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lunedì 11 febbraio 2019

White Russian's Bulletin



Settimana piuttosto contenuta per il Bulletin, complici gite fuori porta e serate lontane dal Saloon. Questo, fortunatamente, non ha inciso sulla qualità, alta per entrambi i titoli passati a questo giro in casa Ford.
Potesse essere sempre così, potrei quasi metterci la firma.


MrFord



THE OLD MAN AND THE GUN (David Lowery, USA, 2018, 93')

Old Man & the Gun Poster


E' difficile incrociare il cammino di titoli che paiono usciti da un'altra epoca pur riuscendo a rimanere attuali, credibili, presenti quando li si guarda: complice l'incredibile livello di coolness di Robert Redford, alla veneranda età di ottantatre anni più figo di molti colleghi decisamente più giovani, il lavoro di David Lowery si presenta leggero e malinconico, old school eppure attuale, fuori tempo massimo eppure emozionante e magico, una sorta di cocktail tra I ponti di Madison County e Fuga da Alcatraz. La vicenda di Forrest Tucker è un viaggio nella provincia americana, lungo il confine del western moderno, nel Cinema made in USA anni settanta, ma prima ancora nel cuore di quella passione che porta alcuni di noi - e li capisco tutti bene, dal primo all'ultimo - a buttarsi nella vita a capofitto. Nessuna prigione che tenga, nessuna fuga cui si possa resistere.




COLD WAR (Pawel Pawlikowski, Polonia/UK/Francia, 2018, 89')

Cold War Poster


Pawlikowski mi aveva già colpito ai tempi di Ida, e qui al Saloon non aveva certo bisogno di presentazioni.
Cold war, giunto in colpevole ritardo da queste parti, ha mantenuto le promesse della vigilia: fotografia pazzesca, grande classe, una storia che pare Casablanca filtrata attraverso la cortina di ferro, il dramma che le donne sognano per le storie romantiche e gli uomini inseguono a tempo perso, tra una sbronza e la sensazione di solitudine che li prende quando non finiscono a letto con qualcuna.
Impressionanti i protagonisti - Joanna Kulig è splendida -, impegnativo l'approccio - non sarà mai un film per tutti -, potente l'impatto emotivo.
E' uno di quei film cui non è possibile resistere neppure volendo, neppure da stanchi, neppure quando ci si vorrebbe distrarre. E' l'ipnosi che solo l'autentica bellezza può portare in dote.


sabato 22 dicembre 2018

Thursday's child in very late Christmas Edition



In occasione delle Feste e prima di lasciare spazio alle consuete classifiche di fine anno, la rubrica dedicata alle uscite cinematografiche condotta da questo vecchio cowboy e dal finto giovane Cannibal Kid torna a festeggiare il Natale in casa Ford come lo scorso anno nientemeno che con la signora Ford in persona, Julez: un triangolo "perfetto" per pranzi e cenone con fuochi d'artificio assicurati.
Intanto, auguri a tutti e a risentirci con questa rubrica nel duemiladiciannove!


"Non riesco a capire di quale Mary Poppins stiano parlando questi bloggers."
Amici come prima (dal 19 dicembre)

"Non vedo neppure un White Russian, razza di finto giovane: se non vuoi essere licenziato, procuramene subito uno!"
JZ – “Amici come prima, mi costa una fortuna riuscire ad ammettere che… è stato solo un gioco, un affare da poco, ma sono innamorato di te”. Ecco il film delle feste per Ford e Cannibal. Sarà la volta buona che trasformeranno questo loro sodalizio artistico in qualcosa di più? Io sono pronta alla famiglia allargata, a patto che Cannibal faccia i mestieri di casa al posto mio.
Cannibal Kid: Cara JuleZ, l'unico compito che posso fare in casa è quello del Massimo Boldi di turno, ovvero scorreggiare. Il “film” comunque pare che sia ispirato al rapporto di nemicamicizia tra me e Ford, quindi se incassa bene dovremmo chiedergli una parte dei profitti. Io spero comunque che non vada a vederlo nessuno.
Ford: purtroppo mi trovo d'accordo con Cannibal e spero anch'io che nessuno vada a vedere questa roba fuori tempo massimo. Molto più divertente una bella fiera delle gag per un'ipotetica cena di Natale con i Ford tutti e Cannibal solo.

Il ritorno di Mary Poppins (dal 20 dicembre)

"Evvai! Ho trovato qualcuno più vecchio di me: è Ford!"
JZ – mi pareva di aver già visto questo film su Pornhub, ma poi Cannibal e Ford mi hanno fatto notare che non c’era la M tra la o e la p. Peccato. Sarebbe stato di sicuro molto più interessante di questa roba che ha tutta l’aria di essere “una cagata pazzesca”.
Cannibal Kid: Il film su PornHub è imperdibile. Riguardo a quello della Disney invece ho un solo dubbio: lo odierò quanto o ancora di più dell'insopportabile originale degli anni '60? E lo odierò persino più di Ford? Ho l'impressione che non basterà un poco di zucchero per mandare giù questa visione amara.
Ford: considerato come sono andati questi ultimi mesi di uscite cinematografiche, ho come l'impressione che Pornhub scalzerà presto Netflix, mentre è quasi impossibile che questo inutile sequel o reboot o qualunque cosa possa essere riesca nell'impresa di convincermi a concedere più di trenta secondi di visione. Neanche fosse un film di Von Trier o un titolo d'autore consigliato da Cannibal.

