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giovedì 18 dicembre 2014

Thursday's child

La trama (con parole mie): infine, eccoci giunti. L'anno in corso sta per concludersi, e con esso la rubrica dedicata alle uscite cinematografiche firmata dal sottoscritto e dalla sua nemesi Cannibal Kid. Questo significa che non vedrete più i nostri brutti musi intenti a sparlare dei titoli pronti a giungere in sala? Assolutamente no!
Semplicemente, con questi ultimi possibili botti, si conclude il duemilaquattordici delle anticipazioni dei due bloggers più in lotta della rete: ma non temete, perchè dai primi giorni di gennaio torneremo qui, con le classifiche del meglio e del peggio dell'annata alle spalle e pronti a riprendere la nostra lotta settimanale.

Per festeggiare il natale anche Ford e Cannibal si scambiano convenevoli.


L'amore bugiardo - Gone Girl


Cannibal dice: L'ultimo grande film dell'anno. È una verità, o solo una menzogna? E se vi dico che Mr. James Ford è il più grande blogger e intenditore di cinema mai venuto al mondo, voi penserete che sia sincero? E a lui, a forza di avere una rubrica insieme a me, è cresciuto un ego così grande da pensare che stia davvero dicendo sul serio?
Ford dice: di norma, con Fincher non si scherza. L'autore di alcuni dei più celebrati film USA degli ultimi anni torna in sala con quello che dovrebbe essere l'ultimo grande titolo del duemilaquattordici: ma sarà davvero così? Ci ritroveremo tra le mani uno dei potenziali film dell'anno oppure una delusione cocente? Solo il tempo - e l'incombente recensione fordiana - ce lo diranno.
Quanto a Cannibal, potrebbe sempre scomparire dalla blogosfera per festeggiare il quinto anno di White Russian.

"Voglio lanciare un appello affinchè chiunque abbia informazioni sulla mia fidanzata Katniss Kid si faccia avanti!"

Big Hero 6


Cannibal dice: Disney + supereroi Marvel = probabile massacro di Natale in arrivo su Pensieri Cannibali.
Oppure no?
Negli ultimi mesi sono rimasto piacevolmente sorpreso da una produzione della casa di Topolino come Frozen, così come dall'ultimo giocattolone della Marvel Guardiani della Galassia, quindi pure questo potrebbe beneficiare del trend positivo. Dopo tutto, come dice il detto, non c'è due senza tre. Così come non c'è Ford senza Cannibal. Purtroppo.
Ford dice: di questo film ho letto solo un gran bene, in rete. Eppure, nonostante sia un grande fan dei supereroi e dello stile Disney quando lo stesso si avvicina a quello Pixar, nutro qualche riserva a proposito di questo Big Hero 6.
Sarà forse perchè ultimamente Cannibal sta diventando più fordiano di quanto non sia mai stato e dunque mi induca a cercare di essere più cannibalesco? Anche in questo caso, solo il tempo ed i nostri due pareri - speriamo opposti - lo potranno rivelare.

"Ford, togliti questo guantone, non voglio tu mi faccia troppo male!"
Il ragazzo invisibile


Cannibal dice: Oltre alla Disney, pure il cinema italiano si confronta con la (ormai abusatissima) tematica supereroica e a farlo è Gabriele Salvatores, un regista di cui ho sempre apprezzato le intenzioni, più che i risultati. Tra i registi nostrani è uno di quelli che più guardano all'estero, uno che prova a fare un cinema il meno provinciale possibile. Ironia della sorte, il suo film che preferisco è Come Dio comanda, ambientato proprio nella provincia italiana. Altra ironia della sorte, la sua pellicola più universalmente nota è invece Mediterraneo, un film simbolo proprio dell'italianità nel mondo ed esageratamente, come lo stesso Salvatores ha ammesso senza problemi, premiato con l'Oscar. Adesso Salvatores prova a salvare il cinema natalizio nazionale con un progetto dal respiro internazionale, un film su un supereroe adolescente con il potere dell'invisibilità come uno dei Misfits. E io ho come l'impressione che ancora una volta apprezzerò più il tentativo che non il risultato finale.
Quanto a Ford, come vorrei che anche lui fosse invisibile!
Ford dice: c'è stato un tempo in cui ho amato molto Salvatores. I tempi di Turnè, Marrakech Express, Mediterraneo e Puerto Escondido, film semplici - forse perfino troppo -, ma decisamente genuini. Da Nirvana in poi, però, il regista ha deciso che emulare prodotti di successo nel resto del mondo pareva essere più interessante che sfornarne di propri. Dunque non ho troppa fiducia in questo Il ragazzo invisibile, come non ne ho mai rispetto alle opinioni del mio antagonista.
Del resto, non c'è mai stato un tempo in cui ho amato Peppa Kid.

