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lunedì 27 gennaio 2020

White Russian's Bulletin



Settimana curiosa al Saloon, con nessuna nuova visione ma tanti recuperi e momenti dedicati alle serie televisive ormai commentate e volute dai Fordini. Contrariamente alle ultime settimane, non inserirò le recensioni dei primi quattro Rocky - rivisti come è mia consuetudine e necessità - e de Il ritorno dello Jedi, che ha chiuso la prima trilogia di Star Wars decisamente apprezzata sempre dai Fordini. 
Restano dunque giusto un paio di titoli, nella speranza che, con gli Oscar alle porte, mi decida a dedicare qualche serata in più alla cara, vecchia, settima arte.


MrFord



SCRUBS - STAGIONE 5 (ABC, USA, 2006)

Scrubs: Medici ai primi ferri Poster


Prosegue la cavalcata nel recupero di Scrubs, legato principalmente all'apprezzamento che il Sacro Cuore e le sue strambe situazioni riscuotono rispetto ai Fordini, ormai legatissimi a tutto il cast di una delle serie comedy simbolo dei primi Anni Zero.
Con questa quinta stagione assistiamo ad uno dei cambiamenti più importanti affrontati dai protagonisti - la gravidanza di Carla ed il futuro che aspetta da genitori lei e Turk - mentre il resto del cast regala le consuete chicche di ironia e piacevole intrattenimento, in bilico tra sentimenti e risate.
Dovesse essere mossa una critica è che un titolo di questo tipo non potrà mai essere tanto diverso da se stesso, ma in questi casi va assolutamente bene così.
Del resto, i Fordini approvano. E io mi diverto troppo con il vecchio Cox per non essere d'accordo con loro.




MODERN FAMILY - STAGIONE 10 (ABC, USA, 2019)

Modern Family Poster


Altro appuntamento fisso che coinvolge i piccoli e i grandi al Saloon è quello con Modern Family, ormai un classico nonostante non sia mai stato un amante delle sit com. Dieci anni sono tanti, e perfino con il freschissimo prodotto ABC si sentono tutti forse per la prima volta, per quanto alcuni tra i ventidue episodi siano decisamente azzeccati.
Il cast si allarga, l'intenzione di cambiare almeno in parte le carte in tavola si nota, ma se gli autori vogliono davvero mantenere alto lo standard, dovranno rinfrescare parecchio una proposta che, ormai, per quanto azzeccata, si comincia a seguire più che altro per affezione.
La sfida, dunque, sarà, come per i Gallagher, trovare nuova linfa dalla stagione che, in differita, affronterò probabilmente tra qualche mese. Sperando che sia un nuovo inizio, e non l'inizio della fine.


lunedì 22 luglio 2019

White Russian's Bulletin



La battuta d'arresto nelle pubblicazioni del Saloon delle ultime due settimane - legata, in verità, al fatto che ultimamente Fordini, lavoro e palestra prendono davvero tutto il mio tempo - mi ha messo di fronte anche ad un'altra triste realtà: non riesco più a ricordare come un tempo quante e quali visioni si sono avvicendate nel tempo, a meno che non si tratti davvero di cose degne di nota o legate a serate speciali. Dunque, in questa nuova puntata del Bulletin, troverete semplicemente gli unici titoli che ricordi degli ultimi quindici giorni, senza sapere se siano stati davvero solo questi, oppure no. In un certo senso, è magico anche questo oblio, in compagnia del Cinema.


MrFord



FUGA DA ALCATRAZ (Don Siegel, USA, 1979, 112')

Fuga da Alcatraz Poster

A distanza di anni dall'ultimo passaggio al Saloon, ho ritrovato il mitico Fuga da Alcatraz grazie ad un passaggio televisivo la sera in cui, dopo aver fatto tappa dai miei in montagna per lasciare i Fordini al fresco una settimana, ho riassaporato - come sempre quando vado da loro - l'ebbrezza delle non connessioni e di lettori dvd e vhs risalenti all'epoca in cui io e mio fratello eravamo adolescenti che reagivano malvolentieri all'idea di passare un weekend lontani dalla città. 
Il lavoro di Siegel reso noto soprattutto dall'interpretazione come sempre senza fronzoli di Clint, ispiratore di una marea di film carcerari successivi - su tutti Le ali della libertà - è ancora oggi tosto e potente, teso dal primo all'ultimo minuto e in grado di raccontare nel modo più diretto e semplice possibile una storia che è la più vecchia del mondo, quella della ricerca della libertà.
Certo, ad inseguirla sono uomini non proprio immacolati, ma è anche questo a rendere affascinante, spesso e volentieri, un'impresa: senza dubbio, e non solo nel suo genere, un Classico come si pensa sia un Classico. 




GREY'S ANATOMY - STAGIONE 15 (ABC, USA, 2018/2019)

Grey's Anatomy Poster

Passano gli anni, e nonostante da tempo la qualità dei bei tempi sia ormai dimenticata, casa Ford non riesce a non voler bene ai medici del Grey Sloane Memorial, sarà che le prime due stagioni erano state traghettatrici delle cene nella casa in cui ci eravamo appena trasferiti con Julez a fine duemilasette. Di quelle annate, così come di altre - quella del duemiladieci, incredibile -, è rimasto davvero ben poco, protagonisti compresi - ormai del nucleo originale del cast sono presenti soltanto quattro charachters -, ma l'appuntamento estivo con le vicissitudini dei "dottori" - così ribattezzati dai Fordini - è imprescindibile. 
Certo, vedere Karev, un tempo lo stronzo numero uno della serie, imbolsito e diventato capo, fa un pò strano considerato che è sempre stato il mio favorito, o storie d'amore e momenti da strizzata d'occhio al paraculismo quasi imbarazzanti, ma il Grey Sloane è ormai una fetta di famiglia, così ci si aggrappa ai sentimenti, ai ricordi, ad innesti particolarmente riusciti - il dottor Lincoln è balzato ai primi posti della mia classifica di gradimento - e ci si fa coccolare come da un divano che, ormai, ha ben impressa la forma del nostro culo.




SPIDER MAN - FAR FROM HOME (Jon Watts, USA, 2019, 129')

Spider-Man: Far from Home Poster

Avevo una discreta paura, di questo sequel di Homecoming, primo titolo ad inaugurare, di fatto, il passaggio tra la fase tre e quattro del Cinematic Universe. Molta paura.
Endgame ha chiuso un circolo, e riprenderlo senza rischi era un'impresa non da poco.
E devo ammettere che Watts ci è riuscito, e anche discretamente bene.
Far from home è un lavoro scanzonato e dal ritmo veloce, molto teen, con poche pretese, avvincente - anche grazie alla valorizzazione di un villain come Mysterio, più sfaccettato di quanto si possa pensare - e pronto a seminare in vista del futuro di quello che ormai è diventato una sorta di grande e sempre più grande affresco cinematografico, dal ruolo di Spider Man - bellissimo il recupero di J. Jonah Jameson sul finale - a quello che avrà la componente "cosmica" nella stessa fase quattro dell'MCU. 
Ma al centro di tutto, ed è questa la carta vincente, l'adolescenza di Peter Parker, sballottato dai tumulti del cuore nel corso di un viaggio in Europa con amici e compagni di scuola: divertenti i siparietti, geniale "Scimmia notturna", interessante il rapporto con Mysterio che ricorda, a tratti, quello con Octopus del secondo capitolo dello Spidey firmato Raimi.
E da antologia la sequenza con gli incubi creati dallo stesso Mysterio, davvero un momento notevole.
Non sarà epico o destinato a cambiare le regole come altri titoli dell'affresco marvelliano in sala, ma è un gran bel divertimento.


lunedì 8 ottobre 2018

Dr. House - Stagione 8 (USA, Fox, 2012)




- La prima cosa che mi viene da fare è scusarmi con il vecchio, scorbutico, ironico e stronzo Greg House, snobbato all'epoca della sua rivalità in ascolti con Lost e ripreso soltanto in anni recenti, per avermi fatto ricredere sulla sua cavalcata e soprattutto ringraziarlo per aver rappresentato uno dei primi, grandi preferiti del Fordino.

- Come tutte le serie di culto, benchè popolari, anche per lo spigoloso medico era giusto giungere ad una conclusione del proprio ciclo, e l'ultima stagione chiude in bellezza forse non presentandosi come la migliore ma riuscendo a scrivere un epilogo interessante ed emozionante oltre che a mostrare quasi tutti quelli che sono stati protagonisti della saga.

