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sabato 22 dicembre 2018

Thursday's child in very late Christmas Edition



In occasione delle Feste e prima di lasciare spazio alle consuete classifiche di fine anno, la rubrica dedicata alle uscite cinematografiche condotta da questo vecchio cowboy e dal finto giovane Cannibal Kid torna a festeggiare il Natale in casa Ford come lo scorso anno nientemeno che con la signora Ford in persona, Julez: un triangolo "perfetto" per pranzi e cenone con fuochi d'artificio assicurati.
Intanto, auguri a tutti e a risentirci con questa rubrica nel duemiladiciannove!


"Non riesco a capire di quale Mary Poppins stiano parlando questi bloggers."
Amici come prima (dal 19 dicembre)

"Non vedo neppure un White Russian, razza di finto giovane: se non vuoi essere licenziato, procuramene subito uno!"
JZ – “Amici come prima, mi costa una fortuna riuscire ad ammettere che… è stato solo un gioco, un affare da poco, ma sono innamorato di te”. Ecco il film delle feste per Ford e Cannibal. Sarà la volta buona che trasformeranno questo loro sodalizio artistico in qualcosa di più? Io sono pronta alla famiglia allargata, a patto che Cannibal faccia i mestieri di casa al posto mio.
Cannibal Kid: Cara JuleZ, l'unico compito che posso fare in casa è quello del Massimo Boldi di turno, ovvero scorreggiare. Il “film” comunque pare che sia ispirato al rapporto di nemicamicizia tra me e Ford, quindi se incassa bene dovremmo chiedergli una parte dei profitti. Io spero comunque che non vada a vederlo nessuno.
Ford: purtroppo mi trovo d'accordo con Cannibal e spero anch'io che nessuno vada a vedere questa roba fuori tempo massimo. Molto più divertente una bella fiera delle gag per un'ipotetica cena di Natale con i Ford tutti e Cannibal solo.

Il ritorno di Mary Poppins (dal 20 dicembre)

"Evvai! Ho trovato qualcuno più vecchio di me: è Ford!"
JZ – mi pareva di aver già visto questo film su Pornhub, ma poi Cannibal e Ford mi hanno fatto notare che non c’era la M tra la o e la p. Peccato. Sarebbe stato di sicuro molto più interessante di questa roba che ha tutta l’aria di essere “una cagata pazzesca”.
Cannibal Kid: Il film su PornHub è imperdibile. Riguardo a quello della Disney invece ho un solo dubbio: lo odierò quanto o ancora di più dell'insopportabile originale degli anni '60? E lo odierò persino più di Ford? Ho l'impressione che non basterà un poco di zucchero per mandare giù questa visione amara.
Ford: considerato come sono andati questi ultimi mesi di uscite cinematografiche, ho come l'impressione che Pornhub scalzerà presto Netflix, mentre è quasi impossibile che questo inutile sequel o reboot o qualunque cosa possa essere riesca nell'impresa di convincermi a concedere più di trenta secondi di visione. Neanche fosse un film di Von Trier o un titolo d'autore consigliato da Cannibal.

Bumblebee (dal 20 dicembre)

Il trasformer Fordot discute di Cinema con il Cucciolo Eroico.
JZ – stavo per parlarne male (così a priori), ma mi si è risvegliata l’ormonella. Dylan O’Brien e Justin Theroux, una combo più che soddisfacente per me.
Cannibal Kid: Calmo subito i bollori della Signora Ford, evidentemente poco soddisfatta dalla prestazioni del maritino troppo impegnato a giocare a Red Dead Redemption II, dicendo che Dylan O'Brien presta qui la voce al Maggiolone giallo e quindi non compare sul grande schermo. Inoltre in Italia sarà doppiato dal campione di volley Ivan Zaytsev, perciò non sentiremo manco la sua voce. Poco male per me, comunque, visto che Hailee Steinfeld e l'ambientazione anni '80 sono due motivi più che sufficienti per renderlo a priori il miglior film della saga dei Transformers.
Ford: la saga dei Transformers al Cinema mi ha sempre fatto cagare, e questo film non mi pare possa aggiungere davvero qualcosa. Certo, gli anni ottanta ed Hailee Steinfeld potrebbero essere validi motivi, ma penso che, piuttosto, dedicherò un bel paio d'ore a Red Dead Redemption II.


Old Man & the Gun (dal 20 dicembre)

"Posso abbattere il Cannibale anche sparando a salve con le dita."
JZ – la vera storia di Mister James Ford: Robert Redford ha pagato fior di soldi per poterlo interpretare sugli schermi. Ora infatti abbiamo una villa alle Bahamas.
Cannibal Kid: Che fai, JuleZ, mi rubi le battute? Non è che pure tu sei ai ferri corti con il tuo (ormai quasi ex?) marito?
Ford: finchè abbiamo la villa alle Bahamas, Cannibal, direi che sto in una botte di ferro grazie a RedDeadFord che ha promesso anche di finanziare personalmente tutta la campagna promozionale del prossimo romanzo di Julez.

Cold War (dal 20 dicembre)

"Questo paesaggio è una tristezza." "Già. Pare di stare a Lodi, o a Casale Monferrato."
JZ – film in bianco e nero, amore impossibile, osannato dalla critica. Spero non mi faccia incazzare, perché in realtà mi ispira parecchio.
Cannibal Kid: Film che da buon radical-chic ho già visto. Esteticamente è uno dei lavori migliori dell'anno. A livello emotivo invece è un po' freddino. D'altronde aspettarsi qualcosa di diverso da una pellicola polacca intitolata Cold War sarebbe come aspettarsi la pace tra me e Ford.
Ford: da non radical chic ma amante del Cinema d'autore fatto bene, questo Cold War potrebbe essere uno dei titoli più importanti di quest'anno scialbissimo. Senza contare che il regista è lo stesso di Ida, che riuscì a mettere d'accordo perfino due più o meno nemici come Cannibal e il sottoscritto. Se poi fosse un pretesto per convincere Julez a tentare una visione "d'essai", tanto di guadagnato.

