria o bionde qualsiasi per colpire al cuore: Rooney Mara, apparsa brevemente in The social network e tornata alla ribalta nel difficile ruolo di Lisbeth Salander per il Millennium di David Fincher, per look, grinta e potenza è riuscita a bucare lo schermo ed entrare al volo tra le favorite assolute del sottoscritto, mostrando tutto il fascino rock e maledetto che da sempre gioca un effetto decisamente devastante su questo cowboy e sul suo lato oscuro.
Sono curioso di scoprire cosa potrà combinare nel resto della saga dedicata alla protagonista dei romanzi di Stieg Larsson, ma anche di vederla alla prova con qualcosa di più acqua e sapone, giusto per avere la conferma che questa scheggia impazzita è in grado di toccare certe corde anche quando non è in assetto da guerra.
Interpretazioni top: Millennium
CANNIBAL KID Certo che da uno che dà della meteora a Jodie Foster ci si aspetterebbero in risposta dei nomoni di quelli che hanno fatto la storia del cinema, e invece ci ritroviamo… Rooney Mara?!?
Io le voglio anche bene, alla Rooney. Però ne ha ancora da dimostrare. Urca, se ne ha. Per adesso ha fatto una buona intepretazione in un film inutile, il remake americano di Uomini che odiano le donne. E poi una particina in The Social Network in cui è la regina delle fighe di legno. E poi, che altro?
Basta.
Un po’, un po’ tanto poco per essere considerata tra le migliori attrici di sempre.
E io che ho lasciato Carey Mulligan fuori dalla mia lista perché, pur avendo fatto filmoni come Drive, Non lasciarmi e Shame, ha una carriera ancora troppo acerba…
MR. FORD L'ho inserita perchè, oltre ad essere decisamente il mio genere proprio nel ruolo della Salander, la buona Rooney è un giovane talento, ed io ho fiducia nei giovani talenti. Mica come qualcuno che crede ancora di essere un giovane talento a trentuno anni suonati.
CANNIBAL KID Ahahah! Touché, Ford, touché.

"Cannibal Kid? Me lo mangio in un boccone!"

Marion Cotillard


MR. FORD Personalmente non ho mai avuto un buon rapporto con la Francia, e dal mio primo viaggio nella terra dei nostri cugini il mio odio cordiale nei loro confronti non ha fatto che aumentare.
Una cosa che, occorre ammetterlo, riescono a fare bene è il Cinema, soprattutto quando nel farlo finiscono per lanciare attrici dotate di grandissimo talento e grandissime altre attrattive in grado di lasciare a bocca aperta il pubblico di ogni estrazione sociale, gusto, età e condizione.
La più importante delle succitate è senza dubbio Marion Cotillard, salita agli onori della cronaca con la sua interpretazione - che le valse l'Oscar - di Edith Piaf e più di recente vista sia in prodotti di casa - Piccole bugie tra amici - che in grandi blockbuster internazionali - Il cavaliere oscuro: il ritorno -.
Eppure, nonostante le già numerose memorabili interpretazioni offerte da questa giovane interprete, niente per me è stato come osservarla - e viverla, in qualche modo - in Un sapore di ruggine e ossa, già nella top ten fordiana del meglio del 2012 anche grazie a lei.
Una donna con tutto al posto giusto, in grado di mangiarsi in un sol boccone tutte le fanciulline schierate dal Cucciolo.
Interpretazioni top: Un sapore di ruggine e ossa
CANNIBAL KID Rimasta fuori per un soffio dalla mia top 10, proprio sapendo che non infastidiva abbastanza il mio fastidioso nemico, contro Marion Cotillard non ho niente da dire.
Contro le cose che scrive Ford, invece sì. Ha dimenticato ad esempio di citare le sue ottime interpretazioni in film che pure gli sono piaciuti un sacco come Big Fish, Inception o Midnight in Paris. Evidentemente il suo arterio è ormai a uno stadio peggiore di quanto immaginassi.
Io comunque Marion Cotillard, strepitosa nel cult cannibale del 2012 Un sapore di ruggine e ossa, l’ho amata a partire da un film intitolato Amami se hai coraggio. Per amare Ford invece non credo mi basterà mai tutto il coraggio del mondo. E nemmeno per riuscire a stimarlo fantozzianamente moltissimo.
MR. FORD Come al solito il mio buon - si fa per dire - antagonista cerca di arrampicarsi sugli specchi pur di ammettere scelte perfette come quella della Cotillard, un'attrice che unisce l'utile al dilettevole e riesce a soddisfare perfino i due nemici numero uno della blogosfera.
E ad ogni modo non ho citato Big fish, Inception o Midnight in Paris perchè essendo tre dei pochi film che riescono a metterci d'accordo il clima da Blog War non sarebbe stato rispettato come si dovrebbe.

