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martedì 17 dicembre 2024

 


Incredibile ma vero, dopo anni di silenzio, torno per la seconda volta in poco più di un mese al Saloon per un'occasione speciale, un nuovo confronto con quel pusillanime di Cannibal Kid, che per l'occasione vestirà i panni dell'host di un'intervista legata alla campagna di crowdfunding per la pubblicazione del mio romanzo, Lungo il confine. Che sia l'antefatto di una nuova, futura Blog War?


Buongiorno, Ford, e bentornato. Allora, partiamo dall'inizio. Cioè, non dall'inizio inizio. Non devi raccontarci tutta la tua vita da quando sei nato, anche perché ormai hai una certa età e quindi ci vorrebbe troppo tempo, e poi chissenefrega. Cominciamo dal momento in cui hai deciso di smettere di scrivere sul tuo popolare (si fa per dire) blog WhiteRussian, più di quattro anni fa. Come mai hai deciso di privarci del tuo prezioso (si fa sempre per dire) contributo al mondo del web?
Buongiorno a te, Cannibal. Che inizio educato, questo. Siamo proprio lontani dai tempi delle Blog Wars, quando tu non eri ancora un quarantenne senza ritorno e, incredibile, neanche io.
Dunque, partendo dall'inizio, ovvero dalla mia "sparizione" dalla blogosfera, posso solo dirti che i cambiamenti nella mia vita privata e la mia nuova vita mi hanno reso felice, e dunque ho deciso di dedicare il mio tempo proprio a questa nuova vita, piuttosto che al blog. Una spiegazione molto più semplice di quanto non si possa pensare.

Cos'hai fatto in tutti questi anni lontano da WhiteRussian? Io mi sono immaginato che ti abbiano rinchiuso o in galera, o all'ospizio. C'ho preso?
Purtroppo per te nessuna delle due: come ti dicevo sopra, direi che mi sono goduto la vita, come se quello che prima cercavo nei film, o nei romanzi, o nella musica avesse trovato una dimensione nella vita di tutti i giorni. E il mio tempo e le mie energie sono andati tutti felicemente a dedicarsi a quello. 

Come mai ora hai deciso di fare ritorno? Ah, già. Come tutte le star che spariscono nelle loro megaville di lusso e poi si fanno vive soltanto per promuovere qualcosa, tu hai da promuovere un libro. Il tuo libro. Dai tuoi addetti stampa ho scoperto che è intitolato “Lungo il confine”. Se proprio devi, vuoi raccontarci un po' di cosa parla?
Hai fatto molto bene i compiti, Peppa. Dopo anni di silenzio, la scorsa estate ho deciso d'istinto di girare il manoscritto di Lungo il confine a Bookabook, dove fortunatamente lavorano persone con gusti migliori dei tuoi, e ho passato la selezione che mi permetteva di accedere alla campagna di crowdfunding per la pubblicazione del romanzo: se entro la fine di febbraio avrò raccolto 200 preordini sarò pubblicato e distribuito, in caso contrario le persone che hanno ordinato il libro avranno la loro copia e finirà tutto lì.
Ma di cosa parla Lungo il confine? Ovviamente si tratta di un western, anche se la cornice non è propriamente classica, ma più simile al Tarantino di Django e Hateful Eight o a Lansdale e McCarthy: è la storia di un gruppo di giovani banditi che (soprav)vivono tra gli Stati Uniti e il Canada, famosi dalle loro parti ma sconosciuti al resto del paese, che cercano la gloria accettando di fare da appoggio al colpo di un rapinatore spietato e ricercato ad ogni latitudine. Ovviamente le cose, complici il Destino, la Natura e le scelte umane, non andranno propriamente come sognavano alcuni di loro.

Ok, molto interessante. Per chi apprezza questo genere di vicende western. Quindi non io. Vuoi anche dirci cosa ti ispirato a scrivere questo libro, oltre alla volontà di torturarmi in una maniera così sadica con una storia così lontana dai miei interessi?
Come purtroppo per te ben sai, il Western è da sempre uno dei miei riferimenti più importanti, dunque quando ho avuto l'idea di partenza della storia, si è materializzata automaticamente la cornice della Frontiera, un luogo in cui, più che vivere, si sopravviveva, e in cui dovevi avere le spalle larghe per resistere sia alla Natura che, in misura anche maggiore, all'Uomo. Ma è una vicenda che non è dipendente dalla cornice, e volendo anche tu potresti farne un remake ambientandola in qualsiasi altra epoca o paese: del resto, parla di persone che cercano la loro strada.

Dove possiamo trovare il tuo libro, a parte lungo il confine? Che poi, quale confine? Quello tra la sanità mentale e la follia che ti ha portato a scrivere un romanzo del genere?
Quello tra sanità mentale e follia è un confine che entrambi abbiamo varcato da tempo, mi pare. A parte quello, potete trovare e preordinare Lungo il confine a questo indirizzo: https://bookabook.it/libro/lungo-il-confine/
Sia che venga preordinata la copia digitale che cartacea, a prescindere dal risultato della campagna chi ha partecipato avrà la sua copia, ma l'obiettivo è ovviamente quello di raggiungere la quota e venire distribuito, non fosse altro che per dare fastidio al Cannibale.

Chiusa questa parentesi promozionale, visto che sei stato assente dal tuo blog per qualcosa tipo quattro anni e passa, c'è qualche film o serie (che probabilmente a me farà schifo) che ti ha colpito in maniera particolare tra quelli usciti in tutto questo tempo?
In realtà ho continuato a vedere (e rivedere) film e serie, ma con la libertà di non rimanere per forza e continuamente aggiornato con le uscite, i Festival e quant'altro. Posso dirti, però, e so che ti darà fastidio, di aver trovato Povere creature! uno dei film più sopravvalutati, inutili e vuoti dai tempi de La forma dell'acqua.

È rassicurante scoprire che i tuoi (pessimi) gusti cinematografici sono rimasti intatti. Anzi, mi sembra siano pure peggiorati.
Concludiamo con la domanda che tutta la blogosfera, tutto il popolo dell'Internet - ma che dico? - tutto il mondo vuole farti: tornerai a pubblicare regolarmente o anche solo occasionalmente sul tuo blog WhiteRussian, post promozionali a parte?
Più di una volta, dopo aver visto un film, ho avuto la tentazione di farlo, ma alla fine ho sempre deciso di rimanere "dormiente". Chissà che una nuova, potenziale Blog War non possa farmi uscire dal guscio?

mercoledì 22 luglio 2020

White Russian's Bulletin



Come preannunciato e promesso, eccomi di ritorno al bancone del Saloon per un Bulletin che riprende le proposte passate da queste parti nelle ultime settimane, revisioni escluse - da questo punto di vista, è stato sicuramente un periodo in cui farsi coccolare da film già visti, stravisti e amati è stato un vero piacere -: principalmente si tratta di titoli legati a Netflix, la piattaforma che sta riscuotendo più successo nel nuovo Saloon, nonostante l'incalzare dei sempre presenti Disney+ e Prime, che hanno però fatto da serbatoio per i recuperi.
Spazio dunque a quello che la memoria mi permette di ricordare dei titoli che mi hanno fatto compagnia dalla seconda settimana di giugno a oggi.