- Per quest'ultima stagione è stato interessante poter vedere più o meno all'opera tutti i membri vecchi e nuovi del team di House, così come dare una sbirciata, con l'epilogo, a quello che sarà il futuro del reparto diagnostica del Princeton, e se negli anni Foreman ha perso punti, fino alla fine ho trovato sempre mitici Taub e 13, supportati dalle due interessanti new entries femminili di quest'ultima stagione.

- Come era giusto che fosse, la chiusura dedica la maggior parte del suo spazio all'amicizia tra House ed il personaggio che è stato la sua colonna nel corso degli anni, l'inseparabile Wilson, regalando anche una chicca da metacinema nel series finale citando L'attimo fuggente, considerato che l'oncologo e supporto dello Sherlock Holmes della medicina fu il volto, decenni fa, di Neil Perry, uno dei protagonisti della pellicola di Peter Weir.

- Proprio nel loro rapporto si consuma la parte più toccante degli ultimi episodi, e così come decine di volte ci si era fatti una risata sui tiri mancini del vecchio Greg al suo amico di una vita, ora resta una sensazione di malinconia perfetta per un titolo che saluta il suo pubblico, e il Saloon, tra l'altro infilando la chicca, nel finale, di un pezzo dell'ultimo disco di Warren Zevon, altro fordiano ad honorem, Keep me in your heart.

- Non resta che recitare un bel "so long", dunque, ad un charachter senza dubbio memorabile ed una serie che a suo modo e per molti è da considerare un cult, ripensando a quante cose negli ultimi anni siano cambiate nella mia vita. E che quelle stesse cose hanno finito per permettermi di non diventare stronzo quanto House. O almeno, cercare di esserlo in misura minore.



MrFord



 

sabato 25 agosto 2018

Grey's Anatomy - Stagione 14 (ABC, USA, 2017/2018)




E' curioso, familiare e difficile mettersi a scrivere di Grey's Anatomy dopo quattordici stagioni: è ovvio che la qualità e la resa emotiva del medical drama più amato in casa Ford - soprattutto da Julez - non sia più la stessa delle sue stagioni d'oro, che le storie si ripetano o trascinino, che faccia più effetto il tempo che passa per i protagonisti così come per noi che li guardiamo dall'altra parte dello schermo che non le vicende proposte, eppure la sensazione di arrivare all'estate e goderselo è piacevole come quella di ritrovare un vecchio amico con il quale è sempre confortevole passare del tempo.
E dunque, per l'ennesima volta, ci siamo ritrovati con la consueta carica a tornare tra le sale operatorie del Grey Sloane Memorial, nel corso di una stagione che torna ad alzare leggermente il livello dopo il calo decisamente importante delle due precedenti sfruttando tematiche importanti come le molestie, l'adozione, la situazione degli States sotto Trump: una scelta azzeccata da parte di Shonda Rhimes e del suo team, che seppur non brillando per soluzioni innovative valorizzano appieno personaggi che ormai sono stati sviluppati e spremuti in ogni modo possibile - si vedano il repentino addio a quello che doveva essere il "nuovo Derek", Riggs o la gestione piuttosto schizofrenica di Owen e Amelia - ed accompagnano il pubblico attraverso un'annata scorrevole e dal buon ritmo, che evita le trappole dei drammoni cui ci si era abituati e preferisce tenere uno standard forse più populista ma non per questo così indigesto.
Peccato che il Fordino continui ad apprezzare più il vecchio e scorbutico House ai medici capitanati da Meredith Grey, e che abbia spesso e volentieri criticato la scelta dei suoi vecchi preferendo addirittura produzioni che sulla carta per lui non dovrebbero avere alcuna attrattiva come Jessica Jones: del resto, come diciamo spesso ultimamente ridendoci sopra, pare che l'adolescenza ribelle abbia già iniziato a farsi sentire nel piccolo Ford, che alla coralità del Grey Sloane preferisce gli sprazzi di genialità singola di Greg House.
Sarà divertente scoprire cosa accadrà quando crescerà, e si ritroverà come me ora ad osservare un personaggio che per certi versi gli somiglia crescere e cambiare - pur mantenendo e controllando i propri difetti - e domandarsi cosa gli riserverà il futuro neanche fosse di fronte ad uno specchio: in fondo, quando lo vidi per la prima volta, mai e poi mai avrei pensato che Alex Karev sarebbe stato dove è ora, per questa serie come per me, e mai avrei pensato che sarei stato dove sono ora anche io.
Dunque, come ogni anno, in barba al tempo che passa, alle lamentele, ai difetti e qualsiasi altra cosa vogliate immaginare, anche la prossima estate saremo qui, pronti ad immaginare chi sarà il prossimo tra questi chirurghi a compiere un intervento miracoloso, o quali sorprese, drammi, stranezze e divertenti malinconie proveranno guardandosi indietro e scoprendo che tutto quello che hanno vissuto li ha resi quello che sono oggi.
Un pò come noi che li guardiamo con rinnovata partecipazione.



MrFord



 

domenica 29 aprile 2018

Dott. House - Stagione 7 (Fox, USA, 2011)





Insieme all'ostracizzato Frank Underwood e all'impenitente Frank Gallagher, Gregory House è ormai parte integrante del trittico di veri stronzi che il Fordino adora incondizionatamente: proprio la sua passione per il claudicante medico dipendente da Vicodin è stata il motivo scatenante del recupero delle sue avventure, ai tempi - come i frequentatori abituali del Saloon ben sanno - ignorate o quasi da questo vecchio cowboy a causa della "guerra di ascolti" che coinvolgeva lo stesso House e Lost, che da queste parti era ed è quasi una religione.
Schermaglie da "tifoseria" a parte, devo ammettere di essermi molto divertito nel seguire quello che è e resta un prodotto d'intrattenimento senza picchi particolari ma che ha mantenuto sempre piuttosto costante la sua qualità con poche battute d'arresto e stagioni come questa - la penultima ad essere trasmessa - addirittura migliori delle precedenti: a partire, infatti, dal cambio di direzione fornito dall'inizio di una storia d'amore tra House e la sua direttrice sanitaria, Lisa Cuddy - altro personaggio chiave della produzione - fino alle conseguenze di questo stesso rapporto, il settimo anno del bastardissimo Greg non ha segnato alcuna crisi, ed al contrario ha proposto alcuni degli episodi più interessanti dell'intera serie - il primo che mi viene in mente è Nella notte, ma ricordo anche con molto piacere la puntata "cinematografica" con tanto di citazioni riferite a pellicole cult per il pubblico amante del grande schermo - e seppur non piazzando la zampata conclusiva - il finale ha il sapore del già visto - si propone come uno dei più interessanti dell'intera serie.
Come di consueto, poi, accanto all'imprevedibile e sempre irriverente immunologo, viene riservata attenzione anche all'evoluzione delle vite e dei caratteri dei suoi collaboratori, dagli storici Chase e Foreman - spentosi un pò nel corso degli anni - ai più "recenti" Taub - che resta la vera sorpresa della squadra di House, in bilico tra aria da loser, personaggio da commedia e jolly su tutta la linea - e 13 - che lanciò Olivia Wilde, allora non nota certo come oggi -, fino alla meteora Masters, praticamente l'opposto di tutto quello che rappresenta l'instabile medico e dunque perfetta sia nel ruolo di spalla comica che di contrappeso in termini etici - peccato, in questo senso, averla tolta dal gioco così frettolosamente -: in un certo senso, tornare ogni volta nell'ufficio di House è diventato un appuntamento piacevole e rilassante, quasi come se questa proposta ai tempi così nettamente snobbata si fosse rivelata ben più vicina al mio cuore di spettatore di quanto non potessi neppure immaginare.
Senza dubbio il Fordino ha fatto e continua a fare la sua parte in questo, ma devo ammettere che se l'appeal dei personaggi non fosse stato lo stesso o la qualità fosse calata drasticamente non avrei certo esitato a trovare un modo per dirottare le attenzioni del piccolo Ford su altro: merito, dunque, di autori ed attori aver dato vita ad un mondo sicuramente pop nelle ambizioni ma ugualmente in grado di coinvolgere piacevolmente anche chi cerca, piccolo o grande schermo che sia, anche un salto di qualità autoriale.
E se dopo sette anni ancora il risultato è questo, significa che la cura di House ha senza dubbio successo.