"Non ho neanche bisogno di scoprire il seno, per far sapere che è meglio di quello della Dunst!"

Bette Davis


MR. FORD Giusto per non mostrare il fianco a sterili critiche da parte del mio antagonista rispetto al fatto di aver scelto solo donne bellissime, ecco giungere una di quelle attrici in grado di conquistare platee, premi, critica e pubblico solo ed esclusivamente grazie ad un talento gigantesco, che nell'epoca moderna del Cinema non è stato eguagliato se non in rarissimi casi: Bette Davis.
Omaggiata da una splendida canzone simbolo degli anni ottanta, la signora Davis ha collezionato - soprattutto negli anni cinquanta e sessanta - una serie di interpretazioni pazzesche spesso come colonna del cast di pellicole divenute pietre miliari - Ombre malesi, giusto per citarne una che andrebbe studiata in ogni scuola di Cinema -, raccogliendo premi e riconoscimenti che nessuna attricetta uscita dal cilindro del Coniglione potrà mai sognarsi di eguagliare.
La Eva del Cinema. In tutto e per tutto.
Interpretazioni cult: Eva contro eva, Che fine ha fatto Baby Jane?
CANNIBAL KID Ford, nessuno ti accusa di aver scelto solo donne bellissime. Anche perché Maggie Cheung è meno sexy di un palo, Rosario Dawson non mi piace, Rooney Mara è carina ma certo non una bellona, mentre Kate Winslet e Claire Danes fisicamente non m’hanno mai detto nulla. Quindi…
Bette Davis è di certo stata una grande attrice, anche se a livello di premi e riconoscimenti vari Jodie Foster e Nicole Kidman non hanno nulla da invidiarle. Tra le dive del passato, rispetto alla pur brava Bette Davis e ai suoi inquietanti occhioni, preferisco comunque le dive hitchcockiane, Audrey Hepburn, Jean Seberg o anche la grandiosa Gloria Swanson del Viale del tramonto, quello ormai percorso fino in fondo dall’ormai quasi ex blogger Daddy Fordy.
MR. FORD Quando il buon Peppa Kid non sa più che pesci pigliare comincia a tirare fuori la carta dei premi vinti, e allora ci sarebbe da chiedersi come mai proprio lui non ha snocciolato nella sua decina Maryl Streep, l'attrice più premiata degli ultimi ventimila anni, che comunque sarebbe stata più sexy di molte delle fighe di legno che lui ha esaltato come fossero un'oasi nel deserto.
CANNIBAL KID A parte che come ben sai non sopporto la sopravvaluta Meryl Streep, e sono fiero non sia presente in nessuna delle due decine, però sei tu che hai tirato fuori i premi, per citarti: “raccogliendo premi e riconoscimenti che nessuna attricetta uscita dal cilindro del Coniglione potrà mai sognarsi di eguagliare.”
E comunque: Meryl Streep e sexy cosa ci fanno nella stessa frase???????

Bette Davis che pubblicizzava il Jim Beam. Un motivo in più per essere nella lista fordiana.