Ben Is Back (dal 20 dicembre)

"Non mi frega nulla di Julia Roberts! Anche io volevo passare il Natale in casa Ford, proprio come Cannibal!"
JZ – buoni sentimenti, lacrimoni faciloni, retorica all’ammmericana, tutto condito con feste di Natale. Mancano giusto le bestemmie per renderlo un cult. Quelle, alle feste, le porto io insieme al panettone. Non c’è niente da temere.
Cannibal Kid: Spero proprio che JuleZ abbia descritto il Natale in casa Ford e non il film.
Ford: Cannibal, fai un salto a Milano il 25 e potrai vivere l'esperienza live del vero Natale in casa Ford. In caso fammi sapere per tempo, così preparo un bel ring.

Capri-Revolution (dal 20 dicembre)

Tipica immagine molto radical chic di stampo cannibalesco.
JZ – con un titolo così mi aspettavo una merda. Invece la trama è interessante e Martone non è proprio l’ultimo dei fessi. Non dico che è il primo nella “to watch list”, ma ci entra di soppiatto.
Cannibal Kid: Ed ecco che JuleZ si scopre radical-chic. Come, e forse persino di più, del suo consorte. Hey, chi l'avrebbe detto?
Ford: questa non me l'aspettavo neanche io da Julez. Che sia una sorpresa di Natale legata ad un aperitivo di festeggiamento? Ora mi aspetto solo che Cannibal dica di amare il wrestling e poi posso ritirarmi felicemente nel lungo tunnel alcolico delle feste. Ci rivediamo a gennaio.

Spider-Man – Un nuovo universo (dal 25 dicembre)

"Non ci saranno un pò troppi supereroi, oltre che a troppi Spider Man?"
JZ – io capisco benissimo (e subisco) il fascino dei supereroi e di Spider-man. Però avete rotto il cazzo eh!
Cannibal Kid: Io non ho mai capito né tantomeno mai subito il fascino dei supereroi come JuleZ. D'altra parte lei è rimasta affascinata persino da uno come James Ford, e quindi che le vuoi dire?
Se però hanno rotto il cazzo (i supereroi e sospetto anche Ford) pure a lei, figuriamoci a me.
Ford: io rompo il cazzo per contratto, ma oggettivamente i supereroi - e Spidey è uno dei miei favoriti - stanno facendo perfino peggio.

La Befana vien di notte (dal 27 dicembre)

"Certo che questi bloggers prendono molto sul serio le loro delusioni cinematografiche!"
JZ – io amo Paola Cortellesi. Tanto che vorrei essere lei. Però sto film. EDDAI! Ma che davero davero? Ma perché? Ma perché? La befana. Ma perché? Nel trailer giusto due battute simpatiche (probabilmente le uniche del film). Non ci punterei due soldi.
Cannibal Kid: Paola Cortellesi mi sta simpatica e come attrice non se la cava niente male. Considerata l'approvazione sia su Pensieri Cannibali che su WhiteRussian del recente Come un gatto in tangenziale, mi sa che questa Befana sarà tra le poche pellicole del periodo a fare visita sia nella mia lussosa dimora, che nella capanna dei Ford ahahah
Ford: nella capanna dei Ford, invece, penso ci sarà spazio per il consueto ed intramontabile Una poltrona per due, e che la Befana dovrà passare solo per offrirmi un paio di settimane di detox dai festeggiamenti. La Cortellesi mi sta simpatica ed è anche brava, ma questo film mi attrae meno di Cannibal che volteggia vestito da strega su una scopa volante il sei gennaio.

Moschettieri del re – La penultima missione (dal 27 dicembre)

"Ragazzi, ho bisogno che mi copriate le spalle: se Ford mi mette le mani addosso, mi riduce peggio di Cannibal Kid."

JZ – Stavo per massacrarlo, immaginandolo una di quelle trashate italiane che mi fanno venire l’ulcera. Ma il trailer mi ha fatto ridere per cui. Vada per la penultima missione. E speriamo che non sia l’ultima spiaggia.
Cannibal Kid: Io rimango dell'idea che sia una trashata clamorosa. E poi io le storie di Dumas, davvero troppo fordiane per me, non le ho mai sopportate. Nemmeno La maschera di ferro. E considerando che lì c'era l'idolo DiCaprio e qui c'è il sanremese Favino, fate voi...
Ford: potrà aver fatto ridere la signora Ford, ma la presenza di Papaleo renderebbe per me indigesto perfino un film di Kubrick. Neanche fosse Ceccherini.

Suspiria (dall'1 gennaio)

Il regalo di Natale di Ford per Cannibal.
JZ – cinquanta sfumature di Argento. Non so cosa aspettarmi da questo remake, ma c’è da dire che Guadagnino ha mantenuto intatta l’atmosfera anni ’70 del primo film. Per sicurezza lo vedrò, con Ford da una parte e Cannibal dall’altra, sul nostro divano allargato da famiglia allargata.
Cannibal Kid: Questo film lo attendo così tanto che sarei disposto a vederlo addirittura in casa Ford...
Quale ambientazione più horror di quella?
Ford: Cannibal, casa Ford è sempre aperta per una visione interessante. Molto meno interessante il fatto che questo film potrebbe perfino metterci d'accordo.

Ralph spacca internet (dall'1 gennaio)

"Ragazze, ma tra voi principesse manca Katniss Kid! E' inaccettabile!"
JZ – che me ne faccio di Ralph quando ho già Ford spacca palle e Cannibal spacca famiglie?
Cannibal Kid: Ford, ma che stai combinando in questo periodo per farti odiare da JuleZ ancora più che da me? Le hai proposto una delle tue mortali rassegne cinematografiche? Tra i personaggi Disney recenti, in ogni caso, Ralph e la mitica Vanellope sono tra i miei preferiti, quindi se proprio devo vedermi una bambinata, punto su questa.
Ford: Ralph e Vanellope sono un pò come me e Cannibal, dunque nel nome della famiglia allargata direi che questo potrebbe essere il film delle Feste da vedere con i Fordini.

Aquaman (dall'1 gennaio)

"Il modello di Ford per quanto riguarda l'essere tamarro sono io, non The Rock!"
JZ – so già cosa succederà durante la visione di questo film. Ci sarà molta, molta, moltissima acqua in casa Ford. Uno tsunami. (Lo vedrò rigorosamente da sola)
Cannibal Kid: Jason Momoa scatena l'ormone di JuleZ. Certo che le piacciono proprio i tamarri scatenati!
Ford: se non le fossero piaciuti non sarebbe finita con un tamarro della mia specie. Vorrà dire, comunque, dato che mi ispira poco e niente, che mentre lei si dedicherà allo tsunami io rivolgerò la mia attenzione al Mary Poppins giusto.