MrFord



 

mercoledì 18 ottobre 2017

Dottor House - Stagione 6 (Fox, USA, 2010)





La mia storia rispetto alla serie dedicata allo Sherlock Holmes della medicina, il Dottor House, è davvero strana: ai tempi del suo massimo successo, da fan adoratore di Lost, detestavo cordialmente quello che era diventato uno dei rivali - in termini di audience - dei naufraghi più famosi del piccolo schermo, boicottandone la visione e lasciando che scorresse verso l'inevitabile conclusione senza alcun colpo ferire.
Quando, anni dopo, la necessità di trovare qualche titolo valido per coprire la fascia dei pasti di casa Ford senza scombinare troppo la crescita del Fordino portò me e Julez a ripescare proprio il sarcastico e cinico immunologo, le cose cambiarono.
Dalla sigla al personaggio, infatti, tutto quello che riguardava il burbero Greg House divenne cult proprio per l'allora più piccolo del Saloon almeno quanto Frank Gallagher - altro suo idolo da piccolo schermo -, e dunque il recupero dell'intera serie è divenuto, stagione dopo stagione, una richiesta specifica del Fordino, attratto più che dalle questioni mediche dal fatto che House non si preoccupi di provocare l'ira di chi gli sta attorno, e dal comportamento del medico più irriverente che la fiction abbia mai prodotto.
Alle spalle una stagione decisamente sottotono - la numero cinque, indiscutibilmente la peggiore che il brand abbia conosciuto - il Nostro riscatta la sua posizione tornando agli standard cui aveva abituato il pubblico, cambiando nuovamente la formazione del suo team, regalando una prima manciata di episodi in pieno stile Qualcuno volò sul nido del cuculo ed un'evoluzione sentimentale che coinvolge dapprima l'amicizia con Wilson e dunque il rapporto con la vecchia fiamma mai sentita sulla pelle Lisa Cuddy, pronta a regalare un season finale in pieno stile romantico ad alimentare domande e curiosità a proposito del settimo e penultimo anno di produzione della serie.
Dal canto nostro, i Ford ora riscopertisi - almeno per quanto mi riguarda - fan dello stronzissimo specialista e dei suoi "protetti" - nel corso degli anni il posto da favoriti è stato preso saldamente da Taub e Tredici - attendono di scoprire quale sarà stato il destino scelto per la sua maturazione dagli autori, e di veder crescere il Fordino, che già ora dichiara di voler diventare ad ogni costo "medico degli animali", accanto ad uno dei suoi primi miti televisivi, dai tempi in cui batteva le mani al ritmo della sigla ad oggi, quando è pronto a chiedere quali siano le ragioni per le quali il paziente di turno sta male così tanto da aver bisogno dell'intervento di un pezzo grosso come House.




MrFord




martedì 20 giugno 2017

Grey's Anatomy - Stagione 13 (ABC, USA, 2016)





Fin dai primi tempi della convivenza con Julez, nonostante sulla carta non fosse certo materia da vecchio cowboy, Grey's Anatomy è divenuto uno dei guilty pleasures da piccolo schermo più goduriosi di casa Ford, una sorta di simbolo dell'estate incombente - l'abbiamo sempre visto "in differita" rispetto alla programmazione americana e di Sky qui da noi - che, a prescindere dalla qualità o dalle stagioni più o meno riuscite, viene divorato a colpi di quattro o cinque episodi al giorno.
Certo, la creatura principe di Shonda Rhimes è poco plausibile, eccessiva ed eccessivamente sentimentale, eppure qui al Saloon non si riesce davvero a non volerle bene, anche quando, come nel caso di questa season numero tredici, le cose non vanno affatto come si sarebbe sperato: troppa carne al fuoco per essere gestita bene dagli sceneggiatori - le due storylines principali, quella che vede protagonista il mio favorito Karev ed i suoi guai professionali e giudiziari dopo aver aggredito lo specializzando DeLuca e quella della "ristrutturazione aziendale" passata attraverso l'inserimento della Minnick, uno dei personaggi più insopportabili che ricordi, si mangiano moltissimo spazio per poi essere risolte come bolle di sapone, e le secondarie appaiono tutte inconsistenti, da quella legata alla pessima coppia Hunt/Sheperd all'episodio conclusivo, sprecato considerato il passato di drama di questo titolo -, tensione sentimentale a zero - ma questa è una lamentela principalmente della signora Ford, che adora il mitico "struggio" -, charachters non all'altezza e poche certezze a portare avanti quello che è ormai uno dei titoli storici della grande stagione del rilancio delle serie televisive che fece seguito all'esplosione del fenomeno di Lost ormai tredici anni fa.
Un vero peccato, perchè l'impressione con quest'annata è decisamente quella dell'occasione sprecata sia per consolidare situazioni e personaggi cardine della serie, sia per inserire o valorizzarne di nuovi - uno scempio, a livello di scrittura, quello che è stato fatto con DeLuca, o l'idea di buttare nel calderone idee e situazioni poi accantonate strada facendo, soprattutto riguardo agli specializzandi che dovrebbero rappresentare la "nuova generazione" del titolo -, e più in generale dare una scossa ad un serial che, senza dubbio, può contare su un consolidato zoccolo duro di fan della prima ora, ma che a distanza di così tanti anni, privo dell'attrattiva che forniva il personaggio di Derek Sheperd e della sua storia con Meredith, di molti dei protagonisti che avevano reso questa serie quello che è diventata e sempre sul filo per quanto riguarda lo spingere sull'acceleratore con morti, ritorni, catastrofi e simili rischia di diventare uno di quelli che si guardano per affezione, ma quasi stancamente.
Qui in casa Ford non siamo ovviamente ancora giunti a quel punto, ed ogni anno il ritorno al Grey Sloane Memorial è un vero piacere, ma onestamente vorrei che si potesse ingranare una marcia in grado se non altro di ricordare annate magiche come la seconda o la quinta, che nel genere non dovevano davvero temere rivali.
Anche perchè da questi medici così sopra le righe, io mi aspetto sempre l'intervento miracoloso.
E non la visita di routine da certificato e due o tre giorni di riposo.



MrFord



domenica 16 aprile 2017

Dr. House - Stagione 5 (Fox, USA, 2009)





Con il passare dei mesi e delle stagioni quello che, tempo fa, era soltanto un recupero riempitivo di una vecchia serie di culto buono per pranzi o cene in casa Ford, ha finito per assumere un'importanza sempre maggiore grazie all'ascendente esercitato dal suo protagonista - lo spigoloso Greg House - sul Fordino, che ha nel buon dottore uno dei suoi idoli da piccolo schermo.
Puntata dopo puntata, devo ammettere che anche rispetto al sottoscritto un titolo che odiavo cordialmente ha finito per tramutarsi in un guilty pleasure in costante escalation, con tanto di culmine nella stagione quattro, curiosamente la migliore nonostante fosse stata realizzata nell'anno terribile per le serie televisive dello sciopero degli sceneggiatori.
Purtroppo, e per la prima volta, con questa quinta annata il Saloon ha ricevuto la sua prima, grande delusione dal medico claudicante e dal suo staff: una season che procede stancamente, ripetitiva, priva degli spunti interessanti delle precedenti, ripresasi soltanto nella manciata di puntate conclusive a causa della morte di uno dei medici al lavoro per House - evento improvviso che fu legato al fatto che l'attore che lo interpretava ebbe un ruolo nella prima amministrazione Obama e dovette rassegnare le dimissioni - e la conclusione, che mostra un House sempre più instabile prendere una decisione che potrebbe influire e non poco sull'evoluzione del personaggio e delle restanti tre seasons.
Troppo poco, comunque, considerati i quattro anni precedenti e le potenzialità di un personaggio che ha la grande fortuna di riuscire a conquistare grandi e piccini senza per questo doversi "svendere", rimanendo fedele al suo essere un vero stronzo.
Anche l'evoluzione della relazione di Cameron e Chase ed il nascere di quella tra Foreman e 13, o il ruolo di "anti House" di Taub e quello di eterna storia d'amore mancata della Caddy riescono a dare verve ad un giro di giostra davvero sottotono, che abbassa e non di poco l'hype per quelli successivi e forse finisce per perdere anche diversi punti rispetto al Fordino, che di norma avvinto dalle vicissitudini dell'esperto immunologo si è dedicato per buona parte della stagione a rendere a noi davvero difficile la fruizione di ogni puntata grazie ad interminabili monologhi a volume altissimo tenuti a tavola.
Considerato che, a meno di tracolli devastanti o di schifezze atomiche, non abbandono mai una serie, posso solo sperare che da qui in avanti quel sacco di merda di Greg House torni ad essere se stesso e scuota un titolo che, l'avessi visto ai tempi, mi avrebbe fatto considerare l'idea che, forse, con questa quinta stagione si era arrivati al punto del non ritorno, quello dato dalla chiusura prima di andare definitivamente in vacca.
Dexter e True Blood ne sanno qualcosa.