Bumblebee (dal 20 dicembre)

Il trasformer Fordot discute di Cinema con il Cucciolo Eroico.
JZ – stavo per parlarne male (così a priori), ma mi si è risvegliata l’ormonella. Dylan O’Brien e Justin Theroux, una combo più che soddisfacente per me.
Cannibal Kid: Calmo subito i bollori della Signora Ford, evidentemente poco soddisfatta dalla prestazioni del maritino troppo impegnato a giocare a Red Dead Redemption II, dicendo che Dylan O'Brien presta qui la voce al Maggiolone giallo e quindi non compare sul grande schermo. Inoltre in Italia sarà doppiato dal campione di volley Ivan Zaytsev, perciò non sentiremo manco la sua voce. Poco male per me, comunque, visto che Hailee Steinfeld e l'ambientazione anni '80 sono due motivi più che sufficienti per renderlo a priori il miglior film della saga dei Transformers.
Ford: la saga dei Transformers al Cinema mi ha sempre fatto cagare, e questo film non mi pare possa aggiungere davvero qualcosa. Certo, gli anni ottanta ed Hailee Steinfeld potrebbero essere validi motivi, ma penso che, piuttosto, dedicherò un bel paio d'ore a Red Dead Redemption II.


Old Man & the Gun (dal 20 dicembre)

"Posso abbattere il Cannibale anche sparando a salve con le dita."
JZ – la vera storia di Mister James Ford: Robert Redford ha pagato fior di soldi per poterlo interpretare sugli schermi. Ora infatti abbiamo una villa alle Bahamas.
Cannibal Kid: Che fai, JuleZ, mi rubi le battute? Non è che pure tu sei ai ferri corti con il tuo (ormai quasi ex?) marito?
Ford: finchè abbiamo la villa alle Bahamas, Cannibal, direi che sto in una botte di ferro grazie a RedDeadFord che ha promesso anche di finanziare personalmente tutta la campagna promozionale del prossimo romanzo di Julez.

Cold War (dal 20 dicembre)

"Questo paesaggio è una tristezza." "Già. Pare di stare a Lodi, o a Casale Monferrato."
JZ – film in bianco e nero, amore impossibile, osannato dalla critica. Spero non mi faccia incazzare, perché in realtà mi ispira parecchio.
Cannibal Kid: Film che da buon radical-chic ho già visto. Esteticamente è uno dei lavori migliori dell'anno. A livello emotivo invece è un po' freddino. D'altronde aspettarsi qualcosa di diverso da una pellicola polacca intitolata Cold War sarebbe come aspettarsi la pace tra me e Ford.
Ford: da non radical chic ma amante del Cinema d'autore fatto bene, questo Cold War potrebbe essere uno dei titoli più importanti di quest'anno scialbissimo. Senza contare che il regista è lo stesso di Ida, che riuscì a mettere d'accordo perfino due più o meno nemici come Cannibal e il sottoscritto. Se poi fosse un pretesto per convincere Julez a tentare una visione "d'essai", tanto di guadagnato.

Ben Is Back (dal 20 dicembre)

"Non mi frega nulla di Julia Roberts! Anche io volevo passare il Natale in casa Ford, proprio come Cannibal!"
JZ – buoni sentimenti, lacrimoni faciloni, retorica all’ammmericana, tutto condito con feste di Natale. Mancano giusto le bestemmie per renderlo un cult. Quelle, alle feste, le porto io insieme al panettone. Non c’è niente da temere.
Cannibal Kid: Spero proprio che JuleZ abbia descritto il Natale in casa Ford e non il film.
Ford: Cannibal, fai un salto a Milano il 25 e potrai vivere l'esperienza live del vero Natale in casa Ford. In caso fammi sapere per tempo, così preparo un bel ring.

Capri-Revolution (dal 20 dicembre)

Tipica immagine molto radical chic di stampo cannibalesco.
JZ – con un titolo così mi aspettavo una merda. Invece la trama è interessante e Martone non è proprio l’ultimo dei fessi. Non dico che è il primo nella “to watch list”, ma ci entra di soppiatto.
Cannibal Kid: Ed ecco che JuleZ si scopre radical-chic. Come, e forse persino di più, del suo consorte. Hey, chi l'avrebbe detto?
Ford: questa non me l'aspettavo neanche io da Julez. Che sia una sorpresa di Natale legata ad un aperitivo di festeggiamento? Ora mi aspetto solo che Cannibal dica di amare il wrestling e poi posso ritirarmi felicemente nel lungo tunnel alcolico delle feste. Ci rivediamo a gennaio.