Van Gogh – Sulla soglia dell'eternità (dal 3 gennaio)

"Amico, tu sei pazzo, mica Van Gogh!"
JZ – tu sei pazzo, mica Van Gogh, se pensi che guarderò questo film. Già i biopic non sono il mio genere preferito, poi da quando ho visto Antichrist di Von Trier Willem Defoe non lo tollero più. Piuttosto mi taglio un orecchio e lo servo per cena a Ford e Cannibal (che di regola dovrebbe apprezzare).
Cannibal Kid: Adoro i film biopic, ho amato il recente geniale Loving Vincent, quindi mi guarderò anche questo nuovo lavoro su Van Gogh. Sgranocchiando durante la visione qualche pop-corn e l'orecchio gentilmente offerto da JuleZ.
Ford: tu sei pazzo, mica Van Gogh, se pensi che mi faccia contagiare dal radicalchicchismo di Cannibal. In realtà adoro anch'io i biopic e Van Gogh, e nonostante l'antipatico Defoe questo lavoro pare interessante. Ma dato che non voglio essere troppo d'accordo con il mio rivale, attenderò di leggere la sua recensione per poi decidere di snobbarlo o sperare di massacrarlo.

Il gioco delle coppie (dal 3 gennaio)

"C'è poco da ridere, bello mio: se non mi servi un White Russian ti faccio fare la fine che Ford fa fare al Cannibale ad ogni Blog War."
JZ – film francese con Juliette Binoche sulla crisi di mezza età. Ciaone. Starò ancora asciugando a terra il disastro combinato con Aquaman.
Cannibal Kid: Capolavoro annunciato del radical-chicchismo francese, potrebbe avere su di me lo stesso effetto che Aquaman avrà su JuleZ. E manco l'osceno titolo italiano che richiama alla mente un programma che davano quando io ero un bambino, e Ford era già un anziano, riuscirà a farmi desistere dal guardarlo.
Ford: Assayas è un regista interessante da sempre, ma questo film pare una radicalchiccata davvero eccessiva per questo vecchio cowboy. Meglio spassarsela con un bell'action che aiuti il già citato detox del post festività.

Vice – L'uomo nell'ombra (dal 3 gennaio)

E' Dick Chaney l'uomo dietro alla misteriosa pace natalizia tra Ford e Cannibal!?
JZ – finalmente un film che mi sembra interessante. Un cast all star, una storia vera, una regia che pare bella tensiva come piace a me. Christian Bale irriconoscibile, Sam Rockwell (che adoro) e Steve Carell. Mi aspetto molto da questa pellicola. Forse l’unica che potrebbe mettere d’accordo la nuova famiglia Ford/Cannibal.
Cannibal Kid: Il regista de La grande scommessa torna a collaborare con l'eroe cannibale Christian Bale in quello che si preannuncia come uno dei filmoni del 2019. Su questo tutti d'accordo e così chiudiamo quest'ultimo appuntamento con la rubrica sulle uscite cinematografiche del 2018 in stile volemose bene disneyano. Mi viene da vomitare e lo farò rigorosamente addosso a Mr. James Ford. Questo è il mio regalo di Natale per te, mio caro.
Ford: una chiusura disneyana in pieno stile fordiano e alla facciazza di Cannibal per un film che probabilmente farà iniziare con il botto il duemiladiciannove, che si spera possa rivelarsi cinematograficamente migliore dello scialbo diciotto. La grande scommessa, del resto, aveva messo pienamente d'accordo i due rivali per antonomasia della blogosfera, e qui ci sono tutte le premesse perché la cosa si verifichi di nuovo. Non accadrà due volte, invece, che il Cucciolo possa vomitarmi addosso, perché sarà impegnato a contare i lividi provocati da una serie pressochè infinita di People's Elbow. E questo è il mio regalo di Natale per te, caro mio.

mercoledì 31 gennaio 2018

Assassinio sull'Orient Express (Kenneth Branagh, USA/UK/Malta/Francia/Canada/Nuova Zelanda, 2017, 114')




Le bieche e classiche operazioni da botteghino "di lusso", fatte di grandi produzioni e cast all stars, di norma sono un campo minato entro il quale non mi piace affatto mettere piede, considerato che il tempo è poco e se proprio devo rilassare il cervello preferisco qualche bella proposta tamarra e trash per godermela in tranquillità: come se non bastasse, nel caso in questione la forte antipatia per molti degli attori ed attrici presenti ed il fatto di non aver mai letto il romanzo di Agatha Christie o visto il celebre film di Lumet rendeva l'approccio ancora più ostico.
La tempesta di bottigliate che prevedevo alla vigilia, però, non si è abbattuta su Branagh e soci, che portano a casa la pagnotta con un compitino ben confezionato pronto ad avere le spalle ed il culo parati da una storia avvincente ed assolutamente innovativa per i tempi in cui fu scritta, ennesima testimonianza della grandezza di una scrittrice incredibile e stimolo a recuperare - come feci qualche anno fa per Dieci piccoli indiani - la storia nella sua versione cartacea.
Da una grande storia, dunque, è difficile - specie con molti soldi ed un certo mestiere a disposizione - riuscire nell'impresa di portare sullo schermo un brutto film, e Assassinio sull'Orient Express certo non lo è, grazie ad un'affascinante cornice, la giusta tensione ed un paio di immagini - soprattutto nel finale - discretamente potenti: certo, non farà mai la Storia del Cinema e resterà comunque intrappolato nel grande oceano di proposte che lo spettatore finisce per dimenticare con il tempo, eppure rispetto a quanto poco mi aspettassi - o forse proprio per quello - si lascia guardare e, chi l'avrebbe mai detto, finisce per stuzzicare anche la curiosità per il seguito - Assassinio sul Nilo, anche questo legato ad una pellicola decisamente nota - e per l'impostato e piuttosto duro Poirot dello stesso Branagh, che pur non avendo nulla dell'immagine letteraria del detective riesce a renderlo credibile senza apparire ridicolo.
Perfino gente bollita come Depp, forse perchè costretta a recitare più sotto le righe del solito, risulta meno disturbante di quanto non sia, mentre altra come la Cruz scompare dietro una storia di vendetta, moralità, giudizio e morte assolutamente attuale e profonda, che mi ha fatto tornare in mente il triste caso Lindbergh, che lasciò gli Stati Uniti dominati dalla CIA di Hoover sconvolti.
Dunque ci si trova di fronte a qualcosa di sicuramente non memorabile o creativo nella messa in scena, ma comunque pronto a presentarsi bene e a non sprecare l'occasione fornita da una storia che funziona così incredibilmente bene: la Christie, probabilmente, che fosse per una grande intelligenza o per un rapimento alieno - lei stessa dichiarò di avere avuto più volte contatti con gli extraterresti - continua ad essere avanti anni luce rispetto alla maggior parte dei giallisti di maggior successo di questa e di altre epoche, e in questo caso anche a salvare Branagh e soci da un fallimento annunciato.
L'ambientazione d'epoca, il fascino del treno a vapore e del passaggio da Gerusalemme a Istanbul fino al cuore delle Alpi innevate fanno il resto, e trasformano un potenziale film da massacro in un innocuo e piacevole divertissement dal sapore di the delle cinque, perfetto - come è stato - per un pomeriggio da giornata detox in cui riposo anche dalle bevute.
E per una volta, in perfetto stile Poirot, posso mettere anch'io da parte i disequilibri e non giudicare troppo. Piuttosto, prendere il tempo per qualche pensiero in più.



