lunedì 15 aprile 2019

White Russian's Bulletin



Agli archivi la trasferta newyorkese che, per la gioia del Cannibale, quest'anno risparmia agli avventori del Saloon il resoconto di Wrestlemania 35 - spettacolo pazzesco dal vivo un evento del genere vissuto sulla pelle negli States -, torna il Bulletin con il resoconto delle visioni che hanno accompagnato i viaggi di andata e ritorno dalla Grande Mela e quella che ci ha suggerito di salutarla dall'Italia.


MrFord


LA FAVORITA (Yorgos Lanthimos, Irlanda/UK/USA, 2018, 119')

La favorita Poster


Una delle pellicole più chiacchierate ed incensate dell'ultima Notte degli Oscar ha dovuto aspettare il volo di andata per New York per passare anche dalle parti del vecchio cowboy: avevo lasciato Lanthimos anni fa, con il geniale ma profondamente irritante Dogtooth, e lo ritrovo in una veste stilistica quasi kubrickiana - e per uno come me che adora il Maestro dei Maestri è un grande complimento - raccontare la Guerra come concetto andando ad incastrare in una storia in cui una Guerra fa da cornice la guerra tra due donne più una, o quantomeno per le attenzioni e la posizione che quell'una può garantire.
Strepitose le tre protagoniste, una linea sottile che passa tra la commedia nerissima ed il dramma leggero, la lotta selvaggia ed il soft porno: è preferibile un'amara verità o una piacevole menzogna? Questa è la domanda più difficile alla quale si può tentare di rispondere nel corso della visione rispetto all'amore. 
Perchè rispetto alla guerra, la risposta è una e praticamente certa: si perde sempre, e si perde tutti.




IL RAPPORTO PELICAN (ALAN J. PAKULA, USA, 1993, 141')

Il rapporto Pelican Poster


Di ritorno da New York, con una selezione di titoli decisamente più rosicata - Delta batte nettamente Alitalia sotto tutti i punti di vista -, ho ripiegato prima di dormire non troppo bene per la maggior parte del viaggio su un Classico degli anni novanta che ancora mi mancava, un legal thriller in cui il Denzellone di noi tutti unisce le forze con una Julia Roberts allora agli inizi della sua carriera senza neppure regalare l'emozione della consueta notte di passione tipica dei film del periodo.
La struttura è abbastanza classica, la cornice decisamente nineties ad oggi forse un pò ingenua e datata, la risoluzione forse un pò frettolosa rispetto a quanto potrebbe essere nel romanzo firmato da Grisham - che, però, non ho letto, dunque si rimane nel campo delle teorie -: il risultato, ad ogni modo, è un prodotto solido girato da un vecchio leone - del resto Pakula ci ha regalato quel gioiello di Tutti gli uomini del Presidente -, di quelli che, quando si incontrano in tv, una visione finiscono per assicurarsela sempre.




BOY ERASED - VITE CANCELLATE (Joel Edgerton, Australia/USA, 2018, 115')

Boy Erased - Vite cancellate Poster

Accolto con un certo scetticismo ed una sana dose di jetlag la sera successiva al rientro in Italia, il lavoro di Joel Edgerton come regista e attore legato ad una storia vera e alla riprogrammazione sessuale - raramente ho considerato talmente assurda un'idea quanto questa - è stato una vera e propria sorpresa: non è perfetto, la Kidman e Crowe sono un pò troppo imbrigliati in trucco e parrucco, la risoluzione piuttosto facile e in parte furbetta, eppure sono stato molto toccato come da tutte le pellicole che trattano, in un modo o nell'altro, il tema della paternità.
Ammetto, infatti, che il confronto tra il giovane Lucas Hedges ed il già citato Crowe nella parte finale alla ricerca di un modo per recuperare un rapporto che pare quasi definitivamente compromesso è valso tutta la visione, è riuscito ad emozionarmi e a pensare a quanto profondo è e resta il legame con i propri figli, che siano come li hai sognati, come vorresti o, come più probabile, simili a loro stessi e magari assolutamente diversi da te.




