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mercoledì 3 maggio 2017

Ghost in the shell




L'uscita in sala di Ghost in the shell in versione live action mi spaventava non poco, come del resto di norma accade rispetto a tutti i remake, reboot e chi più ne ha, più ne metta.
Il film d'animazione che faceva da termine di paragone in questo caso, infatti, non solo è oggetto di culto per almeno una generazione di fan del Fumetto e della settima arte, ma rappresentò, ai tempi della sua uscita, uno dei titoli imprescindibili per quanto riguarda gli anime, quando ancora il ruolo dei computer era decisamente molto più limitato e l'approccio decisamente più artigianale.
Considerate la mia opinione non alta della protagonista scelta - trovo la Johansson estremamente sopravvalutata come attrice e come superfiga - e le probabilità che il lavoro di Sanders potesse anche soltanto eguagliare il film "originale", l'odore di stroncatura si faceva più pesante di quello "di natura" che qui nella Pianura Padana sentiamo volenti o nolenti ad ogni periodo di concimazione: fortunatamente per me, almeno in parte, ho scoperto nel corso della visione di questo Ghost in the shell di non ricordare quasi nulla dell'evoluzione della storia, e dunque di avere la grande fortuna di affrontare il "nuovo" senza che l'ombra del "vecchio" potesse diventare necessariamente un peso.
Il risultato, però, non è stato troppo diverso.
Ghost in the shell è senza dubbio un film ben confezionato e prodotto, con ottimi effetti ed una serie di sequenze apparentemente d'effetto, il tipico incedere e la tipica chiusura da action "filosofico" che fa molto Batman di Christopher Nolan ed un cast, comunque, tutto sommato in parte: eppure è anche tristemente noioso a livello emotivo e cerebrale, e pur non pensando alla pellicola d'animazione o agli albi a fumetti che la ispirarono finisce per risultare l'ennesimo fratellino molto minore di Blade Runner - che ha di fatto influenzato tutta la fantascienza cyberpunk venuta da allora in avanti - del quale non si sentiva davvero la necessità, un giocattolone costruito a tavolino e decisamente senz'anima che spera nel successo commerciale in modo da sopperire a tutto quello che, a livello di cuore, non perviene nell'esperienza da spettatori.
Restano, almeno per il sottoscritto, le soddisfazioni di vedere un Kitano spaccaculi come ai suoi tempi d'oro da "violent cop" e qualche rimembranza di Minority Report - altro "figlio" di Philip Dick -, ma davvero poco altro: la sensazione, infatti, è che regista e sceneggiatori abbiano di fatto sperato che la presenza della Johansson finta nuda e gli effettoni potessero sopperire a dialoghi soporiferi e davvero troppo nerd per risultare fluidi, e da una quantità di spiegoni da cattivi dei fumetti - per l'appunto - da far invidia ad un qualsiasi cattivo dei fumetti.
Peccato, perchè se anche un vecchio fan colto da amnesia come il sottoscritto e privo di pregiudizi finisce per rimanere assolutamente indifferente - se non addirittura deluso - alla visione, non oso immaginare quanto possano essersi incazzati tutti quelli che, del lavoro di Oshii hanno fatto praticamente una religione.
Che avranno augurato agli autori il Kitano più cattivo possibile.



MrFord



 

mercoledì 27 giugno 2012

Biancaneve e il cacciatore

Regia: Rupert Sanders
Origine: Usa
Anno: 2012
Durata: 127'




La trama (con parole mie): ispirata dalla nota fiaba, questa nuova incarnazione gotica e guerresca di Biancaneve vede la giovane principessa tenuta prigioniera per tutta la sua adolescenza dalla perfida regina Ravenna, giunta a sedere sul trono del regno una volta eliminato il padre della ragazza.
Fuggita dal castello, sulle sue tracce viene sguinzagliato un cacciatore vedovo ed ubriacone, unico a conoscere a fondo la foresta maledetta all'interno della quale Biancaneve ha trovato rifugio: l'incontro tra i due porterà ad un'alleanza destinata a coinvolgere nella lotta contro il potere oscuro di Ravenna i nani e gli abitanti della foresta così come del regno, ansiosi di porre fine al dominio della donna eternamente giovane e dei suoi biechi tirapiedi, primo fra tutti il suo stesso fratello.
Ci sarà tempo per sacrifici, magie, amori, mele avvelenate e battaglie prima del confronto finale e dell'ovvio trionfo del Bene sul Male.




