Visualizzazione post con etichetta Kenneth Branagh. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Kenneth Branagh. Mostra tutti i post

mercoledì 31 gennaio 2018

Assassinio sull'Orient Express (Kenneth Branagh, USA/UK/Malta/Francia/Canada/Nuova Zelanda, 2017, 114')




Le bieche e classiche operazioni da botteghino "di lusso", fatte di grandi produzioni e cast all stars, di norma sono un campo minato entro il quale non mi piace affatto mettere piede, considerato che il tempo è poco e se proprio devo rilassare il cervello preferisco qualche bella proposta tamarra e trash per godermela in tranquillità: come se non bastasse, nel caso in questione la forte antipatia per molti degli attori ed attrici presenti ed il fatto di non aver mai letto il romanzo di Agatha Christie o visto il celebre film di Lumet rendeva l'approccio ancora più ostico.
La tempesta di bottigliate che prevedevo alla vigilia, però, non si è abbattuta su Branagh e soci, che portano a casa la pagnotta con un compitino ben confezionato pronto ad avere le spalle ed il culo parati da una storia avvincente ed assolutamente innovativa per i tempi in cui fu scritta, ennesima testimonianza della grandezza di una scrittrice incredibile e stimolo a recuperare - come feci qualche anno fa per Dieci piccoli indiani - la storia nella sua versione cartacea.
Da una grande storia, dunque, è difficile - specie con molti soldi ed un certo mestiere a disposizione - riuscire nell'impresa di portare sullo schermo un brutto film, e Assassinio sull'Orient Express certo non lo è, grazie ad un'affascinante cornice, la giusta tensione ed un paio di immagini - soprattutto nel finale - discretamente potenti: certo, non farà mai la Storia del Cinema e resterà comunque intrappolato nel grande oceano di proposte che lo spettatore finisce per dimenticare con il tempo, eppure rispetto a quanto poco mi aspettassi - o forse proprio per quello - si lascia guardare e, chi l'avrebbe mai detto, finisce per stuzzicare anche la curiosità per il seguito - Assassinio sul Nilo, anche questo legato ad una pellicola decisamente nota - e per l'impostato e piuttosto duro Poirot dello stesso Branagh, che pur non avendo nulla dell'immagine letteraria del detective riesce a renderlo credibile senza apparire ridicolo.
Perfino gente bollita come Depp, forse perchè costretta a recitare più sotto le righe del solito, risulta meno disturbante di quanto non sia, mentre altra come la Cruz scompare dietro una storia di vendetta, moralità, giudizio e morte assolutamente attuale e profonda, che mi ha fatto tornare in mente il triste caso Lindbergh, che lasciò gli Stati Uniti dominati dalla CIA di Hoover sconvolti.
Dunque ci si trova di fronte a qualcosa di sicuramente non memorabile o creativo nella messa in scena, ma comunque pronto a presentarsi bene e a non sprecare l'occasione fornita da una storia che funziona così incredibilmente bene: la Christie, probabilmente, che fosse per una grande intelligenza o per un rapimento alieno - lei stessa dichiarò di avere avuto più volte contatti con gli extraterresti - continua ad essere avanti anni luce rispetto alla maggior parte dei giallisti di maggior successo di questa e di altre epoche, e in questo caso anche a salvare Branagh e soci da un fallimento annunciato.
L'ambientazione d'epoca, il fascino del treno a vapore e del passaggio da Gerusalemme a Istanbul fino al cuore delle Alpi innevate fanno il resto, e trasformano un potenziale film da massacro in un innocuo e piacevole divertissement dal sapore di the delle cinque, perfetto - come è stato - per un pomeriggio da giornata detox in cui riposo anche dalle bevute.
E per una volta, in perfetto stile Poirot, posso mettere anch'io da parte i disequilibri e non giudicare troppo. Piuttosto, prendere il tempo per qualche pensiero in più.