"Ebbene sì, sono un piccolo Simon Baker!"

Lo Hobbit - La battaglia delle cinque armate


Cannibal dice: La saga del Signore degli anelli ai tempi mi era piaciuta. Quella de Lo Hobbit invece no. Non ce la faccio proprio. Sono arrivato stremato alla fine della visione del primo e del secondo non sono riuscito ad andare oltre i primi 20/30 minuti. Per quanto possa voler bene a Peter Jackson, per me è un'inguardabile bambinata fordianata fantasy. Chissà se riuscirò mai a finire di vedere per intero questa trilogia?
Finire vivo, intendo.
Ford dice: Il signore degli anelli - di fatto lo Star Wars moderno - è stato uno dei capitoli fondamentali del Cinema degli Anni Zero. Lo Hobbit e la sua trilogia stanno allo stesso Lord of the rings come la seconda trilogia di Star Wars sta alla prima: ottimi prodotti, grande nostalgia, ma un grado decisamente minore di coinvolgimento.
Speriamo, con questo terzo capitolo, di rimanere stupiti: senza dubbio, si assisterà ad uno spettacolo unico che solo i poco di buono come il Cannibale non sapranno apprezzare.

Ford guida le sue armate di bruti in direzione di Casale.

Un Natale stupefacente



Cannibal dice: Ci sono un sacco di comici italiani che non mi piacciono o che non sopporto. Lillo e Greg fanno invece parte di un'altra categoria ancora, quella dei non-comici. Pur con tutta la fantasia del mondo, non riesco proprio a considerarli tali. Dovrebbero far ridere? Davvero?
Se sono comici loro, allora Ford è un mattacchione ahahah!
E Ambra Angiolini si crede di essere un'attrice? Davvero???
Certo che di gente che si fa di stupefacenti ce n'è tanta in giro. Qualcuno avanza qualcosa anche per me?
Ford dice: il Cinema italiano chiude un'annata pessima - nonostante l'Oscar a La grande bellezza - con l'ennesimo film di natale evitabile. Confermandosi l'unica realtà della settima arte in grado di mettere sempre d'accordo i due conduttori di questa rubrica.

"Ford e Cannibal hanno davvero scritto questo del nostro film?" "Già. Forse è meglio dare forfait."
St. Vincent


Cannibal dice: L'amicizia tra un vecchietto e un ragazzino...
Ma questa è la storia mia e di Ford, dovremmo farci pagare i diritti di sfruttamento. Non fosse per un piccolo dettaglio: la nostra non è un'amicizia, bensì un'inimicizia.
Ford dice: questa pare una versione alternativa della rivalità del sottoscritto e Katniss Kid. E dato che la nostra rivalità è inimitabile, lo snobberò senza patemi.

Peppa Kid al lavoro nel giardino di Ford.

Jimmy's Hall - Una storia d'amore e libertà


Cannibal dice: Pur apprezzando la “britannicità” in generale, non sono mai stato un fan di Ken Loach. Troppo neorealista e soprattutto troppo neofordiano per i miei gusti. Questo nuovo Jimmy's Hall dal trailer però mi ispira una discreta fiducia. E allora, tutti a ballare nella Jimmy's Hall. Basta che non invitiate anche Step Up Ford!
Ford dice: Loach è da sempre uno dei registi europei impegnati più amati al Saloon. Non sempre mi ha soddisfatto - si veda il troppo retorico Il vento che accarezza l'erba -, ma è riuscito anche a regalare vere e proprie chicche come My name is Joe o La parte degli angeli.
Questo nuovo Jimmy's Hall, quasi ottimista per i suoi standard, potrebbe rappresentare una sorpresa più che piacevole per i suoi sostenitori. Dunque, lo sosterrò ballando selvaggiamente sui piedi del Cannibale.

"Piuttosto che andare in macchina con Ford, giriamo tutti in bicicletta!"