Kate Winslet
 

 
MR. FORD Se esiste un'interprete sotto i quaranta in grado di vantare una carriera e potenzialità tali da permettersi un paragone con grandi attrici del passato come Rita Hayworth e Bette Davis è senza dubbio Kate Winslet, che esplose a seguito del fenomeno Titanic nonostante una fisicità certo lontana dagli standard anoressici degli ultimi vent'anni e film dopo film confermò la sua eccezionale bravura nonchè un fascino da brivido caldo che l'ha resa una delle favorite assolute di casa Ford.
Come se tutto questo non bastasse, con il tempo - e grazie alla comparsata in Extras - ho anche scoperto che la simpatica Kate non fa nulla per nascondere un lato profondamente pane e salame di quelli che al Saloon trovano sempre la porta aperta, senza contare che rendono più donna una donna che non sia intenta a vivere di tinte, borsette e smalto sempre perfetto come le beniamine del Cannibale.
Insomma: bravura, fascino e simpatia tutte in una. Più di così non si potrebbe volere.
Interpretazioni cult: Holy smoke, Se mi lasci ti cancello, The reader, Revolutionary road
CANNIBAL KID Bravura Kate Winslet sicuramente ne possiede a palate. Simpatia può darsi, anche se secondo me se provi a fermarla per strada, caro Ford, ti lancia solo delle gran bottigliate. Fascino, insomma…
Kate Winslet è un’attrice notevolissima che però non è mai riuscita a regalarmi un’interpretazione in grado davvero di folgorarmi. Alcuni ruoli in cui mi è piaciuta molto e che Ford ovviamente non ha citato sono quelli in Carnage, Little Children e nella mini-serie Mildred Pierce. Però, sto ancora aspettando di vederla esprimere tutto il suo potenziale in una parte davvero estrema. Come fatto dall’irraggiungibile Natalie Portman con Il cigno nero, in grado di volare ben più in alto di tutte le donzelle fordiane vive, morte o X.
MR. FORD Se non è estrema un'interpretazione come quella di The Reader, non saprei dirti: una che si fa invecchiare, imbruttire e finisce pure per fare la parte della simpatica nazista certo di coraggio ne ha da vendere, a mio parere.
Un po’ come il tuo per affermare che la straripante - in tutti i sensi - Kate non abbia fascino.

"Australia e forme generose: non potevo mancare nella lista fordiana!"

Mila Kunis


MR. FORD Parlando di pane e salame non poteva mancare nella decina fordiana uno dei volti più interessanti delle ultime stagioni cinematografiche, una ragazza che non sarà forse all'altezza di nomi giganteschi come quelli citati fino ad ora dal punto di vista del talento ma che offre tutto quello che ha - e decisamente non abbiamo di che lamentarci - al pubblico, appare simpatica, easy e coraggiosa spaziando dalla commedia demenziale al dramma profondo, dalle battutacce alle sfumature oniriche della psiche.
Sarei un bugiardo se non ammettessi di averla inserita anche e soprattutto per il suo aspetto ed il mood molto yeah che lascia trasparire, eppure sono convinto che, guidata dai registi giusti, la buona Mila potrà, in futuro, riservarci sorprese sempre più gradite.
Interpretazioni cult: Il cigno nero, Ted, Amici di letto
CANNIBAL KID Io amo Mila Kunis. Però nemmeno io, che la seguo fin dalla leggendaria e divertentissima serie That 70s Show e ho visto quasi tutti i suoi spesso modestissimi film, come American Psycho 2 o Moving McCallister, mi sognerei di metterla in una top 10 delle migliori attrici. Nella top 10 delle migliori tope sì, ma come attrice per ora ha offerto solo un’interpretazione davvero buona: nel mio già citato cult Il cigno nero. Per il resto la sua carriera è davvero troppo priva di grandi film o di ruoli anche solo vagamente memorabili.
Tra qualche anno magari si meriterà di essere tra le grandi attrici, chissà, per adesso è solo una grande figa.
(Mila, ignora quello che ho scritto qui sopra: io continuo ad amarti sempre e comunque, queste cose le ho dette solo perché sono in clima da Blog War e devo sconfiggere quel bruto di Ford!)
MR. FORD Anche l'occhio vuole la sua parte. Mila Kunis è un gran bel pezzo di ragazza, pane e salame e pronta a prendersi in giro, al contrario dei bastoni in culo che tu ci hai propinato ieri. Quindi nella mia lista ci sta eccome.
Anche perchè nella tua non credo proprio vorrebbe esserci! Ahahahahahah!

"Ford, puoi venire a darmi una mano, per favore!?"