Passate - o quasi - le mode dei supereroi e dei vampiri, questo duemiladodici pare proprio essere l'anno dei ripescaggi dal bacino - a dire il vero enorme - delle favole: ovviamente, una delle protagoniste di questo nuovo trend non poteva che essere Biancaneve, forse la principessa più amata dal pubblico dai tempi dell'immortale classico targato Disney.
Così, dopo la discreta e timida Snow co-protagonista del serial Once upon a time e la pessima versione di Tarsem Singh è stata la volta di Rupert Sanders - regista esordiente - di portare sul grande schermo le gesta del suo ritratto del personaggio: palesemente influenzato da un gusto dark, lo stesso Sanders sceglie di trasformare la canterina damigella in una guerriera battagliera che deve moltissimo della sua caratterizzazione all'immaginario dei fumetti e del neo-romanticismo che negli ultimi anni ha prodotto, a livello letterario, una dose non indifferente di spazzatura in grado di fare faville soprattutto rispetto alle lettrici adolescenti.
Pur se certamente non nuova, questa versione di Biancaneve risulta comunque leggermente meno irritante di quella opposta a Julia Roberts nella già citata ciofeca firmata Singh, riportando sul grande schermo un contesto fantasy che ricorda molto le meraviglie degli anni ottanta come La storia infinita - palesemente citata nella sequenza della morte del cavallo - e La storia fantastica così come la più recente trilogia de Il signore degli anelli, rispolverando un certo gusto per l'avventura che non dispiace cucito addosso al personaggio e alla sua spalla, un cacciatore con quell'aura da eroe maledetto e solitario in grado di convincere anche la parte maschile dell'audience ad affrontare una visione altresì troppo dipinta di rosa.
La stessa regina Ravenna - interpretata più che bene da Charlize Theron -, mossa da un sentimento di rivalsa verso il genere maschile, il Tempo e la vita in genere, ha tutte le carte in regola per essere quella vecchia stronza che ogni cattiva da fiaba merita di essere, ed il look non solo oscuro ma anche decisamente "liquido" - che la donna condivide con il famigerato specchio - dalle rimembranze in pieno T-1000 style risulta funzionale ed inquietante al punto giusto per renderle il carattere che è mancato sia alla versione shampista della Roberts che a quella finto senza cuore di Lana Parrilla.
Detto così, parrebbe quasi che questo Biancaneve e il cacciatore si possa rivelare come un'inaspettata ficata, ma lungi da me e dalle mie bottiglie metterla in questi termini: il fatto è, infatti, che nonostante il prodotto risulti tranquillamente godibile nel suo essere puro intrattenimento, non esiste nulla che mi possa convincere del fatto che non si tratti di robetta buona giusto per i nostalgici della terrificante epopea twilightiana o per adolescenti in cerca della prima - non troppo convinta - cotta cinematografica o in attesa di sistemarsi ben bene in ultima fila per limonare duro due orette piene.
Tolta, infatti, la già citata Charlize Theron la coppia protagonista Hemsworth/Stewart funziona davvero maluccio, il primo a darsi da fare per un ruolo che avrei visto decisamente meglio sulle spalle di un non più di primo pelo Hugh Jackman e la seconda che continua imperterrita a percorrere la strada di sciapissima predestinata che, al contrario dei nani, non seguirei neppure se, per citare il Cannibale ed il suo libro presto recensito da queste parti, "riuscisse a tramutare l'acqua in birra".
Per il resto, la pellicola risulta una sorta di versione minore delle fiabe dark di Tim Burton - quello vero, non la controfigura da due soldi che ne ha preso il posto negli ultimi anni - filtrata attraverso scopiazzature e citazioni di film più o meno memorabili, dal pessimo Solomon Kane al sottovalutato e decisamente interessante Robin Hood firmato Ridley Scott, per finire con una clamorosa scena-fotocopia della meraviglia di Miyazaki La principessa Mononoke - tutta la sequenza del cervo nel cuore della foresta giustificherebbe un'accusa di plagio da parte del Maestro giapponese -: troppo poco per brillare di luce propria o fare breccia negli appassionati di Cinema più esigenti o nel pubblico che si conceda più della visione di routine nel multisala del weekend.
Certo, gli incassi - almeno in Usa, ma scommetto sarà lo stesso anche qui da noi - hanno già premiato il lavoro di Sanders, tanto che pare sia stato già annunciato addirittura un sequel - del resto, il finale risulta aperto soprattutto rispetto al potenziale triangolo amoroso tra Biancaneve, il cacciatore e l'amico d'infanzia della protagonista William, figlio del Duca alla guida dell'esercito che segna il riscatto del regno rispetto alle forze di Ravenna -, eppure tutto mi fa supporre che meglio di così non si possa fare, considerata la materia a disposizione - in termini di talento, principalmente -.
Di sicuro dunque non tratterrò il fiato in attesa di questo nuovo capitolo, e mi accontento di sapere di essere passato quasi indenne attraverso la visione di questo primo film: poteva andare decisamente peggio.
Chi ha avuto esperienza in ambito twilightiano, sa benissimo di cosa sto parlando.


MrFord


"Two times in.
I've been struck dumb by a voice that
speaks from deep
beneath the endless waters.
Twice as clear as heaven,
twice as loud as reason.
Deep and rich like silt on a riverbed
and just as never ending."
Tool - "Undertow" -


 
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