Un gatto a Parigi


Cannibal dice: Pellicola francese del 2010 che agli Oscar 2012 aveva ottenuto la nomination agli Oscar come miglior film d'animazione e che arriva ora “leggermente” in ritardo sui nostri schermi. Non dovrebbe essere male e considerato il mio amore sia per i gatti che per il cinema francese potrei anche concederle una visione, però il rischio di trovarsi di fronte alla solita roba natalizia per bimbetti fordiani non è da escludere del tutto.
Ford dice: e per chiudere l'annata pessima della cinematografia italiana, ci si mette la pessima distribuzione italiana con le sue tempistiche fuori da ogni logica.
Per quanto mi riguarda, ho troppi recuperi in lista per recuperare anche questo.

Cat(niss) Kid verifica che in giro non ci siano tracce di Ford Dog.
Cenerentola
(da martedì 23 dicembre)


Cannibal dice: Carletto Verdone alla regia della versione cinematografica di un'opera lirica tratta dalla celebre favola?
Mi sa che qua qualcuno si è bevuto il cervello. E per una volta non è Ford.
Ford dice: Verdone a me è sempre stato simpatico.
Ma qui mi pare aver esagerato davvero. Neanche fosse quell'egomaniaco di Cannibal Kid.

"Merda, Ford e Cannibal hanno saputo del mio nuovo film!"
Paddington
(da giovedì 25 dicembre)


Cannibal dice: La vicenda di un orso che dalla giungla peruviana si trasferisce a Londra?
Cos'è, il film biografico dedicato a Ford? L'unica differenza che vedo è che lui si è trasferito a Lo...di e non a Londra.
Ford dice: vedrei meglio un bel documentario in stile Grizzly man con Cannibal divorato dal più grosso del branco, che questo ripescaggio dell'ultimo minuto e della fine dell'anno.
Dunque, affilo gli artigli e aspetto al varco il mio rivale per festeggiare come si deve l'ultima puntata della rubrica. Almeno fino all'inizio di gennaio.

Il Cucciolo Eroico immortalato in vacanza.

sabato 18 maggio 2013

Marrakech express

Regia: Gabriele Salvatores
Origine:
Italia
Anno: 1989
Durata: 110'




La trama (con parole mie): Teresa, una ragazza spagnola, arriva a Milano per incontrare gli amici del suo uomo Rudy, inseparabili fino a dieci anni prima ed ormai praticamente degli sconosciuti. Proprio Rudy, in prigione in Marocco, ha bisogno di una cauzione di trenta milioni in modo da poter tornare in libertà: Marco, Ponchia e Paolino, ritrovatisi a loro volta, decideranno di mettere insieme il denaro e partire per Marrakech in compagnia di Teresa, per assicurarsi che i loro soldi non vadano perduti.
Nel corso del viaggio, alla frontiera con la Francia, recupereranno anche Cedro, altro elemento del loro vecchio gruppo, prima di muoversi toccando Saint Tropez, Barcellona ed il continente africano.
I giorni passati insieme risveglieranno l'affetto all'interno del gruppo ed apriranno le porte ad un nuovo inizio per la loro amicizia: ma le sorprese, una volta giunti a destinazione, non saranno finite.





