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giovedì 1 agosto 2019

Thursday's child



Benvenuti ad una nuova puntata della rubrica a tre un tempo a due più combattiva della blogosfera, dedicata alle uscite cinematografiche di agosto e caratterizzata da due grandi rivelazioni: la prima è che l'ospite della settimana è nientemeno che MrInk, primo ospite della versione "triangolare" di questo format, e la seconda è che con questa puntata io ed il mio rivale Cannibal Kid abbiamo deciso, dopo anni di onorata carriera, di chiudere questo spazio.
Una decisione che, considerati gli ultimi mesi di stanca, la situazione della blogosfera e chi più ne ha, più ne metta, ci stava tutta: questo non significa, ovviamente, che la nostra rivalità avrà fine, ma che si rinnoverà attraverso nuovi confronti, e chissà, magari in un ritorno a sorpresa - più o meno - delle care, vecchie Blog Wars.


MrFord

"Hey, Jodie, io volevo essere in quell'altro film che parla di wrestling, perchè diavolo sono finito qui!?"
Una famiglia al tappeto
(1 agosto)

"Finalmente abbiamo messo al tappeto Cannibal. Ora la rubrica la conduciamo insieme a Ford."
Mr. Ink: Per anni e anni, da ragazzino, sono stato un patito di wrestling. Non sono più aggiornato da un po’. Accanto a The Rock, Triple H e John Cena, però, ricordo loro: le Divas. Bionde e sexy come le conigliette di Playboy. Qualcuna se le dava di santa ragione. Qualcuna – per esempio Stacy Keibler, ex fiamma di George Clooney – era più interessata alle paparazzate che al ring. Fare un film sulla giovane Paige, lottatrice atipica con il look da rocker e il nome di una delle sorelle Halliwell, poteva essere interessante: mio fratello mi parla di uno scandalo sessuale che l’ha vista coinvolta e di un infortunio, purtroppo, che l’ha costretta presto al ritiro. Restando su toni più superficiali, invece, il film è un’innocua favoletta femminista sulla scia di Glow con la prezzemolina Florence Pugh. Già visto, se ne scriverà a breve.
Cannibal Kid: Mr. Ink era un patito di wrestling?!?
Questa non me l'aspettavo. Questo sì che è un colpo basso! Che Mr. Ink e Mr. Ford in realtà siano la stessa persona? Se non altro, come chiunque abbia superato gli 8 anni di età, Ink ha smesso di seguire questo “sport”.
Anche io comunque ho già visto questo film e devo dire che... mi è piaciuto un sacco. Sorpresa! Dopo Glow, il wrestling femminile mi ha messo di nuovo al tappeto. Quello maschile invece continua a sembrarmi una fordianata pazzesca.
Ford: sapevo della passione di Ink, che ovviamente sostengo e che anzi, sul buon esempio del fratello, gli consiglio di rispolverare. Non ho ancora visto il film - ma è tra le visioni obbligate delle vacanze -, ma quello che posso dire è che la figura di Paige è stata senza dubbio una delle più importanti per il cambiamento avvenuto nel wrestling femminile degli ultimi anni: la ragazza è sempre stata parecchio turbolenta - le sue relazioni sentimentali ed i gossip conseguenti ne sono la prova -, ma sul ring era un vero talento, e l'infortunio che l'ha costretta al ritiro giovanissima è stato uno dei più grandi torti al wrestling che il destino abbia giocato nel passato recente. Ad ogni modo, aspetto di essere messo al tappeto.

Hotel Artemis
(1 agosto)

"Io sono venuto per soccorrere Cannibal, mica questo qui! Pare che Ford l'abbia conciato davvero male!"
Mr. Ink: Un trafficante, un assassino, due ladri e un poliziotto s’incontrano in un ospedale privato. Sembrerebbe proprio l’inizio di una barzelletta triste, di quelle che raccontano gli zii alticci (o Ford, anticipando la battuta del Cannibale) alle cene di Natale. Si tratta, in realtà, di un thriller futuristico con un cast decisamente popoloso, che medie disastrose e un poster italiano realizzato con gli scart di Paint hanno reso a malapena adatto per una timida distribuzione estiva. Neanche il piacere di rivedere Jody Foster, di recente regista di film e serie TV tutt’altro che memorabili, può spingermi a fare il check-in all’Artemis.
Cannibal Kid: Film che latita nell'hard-disk da mesi, la sua uscita italiana mi ha ricordato della sua esistenza. E ora che me ne sono ricordato, posso dimenticarmene di nuovo. Di cosa stavamo parlando?
Ford: altro film che mi pare sinceramente scarso e che non intendo recuperare neppure alla vigilia delle ferie, quando la serata film diventa una vera e propria goduria, specie sapendo che il giorno dopo ci attende il mare invece che il lavoro. Passo oltre senza troppi patemi.