Spider-Man – Un nuovo universo (dal 25 dicembre)

"Non ci saranno un pò troppi supereroi, oltre che a troppi Spider Man?"
JZ – io capisco benissimo (e subisco) il fascino dei supereroi e di Spider-man. Però avete rotto il cazzo eh!
Cannibal Kid: Io non ho mai capito né tantomeno mai subito il fascino dei supereroi come JuleZ. D'altra parte lei è rimasta affascinata persino da uno come James Ford, e quindi che le vuoi dire?
Se però hanno rotto il cazzo (i supereroi e sospetto anche Ford) pure a lei, figuriamoci a me.
Ford: io rompo il cazzo per contratto, ma oggettivamente i supereroi - e Spidey è uno dei miei favoriti - stanno facendo perfino peggio.

La Befana vien di notte (dal 27 dicembre)

"Certo che questi bloggers prendono molto sul serio le loro delusioni cinematografiche!"
JZ – io amo Paola Cortellesi. Tanto che vorrei essere lei. Però sto film. EDDAI! Ma che davero davero? Ma perché? Ma perché? La befana. Ma perché? Nel trailer giusto due battute simpatiche (probabilmente le uniche del film). Non ci punterei due soldi.
Cannibal Kid: Paola Cortellesi mi sta simpatica e come attrice non se la cava niente male. Considerata l'approvazione sia su Pensieri Cannibali che su WhiteRussian del recente Come un gatto in tangenziale, mi sa che questa Befana sarà tra le poche pellicole del periodo a fare visita sia nella mia lussosa dimora, che nella capanna dei Ford ahahah
Ford: nella capanna dei Ford, invece, penso ci sarà spazio per il consueto ed intramontabile Una poltrona per due, e che la Befana dovrà passare solo per offrirmi un paio di settimane di detox dai festeggiamenti. La Cortellesi mi sta simpatica ed è anche brava, ma questo film mi attrae meno di Cannibal che volteggia vestito da strega su una scopa volante il sei gennaio.

Moschettieri del re – La penultima missione (dal 27 dicembre)

"Ragazzi, ho bisogno che mi copriate le spalle: se Ford mi mette le mani addosso, mi riduce peggio di Cannibal Kid."

JZ – Stavo per massacrarlo, immaginandolo una di quelle trashate italiane che mi fanno venire l’ulcera. Ma il trailer mi ha fatto ridere per cui. Vada per la penultima missione. E speriamo che non sia l’ultima spiaggia.
Cannibal Kid: Io rimango dell'idea che sia una trashata clamorosa. E poi io le storie di Dumas, davvero troppo fordiane per me, non le ho mai sopportate. Nemmeno La maschera di ferro. E considerando che lì c'era l'idolo DiCaprio e qui c'è il sanremese Favino, fate voi...
Ford: potrà aver fatto ridere la signora Ford, ma la presenza di Papaleo renderebbe per me indigesto perfino un film di Kubrick. Neanche fosse Ceccherini.

Suspiria (dall'1 gennaio)

Il regalo di Natale di Ford per Cannibal.
JZ – cinquanta sfumature di Argento. Non so cosa aspettarmi da questo remake, ma c’è da dire che Guadagnino ha mantenuto intatta l’atmosfera anni ’70 del primo film. Per sicurezza lo vedrò, con Ford da una parte e Cannibal dall’altra, sul nostro divano allargato da famiglia allargata.
Cannibal Kid: Questo film lo attendo così tanto che sarei disposto a vederlo addirittura in casa Ford...
Quale ambientazione più horror di quella?
Ford: Cannibal, casa Ford è sempre aperta per una visione interessante. Molto meno interessante il fatto che questo film potrebbe perfino metterci d'accordo.

Ralph spacca internet (dall'1 gennaio)

"Ragazze, ma tra voi principesse manca Katniss Kid! E' inaccettabile!"
JZ – che me ne faccio di Ralph quando ho già Ford spacca palle e Cannibal spacca famiglie?
Cannibal Kid: Ford, ma che stai combinando in questo periodo per farti odiare da JuleZ ancora più che da me? Le hai proposto una delle tue mortali rassegne cinematografiche? Tra i personaggi Disney recenti, in ogni caso, Ralph e la mitica Vanellope sono tra i miei preferiti, quindi se proprio devo vedermi una bambinata, punto su questa.
Ford: Ralph e Vanellope sono un pò come me e Cannibal, dunque nel nome della famiglia allargata direi che questo potrebbe essere il film delle Feste da vedere con i Fordini.