Pochi film si sono guadagnati sul campo il titolo di cult pur partendo da premesse di totale ed inesorabile panasalamismo quanto Marrakech Express, che in una certa misura ancor più di Mediterraneo ha rappresentato un punto di svolta per la carriera di Gabriele Salvatores, influenzando ben più di una generazione di spettatori ed aspiranti attori e registi: personalmente, affrontai per la prima volta il viaggio di Ponchia, Marco, Paolino e Cedro dalla nebbiosa Milano di fine anni ottanta - terrificante l'immagine del ponte della Ghisolfa, luogo in cui venne girata anche una delle parti più importanti di Rocco e i suoi fratelli, com'era ai tempi - al cuore della calda Marrakech, allora considerata probabilmente alla stregua di una meta esotica, dopo aver già visto e rivisto almeno una decina di volte l'epopea dei soldati esuli in Grecia che portò l'Oscar al clan dello stesso Salvatores, eppure questo non rese l'esperienza in qualche modo riduttiva - in fondo, soprattutto a livello cinematografico e recitativo, tra le due pellicole non c'è paragone -, e al contrario mi permise di avere un quadro più completo della mitologia alla base dei primi lavori del regista milanese - compreso Turnè, che con Marrakech Express e Mediterraneo compone una sorta di quasi trilogia - fatta di viaggi ed amicizie nate o da recuperare, storie d'amore, malinconia e ricordi.
Oggi, all'ennesimo passaggio sugli schermi di casa Ford, il racconto del viaggio di Ponchia e soci si rivela come una raccolta alla mano, sincera ed onesta di una serie di perle da risata sguaiata venata di quello struggimento da fine delle vacanze che pervade tutte le pellicole di questo genere, nell'ottica del viaggio che, con i suoi momenti magici e le difficoltà, prima o poi giunge alla sua naturale conclusione lasciando quel piacevole vuoto da occhio lucido cui nessuno riesce davvero a resistere - almeno nessuno che porti nel cuore la passione per la scoperta e l'esplorazione, l'esperienza ed il movimento -.
E dalle milanesate di Ponchia/Abatantuono con il suo inglese, francese o spagnolo maccheronici ed il mal di denti alla storica partita di calcio tra Italia e Marocco - ripresa ed omaggiata anche da Aldo, Giovanni e Giacomo in Tre uomini e una gamba -, dal rapporto tra Paolino e Cedro al fermo alla frontiera tra Spagna e Marocco con la scimmia anti-hashish fino alla biciclettata nel deserto e a quel "Chi sei, Lawrence d'Arabia!?" tutto funziona, e si perdonano sia i sentimentalismi che gli eccessi di naturalezza, riscoprendo anche una certa carica emotiva di sequenze come quella della partita di calcio già citata o del finale con la trivella.
Certo, siamo ben lontani dalla perfezione, ed il look e l'approccio spesso e volentieri artigianali si notano, eppure il risultato è confortante e piacevole come quelle serate che si possono passare solo con gli amici più stretti, con le battute sparate praticamente a memoria - come i passaggi sul campo di calcio di una squadra abituata a giocare insieme - e l'impressione che ci sia sempre qualcuno pronto a coprirti le spalle - così come a renderti la vittima di qualche "zingarata" -, la colonna sonora tra Santana e Dalla è praticamente perfetta ed il cast mostra tutta l'empatia che probabilmente era presente anche fuori dal set.
Dunque, nel pieno rispetto di quella che è la tradizione del Saloon, non posso che continuare ad amare Marrakech Express, con le sue imperfezioni e la sua sincerità, la voglia di viaggiare e ricominciare, lasciare alle spalle il grigio per buttarsi nel sole: e se per questo si dovrà passare lungo la Rambla sognando una notte d'amore con una caliente bellezza locale e finendo per rubare in un market aperto ventiquattr'ore, allora ben venga anche questo.
Fa tutto parte del bello del viaggio.


MrFord


"Caro amico ti scrivo così mi distraggo un po'
e siccome sei molto lontano più forte ti scriverò.
Da quando sei partito c'è una grossa novità,
l'anno vecchio è finito ormai
ma qualcosa ancora qui non va."
Lucio Dalla - "L'anno che verrà" -


giovedì 28 febbraio 2013

Thursday's child


La trama (con parole mie): in linea con gli agghiaccianti risultati delle appena concluse elezioni, ecco pronto per noi tutti uno di quei weekend pressochè inutili che porteranno tutti gli spettatori a scegliere il meno peggio confidando nel fatto che il pubblico restante non decida di liberare la sua anima più masochista optando per il male maggiore. Cosa dite!? E' una storia che avete già sentito?
Purtroppo lo so bene. E per una volta, lo sa bene anche il Peppa Kid, mio di norma antagonista.
Ma che ci volete fare!? Resistiamo e andiamo avanti. A meno che non si decida di partire per la Siberia.

"Questi sono Ford e il Cannibale: ora li mandiamo dritti dritti ad una bella battuta di caccia."