Fast & Furious – Hobbs & Shaw
(8 agosto)

"Questa rubrica chiude: non posso fare altro che perdermi in un trip per combattere il dispiacere."
Mr. Ink: The Rock e Jason Statham chi? Ospitato da due boss come Ford e Cannibal Kid, esperti in risse (verbali) da orbi, mi sembra una scortesia grande preferire la compagnia dei protagonisti dell’ennesimo Fast & Furious (reboot, prequel, boh: non so cosa sia) alla loro. Lo salterò per questo motivo perciò, e non perché non abbia mai visto in vita mia un capitolo della serie action.
Cannibal Kid: Mr. Ink, non hai mai visto manco un Fast & Furious? Devi recuperare il primo, un caposaldo della tamarraggine dei primi anni zero, mentre il resto della saga è più che altro trascurabile. Curiosamente, a introdurre Ford alla visione di questa serie cinematografica ero stato proprio io. Riuscirò a convincere pure il poco tamarro autore del blog letterario Diario di una dipendenza? Tutto può succedere, tranne che questo non necessario spin-off dedicato alla versione action-hero di Ford & Me, ovvero Hobbs & Shaw interpretati da Dwayne Johnson & Jason Statham, si riveli un capolavoro.
Ford: questo spin off di un franchise partito decisamente male e divenuto interessante con l'arrivo di The Rock e del suo livello oltre misura di tamarraggine promette di essere uno dei guilty pleasure fordiani dell'estate: botte, casino, The Rock, Statham, altre botte, esplosioni, altre botte. E, sempre in tema di wrestling, la comparsata di un parente dello stesso Dwayne Johnson, considerato da molti come il "nuovo John Cena", Roman Reigns. Direi che non posso perderlo.

Il sole è anche una stella
(8 agosto)

"Ho talmente paura di questo film che non vado oltre la locandina."
Mr. Ink: Lui, asiatico, incontra lei, giamaicana con il visto in scadenza. Hanno un giorno insieme, New York e pochissime speranze di lieto fine. Sembra tutto talmente teen e adorabile, ovviamente, che lo conosco già. Lo scorso anno ho letto infatti l’omonimo romanzo di Nicola Yoon, giù autrice del passabile Noi siamo tutti, con un coinvolgimento che non mi sarei aspettato. Un po’ Serendipity, un po’ Prima dell’alba, come risulterà in sala un genere che, di solito, preferisco leggere sotto l’ombrellone anziché guardare?
Cannibal Kid: Finalmente Mr. Ink rivela il suo lato più cannibale, e finalmente la programmazione cinematografica di agosto mi regala una youngadultata strappalacrime come si deve. A piangere mi sa però che sarà più che altro Ford. Dal terrore.
Ford: in effetti, questo promette di essere l'horror più terrificante dell'estate. E di fronte ad una cannibalata tale, giro bene al largo.

Crawl – Intrappolati
(15 agosto)

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Ford e Katniss Kid durante la stesura dell'ultima puntata della rubrica.
Mr. Ink: Gli animalisti devono essersi rotti i cosiddetti. Squali intrappolati negli uragani del trash, squali che nuotano nei supermercati sommersi, squali alle prese con le grazie di Blake Lively o Mandy Moore strizzate in drammatici bikini colorati. Insomma, non soltanto Steven Spielberg. E alla lobby dei coccodrilli giganti, invece, chi pensa? Il francese Alexandre Aja, dopo avermi divertito da morire con Alta tensione, Le colline hanno gli occhi e Piranha, ci porta in uno scantinato allagato. Una trappola mortale, in cui la suddetta belva assassina può tormentare Kaya Scodelario: piuttosto misera a livello di curve, vero, la fanciulla britannica di Skins è comunque una bellezza da non sottovalutare. Produce Sam Raimi.
Cannibal Kid: Una robaccia survival trash con i coccodrilli giganti? Ma questa è una fordianata gigante che non guarderò mai!
Ah, la protagonista è Kaya Scodelario? Corro subito a guardarlo!
Ford: Aja è piuttosto incostante, ma il suo livello di trash abbastanza elevato da farmi considerare questo survival con coccodrillo gigante annesso come un altro dei guilty pleasures da ombrellone che mi sa tanto dovrò cercare di recuperare, immaginando una delle future battaglie con il Cannibale con me nella parte del rettile mangiatutto e lui in quello della damigella in pericolo.

Il re leone
(21 agosto)

Cannibal Kid e Ford si salutano prima delle vacanze.
Mr. Ink: Margo Mengoni ed Elisa sono le versioni italiane di Donald Glover e Beyoncé. Doppieranno Simba e Nala, tanto nel cantato quanto nel parlato, nel’ennesimo live action non richiesto. Ripeto, signore e signori, Mengoni ed Elisa: e c’è chi, con anni d’anticipo, osa lamentarsi se la prossima Ariel sarà impersonata da un’attrice di colore? Di questo passo attendiamo Crudelia doppiata da Alessandra Amoroso: i dalmata, così, si ammazzeranno direttamente da sé, per la gioia delle pelliccerie di ogni dove.
Cannibal Kid: Considerando che già la versione originale a livello musicale non è niente di che, per quella italiana c'è proprio da aver paura. Anche se la scelta di Elisa non mi sembra così malvagia. Considerando inoltre che già ero stato tra i pochi al mondo a non aver sopportato la ruffianissima e fordianissima pellicola animata, questa “nuova” versione, non richiesta soprattutto da me, me la sbranerò. Se mai la guarderò.
Ford: la Disney, in evidente crisi di idee, continua a propinare al pubblico live action dei suoi film d'animazione più noti e amati. E, a meno di pressioni insostenibili dei Fordini, farò come ho già fatto con Dumbo e compagnia bella. Finta che non siano neppure usciti.

La rivincita delle sfigate
(21 agosto)

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"Ti senti davvero una sfigata?" "Mai quanto un blogger cinematografico!"
Mr. Ink: Inaspettato successo di critica in patria, Booksmart – esordio alla regia dell’attrice Olivia Wilde – arriva in Italia storpiato da un titolo a misura di Giffoni. Ritratto adolescenziale annunciato come fresco e divertente, per alcuni già iconico, potrebbe essere una delle maggiori sorprese di una stagione dichiaratamente fiacca. Dopo Eight Grade (se vi manca, recuperatelo!) ho lasciato un posto vuoto per un altro romanzo di formazione, sperando che quest’opera prima sia proprio il diamante grezzo di cui si legge in anteprima.
Cannibal Kid: Dai, dai, dai. Un film teen che si preannuncia come il Lady Bird di quest'anno e che si prenota un posto tra i miei nuovi cult personali. Alla faccia di quello sfigato di Ford, uahaha!
Ford: nonostante le apparenze cannibalesche - paurosamente cannibalesche - questo film potrebbe rivelarsi la sorpresa del mese e forse dell'estate, considerato che incuriosisce perfino un tamarro senza ritegno come il sottoscritto. Speriamo bene.