MrFord




 

venerdì 13 gennaio 2017

Dr. House - Stagione 4 (Fox, USA, 2008)




Ricordo molto bene la non troppo cordiale antipatia che provavo ai tempi del boom delle serie tv capitanate da Lost rispetto ad House, che considerati formato, tipologia ed approccio simile a quello dei fumetti seriali all'italiana in cui tutto cambia per non cambiare soprattutto rispetto ai personaggi mi pareva avesse davvero troppo successo non solo presso il grande pubblico per meritarlo davvero.
Il tempo è passato, e prima sotto i suggerimenti di Julez - che indovina sempre i titoli giusti da associare ai pasti di casa Ford, lasciando i pezzi più pregiati ed impegnativi per i dopo cena - dunque a seguito delle insistenze del Fordino - sarà curioso, ma Greg House e Frank Gallagher sono i suoi due charachters favoriti del piccolo schermo - è partito un massiccio recupero in modo da colmare un vuoto che molti fan del piccolo schermo di mia conoscenza trovavano assolutamente ingiustificabile.
La prima riflessione che nasce dalla visione di questa quarta stagione è principalmente legata ad una curiosità: nell'anno, infatti, del grande sciopero degli sceneggiatori che mise in crisi praticamente tutte le produzioni di allora, e consegnò al pubblico annate "monche" e decisamente meno riuscite - due titoli sacri da queste parti come il già citato Lost e Friday night lights conobbero le loro season "peggiori" proprio nel corso di questa protesta, rispettivamente la quarta e la seconda - House trova, almeno finora per quanto mi riguarda, la sua migliore, iniziata con la ricostruzione della squadra del pungente medico concepita come una sorta di "gioco ad eliminazione" tra aspiranti - tra i quali spicca un'allora decisamente poco conosciuta Olivia Wilde - e chiusa con un doppio episodio che non solo risulta essere senza ombra di dubbio il più coinvolgente emotivamente della produzione, ma riesce anche, con l'addio ad uno dei personaggi, ad essere quasi commovente.
Grazie a questi due eventi la serie, come scrivevo poco sopra, "cambia per non cambiare" mantenendo comunque fresca la sua formula vincente data dall'unione tra House ed i suoi maltrattati collaboratori ma non rinuncia neppure a scavare nel cuore di un personaggio che cuore, almeno all'apparenza, non ha: il fatto che la morte colpisca qualcuno vicino a qualcuno a lui molto vicino potrebbe segnare e non poco lo sviluppo futuro di questo sicuramente affascinante protagonista, che una battuta cattiva dopo l'altra è riuscito a conquistare piccoli e grandi qui al Saloon.
A questo punto, considerato quanto bene sono riusciti gli autori a cavarsela in quella che è stata l'annata nera del piccolo schermo, l'hype per la quinta non può che aumentare, ed accorciare i tempi della "vacanza" di House agli occhi del Fordino, che molto probabilmente non dovrà attendere tanto quanto per rivedere Frank Gallagher su questi schermi per poter ancora una volta godersi la lingua tagliente dello Sherlock Holmes della medicina televisiva.





MrFord




 

mercoledì 5 ottobre 2016

Dr. House - Stagione 3 (Fox, USA, 2006)



Nell'ambito delle produzioni televisive mainstream ricordo, ai tempi dell'esplosione di Lost, che evitai per pregiudizio il serial dedicato alle gesta del medico più irriverente del piccolo schermo, al secolo Gregory House: troppo concentrato sulle disavventure degli esuli dell'Oceanic 815, mi interessava poco imbarcarmi in una serie più di accompagnamento che altro, senza coinvolgimento emotivo.
Con l'arrivo del Fordino prima e della Fordina poi e l'innalzamento di decibel e caos durante i nostri pranzi e cene domestici, la necessità di prodotti più easy si è fatta sentire, e dunque è tornato alla ribalta questo charachter spassosissimo da seguire, ormai un idolo anche per il già citato Fordino, che non vedeva l'ora di ogni nuova puntata per vedere House mentre "tratta male qualcuno": personalmente, ho trovato questa season numero tre la migliore, per ora, del brand, complici una prima metà segnata dalla rivalità tra il nostro medico ed un poliziotto interpretato dal caratterista David Morse ed una seconda incentrata sulla progressiva spaccatura tra il main charachter e la squadra dei suoi collaboratori, a partire da Foreman - mio personale favorito, con appoggio e sostegno sempre del piccolo Ford -.
Interessanti anche gli episodi riempitivo come quello ambientato tutto all'interno di un volo di linea, e divertenti sia le trovate provocatorie di House che i suoi siparietti con l'amico e collega Wilson e la direttrice dell'ospedale Caddy: ora come ora, sono molto felice di aver deciso di recuperare una serie impegnativa - in termini di numero di stagioni ed episodi - ma assolutamente godibile e fresca, che non avrà certo pretesa di diventare una delle mie favorite di sempre - parliamo comunque di un prodotto in stile "fumetto seriale", all'interno del quale le evoluzioni dei personaggi e delle storie saranno sempre e comunque limitate - ma che so già mi accompagnerà con discreta soddisfazione fino alla sua naturale conclusione, pur con le tipiche tempistiche "a lungo raggio" del Saloon.
Rispetto a proposte dello stesso "filone" come E. R. o Grey's Anatomy, mi pare che House riesca a mantenere una certa unicità dovuta al carattere spigoloso del "bad guy" che da il nome alla serie ed alla sua specializzazione - immunologia -, che permette anche allo spettatore di esplorare varianti più uniche che rare di malattie e patologie, lontane dalla "vita in corsia" dei serial citati poco sopra - che, soprattutto per quanto riguarda Grey's Anatomy, restano un vero e proprio must see soprattutto della signora Ford -, e, almeno per ora, a non apparire troppo imprigionato nell'epoca della sua realizzazione.
Tutte qualità che, per accompagnare i pasti movimentati di casa Ford, stanno come una bella sambuca digestiva: un gran bene.




MrFord




venerdì 17 luglio 2015

Grey's Anatomy - Stagione 11

Produzione: ABC
Origine: USA
Anno: 2014
Episodi: 24




La trama (con parole mie): al Grey Sloane Memorial di Seattle le vite dei medici legati da amicizia ed amori dentro e fuori l'ospedale proseguono tra uno scossone e l'altro. Callie ed Arizona, in crisi di fronte alla scelta della prima di avere un altro figlio e della seconda di specializzarsi in un secondo dottorato di ricerca portano alla fine del rapporto, mentre Karev e la Bailey si contendono un posto nel Consiglio, Owen e Amelia Sheperd pongono le basi per una possibile storia, Avery ed April conoscono il dramma che nessun aspirante genitore vorrebbe vivere sulla pelle, la sostituta di Christina, Pierce, cerca di inserirsi nei meccanismi e nelle dinamiche dell'ospedale e gli specializzandi proseguono nel loro percorso formativo.
Derek e Meredith, nel frattempo, vivono la prima grande crisi dai tempi del matrimonio quando il primo decide di accettare l'incarico offertogli dal Presidente per un'importante ricerca a Washington, e proprio con il superamento dello stesso e l'espressione della volontà di avere un altro bambino si trovano, al contrario, ad affrontare un evento traumatico.