MrFord



 

giovedì 4 gennaio 2018

Seven Sisters (Tommy Wirkola, UK/Francia/Belgio, 2017, 123')




Lo sci-fi distopico, prima ancora di quello cosmico diviso tra astronavi e viaggi interstellari, è da sempre il mio favorito quando si parla di questo genere: da Blade Runner a Predestination, passando per Arancia meccanica, quando il Futuro appare più vicino del Presente nonchè specchio dei problemi dello stesso, è sempre interessante riflettere su quello che siamo e quale direzione potrebbe prendere - se non l'ha già fatto - il mondo.
Tommy Wirkola, autore che avrà sempre un giro gratis al Saloon grazie ai due spassosissimi Dead Snow ma anche un paio di bottigliate nella nuca per quella schifezza atomica di Hansel e Gretel, supportato da Netflix e da una Noomi Rapace nella sua personale versione di Orphan Black, regala una delle chicche più interessanti di questo periodo a cavallo tra la fine e l'inizio dell'anno, assolutamente non perfetto soprattutto nel corso dell'evoluzione della trama ma interessante, avvincente e ben ritmato, un giocattolone più profondo di quanto non si pensi di quelli che, giunti al termine della visione, si finisce per ringraziare quantomeno per aver ricordato quanto sia bello perdersi in una pellicola senza pensare al prima o al dopo, neanche ci si ritrovasse proiettati al suo interno.
What happened to Monday - adattato non si sa per quale assurdo motivo come Seven Sisters - è un viaggio non solo in un futuro spaventoso almeno quanto quello mostrato in cose come The Handmaid's Tale, ma anche nelle speranze di sette donne costrette a vivere una accanto all'altra e una come l'altra per oltre trent'anni, impossibilitate ad essere loro stesse se non all'interno di una casa che sarebbe quasi più facile identificare come prigione fino a quando il destino di una di loro non catapulta le altre al centro di una vera e propria lotta per la sopravvivenza che ha il sapore dell'inizio di una rivoluzione: Wirkola, che sotto sotto è un tamarro all'ennesima potenza, mescola con sapienza parti assolutamente action ad altre più intimiste - che, fatta eccezione per le rivelazioni nel finale, va detto, a mio parere funzionano solo parzialmente - e per quanto non destinato a lasciare davvero il segno nella Storia della Settima Arte, consegna al pubblico un gran bel prodotto d'intrattenimento, che non ha pretese ma guadagna punti, non si presenta come fosse un wannabe cult ma finisce, a modo suo, quasi per diventarlo.
Certo, la caratterizzazione delle sette sorelle è piuttosto tagliata con l'accetta e la Rapace non è un fenomeno, eppure tutto funziona e nel finale assistiamo ad un paio di twist decisamente interessanti, pronti ad offrire, oltre all'intrattenimento, spunti di riflessioni non indifferenti rispetto a quanto siamo o saremmo disposti a fare nel momento in cui si scontrano Amore e Famiglia, o ancora peggio, combaciano.
Il risultato è una sorta di versione tamarra di cose come Minority Report, tirata quanto basta per far vincere anche la stanchezza e godere dell'evoluzione della storia, che dalla sua ha il merito di aver tenuto inchiodata al divano anche Julez che non è particolarmente amante del genere ed ancor meno dell'attrice protagonista qui presente: merito senza dubbio di Wirkola, che vorrei vedere più spesso e con la possibilità di osare, senza essere imbrigliato da regole commerciali o trappole come il già citato Hansel e Gretel - del quale pare sia in lavorazione, purtroppo, un secondo capitolo -.
Per un titolo che doveva essere semplicemente una visione da decompressione da Feste e che ha finito per mancare la Top 30 dei Ford Awards praticamente solo per una questione di tempistiche, direi che è un risultato più che dignitoso.
Se consideriamo, poi, che gran parte dello stesso è merito di un(a) Lunedì, direi che il valore potrebbe addirittura raddoppiarsi.



MrFord



 

lunedì 27 febbraio 2017

The Great Wall (Zhang Yimou, Cina/USA, 2016, 103')





