domenica 5 gennaio 2014

Misfits - Stagione 5

Produzione: E4
Origine: UK
Anno: 2013
Episodi: 8



La trama (con parole mie): i ragazzi del Community service alle prese con i pro ed i contro dei poteri giunti con la tempesta che sconvolse il loro - e non solo - mondo un anno prima continuano il percorso che li porterà, infine, a lasciarsi per sempre alle spalle le tute arancioni con le quali hanno convissuto nel corso dei mesi più strani ed importanti delle loro vite. E mentre Rudy approfondisce il suo rapporto con Rudy due ed inizia una relazione con Jess, Finn conferma la sua posizione di sfigato cronico, mentre Abbey scopre la passione per le tartarughe ed Alex il barman deve fare i conti con la nuova missione di scopatore per emergenze legate ai poteri.





C'era una volta, qualche anno fa, un serial assolutamente innovativo che fu una vera e propria tempesta nel panorama offerto dal piccolo schermo, e che azzeccò due stagioni d'apertura a dir poco clamorose, che fecero gridare al miracolo l'intera blogosfera: con l'abbandono della sua indiscussa star, però, le cose non si misero bene, tanto che la terza e la quarta stagione non furono che la copia sbiadita delle due mirabolanti e già citate prime annate. 
Fu dunque annunciata la quinta - e conclusiva - season quasi si volesse chiudere prima di svaccare completamente. 
Una scelta che, onestamente, ho trovato decisamente sensata.
Perchè Misfits, orfano di tutti i suoi componenti originali, è riuscita - malgrado una sceneggiatura spesso e volentieri pessima - a chiudere i conti con il suo pubblico senza troppo sfigurare, di fatto presentandosi come un prodotto d'intrattenimento senza troppe pretese in grado di regalare, di tanto in tanto, perfino qualche perla. 
E se Rudy, ormai veterano, fa del suo meglio in questo campo spalleggiato dallo sfigatissimo quanto divertente Finn, le vere star di questo addio sono senza dubbio Alex detto "handsome barman" e l'impareggiabile Probation worker, senza dubbio il charachter più riuscito dai tempi dell'indimenticato Nathan.
Le espressioni di furia e l'animo gay del suddetto - unite ad alcune performance sessuali ardite di Alex - hanno reso meno desolante l'uscita di scena di una proposta che soltanto tre anni fa entrava prepotentemente a far parte dell'immaginario collettivo del Saloon quasi si trattasse di una promessa potenzialmente in grado di raggiungere le vette dell'Olimpo delle serie tv: promessa senza dubbio non mantenuta, eppure non crollata miseramente - ma, forse, perchè in realtà il tracollo era già avvenuto - come è stato, ad esempio, per un altro nome illustre come Dexter. 
Senza contare True blood.
Probabilmente, anzi, se gli autori si fossero concentrati maggiormente sullo script - evitando scivoloni come l'ignorare completamente il rapporto tra Abbey e la sua tartaruga Mark tornata umana, portato avanti per l'intera stagione e poi accantonato come se nulla fosse o l'imbarazzante per logica ultimo episodio - la chiusura si sarebbe rivelata perfino migliore delle due stagioni precedenti, nonchè unica a riuscire ad avvicinarsi in qualche modo ai fasti del passato.
Non sapremo mai se il peggioramento progressivo ed inesorabile della qualità di scrittura di questa proposta fu originato dalla sete di successo che colse chiunque vi avesse preso parte al principio, ma la sensazione è quella di uno studente che, presa coscienza delle sue potenzialità, abbia finito per sedersi sulle stesse lasciando libero sempre più raramente il suo talento: il Probation worker ed Alex ne sono la prova almeno quanto alcuni passaggi pericolosamente - e splendidamente - in bilico tra il trash ed il geniale, che fanno soltanto venir voglia di menare bottigliate come se piovessero a causa della grande occasione che si è sprecata con questi giovani disadattati in cerca di una collocazione per loro ed i bizzarri poteri che si portano dietro.
Ad ogni modo, è tardi per recriminare, dunque, fosse anche solo per affetto, saluto con un brindisi e qualche battutaccia - possibilmente volgare - i giovani in arancione, che nel bene e nel male hanno saputo prendersi una bella fetta d'attenzione in questi anni, anche se, a conti fatti, le delusioni sono state ben più consistenti delle soddisfazioni ed il talento non è stato certamente all'altezza dell'ambizione - almeno inizialmente - espressa.