MrFord



 

giovedì 30 novembre 2017

Thursday's child







Nuovo appuntamento con la rubrica che fa del threesome il nuovo volto della critica cinematografica in rete, condotta come sempre dal qui presente e sapiente vecchio cowboy e dal finto giovane e decisamente finto sapiente Cannibal Kid, per l'occasione supportati da Alfonso Maiorino: da quale parte della barricata si sarà schierato il vero giovane blogger ospite questa settimana?


"Non c'è traccia di buon Cinema: devo essere senza dubbio a casa Goi."



ASSASSINIO SULL’ORIENT EXPRESS

"Signorina, vi ringrazio per avermi portato un pò di sano White Russian."

Alfonso: Sono un grande fan sia del romanzo sia del film di Sidney Lumet del 1974. Non so quanto questo ennesimo remake possa essere significativo, so però che i miei due colleghi potrebbero scannarsi sulle possibilità che offre questo film. Già mi immagino di fianco a me al cinema un Cannibale addormentato e un Ford annoiato dall’ennesimo remake. Ehi, ma stanno andando d’accordo in qualche modo?
Cannibal Kid: Io e Ford che dormiamo insieme?
No, smentiamo queste voci bromantiche e chiariamo una cosa: al massimo uno può infestare gli incubi dell'altro.
Probabile comunque che un giallo classico di Agatha ZZZZZ Christie diretto da Kenneth ZZZZZ Branagh mi faccia dormire alla grande. Speriamo se non altro che il cast all-stars molto glamour ah yeah mi tenga sveglio per qualche minuto almeno.
Ford: Agatha Christie è una bomba, la storia un cult del genere, peccato che la voglia del sottoscritto di sorbirsi Branagh e l'ennesimo Depp sopra le righe sia più o meno la stessa che avrei di dormire con Cannibal. Alla peggio, posso spedire lui sull'Orient Express sperando sia la vittima. Ahahahahaha!

SMETTO QUANDO VOGLIO: AD HONOREM

"Esplosivi!? Ma sarebbe bastato usare la testa di Cannibal o di Alfonso come ariete e tiravamo giù tutto al primo colpo!"

Alfonso: Per me Smetto quando voglio è una delle migliori commedie italiane degli ultimi anni e Smetto quando voglio: Masterclass un film che tenta di essere un action all’americana riuscendoci per me alla grande. Quindi abbiamo un film italiano che Ford riterrà sicuramente troppo nuovo per la sua età, che tenta di fare l’action all’americana, genere con cui normalmente il Cannibale fa sonore ronfate. L’unico che lo guarderà con curiosità sarò io a quanto pare.
Cannibal Kid: Pure per me Smetto quando voglio è una delle migliori commedie italiche recenti. Mi aveva gasato un casino, quasi quanto Ford quando ha visto Rocky per la prima volta. Cioè ai tempi in cui l'Italia era ancora una monarchia.
Non condivido invece l'entusiasmo di Alfonzie nei confronti del sequel che, per quanto dignitoso, mi era sembrato alquanto inutile e temo che la stessa impressione mi farà questo terzo e ultimo capitolo di una saga che non doveva essere una saga, bensì un film unico.
Ford: il primo Smetto quando voglio, per quanto carino, è uno dei titoli più sopravvalutati del panorama italiano degli ultimi anni, uno di quei finti cult che tra qualche stagione tutti si saranno dimenticati, mentre il secondo altro non è stato se non una fotocopia seppur guardabile del precedente. Non mi aspetto dunque niente di meno, a parte un calo qualitativo, con questo terzo.

HAPPY END

"Merda, sta arrivando Ford! Nascondete gli alcolici!"

Alfonso: Haneke è uno di quei registi in grado bene o male di mettere d’accordo tutti. Anche i due cani sciolti che ho qua di fianco. Io invece l’ho sempre guardato con un certo distacco, non riuscendo mai ad amarlo per davvero.
Cannibal Kid: Ad Alfonso non piace Haneke? Che forse abbia trovato qualcuno che ne capisce di cinema meno di Ford?
Nah, non credo. Anche perché in effetti è difficile provare amour nei confronti di un regista bastardo come l'austriaco. D'altra parte, non per generalizzare, ma non sono esattamente noti come il popolo più simpatico del mondo... Ford, te per caso hai origini austriache?
Dopo aver adorato Il nastro bianco e molto meno Amour, ci sarà un Happy End nel mio rapporto tra me e Haneke?