Fin dai primi mesi della convivenza tra il vecchio Ford e Julez, Grey's Anatomy è stato uno dei guilty pleasures da piccolo schermo più amati dal Saloon, complici un uragano di sentimenti smossi - soprattutto nella signora Ford, anche se non nascondo una manciata di puntate che sono state in grado di commuovere anche il sottoscritto -, una longevità invidiabile per un serial e soprattutto personaggi che sono stati in grado di farsi voler bene a prescindere dai preferiti di uno o dell'altra - per il sottoscritto il purtroppo sempre meno cattivo Karev, per Julez l'inossidabile Bailey -.
Senza dubbio la creatura di Shonda Rhimes, dai tempi dei sorprendenti esordi e dell'ottima sesta annata - la migliore in assoluto fino ad ora - è diventata, di fatto, una macchina fin troppo ben oliata in grado di sfruttare quello che ormai è noto come il "fenomeno George Martin", mantenendo un ritmo quasi scanzonato per l'intero corso della stagione prima di sferrare il colpo basso nel finale, affidandosi a cliffhanger in grado di mantenere alta l'attenzione del pubblico in vista della stagione successiva, rinnovo dopo rinnovo: così abbiamo assistito ad incidenti aerei, tempeste, separazioni, ricongiungimenti e chi più ne ha, più ne metta, comprese le morti dei charachters più importanti della serie, che hanno seguito gli abbandoni progressivi degli attori.
Eppure, non avrei mai pensato che si sarebbe arrivati all'addio perfino di uno dei cardini di questo titolo, personaggio fondamentale per l'evoluzione delle trame principali, nonostante l'abbandono dell'interprete fosse nell'aria già da anni: in questo senso, gli episodi che hanno chiuso l'annata hanno finito per emozionare e colpire - divertente il confronto a proposito dell'accanimento terapeutico che vede la Bailey discutere con il compagno Ben Warren a proposito della sua volontà, in caso di condizioni disperate, di farsi staccare la spina rispetto a quella diametralmente opposta dello stesso Warren, che rispecchiano quelle di Julez e mie rispettivamente -, nonostante, di fatto, nel corso della stagione non si sia assistito a grandi sconvolgimenti.
La fine della storia tra Callie ed Arizona era comprensibile, e mentre l'inserimento - purtroppo solo momentaneo - di una Geena Davis sempre in spolvero era molto interessante, così come l'avvicendamento - gestito non proprio al meglio - tra i due Sheperd a direzione del reparto di neurochirurgia, l'innesto della "nuova Cristina" Pierce ha prodotto gli stessi effetti, in termini di mancanza di carisma, del sempre piuttosto anonimo Avery, e la progressiva trasformazione in bravo ragazzo di Karev ha di fatto privato il serial del suo bad guy di punta.
Tolti, dunque, gli ultimi, drammatici episodi, il momento più interessante della season va ricercato probabilmente nella perdita del bambino di Avery e Kepner, dramma che soltanto chi ha provato sulla pelle può sentire nella disperata sensazione di vuoto che lascia - specie se si tratta della prima gravidanza -: comunque, per quanto di fatto non si tratti quasi più di qualcosa di rivoluzionario o di livello particolarmente alto, che sia per i personaggi, l'ambientazione o le sensazioni, Grey's Anatomy resta uno dei titoli cui qui al Saloon si vuole più bene, e che ogni anno torniamo a consumare ad un ritmo superato, ai tempi, solo da Lost.
In fondo, al cuore non si comanda, ed anche se "la giostra continua a girare", i grandi amori non si dimenticano mai.
Un pò come per Meredith e Derek.
Un pò come i Ford e Grey's Anatomy.



MrFord



"With or without you
with or without you
I can't live with or without you."
U2 - "With or without you" - 




venerdì 14 novembre 2014

Dottor House - Stagione 2

Produzione: Fox
Origine: USA
Anno: 2005
Episodi:
24





La trama (con parole mie): proseguono le indagini mediche dai metodi anticonvenzionali per Greg House ed il suo team, alle prese con situazioni sempre ai limiti della casistica tradizionale e nuove minacce sanitarie e non che arriveranno a colpire perfino i membri della squadra, da Foreman ad House stesso, complice una vecchia conoscenza giunta dal passato per vendicarsi di lui.
Come se tutto questo non bastasse, la vita privata di Wilson ed i trascorsi sentimentali con la psicologa dell'ospedale porteranno il poco incline alla disciplina dottore a dover lottare quanto e più del solito non solo con gli schemi ed il dolore con il quale è costretto a convivere, ma anche con i rapporti interpersonali, sempre più difficili da gestire per un "cattivo per scelta" come lui.









Neppure il tempo di abituarsi al recupero tardivo della prima stagione, ed ecco che lo spigoloso House torna a fare capolino al Saloon, di fatto entrando a far parte delle proposte da intrattenimento godereccio e pane e salame tipiche del momento pasti per gli occupanti di casa Ford, ormai monopolizzati - giustamente - dal Fordino e dunque legati alle visioni più leggere possibili per quanto riguarda il piccolo schermo.
La seconda stagione dedicata alle gesta del medico pronto a rivaleggiare con il Cox di Scrubs per il titolo di "stronzo positivo" del genere ospedaliero mantiene le promesse fatte dalla prima, continuando il lavoro di approfondimento sui main charachters - da House stesso ai membri della sua squadra, passando per l'amico oncologo Wilson e la direttrice Caddy - e la struttura in perfetto equilibrio tra episodi autoconclusivi e sottotrame pronte ad evolversi ed esplorare principalmente tutto quello che i personaggi portano con loro oltre il ruolo di medici: in questo senso, l'apice della seconda stagione giunge in parallelo al doppio episodio legato all'infezione che colpisce, durante le indagini per un caso più complicato ed insolito di quanto siano soliti - come in un gioco di parole - affrontare i nostri -, Foreman, il mio personale favorito, e che porterà House ed i membri della sua equipe a spingersi oltre i confini ben più di quanto non accada già di norma - Foreman stesso compreso -.
A fare da eco all'appena citata doppietta, il season finale costruito sull'incertezza del futuro di House, la prima dozzina di episodi incentrati sul rapporto tra lo scorbutico dottore e la sua storica ex, nonchè psicologa dell'ospedale, e l'episodio incentrato sulla Fede ed il rapporto con i "piani alti", una sorta di scontro all'ultimo sangue tra Scienza e Religione.
Senza dubbio la struttura della proposta è ancora piuttosto simile a quella dei fumetti "all'italiana" in cui i personaggi finiscono per essere sempre uguali a loro stessi nonostante i cambiamenti - si veda, ad esempio, la sbandata di Cameron nel momento di alterazione capace di far crollare le sue usuali barriere -, eppure gli episodi scorrono in grandissima scioltezza, tanto che in più di un'occasione ho finito per chiedermi come mai, ai tempi della sua programmazione, non abbia concesso una possibilità, neppure per svago, a questo insolito medico dallo stile molto simile a quello di uno Sherlock Holmes della medicina meno inglese e pacato.
Il vecchio House, infatti, con i suoi demoni interiori e l'insistita e reiterata voglia di apparire come lo stronzo principe - o principe degli stronzi - cui imputare tutti gli eventuali mali e le conseguenti colpe, possiede molte delle caratteristiche che, di norma, per un certo grado di affinità, finiscono per attrarmi inesorabilmene in charachters di questo genere: l'approccio del sottoscritto è forse meno sopra le righe - parlando di medicina, penso di sentirmi molto più vicino al Karev di Grey's anatomy, altro finto bad guy illustre del piccolo schermo -, e dovessi lavorare con un individuo della pasta del claudicante Greg mi ritroverei un giorno sì e l'altro pure ad essere roso dal dubbio se sostenerlo o rifilargli un paio di cazzotti come si deve - un pò quello che fa il già citato Foreman, non a caso il mio preferito -.
La visione delle sue peripezie ospedaliere e non, comunque, accompagna piacevolmente, permettendo anche a Julez di regalarsi un paio di momenti di gloria - due diagnosi legate a malattie assolutamente assurde e semisconosciute azzeccate grazie ai recenti studi della signora Ford - e preparando il terreno per la terza annata, che se continuerà a mantenersi sui livelli delle prime due viaggerà in acque tranquille, e se dovesse fare un passo ulteriore nell'approfondimento e nella qualità, potrebbe addirittura farmi ricredere rispetto a tutti i sostenitori che, ai tempi, si dichiaravano pronti a tutto nel considerare House una delle migliori proposte televisive dei primi Anni Zero.