MrFord


"The conversating
this place is heaven
I put on lipstick

the price is what?"
The Rapture - "Echoes" - 




sabato 4 gennaio 2014

Battle of the year

Regia: Benson Lee
Origine: USA
Anno: 2013
Durata: 110'



La trama (con parole mie): Dante Graham, produttore hip hop tra i più grandi degli USA, è deciso a finanziare una crew che possa avere qualche possibilità di vincere la Battle of the year, manifestazione dedicata ai b-boys che equivale al campionato mondiale del ballo di genere. 
Per portare a termine l'impresa si affida al vecchio amico Blake, caduto in disgrazia dopo la morte della moglie e del figlio due anni prima, ex allenatore di basket, convincendolo a riprendere il fischietto. Il compito dell'uomo sarà di formare una squadra di singoli e trasformarli in fratelli da palcoscenico in tempo per la grande sfida.





Quando, di comune accordo con Julez, si è deciso di recuperare Battle of the year in memoria degli anni da lostiano di Josh Holloway - al quale devo, in qualche modo, anche il mio nome da blogger -, mi aspettavo di trovare un ottimo candidato per la decina del peggio del duemilaquattordici appena iniziato - nonostante, di fatto, si tratti ancora di una pellicola targata duemilatredici -, una sorta di puntata fin troppo lunga di America's Best Dance Crew senza neanche un Mario Lopez pronto a presentare le evoluzioni dei suoi protagonisti.
E invece, almeno in parte, devo ammettermi di essere stato più che smentito.
Perchè seppur si tratti di un film di qualità infima, uno zero da grafico Pritchard della settima arte, Battle of the year si rivela un - quasi involontariamente - divertente intrattenimento simile ai film di arti marziali che negli anni ottanta mi divoravo uno dopo l'altro con la breakdance in sostituzione dei calci rotanti: certo, questi ultimi finiscono per avere sempre l'ultima parola, in casa Ford, eppure Battle of the year è riuscito non solo a strapparmi due risate, ma anche a non suscitare incazzature da bottigliate incontrollate ed incontrollabili.
Josh Holloway, da par suo, continua nel percorso delle tre espressioni già iniziato sull'isola più famosa del piccolo schermo - arrabbiato, sorridente, triste -, sfoggiando una panoramica perfetta delle sue doti attoriali, finendo per farsi voler bene anche nel ruolo di allenatore di un gruppo di b-boys da livello di tamarraggine decisamente spiccato - non per nulla uno dei protagonisti è Chris Brown, tristemente noto per le percosse a Rihanna, che ho riscoperto in grado di evoluzioni sul palco decisamente notevoli atleticamente parlando - pronto a farsi ripulire grazie alla voglia di riscatto dopo la morte drammatica di moglie e figlio che l'ha indotto ad una dieta ferrea a base di fiaschetta di whisky fin dal mattino.
Dunque, nonostante le premesse che paiono preannunciare una sequela di retoriche evoluzioni della trama tutte chiaramente anticipabili, lo scarsissimo Benson Lee riesce perfino a confezionare un paio di passaggi quasi a sorpresa, tenendosi aperte le porte per un eventuale sequel - che, a questo punto, non so se sperare sia realizzato oppure no - e ritagliando al presunto protagonista un ruolo soltanto marginale proprio nella parte conclusiva - e più importante - della pellicola, che verrà ricordata anche per un paio di pistolotti di incoraggiamento alla squadra di Josh Holloway capaci di far impallidire il famoso speech dei centimetri di Al Pacino in Ogni maledetta domenica - ed ovviamente non parlo sul serio -.
Per il resto il risultato è quello di un videoclip un pò troppo lungo in grado di catturare l'attenzione principalmente per l'abilità di questi ragazzi, effettivamente straordinari nel giocare - o quasi - con la gravità spingendo perfino i più atletici degli spettatori a chiedersi come certe evoluzioni possano essere umanamente possibili - e a non provocare tendiniti ben più che croniche -: siamo davvero dalle parti del Cinema molto di serie b, eppure, rimembranze di Lost o una tamarraggine di fondo che ben mi si addice, ho trovato Battle of the year perfino non abbastanza brutto per un'eventuale worst ten.
Forse è davvero giunta la fine del mondo - con un paio d'anni di ritardo -, se perfino un vecchio cowboy riesce a cavare fuori qualcosa da un film basato sul ballo.


MrFord


"Sun is shinin' in the sky 
there ain't a cloud in sight, it's stopped rainin'
everybody's in their play and don't you know
it's a beautiful new day, hey hey hey."