Rosario Dawson


MR. FORD Rosario Dawson, signore e signori. Rosario Dawson.
Non dovrei aggiungere altro.
Se ci fosse un'attrice in grado di incarnare la maggioranza degli ideali fisici del sottoscritto, sarebbe senza dubbio lei.
Come se non bastasse, e tornando al discorso Kunis, la ragazza appare anche tosta ed incredibilmente alla mano, al contrario di tutte le gatte morte snocciolate dal mio antagonista nella sua noiosissima lista di ieri: una, insomma, che al primo appuntamento ti smonta e ti rimonta, invece che farti tornare a casa con le palle gonfie - e non per non averle svuotate, per intenderci -.
Nel suo caso gli ultimi anni non sono stati particolarmente ricchi di soddisfazioni e riconoscimenti, eppure sono fiducioso e attendo un grande ritorno nel segno delle interpretazioni che hanno reso alcuni titoli dal sottoscritto amatissimi ancora più importanti.
Interpretazioni cult: La 25ma ora, Clerks 2, Alexander
CANNIBAL KID Rosario Dawson a me non piace fisicamente né come attrice. A livello fisico comunque oh, sono gusti, capisco possa piacere. Ma come attrice no. È cagna come poche. Cagna ai livelli di Angelina Jolie o Eva Mendes. Io fisicamente adoro Sophie Marceau, Amber Heard o Jessica Alba, però non mi sognerei di metterle tra le migliori attrici, per quanto tutte recitino comunque molto meglio della Rosario Dawson’s Creek. Se volevamo fare una sfida della sola gnoccaggine era un’altra questione…
Il solito scandaloso Ford non cita poi nemmeno i suoi pochi film validi: Kids, Grindhouse - A prova di morte (in cui nemmeno il grande Tarantino è riuscito a farla recitare bene) e Sin City, ma solo il suo unico altro film degno di nota La 25a ora, in cui comunque Ed Norton, Philip Seymour Hoffman, Anna Paquin e Barry Pepper appaiono di un altro pianeta recitativo rispetto a lei.
Da citare inoltre i suoi tanti film agghiaccianti: Pluto Nash, Men in Black 2, Il signore dello zoo e quella ciofeca di Sette Anime. Se le sue interpretazioni sono cult, a questo punto lo sono anche quelle di Manuela Arcuri e Alessia Marcuzzi in Carabinieri…
“Bau bau bauuu!”
Cos’è? Rosario, sei tu che piagnucoli?
MR. FORD Sette anime è una macchia terribile, su questo non ci piove. Ma la simpatica, brava e bellissima Rosario ci mette una pezza sia con La 25ma ora - il resto del cast è fenomenale, ma sinceramente la scena sulla pista da ballo preferisco vederla fatta da lei, che non da Philiph Seymour Hoffman - che con Clerks 2, dove mostra il suo lato più umano, divertito e divertente, lo stesso che manca alle donnine dell'Imperatore del regno di mille fighe di legno che mi sono scelto come avversario.
CANNIBAL KID Ciò non toglie che Corinna Dawson sia un’attrice davvero cagna.
BAU BAU BAUUUUUUUUU!

"Peppa Kid, stai per caso mettendo in discussione le mie doti artistiche!?"