I GUERRIERI DELLA NOTTE (Walter Hill, USA, 1979, 92')

I guerrieri della notte Poster

Ne avevo già parlato, qui al Saloon, qualche anno fa, ma non ho resistito: anche perchè rivedere questo supercult totale firmato da Walter Hill ad un paio di giorni dal ritorno da New York, mappa della metro alla mano e ricordi freschi delle camminate tra Manhattan, Brooklyn e Coney Island è stato come assaporarlo una volta ancora dal principio.
Una lezione quasi senza pari di ritmo, tensione, gestione dei personaggi, irriverenza - per i tempi fu davvero "oltre", tanto da avere il bollino di vietato ai minori -, un mix tra il passato di Arancia meccanica ed il futuro di Tarantino: e la New York della strada e della metro, vissuta con il fiato corto e sempre in corsa, ha tutto il fascino che le luci della Manhattan bene, per quanto ipnotiche, possono solo immaginare di avere.
E' lo stomaco di una delle città più grandi, sognate, filmate e vissute al mondo, nonchè di un Cinema che, nonostante quarant'anni sulle spalle, è ancora pronto a dare lezione al futuro, e ad apparire sempre pronto a battersi: questi Guerrieri non mollano mai.
Neanche quando, finalmente, giungono all'alba della loro Coney.


domenica 14 aprile 2019

Sunday's Child


Torna al Saloon la rubrica che intende sbriciolare ogni record di ritardo sulla pubblicazione possibile, questa settimana giunta al limite della successiva a causa del rientro da New York, del rientro al lavoro, del rientro - più o meno - nella routine dei Fordini. Insomma, un festival dei rientri.
Per festeggiare questa versione domenicale, come avrete già visto e letto, mi affiancano a parlare delle uscite del weekend ormai agli sgoccioli il solito e fastidioso Cannibal Kid e Alessandro Cavallotti.


"A dire la verità so leggere a stento, ma questa postura da finto intellettuale cannibalesco mi pareva buona per rimorchiare."

HELLBOY

"Allora non stiamo solo usando il mezzo di locomozione preferito di Ford, ma siamo proprio ai suoi tempi!"
Ford: inizialmente ero tiepidino rispetto al reboot di Hellboy, charachter supercult nato tra le pagine dei fumetti di Mike Mignola trattato cinematograficamente molto bene da Guillermo Del Toro prima che si rincoglionisse. Poi ho visto un trailer molto tamarro e ho scoperto che dietro la macchina da presa si cela nientemeno che Neil Marshall, scozzesone che io amerò sempre per il mitico The Descent. Dunque inizio scoppiettante per la settimana, reso ancora più scoppiettante dal fatto che probabilmente Cannibal lo detesterà.
Alessandro: Questa nuova versione del fumetto di Mignola promette di essere un futuro superclassico estivo del palinsesto di Italia 1, da accompagnare con birra tiepida e Pringles alla cipolla. Neil Marshall prende il tenente Hopper di “Stranger Things” e lo trasforma nella versione ultracazzara di Kratos. Come se non bastassero la CGI dozzinale, i momenti comici Martellone-style e la planata trionfale con la spada de foco, ad innalzare il livello del trash oltre la soglia terapeutica si mettono pure il doppiaggio di Giannini registrato alle sei di mattina sul Raccordo e i Deep Purple orchestrati da Allevi con la supervisione artistica di Michael Bay. Insomma, pane per i denti di Ford.
Cannibal Kid: Più che detestarlo, probabilmente lo ignorerò alla grande e così farò prima. Già il precedente Hellboy di Guillermo del Toro girato prima che si mettesse a fare film interessanti mi era sembrata una robetta noiosa e trascurabile. Il secondo me l'ero risparmiato e questa nuova versione del sopravvalutato Neil Marshall del sopravvalutatissimo The Descent che si preannuncia una schifezza epocale la eviterò come si evita l'inferno.

