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martedì 1 ottobre 2019

White Russian's Bulletin



Alle spalle lo special organizzato con il mio rivale Cannibal Kid e spinto dall'uscita della sua ultima fatica, ho deciso di dedicare il poco tempo delle visioni settimanali all'inizio del recupero della filmografia tarantiniana, sulla scia dell'operazione che feci qualche anno fa con Kubrick.
Oltre, dunque, ad affrontare l'ultima fatica del ragazzaccio di Knoxville, ho deciso, archiviato la scorsa settimana il suo debutto con Le iene, di riportare al Saloon quelli che forse sono i suoi due lavori più noti e celebrati, Pulp Fiction e Kill Bill.


MrFord



KILL BILL - VOLUME 1 (Quentin Tarantino, USA, 2003, 111')

Kill Bill - Volume 1 Poster

Kill Bill fu il primo Tarantino che vidi in sala. Ai tempi dell'uscita de Le iene e Pulp fiction ero troppo piccolo, e quando arrivò Jackie Brown ancora non mi ero avvicinato al Cinema "d'autore" da appassionato: ricordo bene che le attese e l'hype erano davvero altissime, anche perchè fino a quel momento il buon Quentin non mi aveva mai deluso.
Ricordo anche che uscii dalla sala pervaso da una sensazione d'incompiutezza, come se il regista avesse voluto semplicemente divertirsi inserendo in una cornice realizzata come al solito alla grande tutte le sue passioni, le sue fisse, le sfumature dell'essere, in una buona misura, un nerd cinematografico fatto e finito, ma che mancassero sia la forza distruttiva che la profondità dei suoi lavori precedenti.
Certo, la Sposa è un personaggio indimenticabile, il film ha una colonna sonora incredibile, la parte tecnica ed alcune idee sono strepitose, eppure, nonostante potrebbe essere considerato il film forse più amato di Tarantino - almeno dal grande pubblico -, Kill Bill, e soprattutto questa prima parte, non è mai stato uno dei miei preferiti. Parlando, ovviamente, sempre del lavoro dell'autore.
Resta comunque un divertissement con i fiocchi, ma poco di più.




KILL BILL - VOLUME 2 (Quentin Tarantino, USA, 2004, 137')

Kill Bill - Volume 2 Poster


La saga della Sposa, che probabilmente andrebbe vista come un'unica pellicola, in sala e di conseguenza per l'home video fu spezzata in due, finendo per farmi rivalutare l'intera operazione grazie ad una seconda parte decisamente più efficace ed intensa della prima: merito dell'addestramento di Pai Mei, della parte dedicata a Budd, fordiano fino al midollo, e del destino del main charachter che si compie nel decisivo confronto con la sua nemesi nonchè ex amato Bill.
Certo, il lungo monologo di quest'ultimo legato alla "filosofia di Superman" è stato fin troppo sopravvalutato, ma è un peccato veniale all'interno di quella che è una vera e propria fiera dei peccati veniali, una pellicola bellissima e realizzata alla grande che, di contro, non manifesta, se non a sprazzi, un'anima vera.
Kill Bill, in un certo senso e per quanto popolare sia, è il lavoro più "fighetto" di Tarantino, quello in cui non ha voluto osare pur osando il più possibile, e se da un lato merita il successo che ha avuto, dall'altro continuo a trovare assurdo, da appassionato di Cinema, che abbia avuto più fortuna di lavori - come il già citato Jackie Brown - che gli sono decisamente superiori.
Kill Bill, del resto, è come la Sposa: da una parte un angelo sceso dal cielo, dall'altro una fastidiosa pertica succhiacazzi.




C'ERA UNA VOLTA A... HOLLYWOOD (Quentin Tarantino, USA, 2019, 161')