Aquaman (dall'1 gennaio)

"Il modello di Ford per quanto riguarda l'essere tamarro sono io, non The Rock!"
JZ – so già cosa succederà durante la visione di questo film. Ci sarà molta, molta, moltissima acqua in casa Ford. Uno tsunami. (Lo vedrò rigorosamente da sola)
Cannibal Kid: Jason Momoa scatena l'ormone di JuleZ. Certo che le piacciono proprio i tamarri scatenati!
Ford: se non le fossero piaciuti non sarebbe finita con un tamarro della mia specie. Vorrà dire, comunque, dato che mi ispira poco e niente, che mentre lei si dedicherà allo tsunami io rivolgerò la mia attenzione al Mary Poppins giusto.

Van Gogh – Sulla soglia dell'eternità (dal 3 gennaio)

"Amico, tu sei pazzo, mica Van Gogh!"
JZ – tu sei pazzo, mica Van Gogh, se pensi che guarderò questo film. Già i biopic non sono il mio genere preferito, poi da quando ho visto Antichrist di Von Trier Willem Defoe non lo tollero più. Piuttosto mi taglio un orecchio e lo servo per cena a Ford e Cannibal (che di regola dovrebbe apprezzare).
Cannibal Kid: Adoro i film biopic, ho amato il recente geniale Loving Vincent, quindi mi guarderò anche questo nuovo lavoro su Van Gogh. Sgranocchiando durante la visione qualche pop-corn e l'orecchio gentilmente offerto da JuleZ.
Ford: tu sei pazzo, mica Van Gogh, se pensi che mi faccia contagiare dal radicalchicchismo di Cannibal. In realtà adoro anch'io i biopic e Van Gogh, e nonostante l'antipatico Defoe questo lavoro pare interessante. Ma dato che non voglio essere troppo d'accordo con il mio rivale, attenderò di leggere la sua recensione per poi decidere di snobbarlo o sperare di massacrarlo.

Il gioco delle coppie (dal 3 gennaio)

"C'è poco da ridere, bello mio: se non mi servi un White Russian ti faccio fare la fine che Ford fa fare al Cannibale ad ogni Blog War."
JZ – film francese con Juliette Binoche sulla crisi di mezza età. Ciaone. Starò ancora asciugando a terra il disastro combinato con Aquaman.
Cannibal Kid: Capolavoro annunciato del radical-chicchismo francese, potrebbe avere su di me lo stesso effetto che Aquaman avrà su JuleZ. E manco l'osceno titolo italiano che richiama alla mente un programma che davano quando io ero un bambino, e Ford era già un anziano, riuscirà a farmi desistere dal guardarlo.
Ford: Assayas è un regista interessante da sempre, ma questo film pare una radicalchiccata davvero eccessiva per questo vecchio cowboy. Meglio spassarsela con un bell'action che aiuti il già citato detox del post festività.

Vice – L'uomo nell'ombra (dal 3 gennaio)

E' Dick Chaney l'uomo dietro alla misteriosa pace natalizia tra Ford e Cannibal!?
JZ – finalmente un film che mi sembra interessante. Un cast all star, una storia vera, una regia che pare bella tensiva come piace a me. Christian Bale irriconoscibile, Sam Rockwell (che adoro) e Steve Carell. Mi aspetto molto da questa pellicola. Forse l’unica che potrebbe mettere d’accordo la nuova famiglia Ford/Cannibal.
Cannibal Kid: Il regista de La grande scommessa torna a collaborare con l'eroe cannibale Christian Bale in quello che si preannuncia come uno dei filmoni del 2019. Su questo tutti d'accordo e così chiudiamo quest'ultimo appuntamento con la rubrica sulle uscite cinematografiche del 2018 in stile volemose bene disneyano. Mi viene da vomitare e lo farò rigorosamente addosso a Mr. James Ford. Questo è il mio regalo di Natale per te, mio caro.
Ford: una chiusura disneyana in pieno stile fordiano e alla facciazza di Cannibal per un film che probabilmente farà iniziare con il botto il duemiladiciannove, che si spera possa rivelarsi cinematograficamente migliore dello scialbo diciotto. La grande scommessa, del resto, aveva messo pienamente d'accordo i due rivali per antonomasia della blogosfera, e qui ci sono tutte le premesse perché la cosa si verifichi di nuovo. Non accadrà due volte, invece, che il Cucciolo possa vomitarmi addosso, perché sarà impegnato a contare i lividi provocati da una serie pressochè infinita di People's Elbow. E questo è il mio regalo di Natale per te, caro mio.

giovedì 19 gennaio 2017

Thursday's child



Nuova, attesissima (?) puntata della rubrica più seguita (?) della blogosfera legata alle uscite in sala ed ai titoli che attendono tutti i cinefili e non in quella che comincia ad essere la marcia di avvicinamento all'assegnazione degli Oscar di quest'anno - le candidature verranno annunciate tra poco più di una settimana -: titoli molto attesi ed altri decisamente meno verranno qui sotto commentati con il consueto piglio pane e salame ma molto professionale dal sottoscritto e controcommentati con il consueto piglio radical e decisamente amatoriale dal mio rivale di sempre, Cannibal Kid.



"Se non mi alleno come si deve, Ford continuerà a preferire The Rock a me."