AFTER

"E dopo aver fatto finta di leggere, faccio pure finta di scrivere: cosa non si fa per portarsi a letto qualcuna!"
Ford: porcatona romance tratta da un caso editoriale che pare destinata ad essere la degna erede in termini di porcate di Cinquanta sfumature. Tipico filmaccio che per non so quale fascino trash attirerà come una lucciola il mio rivale, pronto ad esaltarlo per qualche assurdo motivo, o quantomeno a difenderlo da chi, come me, dovesse vederlo finirebbe per trattarlo come la vittima sacrificale dell'anno cinematografico.
Alessandro: Scorsi la copertina di questo libro nella sezione “Best seller” di un Autogrill, accanto al cestone pieno di greatest hits di Albano & Romina e Il Volo. Emanava il fascino perverso dell’orrido, ma resistetti e andai a scegliermi un panino. Dopo aver visto questo trailer capisco di aver preso la decisione giusta. Ma ora chi mi restituisce i due minuti dedicati a questa roba? A occhio e croce direi che a questo giro toccherà a Cannibal. Accetto contanti o biglietti per il prossimo tour degli One Direction.
Cannibal Kid: Alessandro, ti sto già inviando i biglietti per gli One Direction. Se mai torneranno insieme. Dita incrociate, ragazze! After si preannuncia già come la porcata guilty pleasure da non perdere quest'anno. E io sono già pronto a esaltarlo come scapolavoro trash del secolo. Alla faccia di quei bulletti finti duri come Ford e un certo noto politico, capaci di prendersela sempre e soltanto con i più (in apparenza) deboli. Che poi prontamente gli fanno il culo comunque. Così come After questa settimana al box office italiano prevedo che metterà KO Hellboy.

L'UOMO FEDELE

"Cannibal? Ancora tu? Smetti di stalkerarmi o dico a quel beone di mio padre di scatenarti contro quel beone di Ford!"
Ford: radicalchiccata totale firmata da Garrel che manderà in visibilio tutti gli snob della settima arte che ormai fortunatamente evito o restano nascosti nelle loro stanzette abitate da coniglioni dark. Ora che ci penso, l'ultimo che ormai frequento abitualmente è proprio Cannibal, che però è una specie di mascotte, e dunque finisco per trattare quasi bene.
Inevitabile la mia snobbata di rimando: ho troppi recuperi già dallo scorso anno, e la recente ripresa in termini di numero di visioni mi fa troppo ben sperare rispetto a titoli che davvero mi interessano.
Alessandro: La bellezza della figlia del compianto (cinematograficamente parlando) Johnny Depp non mi pare un motivo sufficiente per scovare una delle tre o quattro sale d’essai che proietteranno l’opera seconda di Garrel. Il moto ondivago tra dramma e commedia, che vorrebbe recuperare la lezione della Nouvelle Vague, è artificiale e fastidioso quanto l’imitazione vegana della cotoletta. Quello che mi chiedo è: davvero può interessare a qualcuno un prodotto del genere nel 2019? Luigino Garrulo, dammi retta, fatti un Big Mac, offriamo io e Ford. Ti si aprirà un mondo.
Cannibal Kid: Chi c'è di più snob di chi snobba gli snob?
Se c'è qualcuno che può omaggiare degnamente la Nouvelle Vague questi è invece Louis Garrel, non solo figlio e nipote d'arte, ma pure interprete di Jean-Luc Godard nello stupendo Il mio Godard. In questo film, la sua opera seconda come regista, ha deciso di tradire la compagna sia nella vita reale che per fiction Laetitia Casta con Lily-Rose Depp e quindi ne vedremo delle belle. Oppure ci ripenserà e terrà fede al titolo del film e farà L'uomo fedele?

CAFARNAO - CAOS E MIRACOLI

"Se questa roba è buona la metà di quella che devono fumarsi quei bloggers, allora la giornata avrà una svolta senza dubbio positiva."
Ford: possibile sorpresa della settimana, è un titolo che potrebbe fornire materiale per un potenziale scontro tra me e Cannibal - e questo è bene - o quantomeno agitare le acque. Già ai tempi della Notte degli Oscar aspettavo di recuperarlo, dunque direi che, dopo Hellboy e la sua tamarraggine, è senza dubbio la scelta migliore per evitare le sòle che invece consiglierà la mia nemesi.
Alessandro: La voce di Eddie Vedder mi rapisce come poche altre e mi mette in guardia, così come la fotografia e le riprese, mosse e sporche ma non troppo, per non urtare eccessivamente i sensibili occhi occidentali. Il rischio paraculata è dietro l’angolo, ma di fronte a vicende così importanti e dolorose è doveroso mantenere il beneficio del dubbio. Sarà una lacrima strappa storia (cit.) che piacerà tanto al Cannibal? La crudezza e il verismo conquisteranno Ford? Io credo che lo adoreranno entrambi. In fondo in fondo c’è una corrispondenza di amorosi sensi, come per Berlusconi e Travaglio.
Cannibal Kid: Come al solito Ford use due pesi e due misure. Il film di Garrel è per “tutti gli snob della settima arte”, e questo invece no?
Io, da buon snob della settima arte quale sono senza vergognarmene, snobbo i commenti ormai sempre più schizofrenici e che si contraddicono da soli del mio nemico, e mi guardo entrambi, convinto che in modi differenti riusciranno a essere tutt'e due meritevoli. E se poi io e Ford ci troveremo d'accordo, sì che si potrà parlare di caos e miracoli.