Ford: Haneke è un tipo tosto, senza ombra di dubbio. Nel corso della sua carriera ha regalato al pubblico davvero roba forte, ma nell'ultimo periodo mi pare si sia un po' imborghesito, tanto che il tanto decantato Amour mi è parso senza dubbio il film più "debole" della sua produzione.
Sinceramente, quando si inizia a scendere la china, gli happy end sono davvero difficili, da incontrare. Spero solo che Haneke possa smentirmi.

DADDY’S HOME 2

"E così quelli sono Cannibal e Alfonso? John, bastavi tu con un braccio legato dietro la schiena per sistemarli!"

Alfonso: Ma non è che l’unico ad aver visto il primo film tra noi tre - ma forse anche in tutto il mondo - è Ford?
Cannibal Kid: No, caro Alfonso. Il primo Daddy's Home l'avevo visto anche io e l'avevo trovato quasi simpatico. Ho detto quasi. Posso però confermare che Ford è l'unico al mondo a considerarlo un capolavoro, o qualcosa del genere. E il secondo episodio non promette per niente bene, visto che al cast si unisce Mel Gibson, ovvero l'unico uomo al mondo ancora meno simpatico degli austriaci.
Ford: ecco il film della settimana, senza se e senza ma. Il primo Daddy's home è una vera pacchia, e questo secondo capitolo, complici le presenze di John Cena e Mel Gibson, promette assolutamente scintille, alla facciazza dei radical, degli austriaci e di Cannibal Kid. E pure di Alfonso.

SEVEN SISTERS

"Devo fuggire il più lontano possibile da quei due radical di Cannibal e Alfonso!"

Alfonso: Io sta cosa che i titoli vengono “tradotti” con un altro titolo nella stessa lingua dell’originale non la capirò mai. What Happened to Monday - questo il titolo originale - è un film che vorrei vedere da tempo, sperando che veramente i Lunedì scompaiano dalla faccia della Terra. E poi Tommy Wirkola è il regista di Dead Snow 2, per me l’horror più divertente di sempre. E poi un film con sette Noomi Rapace bisogna vederlo per forza, dai!
Cannibal Kid: Io What Happened to Seven Sisters l'ho già visto e quindi potrei spoilerarvelo tutto, ma non sono così bastardo. Almeno non nei confronti del buon Alfonso. Fosse solo per quella merd di Ford, l'avrei già raccontato per filo e per segno. Forse lo farò nella mia recensione, che però devo ancora preparare. Solo che non l'ho ancora fatto perché è Saturday e non sono ispirato. Ma magari Sunday, Monday, Happy Days lo sarò.
Ford: Wirkola, concordo con Alfonso, ha regalato a tutti noi una vera chicca con lo spassosissimo Dead Snow 2, e dunque questo Seven Sisters potrebbe perfino rivelarsi una sorpresa. Ve lo saprò dire spero presto, e spero di essere completamente in disaccordo con Cannibal. Non potrei reggere l'ennesimo film di quest'anno sul quale ci troviamo dalla stessa parte della barricata.

SAMI BLOOD

"Nelle lande fordiane si finisce sempre per stare in pace. E le renne sono più simpatiche di Cannibal!"

Alfonso: Non è il film che fa per me, potrebbe essere però una di quelle robe d’essai che sembrano piacere tanto a Ford. Mi sa che mi vado a vedere le sette Noomi Rapace col Cannibale io…
Cannibal Kid: Ben venga il cinema d'essai, soprattutto da quando il sempre più commerciale Ford lo snobba. Questo film non sembra però fare nemmeno per me, troppo “campagnolo” e anni '30 per i miei gusti.
Ford: questo Sami Blood, per quanto a rischio di radicalchicchismo cannibalesco, potrebbe rivelarsi una sorpresa per tematiche ed approccio. Non sarebbe male, del resto, che il Cinema d'Autore tirasse fuori qualcosa di figo in barba ai finti intenditori come i due con i quali condivido la rubrica questa settimana.