MrFord



BORDERTOWN - STAGIONE 3 (Netflix, Finlandia, 2020)

Bordertown Poster

A cavallo dell'ultima fase del lockdown, alle spalle le visioni delle prime due stagioni nel periodo di piena clausura, Netflix aveva arricchito le sue proposte con l'annata numero tre legata alle vicende del Rocco Schiavone finnico, Sorjonen, anticonvenzionale profiler che dallo "stress" di Helsinki si trasferisce a Lappeenranta, sul confine russo, alla ricerca di una tranquillità che ovviamente non arriverà mai e poi mai.
Archiviati i primi episodi in lingua originale - una volta compreso che il finlandese non è propriamente un idioma affascinante per l'udito -, ho atteso l'edizione doppiata che ha momentaneamente chiuso le avventure dell'investigatore: una terza stagione a mio parere di transizione, con molti cambi importanti - la morte della moglie, il confronto con una nemesi da fumetto, la strana evoluzione del charachter della figlia, i possibili sbocchi narrativi per una possibile season four - e, forse, un pò più di discontinuità rispetto alla seconda.
Resta una proposta valida per gli appassionati di thriller e psicopatici, anche se, onestamente, con il caldo degli ultimi giorni forse andrebbe conservata per il prossimo inverno.




BECOMING CHAMPIONS (Netflix, Messico, 2018)

Becoming Champions Poster

Nata per veicolare l'attenzione sui Mondiali di due estati fa, Becoming Champions è una miniserie che ho apprezzato come compagnia per le pause pranzo, da appassionato di calcio - in fondo, pur essendo un tifoso molto tranquillo, lo sport più bello del mondo mi ha accompagnato fin dall'infanzia - e da appassionato della rassegna iridata, un appuntamento che, ad ogni occasione, mi trova sempre molto coinvolto nella visione di più partite possibili: questa mini, pur se molto televisiva, offre una panoramica sulle sole otto Nazionali che, nel corso della Storia, sono riuscite a portare a casa la Coppa del Mondo, il premio più ambito che ogni calciatore potrebbe sognare di vincere.
Il Brasile (con cinque titoli), l'Italia e la Germania (con quattro), Uruguay, Francia e Argentina (con due), Spagna e Inghilterra (con uno) diventano quindi una sorta di viaggio sportivo che attraverso interviste e rivisitazioni racconta - o prova a farlo - i perchè delle vittorie e delle sconfitte di questi Paesi. Una parentesi piacevole in un periodo che, senza dubbio, ha messo a dura prova anche lo sport.




THE TITAN GAMES - STAGIONE 1 (Netflix, USA, 2019)

The Titan Games Poster

Sponsorizzato dai Fordini - come ormai è risaputo, la Fordina ha da tempo dichiarato di voler sposare The Rock - e recuperato in ritardo rispetto a loro, The Titan Games ha riportato alla mente i tempi di Ultimate Beastmaster, finendo per intrattenere alla grande un vecchio sportivo che rifiuta di darla vinta al Tempo come il sottoscritto.
Divertente ed incentrato sulle storie di persone comuni, lo show capitanato da Dwayne Johnson fa tutto quello che deve fare, e per quanto pacchiano e a stelle e strisce sia, funziona, anche perchè per chi è abituato a fare attività fisica la curiosità di mettersi alla prova con prove come quelle portate sullo schermo è davvero molta.
Personalmente, dato che ormai il suddetto Tempo non è dalla mia parte, spero sempre di vedere, un giorno, uno dei Fordini - o entrambi - competere in qualche tamarrata di questo genere.
Ovviamente sempre con The Rock come host.




EUROVISION SONG CONTEST - LA STORIA DEI FIRE SAGA (David Dobkin, USA, 2020, 123')

Eurovision Song Contest - La storia dei Fire Saga Poster

In un annata per cause di forza maggiore privata delle uscite in sala, i portali di streaming sono diventati ancora di più un riferimento anche per le nuove uscite, finendo per portare alla ribalta anche titoli che avrei clamorosamente snobbato come questo, islandese per esigenze di copione ma per nulla di fatto, espressione di quella commediaccia a stelle e strisce che nelle serate senza impegno va un gran bene, anche perchè, come per Sanremo o l'Eurovision, se anche ci si addormenta e si perde un pezzo per strada, tutto sommato non fa troppo male.
A dire il vero, comunque, sarà che Will Ferrell finisce sempre per divertirmi, sarà che l'Islanda è un chiodo fisso che prima o poi dovrò togliermi o che il rapporto padre/figlio mi colpisce da qualsiasi angolazione lo si tratti, ma tutto sommato ho apprezzato La storia dei Fire Saga come visione senza impegno, finendo addirittura per apprezzarlo nel suo essere così com'è.
In fondo, fare i puristi e gli snob - che si tratti di Cinema o altro - serve sempre fino a un certo punto.
E la canzone trash, in fondo in fondo, piace a tutti.




THE OLD GUARD (Gina Prince-Bithewood, USA, 2020, 125')

The Old Guard Poster

Altro giro, altra produzione Netflix: chiudo questo primo Bulletin più corposo con uno dei titoli più pubblicizzati dalla popolare piattaforma in questo periodo, forte di un cast e di una produzione assolutamente da distribuzione su grande schermo globale e di un plot che pesca a piene mani dall'eredità action degli anni ottanta e novanta.
Peccato che, per qualcuno che in quegli anni è quasi nato e senza dubbio cresciuto, The Old Guard appaia come qualcosa di molto telefonato e già visto, che scorre via senza colpo ferire e si dimentica non troppi minuti dopo la visione, in barba a quanto, a conti fatto, possa menarsela di poter fare.
Per quanto mi riguarda, prevedibile, troppo lungo e per nulla in grado di sfruttare un cast che senza dubbio porta in dono un concentrato di talento ben diverso da quello che script e regia garantiscono.
Si lascia guardare, ma è un pò come uno di quegli appuntamenti con la figa di turno che dopo cinque minuti vorrei che fosse già finito, perchè sai bene dentro di te che sarà una lunga, lenta, inesorabile morte per noia.


lunedì 6 luglio 2020

White Russian's Bulletin



Chi non muore si rivede, e dato che, da buon fan sfegatato della vita, a morire non ci penso nemmeno per scherzo, eccomi di nuovo al bancone del Saloon: è stato un periodo intenso e strano, così come intenso e strano è stato questo VentiVenti di pandemie, cambi di direzione, rivelazioni e nuovi percorsi: ad ogni modo, affrontato il periodo di cambiamento personale che avevo preannunciato a fine maggio, eccomi di nuovo al timone di un Bulletin in versione particolare, considerato che ho passato le ultime settimane a rivedere film che nel tempo hanno significato molto per me nella stagione che vivrei tutto l'anno neanche fossi un Ex Presidente, l'estate.
Sugli schermi del nuovo Saloon, infatti, sono ripassati Mediterraneo, Puerto Escondido, Collateral, Fracchia la belva umana, Amores Perros, Pulp Fiction, I diari della motocicletta e, ovviamente, Il grande Lebowski, che ha inaugurato la mia nuova avventura lo scorso trenta maggio.
Le uniche cose relativamente nuove vengono dalle serie Netflix che accompagnano parte della mia pausa pranzo, ma di questo avrò tempo di parlare nel prossimo Bulletin, che essendo diventato aperiodico, o quantomeno non rigido come prima, posterò ogni volta che avrò quattro o cinque titoli nuovi da recensire.
Nel frattempo approfitto per fare un brindisi al rientro nella cara, vecchia Blogosfera, che da dieci anni ormai, nel bene e nel male, nei bassi e negli alti, quando "sei tu che mangi l'orso" o quando "è l'orso che mangia te", c'è sempre stata.