Quando penso a Zhang Yimou, la mente corre sempre ad uno dei titoli che hanno dato inizio alla grande scoperta del sottoscritto come spettatore rispetto al Cinema orientale, Lanterne rosse: erano gli anni a cavallo dell'inizio del Nuovo Millennio, ed alle spalle l'infanzia passata a macinare un film dopo l'altro con mio fratello cominciavo a cercare un'identità come spettatore partendo dalla scoperta dei Classici e dei film "d'autore", che avrebbero dominato le mie visioni per almeno cinque o sei anni.
Lanterne rosse, per l'appunto, oltre a rivelare al mondo la bellezza straordinaria di Gong Li, portava alla ribalta un autore tra i più influenti del panorama cinese, che nel corso delle stagioni riuscì a raccontare storie molto semplici - da Keep Cool a Mille miglia lontano - ed altre legate alla tradizione, alla magnificenza ed alla meraviglia visiva - Hero, La foresta dei pugnali volanti, La città proibita -: dunque era lecito, nonostante una certa discontinuità venuta a galla negli ultimi anni e malgrado una produzione imponente e senza dubbio "ingombrante", aspettarsi qualcosa di quantomeno interessante da questo The Great Wall, pubblicizzato, va detto, più per la presenza di Matt Damon - con Pedro Pascal a fargli da spalla - che non per quella del cineasta cinese.
Peccato che, visione alle spalle, questo non solo risulti il film peggiore di Zhang tra quelli che ho visto finora, ma anche uno dei più brutti del duemiladiciassette: un'accozzaglia priva di identità subordinata al desiderio - presumo sempre della produzione - di portare in sala un potenziale blockbuster che mostra quanto dannosa può essere l'impronta ammeregana rispetto ad un lavoro che dovrebbe attingere alla tradizione popolare di un altro paese - a prescindere da quale sia -, all'interno della quale un praticamente perfetto, invincibile, infallibile e finto cattivo Matt Damon mostra alla popolazione locale quanto è semplice per lui sgominare un'orda di mostri che paiono un incrocio di tutti i meno riusciti della categoria della Storia recente del Cinema, conquista il cuore - pur non consumando - della generalessa d'acciaio e rinuncia - SPOILER - al bottino per salvare il compagno ed amico.
Una porcata fatta e finita, dunque, dal primo all'ultimo minuto, recitata per piacere del portafoglio - Willem Defoe imbarazzante, ma non fanno tanto meglio i due protagonisti -, pessima dal punto di vista degli effetti e della ricostruzione, scritta da cagnacci maledetti e costruita per giustificare una scena d'azione - prevedibile - dopo l'altra fino ad una battaglia finale che mi ha ricordato World War Z - e non è un bel complimento -.
Sinceramente spero davvero che la responsabilità di questa robaccia sia tutta da imputare alla già citata e bistrattata produzione, perchè in caso contrario significherebbe aggiungere un altro nome alla purtroppo nutrita lista degli ex grandi registi finiti bolliti per scarsità di idee, passione e voglia, e se così fosse sarei davvero dispiaciuto, non fosse altro per l'amore che nutro per il Cinema orientale e per il grande merito che ha avuto Zhang Yimou nel processo che ha portato il suddetto sugli schermi e nel cuore di questo vecchio cowboy.
Nel frattempo, almeno in parte, posso consolarmi: se la Grande Muraglia, infatti, resta una delle opere architettoniche più impressionanti della Storia, destinata ad essere ricordata per sempre, questo The Great Wall finirà nel dimenticatoio in tempi brevissimi, per tornare a mostrarsi giusto in tempo per la classifica del peggio di quest'anno, per fare ritorno poi all'abisso di pochezza dal quale pare essere uscito.




MrFord




 

lunedì 30 marzo 2015

Inside man

Regia: Spike Lee
Origine: USA
Anno: 2006
Durata:
129'






La trama (con parole mie): Dalton Russell sa bene quello che deve fare. E conosce il piano come le sue tasche. Una rapina, nel pieno centro di Manhattan. Arthur Case è il proprietario e socio della Banca assalita dal commando di Russell, e sa bene cosa potrebbe perdere, se il contenuto di una certa cassetta di sicurezza venisse allo scoperto. Madeleine White è una negoziatrice, una donna con le palle d'acciaio sempre pronta a risolvere le grane peggiori dei potenti, per la giusta parcella. Keith Frazier è un detective tosto ed incasinato, indagato dalla disciplinare per una vicenda di soldi rispetto alla quale si dichiara innocente e una voglia di riscatto che punta ad una promozione.
Quando le loro strade finiranno per incrociarsi, mantenere l'equilibrio potrebbe diventare decisamente difficile: a fare da arbitro, la Grande Mela, New York City, la città che più di ogni altra ha simboleggiato la modernità ed il concetto di metropoli cosmopolita.








Questo post partecipa alle celebrazioni del Black Power Day.





"Ed è qui, come direbbe il Bardo, che sta l'inghippo", sentenzia Dalton Russell, guardando in camera, in apertura di uno dei più straordinari film degli Anni Zero.
Onestamente, l'unico inghippo che mi pare di trovare, è dato dal fatto che si tratti del più grande film che Spike Lee - regista manifesto della cultura "black" - abbia mai girato, nonchè uno dei titoli più importanti, parlando di heist movies, dai tempi di Rapina a mano armata.
E non parliamo, dunque, di piccoli calibri.
Personalmente, ho sempre pensato che il problema del vecchio Spike risiedesse principalmente nella sua eccessiva ed incontrollata rabbia, e nel fatto che i suoi prodotti - anche i migliori - fossero razziali e razzisti, in una certa misura, quanto il sistema che il cineasta newyorkese cercava di criticare: il suo percorso per giungere a questo vertice assoluto, partito con Summer of Sam e passato attraverso l'altrettanto splendido La 25ma ora, ha visto come protagonista principalmente una sorta anestetizzazione del lato più black del suo approccio, affidandosi alla tecnica e ad un'ironia - in questo caso - graffiante in grado di colpire ad ogni latitudine sociale e, allo stesso tempo, fornire al pubblico una delle dichiarazioni d'amore più profonde per New York che siano state mai portate sullo schermo.
Dalla sequenza della ricerca di qualcuno che possa comprendere il linguaggio della registrazione "donata" dai rapinatori alla polizia - "Siamo a New York, qualcuno conoscerà la lingua che stanno parlando" - alla vicenda di Vikram, passando per il cellulare di Peter Hammond ed il dialogo - da antologia - tra Dalton ed il bambino con il padre tra gli ostaggi a proposito del videogame che il piccolo sfrutta come passatempo nel corso delle ore del sequestro, tutto suona come un ritratto ironico ed allo stesso tempo traboccante amore di una città ricca di contraddizioni e conflitti, dalla strada ai salotti d'alto bordo, ma ugualmente e forse proprio per questo una delle più affascinanti al mondo.
Ma Spike Lee non si limita a questo: grazie soprattutto al confronto tra Russell ed il suo antagonista - il perfetto Frazier di Denzellone Washington - con Inside man viene a galla un Cinema di genere che ricorda i Classici come Un bacio e una pistola, o i romanzi di Mickey Spillane ed Elmore Leonard impreziosito da una tecnica ed un approccio assolutamente moderni, cui fa da cornice - o da cuore - una critica meno arrembante ma non per questo poco decisa agli anni del bushismo e della cultura del terrore, culminata con una parte finale grazie alla quale, in una certa misura, tutti i protagonisti di questo intrigo finiscono per cavarsela senza però uscire puliti, quasi come se la sceneggiatura ci ricordasse l'imperfezione - ed il bello della stessa - che si cela dietro l'umanità, rappresentata alla grande dagli ostaggi della banca e dai loro interrogatori.
E dato che, malgrado qualche scivolone nel corso degli anni - cinematografico ed in termini di dichiarazioni -, il pungente Spike non è affatto stupido, Inside man finisce anche per risultare uno degli esempi migliori di confezione hollywoodiana impeccabile e titolo assolutamente perfetto nell'ambito del Cinema dell'illusione - forse, a memoria del sottoscritto, superato soltanto, in tempi recenti, dall'appena precedente The prestige -, che lega lo spettatore alla poltrona e lo trasporta di prepotenza quasi dentro lo schermo: un'evoluzione, in questo senso, è riuscita a farmi rabbrividire, nel corso della revisione concessa a questo Modern Classic grazie al Black Power Day che celebriamo oggi.
Un passaggio che, dal primo gennaio del duemilaquattordici, era accaduto soltanto una volta.
La partenza dal divano e l'arrivo a terra del sottoscritto, cocktail alla mano e culo sul tappeto, a bocca aperta di fronte al televisore: come fu per The Wolf of Wall Street.
E basterebbe questo, per definire Inside Man.
Anche se, a ben guardare, forse l'idea rende di più per definire il filmone totale di Scorsese, altro grande interprete della cultura newyorkese nella settima arte.
Ma poco importa.
Qui non c'è nessun inghippo.
Solo un fottuto, grande colpo.
Un fottuto, grande film.
Anzi, più che grande.
"Noi non dimenticheremo", si intravede su un muro dietro Denzel Washington.
La ferita del World Trade Center ancora aperta.
Neppure io dimenticherò.
Non dimenticherò quanto è grande Spike Lee quando misura l'ego di Spike Lee e diventa un dannato, enorme interprete della cultura americana.
Black e non solo.