AMORI CHE NON SANNO STARE AL MONDO

"Dove stiamo andando?" "Ford ha chiesto una scala mobile!"

Alfonso: Non so bene cosa ne pensino i due che ho qui di fianco, ma ultimamente a me gli italiani che tentano di fare cinema impegnato non mi stanno particolarmente simpatici.
Cannibal Kid: Nel 2016 il cinema italiano era troppo trendy su Pensieri Cannibali. Nel 2017 invece è più passato di moda di Ford in qualunque anno nella storia dell'umanità. Questi film tricolori lagnosi che non sanno stare al mondo quindi me li risparmio alla grande. Almeno per ora. Nel 2018 chissà quale sarà la nuova tendenza?
Ford: che il Cinema italiano non vivesse il suo periodo migliore io l'avevo capito da tempo. Cannibal ha dovuto attendere prima di essere costretto a darmi ragione. E questo film pare proprio sia la conferma della situazione.

RICCARDO VA ALL’INFERNO

"Sto proprio un gran bene vestito da Marco Goi!"

Alfonso: Ma che cos’è sta roba? Potrebbe essere talmente trash da diventare un cult per tutti noi tre. Risulterebbe sicuramente più divertente di un film d’azione a caso con Steven Seagal tanto cari a Ford.
Cannibal Kid: Riccardo va all'inferno è il nuovo infernale film di Roberta Torre, regista del cult trash di Ford Tano da morire, che io invece non avevo sopportato. Questa volta cambierò idea?
Considerando che questa versione musical dark del Riccardo III di Shakespeare ha per protagonista Massimo Ranieri e la sua insopportabile voce e fin dal trailer mi ha fatto sanguinare le orecchie, direi che pure 'sta volta io lo detesterò e Ford lo osannerà. Se non altro, finalmente un film che ci dividerà del tutto!
Ford: Tano da morire è uno dei miei supercult nell'ambito del musical, come lo sprovveduto Cannibal ben sa. Questo Riccardo va all'Inferno, però, mi ispira davvero poco e ha parecchio sapore di vecchio. Dunque, direi che a fare compagnia a Lucifero ci mando dritto il mio antagonista, e se non smette di spalleggiarlo, pure Alfonsino.

L’ETA’ IMPERFETTA

"Se non fosse per Ford mi sarei già buttata di sotto. Quegli altri due sono così noiosi!"

Alfonso: Ma che cos’è la settimana del cinema italiano impegnato? Forse però questo film potrebbe fare la fortuna mia e del Cannibale, vista l’età della protagonista - diciassettenne - e l’età mentale a cui siamo rimasti noi due. Alla lunga, potrebbe anche fare la fortuna di Ford, per altri motivi anagrafici però. E se Ford fosse il padre segreto del Cannibale? Ah no, quel finale della trama è già stato sdoganato da un altro film.
Cannibal Kid: Rivelazione shock in arrivo. Ford non è il mio padre segreto. Ford è il mio nonno segreto!
Quanto al film, sembra una cosa lesbo-teen-danzereccia stile Il cigno nero di casa nostra e potenzialmente, Haneke permettendo, promette quindi di essere il film cannibale della settimana.
Ford: il film non mi interessa per nulla, ma se dovessi venire a sapere di una sequenza come quelle di Atomica Bionda o La babysitter potrei concedere una visione soltanto a quella.

GLI EROI DEL NATALE

"Ma perchè il Cucciolo Eroico si è nascosto?" "Non lo sai? Ha paura che Ford se lo faccia arrosto se lo trova!"

Alfonso: FIlm perfetto per Ford e i suoi bambini. Io invece dal Natale cinematografico cerco sempre di starne alla larga.
Cannibal Kid: Film perfetto più per Ford che per i suoi bambini. Un cucciolo eroico come me invece di questi presunti eroi del Natale può anche farne benissimo a meno.
Ford: i Fordini, fortunatamente, hanno gusti cinematografici già soddisfacenti, tanto che nell'ultimo periodo si stanno sparando Nightmare before Christmas a ripetizione. Questi eroi, dunque, li lascio volentieri a chi avrà la sfortuna di incrociarne il cammino.
Cannibal Kid: I Fordini a quanto pare hanno già dei gusti cinematografici molto migliori rispetto al padre. Sicuri siano proprio figli tuoi, Ford?
Non è che Julez ha avuto una tresca segreta con il Mereghetti uahahah?