MrFord



Il Grande Lebowski e il White Russian

giovedì 26 marzo 2020

10 Russians



Oggi è un giorno speciale, qui al Saloon.
Esattamente, ora più ora meno, dieci anni fa, nasceva quasi per gioco questo spazio.
Uno spazio che è vissuto al mio fianco, è cambiato con me, e sulla sua pelle ha provato tutte le esperienze della blogosfera, dagli anni in cui ogni giorno nascevano spazi di ogni genere, e si sentiva pulsare questo piccolo universo di vitalità, ad oggi, quando noi pochi rimasti siamo una sorta di dinosauri, mangiati dai social e dal nuovo che avanza.
Onestamente, aspettavo di arrivare a questa data per chiudere baracca e burattini e lasciare nel miglior modo possibile. Ora, invece, mi trovo ad affrontare cambiamenti molto più importanti, e questo piccolo spazio diventa un sostegno al quale aggrapparsi, un compagno di viaggio che ha visto la mia vita evolversi, e continuerà ad esserne testimone.
Per l'occasione, ho deciso di ripercorrere la Storia del Saloon recuperando, con qualche eccezione, i dieci vincitori di ogni categoria dei Ford Awards, e ho deciso di sottoporli ad una sorta di sondaggio, prima di dire la mia in proposito: di seguito elencherò i titoli che hanno fatto sognare, in bene o in male, questo vecchio cowboy nel corso della decade, chiedendo ad ognuno di voi una sua personale top ten in proposito, prima che io cominci a postare le mie.
Nel frattempo, ringrazio tutti voi per avermi accompagnato ed accompagnarmi, Julez per ogni cosa e i Fordini per, dicendola sempre come Rocky, farmi vivere un'altra volta.
Ai tempi, pensavo che per i dieci anni qui ci sarebbe stata una grande festa. Ora ha più il sapore della serata intima, ma poco importa. Siamo qui. Sono qui.
Ed è questo che conta.


MrFord



WHITE RUSSIAN'S DECADE - LIBRI

2010 - Il potere del cane di Don Winslow
2011- Il leopardo di Jo Nesbo
2012 - La ragazza senza volto di Jo Nesbo
2013 - Polizia di Jo Nesbo
2014 - Cujo di Stephen King
2015 - La vera storia del pirata Long John Silver di Bjorn Larsson
2016 - Il cartello di Don Winslow
2017 - Benedizione di Kent Haruf
2018 - N. A. (in sostituzione della non assegnazione il migliore dei secondi, Mucho Mojo di Joe R. Lansdale)
2019 - Il coltello di Jo Nesbo


WHITE RUSSIAN'S DECADE - SERIE TV

2010 - Lost
2011 - Romanzo Criminale
2012 - Breaking Bad
2013 - Spartacus (Breaking Bad vinse per il secondo anno consecutivo)
2014 - True Detective
2015 - Narcos 
2016 - The Young Pope
2017 - The Handmaid's Tale
2018 - La casa di carta
2019 - Chernobyl


WHITE RUSSIAN'S DECADE - NON USCITI IN ITALIA

2010 - N. A. (sostituito da Wind River, migliore dei secondi posti)
2011 - Mother di Bong Joon Ho
2012 - Holy Motors di Leo Carax
2013 - Mud di Jeff Nichols
2014 - The Raid 2 di Gareth Evans
2015 - Rudderless di William H. Macy
2016 - Swiss Army Man di Dan Kwon & Daniel Scheinert
2017 - A ghost story di David Lowery
2018 - Roma di Alfonso Cuaron
2019 - Lords of chaos di Jonas Akerlund


WHITE RUSSIAN'S DECADE - IL PEGGIO

2010 - Gamer di Neveldine & Taylor
2011 - Tekken di Dwight H. Little
2012 - Detachment di Tony Kaye
2013 - Il cecchino di Michele Placido
2014 - Under the skin di Jonathan Glazer
2015 - Mortdecai di David Koepp
2016 - Bad Moms di Jon Lucas & Scott Moore
2017 - Cinquanta sfumature di nero di James Foley
2018 - La forma dell'acqua di Guillermo Del Toro
2019 - La Llorona di Michael Chaves


WHITE RUSSIAN'S DECADE - IL MEGLIO

2010 - Inception di Christopher Nolan
2011 - Drive di Nicholas Winding Refn
2012 - Killer Joe di William Friedkin
2013 - Re della terra selvaggia di Behn Zeitlin
2014 - The wolf of Wall Street di Martin Scorsese 
2015 - Inside Out di Pete Docter & Ronnie Del Carmen
2016 - Captain Fantastic di Matt Ross
2017 - Victoria di Sebastian Schipper
2018 - Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino
2019 - Parasite di Bong Ho Joon

lunedì 27 gennaio 2020

White Russian's Bulletin



Settimana curiosa al Saloon, con nessuna nuova visione ma tanti recuperi e momenti dedicati alle serie televisive ormai commentate e volute dai Fordini. Contrariamente alle ultime settimane, non inserirò le recensioni dei primi quattro Rocky - rivisti come è mia consuetudine e necessità - e de Il ritorno dello Jedi, che ha chiuso la prima trilogia di Star Wars decisamente apprezzata sempre dai Fordini. 
Restano dunque giusto un paio di titoli, nella speranza che, con gli Oscar alle porte, mi decida a dedicare qualche serata in più alla cara, vecchia, settima arte.


MrFord



SCRUBS - STAGIONE 5 (ABC, USA, 2006)

Scrubs: Medici ai primi ferri Poster


Prosegue la cavalcata nel recupero di Scrubs, legato principalmente all'apprezzamento che il Sacro Cuore e le sue strambe situazioni riscuotono rispetto ai Fordini, ormai legatissimi a tutto il cast di una delle serie comedy simbolo dei primi Anni Zero.
Con questa quinta stagione assistiamo ad uno dei cambiamenti più importanti affrontati dai protagonisti - la gravidanza di Carla ed il futuro che aspetta da genitori lei e Turk - mentre il resto del cast regala le consuete chicche di ironia e piacevole intrattenimento, in bilico tra sentimenti e risate.
Dovesse essere mossa una critica è che un titolo di questo tipo non potrà mai essere tanto diverso da se stesso, ma in questi casi va assolutamente bene così.
Del resto, i Fordini approvano. E io mi diverto troppo con il vecchio Cox per non essere d'accordo con loro.




MODERN FAMILY - STAGIONE 10 (ABC, USA, 2019)

Modern Family Poster


Altro appuntamento fisso che coinvolge i piccoli e i grandi al Saloon è quello con Modern Family, ormai un classico nonostante non sia mai stato un amante delle sit com. Dieci anni sono tanti, e perfino con il freschissimo prodotto ABC si sentono tutti forse per la prima volta, per quanto alcuni tra i ventidue episodi siano decisamente azzeccati.
Il cast si allarga, l'intenzione di cambiare almeno in parte le carte in tavola si nota, ma se gli autori vogliono davvero mantenere alto lo standard, dovranno rinfrescare parecchio una proposta che, ormai, per quanto azzeccata, si comincia a seguire più che altro per affezione.
La sfida, dunque, sarà, come per i Gallagher, trovare nuova linfa dalla stagione che, in differita, affronterò probabilmente tra qualche mese. Sperando che sia un nuovo inizio, e non l'inizio della fine.


mercoledì 1 gennaio 2020

2019 in music

Risultati immagini per tha supreme


Ad aprire il nuovo anno, come ormai da tradizione, è il post dedicato ai pezzi che nel corso dei dodici mesi appena trascorsi sono stati i più ascoltati in termini di rotazione e "successo" in casa Ford, in barba a qualità effettiva o quantità di "pop" espressa.
In un certo senso, questo è il juke box pane e salame del Saloon dell'anno che abbiamo appena salutato.