Arrival

"Meglio essere chiari, con quell'alieno di Cannibal."

Cannibal dice: Il nuovo film di Denis Villeneuve con Amy Adams sembra possa essere un lavoro che segna un cambio di rotta all'interno dello statico (e pure stitico) cinema di fantascienza contemporaneo. Un po' come l'arrival di Cannibal Kid all'interno della blogosfera. Sarà davvero così o sarà il solito film fordiano tutto fumo e niente arrosto e a volte nemmeno fumo?
Ford dice: Denis Villeneuve è uno dei pochissimi registi in grado di mettere d'accordo quasi sempre perfino i due nemici per eccellenza della blogosfera, l'esploratore Ford e l'alieno Cannibal. Riuscirà anche in questo caso?
Io spero semplicemente tenga fede alle ottime recensioni che l'hanno preceduto.

 

xXx – Il ritorno di Xander Cage

"Il missile è puntato dritto su Casale: attendo l'ok presidenziale di Ford per fare fuoco."

Cannibal dice: Sarà la fordianata della settimana e forse dell'anno?
E pensare che la saga di Fast and Furious a Ford l'ho consigliata io, se no lui Vin Diesel manco sapeva ancora chi fosse...
Essendo però xXx una serie action di (relativa) nuova generazione, può anche darsi che questo filmazzo tutto muscoli e niente cervello per una volta potrebbe gasare più me di lui, who knows?
Ford dice: xXx mi è sempre parso una gran cagata, quelle robe da Nuovo Millennio che vorrebbero imitare i film tamarri anni ottanta senza riuscirci neanche per sbaglio.
Dunque, non mi avvicinerò neanche per sbaglio a questo terzo capitolo del franchise.
Neanche l'avesse consigliato Cannibal.

 

L'ora legale

"La coppia dell'anno siamo noi, altro che Ford e Cannibal!"

Cannibal dice: Il nuovo film di Ficarra e Picone è una commedia di impegno civile. Devo aggiungere altro?
Non per fare lo snob, visto che ad esempio mi gusterei volentieri una nuova pellicola con Checco Zalone, ma questi due non li sopporto proprio e non guardarei un loro lavoro nemmeno se Ford promettesse di lasciare il mondo dei blog (o il mondo in generale) per sempre.
Ford dice: triste, tristissimo esempio di "Cinema" italiano impestato da comici riciclati dalla tv che riesce ad evocare il fantasma dei miei anni da radical chic.
Non lo consiglierei neppure al mio peggio nemico. O al mio peggio Cannibal. Che poi sono la stessa cosa.

 

Qua la zampa!

"Per favore, insegnami a parlare con Ford!"

Cannibal dice: Oh, mio Dio! Una commedia buonista dalle tinte paranormali con un cane doppiato da Gerry Scotti???
E io ingenuo che pensavo che peggio di White Russian non ci fosse nulla...
Ford dice: faccio finta di trovarmi in un incubo all'interno del quale sono perseguitato da Cannibal vestito da Cappellaio Matto che replica la danza di Johnny Depp in Alice in Wonderland.
Sarà sicuramente meglio che guardare questa roba.

 

Il ragno rosso

"Un tuffo nel buon Cinema? Solo su White Russian!"

Cannibal dice: Un thriller ambientato negli anni '60 co-prodotto da Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca che sembra proprio una di quelle fredde visioni dell'Est perfette per l'autore di quel glaciale blog che risponde al nome di White Russian. Io glacialmente passo.
Ford dice: in una settimana piuttosto insapore, ecco quella che potrebbe essere una sorpresa.
Sempre che non si riveli una cannibalata radical chiccata.


Dopo l'amore

"Forza, tutti di corsa ad imitare i Ford!"

Cannibal dice: Dramma borghese co-prodotto da Francia e Belgio che rischia di essere troppo radical-chic persino per me. Probabile che finirò per vederlo comunque, però in questa strana settimana non so bene perché mi ispira più l'azione a neuroni zero di Xander Cage rispetto a questa potenzialmente pesante visione.
Ford dice: penso di aver terminato le scorte di potenziale radicalchicchismo con Il ragno rosso. Questo lo lascio volentieri a Cannibal, così che possa millantare ancora una volta di conoscere ed amare solo il Cinema che conta.

 

Il mondo magico

"Accendo un cero per Cannibal. Anche se mi sa tanto che neanche dio può farci più molto."