VASCO MODENA PARK - IL FILM

"Il prossimo pezzo è Colpa d'Alfonso!"

Alfonso: Spero in questo caso di andare d’accordo con entrambi nel detestare Fiasco...
Cannibal Kid: Guarderei questo “film” soltanto per inserirlo nell'elenco dei peggiori dell'anno. Poi però penso che potrei metterlo lo stesso, anche senza vederlo e soprattutto senza ascoltarlo. Tanto, chi se ne accorge?
Riguardo a Ford, non sarei così sicuro che lo detesti. Sotto sotto un vecchio rocker pane e salame come il Fiasco lui lo adora!
Ford: Vasco, come tanti registi e musicisti di una certa età e come Cannibal precocemente, ora come ora è abbastanza rincoglionito, ma in passato senza dubbio ha tirato fuori grandi dischi e pezzi. Sinceramente, però, di schiaffarmi il film del superconcerto della scorsa estate faccio anche a meno.

lunedì 25 settembre 2017

Dunkirk (Christopher Nolan, UK/Olanda/Francia/USA, 2017, 106')





Non è stato facile approcciare Dunkirk, ultima fatica di Christopher Nolan, illusionista del Cinema, uno dei volti più interessanti della generazione successiva a quella di Tarantino, uno dei registi più celebrati degli ultimi vent'anni.
Personalmente, ricordo benissimo la prima visione di Memento, il recupero dei suoi lavori precedenti e poi l'escalation che portò al successo planetario, passando dal mio personale favorito The prestige fino alla trilogia dei Batman, o allo splendido Inception: il buon Chris è ormai considerato una garanzia, uno di quelli che il pubblico - non importa se di nicchia o mainstream - attende al varco, pronto a criticare per tutto ed il contrario di tutto, punti di vista permettendo.
Non è stato facile, approcciare Dunkirk, perchè nel frattempo, dalla sua uscita, avevo sentito e letto qualsiasi cosa immaginabile: da chi lo ha considerato un Capolavoro a chi l'ha detestato per la sua freddezza, con tutte le sfumature del caso nel mezzo.
Nel corso della visione, personalmente mi sono stupito della scelta operata dal regista, lontana dai suoi canoni e dai generi cui è più avvezzo, ho finito per sorridere all'idea di tutti i presunti radical che hanno deciso di esaltarlo senza considerare che si tratti di una versione british di Salvate il soldato Ryan, tecnica sopraffina e furberie comprese, mi sono emozionato all'idea di tutti quei pescatori e non solo inglesi a bordo delle loro imbarcazioni pronti a fare rotta verso la Francia per salvare quelli che avrebbero potuto essere loro figli, ho ricordato che mio nonno materno, lo stesso che mi trasmise la passione per i Western e che ancora oggi ricordo per tutto il Tempo che mi dedicò sopravvisse ad un naufragio nel corso della Seconda Guerra Mondiale, prima di combattere parte della Campagna d'Africa ed avere la fortuna, per certi versi, di passare più di due anni prigioniero degli inglesi, scampando in quel modo probabilmente alla morte.
Dunkirk, senza dubbio, è grande Cinema, di quello che soltanto i registi di talento possono permettersi di portare sullo schermo.
Ma attenzione: non parliamo, comunque, di un grande film.
E non parlo di uno di quelli destinati a fare la Storia della settima arte, ma anche solo a pensare di poter insidiare quelli che, ad oggi, sono i miei personali favoriti dell'anno.
Occorre dare a Dunkirk quello che è di Dunkirk, e a Nolan quello che è di Nolan.
Personalmente, adoro i registi che percorrono più strade, senza fossilizzarsi su un genere o quantomeno cercando di adattare il loro carattere, la voglia di raccontare, a vicende differenti e lontane tra loro: Nolan ha scommesso forte su questo film, e senza dubbio, anche fosse solo dal punto di vista tecnico, ha vinto la sua partita a mani basse.
Tensione, occhio, tempi di narrazione, tutto funziona: manca forse il cuore, o la scintilla che permette ad un film di diventare "il" film, ma non per questo bisogna avere paura di riconoscere la portata di un lavoro senza dubbio impressionante, nonostante lo stesso finisca per essere destinato a quel novero di pellicole che, seppur splendide quantomeno per l'occhio, finiremo per non rivedere così facilmente.
Dunkirk non è La sottile linea rossa, o Apocalypse Now, o Full Metal Jacket, ma in tutta onestà, credo non voglia neppure esserlo.
E' semplicemente una storia, qualcosa di molto concreto, fisico, reale, che un illusionista ha voluto raccontare mantenendo come unico trucco la sua abilità con il mezzo di narrazione.
Non sarà quello che ci aspettavamo.
Non sarà come essere ingannati, e provare quel brivido che solo l'illusione può dare.
Ma del resto, è un film di guerra.
E la guerra è una delle cose più dannatamente reali che esistano.
In mezzo a qualcosa di così terribile e che noi - Nolan compreso - possiamo solo immaginare, e per fortuna, l'unica cosa che resta, probabilmente, è aggrapparsi a qualcosa che ci possa portare in salvo.
Può essere il Destino, può essere un miracolo, può essere la tecnica, può essere la voglia di arrivare in fondo.
Dunkirk ha dentro tutto questo.
Forse non sarà sopravvissuto, ma senza dubbio, ha messo tutto quello che poteva.




