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sabato 8 marzo 2014

Dottor House - Stagione 1

Produzione: Fox
Origine: USA
Anno: 2004
Episodi: 22




La trama (con parole mie): Gregory House, specialista riconosciuto di immunologia, lavora in una clinica universitaria del Jersey accanto a tre giovani e preparati medici che non esita a trattare da par suo, la pacata Cameron, l'esplosivo Foreman e lo sfaccettato Chase. In bilico tra i conflitti con la direttrice della struttura, la dottoressa Caddy, e le confidenze con l'amico ed oncologo Wilson, il cinico e pungente dottore si confronta con casi in grado di mettere in difficoltà i medici di qualsiasi ospedale e le loro procedure standard, avanzando per ipotesi e supposizioni lungo la strada che conduce alla guarigione del paziente.
Sempre sopra le righe e pronto a rischiare, House è abituato a scontrarsi non solo con le patologie, ma anche e soprattutto con la burocrazia ed i suoi superiori, dal primo all'ultimo incapaci di capire davvero se quell'uomo claudicante e dallo sguardo spiritato sia il loro asso nella manica o il loro peggiore incubo.







Mi pare già di sentire il consueto berciare del Cannibale a proposito dei tempi lunghi del sottoscritto e del Saloon, resi evidenti dal recupero di una delle serie di culto dei primi anni zero rimasta a lungo volutamente ignorata da queste parti, principalmente a causa dell'antipatia che sviluppai - ingiustamente - rispetto al caustico Gregory House, all'epoca il vero rivale in termini di ascolti dei miei tanto amati esuli lostiani.
Ora, a tre anni e mezzo dall'ultimo episodio dedicato ai sopravvissuti dell'isola, ho deciso dunque di firmare una tregua con il vecchio House per la felicità di Julez, che da parecchio, ormai, premeva per un recupero dedicato alle sue vicende da indirizzare nel nostro spazio cena, e devo ammettere di esserne a tutti gli effetti stato felice già dalla sigla, la preferita del Fordino per le sue ormai consuete esibizioni di ballo.
Per quanto riguarda il resto e quello che non riguarda la gioia di guardare crescere il più giovane ed importante membro della tavola dei Ford, il prodotto che fece esplodere letteralmente la notorietà del fino a quel momento spesso ignorato Hugh Laurie funziona ed intrattiene a dovere, di fatto apparendo ai miei occhi come un fratello del successivo The mentalist, altro serial incentrato su un main charachter sopra le righe e completamente immune a regole ed imposizioni alle prese con casi per tutti gli altri apparentemente impossibili.
Azzeccato, dunque, il protagonista, perfettamente nel ruolo i comprimari - anche se mantengo le riserve su Chase, inizialmente inquadrato come il classico bravo ragazzo e di punto in bianco diventato il bastardello che sarebbe stato pronto a pugnalare alle spalle il burbero mentore - ed interessanti le storie, lontane come atmosfera e casistiche dai vari capistipite del genere medico, da E.R. a Grey's anatomy: certo, l'impressione è che la serie sia ancora appena abbozzata, e che il suo potenziale sia a tutti gli effetti piuttosto lontano da raggiungere il suo apice, eppure i margini di miglioramento sono ben presenti, e la sensazione di questo vecchio cowboy è che quello scorbutico specialista in malattie e sindromi dai nomi che paiono inventati di sana pianta abbia ancora al suo arco parecchie frecce, pronte a colpire il bersaglio grosso con le stagioni a venire.
Non sarebbe male, in questo senso, che alle quotidiane insubordinazioni del determinato Greg si aggiungessero più sottotrame a lungo termine - utili per approfondire i protagonisti senza che si perdano nel fumettistico formato degli episodi autoconclusivi - ed un'ulteriore analisi dei lati oscuri dello stesso, che sarà pure irresistibile quando maltratta colleghi, superiori e pazienti come fosse la cosa più naturale e giusta del mondo, ma che obiettivamente cela ancora più di un'ombra in grado di renderlo un riferimento imprescindibile per il piccolo schermo.
Sicuramente avrò scritto troppo poco per i fan hardcore del Nostro, lasciando spazio più che altro alle speranze che questo titolo riserva per il futuro - che per loro è il passato, di fatto -, eppure preferisco tenermi buono il meglio per quello che deve ancora venire - sempre per il qui presente ritardatario professionista -, godendomi nel mentre i casi che House dovrà risolvere fingendo con apparente distacco che, in realtà, il più complesso e difficile tra loro è quello rappresentato dal suo stesso spigoloso, pungente, scombinato e profondamente aritmico cuore.