MrFord



"Look at them go
look at them kick
makes you wonder
how the other half live." 
INXS - "Devil inside" - 



sabato 4 ottobre 2014

Grey's anatomy - Stagione 10

Produzione: ABC
Origine: USA
Anno:
2013/2014
Episodi:
24




La trama (con parole mie): al Grey-Sloane Memorial Hospital la vita riprende più o meno come sempre dopo gli eventi che hanno caratterizzato la tempesta che ha colpito Seattle facendo da sfondo al parto difficoltoso di Meredith. Nel frattempo, mentre Derek decide di dedicare più tempo alla ricerca rispetto alla sala operatoria e gli ex specializzandi, ormai borsisti giunti ai primi passi “da grandi” da muovere nel campo della Medicina, il vecchio Webber deve affrontare il lento recupero dalle ferite riportate nel finale della scorsa stagione, la Bailey dovrà confrontarsi con i demoni interiori ed il suo ruolo apparentemente marginale all’interno dell’ospedale, Avery ed April si troveranno a fare i conti con il loro rapporto e Callie ed Arizona con le conseguenze del tradimento di quest’ultima.
Senza contare l’apporto, in termini di guai e relazioni più o meno appropriate, fornito dai nuovi specializzandi giunti al loro secondo anno.






Già me lo vedo, il ghigno di soddisfazione del Cannibale pronto a prendermi per il culo per l’ennesima volta a causa dell’affezione ormai risaputa e nota che il sottoscritto prova all’indirizzo di Grey’s Anatomy, serial medico vero e proprio erede di E. R. partito senza dubbio alla grande e giunto alla sua decima stagione con risvolti più simili a quelli delle soap che non ai drammi ed alla tensione mantenuti fino alla season six – l’ultima davvero degna di nota della creatura di Shonda Rimes -.
Eppure, non riesco proprio ad avvertire come un peso quello che, da tempo, è l’appuntamento estivo per eccellenza per gli occupanti di casa Ford, pronti ad attendere la bella stagione per recuperare e divorare a botte di due, tre o quattro episodi alla volta le vicende dei medici del Grey-Sloane Memorial, memori anche noi di quando, nelle prime settimane della convivenza, ancora senza sapere dove ci avrebbe portato la vita, passammo due mesi buoni incollati durante ogni pranzo e cena alle prime tre stagioni, sviluppando quelle che sono, ancora oggi, le nostre preferenze – Karev, da buon bastardo dal cuore d’oro, per me, la Bailey e la Yang per Julez -.
Il decimo giro di giostra per i medici più noti del piccolo schermo è, di fatto, stato un vero e proprio passaggio di testimone, il segno della fine di un’epoca che è andata delineandosi, e che a fronte del proseguire della serie – nonostante il calo di qualità a livello di scrittura, continua ad essere uno dei titoli più noti del panorama televisivo – cerca di fronteggiare il tempo che passa proponendo nuove soluzioni per il pubblico, alcune riuscite – il destino di Cristina, uno dei personaggi cardine del cast -, altre decisamente meno – l’introduzione della “nuova Grey”, decisamente forzata e molto, molto soap e poco logica, soprattutto dopo l’abbandono di Lexy e la decisione di eliminarne il personaggio -, ridefinendo la geografia dell’ospedale e dei ruoli al suo interno, dal Consiglio di amministrazione – sarà interessante vedere cosa potrà combinare il mio già citato favorito Karev, e come prenderà la questione la Bailey, privata di fatto di un posto che le era stato assegnato “d’ufficio” – a quella dei suoi strutturati – l’ingresso, a quanto pare in pianta stabile, nel cast della sorella di Derek come sua sostituta, la nuova direttrice dell’unità cardiotoracica, il rientro di Karev dopo la momentanea uscita a seguito della proposta di uno studio privato, il ruolo di Webber di insegnante -, senza contare che, almeno sulla carta, la stagione numero undici dovrebbe cominciare con l’arrivo dei nuovi specializzandi, trovando di fatto i protagonisti di dieci anni prima nel ruolo che gli allora strutturati ricoprivano ai loro occhi.
Non mancano, comunque, le scelte discutibili e gli scivoloni soap – in particolare il rapporto tra Avery e la Kepner, due dei personaggi più inutili della storia della televisione -, e senza dubbio ragionando a mente fredda si finisce per constatare l’inevitabile e forse inesorabile calo qualitativo di una proposta che, qualche anno fa, esplose come una delle nuove sensazioni non solo del genere – ricordiamo che Grey’s Anatomy appartiene alla generazione di titoli che resero possibile la rivoluzione di Lost -, ma della concezione stessa di serie televisiva, ponendo le basi per quello che questo tipo di prodotti sono giunti ad essere oggi.
Eppure, con tutta la freddezza e l’approccio critico possibili, non riesco davvero a pensare a Grey’s Anatomy come a qualcosa che, un giorno, potrò semplicemente accantonare insoddisfatto: in qualche modo, io e Julez siamo cresciuti con questi medici e le loro storie, siano esse d’amore o lavorative.
E a volte i legami che si creano, i ricordi, le associazioni, le cadute ed i successi, finiscono per rendere più importanti i sentimenti di quanto potrà mai esserlo un mero giudizio.




MrFord




"How did it come to be
that you and I must be
far away from each other every day?
Why must I spend my time
filling up my mind
with facts and figures that never add up anyway?
they never add up anyway."
Fountains of Wayne - "Hey Julie" - 





sabato 8 marzo 2014

Dottor House - Stagione 1

Produzione: Fox
Origine: USA
Anno: 2004
Episodi: 22




La trama (con parole mie): Gregory House, specialista riconosciuto di immunologia, lavora in una clinica universitaria del Jersey accanto a tre giovani e preparati medici che non esita a trattare da par suo, la pacata Cameron, l'esplosivo Foreman e lo sfaccettato Chase. In bilico tra i conflitti con la direttrice della struttura, la dottoressa Caddy, e le confidenze con l'amico ed oncologo Wilson, il cinico e pungente dottore si confronta con casi in grado di mettere in difficoltà i medici di qualsiasi ospedale e le loro procedure standard, avanzando per ipotesi e supposizioni lungo la strada che conduce alla guarigione del paziente.
Sempre sopra le righe e pronto a rischiare, House è abituato a scontrarsi non solo con le patologie, ma anche e soprattutto con la burocrazia ed i suoi superiori, dal primo all'ultimo incapaci di capire davvero se quell'uomo claudicante e dallo sguardo spiritato sia il loro asso nella manica o il loro peggiore incubo.







Mi pare già di sentire il consueto berciare del Cannibale a proposito dei tempi lunghi del sottoscritto e del Saloon, resi evidenti dal recupero di una delle serie di culto dei primi anni zero rimasta a lungo volutamente ignorata da queste parti, principalmente a causa dell'antipatia che sviluppai - ingiustamente - rispetto al caustico Gregory House, all'epoca il vero rivale in termini di ascolti dei miei tanto amati esuli lostiani.
Ora, a tre anni e mezzo dall'ultimo episodio dedicato ai sopravvissuti dell'isola, ho deciso dunque di firmare una tregua con il vecchio House per la felicità di Julez, che da parecchio, ormai, premeva per un recupero dedicato alle sue vicende da indirizzare nel nostro spazio cena, e devo ammettere di esserne a tutti gli effetti stato felice già dalla sigla, la preferita del Fordino per le sue ormai consuete esibizioni di ballo.
Per quanto riguarda il resto e quello che non riguarda la gioia di guardare crescere il più giovane ed importante membro della tavola dei Ford, il prodotto che fece esplodere letteralmente la notorietà del fino a quel momento spesso ignorato Hugh Laurie funziona ed intrattiene a dovere, di fatto apparendo ai miei occhi come un fratello del successivo The mentalist, altro serial incentrato su un main charachter sopra le righe e completamente immune a regole ed imposizioni alle prese con casi per tutti gli altri apparentemente impossibili.
Azzeccato, dunque, il protagonista, perfettamente nel ruolo i comprimari - anche se mantengo le riserve su Chase, inizialmente inquadrato come il classico bravo ragazzo e di punto in bianco diventato il bastardello che sarebbe stato pronto a pugnalare alle spalle il burbero mentore - ed interessanti le storie, lontane come atmosfera e casistiche dai vari capistipite del genere medico, da E.R. a Grey's anatomy: certo, l'impressione è che la serie sia ancora appena abbozzata, e che il suo potenziale sia a tutti gli effetti piuttosto lontano da raggiungere il suo apice, eppure i margini di miglioramento sono ben presenti, e la sensazione di questo vecchio cowboy è che quello scorbutico specialista in malattie e sindromi dai nomi che paiono inventati di sana pianta abbia ancora al suo arco parecchie frecce, pronte a colpire il bersaglio grosso con le stagioni a venire.
Non sarebbe male, in questo senso, che alle quotidiane insubordinazioni del determinato Greg si aggiungessero più sottotrame a lungo termine - utili per approfondire i protagonisti senza che si perdano nel fumettistico formato degli episodi autoconclusivi - ed un'ulteriore analisi dei lati oscuri dello stesso, che sarà pure irresistibile quando maltratta colleghi, superiori e pazienti come fosse la cosa più naturale e giusta del mondo, ma che obiettivamente cela ancora più di un'ombra in grado di renderlo un riferimento imprescindibile per il piccolo schermo.
Sicuramente avrò scritto troppo poco per i fan hardcore del Nostro, lasciando spazio più che altro alle speranze che questo titolo riserva per il futuro - che per loro è il passato, di fatto -, eppure preferisco tenermi buono il meglio per quello che deve ancora venire - sempre per il qui presente ritardatario professionista -, godendomi nel mentre i casi che House dovrà risolvere fingendo con apparente distacco che, in realtà, il più complesso e difficile tra loro è quello rappresentato dal suo stesso spigoloso, pungente, scombinato e profondamente aritmico cuore.