WONDER PARK

"E chi sarebbe quello?" "Temo proprio che sia il Cucciolo Eroico, per nostra sfortuna!"
Ford: bambinata trascurabile che mi pare già di sentire il mio rivale additare come nuovo cult di casa Ford giusto perché d'animazione, e che al contrario ovviamente non considererò neppure preferendo far divertire i Fordini con l'ottima selezione di cari, vecchi, cartoni animati selezionati con cura nel corso degli anni dal loro vecchio.
Di Wonder, qui, vedo davvero poco. E forse niente. Un po' come quando apro Pensieri Cannibali.
Alessandro: C’è più fantasia nei video YouTube fatti in casa in cui l’Uomo Ragno e Topolino fanno piroette psichedeliche su ruspe e aeroplani coloratissimi che in questo film, un telefonatissimo wannabe-Pixar con l’aggravante di avere Bello Di Padello Facchinetti tra i doppiatori italiani. Mi unisco volentieri alla famiglia Ford per una maratona cartoonesca vecchia maniera. Porto io la Kahlua. Potrei mettere anche una buona parola per Cannibal se volesse far parte della cumpa, a patto di indossare la parrucca usata da Scarlett in “Lost in Translation”. Wonderful!
Cannibal Kid: La parrucca rosa potrei indossarla soltanto per una bella doppietta formata da Lost in Translation + Closer. Le maratone cartoonesche, sia vecchia che nuova maniera, ve le lascio invece volentieri.
In ogni caso segnatevi le parole di Ford che oggi, giovedì 11 aprile, dice che “ovviamente non considererò neppure” di vedere questo film, e tra tempo massimo una settimana dirà invece: “Wonder Park è l'ottava meraviglia del mondo!”. Scommettiamo?

lunedì 8 aprile 2019

White Russian's Bulletin


Per la prima volta da non ricordo neppure più io quanto tempo, nel corso della settimana appena trascorsa - che poi è quella precedente alla trasferta newyorkese - sono riuscito a vedere cinque film in sette giorni: è stato come riscoprire un grande amore, tornare ai tempi in cui la blogosfera era in fermento ed il confronto con i suoi componenti era uno stimolo ulteriore a coltivarlo. 
So bene che non è più così, e che in questo periodo della mia vita la settima arte non è più tra le posizioni più importanti della classifica di priorità, ma lo ammetto: un paio di pellicole tra quelle passate al Saloon in questi giorni sono state in grado di farmi sentire la mancanza dei tempi in cui ogni post era una sorta di viaggio, e scrivere a lungo di un film quasi "normalità".
Il bello dei grandi amori è questo. Riescono a sorprenderti anche quando pare non abbiano più nulla da dire.


MrFord



PEPPERMINT - L'ANGELO DELLA VENDETTA (Pierre Morel, Hong Kong/USA, 2018, 101')

Peppermint - L'angelo della vendetta Poster


Ai tempi della sua uscita avevo detestato il primo Taken, serioso revenge movie che avrebbe voluto rinverdire i fasti de Il giustiziere della notte - quello originale, ovviamente - e che invece ebbe solo il "grande onore" di regalare al mondo del Cinema il Liam Neeson versione action man.
Al contrario, avevo molto apprezzato Alias, serial spionistico e fumettoso che lanciò J.J. Abrams e Jennifer Garner, divertente e piacevole proprio perchè assolutamente non credibile.
Peppermint, da buon cocktail di queste due ricette, poteva risultare una figata assoluta o una schifezza devastante o quasi: purtroppo l'esito della visione ha portato la bilancia del Saloon a pendere per la seconda ipotesi, complici una scarsissima originalità - mix del già citato Taken, The Punisher e Il giustiziere della notte, quello pessimo visto non troppo tempo fa -, soluzioni logiche quantomeno forzate ed un'evoluzione assolutamente telefonata.
L'unica a salvarsi è la Garner, che a questo punto vorrei vedere protagonista di un action al femminile scritto e diretto come si deve.