MrFord



"So if you please get on your knees
there are no bills, there are no fees
baby, I know what your problem is
the first step of the cure is a kiss
so call me (Dr. Love)."
Kiss - "Calling Dr. Love" -




domenica 6 maggio 2012

Scrubs - Stagione 1

Produzione: Abc
Origine: Usa
Anno: 2001
Episodi: 24



La trama (con parole mie): i giovani medici John Dorian e Chris Turk giungono freschi freschi alla loro prima esperienza sul campo dopo gli anni dell'università. 
Al Sacro Cuore, ospedale che vede una netta separazione tra gli specializzandi di medicina e quelli di chirurgia, dovranno sottostare alle prime grandi prove che la vita del praticantato è pronta a sottoporre loro, senza contare la gestione dei rapporti con i medici più esperti come il burbero dottor Cox o il mefistofelico primario Kelso.
Senza contare che la professione spesso e volentieri dovrà fare i conti con l'amore, rappresentato dall'infermiera Carla e dalla collega Elliot.




Recupero ormai storico questo di oggi, in casa Ford.
Eppure, lo ammetto: fino ad ora, a più di dieci anni da questa prima annata e a due dalla sua conclusione, non avevo mai visto una stagione di Scrubs continuativamente, e avevo limitato il mio rapporto con J.D. ed i suoi amici a qualche sporadica e neppure troppo concentrata visione su Mtv come riempitivo.
Devo ammettere che, nonostante le mie riserve ed un look che comincia effettivamente ad apparire "vintage", è stato un piacere riscoprire quella che, di fatto, fu la risposta fresca e slapstick al successo di E. R., serie di culto nell'ambito della medicina da piccolo schermo almeno fino all'avvento di Grey's anatomy.
L'approccio semiserio dei protagonisti riuscì, nel caso di Scrubs, a rendere gli argomenti trattati decisamente meno ostici e drammatici - ricordiamo che, di fatto, sempre di ospedali, malattia e morte si tratta -, pur senza dimenticare i sentimenti e la profondità di momenti in cui le risate erano messe da parte con rispetto ed intelligenza: in questo passaggio risultarono - risultano, nel mio caso - importanti i protagonisti, tutti credibili nel loro ruolo e ambito e costruiti per crescere puntata dopo puntata, pur mantenendo una certa aura macchiettistica fondamentale per un format che si lega, di fatto, al concetto di sit com classica.
Come c'era da aspettarsi, i favoriti di casa Ford sono stati da subito l'aggressivo inserviente - impagabili i suoi siparietti con Dorian - e Perry Cox - interpretato da John McGinley, già idolo ai tempi di Point break -, arcigno superiore del buon J. D. sempre pronto ad appioppargli soprannomi improbabili come Shirley o Rebecca neanche fossi io con quel Piccolo Cucciolo Eroico del mio antagonista Cannibale.
Il resto è un buon amalgama di charachters più o meno apprezzabili in grado di trovare ognuno il suo spazio - Elliot, complice, amica e non solo di J. D., inizialmente praticamente ignorata dal sottoscritto, acquista spessore comico e non solo con il passare delle puntate - ed una serie che non sarà la più rivoluzionaria mai apparsa sul piccolo schermo, ma che ha tutte le carte in regola - pur se a posteriori - per divenire uno di quei piccoli gioiellini perfetti per rendere il passaggio da un titolo importante all'altro meno traumatico, regalando anche momenti che potrebbero finire tra i guilty pleasures di uno spettatore.
Inizierà ora un progressivo recupero dell'intero blocco della serie, che promette una crescita interessante - almeno quanto quella che ha coinvolto i suoi protagonisti nel corso della prima stagione -, qualche sana risata - che non fa mai male - ed un Cox sempre più scatenato ai danni di J. D. e specializzandi presenti e futuri.
Peccato soltanto che il brillante Zach Braff, dopo l'interessante esordio dietro la macchina da presa con La mia vita a Garden State, sia tendenzialmente scomparso una volta conclusa l'avventura di Scrubs: c'è tempo ed il ragazzo è giovane, questo è vero, ma sarebbe un peccato veder sprecato un talento interessante come il suo relegandolo al ruolo di eterna promessa.
In fondo, John Dorian ha tutte le carte in regola per sfondare.


MrFord


"Well
I know what I've been told,
you got to work to feed the soul
but I can't do this all on my own
no, I know, I'm no Superman
I'm no Superman."
Lazlo Bane - "I'm not Superman" -


 
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