Educazione siberiana di Gabriele Salvatores


Il consiglio di Cannibal: meglio un’educazione siberiana che una fordiana
Gabriele Salvatores è un regista che non mi esalta particolarmente. A lui riconosco comunque una certa dose di coraggio e di voglia di provare a cimentarsi con film e generi diversi. Considerando come in Italia molti, una volta trovata una formula anche solo un minimo fortunata, si accontentano di replicarla stancamente a vita, non è una dote da poco. I risultati però nel suo caso sono altalenanti…
Per questo Educazione siberiana qualcuno ha osato scomodare paragoni addirittura con C’era una volta in America e non mi sembra il caso. Lo dice uno che con i paragoni assurdi c’ha una certa familiarità. E pure Ford è un altro che su queste cose non scherza mica…
Le premesse per qualcosa dal respiro internazionale e di diverso dalle solite produzioni italiane ci sono, poi i risultati come sempre con Salvatores sono un’incognita. Così come i risultati delle elezioni italiani. E come ogni film consigliato da Ford che può rivelarsi o una ciofeca media oppure una ciofeca gigantesca.
Il consiglio di Ford: prepariamoci per emigrare in Siberia, lì forse la fauna locale riesce a votare meglio degli abitanti della Terra dei cachi!
Salvatores è un regista che, ai tempi dei suoi esordi, riusciva sempre a convincermi con il giusto equilibrio tra scanzonato panesalamismo all'italiana ed un pizzico di autorialità che non guastava mai: poi ha iniziato a scopiazzare clamorosamente i registi in voga in questa o quella stagione e ad appigliarsi a classici del passato, e progressivamente mi è parso sempre più un fuoco di paglia senza più alcuna idea che meritasse questo nome. Ora torna alla carica portando sullo schermo l'adattamento di un romanzo che strabiliò la critica qualche anno fa e che personalmente non ho letto, speriamo non si tratti dell'ennesima operazione furbetta e che, almeno, valga la pena di una visione quantomeno discreta. Un po’ come paiono essere diventati i gusti del Cannibale ultimamente.

Peppa Kid al termine di una qualsiasi Blog War in procinto di essere asfaltato da Ford.

Upside Down di Juan Diego Solanas


Il consiglio di Cannibal: Cannibal è sempre Up, Ford è sempre Down
Filmetto già visto. Carino. Visivamente è molto interessante, e non solo per la presenza della sempre magnifica Kirsten Dunst, mentre purtroppo a livello di sceneggiatura è un po’ esilino.
Io una visione comunque la consiglio, soprattutto in una settimana più down che up come questa.
Consiglio anche di non stare a dare troppo peso ai consigli fordiani, se non volete che vi butti down l’umore ancora più di quanto possa fare la situazione politica nazionale. E non è un’impresa da poco.
Il consiglio di Ford: più che Up, questa settimana mi sa tanto che ci aspetta molto Down.
Film parecchio inutile nonostante il fascino visivo che ho già visto parecchio tempo fa e che a brevissimo farà la sua comparsa qui al Saloon, che vale la visione più per gli effetti - davvero interessanti - che per la storia, che è riuscita ad entusiasmarmi meno delle tresche adolescenziali di Peppa Kid o dei risultati delle elezioni politiche. Se proprio non avete altro da recuperare, fate un tentativo non troppo convinto con questo.

Ford e Cannibale preparano la loro strategia in vista dello scontro che li vedrà annichilire Giocher e Dottor Massis.

Non aprite quella porta 3D di John Luessenhop


Il consiglio di Cannibal: se bussa Ford, non aprite a quella porta (3D o meno che sia)
Ma ancora?
L’ultimo remake del cult horror degli anni ’70 tanto esaltato da Ford era quello con Jessica Biel uscito 10 anni fa. Remake parecchio squallido. Visto che quello non bastava, adesso ne arriva un altro che rischia di essere ancora più squallido.
Dove andremo a finire, se continueremo così? Finiremo peggio della Grecia? Finiremo persino a bussare alla porta di Ford?
Il consiglio di Ford: io non busso alla porta del Coniglione, la abbatto a bottigliate!
Trascurabilissimo - per non dire orrido - reboot di un cult dell'horror di tutti i tempi buono giusto per le inquadrature al limite del soft-porno alle due notevoli protagoniste femminili che ho già visto e massacrerò a dovere a breve neanche fossi un novello Leatherface nei prossimi giorni, ulteriore segno del declino che sta vivendo il genere, quasi peggiore di quello che attraversa la Terra dei cachi, ormai allo sbando completo, e la mente del Cannibale, che non so a quale remake con Jessica Biel voglia attribuire la mia approvazione.
Nota cannibale: l’esaltazione era riferita all’originale, non al remake. Anche se secondo me Ford s'è esaltato pure con quello...