MrFord






"Chal chaiyya chaiyya chaiyya chaiyya
chal chaiyya chaiyya chaiyya chaiyya
chal chaiyya chaiyya chaiyya chaiyya
chal chaiyya chaiyya chaiyya chaiyya."
A. R. Rahman - "Chaiyya Chaiyya" -





lunedì 26 gennaio 2015

John Wick

Regia: Chad Stahelski
Origine:
USA, Canada, Cina
Anno: 2014
Durata: 101'




La trama (con parole mie): John Wick è un ex sicario, forse il più letale che si possa immaginare e sperare di non trovare mai dall'altra parte della propria barricata.
Ma i tempi in cui il terrificante "Baba Yaga" era in servizio attivo sono ormai lontani, e lo stesso John si dedica con tutto l'amore possibile a sua moglie ed alla sua macchina: quando la malattia finisce per portargli via la prima, e la donna prepara il terreno al superamento del dolore facendogli recapitare un cucciolo, un gruppo di piccoli malviventi - tra i quali il figlio di un boss che Wick conosce molto bene - rompono l'equilibrio facendo irruzione nella sua casa e compiendo un atto del quale non immaginano neppure le conseguenze.
Spinto dal desiderio di vendetta, John riprenderà in mano le armi in modo da ricordare a chi l'ha provocato che non si deve, mai e poi mai, svegliare il can che dorme.
Specialmente se si chiama John Wick.








In un mondo perfetto, avrei bisogno quantomeno un giorno sì ed uno no di titoli come John Wick.
Il fatto che io sia cresciuto a pane ed action movies e che, dopo anni di radicalchicchismo cinematografico abbia riscoperto e di nuovo nutrito quel lato della mia natura di spettatore è ormai noto a chiunque sia capitato da queste parti, che, dunque, non resterà certo stupito di fronte all'esaltazione espressa senza se e senza ma rispetto a titoli come questo.
Certo, parliamo di opere assolutamente senza pretese, tagliate con l'accetta ed assolutamente implausibili, eppure guidate - come nel caso del lavoro di Chad Stahelski - da una passione ed una dose di pane e salame a dir poco inaudite, di quelle che, nel passato recente, ha saputo regalare soltanto il vecchio Denzellone grazie a titoli come Cani sciolti o The equalizer.
John Wick, fumettone sopra le righe dal primo all'ultimo minuto nonchè prodotto che, fosse uscito nell'ottantasei, non avrebbe sfigurato accanto ai suoi colleghi del tempo, sancisce il ritorno alle atmosfere di Speed per un Keanu Reeves in spolvero totale nonostante i cinquanta già suonati, nonchè la garanzia di divertimento assicurato per chiunque abbia voglia di un'ora e mezza abbondante di sparatorie, botte da orbi, un antieroe solitario e vincente pronto a sbaragliare un'infinità di nemici già dalla prima - beh, facciamo la seconda - inquadratura assolutamente non alla sua altezza ed un pò di sfogo per il cervello alla fine di una giornata - o di una settimana - lavorativa particolarmente stressanti.
Senza dubbio i fighettini in stile Cannibal e tutti i puristi - almeno dichiarati - della settima arte dalla puzza sotto il naso si divertiranno a stroncare e snobbare questo titolo come fosse il peggiore dei mali, ma sinceramente poco mi importa: io adoro divertirmi, e so bene che prodotti di questo genere hanno il potere di regalarmi proprio il tipo di svago selvaggio, disimpegnato ed implausibile, fracassone e ovvio nella sua evoluzione già dal primo minuto, a prescindere dagli escamotage - o presunti tali - di sceneggiatura.
Del resto tutti noi sappiamo che, nonostante l'impegno, nessuno dei criminali di turno riuscirà neppure lontanamente a mettere in crisi il protagonista, ed allo stesso modo finiamo per restare in attesa soltanto del compimento della vendetta che si presagisce fin dall'incontro con il gruppetto di scellerati ed incauti bulli di mezza tacca al distributore di benzina.
Ed il bello è proprio questo.
Film - e charachters - come John Wick sono la gioia dell'action e dei suoi fan, uno spettacolo per gli occhi, l'adrenalina e l'esaltazione da neuroni staccati che a volte sono necessarie come l'aria per poter dare respiro ad una vita fin troppo reale ed incasinata: forse cose come l'hotel esclusivo per sicari all'interno del quale vige una non belligeranza degna di Highlander sono un pò eccessive, eppure il divertimento è assicurato, il tifo spudorato per il protagonista certo, il finale open mitico.
Poco importa, poi, che Willem Defoe e John Leguizamo facciano sostanzialmente da tappezzeria, che Michael Nyqvist ed Alfie Allen propongano il loro solito personaggio, che Adrianne Palicki appaia fin troppo poco con un look dark che aumenta il fascino che aveva fin dai tempi di Friday night lights: alla fine dei conti, sarà come salire su quel bus dei primi anni novanta, pensando ancora di essere nel pieno degli ottanta.
E al sottoscritto va benissimo così.