GENNAIO: IL CIELO NELLA STANZA di SALMO


L'anno si è aperto così come si era chiuso il precedente, con il disco di Salmo a farla da padrone. E si apre con un pezzo splendido, che mescola sentimento e passione, produzione perfetta, pane e salamissimo e grande wild. E che ormai ho nel cuore e nei ricordi impresso a fuoco.


FEBBRAIO: SHALLOW di LADY GAGA&BRADLEY COOPER


Ho detestato il film A star is born, considerandolo uno dei più inutili degli ultimi anni, eppure il pezzo che ha trascinato lo stesso è una vera e propria bomba, che ho adorato e che ha rappresentato una colonna sonora fondamentale per il duemiladiciannove, scandendo i passi verso un futuro che costruisco ancora oggi giorno dopo giorno. 

MARZO: ROLLS ROYCE di ACHILLE LAURO


A seguito del Festival di Sanremo ho cominciato a riscoprire la Musica "giovane" che tanto avevo criticato nel corso degli ultimi anni, grazie anche e soprattutto al pezzo energico e pieno di riferimenti di Achille Lauro, uno cui non avrei dato un centesimo neanche se mi avesse pagato per farlo.
E invece eccolo lì, pronto a sorprendermi. Bene così.


APRILE: E' SEMPRE BELLO di COEZ


In un anno musicalmente "molto italiano", nel corso di un aprile vissuto "a metà", ho scoperto Coez, tamarrissimo eppure in grado di raccontare come pochi nel suo genere sanno fare, che con questo pezzo è entrato di prepotenza tra i miei preferiti, finendo per accompagnarmi anche quando ho sbandato, quasi volesse ricordarmi dove volevo andare davvero.


MAGGIO: AK77 dei LINEA 77 feat.  SALMO e SLAIT


Alle spalle un aprile in cui ho incassato colpi, ci sono voluti i Linea 77 e Salmo, pronti ad omaggiare un Capolavoro di Kubrick, per spingermi a trovare le energie per sollevarmi e combattere per non mollare, con un pezzo arrabbiato e molto anni novanta ma tosto e pieno di riferimenti in cui mi sono ritrovato alla grande. 


GIUGNO: BAD GUY di BILLIE EILISH


Ad inaugurare l'estate è giunta una delle sorprese più interessanti dell'anno, altra giovane che ha sancito l'ufficiale ricongiungimento del vecchio cowboy con la Musica di chi potrebbe essere suo figlio. Pezzo ipnotico e coinvolgente, prodotto benissimo, che in realtà ha finito per accompagnare tutta l'estate fino quasi all'autunno.


LUGLIO: OLD TOWN ROAD di LIL NAS X feat. BILLY RAY CYRUS


Bomba totale nonchè uno dei miei pezzi preferiti degli ultimi mesi, questo curioso mix tra hip hop classico e country tamarro oltre misura è irresistibile, ed ancora oggi quando parte nella playlist delle "hit" scatena un coinvolgimento da grande superclassico.
La contaminazione nel miglior senso del termine.

AGOSTO: LA HIT DELL'ESTATE di SHADE


Agosto, come è giusto, è storicamente il mese più leggero, tra hit, vacanze e voglia di sbattimenti zero: a questo giro di giostra a fare la parte del leone è stato Shade, con un pezzo che ancora oggi, nel pieno delle vacanze di Natale, i Fordini ballano e cantano scatenati pur non sapendo neppure per sbaglio cosa sia una caraffa di mojito. 


SETTEMBRE: DOMENICA di COEZ


Il rientro dalle vacanze è sempre più leggero e soffuso, anche se le emozioni diventano sempre più intense. Torna anche Coez, che ora accompagna in un viaggio sempre più intenso e magico, e schiaccia l'acceleratore per portarlo sempre più vicino, e renderlo sempre più vivo.


OTTOBRE: MEMORIES dei MAROON 5


Un mese strano, quello del passaggio ai quaranta, che riporta a galla i ricordi e scopre fragilità.
Ma anche un mese che apre un capitolo nuovo della vita, di quelli che valgono la pena di essere vissuti perchè non può che essere così, che grazie alla forza dell'esperienza e del passato permette di guardare verso il futuro. E le "memories" diventano un insegnamento, un massaggio, tappe fondamentali.


NOVEMBRE: ENFASI di LA SIERRA


Ogni anno, con l'edizione di X-Factor, scelgo sempre un "protetto", e a questo giro di giostra sono stati i bulgarissimi La Sierra, esponenti del linguaggio giovane che ho fatto fatica ad accettare e che ho ritrovato come quando fai la pace con un figlio dopo un litigio. Enfasi, il loro pezzo, è un gran bel concentrato di tamarraggine, scrittura interessante e voglia di raccontare. Tutte cose che ho sempre apprezzato. E poi dice il vero, "non devi darmi se poi devo darti".


DICEMBRE: BLUN7 A SWISHLAND di THA SUPREME


Scoperto grazie a X-Factor dove è stato ospite, con Tha Supreme ho finalmente compreso il fenomeno trap, che ho detestato con tutto il cuore fin dalla sua esplosione. Il ragazzo - che potrebbe essere comodamente mio figlio - ha portato qualcosa di nuovo sul panorama musicale, ha una produzione incredibile alle spalle e scrive, per quello che un vecchio come me può capire, seguendo una metrica ed una costruzione che hanno qualcosa di geniale. 
Ed è sempre bello, per dirla come Coez, riconoscere in qualcuno di più giovane qualcosa di nuovo che possa davvero scuotere le fondamenta del vecchio.