"Solo il pensiero di Ford mi fa venire voglia di spogliarmi!"
Non ci indurre in tentazione di N. Santi Amantini


Il consiglio di Cannibal: …ma liberaci dal Ford
E veniamo al capitolo ogni settimana più atteso da voi fedeli lettori cannibalini e (ahivoi) fordini. Il capitolo dedicato alle uscite italiane inutili. Quei film che già fin dal trailer capisci una cosa: che non li vedrai mai. Per carità, poi magari si scopre che sono dei capolavori, ma se il trailer fa già pena, ciao belli, io ci rinuncio. In Italia si dovrebbe imparare una cosa, oltre a votare con il cervello e a tornare a girare dei film interessanti: realizzare dei trailer intriganti. Sarebbe già un primo passo.
E a proposito di primi passi e di crescita: ma vi immaginate che bello se la prima parola del figlio di Ford fosse: “Cannibal”? (okay, non c’entrava niente con il film, però avevo voglia di chiederlo).
Il consiglio di Ford: non vi induco in tentazione, ma vi libero dal Male. Cannibal? No, qualcuno di ben peggiore che ha quasi vinto le elezioni.
Non passa settimana senza che ci si trovi ad affrontare filmetti inutili prodotti e distribuiti nel Paese dei voti discutibili quando pellicole splendide come ad esempio i quattro quinti dei candidati all'Oscar per il miglior film straniero non trovano spazio manco a pagare.
Quello, invece, spazio lo trova sempre.
Quello, non il Cannibale.

Reazione del votante (intelligente) medio a fronte degli ultimi risultati elettorali.
Tutti contro tutti di Rolando Ravello


Il consiglio di Cannibal: tutti contro Ford
Un film da regista in Italia non lo si nega a nessuno e quindi dopo i vari Siani, Ceccherini, Papaleo etc., ecco che debutta dietro alla macchina da presa pure Rolando Ravello. Chi è Rolando Ravello???
E che ne so io… è quello pelato noto per film come… e anche… e poi pure per…
Avete capito, no?
A questo punto fatelo fare anche a me e a Ford un film da attori, registi e sceneggiatori.
Il consiglio di Ford: tutti contro di lui. Proprio lui. Magari! Peccato che siamo in Italia.
Non voglio neppure alla lontana prendere in considerazione un filmetto di questo genere, segno del declino culturale - e non solo - che vive un'Italia sempre più in crisi.
Mi accodo alla richiesta del Cannibale: fate fare anche a noi due un film. Sicuramente verrebbe meglio di certa merda che finisce in sala.

"E così quelli sono Ford e Cannibale: c'è da avere paura!"

Nitro Circus: The Movie 3D di Gregg Godfrey, Jeremy Rawle


Il consiglio di Cannibal: ma che è?
Io già solo quando leggo 3D nel titolo sento puzza di bufala lontano un miglio. Come quando sento una promessa elettorale shock. Per di più, si tratta di una roba spericolata alla Jackass di serie B. Una roba che insomma giusto Ford potrebbe correre a vederlo, manco si trattasse di un concerto del suo gruppo preferito: i Modà ahahà.
Il consiglio di Ford: ultimamente basta avere nel titolo 3D o circus, ed ecco che si è pronti per la distribuzione.
A questo punto mi viene un dubbio: ma una certa campagna elettorale è stata fatta promettendo il 3D per tutti!?!?
Roba da pazzi. E parlo rispetto alla distribuzione così come al voto.
Neppure il Cannibale avrebbe osato tanto.
E questo dice tutto.

Ford e Cannibale alle prese con una nuova variante delle Blog Wars.

lunedì 30 luglio 2012

Puerto escondido

Regia: Gabriele Salvatores
Origine: Italia
Anno: 1992
Durata: 110'




La trama (con parole mie): Mario Tozzi lavora in banca, è single e ha un debole per le apparenze di lusso e gli status symbol figli della Milano da bere. 
Quando, per un caso fortuito, assiste ad un omicidio compiuto dal Commissario Viola, un poliziotto corrotto, le cose per lui si complicano assumendo le tinte fosche di un noir.
L'uomo è così costretto a rifugiarsi in Messico abbandonando la sua vita precedente, finendo a vivere in una capanna su una spiaggia insieme ad un altro fuggitivo di professione, lo scombinato Alex, che diviene il suo migliore amico dopo aver tentato di fregarlo.
Quando la donna di Alex, Anita, si unirà al duo, il gruppo finirà per cercare di concludere un losco traffico prima di trovarsi di nuovo nei guai con la legge ed il redivivo Commissario, partito per il Sud America alla ricerca di Mario.