Cannibal dice: Un film di Raffaele Schettino, da non confondere con Francesco Schettino, il James Ford dei mari. Spero solo che con la sua pellicola combini meno guai rispetto al suo quasi omonimo.
Ford dice: il nome Schettino mi provoca quasi più brividi di Goi. Così come questo film rischia di spaventarmi quanto non sarà mai in grado di fare Peppa Kid con il suo piglio da liceale fuori tempo massimo.

mercoledì 4 marzo 2015

Ida

Regia: Pawel Pawlikowski
Origine: Polonia
Anno:
2013
Durata:
82'





La trama (con parole mie): Anna è un'orfana cresciuta in un orfanotrofio della Polonia dei primi anni sessanta, pronta a prendere i voti e profondamente legata alla realtà che ha sempre conosciuto. Quando la Madre Superiora le chiede di incontrare, prima di consacrarsi per il resto della sua vita a dio, l'unica parente rimasta in vita, la zia Wanda, la ragazza accetta senza celare i suoi dubbi.
L'incontro tra le due donne, profondamente diverse l'una dall'altra, condurrà entrambe ad un viaggio fisico ed emotivo alla ricerca delle proprie origini: Anna, infatti, scopre di essere ebrea, di chiamarsi Ida e di essere scampata per miracolo agli eccidi perpetrati durante la guerra che sono costati la vita ai suoi genitori.
Accompagnata proprio dalla zia, la ragazza avrà dunque occasione di riscoprirsi e scoprire il mondo prima di decidere cosa fare con la sua anima e la religione.






Per quanto paladino e sostenitore del Cinema pane e salame - soprattutto negli ultimi dieci anni, direi, passata la sbronza only radical dei dieci precedenti -, ho sempre amato ed amerò sempre un certo Cinema d'autore sentito e profondo, in grado di unire al valore tecnico una profondità emotiva che possa lasciare un segno nel pubblico: Ida è senza dubbio parte di questa apprezzatissima famiglia di titoli, che seppur non terra terra come ci si aspetta ormai che sia il Saloon finisce per conquistarsi un posto d'onore anche a questo bancone, con un paio di giri offerti ed una pacca sulla spalla per la capacità del regista di portare in scena un road movie d'altri tempi - in tutti i sensi - rarefatto eppure clamorosamente denso in termini di sensazioni, nonchè uno dei migliori esempi di settima arte "in rosa" che ricordi.
Il rapporto tra Anna/Ida e sua zia Wanda, costruito come nella migliore tradizione del romanzo di formazione, in bilico tra la memoria del dramma vissuto dalla Polonia negli anni della Seconda Guerra Mondiale e la volontà di un Paese di lasciarsi quello stesso dramma alle spalle, tra vita vissuta e profonda spiritualità, senza troppi giri di parole, artifici tecnici o minutaggi eccessivi porta sullo schermo tutto quello che serve, rigoroso eppure passionale, come se la giovane protagonista - che, come giustamente sottolinea Wanda all'inizio del viaggio, ha pensieri impuri come tutti quelli che non portano abiti sacri - mettesse in scena il conflitto interiore e d'identità al centro del quale si trova a dibattersi.
Pawlikowski, sfruttando al meglio due protagoniste perfette sotto tutti i punti di vista ed una fotografia tra le più belle passate sugli schermi di casa Ford negli ultimi mesi, riesce anche a raccontare i dilemmi e le domande legate al concetto di Fede senza mai apparire eccessivo da una parte o dall'altra, mostrando al contrario il lato umano di quella che dovrebbe essere, di fatto, "materia divina": tutti punti a favore di un piccolo ma decisamente splendido film in grado di riportare alla mia memoria di spettatore il neorealismo che tanto bene fece alla settima arte nostrana così come alcuni sprazzi di cruda potenza dell'Est come li avrebbero dipinti Maestri del calibro di Waijda e Tarkovski.
Certo, non siamo ai livelli di Katyn o L'infanzia di Ivan, eppure Ida mostra, nella quotidianità - piacevole o crudele che sia - di alcune sequenze e nel lirismo travolgente di altre, una scintilla che in questi primi mesi del duemilaquindici ho sentito poco rispetto ai titoli usciti in sala, soprattutto tra quelli candidati agli Oscar: grande merito va al suo autore, che pare aver mescolato tutti gli ingredienti nel modo più saggio, preciso ed onesto possibile, regalando un palcoscenico importante anche alle due ottime interpreti, in grado di palleggiarsi alla perfezione comprimari come il contadino che le condurrà alla verità sui genitori della ragazza o il giovane sassofonista.
Come se non bastasse, perfino ad un ateo senza alcuna voglia di stringere legami con la religione in toto come il sottoscritto, Pawlikowski riesce a rendere bene la scelta conclusiva di Ida, grazie ad un percorso di ricerca legato all'esperienza e non alla cieca Fede: e nonostante, di fatto, questo film racconti principalmente drammi e porti a galla ricordi dolorosi di una nazione e della protagonista che la rappresenta, sui titoli di coda ho finito per sentirmi straordinariamente in pace, come se, dopo tutta quella neve, Ida avesse il potere di prendermi per mano e condurmi alla primavera.
Per un piccolo film polacco che pare uscito da un'altra epoca, direi che è una cosa davvero da non sottovalutare.