Submergence
(22 agosto)

"Questa rubrica chiude." "Sono distrutto dal dolore."
Mr. Ink: Nomen omen. Sumbergence, dramma romantico con a bordo una coppia di belli e bravi da paura (Michael Fassbender, nella fantasia di qualche fan, probabilmente si è spupazzato entrambi), è stato sommerso e superato dagli altri titoli girati nel mentre da Alicia Vikander e James McAvoy. Io stesso me l’ero procurato in lingua per poi dimenticarlo presto e senza rimpianti sul mio Hard Disk. C’è da aggiungere l’aggravante, poi, che il cielo non brilli da un po’ sulla filmografia ondivaga del regista Wim Wenders... Meriterà finalmente una rispolverata, e il recupero?
Cannibal Kid: Se manco a un fan di Alicia Vikander come me è mai venuta voglia di guardare questo potenziale polpettone che ha già due anni sul groppone, dubito che verrà a qualcun altro. Forse giusto a quel tenerone di Ford, uno dei pochi al mondo a cui quell'altro polpettone con la Vikander, alias La luce sugli oceani, era piaciuto ancora più che a me.
Ford: La luce sugli oceani era stato una grande e inaspettata sorpresa, ma c'è da dire che in quel periodo ero a casa per il mio anno sabbatico dal lavoro ed avevo le energie fisiche e mentali per affrontare polpettoni di ogni genere. Ora mi pare più difficile, dunque penso che lascerò Wenders ancora per un pò in standby.

Charlie Says
(22 agosto)

"Stasera White Russian per tutti, e poi si va a far visita a un certo Marco Goi!"
Mr. Ink: Il famigerato Charles Manson si contende il titolo di cattivo dell’anno con il nostro Matteo Salvini. Spunto prima per un orribile film di serie Z con la rediviva Hilary Duff nei panni di Sharon Tate, poi per l’ultimo attesissimo Quentin Tarantino, il carismatico sussurratore dallo sguardo infernale ha questa volta il volto di uno dei Doctor Who più noti nel ritorno in sala di Mary Harron. Sia per il passaggio in Laguna, sia per la regista che – a proposito di squinternati da manuale di psicologia – firmò il cult American Psycho, ci si fida.
Cannibal Kid: Come antipasto per il film di Tarantino ci potrebbe stare. Anche perché pure io di Mary Harron mi fido, così come non mi fido di James Ford, Charles Manson e Matteo Salvini. I tre cattivi dell'anno. E di sempre.
Ford: Manson è un personaggio che mi ha sempre infastidito, un pò come Cannibal, e parlando di psicopatici e serial killers non è mai stato tra i miei favoriti. Eppure, non fosse altro che per fare da anticamera a Tarantino, una visione ci potrebbe stare. Potrebbe.

Attacco al potere 3 – Angel Has Fallen
(28 agosto)

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"Cannibal? Sto venendo a prenderti."
Mr. Ink: Perché, ne hanno fatto pure altri due? Gerard Butler, accusato del tentato omicidio del Presidente degli Stati Uniti (no, non Donald Trump: la storia allora sarebbe molto diversa), si vendica insieme a papà Nick Nolte. L’attore protagonista, per l’occasione, rispolvera in parte il canovaccio di Giustizia privata – thriller tamarro che, a sorpresa, mi era piaciuto parecchio ai tempi – e ruba il ruolo all’ormai intercambiabile Liam Neeson. Gerard, che mi combini: la precedenza agli anziani!
Cannibal Kid: La precedenza agli anziani non viene data nemmeno in questa rubrica. Ford infatti è sempre l'ultimo a commentare. Mentre sarà il primo (e unico) a guardare questo nuovo inutile capitolo di una saga che per me poteva tranquillamente finire già al trailer del primo film.
Ford: Gerardone Butler è uno dei fordiani più fordiani degli ultimi anni, anche se ammetto che la saga di Attacco al potere è quasi troppo perfino per me. Avendo visto gli altri due ed essendo in agosto potrebbe scapparci anche questo numero tre, ma non garantisco. A meno che il Gerardo non mi prometta di darle a Trump, Cannibal o entrambi.

The Rider – Il sogno di un cowboy
(29 agosto)

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"Questo sarebbe il sogno di Ford."
Cannibal Kid: Sono felice che i miei colpi di teatro siano apprezzati, almeno da qualcuno. Un altro colpo di teatro è l'annuncio che questa sarà l'ultima puntata della rubrica sulle uscite cinematografiche. Però se non altro si chiude alla grande. The Rider a me è piaciuto decisamente, ma credo che Ford potrebbe trovarlo addirittura uno dei più bei film del decennio. E una pellicola gradita da entrambi è un altro colpo di scena clamoroso.Mr. Ink: Tante cose possono dirsi del Cannibale, belle e brutte, ma non che non abbia un certo gusto per i colpi di teatro: me lo conceda a cuor leggero anche Ford. Chi non legge le sue classifiche di fine anno per sapere quale film di nicchia, all’ultimo momento, ha tirato fuori dal cilindro? Nel 2018, fra gli altri, è stato il turno di The Rider. Dramma western alla Kent Haruf, acclamatissimo nel circuito indie, che potrebbe regalare gioie e lacrime di commozione anche su White Russian. E quando un piccolo film mette d’accordo il Gatto e la Volpe, diciamolo, non può che essere grande.
Ford: non mi ricordavo di questo colpo di teatro del Cannibale, e dunque mi segno di recuperare questo The Rider - che promette benissimo - in modo da poterne parlare appena tornerò dalle vacanze, anche se sarà durissima farlo rischiando di essere d'accordo con il Cucciolo Eroico, così come è stata dura essere d'accordo con lui nel decidere di chiudere questa rubrica.