MrFord

martedì 29 ottobre 2019

(Quasi) 40



Si dice spesso che ai cambi di decina corrisponda un bilancio, un pò come quando alla fine dell'estate si fanno i propositi per il "nuovo anno", usando il calendario che resta dentro dai tempi della scuola.
Ci si guarda indietro, prima ancora di guardare avanti, per capire o almeno cercare di farlo quale strada abbiamo preso, o stiamo percorrendo.
Oggi compio quaranta cazzo di anni, ma non ho voglia di fare bilanci, voltarmi indietro, pensare troppo ai ricordi: più realisticamente, nonostante il mio conclamato obiettivo sia quello di arrivare a vivere fino a centotre anni, sono giunto a quel "mezzo del cammin" di cui scriveva un signore piuttosto famoso qualche secolo fa, e quindi, da buon ingordo di tutto quello che ci fa battere il cuore, ho deciso che la mia estate non è ancora finita, neanche per sbaglio.
Un paio di giorni fa, nel percorso che in casa Ford si è deciso di far fare ai Fordini rispetto alla "serata Cinema", abbiamo affrontato per la prima volta La storia infinita, e ho potuto rivedere la scena cult per eccellenza di quella pellicola che nel corso dell'infanzia mi vedeva identificarmi con Bastian, timido e "goonie", e che ora, invece, mi ha portato da un'altra parte.
Quando, tra le rovine, si fronteggiano i due emissari dell'Imperatrice e del Nulla, il giovane guerriero recita guardando in faccia il suo nemico: "Se tanto dobbiamo morire, preferisco morire lottando. Attaccami, Gmork, io sono Atreyu!".
A prescindere da come vada a finire - immagino che chiunque passi di qui l'abbia visto almeno una volta -, questo è quello che sento ora. Prima o poi anche uno come me viene vinto dal Tempo, nonostante il fatto che, in alcuni momenti della nostra vita, ci sentiamo invincibili, al di sopra di tutto.
Ma sinceramente, non mi importa.
Quello che importa è che voglio vivere, il più a fondo possibile.
A volte non ci rendiamo neppure conto di quanto sia importante l'elastico che ci lega alla vita, oppure pensiamo non sia abbastanza forte, o pensiamo di non essere abbastanza forti noi stessi.
Per quanto mi riguarda, a prescindere dal passato, dai bilanci, dall'età, da tutto quello che posso o potete metterci, ho voglia di vivere come mai prima. 
E sono pronto a farlo con tutto me stesso, "bevendo finchè non avrò più sete", come canta Kid Rock, lottando, soffrendo, amando il più a fondo possibile.
E se per farlo dovrò fare il culo a qualche Gmork di troppo, lo farò senza farmi troppi problemi.
In alto i calici, ragazzi. 
Si dice che al cambio di decina si debba bere sempre un pò di più.


MrFord

martedì 22 ottobre 2019

White Russian's Bulletin



Torna il Bulletin con uno dei suoi - o meglio, miei - classici ritardi di pubblicazione per una settimana che ha visto mescolarsi un nuovo tassello della revisione tarantiniana, un classico della mia infanzia che ha inaugurato i "sabati sera Cinema" con i Fordini ed una visione sorprendente di una novità dalla quale non mi aspettavo nulla, e invece ha finito per conquistarmi.
Un buon mix, dunque, in attesa che il piccolo schermo torni a fare capolino anche da queste parti, insieme ad almeno una parte dei numerosissimi recuperi che mi attendono.


MrFord



A PROVA DI MORTE (Quentin Tarantino, USA, 2007, 113')

Grindhouse - A prova di morte Poster

Non è affatto un mistero, soprattutto per gli avventori del Saloon, che io abbia sempre considerato A prova di morte il film più debole del ragazzaccio di Knoxville Quentin Tarantino.
In un periodo in cui, probabilmente, il Nostro si stava godendo appieno di tutto il successo raccolto con Kill Bill e le schiere di fan adoranti, non si preoccupava come all'inizio della sua carriera di quanto rivoluzionarie e potenti potessero essere le sue opere: può capitare, del resto, di sedersi.
E la sua seduta è stata, per l'appunto, A prova di morte. 
Un film supercool, divertente, crudele, piacione, con un antagonista super fordiano, eppure troppo "omaggio a se stessi" per portare sullo schermo lo spessore mantenuto dalle opere precedenti del regista - Kill Bill compreso -.
Rivedendolo ancora una volta, nel pieno relax di una serata post palestra con birrone e kebabbazzo, ho riflettuto sul fatto che questo sia un film equivalente agli stessi, la cena zozza da una volta la settimana, lo shot a fine serata che è la goccia che fa traboccare il vaso, il pompino nel bagno di un locale regalato da una ragazza che non vedrai mai più.
Potrà essere godurioso nell'immediato, ma sarà sempre sterile a lungo termine.




GHOSTBUSTERS (Ivan Reitman, USA, 1984, 105')

Ghostbusters (Acchiappafantasmi) Poster

Da qualche tempo, ormai, ho iniziato un percorso con i Fordini che possa portarli a vivere sulla pelle le prime esperienze da spettatori "grandi" grazie ai film che, ormai qualche anno fa, hanno formato questo vecchio cowboy: nelle ultime settimane sono passati su questi schermi, dopo il successo del primo Jumanji, I Goonies, La storia fantastica e, in attesa di nuovi capitoli di questo viaggio, Ghostbusters.
Il lavoro di Reitman, che con mio fratello ho visto e rivisto fino allo sfinimento, è ancora oggi un concentrato di divertimento, ironia, avventura e magia del Cinema come solo nella magica fabbrica degli anni ottanta se ne facevano: fantastico il cast - Murray già mattatore con Aykroyd come sempre ottima spalla -, ottime gag perfette per grandi e piccoli, una divinità distruttrice che assume la forma di un innocuo pupazzone, battute a profusione ed uno spirito che rappresenta ancora oggi quell'innocenza magica che negli eighties permise a tanti autori di portare sullo schermo veri e propri miracoli.
E dal "non incrociare i flussi" al "sei tu un dio?" sfilano momenti esilaranti e per nulla invecchiati, che fanno perdonare gli effetti naif e regalano ancora la magia che spero possa trasmettersi dai miei occhi a quelli dei Fordini quando guardiamo insieme titoli come questo.




YESTERDAY (Danny Boyle, UK/Russia/Cina, 2019, 116')

Yesterday Poster

Danny Boyle è un tipo tosto, secondo me. E' arrivato ad una bella età spaziando di genere in genere, senza mai avere paura di rischiare, sporcarsi le mani, passare dalla nicchia al pop: da Trainspotting a The Millionaire, passando per Sunshine e 28 giorni dopo, non si può dire che non abbia percorso strade diverse.
Non mi ero fatto alcuna aspettativa o pregiudizio, rispetto a Yesterday, un film che racconta la "scomparsa" del gruppo pop per eccellenza attraverso una pellicola che porta in dono tutti gli stilemi del pop: o forse solo il pensiero che sarebbe stata una visione leggerina buona per una serata di decompressione.
E invece, come gli spettatori di Jack Malik alle sue esibizioni post-blackout, sono rimasto colpito: perchè Yesterday, con tutti i suoi aspetti da canzone pop, è riuscito ad arrivarmi dritto al cuore, raccontando la storia di un dilemma che probabilmente colpisce molte più persone di quante non lo facciano davvero credere.
Il successo porta la felicità? E l'amore? Cosa comporta una strada, e cosa l'altra?
Fino a dove siamo disposti ad arrivare, da una parte o dall'altra?
Happyness is a warm gun, qualcuno cantava.
Ma anche All you need is love.
Non è facile capire quale strada prendere.
Di sicuro, nel suo piccolo, questa canzone pop è riuscita a regalarmi una scena che non dimenticherò.
E questo la rende senza dubbio più speciale di tanta roba d'autore tanto figa ma altrettanto frigida.
Quindi non ho potuto fare altro che viverla. Let it be.


martedì 1 ottobre 2019

White Russian's Bulletin



Alle spalle lo special organizzato con il mio rivale Cannibal Kid e spinto dall'uscita della sua ultima fatica, ho deciso di dedicare il poco tempo delle visioni settimanali all'inizio del recupero della filmografia tarantiniana, sulla scia dell'operazione che feci qualche anno fa con Kubrick.
Oltre, dunque, ad affrontare l'ultima fatica del ragazzaccio di Knoxville, ho deciso, archiviato la scorsa settimana il suo debutto con Le iene, di riportare al Saloon quelli che forse sono i suoi due lavori più noti e celebrati, Pulp Fiction e Kill Bill.