MrFord




"Come to decide that the things that I tried were in my life just to get high on.
when I sit alone, come get a little known
but I need more than myself this time.
step from the road to the sea to the sky, and I do believe that we rely on
when I lay it on, come get to play it on
all my life to sacrifice."
Red Hot Chili Peppers - "Snow" - 




martedì 27 maggio 2014

Onirica - Field of dogs

Regia: Lech Majewski
Origine: Polonia
Anno: 2014
Durata:
96'





La trama (con parole mie): Adam, giovane promessa della poesia, è vittima ed unico superstite di un gravissimo incidente d'auto che lo lascia segnato nel corpo e nell'anima, incapace di riprendersi davvero superando il dolore e dipendente da sogni che finiscono per sostituire la realtà, legati a rappresentazioni di opere d'arte e della Divina Commedia di Dante, un tentativo estremo della mente del ragazzo di scoprire il mistero dietro la sua permanenza sulla Terra.
E tra un giorno e l'altro di un lavoro lontano dalla sua essenza e le visite alla zia, Adam assiste inerme alle tragedie che colpiscono il suo Paese, cercando di trovare nelle stesse una risposta per i suoi drammi personali: riuscirà ad uscire dalla selva oscura e tornare a riveder le stelle?







La prima volta che lessi il nome Lech Majewski storsi il naso, in occasione dell'uscita de I colori della passione, sbirciato grazie alla rubrica settimanale che mi tocca condividere con l'antagonista di sempre Cannibal Kid: l'idea che mi feci, guardando il trailer del suddetto titolo, era dell'ennesima proposta autoriale radical a tutti i costi che una decina d'anni or sono mi avrebbe fatto impazzire, e che ora finisce per avere lo stesso effetto di una badilata di sabbia negli occhi.
Fortunatamente, dovetti ricredermi, dato che il buon Majewski seppe far coesistere una tecnica da Autore maiuscolo con la voglia di raccontare davvero a fondo una storia: apprezzai moltissimo il tentativo, promuovendolo anche in occasione dei Ford Awards di fine duemiladodici.
Dunque, all'uscita di Onirica, l'asticella delle aspettative partiva, al contrario del suo precedente, decisamente più in alto, considerati anche i riferimenti alla Divina Commedia - che ho sempre amato fin dai tempi delle superiori - che in mano ad un regista di questo tipo potevano dare voce ad uno dei titoli sulla carta più sorprendenti della stagione: peccato che, purtroppo per il sottoscritto, la visione della nuova fatica di Majewski si sia rivelata una fatica abnorme prima di tutto per il vecchio Ford, che rimbalzando tra i ritmi del lavoro, del pendolarismo e del Fordino comincia ad avere parecchie difficoltà a gestire, la sera, pellicole pronte a fare polpette delle parti basse.
E purtroppo Onirica - Field of dogs fa inesorabilmente parte della categoria: tolti, infatti, un paio di momenti interessanti - legati alla figura della zia visitata dal protagonista Adam e legati alle disquisizioni a proposito della natura della Morte e del Tempo -, il resto pare un'accozzaglia senza criterio di visioni buone giusto per essere proiettate nel soggiorno di casa Majewski ma che finiscono per avere poco senso agli occhi dello spettatore esterno al suo mondo, se non per i riferimenti alle tragedie che hanno colpito la Polonia negli ultimi anni - ricordavo la morte del Presidente in un incidente aereo, non l'alluvione - e le citazioni dell'opera di Dante, che comunque avrebbe meritato senza dubbio uno spazio maggiore, specialmente per mano di un aspirante Sokurov come il buon Lech, più che dotato quando si tratta di sfruttare al meglio la macchina da presa ed i suoi movimenti.
Peccato che, in fase di scrittura, il film latiti e non poco, assumendo le connotazioni di un unico, gigantesco, noiosissimo flusso di coscienza privo del fascino di opere come Enter the void e della capacità di ipnotizzare ed attrarre l'audience, che probabilmente tenderebbe a lasciare la sala entro i primi venti minuti, se non fosse che, di norma, per un titolo di questo genere si è già fortunati a trovare qualche altro coraggioso pronto ad affrontare la "via verso le stelle" attraverso la "selva oscura" ben rappresentata dalla confusione nelle idee e negli intenti del regista.
Senza dubbio si troverà, in rete e non, qualche accanito sostenitore del Cinema d'essai a tutti i costi pronto a difendere a spada tratta la visionarietà di questo lavoro, il suo coraggio, l'importanza data al proprio Paese, ai suoi limiti ed alle sue tragedie neanche fosse cosa viva, eppure, con tutti gli anni passati a nuotare nelle acque più profonde di questa parte della settima arte, sento il cuore in pace affermando che, in realtà, dietro operazioni di questo genere c'è ben poco cuore, o forse troppo, così tanto da non mettere in condizione il pubblico - anche quello, come il sottoscritto, disposto sulla carta ad amare un film - di godere appieno delle sensazioni che lo stesso può regalare.
Senza contare che un protagonista pronto ad ogni piè sospinto a schiacciare un pisolino non è certo d'aiuto nell'affrontare un titolo che rende la sua ora e quaranta scarsa l'equivalente di quattro abbondanti.