C'era una volta a... Hollywood Poster


Nel corso degli anni, ad ogni nuova uscita firmata dal vecchio Quentin, l'attesa ha sempre giocato un ruolo importante, quasi fondamentale. 
Del resto, quando sei un fenomeno, il pubblico si aspetta che sempre e comunque tu sarai un fenomeno, senza se e senza ma.
Una sorta di condanna, si potrebbe pensare.
E così C'era una volta a Hollywood si trasforma, per i non cinefili o per chi si aspetta il sangue di Kill Bill o la rivoluzione di Pulp Fiction, una sorta di "so tutto io" di un appassionato della settima arte che si diverte a mettersi un gradino - e forse di più - al di sopra dello spettatore medio, che probabilmente riconoscerà Bruce Lee e poco più per oltre due ore di vera e propria goduria da divoratori di film: eppure, nonostante l'apparente sterilità, anche questo C'era una volta a... Hollywood è una raccolta di scene cult - lo scontro tra Cliff e Bruce Lee, la visita di Cliff alla fattoria della Manson Family, la scena del western con protagonista Rick Dalton alle prese con il rapimento di una bambina -, il consueto stile, la colonna sonora sempre strepitosa, ottime interpretazioni ma soprattutto una mezzora finale da urlo, figlia della tendenza più recente di Tarantino di mostrare la potenza del Cinema nel riscrivere addirittura la Storia, cambiando le carte e andando oltre il Destino, il già scritto.
Probabilmente c'è chi non riesce a giustificare un film di quasi tre ore che assume la sua dimensione solo nel finale, ma per chi, come me, ama lo sport, sa bene che a volte basta anche un secondo per cambiare una partita, un incontro, una vita: ed è facile passare dal fallimento più completo alla gloria.
O viceversa. 
In questo senso, C'era una volta a... Hollywood è un film da Zona Cesarini, che allunga la zampata proprio quando tutti, seduti ai propri posti, aspettavano i supplementari o i calci di rigore, e lo fa con una rovesciata che neppure i cazzo di Holly e Benji si sarebbero potuti immaginare.
Un esecuzione così straordinaria da rendere impossibile il fatto di lasciare il culo poggiato alla sedia.
Occorre alzarsi ed applaudire. Fosse anche che questo Quentin vi sia stato sul cazzo almeno un pò.




PULP FICTION (Quentin Tarantino, USA, 1994, 154')

Pulp Fiction Poster


Nel corso della sua relativamente breve Storia, la settima arte ha regalato al suo pubblico alcuni titoli oggettivamente indiscutibili, film che hanno segnato intere generazioni di spettatori, appassionati, futuri registi o attori: mi vengono in mente cose come Apocalypse Now, La sottile linea rossa, 2001, Ran, Aurora, 8 e 1/2, tanto per citarne alcuni.
E in mezzo a tutti questi mostri sacri, c'è un titolo che di sacro non ha proprio nulla, ma che gode e costruisce la sua grandezza a partire, più che dal profano, da quello che si nasconde sotto il profano: Pulp Fiction.
Palma d'Oro a Cannes nel novantaquattro - non mi stancherò mai di ricordare che il Presidente della Giuria era un signore di nome Clint Eastwood -, cult assoluto per qualsiasi nuova generazione almeno fino a Kill Bill - ma in questo caso è un pò come paragonare Ghali a Frankie Hi NrG -, manuale di sceneggiatura, festival di scene cult, una delle colonne sonore migliori di tutti i tempi, dramma e grottesca comicità, massaggi ai piedi e colpi al cuore.
Personalmente, credo esistano pochi titoli che siano riusciti ad influenzare il mio amore per il Cinema come Pulp Fiction: lo vidi ai tempi dell'ultimo anno di superiori, in ritardo rispetto all'uscita, su una videocassetta di un compagno di classe che l'aveva registrato sull'allora TelePiù, e niente fu lo stesso, dopo quella volta.
Fu come comprendere in due ore e mezza la magia di tutti gli Scorsese e i Coppola che erano passati prima e trovare un ponte ideale per tutto quello che sarebbe venuto dopo.
E il bello è che Pulp Fiction è uno di quei titoli che non può essere recensito, raccontato, spiegato: va vissuto. Punto e basta. Perchè è venuto per risolvere problemi. E quanto cazzo è bravo nel farlo.
Perchè sono venticinque anni, eppure è ancora un "cazzo, che botta, che botta cazzo".


venerdì 20 gennaio 2017

Allied - Un'ombra nascosta (Robert Zemeckis, UK/USA, 2016, 124')