Teen Spirit – A un passo dal sogno
(29 agosto)

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"Questo sarebbe il sogno di Cannibal."
Mr. Ink: Ha il titolo che fa pendant con una canzone dei Nirvana ma, nella colonna sonora interamente cantata dalla protagonista, si scorgono a colpo d’occhio alcuni dei successi pop più trasmessi di questi anni. In attesa di vedere Natalie Portman in Vox Lux ed Elisabeth Moss in Your Smell, ci si godrà con gli occhi a cuoricino il talento e la bellezza della mia sorella Fanning preferita. Benché il sottotitolo suggerisca un musical in stile Disney Channel, meglio fidarsi della fotografia cupa alla Refn e della prova alla regia di Max Minghella, figlio d’arte conosciuto come attore (è Nick, l’autista innamorato) in The Handmaid’s Tale. Off topic: su YouTube, intanto, cercate il duetto fra Elle e Woodkid e alzate il volume a palla.
Cannibal Kid: Per chiudere alla grandissima per sempre questa rubrica, dopo il gioiellino The Rider ecco un altro potenziale nuovo cult assoluto. Per abbassare un po' le aspettative devo ricordarmi della cocente delusione provocata di recente da Vox Lux. Questa volta spero comunque che tutto vada per il verso giusto. Elle Fanning in versione popstar è già la mia nuova popstar preferita e un film del genere qui su Pensieri Cannibali già solo dal titolo è a un passo dal sogno. E a un passo dal cult.
Quanto alla fine della nostra rubrica sulle uscite cinematografiche, rappresenta invece la fine di un incubo. Almeno per un po' potrò starmene beato senza le opinioni spesso discutibili, e ancor più spesso detestabili, di Mr. James Ford. Tranquilli però che la nostra rivalità continuerà ancora. Cannibal VS Ford, la sfida prosegue. Coming soon su Pensieri Cannibali e WhiteRussian.
Ford: si chiude questa puntata - e la rubrica - con un potenziale cult cannibale che spero sinceramente di poter massacrare alla grande, più che altro perchè, ora che un capitolo è alle spalle, la rivalità più lunga della blogosfera ha bisogno di nuove sfide, e nuova benzina gettata sul fuoco. Non sia mai che si lasci questo spazio troppo vacante, del resto.


lunedì 16 ottobre 2017

L'inganno - The beguiled (Sofia Coppola, USA, 2017, 93')





Ricordo la prima volta in cui ebbi modo di incrociare il cammino di uno dei cult più sconosciuti e sottovalutati del Cinema made in USA anni settanta, quel La notte brava del soldato Jonathan, ispirato dal romanzo The beguiled, che prendeva il machismo, il repubblicanesimo e tutto il maschilismo di Don Siegel e Clint Eastwood, due delle icone dei tempi legate a questi concetti, e le ribaltava grazie ad un thriller "femminista" come forse non si erano mai neppure immaginati.
L'idea, dunque, di un remake realizzato più di quarant'anni dopo da una regista dalla carriera altalenante - Sofia Coppola è riuscita a regalarmi graditissime sorprese come Il giardino delle vergini suicide o il troppo bistrattato Somewhere ed altre decisamente più indigeste come il sopravvalutato Lost in translation o il recente e più che vuoto Bling Ring - non mi attirava granchè, consapevole del rischio che lo stesso avrebbe comportato in termini di bottigliate.
Prima, dunque, che i nodi vengano al pettine, meglio specificare le cose: L'inganno non è un film da bottigliate, Sofia Coppola ha realizzato - tecnicamente parlando - davvero un prodotto di livello, rispettando la pellicola originale - considerato che in questo periodo, Blade Runner docet, i remake o seguiti o che dir si voglia rischiano di finire sulla graticola in men che non si dica - e nonostante il ritmo, la cornice ed il genere assolutamente fruibile e scorrevole - l'ho visto al termine di una giornata fuori porta sfiancante in compagnia del suocero Ford sostenuti entrambi da numerosi gin tonic, e senza che si crollasse dal sonno, che in quelle condizioni è tutto dire -.
Eppure, era inevitabile scontrarsi con un eppure.
Questo The beguiled - adattato non al meglio, pur se meglio dell'originale -, infatti, nonostante un comparto tecnico di livello decisamente buono, finisce per perdere il confronto con il suo predecessore principalmente a causa dell'utilizzo e della scelta del suo protagonista: non che abbia necessariamente qualcosa contro Colin Farrell, ma il Caporale McBurney dell'attore irlandese manca quasi completamente del carisma e dell'appeal di quello portato sullo schermo da Eastwood, apparendo più come un viscido approfittatore nella versione della Coppola - scelta che potrebbe essere anche stata voluta, non è da escludere - che non come il maschio alpha che si considera gallo nel pollaio e predatore e finisce inesorabilmente per essere smentito nel peggiore dei modi come in pochi altri film da ribaltamento pronti a sottolineare il vero equilibrio delle forze tra i sessi - originale di Siegel a parte, mi tornano in mente solo Holy smoke e Ritratto di signora -.
La mancanza, da questo punto di vista, di forza da parte del main charachter - o quello che si crede tale - finisce così per minare la resa della pellicola in generale, o quantomeno limitarne la portata, finendo per dare l'impressione del lavoro compiuto soltanto in parte e dunque in grado di arrivare e conquistare soltanto parzialmente la critica "dura e pura" probabilmente legata all'originale così come il pubblico occasionale alle prese con un titolo che finirà per mettere fin troppo a dura prova.
Il tutto senza contare un coraggio non pervenuto che nel millenovecentosettantuno portò Siegel addirittura a dirigere la scena di un bacio tra Eastwood quarantenne e la sua compagna di scena tredicenne, impensabile oggi.
Un vero peccato, perchè il cast femminile al contrario pare decisamente efficace ed azzeccato nelle scelte, e possa piacere oppure no all'occhio maschile che lo guarda tiene perfettamente il palcoscenico ed intriga neppure tutti gli esemplari di ominide fossero di colpo nei panni non troppo fortunati di McBurney, dall'illusione all'inganno, fino all'inevitabile conclusione.
Curioso come, ad ogni modo, uno dei registi più repubblicani della Storia di Hollywood ed il suo attore feticcio siano riusciti, almeno ai miei occhi, a rendere più netta la presa di coscienza dell'Uomo rispetto alla Donna rispetto ad una regista "rosa" resa più sicura dalle coscienze risvegliate del Nuovo Millennio.
Forse è anche questo un inganno.
O forse il bisogno, la solitudine, l'amore, il dolore, l'odio, la passione, finiscono per filtrare la realtà diversamente da quanto non sia.
L'importante, in questo caso, è accorgersi di tutto prima che sia troppo tardi.