MrFord



KILL BILL - VOLUME 1 (Quentin Tarantino, USA, 2003, 111')

Kill Bill - Volume 1 Poster

Kill Bill fu il primo Tarantino che vidi in sala. Ai tempi dell'uscita de Le iene e Pulp fiction ero troppo piccolo, e quando arrivò Jackie Brown ancora non mi ero avvicinato al Cinema "d'autore" da appassionato: ricordo bene che le attese e l'hype erano davvero altissime, anche perchè fino a quel momento il buon Quentin non mi aveva mai deluso.
Ricordo anche che uscii dalla sala pervaso da una sensazione d'incompiutezza, come se il regista avesse voluto semplicemente divertirsi inserendo in una cornice realizzata come al solito alla grande tutte le sue passioni, le sue fisse, le sfumature dell'essere, in una buona misura, un nerd cinematografico fatto e finito, ma che mancassero sia la forza distruttiva che la profondità dei suoi lavori precedenti.
Certo, la Sposa è un personaggio indimenticabile, il film ha una colonna sonora incredibile, la parte tecnica ed alcune idee sono strepitose, eppure, nonostante potrebbe essere considerato il film forse più amato di Tarantino - almeno dal grande pubblico -, Kill Bill, e soprattutto questa prima parte, non è mai stato uno dei miei preferiti. Parlando, ovviamente, sempre del lavoro dell'autore.
Resta comunque un divertissement con i fiocchi, ma poco di più.




KILL BILL - VOLUME 2 (Quentin Tarantino, USA, 2004, 137')

Kill Bill - Volume 2 Poster


La saga della Sposa, che probabilmente andrebbe vista come un'unica pellicola, in sala e di conseguenza per l'home video fu spezzata in due, finendo per farmi rivalutare l'intera operazione grazie ad una seconda parte decisamente più efficace ed intensa della prima: merito dell'addestramento di Pai Mei, della parte dedicata a Budd, fordiano fino al midollo, e del destino del main charachter che si compie nel decisivo confronto con la sua nemesi nonchè ex amato Bill.
Certo, il lungo monologo di quest'ultimo legato alla "filosofia di Superman" è stato fin troppo sopravvalutato, ma è un peccato veniale all'interno di quella che è una vera e propria fiera dei peccati veniali, una pellicola bellissima e realizzata alla grande che, di contro, non manifesta, se non a sprazzi, un'anima vera.
Kill Bill, in un certo senso e per quanto popolare sia, è il lavoro più "fighetto" di Tarantino, quello in cui non ha voluto osare pur osando il più possibile, e se da un lato merita il successo che ha avuto, dall'altro continuo a trovare assurdo, da appassionato di Cinema, che abbia avuto più fortuna di lavori - come il già citato Jackie Brown - che gli sono decisamente superiori.
Kill Bill, del resto, è come la Sposa: da una parte un angelo sceso dal cielo, dall'altro una fastidiosa pertica succhiacazzi.




C'ERA UNA VOLTA A... HOLLYWOOD (Quentin Tarantino, USA, 2019, 161')

C'era una volta a... Hollywood Poster


Nel corso degli anni, ad ogni nuova uscita firmata dal vecchio Quentin, l'attesa ha sempre giocato un ruolo importante, quasi fondamentale. 
Del resto, quando sei un fenomeno, il pubblico si aspetta che sempre e comunque tu sarai un fenomeno, senza se e senza ma.
Una sorta di condanna, si potrebbe pensare.
E così C'era una volta a Hollywood si trasforma, per i non cinefili o per chi si aspetta il sangue di Kill Bill o la rivoluzione di Pulp Fiction, una sorta di "so tutto io" di un appassionato della settima arte che si diverte a mettersi un gradino - e forse di più - al di sopra dello spettatore medio, che probabilmente riconoscerà Bruce Lee e poco più per oltre due ore di vera e propria goduria da divoratori di film: eppure, nonostante l'apparente sterilità, anche questo C'era una volta a... Hollywood è una raccolta di scene cult - lo scontro tra Cliff e Bruce Lee, la visita di Cliff alla fattoria della Manson Family, la scena del western con protagonista Rick Dalton alle prese con il rapimento di una bambina -, il consueto stile, la colonna sonora sempre strepitosa, ottime interpretazioni ma soprattutto una mezzora finale da urlo, figlia della tendenza più recente di Tarantino di mostrare la potenza del Cinema nel riscrivere addirittura la Storia, cambiando le carte e andando oltre il Destino, il già scritto.
Probabilmente c'è chi non riesce a giustificare un film di quasi tre ore che assume la sua dimensione solo nel finale, ma per chi, come me, ama lo sport, sa bene che a volte basta anche un secondo per cambiare una partita, un incontro, una vita: ed è facile passare dal fallimento più completo alla gloria.
O viceversa. 
In questo senso, C'era una volta a... Hollywood è un film da Zona Cesarini, che allunga la zampata proprio quando tutti, seduti ai propri posti, aspettavano i supplementari o i calci di rigore, e lo fa con una rovesciata che neppure i cazzo di Holly e Benji si sarebbero potuti immaginare.
Un esecuzione così straordinaria da rendere impossibile il fatto di lasciare il culo poggiato alla sedia.
Occorre alzarsi ed applaudire. Fosse anche che questo Quentin vi sia stato sul cazzo almeno un pò.




PULP FICTION (Quentin Tarantino, USA, 1994, 154')

Pulp Fiction Poster


Nel corso della sua relativamente breve Storia, la settima arte ha regalato al suo pubblico alcuni titoli oggettivamente indiscutibili, film che hanno segnato intere generazioni di spettatori, appassionati, futuri registi o attori: mi vengono in mente cose come Apocalypse Now, La sottile linea rossa, 2001, Ran, Aurora, 8 e 1/2, tanto per citarne alcuni.
E in mezzo a tutti questi mostri sacri, c'è un titolo che di sacro non ha proprio nulla, ma che gode e costruisce la sua grandezza a partire, più che dal profano, da quello che si nasconde sotto il profano: Pulp Fiction.
Palma d'Oro a Cannes nel novantaquattro - non mi stancherò mai di ricordare che il Presidente della Giuria era un signore di nome Clint Eastwood -, cult assoluto per qualsiasi nuova generazione almeno fino a Kill Bill - ma in questo caso è un pò come paragonare Ghali a Frankie Hi NrG -, manuale di sceneggiatura, festival di scene cult, una delle colonne sonore migliori di tutti i tempi, dramma e grottesca comicità, massaggi ai piedi e colpi al cuore.
Personalmente, credo esistano pochi titoli che siano riusciti ad influenzare il mio amore per il Cinema come Pulp Fiction: lo vidi ai tempi dell'ultimo anno di superiori, in ritardo rispetto all'uscita, su una videocassetta di un compagno di classe che l'aveva registrato sull'allora TelePiù, e niente fu lo stesso, dopo quella volta.
Fu come comprendere in due ore e mezza la magia di tutti gli Scorsese e i Coppola che erano passati prima e trovare un ponte ideale per tutto quello che sarebbe venuto dopo.
E il bello è che Pulp Fiction è uno di quei titoli che non può essere recensito, raccontato, spiegato: va vissuto. Punto e basta. Perchè è venuto per risolvere problemi. E quanto cazzo è bravo nel farlo.
Perchè sono venticinque anni, eppure è ancora un "cazzo, che botta, che botta cazzo".


mercoledì 18 settembre 2019

Wednesday's child Special Edition - Quentin is back

Quentin Tarantino Picture

Avevamo promesso che saremmo tornati, ed infatti ecco il qui presente vecchio cowboy ed il suo acerrimo rivale Cannibal Kid pronti a presentare una speciale carrellata dedicata alla filmografia di Quentin Tarantino, pronto a fare capolino nelle sale con la sua nuova fatica, nonché uno dei pochissimi registi in grado di mettere d'accordo - più o meno - perfino i due nemici più nemici della blogosfera.
Pronti per un bel tuffo nei ricordi legati al ragazzaccio di Knoxville?