CLIMAX (Gaspar Noè, Francia/Belgio, 2018, 97')

Climax Poster

Affrontare un lavoro di Noè è come uscire con l'amico che già sappiamo essere in grado di farci combinare le cazzate più assurde e pensare di tornare a casa come se niente fosse: il buon Gaspar tecnicamente è pazzesco, e riesce a trasformare quella che potrebbe essere la snobbata da guru del cazzo più radical che si possa pensare in un viaggio allucinante e allucinogeno all'interno della Natura umana. L'aveva già fatto in passato, e continua la sua tradizione con Climax: un film certo non per tutti, per chi lo conosce forse meno originale o d'impatto di quanto ci si potrebbe aspettare, ma comunque una botta dalla quale non si esce così facilmente, e resta addosso come la sensazione di aver combinato un guaio senza ricordarsi quale perchè si era dannatamente troppo fatti.
L'escalation che coinvolge i protagonisti, spinta dai piani sequenza del regista, è una fotografia di quello che potrebbe essere l'umanità una volta lasciata libera dalle convenzioni sociali, o dai limiti che cerchiamo di porci ogni giorno per contenere la bestia che portiamo dentro.
Non il miglior film di questo autore clamoroso, ma un film che non si dimentica.




LORDS OF CHAOS (Jonas Akerlund, UK/Svezia/Norvegia, 2018, 118')

Lords of Chaos Poster

Pur non essendo un fan sfegatato di un certo tipo di metal conoscevo le vicenda che portò all'episodio della morte di Euronymous per mano di Varg Vikernes, più noto come la one man band Burzum, ma fatta eccezione del dovere di cronaca, non ero mai andato oltre approfondendo la storia dei Mayhem, band fondamentale del panorama musicale norvegese tra gli anni ottanta e novanta: Akerlund, regista che fino ad ora avevo sempre considerato un videoclipparo sopravvalutato, gira la versione biopic musicale di Henry pioggia di sangue, in bilico incredibile tra ironia, umorismo nero, critica sociale ad un gruppo di ragazzini inseriti in un contesto di benessere talmente clamoroso da inventarsi una rivolta violenta per potersi davvero vedere - o sperare di farlo - e violenza allo stato puro, realistica e disturbante - l'omicidio di Euronymous è spaventoso per dinamica, tensione e naturalezza -.
Una pellicola a suo modo incredibile, che disegna la crepa che a volte si manifesta, e nel modo peggiore possibile, nella cartina sociale senza macchia di un Paese "perfetto" come la Norvegia, tra i più vivibili ed avanzati al mondo: fondamentale anche quanto l'estremismo di un certo tipo di Musica - che estremo, poi, non è, se vissuto in modo positivo - mostri quanto agli eccessi religiosi, violenti, culturali giungano solo elementi che, in realtà, hanno solo bisogno di scuse per giustificare la pochezza dell'immagine che vedono allo specchio ogni mattina. 
Per ora, uno dei candidati a film dell'anno.




THE HANDMAID'S TALE - STAGIONE 2 (Hulu, USA, 2018)

The Handmaid's Tale Poster

Le seconde stagioni di serie che con il debutto hanno non solo convinto, ma anche folgorato, sono davvero difficili da gestire per i loro autori: in particolare The Handmaid's Tale, pronta a distaccarsi dal romanzo che l'ha generata, che strappò applausi al suo esordio e che si è trovata nella poco invidiabile condizione di battersi contro se stessa.
Ovviamente, come spesso accade, questa season two non è all'altezza della prima, ma forse il problema non sta tanto in chi l'ha costruita, quanto in chi la guarda e l'ha guardata, perchè i paragoni sono il primo dei peccati di ogni lettore, ascoltatore o spettatore: in realtà The Handmaid's Tale è una serie che funziona ancora, coinvolge e finisce per risultare, pur nella distopia, abbastanza in linea, purtroppo, con la realtà ancora sessista che pervade il mondo occidentale e non solo.
Ora, comunque, che abbiamo avuto una stagione potentissima ed un'altra "solo" buona, la terza sarà la cartina tornasole delle potenzialità di un titolo che, senza dubbio, verrà comunque ricordato.