MrFord




 



martedì 22 novembre 2016

The neon demon (Nicolas Winding Refn, Francia/Danimarca/USA, 2016, 118')





Caro Nicolas Winding Refn, io ti ho sempre voluto bene, ho amato tantissimo molti - quasi tutti, a dire il vero - tuoi film, ma te lo devo proprio dire: se fossi la Liv cui è dedicato in chiusura The neon demon, ti manderei affanculo così tanto che dovresti ringraziare di non vederti rifatti i connotati a suon di parolacce.
Certo, la colpa è anche mia, che ho deciso in un giorno solo di farmi del male e vedere questo film dopo aver subito la tortura di Knight of cups, che conosco bene il Cinema di Lynch - cui questa roba deve molto, se non tutto - e spero sempre, una volta stabilito un certo legame con un Autore, di partire in vantaggio.
Certo, The neon demon è diretto e fotografato impeccabilmente, ma questo l'avrebbero saputo dire anche gli spettatori da centro commerciale la domenica.
Certo, è la prima volta che in cui mi tocca stroncarti, dunque avrei potuto anche essere più indulgente.
Ma proprio non ce la faccio.
Perchè The neon demon non solo è una merda fumante ben impacchettata, due ore di noia ed autoreferenzialità, ma un vero insulto - neanche l'avesse girato una delle mie nemesi come Lars Von Trier - a quelli che sono stati i veri Maestri della settima arte - resto convinto che se uno come Kubrick avesse visto la sequenza della tomba aperta con la truccatrice psicopatica all'interno nel mezzo del campo di fiori neanche fosse un quadro avrebbe preso Refn a calci in culo fino a fargli desiderare di essere sottoposto alla Cura Ludovico -: ho detestato questo film pur avendolo approcciato nella speranza di sbugiardare tutti quei critici che l'avevano fischiato a Cannes e dunque bersagliato all'uscita in sala, ne ho patito il ritmo, l'inutile scabrosità - che poi, a dirla tutta è un prodotto "scandaloso" solo sulla carta -, la vuotezza, la totale mancanza di empatia e passionalità, la voglia di raccontare una storia al pubblico o anche solo rapirlo, proprio come capita con le pellicole anche più ostiche del già citato Lynch - il paragone con un cult del livello di Mulholland Drive è impietoso -.
The neon demon è tutto quello contro cui lotto del Cinema da quando ho aperto il blog, il simbolo del ciarpame che mi sono lasciato faticosamente alle spalle dopo gli anni di formazione in cui più un lavoro era (apparentemente) complesso ed "artistico", meglio era, l'alternativismo spocchioso ed arricchito di registi ormai intossicati dalla tecnica e totalmente privi di idee interessanti e soprattutto della voglia di trasformarle in immagini.
Caro Nicolas, da queste parti non avrai i cuoricini della tua dedica.
E sappi che faccio questo anche per Liv, chiunque sia.
The neon demon,  per parafrasare un noto personaggio del Cinema nostrano, è una cagata pazzesca.
Considerato, però, che siamo al cospetto di un grande artista, cercherò di usare termini più adeguati: Refn, vaffanculo.
Con il cuore.
Tu e il tuo demone.
Nel caso ne sentissi il bisogno, qui c'è un esorcista pronto a prendere a calci rotanti entrambi.