MrFord



Le iene (1992)

Le iene Poster

Cannibal Kid: Dirò un parere impopolare, giusto per iniziare bene, ma a me Le iene un pochino aveva deluso. Il fatto è che arrivavo dalla visione sconvolgente di Pulp Fiction, un film che mi aveva fatto saltare per aria la testa. Intendo in senso positivo, non come le opinioni di Ford che mi provocano solo un gran mal di testa. Dopo che Pulp Fiction era diventato il mio film preferito, titolo che ancora oggi si gioca, se non altro a pari merito con pochi altri titoli, sono andato a recuperarmi l'esordio di Quentin e mi era sembrato ancora un pochino acerbo. Una pellicola con dialoghi strepitosi, su tutti quello su Like a Virgin, e scene pazzesche, per carità. A livello emotivo e personale non mi aveva però sconvolto allo stesso modo di Pulp Fiction. Se avessi guardato prima Le iene e poi Pulp Fiction le cose sarebbero potute andare diversamente. Solo che all'epoca ero giovanissimo, avevo appena 10 anni, mica come Ford che faceva già domanda per la pensione, e allora guardavo Holly & Benji. Che comunque un certo tiro epico tarantiniano lo possedeva.
(voto 8/10)
Ford: anche io all'epoca vidi prima Pulp Fiction e qualcosa come il giorno successivo Le iene, ma trovo che l'esordio di Tarantino sia uno dei più strepitosi della Storia recente del Cinema. Dialoghi pazzeschi, personaggi e scene cult, risate e lacrime, battute e stronzate a raffica alternate a momenti di incredibile violenza, un finale degno di una tragedia shakespeariana ed un cast praticamente perfetto. Certo, non è Pulp Fiction, ma è il suo trampolino. Ancora oggi, rompe il culo a un sacco di roba che pensa di essere tosta.
(voto 9/10)


Pulp Fiction (1994)

Pulp Fiction Poster

Cannibal Kid: Il Capolavoro supremo. Di Tarantino, e del Cinema tutto. Quando l'ho visto per la prima volta in VHS avevo 13/14 anni e non ero ancora un patito cinematografico. Pulp Fiction mi ha (john) travolto in pieno, come probabilmente Ford la prima volta che ha visto Sylvester Stallone. È stato il film giusto al momento giusto. Senza Pulp Fiction, oggi forse non me ne fregherebbe un granché del cinema e forse nemmeno della scrittura e forse Pensieri Cannibali non esisterebbe proprio. Al termine della visione non ho potuto fare a meno di dire per tipo un'ora: “cazzo che botta!, che botta cazzo! Cazzo che botta!”.
(voto 10/10)
Ford: per una volta il Cucciolo Eroico sfodera un'opinione sensata - un vero miracolo, statisticamente parlando -. Pulp Fiction ha cambiato la sua e la mia vita di spettatore cinematografico, era qualcosa di mai visto prima e, in un certo senso, lo è ancora oggi. Un film esagerato, cultissimo dall'inizio alla fine, immenso pur essendo fatto, più che "della materia di cui sono fatti i sogni", di "sangue e merda".
Quello che si può scrivere e pensare a proposito di dialoghi, interpretazioni e situazioni da un estremo all'altro de Le iene qui è portato ad un livello ancora più alto, e rappresenta senza dubbio una visione che, la prima volta, ha il potere di sconvolgerti la vita: non a caso fu riconosciuto e premiato a Cannes con la Palma d'oro da una giuria presieduta da un Maestro che, probabilmente, ci vide ben più lungo di tanti altri. Un certo Clint Eastwood.
(voto 10/10)


Jackie Brown (1997)

Jackie Brown Poster

Cannibal Kid: Dopo il clamore suscitato da Pulp Fiction, era inevitabile che Jackie Brown venisse accolto in maniera più tiepida. A lungo è però stato troppo ingiustamente sottovalutato. L'effetto che fa non è lo stesso del suo lavoro precedente, okay, eppure non delude. Mette in mostra un Tarantino più maturo, più consapevole dei suoi mezzi, e che comunque per fortuna rimane sempre un cazzone totale. Jackie Brown è un film stilosissimo, ma anche profondo e per la prima volta Quentin lascia intravedere di avere un animo un minimo sentimentale. Il mio consiglio è: riguardatelo e rivalutatelo.
(voto 9/10)
Ford: e per la seconda volta in poche righe Cannibal tira fuori un'opinione sensata. Un vero miracolo. Jackie Brown, all'epoca dell'uscita bersagliato da chi si aspettava un Pulp Fiction 2, è un film stiloso, profondo e drammatico, probabilmente il più sottovalutato di Tarantino.
Senza dubbio è il suo lavoro meno cazzone e più "serio", quello più intenso da gestire - non dev'essere un caso che si tratta del suo film che ho rivisto meno volte -, ma anche in questo caso parliamo di un'opera che fa mangiare la polvere a molte, molte altre venute prima e dopo e spacciate per chissà cosa.
(voto 8,5/10)


Kill Bill: Volume 1 (2003) + Kill Bill: Volume 2 (2004)

Kill Bill - Volume 1 Poster

Kill Bill - Volume 2 Poster


Cannibal Kid: La doppia visione dei due capitoli di Kill Bill uno dopo l'altro – per altro era la prima volta che mi gustavo il cinema di Tarantino al cinema – è stata una nuova esperienza mistica. Ai livelli di Pulp Fiction, o quasi. Dentro questi 10 capitoli c'ho trovato un sacco di inventiva, come se fossero 10 film differenti. Per carità, molte idee il buon Quentin le prende da altre pellicole, però come copia e ricicla il materiale altrui e lo fa suo lui, nessuno mai.
Non date quindi retta a quello che vi dirà Ford. Kill Bill è il (doppio) film action più figo ed esaltante che potrete mai vedere in vista vostra. Altroché le merde secche con Van Damme o Schwarzenegger che tanto piacciono a lui.
(voto 10/10)
Ford: anche per me la doppia visione di Kill Bill fu la prima in sala di Tarantino, che fino a quel tempo avevo assaporato esclusivamente in vhs. Senza dubbio ci troviamo di fronte ad un lavoro tecnicamente perfetto, stilosissimo e vario, con una colonna sonora pazzesca, un fumettone che porta sullo schermo tutta la passione del vecchio Quentin per Cinema, fumetti, sottocultura pop, arti marziali e un po' di nerditudine. Probabilmente è il suo film più divertente, e paradossalmente quello con Pulp Fiction che rivedo più volentieri, ma in un certo senso per me è stato come vedere Cristiano Ronaldo giocare in porta. Fare i cazzoni e divertirsi è fondamentale, e più invecchio più me ne accorgo, ma con un talento come il suo, solo questo non mi basta. Nonostante il charachter assolutamente fordiano del fratello di Bill.
(voto 7,5/10)


Grindhouse - A prova di morte (2007)