MrFord




lunedì 1 agosto 2016

Saloon's Bullettin #3



Preparando con molto anticipo questi primi "episodi" della nuova rubrica del Saloon e finendo per calzare la stessa come la tuta più comoda che possiate immaginare da indossare nei giorni in cui non vi frega nulla del mondo, è curioso affrontare la carrellata dei film della settimana appena trascorsa avendo appena riletto, per questioni di programmazione, uno dei post migliori che abbia scritto prima della decisione di dare una nuova direzione al blog.
Ma il bello del viaggio e dei cambiamenti è dato anche da una certa malinconia, giustamente compensata dall'elettricità delle novità e del futuro, metafora che potrebbe rendere bene l'effetto macchina del tempo delle visioni che troverete di seguito: parlando di Cinema, parto dal ritratto tutto legato all'epoca d'oro dei grandi studios di Marilyn, operazione certo più che patinata ma resa preziosa da un cast stellare - e strepitoso -, da Kenneth Branagh pronto a mettersi nei panni di Lawrence Olivier alla protagonista Michelle Williams, passando per Eddie Redmayne, Judi Dench, Emma Watson ed una marea di altri volti più o meno noti della settima arte anglosassone.
Lo spirito è simile a quello dell'Hitchcock di Sacha Gervasi, solo più concentrato sulle ombre della solitudine da diva di Marilyn che non sull'ironia del biopic dedicato al Maestro del brivido: un film in grado di accontentare il grande pubblico - storia d'amore, volti riconoscibili, messa in scena ineccepibile - così come gli appassionati soprattutto dell'epoca classica della settima arte, rappresentata dal modo di porsi naif e magnetico di una delle dive più amate e sfortunate di sempre (due bicchieri e mezzo).
La macchina del tempo, però, pur se in modo diverso, non smette di funzionare qui: direttamente dal passato del sottoscritto, la prima adolescenza degli anni novanta passati a consumare vhs con mio fratello, una sera abbiamo finito per incrociare in tv Misery non deve morire - tagliato e censurato in modo così terrificante da far apparire la prima versione apparsa ai tempi sulle reti Mediaset una cosa da Tarantino più Roth al quadrato -, uno dei migliori film tratti da Stephen King nonchè uno dei thriller che ancora oggi amo di più, sarà per l'angosciosa performance di Kathy Bates o perchè da ragazzino mi immaginavo scrittore rapito da una fan squilibrata pronto a lottare fino alla fine come Paul Sheldon.
Rivedere la pellicola di Rob Reiner, uno dei mestieranti più sottovalutati di Hollywood, oggi, a distanza di decenni e non so neppure io quante visioni, non ha tolto fascino ad un prodotto claustrofobico e costruito alla grande, dal ritmo serrato e dai meccanismi semplici ma potenti come solo i prodotti semplici ma potenti sanno essere (tre bicchieri).
Ma il Tempo non si ferma, e dunque a sole ventiquattro ore di distanza, eccomi a recuperare il recente 10 Cloverfield Lane, prodotto dai vecchi pazzoidi di Bad Robot - che avranno sempre la gratitudine del sottoscritto per Lost -, nato da una costola del primo - e da queste parti molto amato - Cloverfield seppur lontanissimo dal monster/disaster movie fracassone classico: sfruttando un ottimo John Goodman - che andrebbe goduto in versione originale - ed una serie di twist pronti a cambiare prospettiva davvero niente male, Dan Trachtenberg costruisce una vicenda in grado di mettere a nudo i pericoli dell'essere umano e la capacità di adattarsi anche a fronte dell'incredibile.