MrFord




 

martedì 10 giugno 2014

Maleficent

Regia: Robert Stromberg
Origine: USA, UK
Anno: 2014
Durata: 97'





La trama (con parole mie): tutti conoscono, chi più chi meno, la fiaba de La bella addormentata, giovane principessa finita vittima di un incantesimo scagliato da Malefica e salvata dal bacio del vero amore. Ma la realtà della favola pare sia tutta un'altra cosa: a raccontare al pubblico come si sono svolti davvero i fatti è una misteriosa narratrice che riprende il filo di questa storia da molto tempo prima del suo principio più noto, quando la stessa Malefica, la più potente tra le fate, non era altro che una ragazzina, ed il suo regno, popolato da creature magiche, cercava di mantenere la distanza giusta affinchè la vicinanza del dominio degli umani non portasse ad un'altra guerra.
L'incontro casuale tra la stessa Malefica ed il giovane Stefano darà inizio ad una serie di eventi che nessuno dei due potrà davvero prevedere, e che avrà ripercussioni così grandi da scuotere le fondamenta dei due lati del confine.








Le fiabe, nel corso delle ultime due o tre stagioni, devono proprio aver avuto un brutto effetto, su Cinema e TV, di quelli simili alle sbronze che ti prendono male, pronte a farti pentire di tutto e del contrario di tutto sia durante che dopo.
Ricordo che, da bambino, Disney o audiocassette che fossero - le collane da edicola, in questo senso, erano pressochè perfette -, i Classici della Letteratura per bambini regalavano al sottoscritto emozioni e brividi che ancora oggi sento sulla pelle, che si parlasse di avventure, storie d'amore, pentimento, riscatto o puro e semplice terrore, da Il canto di natale a La bella e la bestia: le fiabe avevano qualcosa di magico a partire dalla loro semplicità, pronta spesso e volentieri a celare una profondità decisamente maggiore, nonchè specchio di una realtà scomoda interpretata dai loro autori in modo da dimenticare, probabilmente, ansie e zone d'ombra.
Poi, con l'avvento del colosso Disney, tutti parvero di colpo dimenticarsi di un certo tipo di atmosfera almeno fino ad una manciata di stagiorni or sono, quando da Gilliam alla serie Once upon a time il mondo dei Grimm e soci venne rispolverato e riadattato alla "modernità": con l'onda lunga generata da questo fenomeno, spesso e volentieri l'associazione alle favole è stata, per il sottoscritto ed il Saloon, una garanzia praticamente assoluta di schifezza pronta ad essere gustata e a prenotare un posto d'onore tra i dieci film in lizza per il Ford Award dedicato al peggio dell'anno, che si parlasse di Biancaneve, Hansel e Gretel o, per l'appunto, La bella addormentata.
Non è da meno a questa schiera Maleficent, proposta della grande D come peggio si potrebbe intendere, buona giusto per gli incassi stratosferici da weekend di pubblico occasionale preparata per pacificare non solo le famiglie in visita alla sala, ma anche il destino di quella che era una delle bad girls più interessanti prodotte dagli Studios del mitico Walt, perfetta nello scagliare la maledizione dell'arcolaio - che, ricordo, da piccolo mi inquietava parecchio nella sua ineluttabilità - trasformata in una sorta di zia figa che pare strana ma alla fine è pronta a tornare buona buona davanti al focolare ad uso e consumo di una delle Angelina Jolie peggiori di sempre, in grado di battagliare perfino con la sua controparte del terrificante The Tourist.
Al suo seguito, oltre ad una Elle Fanning tramutata in un'inutile bambola, l'ex alternativo Sam Riley, fatine irritanti cui prestano volto Imelda Staunton e Juno Temple ed il sempre più caricaturale Sharlto Copley, che alle spalle District 9 pare essere diventato una sorta di garanzia di delusione neanche si trattasse di un personaggio delle favole lui stesso: il problema, però, di Maleficent, non è tanto quello della bassissima prestazione del cast, della regia anonima e ad uso e consumo del 3D, della risibile sceneggiatura e dell'agghiacciante finale, quanto del bieco aspetto dell'intera operazione, nata chiaramente come una sanguisuga pronta a prosciugare le tasche dei poveri genitori costretti a sottostare ai desideri dei figli impazziti per l'ultima novità di casa Disney che non solo ha come protagonista una vera e propria "cattiva", ma è perfetta per veicolare le attenzioni sia del pubblico maschile che femminile.
Un colpo basso dei peggiori, che meriterebbe una lezione al botteghino oltre che dalla critica che purtroppo non arriverà, e che spalancherà le porte ad altre squallide operazioni commerciali simili mosse solo ed esclusivamente dalla povertà di idee degli autori pronti a riciclare e reebootare materie trite e ritrite - svilendole nel frattempo, e finendo per pescare a piene mani, come nel caso del bacio del vero amore, perfino da proposte recenti e legate allo stesso marchio decisamente meglio riuscite, come Frozen - ed alla necessità di gonfiare il portafoglio dei colossi di Hollywood prima che di far sognare il pubblico in sala.
Stando così le cose, sarei e sono senza dubbio felice di essere ancora dalla parte dei cattivi.




MrFord




"So you wanna play with magic
boy, you should know what you're falling for
baby do you dare to do this?
Cause I’m coming at you like a dark horse
are you ready for, ready for
a perfect storm, perfect storm
cause once you’re mine, once you’re mine
there’s no going back."
Katy Perry - "Dark horse" - 



domenica 2 settembre 2012

Twixt

Regia: Francis Ford Coppola
Origine: USA
Anno: 2011
Durata: 88'




La trama (con parole mie): Hall Baltimore, scrittore vicino al fallimento specializzato in romanzi legati alle streghe, giunge in una sperduta cittadina di provincia per presentare il suo nuovo lavoro pressato dalla moglie via Skype affinchè scriva una nuova ed interessante trama in modo da ottenere un anticipo dal suo editore che possa coprire alcuni dei loro debiti.
Avvicinato dall'insistente sceriffo locale che vorrebbe scrivere un romanzo con lui, Baltimore scopre che dietro un vecchio albergo ormai in disuso è celata una macabra storia legata all'omicidio di dodici bambini che pare in qualche modo rimandare al caso di una giovane impalata come fosse un vampiro sul quale sta lavorando lo stesso sceriffo.
Tra una sbronza ed un sogno in cui compaiono i fantasmi di Edgar Allan Poe e della giovane V, tredicesima potenziale vittima, mescolatasi ai sensi di colpa per la morte della figlia, Baltimore troverà pane per i suoi denti e, forse, la materia per un nuovo romanzo in grado cambiare la sua vita.