In questo periodo di ritmi lenti e soffusi, in bilico tra l'afa e temporali troppo brevi per placare la morsa dell'estate, mi trovo spesso e volentieri a ripensare agli anni in cui buona parte della mia giornata, in questo periodo, era destinata ai film: complici le prime partenze degli amici del parco, le mattinate legate alle vhs diventavano intere giornate spese un fotogramma dietro l'altro in modo che il momento del mare e delle vacanze estive vere e proprie fosse ad ogni visione un pò più vicino.
Mediterraneo, titolo di punta di Salvatores che mi aveva già conquistato, aprì la strada al primo film post-Oscar del regista, un Puerto Escondido che vidi la prima volta senza sapere esattamente cosa aspettarmi, e che mi spiazzò fin dalle prime sequenze per l'ambientazione - un'invernale e nebbiosa Milano - e le vicissitudini del protagonista - preso a colpi di pistola in apertura -: allora ricordo che rimasi non poco deluso dal risultato - specie considerato il precedente più che illustre -, trovandomi di fronte una commedia d'avventura e di viaggio che pareva non riuscire ad avere una direzione precisa e di certo risultava vittima di una versione macellata in fase di distribuzione - come fu per lo stesso Mediterraneo, per anni reperibile con un buon quarto d'ora in meno rispetto al minutaggio originale - che rendeva alcuni passaggi della sceneggiatura improvvisati e nebulosi più di quanto già non fossero.
Con il trascorrere degli anni e le numerose visioni - recupero della durata originale compreso -, invece, devo ammettere di avere apprezzato sempre più questo scombinato ed estemporaneo thriller comico basato completamente sull'idea di orizzonti da ritrovare - geograficamente e non solo - e la volontà di reinventarsi ripartendo da capo, buttato tutto sulle spalle di Diego Abatantuono e le sue gag - che potranno anche non piacere, ma che ho sempre trovato divertentissime -, che scovarono in Claudio Bisio - in uno dei suoi primi ruoli da quasi protagonista - la spalla perfetta, dall'esordio come rivali alle vicissitudini legate al peyote e alla carriera di manager di galli da combattimento - mitico Tyson -.
L'esplorazione del Messico, seppur descritta con il piglio da alternativo soft tipico del regista - che, al contrario, di radical chic non ha proprio nulla, quando gli si è a tu per tu -, risulta interessante ed improvvisata quanto potrebbe apparire ad un qualsiasi disorganizzato turista - o fuggiasco - abituato a determinati lussi e condizioni catapultato in una realtà in cui le dimensioni della vita sono profondamente differenti: certo, le società cui si fa riferimento sono cambiate, e a vent'anni di distanza il ritratto della terra dei sombreros pare decisamente fuori tempo massimo, eppure il concetto alla base funziona, e condito dal tentativo di rendere la storia non soltanto una rimpatriata tra amici - come fu per il mitico Marrakech Express - non può che divertire il pubblico fornendo gli spunti per qualche riflessione sulla maturità che avanza ed il ruolo che abbiamo - o vorremmo avere - nel mondo.
Per tornare agli esuli di Meghisti, verrebbe da dire che anche nel caso di Mario ed Alex - ma perchè no, anche Anita ed il Commissario Viola - tutto si riduce a "quell'età in cui non si è ancora deciso se perdersi per il mondo o mettere su famiglia", e che non si può mai dire a cosa può portare anche una serie di vicissitudini che hanno tutta l'apparenza di non essere per nulla positive.
Puerto Escondido, in qualche modo, è stato - ed è - per il sottoscritto un piccolo rifugio perfetto per questa stagione, senza alcuna pretesa - sarebbe stato assurdo averne avute - e quel piglio raffazzonato e guascone che è uno dei tratti migliori di un certo Cinema made in Terra dei cachi, in grado di dare la perfetta rappresentazione di noi italiani tutto cuore e disorganizzazione schiacciati da una nebbia che, a volte, vorremmo si diradasse e lasciasse spazio ad una sorta di estate senza fine, un "Messico e nuvole" che non sia più soltanto cantato, ma che, tra una tequila ed una risata, ci regali la possibilità di essere liberi di diventare quello che avremmo sempre sognato.
O chissà, quello che non sapevamo di poter diventare.