E' difficile scriverne senza correre il rischio di rivelare qualcosa che potrebbe nuocere ad una visione "vergine" della pellicola, dunque l'unico consiglio che mi sento di darvi è di viverla come se, nella situazione in cui si trovano i protagonisti, ci foste voi: prendereste per buono quello che vi è stato detto o lottereste per scoprire la verità, per quanto pericolosa, assurda e sconvolgente possa essere (due bicchieri e mezzo)?
Dato, però, che sono in vena di salti temporali, passando al piccolo schermo il balzo corrisponde a qualche secolo ed alla seconda stagione di Vikings: le vicende di Ragnar e della sua famiglia sempre più allargata portano il Jax medievale a fronteggiare minacce interne ed esterne, a partire dal fratello e rivale Rollo fino ai re anglosassoni, passando per il suo stesso sovrano, Oric.
Splendido il lavoro sui charachters di Floki - uno dei più sfaccettati e complessi della serie - ed Athelstan, sesso e violenza come se piovessero, un personaggio femminile che si candida come il più cazzuto dell'anno - e forse degli anni a venire -, Lagertha, ed una prospettiva futura che apre scenari sempre più interessanti per un titolo che pareva partito in sordina - come una sorta di costola di poco conto di Spartacus - ed ora è divenuto uno dei riferimenti per i duri da serie tv (tre bicchieri).
Chiudo in bellezza, sempre a balzi tra le epoche e riferendomi al piccolo schermo, con Vinyl, serie già di culto prodotta da Martin Scorsese e Mick Jagger ambientata nella New York degli anni settanta e dei discografici rappresentati dallo scombinato Ritchie Finestra: nonostante la perfezione tecnica e di cornice, la colonna sonora ed un'ambientazione perfetta per il sottoscritto - per quanto suonare mi rilassi tantissimo, se dovessi lavorare nella Musica adorerei fare il discografico o il manager - ho patito clamorosamente questa serie per una buona metà della stagione, finendo quasi per dare ragione a Julez, che rispetto a prodotti di questo tipo si ritrova come un pesce fuor d'acqua.
L'idea maturata, infatti, fino all'episodio dedicato ad Elvis, era che Vinyl fosse una gran bella confezione priva di contenuto, una sorta di tutto fumo niente arrosto impacchettato con il miglior cazzo di fumo esistente sulla piazza: peccato che, nell'escalation delle ultime puntate, la produzione ingrani una marcia pazzesca, non solo alimentando l'hype per la seconda stagione - che, purtroppo, pare essere stata cancellata a causa dei costi - ma dando un senso a tutta la prima.
E tutto il circo del rock and roll, quel pezzo di stronzo di Finestra, i Nasty Bits ed ogni nota suonata, sudata, scopata o sniffata diventa quello che ogni generazione, ognuno di noi, nel periodo della formazione che è quel buco nero dell'adolescenza, e da lì in avanti, sente dentro quando scopre quali sono gli artisti che cantano quello che vorrebbe cantare nel modo in cui lo canterebbe se fosse lui, davanti a quel dannato microfono.
Pronto a far venire giù l'arena (tre bicchieri).