E' proprio un caso strano, quello di Francis Ford Coppola: universalmente riconosciuto come uno dei più grandi Maestri del Cinema statunitense attuale, dopo aver disseminato Capolavori come Apocalypse now, la trilogia - anche se, a guardar bene, sono i primi due a contare - de Il padrino, La conversazione e via discorrendo, il regista di Detroit qualche anno fa decise di uscire di scena e godersi la pensione, ritagliandosi un ruolo come produttore senza più fare capolino dietro la macchina da presa.
Poi, come una folgorazione, dopo dieci anni il ritorno sul grande schermo con Un'altra giovinezza: un film che ancora manca all'appello in casa Ford, ma che raccoglie giudizi altalenanti per pubblico e critica, e soprattutto agli occhi dei suoi fan hardcore. 
Ma non finisce qui: non passa molto tempo che il buon Francis raddoppia con Tetro - qui da noi Segreti di famiglia -, pellicola assolutamente valida, tecnicamente notevole e tremendamente sottovalutata praticamente ovunque, tanto da muovere la distribuzione nostrana a trattarlo neanche fosse l'ultimo degli esordienti. 
Ed arriviamo a Twixt: l'ultima fatica del regista di Rusty il selvaggio, prodotta come fosse un film indipendente dalla sua Zoetrope, nuova escursione dopo il Dracula di Bram Stoker dell'autore nel territorio dei vampiri e del gotico, non trova alcuna etichetta disposta - almeno fino ad ora - a portare anche qui nella Terra dei cachi questo interessante lavoro.
Davvero un brutto colpo per il Cinema, pensare che in uno dei paesi che più l'hanno coccolato e coltivato in passato non ci sia spazio per uno dei nomi più importanti degli ultimi trenta e più anni di settima arte.
Ma non vorrei, con la polemica, togliere anche io voce al film: Twixt non è il più riuscito dei lavori di Coppola, su questo non c'è alcun dubbio. Addirittura, dopo la visione, Julez si è detta certa che se dietro la macchina da presa non ci fosse stato lui, avrei sfoderato le bottiglie e liquidato il tutto senza neppure troppa fatica.
Sinceramente non saprei cosa avrei pensato di questo lavoro se a firmarlo fosse stato un altro, o se effettivamente la cosa avrebbe inciso oppure no sul mio giudizio: quello che so è che Twixt è riuscito ad ammaliarmi in maniera silenziosa e sotterranea, come fosse una sbronza salita piano, un dolce oblio, o un sonno arrivato durante un massaggio.
Circondato da una cornice "reale" che mi ha ricordato i Devil's rejects di Rob Zombie ed un'altra onirica dal gusto molto burtoniano, ed avvolto in un'atmosfera che recupera - pur non raggiungendo gli stessi livelli - Il seme della follia di Carpenter, questo titolo dal retrogusto decisamente metacinematografico tocca temi lontani dall'horror e richiami a quello che è stato uno dei trend più di moda degli ultimi anni - quello dei vampiri - concedendosi una sfida non certo semplice per un cineasta ormai oltre i settanta che pare avere la stessa voglia - se non di più - di molti colleghi che potrebbero essere suoi nipoti di mettersi in gioco.
L'indagine di Hall Baltimore - un ottimo e bolsissimo Val Kilmer - assume significati che possono variare a seconda dei punti di vista dello spettatore, in grado di cambiare le atmosfere dal grottesco - la cittadina che pare posta su un crocevia tra lo sperduto, il sonnecchioso ed il terrificante - al thriller passando dall'horror fino alla satira, senza dimenticare il pesante fardello del protagonista in bilico tra il ricordo della morte della figlia ed il rapporto con la giovane V, anch'ella vittima, predatrice, immagine illusoria e realtà da carne e sangue - bravissima, come sempre, Elle Fanning -.
Come se non bastasse il beffardo finale - visto da molti come una parodia del fenomeno di Twilight degli ultimi anni - e l'utilizzo dei giovani emosbandati dall'altra parte del fiume malvisti da tutta la vecchia comunità di paese pone lo spettatore di fronte a più di una riflessione: il sogno di Baltimore - e di Coppola - è una bonaria - ma neppure troppo - presa per il culo o un monito a ricordare che i vampiri - ed i predatori in genere - non possono essere cambiati da occhi luccicanti e buoni sentimenti perchè sono e resteranno cacciatori con l'istinto del sangue?
Quanto di loro c'è in un assassino? E quanto nella coscienza dello scrittore fallito Hall?
Forse tutto, forse niente.
Di sicuro, per un filmetto "di riserva", direi che Twixt ha parecchie carte da giocarsi, esteticamente e non.
E in fondo, il bello dei Maestri è proprio questo: anche quando i conigli da cappello paiono ormai un lontano ricordo, finiscono per tirare fuori qualche magia da illusionisti provetti.