Grindhouse - A prova di morte Poster


Cannibal Kid: Il film più sottovalutato nella carriera di Tarantino, pure da lui stesso. Prima della svolta “storica” dei suoi progetti successivi, qui Quentin si è concesso un autentico divertissement. Una pellicola che non si prende sul serio, che gioca con lo spettatore in maniera fenomenale, e in cui il regista mostra tutta la sua passione per il cinema, anche e soprattutto per i B-movies, per le donne e in particolare per i piedi femminili. A pubblico e critica non è piaciuto un granché, io invece lo adoro incondizionatamente!
(voto 9/10)
Ford: l'unica vera delusione che Tarantino mi ha riservato negli anni. Dopo il divertissement che fu Kill Bill mi aspettavo un ritorno del Tarantino "vero", e invece il Quentin di noi tutti concede al suo cervello una vacanza e, pur portando sullo schermo un Kurt Russell mitico ed uno stile sempre unico, finisce per non dare assolutamente nulla al pubblico. Ricordo che, così come con Pulp Fiction uscii sconvolto dalla prima visione, al termine di A prova di morte non mi rimase nulla se non la voglia di farmi stampare una maglietta con il logo - bellissimo - della macchina del già citato Russell.
Ancora una volta, troppo poco per Quentin.
(Voto 6/10)


Bastardi senza gloria (2009)

Bastardi senza gloria Poster

Cannibal Kid: Per alcuni è il Capolavoro di Tarantino. Forse per lui stesso, come lascia intuire la frase pronunciata verso la fine da Brad Pitt. Per me no. Intendiamoci: anche in questo caso Quentin è riuscito a mettere la zampata geniale. Ha letteralmente riscritto la Storia a suo piacimento. Tanto di cappello. Solo perché qui parla di nazismo e Seconda Guerra Mondiale, mentre i suoi altri film trattano in genere temi più leggeri e da cazzone, non significa comunque in automatico che sia il meglio che ha fatto. È il suo lavoro più impegnato e ambizioso, ma a mio avviso non il suo più riuscito. A tratti è un po' lento e macchinoso, volutamente, per far crescere la tensione con calma, però rispetto ad altre tarantinate ha fatto più fatica a conquistarmi. Cosa che comunque è riuscito a fare pure questa volta, grazie all'infuocata parte finale.
(voto 8/10)
Ford: Bastardi senza gloria, per quanto mi riguarda, è stato un bentornato al Tarantino che avevo amato alla follia fino a Jackie Brown. Con ironia e spietata cattiveria, il ragazzaccio di Knoxville riscrive la storia in modo beffardo e geniale, forse non realizzando "il suo Capolavoro", ma consegnando al pubblico una gemma che, almeno per quanto mi riguarda, lo ha riportato al posto che gli compete nella Storia del Cinema, americano e non solo.
Anche in questo caso, non si contano le scene cult, e Christoph Waltz dovrà ringraziare a vita per la parte che gli ha consegnato la gloria, la fama e la carriera.

Finale a parte, la sequenza delle carte nel pub resta una delle più potenti che Quentin abbia portato sullo schermo dai tempi de Le iene. Una bomba.
(Voto 9/10)


Django Unchained (2012)

Django Unchained Poster


Cannibal Kid: Temevo molto l'incursione di Tarantino nel western, un genere amato giusto da lui, da Mr. James Ford e da persone con più di 100 anni d'età. Eppure, anche questa volta m'ha fregato. Tarantino, intendo, mica Ford. Pur non rientrando tra i miei preferiti in assoluto, Django Unchained mi ha divertito, gasato, intrattenuto come nessun altro western prima. E credo mai più in futuro. Quando un regista riesce a farti adorare persino un'opera (almeno apparentemente) così lontana dai tuoi gusti, capisci che è davvero un fuoriclasse. Il tuo fuoriclasse.
(voto 8,5/10)
Ford: Tarantino e Western, direi che per me di meglio poteva esserci solo Clint Eastwood e Western. Django, che ricorderò per sempre perchè visto la sera precedente la nascita del Fordino, rivisita non solo la Frontiera, ma anche la Storia americana ed il conflitto razziale in pieno stile quentiniano. Anche in questo caso, un lavoro potente, sporco, cattivo, con un protagonista che attraversa il film come una spada ed un antagonista da antologia, per quella che, a mio parere, doveva essere la parte che avrebbe consegnato a Di Caprio l'Oscar.
Il tutto senza contare stile, omaggi, cult a profusione e la convinzione che, con Django, Tarantino sia stato più "black" di Spike Lee.
(Voto 9/10)


The Hateful Eight (2015)

The Hateful Eight Poster


Cannibal Kid: Prima o poi doveva succedere e – ahimé – alla fine è successo. C'è un film di Tarantino che non mi ha convinto. O se non altro che mi ha convinto solamente in piccola parte. The Hateful Eight per me è il suo titolo peggiore. Ok, all'interno della filmografia di registi tanto celebrati da Ford come James Cameron o Clint Eastwood figurerebbe ancora tra i migliori, ma in quella di Quentin appare come un'opera minore. Scritta, girata, interpretata e musicata alla grande, per carità, solo che mi ha fatto l'impressione di un esecizio di stile. E inoltre va bene una volta il western, caro Quentin, però poi basta! Un suggerimento di cui pure Ford dovrebbe far tesoro.
(voto 7-/10)
Ford: ancora Western, ancora Tarantino. Che porta nel vecchio West - e qui la Frontiera c'è tutta - in una dimensione teatrale simile a quella che lo aveva portato alla ribalta con Le iene. al contrario di quanto possa affermare il mio rivale, ho trovato assolutamente profondo un film che, a prescindere dalla violenza e dai fiumi di parole, analizza una volta ancora tutto il sangue versato nel nome di quello che dovrebbe essere il posto più libero, mitico e sognato al mondo, quel calderone incasinatissimo che sono gli USA.
Trovo che insegni più la Storia delle stelle e strisce un'opera come questa di mille Lincoln impolverati ed accademici.
(voto 9/10)


C'era una volta a... Hollywood (2019)

C'era una volta a... Hollywood Poster


Cannibal Kid: Aspettative alle stelle per un film con un cast stellare, ambientato a Hollywood e per di più negli anni '60. Un periodo che, a sentire le colonne sonore dei suoi precedenti lavori, credo stia particolarmente a cuore a Tarantino. Le premesse perché questo film possa rientrare nella mia Top 3 tarantiniana di tutti i tempi sembrano quindi esserci tutte. L'unico problema sembra essere quello di cui parlavo all'inizio: le aspettative alle stelle, talmente alle stelle che potrebbero portare a una delusione, totale o anche solo parziale. Ma spero non sia così. Nonostante il mezzo passo falso compiuto con The Hateful Eight, di Quentin mi fido ancora. Di Ford invece no. D'altra parte quella è una cosa non ho mai fatto.
Ford: aspettative alle stelle anche da queste parti, senza dubbio perchè Quentin negli ultimi anni pare tornato alla forma migliore, dunque per cast, musica, setting, voglia di raccontare una storia che affonda nel Cinema e sfocia nella follia - sono più che curioso di scoprire la versione tarantiniana di Manson e della sua famiglia -: le premesse per diventare l'ennesimo cult ci sono tutte, gli ingredienti anche. Speriamo solo che si tratti di una di quelle pellicole in grado di compiere il miracolo di mettere d'accordo perfino me e la mia controfigura Peppa Kid, piuttosto che una delusione anche solo per uno dei due.
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