MrFord



"So if you please get on your knees
there are no bills, there are no fees
baby, I know what your problem is
the first step of the cure is a kiss
so call me (Dr. Love)."
Kiss - "Calling Dr. Love" -




venerdì 18 ottobre 2013

Grey's anatomy - Stagione 9

Produzione: ABC
Origine: USA
Anno: 2013
Episodi: 24




La trama (con parole mie): i medici del Seattle Grace sono ancora profondamente segnati dall'incidente aereo che vide coinvolti alcuni di loro al termine dell'ottava stagione, e alle ferite fisiche si sommano quelle interiori, decisamente più profonde.
La causa che porterà i sopravvissuti contro lo stesso ospedale condurrà ad una lotta e ad un cambiamento epocale nelle vite dei protagonisti, che si ritroveranno, oltre a salvare vite in sala operatoria, ad affrontare la nuova sfida data dal sogno di poter gestire una struttura medica di prim'ordine per conto loro.
Accanto alle vicende lavorative, i consueti intrecci sentimentali e l'arrivo delle nuove matricole contribuiranno a rendere instabile come sempre l'atmosfera di questo turbolento angolo di Seattle.




Tra tutte le serie passate in questi anni sugli schermi di casa Ford, dai Capolavori indiscussi come Lost, Twin Peaks, Six feet under, Breaking bad o I Soprano fino ai titoli di puro e semplice intrattenimento, nessuna ha trovato un posto nel cuore del sottoscritto e di Julez come Grey's anatomy, che con tutti i suoi limiti, gli scivoloni ed i momenti supercult fa ormai parte della famiglia come una vecchia amica cui è davvero impossibile non voler bene.
Certo, Shonda Rhimes ed i suoi collaboratori sanno bene come confezionare e vendere un prodotto in grado di coinvolgere ed emozionare un pubblico il più eterogeneo possibile, fornendo un cast di protagonisti in continuo mutamento ma in grado di abbracciare età, inclinazioni ed aspirazioni differenti e soprattutto riuscendo nell'intento di far apparire il risultato del loro lavoro come sincero e sentito, quasi tra le mura del Seattle Grace - ormai Grey Sloan Memorial - ci fossimo anche noi da questa parte dello schermo, eppure per quanto ruffiano possa essere tacciato di essere questo stesso lavoro dai detrattori, ho visto ben poche serie in grado di mantenere sempre e comunque un'affezione di questo genere anche a fronte di annate decisamente meno riuscite come furono la sette ed in una certa misura anche la otto.
Con questo nono giro di boa Grey's anatomy recupera terreno dosando come sempre il dramma - soprattutto nei primi episodi - e la commedia, sostituendo l'elemento catastrofico delle ultime stagioni con una riflessione molto interessante sui tempi della crisi ed i rapporti lavorativi che, in momenti di incertezza, finiscono per minare anche le amicizie apparentemente più solide: avendo io stesso attraversato situazioni di instabilità simili - ed essendo nel pieno di uno di essi - ho trovato la parte centrale della stagione - quella dedicata al possibile fallimento del Seattle Grace a seguito della causa, il passaggio ventilato alla ben poco convincente Pegasus, simbolo della cultura del centro commerciale che ha investito il mondo occidentale negli ultimi anni e l'intervento dello stesso gruppo di medici che era stato responsabile, con la vittoria in tribunale, della temuta chiusura - decisamente efficace, nonchè un ottimo diversivo alle consuete grane sentimentali e drammi di vario genere sempre pronti a colpire i protagonisti del serial, ormai abituati a rischiare la vita o la carriera almeno una volta per annata.
Come di consueto il mio personale favorito resta sempre lo stronzo buono Karev, ribattezzato fin dalla prima stagione come il Sawyer del Seattle Grace, seguito a ruota da un Richard Webber in grandissimo spolvero e da una schiera di matricole rese in maniera piuttosto interessante, tra le quali spicca il fu Smash di Friday Night Lights: note positive anche per Avery, che dopo essere stato per tre stagioni il protagonista mancato ed aver abbandonato il look terrificante dei primi episodi finisce per ritagliarsi finalmente lo spazio che merita e che va ben oltre il fatto che sia stato messo dove sta principalmente per catturare quante più possibili spettatrici attratte come api con il miele dagli occhi azzurri ed il fisico superpalestrato prontamente messo in mostra ad uso e consumo delle stesse.
Una menzione va senza dubbio anche al vecchio mentore di Cristina, che il Cannibale potrebbe tranquillamente associare al sottoscritto per indole ed età e che ho trovato non solo efficace, ma anche molto eastwoodiano, dall'inizio alla fine.
Inutile dire che dopo la tempesta perfetta che chiude la stagione portando una novità positiva - per una volta - ed una che potrebbe essere negativa la curiosità di affrontare il decimo anniversario di questo titolo continua ad essere alta, e qui al Saloon, sbattendocene di tutti quelli che storceranno il naso, continueremo ad attendere e tenerci stretta questa proposta, quasi fossimo stati anche noi matricole in quel di Seattle ed ormai fossimo borsisti prossimi a divenire strutturati a tutti gli effetti.


MrFord


"How long have I been in this storm?
So overwhelmed by the ocean's shapeless form
water's getting harder to tread
with these waves crashing over my head."
Lifehouse - "Storm" -


giovedì 9 maggio 2013

Scrubs - Stagione 2

Produzione: ABC
Origine: USA
Anno:
2002
Episodi: 23




La trama (con parole mie): J.D. ed il suo inseparabile amico Turk continuano le loro disavventure sentimentali e lavorative nel corso del secondo anno di specializzazione, che li vedrà porre le basi per la futura carriera da medici o chirurghi.
E mentre il primo si troverà a confrontarsi con i segni della passata relazione con la collega Elliott, il secondo vivrà sulla pelle il brivido del fidanzamento e delle future nozze con l'infermiera Carla: al loro fianco, come di consueto, il terribile primario Kelso, l'inserviente come sempre in lotta con J.D., i compagni di corso e soprattutto l'irrefrenabile e "spietato" Cox, che dovrà fare i conti con l'esperienza della paternità.