Electric Light Orchestra - "Mr. Blue Sky" -




venerdì 3 gennaio 2014

Frozen - Il regno di ghiaccio

Regia: Chris Buck, Jennifer Lee
Origine: USA
Anno: 2013
Durata: 102'



La trama (con parole mie): Anna, una giovane principessa di un regno del Nord, è tenuta lontana dalla sorella maggiore Elsa, che a causa dei suoi poteri congelanti rischia di essere un pericolo per se stessa e per gli altri. Alla morte dei loro genitori, Elsa viene incoronata regina, ma a causa di un litigio con la sorella libera il suo potere stringendo il regno in una morsa di eterno inverno esiliandosi dunque tra le montagne. Anna, accompagnata dal rozzo tagliatore di ghiaccio Kristoff e dalla sua alce Sven, dovrà cercare di convincere Elsa a tornare sui suoi passi per riportare l'estate al loro popolo. Ma l'impresa si rivelerà più ardua del previsto, e le insidie si annideranno perfino nel cuore della giovane principessa.




Qualche settimana fa, ai tempi dell'uscita in sala di Frozen, ricordo quanto storsi il naso neppure di colpo avessi preso una botta in testa in grado di trasformarmi in quel Grinch detesta film d'animazione del Cannibale: nonostante in casa Ford avessimo già pronti gli ingressi omaggio per vederlo, dunque, la visione fu rimandata nella speranza di capire, nel frattempo, se ne valesse davvero la pena.
Il tam tam della blogosfera nel weekend appena successivo all'uscita, però, mi sorprese non poco: da Kekkoz a Beatrix Kiddo, infatti, i pareri ben più che positivi sull'ultima fatica targata Disney - e prodotta dal pixariano John Lasseter - presero a fioccare - per usare un termine che ben si adatta alla pellicola - sul Saloon, finendo per alzare l'asticella dell'hype a livelli decisamente più alti di quanto non fossero stati in principio.
E, sorpresa ancora più grande, la visione è risultata perfino superiore alle stesse: ad un anno di distanza dal più che discreto Ralph Spaccatutto, infatti, la grande D sforna un film in grado di rivaleggiare appieno con i titoli della sua nota costola - sempre la Pixar -, nonchè un prodotto che riesce ad essere profondamente Classico - dallo svolgimento ai botta e risposta da commedia romantica anni cinquanta, senza contare la struttura molto simile a quella dei musical dei tempi dei grandi studios - eppure clamorosamente moderno, portando in scena non una, bensì due principesse memorabili, affrontando tematiche decisamente profonde come l'amore da una prospettiva finalmente nuova, legata al concetto di fratellanza prima ancora che di coppia e soprattutto - come giustamente sottolineato da Julez al termine della visione - legato ad un gesto legato ai sentimenti non ricevuto, quanto portato a compimento in prima persona.
Visivamente straordinario - la sequenza della creazione della fortezza di ghiaccio è una vera meraviglia - e bilanciato con intelligenza tra dramma - la morte dei genitori delle ragazze, il terrore del potere di Elsa e del suo progressivo aumentare - e commedia - il pupazzo di neve Olaf, i battibecchi tra Kristoff e Anna -, Frozen rappresenta senza dubbio il miglior film Disney almeno dai tempi de La principessa e il ranocchio, in grado per la prima volta di far tornare il pubblico con qualche anno in più sulle spalle ai tempi d'oro degli anni novanta, quando la Mamma di Topolino - piccola parentesi, spassoso e molto godibile il corto che ha preceduto la visione - sfornò una serie di perle indimenticabili come Il re leone, Aladdin, La bella e la bestia e La sirenetta - altro grande favorito della signora Ford -.
Interessante anche l'utilizzo dei personaggi negativi, così come quello di Elsa, antieroina preda dei demoni di un potere che i suoi genitori per primi non sono stati in grado di insegnarle a gestire senza averne paura: e così, sfruttando scenari che incrociano Ribelle - con il quale ha in comune la tematica dell'emancipazione femminile - e Game of thrones, momenti quasi slapstick - la sauna, le gag di Olaf, i fantastici troll - ed altri profondamente toccanti - il climax sul fiordo ghiacciato - Frozen fissa un nuovo standard per l'animazione in un anno che, escluso Wolf children, non ha visto brillare i buoni, vecchi cartoni animati.
Ma a prescindere dalle considerazioni tecniche, dalla musica o dallo script, la vera forza di Frozen sta nel riuscire a portare sul grande schermo una volta ancora la magia delle favole come le si vivevano da bambini - non a caso la storia è tratta da un racconto di Hans Christian Andersen -, con la loro carica in grado di travolgere a prescindere dall'età o dalla voglia: in questo senso, tolti gli occhi lucidi di Julez, per me è stato splendido vedere padre e figlia poco lontani da noi ad inizio film, lei con i pop corn e lui con lo smartphone, e alla fine, con la bambina in lacrime tra le braccia del genitore.
Il bello del Cinema è anche - e soprattutto - questo.