THE DIRT (Jeff Tremaine, USA, 2019, 107')

The Dirt Poster

Chi frequenta il Saloon da tempo conosce bene il mio lato tamarro e sopra le righe, legato ad un certo tipo di formazione musicale e non solo tutt'uno con la tamarraggine di una parte degli anni ottanta. Certo, i Motley Crue, per quanto mitici, non sono mai stati tra le mie band preferite di quel periodo, ma gustarmi il biopic by Netflix dedicato a Tommy Lee e soci è stato davvero una bomba, dagli episodi noti ed esilaranti - l'incontro con Ozzy Osbourne - ad altri profondamente drammatici - la morte della figlia di Vince -: non parliamo di qualcosa di rivoluzionario, quanto più che altro di una versione pompata e sopra le righe di Bohemian Rhapsody girata con il gusto ovviamente di nuovo tamarro di Jeff Tremaine, già noto da queste parti per il suo ruolo nella realizzazione del progetto e dei film del brand Jackass. 
A molti non è piaciuto, altri l'hanno adorato, per me è stato decisamente rock: non ha lo spessore e la potenza di The lords of chaos, ma non pretende di averli. In fondo, questo tipo di espressione musicale esalta il casino ed il divertimento, il carpe diem, il "live fast, die young": eppure questi ragazzacci sono ancora qui. Evidentemente, vivere li fa godere molto più che morire.


giovedì 4 aprile 2019

Thursday's child


Incredibilmente - sarà per l'imminente trasferta newyorkese o perchè per una volta Cannibal si è deciso ad inviarmi per tempo i commenti - la rubrica delle uscite a tre più scoppiettante della blogosfera torna ad essere pubblicata al Saloon nel giorno giusto, in compagnia del sempre radical Cannibal Kid e del vulcanico ospite della settimana, Giuseppe Galato.


MrFord


Shazam!

"Ecco, quando Cannibal ha paura di qualcosa o deve difendersi dai bulli, Shazam!, ed entra in gioco Capitan Fordone!"
Giuseppe: Il DCEU ci prova in tutti i modi ad eguagliare il MCU; ci prova tanto; ci prova male. Dopo uno dei Batman più deficienti che si siano mai visti su pellicola (quasi da far rimpiangere i capezzoli di George Clooney), dopo il loffio pseudo-femminismo di “Wonder Woman” (da guardare solo perché ci fa la comparsa mio fratello: ciao, Franco), dopo un senza-né-capo-né-coda “Suicide Squad” (sperando che, in un eventuale sequel, Deadpool rompa la quarta parete, come suo solito, sterminandoli), dopo la risposta tamarra a Thor di “Aquaman” (carino per le tematiche ambientaliste, ma sul serio mi togli di mezzo Black Manta così frettolosamente?), arriva il “lato comico” di “Shazam!” (in risposta a “Guardians of the Galaxy”?). Eppure, continuo a guardare e riguardare i film del DCEU; perché, diciamocelo… alla fin fine sono anche io un tamarro.
Cannibal Kid: Iniziamo subito male, caro Giuseppe. Sei un fan dei cinecomics, sei un tamarro... non è che in realtà sei James Ford sotto mentite spoglie?
Questa settimana mi sa che il ruolo di supereroe toccherà a me, visto che a quanto pare dovrò scontrarmi non uno, ma contro due villain. Per quanto mi riguarda, i film della DC fanno schifo, così come anche quelli della Marvel. Non ci vedo tutto 'sto divario qualitativo. Ok, forse quelli della DC fanno ancora più schifo (a parte il divertente Suicide Squad), però, insomma, siamo lì. Questo Shazam! se non altro promette di non prendersi troppo sul serio e di regalare qualche risata. Il rischio porcheria stile Venom però mi sembra dietro l'angolo.
Ford: finalmente in questa rubrica compare uno con delle opinioni tamarre e sensate! E non sto parlando di me, bensì di Giuseppe, che a questo punto potrebbe sostituire Cannibal. Dunque, i Cinecomics DC, fatta eccezione per i Batman di Nolan e Wonder Woman - che a me è piaciuto - rispetto ai Marvel fanno davvero cagare. Questo Shazam! non mi pare abbia nulla per cambiare il destino della pattuglia della Distinta Concorrenza.