MrFord




"Think of me, I'll never break your heart.
Think of me, you're always in the dark.
I hate your love, your love, your love.
Think of me, you're never in the dark."
Kaleida - "Think" -




lunedì 12 gennaio 2015

La spia - A most wanted man

Regia: Anton Corbijn
Origine: UK, USA, Germania
Anno: 2014
Durata:
122'




La trama (con parole mie): Issa Karpov, giovane esule ceceno musulmano giunto ad Amburgo clandestinamente, si trova al centro di un complicato intrigo spionistico legato a doppio filo alla sua ingombrante figura paterna, un ex signore della guerra, ed alla lotta al Terrore operata dalle principali agenzie americane. Quando la questione riguardante la fortuna nascosta del genitore di Issa porta quest'ultimo ad essere conteso tra i servizi segreti tedeschi e statunitensi ed una giovane avvocatessa diviene, di fatto, la sua unica speranza in termini non solo di asilo politico, ma anche umani, l'affare si complica.
Toccherà a Gunther Bachmann cercare di concludere l'operazione senza compromettere nessuno dei partecipanti alla stessa.






Personalmente, e considerati i miei gusti quasi per Natura "datati" - come giustamente converrà anche il mio antagonista Cannibal Kid -, ho sempre adorato il film di spionaggio nell'accezione "anni settanta" del termine, con quel gusto per l'attesa a fungere da motore più ancora di quanto possa fare l'azione stessa: dai mitici Il giorno dello sciacallo e Tutti gli uomini del Presidente fino ai più recenti Munich e Homeland, fatta eccezione per l'abulico La talpa - diretto dal del resto da queste parti considerato sopravvalutatissimo Tomas Alfredson - si può dire che, quando si nuota in questo burrascoso ma apparentemente quieto mare, al Saloon si ha una più che discreta garanzia di successo.
Questo La spia - A most wanted man, uscito ormai da qualche mese in sala spinto principalmente dalla presenza - l'ultima, in termini di realizzazione della pellicola - del compianto Philip Seymour Hoffman, e diretto da Anton Corbijn, già apprezzato quantomeno per la tecnica con il discreto Control ed in seguito massacrato per il terribile The american - che, almeno sulla carta, finiva per esplorare territori associabili a quelli portati sullo schermo da questo film, salvo naufragare clamorosamente nel trash involontario - può considerarsi una delle missioni portate a termine con successo dal genere spionistico.
Fotografato - e narrato - con un piglio apparentemente algido e distaccato ed al contempo poggiato sulle spalle di una sceneggiatura che, dietro i fiumi di parole e gli intrighi, finisce per essere al contrario molto appassionata - così come l'interpretazione del già citato Seymour Hoffman, che seppure non in mostra come fu con The Master regala un'altra grande perla agli amanti della settima arte -, A most wanted man - nuova conferma dell'incapacità dei responsabili agli adattamenti italiani - accompagna l'audience sfruttando la curiosità e la tensione rendendo le due ore piene di visione assolutamente godibili e per nulla rese indigeste da quella che, di fatto, è una battaglia combattuta tutta lontana dal campo - fatta eccezione per la splendida sequenza conclusiva -, senza risparmiare critiche alle dinamiche legate alla politica ed alle lotte di potere, trovando un setting interessante e fondamentalmente sconosciuto al grande pubblico - Amburgo, città portuale e pulsante, nonostante la maggior parte delle riprese siano state realizzate a Berlino - e ricordando a chi ne ha amato i momenti di sospensione le prime due stagioni dell'anche in questo caso già citata Homeland.
Ed è proprio la sospensione, il cardine di un lavoro come questo: l'incertezza pronta a regnare sempre e comunque, un filo che può spezzarsi da un momento all'altro, cambiando gli equilibri di una partita in corso da ore in assoluta parità: il charachter di Gunther Bachmann, malinconico e dipinto a mezze tinte, è il simbolo perfetto di una storia che non ha e non può pensare di avere lieti fini, la cronaca di amori solo sognati e legami tra padri e figli che esplodono nel momento in cui la politica non ha la possibilità di fare lo stesso rispetto ai conflitti tra Paesi, etnie, leader più o meno ambiziosi.
Issa Karpov, simbolo di ogni speranza destinata a spegnersi, è anche, in una certa misura, un'ammissione di colpa ed un tentativo di mostrare quantomeno alcuni degli scheletri nell'armadio della Vecchia Europa di fronte agli altrettanto sporchi ma decisamente più capaci di ignorarli States: ed il ricatto, la manipolazione, la menzogna tipici di questo tipo di prodotti diventano una cornice che, più che confondere il pubblico, o spingere in direzione di domande che possano fornire una qualche risposta, quasi affascina e stimola interrogativi che possano far indagare rispetto a quanto a fondo, come esseri umani, siamo disposti ad addentrarci nel lato oscuro, per poter mettere le mani su quello che ci interessa stringere.
Il problema principale si presenta, poi, quando alla fine della lotta finiamo per ritrovarle vuote.



MrFord



"Wanted man in California,
wanted man in Buffalo
wanted man in Kansas City,
wanted man in Ohio
wanted man in Mississippi,
wanted man in ol' Cheyenne."
Johnny Cash - "Wanted man" -




giovedì 25 settembre 2014

Thursday's child

La trama (con parole mie): come se non fossero bastate le ciofeche mortali giunte in sala nel corso delle ultime settimane - Expendables esclusi, ovviamente -, ecco giungere prontamente una selezione a metà tra il cannibalesco e lo schifido totale, che è un pò come dire tra il cannibalesco e il cannibalesco. E a peggiorare la situazione, come di consueto i commenti sconclusionati ed assurdi del mio rivale numero uno nonchè co-conduttore di questa rubrica, Cannibal Kid d'ora in poi detto CannibalKidpuntocom.