MrFord


"The snow blows white on the mountain tonight
not a footprint to be seen
a kingdom of isolation and it looks like I'm the Queen
the wind is howling like the swirling storm inside
couldn’t keep it in, heaven knows I tried."

Demi Lovato - "Let it go" - 




giovedì 2 gennaio 2014

Thursday's child


La trama (con parole mie): inizia l'anno e tornano di prepotenza i consigli cinematografici firmati dal vecchio Ford e dall'ormai non più troppo giovane Cannibal, che ancora devono riprendersi, più che dai bagordi del 31, dal fatto di avere compilato top 10 dedicate ai film dell'anno appena concluso clamorosamente simili.
Riusciranno i nostri pseudo eroi a tornare rivali come si deve!? 
Solo il tempo ce lo dirà!


"E' inutile che vai in giro mezza nuda: ho prenotato Ford da almeno cinque anni!"
American Hustle – L’apparenza inganna di David O. Russell


Il consiglio di Cannibal: Ford non inganna, è proprio un pirla
Il 2014 cinematografico non poteva cominciare in maniera migliore. Con un nuovo film del regista di una delle visioni top del 2013, David O. Russell de Il lato positivo, anche questa volta in compagnia di Bradley Cooper e della sempre più magnifica Jennifer Lawrence, ma con l’aggiunta questa volta di Christian Bale e Amy Adams, per quello che si preannuncia fin da subito il cast più della Madonna dell’anno appena iniziato. Una gara di bravura recitativa tra loro, più un’ambientazione 70s e una vicenda che pare a metà strada tra Ocean’s Eleven e Argo: questo American Hustler potrebbe essere una delle visioni più scoppiettanti, piacevoli e meglio interpretate dell’annata.
Il 2014 potrebbe allora cominciare meglio soltanto se Ford finalmente ammette tutta la sua incompetenza cinematografica. E non solo cinematografica.
Il consiglio di Ford: Cannibal non inganna, è proprio un pusillanime
Meglio di così non si potrebbe proprio iniziare.
David O. Russell, regista del celebratissimo - sia al Saloon che su Pensieri Cannibali - Il lato positivo, torna alla ribalta con un cast stratosferico ed una vicenda very seventies che promette di essere una delle proposte potenzialmente più interessanti dell'anno appena iniziato.
Come se non bastasse la magnifica Jennifer Lawrence per convincere tutti noi a correre di filato al Cinema, poi, c'è anche la concreta possibilità che il tutto si traduca come l'ennesimo - almeno stando a quello che accade ultimamente - titolo in grado di mettere d'accordo perfino i due (ex?) rivali più rivali della blogosfera.


"Certo che quel Ford è proprio fico, Jennifer!" "Ve l'avevo detto io!"
The Butler – Un maggiordomo alla Casa Bianca di Lee Daniels


Il consiglio di Cannibal: Ford, vuoi farmi da maggiordomo?
Mmm… questo film è la prima grossa incognita del 2014. Potrebbe rivelarsi una di quelle clamorose americanate/ruffianate che piacciono tanto a gente come Spielberg o Tom Hanks o James Ford, così come anche un film furbetto ma piacevole sulla tematica razziale come di recente era capitato con The Help e The Blind Side. Staremo a vedere con curiosità, soprattutto se non piacerà al mio blogger rivale.
Il consiglio di Ford: Cannibal, chiedo al mio maggiordomo The Rock di sbatterti fuori da casa mia a calci.
Film di cui da tempo si sente parlare che, onestamente, mi ispira quasi meno della prospettiva di dovermi puppare il nuovo lavoro di Von Trier.
Certo, potrebbe sempre rivelarsi una piacevole sorpresa in positivo, ma le aspettative della vigilia sono bassine, senza contare che tutta la concentrazione di inizio anno del sottoscritto sarà per American Hustle.