Noi

Noi
"Noi siamo venuti fino a Casale Monferrato per dare la caccia a quel radical di Cannibal!"
Giuseppe: Il tizio che nel trailer si arrampica sull’albero, con effetti speciali d’alta scuola di cineasti all’arrembaggio, merita, da solo, la visione di questo film che, dalle prime battute, pensavo fosse la risposta afroamericana/blaxploitation a “Venerdì 13”, con ‘sto bambino di colore (che, guarda caso, si chiama Jason) con ‘sta maschera perenne in testa, in vacanza nei pressi di un lago, che stai lì lì a dire “Mò s’affoga e ne esce tramutato in un bestio assassino”. Invece, poi, arrivano altri quattro neri che vogliono prendere a mazzate la famiglia di Jason; e ‘sti 4 neri so’ tipo proprio uguali uguali a loro, nelle sembianze; al che, l’innocente famigliola, ipotizza siano i loro doppi malefici; il che mi riporta alla mente quell’amico un po’ razzista che dice “Tanto i negri so’ tutti uguali”; e, quindi, ti chiedi, “Magari anche loro fanno fatica a riconoscersi, fra di loro, e quindi si so’ confusi”.
Cannibal Kid: Senza troppe difficoltà, il film più promettente della settimana, forse del mese. Negli Usa è già un successone e spero che questa volta Jordan Peele, dopo l'interessante ma anche un pochino sopravvalutato Get Out, possa aver fatto un centro pieno. Se poi il titolo fa riferimento a Noi, intesi come io e Ford, i brividi sono garantiti!
Ford: Peele mi aveva sorpreso in positivo con Get Out, e spero che con questo Noi possa confermare quello che potrebbe essere il talento "black" più interessante dai tempi del primo Spike Lee. Staremo a vedere se si tratta di critica sociale oppure di tutto fumo e niente arrosto, un po' come Cannibal.


Appurato questo, ammetto che il commento di Giuseppe è così fuori dagli schemi che forse meriterebbe un altro film sempre diretto da Peele.

Book Club - Tutto può succedere

"E ora ci facciamo un bell'aperitivo da vecchie signore come quelli che piacciono a Katniss Kid."
Giuseppe: Vabbe’, qui ci sta Diane Keaton, che, tipo, io amo (anche se ha diretto un episodio di quell’abominio denominato “Twin Peaks”, e vabbe’: nessuno è perfetto). Ad ogni modo, una commedia romantica sui desideri sessuali di belle signore attempate? Devo capire se la cosa mi prende perché, un po’, sono gerontofilo o perché, in realtà, sta diventando un cazzo di vecchiaccio anche io. Probabilmente, la verità sta nel mezzo.
Cannibal Kid: Giuseppe ama Diane Keaton, che io trovo decisamente insopportabile. Definisce poi il capolavoro Twin Peaks un abominio...
L'abbiamo trovato: uno più strafatto e con opinioni più discutibili di me e di Ford messi insieme è qui!
Quanto al film, tutto può succedere, neh, ma che mi piaccia questa robetta da tè delle cinque per carampane mi sembra mooolto difficile.
Ford: robetta da merendina delle cinque che può piacere giusto ai radical come Cannibal o ai gerontofili come Giuseppe - che su Twin Peaks mi caga anche un pò fuori dal vaso, c'è da ammetterlo - che evito ben volentieri, anche perchè Diane Keaton non mi sta proprio simpatica. Anzi, mi è sempre parsa una tipa un pò cannibalesca.

Il ragazzo che diventerà re

"Cannibal, smetti di fare lo snob e diventa un vecchio fordiano pane e salame come me!"
Giuseppe: Questo film sarà una cacata d’avventura per bambini, con trama semplice semplice ed effetti speciali a iosa. E per questo devo ASSOLUTAMENTE vederlo. Tra l’altro, il regista, Joe Cornish, fa parte della cricca di quel figo immenso conosciuto come Edgar Wright, quindi ci fidiamo a scatola chiusa. Anche se nessuno potrà mai eguagliare Graham Chapman nei panni di re Artù.
Cannibal Kid: Joe Cornish è il regista di quella figata di Attack the Block, e quindi respect. Questa cacata d'avventura per bambini comunque la lascio al folle Giuseppe e all'eterno bambino Fordone.
Ford: non sarà la figata dell'anno, ma Joe Cornish, oltre ad appartenere alla cricca del mitico Wright, è l'autore di Attack the block, una vera figata, dunque un tentativo direi che lo vale tutto.