Maggie Cheung


MR. FORD E dopo tutto questo pane e salame e sesso e volgarità, diamo il giusto spazio anche al Cinema d'autore, perchè in casa Ford non ci si fa mancare niente, mentre dalla parte di Peppa Kid troviamo dieci quasi fotocopie dello stesso standard: Maggie Cheung, musa di Wong Kar Wai, è per il sottoscritto sinonimo di eleganza e bellezza eterea almeno quanto lo fu nel decennio precedente Gong Li, che proprio con lei si è giocata questo posto nella lista da presentare per questa nuova Blog War.
Premiata a Cannes ed ammirata per la sua eterea ma decisa energia, Maggie Cheung ha stupito il mondo della settima arte con il magistrale In the mood for love, ma in realtà da molti anni al Saloon la si seguiva con particolare attenzione, così come è stato fatto in seguito anche grazie a ruoli decisamente più personali e "partecipati" come quello di Clean.
Una donna che pare danzare davanti alla macchina da presa, prendere il pubblico per mano e condurlo oltre lo spazio e il tempo. Meraviglia pura.
Interpretazioni cult: In the mood for love, Clean, Hero, 2046
CANNIBAL KID Maggie Cheung? Cos’è, un tentativo da parte di Ford di diventare il nuovo re dei radical-chic?
Una scelta che dimostra come Ford stia cercando di rubarmi il trono, con un nome valido giusto per i circoli dei festival cinefili. Sempre meglio di Rosario Dawson, comunque, che può rientrare giusto nei circoli cinofili ahahah.
Una scelta inoltre che penso farà storcere il naso a qualche Fordiano duro e puro che si aspettava qualche nome più pane e salame, come Sigourney Weaver o Jamie Lee Curtis.
Comunque, volendo proprio fare quello che “Sono Ford, guardate quanto sono figo perché pesco anche nel cinema orientale”, una scelta migliore sarebbe stata la più spumeggiante Zhang Ziyi, che in Hero oscura la Maggie et…etchéung. Scusate, sono raffreddato.
E infine, diciamo le cose come stanno: Ford, bellezza eterea è solo un modo elegante per dire figa di legno! Uahahah
MR. FORD Zhang Ziyi in effetti era la seconda scelta, ma ho preferito la buona Maggie non solo perchè eterea e fenomenale - guardati Clean, razza di scriteriato! -, ma anche perchè è stata la musa di Wong Kar Wai, mio riferimento assoluto nei primi anni zero. Ma tu, che ti spacci per guru dei radical chic, ovviamente del vero Cinema d'autore conosci poco o niente. Un po’ come di donne. Ahahahahahaha!
CANNIBAL KID L’ho visto Clean, brava ma non mi ha folgorato. Quanto a Wong Kar Wai è il regista più noioso, sopravvalutato e radical-chic, lui sì per davvero, del mondo. Non avevo il minimo dubbio fosse un tuo riferimento assoluto, Mr. James Boring!

"Per poter sopportare il Cannibale mi tocca bere quanto Ford!"

Claire Danes


MR. FORD Chiudo la mia lista con un inserimento legato al piccolo schermo - che merita di ritagliarsi uno spazio anche a scapito del Cinema - e decisamente lontano dalle mie preferenze legate al fascino fisico delle interpreti: Claire Danes, che vidi per la prima volta anni e anni fa nel ruolo di Giulietta accanto a Leonardo DiCaprio nell'interessante versione del Capolavoro del Bardo firmata da Baz Luhrmann, è cresciuta decisamente bene, e dopo anni tutto sommato anonimi è letteralmente esplosa grazie alla serie Homeland, regalando a Carrie Mathison uno spessore che vale intere carriere di inutili donzelle prestate alla settima arte ma decisamente meno meritevoli di lei di raccogliere fama ed allori.
Le prime due stagioni della suddetta proposta per la tv sono una vera e propria lezione di intensità e coinvolgimento attoriali da fare invidia perfino alle più grandi interpretazioni premiate da Oscar, Palme d'oro e chi più ne ha, più ne metta, e dovrebbero essere prese come esempio da qualsiasi aspirante attrice delle generazioni a venire, così come dalle simpatiche fighe di legno della decina cannibalesca, che dopo quest'ultimo colpo fordiano non può che tornare a casa con la coda tra le gambe.
Interpretazioni cult: Homeland
CANNIBAL KID Homeland è una serie che io ho sponsorizzato fin da tempi insospettabili, ben prima che se ne accorgesse il come al solito rallentato radar fordiano. Che Claire Danes in questa serie sia pazzesca l’ho sempre detto e non è certo un mistero. Riguardo al resto della sua carriera nutro invece diversi dubbi. Negli anni ’90 era una giovane promessa, poi è caduta un po’ nell’oblio, e adesso è tornata con una grande parte. Ma una parte sola, per quanto notevole, è comunque un po’ poco per inserirla tra le migliori attrici di sempre e quindi, come anche per Rooney e Mara, volevo dire per Rooney e Mila, mi sembra che la lista di Ford sia piena di nomi inseriti troppo prematuramente, persino agli occhi di un bimbominkia teen come me.
D’altra parte non mi lamento troppo perché devo ammettere che mi aspettavo ben di peggio da questa decina fordiana. Sarà che è una decina più cannibale di quanto lui stesso potrà mai ammettere…
MR. FORD Stai tranquillo, Cucciolo. Avrai di che divertirti con la lista degli attori della settimana prossima. Lì sì che troverai la quintessenza della fordianità!

"Mi sono dovuta travestire: se Peppa Kid capisce che sono bionda, mi vuole nella sua lista!"

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