"Che noia mortale cenare in casa Goi!"
Un boss in salotto di Luca Miniero


Il consiglio di Cannibal: un Ford in salotto? Toglietegli subito il telecomando dalle mani, che se no ci fa vedere il wrestling!
Dopo i cinepanettoni, arriva quello che è già stato definito il “cine-pastiera”. Certo che quelli del marketing dei film italiani non sanno più che inventarsi per farci correre al cinema. E farci vedere film stranieri.
Nonostante ciò, il grande pubblico ci potrebbe cascare e regalare molti soldoni a questo film. Dopo tutto il regista è lo stesso dei mega successi Benvenuti al Nord/al Sud che qui cambia del tutto registro e affronta il tema del… confronto tra Nord e Sud. Che fantasia! Ne ha presa un po’ in prestito da MrJamesFord, per caso?
Il consiglio di Ford: Cannibal in salotto? Avevo giusto bisogno di un sacco nuovo!
Mi è capitato di vedere il trailer di questa roba un paio di settimane or sono, poco prima della visione de Lo Hobbit - La desolazione di Smaug.
E pensare che la speranza era quella di incappare in quelli di Grudge match o The wolf of Wall Street, che sono film, e non porcherie in pieno stile cinepanettone come questa.
Come se non bastasse, detesto Rocco Papaleo almeno quanto Peppa Kid, dunque, oltre a sconsigliare caldamente di avventurarsi in sala per sprecare i soldi con questa roba, direi che quasi potrei perfino esortare il mio rivale a risparmiarsela. In fondo - ma molto in fondo - tengo anche a lui.


"Non fare come quegli stronzi di Ford e Cannibal: vai subito a vedere il mio film!"

Capitan Harlock di Shinji Aramaki


Il consiglio di Cannibal: o Capitano, non mio Capitano
Personaggio celebre dei manga e degli anime giapponesi di cui ammetto di non sapere nulla. Non mi ha mai interessato più di tanto, un po’ come il blog WhiteRussian, e pure questo film a giudicare dal trailer non credo mi ci avvicinerà. Più che un’anime giapponese, sembra infatti una nuova produzione di James Cameron, che infatti pare averlo apprezzato molto (almeno sempre stando a sentire il trailer). Vade retro.
Il consiglio di Ford: fammi provare, Capitano, l'avventura, dove io son l'eroe che combatte accanto a te!
Capitan Harlock, storico personaggio noto a tutti i fan dei fumetti e degli anime del Sol Levante, fordiano fino al midollo, torna in sala con un film che ha già fatto salire l'hype degli appassionati del genere.
Personalmente non voglio sperarci troppo, perché mi dispiacerebbe molto essere deluso da uno dei personaggi simbolo della mia infanzia trascorsa tra un anime e l'altro, ma sotto sotto non vedo l'ora di scoprire cosa può combinare ancora il Capitano.

"Peppa Kid, ora che tu e Ford non siete più così rivali, ci penso io a farti a fettine!"
Il castello magico di Jeremy Degruson, Ben Stassen


Il consiglio di Cannibal: ma magico dove?
Non solo un film d’animazione questa settimana, bensì due. Questo arriva dal Belgio e si preannuncia una bambinata eccessiva persino per Ford, fate un po’ voi. Io lo vedrò?
Certo, come no? Lo stesso giorno in cui incoronerò MrFord come miglior blogger del mondo.
Il consiglio di Ford: il castello magico, ovvero il luogo in cui Cannibal riesce a capirne di Cinema.
Filmetto d'animazione del quale mi frega poco o nulla che chiude una prima settimana dell'anno nonostante tutto in grado di regalare già qualche soddisfazione. Speriamo sia un buon segno.
E che con il 2014 Peppa Kid continui a manifestare gusti vicini a quelli fordiani.
Meglio per lui e per la blogosfera tutta.

Ford e il Cucciolo eroico intenti a discutere delle loro fin troppo simili top ten del 2013.

mercoledì 1 gennaio 2014

La bambola assassina

 Regia: Tom Holland
Origine: USA
Anno: 1988
Durata: 87'
 



La trama (con parole mie): il piccolo Andy Barclay vive con sua madre e sogna, come molti suoi coetanei, di possedere la bambola di "Tipo bello", il giocattolo più in voga degli ultimi anni.
Quando la stessa madre acquista da un ambulante un esemplare recuperato dopo l'esplosione di un negozio, inizia per loro un'avventura ben oltre l'incredibile: all'interno del pupazzo chiamato Chucky, infatti, ha trovato rifugio prima della morte l'anima del serial killer Charles Lee Ray, che grazie ad un rituale voodoo appreso in carcere è riuscito a scampare alla cattura e alla dannazione eterna.
Quello che Chucky non sa, però, è che il tempo passato all'interno del giocattolo potrebbe condannarlo ad un'eternità da bambola, a meno che lo stesso non riesca a completare di nuovo il rituale per entrare nel corpo della persona con la quale ha sviluppato la connessione maggiore, Andy.