MrFord


"Messico e nuvole il tempo passa sull'America
il vento suona la sua armonica,
che voglia di piangere ho 
Messico e nuvole la faccia triste dell'America
il vento insiste con l'armonica,
che voglia di piangere ho."
Enzo Jannacci - "Messico e nuvole" -


 

sabato 13 agosto 2011

Mediterraneo

Regia: Gabriele Salvatores
Origine: Italia
Anno: 1991
Durata: 99'


La trama (con parole mie): 1941. Nel pieno della Seconda Guerra Mondiale un plotone di richiamati scombinato come solo un plotone di richiamati italiani nel pieno della Seconda Guerra Mondiale poteva essere è inviato a Kastelorizo, la più distante delle isole del Dodecanneso, praticamente un satellite della Turchia, per una missione di scarsissima importanza strategica.
Persi i contatti con la nave che li aveva condotti sul posto, i soldati dapprima affrontano la realtà di un'isola apparentemente deserta, dunque si integrano perfettamente con gli abitanti del luogo, dimenticandosi della guerra e del mondo, in un momento delle loro vite in cui ci si rende conto di essere ad un bivio che influenzerà il futuro di ognuno.


Ricordo ancora quando, in un servizio dedicato alla Notte degli Oscar, il buon vecchio Sly ed il suo labbro distorto dichiararono vincitore del premio come miglior film straniero questo lavoro di Salvatores: non avevo ancora visto Mediterraneo, ma quella strana sensazione di appartenenza che, in genere, si risveglia in noi in concomitanza con i Mondiali di calcio si fece sentire forte e chiara.
In questo senso, questa piccola, onesta opera è davvero molto italiana: assolutamente imperfetta e clamorosamente guascona, sgangherata eppure accattivante, divertente ma velata da una malinconia che all'interno dello stesso film il sergente LoRusso definirà "l'atmosfera che da piccoli c'era alla fine delle vacanze".
Proprio il personaggio interpretato da Diego Abatantuono è l'emblema della pellicola, protagonista di alcune delle sequenze più interessanti e perfettamente rappresentato dall'aria sempre caciarona e sopra le righe che nasconde, in realtà, tutti i dubbi e la solitudine di chi "ha quell'età in cui non ha ancora deciso se mettere su famiglia o perdersi per il mondo", come recita il Tenente Montini ad inizio pellicola: in realtà, furono proprio quelle sequenze - lo sbarco, la parola d'ordine, le partite di calcio, il primo incontro con Vassilissa - che, con le prime visioni, rimasero impresse nella memoria del Ford ancora non in fase adolescente tormentato, e che tornano a colpirmi oggi pur se stuzzicate da quella vena di malinconia legata al fatto che, ora, mi ritrovo io stesso ad essere in quell'età, e davanti ad un'esperienza come quella di LoRusso, Colasanti, Montini, Strazzabosco, i fratelli Munaron, Noventa e Farina non saprei davvero come comportarmi: andrei alla ricerca di me stesso e delle mie radici, o scoprirei che esiste un luogo in cui davvero tutto può accarere, e ricomincerei da capo, vivrei e basta quell'isolamento fatto di attese e riflessioni, scalpiterei per fuggire e tornare da chi mi aspetta, o sarei animato dal desiderio di tornare e costruire qualcosa di grande ed importante?
Quello che per anni è stato solo e soltanto un film d'intrattenimento nel pieno della tradizione della commedia all'italiana ora assume le dimensioni di una - certamente leggera - riflessione sulla vita, nonchè una delle ragioni della mia passione per le isole greche, che nel corso dell'ultimo decennio ho girato più che ho potuto - anche se a Kastelorizo ancora non sono stato -.
Le citazioni si sprecherebbero, così come le risate confortanti di uno dei miei piccoli, grandi cult estivi, ma mi piace pensare di prenderla con calma, quest'oggi, per lasciar depositare il fondo di un caffè che altrimenti sarebbe quasi sabbia, ascoltare il mare e sognare i tramonti e le notti, sorridere al pensiero di qualcuno prima di me, di fronte alle stesse onde, secoli e secoli fa, e al futuro, quello che potrò e mi lasceranno fare, e quello che, se dovessi stancarmi, mi porterà di nuovo indietro, a questo sciabordio che è una pace unica in una vita intera.

MrFord

"Natureza, deusa do viver
a beleza pura do nascer
uma flor brilhando a luz do sol
pescador entre o mar e o anzol."
Maria Gadu - "Shimbalaie" -

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