Il viaggio di Yao

"Ragazzo, mi raccomando: la prima cosa che devi fare è accertarti che Ford non sia alla guida di uno di quegli autobus."
Giuseppe: Ho visto il trailer del film con il mio amico razzista, che pensava stessimo ancora guardando il trailer di “Noi”: non ce la fa. La ricerca (non voluta) della felicità nelle cose semplici e nei valori di una vita povera, difficile, ma felice, in contrapposizione ai ritmi frenetici, agli impegni immani e all’asfissia dei tempi moderni; l’occidente contro l’Africa. E sarei pure d’accordo. Se in Africa non vi fosse un dilagare di sfruttamento e miseria su cui, proprio l’occidente, si erge. Evitate di comprare uno smartphone all’anno.
Cannibal Kid: Nuovo film con Omar Sy, attore che dopo Quasi amici sembrava dovesse spaccare tutto, e invece la sua si è trasformata in una carriera da quasi star. Un po' come Ford è un quasi blogger. Questo road movie riuscirà a farlo svoltare definitivamente? Ne dubito.
Ford: incredibile quanto, a volte, un film sia in grado di lanciare e condannare ad un tempo un regista o, come in questo caso, un attore. Omar Sy, dopo Quasi amici, pare essere rimasto imprigionato nello stesso ruolo e nella stessa pellicola, solo di volta in volta meno originale e potenzialmente più buonista. Il tipo di viaggio che non ci tengo troppo a fare.

Bene ma non benissimo

"Non ti preoccupare: cose del genere accadono al Cucciolo Eroico quasi tutti i giorni anche oggi."
Giuseppe: “Ma cu minchia è ‘stu Shade?”. Lo ammetto: me lo sono chiesto anche io. Probabilmente sempre per via del fatto che non ho quasi più ragione di potermi definire gerontofilo, se faccio apprezzamenti di tipo sessuale nei confronti di una vecchia. L’idea del film “di formazione”, con protagonisti dei pre-adolescenti bullizzati, ci piace (essendolo stati): però io, a quell’età, non ascoltavo ‘sta musica di merda.
Cannibal Kid: Shade non farà certo musica di livello eccelso, però mi sta abbastanza simpatico. In più il film è diretto da Francesco Mandelli, anche noto come il Nongio, uno dei miei idoli adolescenziali e che ancora oggi seguo con interesse. Mi erano piaciuti persino I soliti idioti, almeno i primi tempi. Contro tutti gli snob gerontofili come Giuseppe e Ford, una possibilità a questa robetta teen che fin dal trailer sa di stronzata io la darei. Bene ma non benissimo promette di essere male ma non malissimo.
Ford: non ho mai sopportato il Nongio, così come non ho mai sopportato i bulli. Il Nongio non dev'essere mai stato un bullo, ma uscendo con questa roba quasi sembra voglia bullizzare il pubblico. Dunque non mi resta che ergermi a baluardo in difesa dei bullizzati e sparare un paio di calci rotanti a questo film.

lunedì 1 aprile 2019

Saloon in NY



Bulletin anomalo, questa settimana, o quantomeno rinviato: curioso, perchè negli ultimi sette giorni saranno passati su questi schermi cinque o sei film, una cosa che non accadeva da tempo, ma che preferisco tenermi per la prossima puntata.
A questo giro, oltre a ricordare ancora una volta a tutti di fare un giro su Amazon per scoprire l'ultima fatica letteraria di Julez, prendo una vacanza approfittando del fatto che giovedì partiremo per New York per la nostra mini vacanza annuale senza Fordini - sia santificata la suocera Ford - approfittando di un sogno che coltivavo da anni: per i quaranta che ormai incombono, infatti, avevo pianificato di volare negli States per vedere dal vivo Wrestlemania, che domenica 7 aprile si terrà al MetLife Stadium di East Rutherford, in New Jersey. E così, per realizzare un sogno che avevo fin da bambino, ci siamo ritrovati di fronte la Grande Mela. 
Per Julez sarà una scoperta, per me un ritrovare una vecchia amica: New York era stato il mio primo, grande viaggio nel lontano ottobre del novantaquattro, e sono davvero curioso di scoprire come potrò rivivere questa città così importante anche per il Cinema da adulto, con le sue diversità, le sue novità, la sua storia e anche la mia.
E ovviamente, anche di godermi tanto sano, vecchio, tamarro wrestling.



MrFord
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