MrFord




"I did not believe because I could not see
though you came to me in the night
when the dawn seemed forever lost
you showed me your love in the light of the stars."
Loreena McKennitt - "Dante's prayer" -




lunedì 23 aprile 2012

I colori della passione

Regia: Lech Majewski
Origine: Polonia
Anno: 2011
Durata: 92'



La trama (con parole mie):  siamo nel cuore delle Fiandre dominate dai cattolici spagnoli, a metà del sedicesimo secolo, e Pieter Bruegel, pittore riconosciuto come un Maestro, decide di testimoniare la brutalità della repressione verso i protestanti da parte degli occupanti del suo paese grazie ad uno dei dipinti che lo renderanno famoso nei secoli seguenti: La salita al Calvario, infatti, rappresenta uno dei vertici dell'arte fiamminga, e ancora oggi è oggetto di culto e studio da parte degli appassionati di pittura di tutto il mondo per la ricchezza degli elementi e la potenza della rappresentazione.
Attraverso una scelta estetica ed un percorso che portano il quadro sul grande schermo passaggio dopo passaggio, assistiamo alle vicende che hanno definito la sua realizzazione in un esperimento quasi completamente nuovo nell'ambito della settima arte.




Raramente mi capita di vedere un film e giudicarlo quanto di più lontano esista dalla mia attuale sensibilità di spettatore arrivando quasi a detestarlo, eppure rimanere ammirato di fronte al suo valore: di recente, è successo con Synecdoche, New York.
Ora, replico con I colori della passione.
Certo, il lavoro di Majewski è molto diverso da quello di Kaufman - quest'ultimo decisamente più complesso e potente -, eppure questa sorta di fratellino minore del Faust di Sokurov, che mi avrebbe letteralmente fatto impazzire una decina d'anni fa, riesce a scavare nello spettatore a colpi di meraviglie visive celando - ma neppure troppo - una riflessione ben più profonda sull'arte ed il suo valore di fronte alla Storia e all'Uomo.
D'altro canto è indiscutibile che, nonostante la durata decisamente abbordabile si tratti di un film lento come solo i Classici più Classici dei russi sanno essere, costruito per essere ostico rispetto allo spettatore che non sia un assatanato adepto del Cinema d'autore senza compromessi, legato da un ritmo clamorosamente statico e ad intuizioni, più che ad una sceneggiatura vera e propria.
Probabilmente Majewski non aveva altro modo per rappresentare quello che, a tutti gli effetti, è il primo tentativo di portare sul grande schermo la rappresentazione più fedele possibile del lavoro di un pittore rispetto alla nascita di una sua opera: un viaggio complesso e non privo di difficoltà - artistiche e produttive - che può essere associato alla realizzazione di un film, pur se riferito, di fatto, all'opera di un solo artista - ma anche in questo caso si potrebbero considerare i soggetti di un lavoro incredibile come La salita al Calvario come attori, o parte integrante della stesso -.
La tecnica "a livelli" utilizzata, inoltre, risulta ipnotica ed affascinante, solo apparentemente statica - tanto da scomodare paragoni importanti come quello con una delle prime sequenze di Quarto potere, con la scena concentrata sull'interno della casa in cui il piccolo Kane è cresciuto con lui intento a giocare all'esterno, ben visibile in secondo piano dalla finestra - e trova il suo apice nella carrellata avanti e indietro che porta da Bruegel alla cima del monte e al mulino e di nuovo a Bruegel, in uno dei passaggi più intensi di questa sorprendente quanto sicuramente non per tutti visione.
In tutta onestà - e considerata la fama pane e salame del saloon - mi sentirei di consigliarvi di evitare I colori della passione - tra l'altro, pessimo titolo italiano -, davvero troppo votato all'arte "dura e pura" per trovare un riscontro effettivo nelle emozioni dello spettatore: eppure è curioso quanto il complesso di questo lavoro incredibile sia costituito da singole sequenze ispirate dalla quotidianità più fisica e vera possibile, come fosse un poema del popolo oltre che una chiara allegoria della lotta dell'arte rispetto all'oppressione - anche e soprattutto in questo caso religiosa -.
Doveste decidere di affrontarne comunque la visione, vi consiglio di liberare la mente dai pregiudizi per il radicalchicchismo e considerare di essere di fronte ad una sorta di lezione, una ricerca che porti da Bruegel come individuo inserito nel suo tempo a La salita al Calvario, che ancora oggi è in grado di fare rimanere ammirati visitatori di tutto il mondo - in questo senso, illuminante la sequenza finale -: superati questi scogli, I colori della passione sarà in grado di aprire occhi e cuore di chi sarà disposto a venire a patti con tutta la fatica che richiede.
E merita.


MrFord


"And I'll see your true colors
shining through
I see your true colors
and that's why I love you
so don't be afraid to let them show
your true colors
true colors are beautiful,
like a rainbow."
Cindy Lauper - "True colors"-


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