E' curioso come e quanto, a volte, il Cinema d'animazione di qualità - fatta eccezione per realtà ormai consolidate come Pixar o Ghibli - viaggi in direzione diametralmente opposta a quella della distribuzione: di recente, ho felicemente massacrato quell'obbrobrio ipercommerciale di Trolls, merdina gommosa targata Dreamworks che ha letteralmente invaso la Penisola, mentre più o meno negli stessi giorni passava praticamente sotto silenzio Kubo e la spada magica, produzione ben più valida e profonda ma con un appeal commerciale decisamente più scarso - almeno agli occhi di chi decide questo tipo di cose -.
Il lavoro di Travis Knight, infatti, pescando a piene mani dalle fiabe orientali - ma non solo, si noti l'ispirazione al magnifico La fortezza nascosta di Kurosawa - e dall'approccio visivo della stop motion, riesce a presentarsi come un mix perfetto di classicità vecchio stampo ed ironia moderna, tenuto vivo da personaggi che funzionano dal primo all'ultimo, un importante sottotesto legato al valore dei ricordi e della vita vissuta con chi amiamo e ci ama - leggasi principalmente Famiglia - ed un ritmo piacevole che permette al prodotto di risultare non banale ad una prima occhiata prettamente estetica: personalmente, malgrado il Fordino non ne sia stato particolarmente conquistato se non nelle fasi in cui entravano in gioco gli animali antropomorfizzati della storia di Kubo, ho trovato il tutto emozionante e ben costruito, in grado di ricordare in qualche modo il primo Kung Fu Panda e tutta la filosofia dell'outsider guidato dall'amore che ha fatto la fortuna dei film d'avventura figli degli anni ottanta da Karate Kid ai Goonies, senza per questo, per l'appunto, risultare un'operazione di mero amarcord o troppo "vecchia" - gli scambi tra Scimmia e Scarabeo sono uno spasso, ed in particolare la primate vince a mani basse nella categoria "personaggio dell'anno" per quanto riguarda i cari, vecchi "cartoni animati" -.
L'utilizzo, inoltre, di due strumenti narrativi come il viaggio ed il sogno rendono il film solido quanto piacevole da vedere a prescindere dalla vostra età anagrafica, segno che il bersaglio è stato centrato e che, in fase di sviluppo, non si è pensato solo ed esclusivamente a merchandise e doppi giochi da multisala nel weekend per famiglie senza la minima idea di come intrattenere i propri figli: e dall'utilizzo delle zie di Kubo come nemiche giurate di sua madre - una cosa quasi shakespeariana anche come rappresentazione delle due "streghe" una volta tre, e di nuovo un rimando ad un altro gioiello di Kurosawa, Il trono di sangue - a quello del nonno pronto a fagocitare il nipote e tutta la sua eredità fino ad un finale che richiama, ed è un altro richiamo alla saga di Po, quello splendido di Kung Fu Panda 3, viene da chiedersi come sia possibile che un prodotto di questo tipo resti una chicca da appassionati quasi tutti entusiasti e non un prodotto sul quale investire guardando per una volta alla qualità e non alla quantità.
Purtroppo per noi tutti, ho l'impressione che quest'ultimo quesito resterà un mistero anche per chi riesce a vedere oltre come Kubo, che porta comunque fiero lo stendardo degli outsiders regalando anche ai bimbi di questa generazione un personaggio in cui identificarsi imparando che farsi il culo aiuta sempre, e avere qualcuno che ci copre le spalle mentre ce lo facciamo aiuta ancora di più.
MrFord
