Prima di iniziare il percorso che mi porterà a recuperare tutti i film dedicati alla saga de La bambola assassina, va necessariamente sottolineato un dato di fatto: fin dai tempi della prima adolescenza e della camera condivisa con mio fratello nell'allora casa Ford, ho sempre adorato alla follia il personaggio di Chucky. Ricordo quando, per un natale di qualche anno fa, regalai il modellino parlante con tanto di corredo di armi proprio a mio fratello, che ancora oggi lo custodisce gelosamente sullo scaffale dei dvd.
Chucky, al pari di Freddy Krueger e Michael Myers, Jason Voohries e Leatherface, rappresenta uno dei charachters più folli che l'horror sia mai riuscito a regalare al suo pubblico, ed in qualche modo il più irriverente e spassoso del novero, grazie al suo linguaggio sboccatissimo ed al piglio deciso.
L'esordio cinematografico del malvagio pupazzo - involucro per l'anima del serial killer Charles Lee Ray, interpretato da Brad Dourif, noto per le sue parti in Qualcuno volò sul nido del cuculo, Il signore degli anelli e L'ignoto spazio profondo -, come il resto dei titoli del franchise allo stesso dedicato, è un divertito e divertente miscuglio di trash, film per ragazzi e horror, un cocktail spesso e volentieri sopra le righe che ha il pregio di intrattenere senza alcuna pretesa grazie alla verve del suo protagonista, passato alla storia già dalla prima sequenza in cui si rivela al mondo - e nello specifico alla madre del piccolo Andy, che sarà il suo bersaglio, la sua nemesi e la sua vittima preferita negli anni e nei film a venire - insieme ad uno sproloquio degno dei migliori - o peggiori - Saloon della Frontiera.
Mescolando, dunque, elementi di norma scostanti tra loro - un serial killer bianco scampato alla morte e trasmigrato in una bambola grazie ad un rito voodoo, il linguaggio scurrile in bocca ad un giocattolo, il mondo dei bambini, lucido e sincero, opposto a quello degli adulti - il risultato, per quanto tecnicamente lontano da standard qualitativi anche soltanto decenti, riesce comunque a conquistare oggi come allora, quando riuscì nell'impresa di incassare più di dieci volte il budget iniziale, dando origine al successo del brand e del personaggio creati da Don Mancini.
Curioso come, se a volte si può parlare di film portati sulle spalle da un solo attore responsabile di una performance straordinaria, così importante da oscurare non solo i colleghi in scena, ma anche le parti tecniche e registiche, in questo caso è possibile applicare lo stesso metro di giudizio rispetto al personaggio di Chucky, doppiato senza dubbio alla grande da Dourif ma in grado di bucare lo schermo con il suo ghigno da spietato ed il suo carisma innato, in grado di renderlo - al pari di suoi compari "mostri" come quelli citati sopra - un piccolo gigante, una sorta di gremlin impazzito e rabbioso pronto a lottare con le unghie e con i denti - aggiungendoci armi a profusione ed una lingua da girone dantesco - per sperare di tornare umano - e adulto - proprio passando attraverso un bambino ed un pupazzo, simboli di infanzia e di innocenza.
In qualche modo, volendo fare gli autoriali a tutti i costi, si potrebbe quasi supporre che Mancini, nel creare questi personaggi, li abbia considerati come una sorta di metafora del candore che inevitabilmente si perde crescendo, rovinati dal mondo dei "grandi".
Ma dato che siamo al Saloon, e stiamo parlando di Chucky, preferisco optare per un commento più diretto, di pancia e lontano da qualsiasi interpretazione metafisica: non gustarsi questo film dal primo all'ultimo minuto è proprio da stronzi.


MrFord


"Fuck you, get out of my face.
white trash straight from outer space.
Kick the shit right out of you,
leave you in the rear view.
I've told you once before, you're gonna piss me off."
Murderdolls - "Mr. Motherfucker" -



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