"Ford ha bocciato il mio film, e anche me: non posso tollerarlo!"

Lucy


Cannibal dice: Scarlett Johansson, che attrice, che donna! Sia che si mostri in tutto il suo splendore come in Under the Skin, sia che mostri soltanto la voce come in Lei, ogni suo film è un evento imperdibile. Persino se è la protagonista di un action firmato da Luc Besson, regista che non ho mai amato troppo. Però questo promette bene e in più sono sicuro che Ford lo detesterà, visto che si preannuncia come un film d'azione moderno senza i soliti vecchietti muscolosi. Quindi viva Luc, viva Lucy e soprattutto viva Scarlett!
Ford dice: dopo il pessimo Under the skin, la Johansson ha perso molta della sua credibilità, come donna e come attrice, dunque le aspettative per questo action dell'incostante e mai troppo amato dal sottoscritto Besson sono decisamente basse.
Almeno potrò avere occasione di bottigliare l'ennesimo filmaccio che invece il mio rivale esalterà come se fosse un Capolavorone!


Bastardi in divisa


Cannibal dice: Secondo action della settimana e a sorpresa secondo film potenzialmente cannibale della settimana. I due protagonisti Jake Johnson e Damon Wayans Jr. arrivano infatti dalla sitcom New Girl che, sebbene negli ultimi tempi sia calata parecchio, resta pur sempre una cannibalata indie-hipster con i fiocchi. Questo buddy movie poliziesco sembra quindi una roba simpatica che potrebbe piacere a me e far storcere il muso al vecchio Ford, che quello se in un action non ci sono gli ormai cadaverici Stallone + Schwarzy si mette a frignare come una ragazzina.
Ford dice: secondo finto action della settimana buono giusto per le fighette come Katniss Kid, che l'action vera non sanno neppure dove sta di casa. Potrei vederlo giusto per rimanere sul genere buddy movie, che comunque apprezzo, ma ho come l'impressione che anche a questo giro si parlerà di delusione.

"Corriamo a salvare Peppa Kid: quello non sa nuotare neppure in una pozzanghera!"
Posh


Cannibal dice: Dopo due film a sorpresa cannibali, eccone un terzo più classicamente cannibale. Si tratta di un thriller teen britannico fighetto, modaiolo e snob fin dal titolo che dalle mie parti potrebbe essere esaltato come un nuovo cult movie, mentre dalle parti di WhiteRussian non passerà mai, perché lì l'ultima tendenza sono i cellulari a conchiglia e i dischi dei Nomadi.
Ford dice: come se non fossero bastati i primi due filmetti della settimana, eccone un terzo che potrebbe diventare uno dei principi delle bottigliate d'autunno per il Saloon, considerato il piglio decisamente troppo radical che si coglie dal trailer.
Non so se sperare che sia effettivamente così per alimentare la mia faida con Cannibal o se non pensare troppo all'ennesima settimana di uscite deludenti.
Di sicuro, posso dire di adorare il cellulare a conchiglia.

"Siamo i Cannibal Kids, la nuova boy band preferita dai bimbiminkia."
Pasolini


Cannibal dice: Abel Ferrara è un regista spesso interessante, anche se l'ultimo Welcome to New York è una porcheria clamorosa. Willem Dafoe è un attore che, dopo i piccoli ruoli in Nymphomaniac, Grand Budapest Hotel e Colpa delle stelle, sembra vivere una delle annate più interessanti di tutta la sua carriera. Pier Paolo Pasolini è stato un personaggio parecchio interessante. Direi quindi che questo Pasolini si preannuncia come un film estremamente radical e molto interessante. Sapete chi invece non è interessante per niente?
Tutti in coro: Fooooord!
Ford dice: Pasolini è stato uno dei registi e dei personaggi più importanti che il Cinema italiano abbia mai conosciuto. Abel Ferrara uno dei registi più interessani che la scena newyorkese abbia mai conosciuto - almeno fino a qualche anno fa -. Defoe uno dei volti più inquietanti ed interessanti del Cinema USA - almeno fino a qualche film fa -.
Speriamo che questo film ricordi il vecchio Ferrara, e non il nuovo.
E che la blogosfera si associ al vecchio Ford, piuttosto che al finto giovane Cucciolo Eroico.

"Oh, merda. Mi tocca concedere un'intervista a Cannibal Kid."
La buca


Cannibal dice: Dopo una radical-chiccata italiana promettente come Pasolini, eccone un'altra dalle premesse invece pessime. Regia di Ciprì del duo Ciprì e Maresco, ben lontano dai livelli del duo Cannibalì e Fordesco. Cast con Sergio Castellitto, Valeria Bruni Tedeschi e l'antipaticissimo (persino più dello scontroso Ford) Rocco Papaleo. Insomma, io a questo film di sicuro do' buca.
Ford dice: mi basta Rocco Papaleo, per evitare un film. Neanche ci recitasse Cannibal Kid.

"Questo è Rocco Papaleo, l'attore preferito di Ford e Cannibal!"
L'incredibile storia di Winter il Delfino 2


Cannibal dice: In una settimana fin troppo cannibale, concediamo qualcosa pure ai più piccoli. Ecco allora la prima poco incredibile bambinata fordiana della settimana, il sequel di un film che credo manco il gestore del saloon WhiteRussian nei suoi momenti più infantili abbia mai visto.
Ford: ma che cazzo è Winter il delfino? Il fratello acquatico di Cannibal il pusillanime!? E siamo addirittura al numero due!?

"Bravo Delfino goloso! Se continui così potrai esibirti con il Cucciolo Eroico!"
Pongo - Il cane milionario


Cannibal dice: Seconda bambinata fordianata della settimana, questa volta addirittura dalla Spagna. Andale, andale, meglio girare alla larga!
Ford dice: Peppa, il cane fastidioso. Dopo il delfino, anche il cagnolino!? Stiamo scherzando!? Neanche fossi finito all'interno di una lista cannibalesca da incubo!


"Dopo le lezioni di guida di Peppa Kid, posso senz'altro battere Ford. E forse anche senza."


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