MrFord


giovedì 30 aprile 2015

Cenerentola

Regia: Kenneth Branagh
Origine: USA, UK
Anno:
2015
Durata:
105'






La trama (con parole mie): a grande richiesta del sottoscritto, torna al bancone del Saloon con una nuova recensione Julez, che ormai è diventata la specialista di casa Ford nello sciropparsi tutti quei titoli apparentemente molto poco fordiani che finisco per non avere voglia di schiaffarmi.
Questa volta tocca alla nuova Cenerentola targata Kenneth Branagh, regista che in passato è riuscito a regare al sottoscritto ottime soddisfazioni così come schifezze abominevoli.
Quale sarà stato il risultato, questa volta?
Alla mia compagna di viaggio l'ardua sentenza.









Finalmente un film che ti da esattamente quello che ti aspetti quando decidi di vederlo.
Che può essere un’arma a doppio taglio, eh.
Cenerentola è precisamente quello che è Cenerentola. 
La morale, l’insegnamento, l’attesa del buono, la fantasia, un bel vestito, scarpe inventate da De Sade o dal signor Compeed, il lieto fine, i buoni che vincono sui cattivi.
Questo mi aspettavo, questo ho avuto.
Certo io non sono tanto tipo da principesse (se escludiamo Ariel e Merida, ma loro non contano vero? Sono ancora rock vero?) e ad un principe azzurro, per quanto buono e profondo e ricco sfondato preferisco tutta la vita un Sawyer o un Tim Riggins che di principesco non hanno una favazza secca.

Merida rock.
Quindi Cinderella non è mai stata la mia fiaba preferita, anche perché hai voglia ad essere gentile (e si metta agli atti vostro onore che io lo sono eccome) ma dopo un po’, o anche prima, io le sorellastre le avrei sfanculate e avrei loro tagliato i capelli di nascosto o fatto lo scherzo del dentifricio nelle scarpe come in Il cowboy con il velo da sposa.
Eppure devo ammettere che, complice il comparto tecnico – di mestiere e centratissimo –, mi sono goduta questa favola che non pretende di essere il nuovo “geniale” genere degli stravolgimenti delle fiabe (vedasi Into the Woods), ma riesce nell'intento di rispettare il classico che non stanca mai.
Quindi non si grida al miracolo, non è stata messa una pietra miliare lungo la strada del mondo della settima arte, non c’è stata alcuna sorpresa, però avercene film che non deludono le aspettative, anche quando non altissime. 
E bravo Kennettone mio che ci avevi lasciato un po’ per strada con un’egomania che aveva inficiato i tuoi ultimi lavori. Siamo lontani dai tuoi migliori Shakespeare (Molto rumore per nulla) ma anche dai tuoi peggiori flop (Il flauto magico).

Principesse come piacciono a me.
Il principe (che stavolta non è protagonista delle terribili nozze di sangue) è sicuramente meno noioso di altri visti in precedenza.
Cenerella si comporta in un determinato modo non solo perché è scema ma perché crede nella magia della gentilezza, così come insegnatole dalla madre, di cui è la fotocopia.
La trasformazione di zucca, topi, lucertole e oca è veramente magica.
Non ci sono grandi buchi di logica e la storia scorre liscia e senza inciampi.
Insomma, niente male per un film dal quale non mi sarei aspettata praticamente nulla.
Se dovessi avere una figlia femmina glielo farei vedere volentieri. 
Salvo poi mostrarle le foto di Tim Riggins a petto nudo.
Giusto per insegnarle il buon gusto.



Julez



 
"I sogni son desideri
chiusi in fondo al cuor
nel sonno ci sembran veri
e tutto ci parla d'amor."
Maria Cristina Brancucci - "I sogni son desideri" - 




 
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...