Qualche mese fa decidemmo, in casa Ford, di recuperare una delle serie cult degli anni zero tornando indietro di un decennio per rispolverare le imprese di J.D. e dei medici - e non solo - del Sacro Cuore, protagonisti di quello Scrubs che fece la fortuna di Mtv per ben più di una stagione.
Un recupero che è stato assolutamente piacevole e divertente, e che ad un'annata d'esordio fresca e spumeggiante ha fatto seguire un secondo giro di giostra ancor più esilarante, nel corso del quale è stato possibile affrontare anche tematiche importanti - il matrimonio, la nascita di un figlio, la morte di una persona cara - con la leggerezza che prodotti come questo necessitano per entrare dritte nel cuore degli spettatori.
Ovviamente molto del piacere derivato dal seguire le puntate di Scrubs viene dai due idoli fordiani per eccellenza della serie, l'inserviente intento a trasformare la sua faida con J.D. nel motore di ogni giornata lavorativa - splendidi i momenti come quelli del bambino spacciato per suo figlio o del panino fatto mangiare sul pavimento - ed il mitico dottor Cox, uno dei personaggi più esilaranti e tosti del mondo dei serial, una sorta di versione ospedaliera di vecchi stronzi incontenibili come Hank Moody o il mio adorato Sawyer.
L'avventura dell'arcigno Cox ed il suo affrontare l'imminente paternità è stata senza dubbio la storyline seguita con maggiore interesse dal sottoscritto nel corso delle ventitre puntate di questa season two, ben al di sopra rispetto a quella dei rapporti sentimentali dello stesso J.D. - anche se l'episodio dedicato alla "regina del dramma" è stato indubbiamente efficace - o al matrimonio che pare non aversi da fare tra Turk e Carla: come se non bastassero, inoltre, il rapporto con l'ex moglie divenuta nuovamente sua compagna e gli impegni come padre, per il buon Cox prosegue la rivalità con il suo acerrimo nemico, il mefistofelico dottor Kelso, suo diretto superiore nonchè nemesi.
In particolare, la chiusura dell'ultimo episodio lascia aperti spiragli decisamente interessanti per una terza stagione che ora sono molto curioso di affrontare specialmente per quelle che potrebbero essere le evoluzioni del rapporto tra i due "boss" del Sacro Cuore, veri e propri motori del cast.
Le mie preferenze, comunque, non dovrebbero togliere spazio ed una citazione doverosa alla doppia coppia di protagonisti, Elliott e J.D. da un lato e Turk e Carla dall'altro: con le loro differenti vicissitudini, che guidano i primi verso una difficoltosa amicizia "di letto" ed i secondi verso le nozze, questi quattro giovani sono il volto della freschezza di questo titolo, che anche a distanza di undici anni dal suo primo passaggio in tv conserva una carica che molti altri ai nastri di partenza continuano a non avere, e nell'ambito dei serial medici si pone ancora come uno dei riferimenti assoluti con il quale un'eventuale nuova proposta finirebbe necessariamente per confrontarsi.
Dunque questo amarcord da passato recente del piccolo schermo proseguirà felicemente per casa Ford ed il Saloon, e Scrubs continuerà a fare parte delle visioni "da tavola" del sottoscritto fino al recupero integrale: se le premesse sono queste, non posso che essere fiducioso che le vicende di J.D., Turk, Cox e compari possano continuare a divertirmi ed intrattenermi quanto e più di quello che è stato fino ad oggi.



MrFord


"What heaven's like?
He can show you in one night
overwhelming with euphoric lift
to lure you to steal your gift."
Pantera - "Medicine man" -



giovedì 28 marzo 2013

ER - Stagione 1

Produzione: NBC, Warner
Origine: USA
Anno: 1994
Episodi: 25




La trama (con parole mie): siamo in un pronto soccorso della Chicago dei primi anni novanta, e tra le sale emergenza medici, chirurghi, specializzandi ed infermieri incastrano le loro vite con una professione dura quanto intensa. Il giovane John Carter, al suo primo praticantato, si troverà a confrontarsi con l'equilibrato responsabile Mark Greene, il pediatra Doug Ross, il duro chirurgo Peter Benton e tutti gli altri elementi della squadra della sezione ER: nel corso di questo suo primo anno avrà occasione di imparare, porre le basi per quella che sarà la sua professione e vedere se stesso, i colleghi ed i superiori cadere e rialzarsi di fronte alle vite salvate o perdute di pazienti così come rispetto alle storie che ognuno di loro porta come bagaglio nel rapporto con il lavoro, i colleghi e se stesso.





Non è la prima volta che, qui al Saloon, ci si accinge al recupero di una serie ormai "datata" precedentemente ignorata o seguita fin troppo saltuariamente: in realtà, ER arrivò in casa Ford la scorsa primavera, quando, ancora senza sapere che il Fordino sarebbe entrato nelle nostre vite, con Julez si pensava di abbandonare la barca italiota in perenne affondamento e fare rotta verso realtà decisamente più consone alle nostre aspettative, sogni e gusto: una di queste riguardava un ritorno in Australia, terra meravigliosa che non abbiamo mai davvero lasciato e che ancora oggi continua ad essere un pensiero fisso.
Così, per allenare l'inglese, la stessa Julez acquistò una buona scorta di cofanetti di serie che potessero fornire un certo supporto in materia di sottotitoli ed essere pronta nel momento della partenza: la storia ha preso poi una direzione diversa - e che non suoni come un rimpianto -, il Piccolo ha deciso di farci rimanere da queste parti - almeno per un pò - e dunque ER è stato riciclato come una delle consuete visioni "da cena", ormai un vero e proprio rito da queste parti.
Il risultato è stato un piacevole ritorno al passato inizialmente reso ostico da una certa freddezza nel trasporto emotivo della narrazione e dunque esploso fino a solleticare già la curiosità per la seconda annata, che ci aspetta nella sezione cofanetti di serie nella prestigiosa zona del salotto appena sopra le vetrinette degli alcolici: tornando alla visione, è stato decisamente curioso affrontare un look ed un piglio profondamente anni novanta - terribili quasi tutti i capi d'abbigliamento indossati dai protagonisti - che ora appare inesorabilmente datato ma che, nello specifico del drama ospedaliero è stato senza dubbio il punto d'origine di quelli che, un decennio più tardi, sarebbero stati Scrubs, Grey's anatomy e, perchè no, anche Il dottor House.
Se, come già accennato, dal punto di vista emotivo spesso e volentieri i protagonisti di ER si mantengono ad una certa distanza dall'audience, tecnicamente la serie risulta assolutamente valida, spesso giocata su uno stile di regia che privilegia acrobatici piani sequenza all'interno delle sale del pronto soccorso e supportata da un ottimo cast all'interno del quale figurano future star - su tutte, George Clooney - e conferme solidissime - William Macy e Michael Ironside -, senza contare speciali collaborazioni come quella con Quentin Tarantino, che firmò uno degli ultimi episodi fornendo al pubblico i primi indizi del suo amore per il piccolo schermo, che si tradurrà nel decennio successivo con la realizzazione di episodi di Alias e CSI.
Ottima la varietà dei personaggi, dal protagonista e "bravo ragazzo" da tradizione americana John Carter - e non parliamo del muscoloso antieroe in partenza per Marte - al responsabile Mark Greene - che i più legati agli eigthies ricorderanno come protagonista di Toccato! -, dall'apparentemente freddo e duro Peter Benton a tutto il personale infermieristico, per la prima volta mostrato come parte fondamentale del processo di intervento troppo spesso e volentieri assegnato solo ed esclusivamente ai medici.
In questo senso ER può essere senza dubbio definito come il titolo più innovativo del panorama medical-drama, forse ormai naif agli occhi di un pubblico abituato allo stile ed al taglio del nuovo millennio eppure una delle pietre miliari che traghettarono il piccolo schermo ed i suoi fan dalle proposte al limite del kitsch degli anni settanta e ottanta fino alla consolidata - e di qualità quasi cinematografica - realtà attuale.
Come se non bastasse, tra suicidi, morti e disagi personali, l'aspetto "buonista" che un prodotto di questo genere rischiava è ampiamente tenuto a bada, e risulta interessante anche dal punto di vista "storico" soprattutto per la situazione dell'AIDS, ai tempi decisamente più incontrollato e minaccioso di quanto non possa suonare ora soprattutto nei paesi occidentali - anche se, ed è bene ricordarlo sempre, parliamo di uno dei grandi flagelli dell'ultimo secolo che andrà sempre tenuto sotto stretto controllo -.
Una proposta, dunque, coraggiosa e coinvolgente, che forse è stata troppo in fretta dimenticata ma che meriterebbe perlomeno una piccola ribalta, non fosse altro per la grande influenza che ha esercitato sul mondo delle serie televisive.


MrFord


"I think we have an emergency
I think we have an emergency
if you thought I'd leave, then you were wrong
cause I won't stop holding on
so are you listening?
so are you watching me?"
Paramore - "Emergency" -


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