MrFord


"So give them blood, blood, gallons of the stuff!
give them all that they can drink and it will never be enough.
So give them blood, blood, blood.
Grab a glass because there's going to be a flood!"
My chemical romance - "Blood" -


 

lunedì 29 agosto 2011

Super 8

Regia: J. J. Abrams
Origine: Usa
Anno: 2011
Durata: 112'



La trama (con parole mie): siamo nel pieno dell'estate del 1979, ed un gruppo di amici tra le scuole medie e le superiori decide di aiutare il convintissimo Charles a realizzare un film da iscrivere ad un festival locale. Tra loro spiccano Joe, che soltanto pochi mesi prima ha perso la madre a seguito di un incidente sul lavoro, ed Alice, tormentata figlia dell'alcolista Louis e miraggio sentimentale di tutto il gruppo. 
Durante una ripresa in notturna, i ragazzi assistono ad uno spaventoso incidente ferroviario che pare essere legato ad alcuni misteriosi affari dell'esercito e ad un insegnante della loro scuola, cui fanno seguito episodi sempre più inquietanti, dalla fuga di tutti i cani della città alla sparizione di molti tra i suoi abitanti.
Gli improvvisati cineasti, dapprima decisi a non fare parola dell'accaduto, finiscono coinvolti in quella che è una vera e propria caccia all'alieno, rischiando le proprie vite per crescere insieme, portare tutti a casa la pelle e scoprire come arrivare a superare il dolore di una perdita.



Inutile fare troppi giri di parole: quel volpone di J. J. Abrams ce l'ha fatta un'altra volta.
L'autore di Alias, Lost e del prequel di Star trek - ottimo, peraltro -, stupisce senza se e senza ma grazie ad una delle pellicole più coinvolgenti dell'estate, nonchè tra le più interessanti di un'annata piuttosto altalenante - almeno fino ad ora - rispetto alle uscite in sala.
Pronti via e ci troviamo immersi in un'atmosfera da amarcord e malinconia selvaggia quando il regista e sceneggiatore ci porta nel pieno dell'estate del 1979 - anno cui non posso non essere legato - circondando lo spettatore con un'aura legata a doppio filo allo spirito di cult dell'epoca come I Goonies e Stand by me, azzeccando i protagonisti, i loro interpreti e l'approccio con l'intera operazione neanche lo schermo fosse una sorta di nuova DeLorean.
Giusto il tempo di godersi quello che pare a tutti gli effetti un viaggio coinvolgente e piacevolmente naif nei ricordi e nello spirito che permeava le pellicole del periodo, e l'incidente ferroviario che mette in moto la vicenda centrale dello script riporta l'audience alla tensione tipica del thriller di complotto, rispolverando alcune situazioni classiche del genere come il ruolo dell'esercito ed i suoi insabbiamenti - in pieno stile The Mist o 28 giorni dopo - ed il sacro terrore delle invasioni russe tipico degli anni della cortina di ferro.
A questo punto la piega d'azione della pellicola, spinta da quella che pare l'ispirazione dello Spielberg degli anni d'oro, assume i connotati del film catastrofico che muta Incontri ravvicinati del terzo tipo in una sorta di Cloverfield senza mai dimenticare l'epoca di narrazione, rispettando pienamente il contesto e dando ad un tempo profondità e libertà d'azione ai giovanissimi protagonisti, i cui personaggi scritti con affetto, partecipazione e profondità finiscono per conquistare come fossimo tornati anche noi indietro ai tempi "dei migliori amici mai avuti".
Ma la realtà dei fatti, per quanto si possa discutere a proposito della trama - e, perchè no, anche di alcune ingenuità di sceneggiatura, così ben calibrate da parere quasi poste ad arte -, della regia - Abrams e Spielberg insieme producono questi effetti? Ben venga un nuovo progetto! - e delle interpretazioni, del setting e dell'ambientazione clamorosamente azzeccati, la cosa che colpisce davvero resta il percorso compiuto da Joe, Alice ed i loro padri nell'affrontare il dolore legato a doppio filo all'incidente che provocò la morte della madre del ragazzo: il confronto con la creatura fuggita proprio grazie all'incidente ferroviario all'origine delle vicissitudini del gruppo di avventurieri in erba diviene, dunque, più che il tipico "toccata e fuga" o survival, una sorta di nuova versione di quello che fu il rapporto tra Elliott ed E. T., pur se differente in quanto significativo passaggio verso un'età più adulta e concentrato, come già sottolineato, sull'accettazione del dolore e della perdita.
Ed il gesto di lasciare andare qualcuno che non c'è più, benchè presente nei nostri ricordi, si fonde alla perfezione con un finale che ricorda District 9, e pone Super 8 come uno dei migliori film di genere degli ultimi anni, un vero e proprio ritorno allo spirito guidato dalla meraviglia che fece la fortuna di tante pellicole dei tempi in grado, ancora oggi, di stupire quelli che, allora, erano solo ragazzi, proprio come Joe, ed ora si ritrovano cresciuti neanche fossero il protagonista del già citato Stand by me, proiettati verso il futuro eppure per sempre legati ad un'estate, ad un gruppo di amici, al ricordo di momenti che non saranno mai, mai così incredibili.
Ed è un piacere, per noi che stiamo crescendo e per il Cinema che durerà senz'altro più di chi lo costruisce, lo porta sugli schermi, o lo ama profondamente da spettatore, che ogni generazione possa avere pellicole come questa cui appuntare i ricordi.
Un pò come accadrà a Joe rispetto ad Alice.
Il primo amore non si scorda proprio mai.


MrFord

"Shakedown 1979
cool kids never have the time
on a live wire right up off the street
you and I should meet
junebug skipping like a stone
with the headlights pointed at the dawn
we were sure we'd never see an end to it all."
Smashing Pumpkins - "1979" -


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