Ogni volta che incrocio il cammino con produzioni come Allied rimpiango - e non poco - i tempi del Bullettin, quando mi bastavano quattro o cinque righe per chiudere la recensione.
Devo ammettere, giusto per non apparire prevenuto, che, nel caso dell'ultimo lavoro di Zemeckis, pensavo di restare molto, molto più deluso: in fondo, questo Un'ombra nascosta - consueto ed inutile adattamento italiano - è a conti fatti un film innocuo che non aggiunge nulla alla storia di uno spettatore navigato quanto di uno casuale ed alle prime armi, incapace di fare davvero incazzare, e neppure così terribile da annoiare.
Ma resta il fatto che, perizie tecniche a parte, il pensiero che ha accompagnato la visione dal primo all'ultimo fotogramma è stato uno ed uno soltanto: se qualcuno come Hitchcock avesse avuto la possibilità di lavorare a sceneggiatura e regia, incattivendo il finale e lasciando la sua firma, Allied avrebbe avuto tutte le carte in regola per poter diventare un grande film, complici temi importanti e profondi come l'amore, il matrimonio, il legame con un'altra persona cui affidiamo la vita e dalla quale per molti versi, da esseri umani, dipendiamo pur non conoscendone i segreti più profondi.
A fronte di tutto questo è senza dubbio molto triste il fatto che, per quasi tutta la durata della pellicola, il mio pensiero principale sia stato quello che, per la prima volta - e forse complice un look sempre precisino e poco wild -, mi è parso di notare davvero il fatto che anche Brad Pitt - con Tom Cruise e Johnny Depp una delle icone della mia generazione - stia cominciando davvero ad invecchiare: un'aggravante senza dubbio per quello che dovrebbe essere un titolo profondamente drammatico - seppur non coraggioso fino alla fine, da buon, vecchio film USA - e carico di tensione, che avrebbe il dovere di vivere sul dubbio istillato nello spettatore e non sulle osservazioni legate alla pelle in lento rilascio sul collo del protagonista, sex symbol di almeno un paio di generazioni di spettatrici.
In un certo senso, Allied rappresenta il prototipo del film manifesto di una mancanza di idee e stimoli che induce l'autore di turno a rispolverare l'atmosfera di un grande periodo ormai passato - in questo caso, l'epoca d'oro degli Studios - fallendo nel suo intendo proprio a causa delle basi poco solide del progetto: niente di particolarmente brutto, quanto più che altro qualcosa di ininfluente ed a suo modo molto noioso.
E purtroppo, non parlo di noia in termini di rottura di coglioni di vario livello, quanto di incapacità di sorprendere davvero, portando in scena un prodotto che pare un manichino senza vita, un pò come la protagonista femminile, una Marion Cotillard per la quale appaiono lontanissimi i tempi di Un sapore di ruggine ed ossa ed essersi adagiata su una bellezza che, conviene cominci ad abituarsi, il Tempo - e già si comincia a notare - non lascerà intatta.
In un certo senso, l'unica speranza di godere davvero del risultato di produzioni come questa, è di non aver masticato nulla di Cinema, in modo da rimanere sul filo nell'attesa di scoprire la risoluzione della trama ed immaginare cosa accadrebbe se qualcuno vi dicesse che la vostra amata - o amato - è una spia che dovete, in caso di conferma del sospetto, giustiziare: nel mio caso, ho immaginato un finale ben peggiore di quello che Zemeckis ha portato sullo schermo.
E che, ai miei occhi, non è parso neppure il difetto più grande di un film senza vizi di forma ma privo di qualsiasi idea.




MrFord






giovedì 12 gennaio 2017

Thursday's child







Gennaio, almeno negli ultimi anni, è sempre stato, forse per la vicinanza con Globes e Oscar, uno dei mesi più ricchi dell'anno, in termini di qualità: questa settimana, in sala, troveremo soltanto quattro pellicole - un vero miracolo per il quale io ed il mio scomodo antagonista Cannibal Kid ringraziamo -, tutte potenzialmente meritevoli di una visione.
Possiamo solo sperare che le stesse visioni rendano giustizia all'hype.


"Non farti vedere da Ford: se ci becca con lo spumante al posto del White Russian ci spara al volo un paio di mosse di wrestling."


Silence

"Resterò qui dentro fino a quando non mi sarò pentito per aver condiviso l'opinione di Cannibal su un film."

Cannibal dice: Silenzio, parla Cannibal. E quando parla Cannibal, tutti devono stare zitti a sentire. O se non altro Mr. James Ford.
Così come bisogna stare in silenzio quando c'è un nuovo film di Martin Scorsese. A parte il passo falso spielberghiano di Hugo Cabret, è un regista che negli ultimi tempi ha dimostrato di aver ritrovato una seconda giovinezza. Mentre il mio blogger rivale non ha mai manco trovato la prima.
Dopo lo spettacolare The Wolf of Wall Street e la sottovalutatissima serie Vinyl, questo film a tematica religiosa ambientato nel Giappone del XVII secolo pare parecchio ostico e potenzialmente un mattonazzo, ma in mano a Martin credo ne vedremo comunque delle belle. O almeno prego che sia così.
Ford dice: Scorsese è uno dei pochi registi in grado di zittire la rivalità imperitura tra me e Cannibal, perfino quando sforna ciofeche come Hugo Cabret, forse l'unico titolo inutile della carriera del Maestro.
Questo Silence, che potrebbe potenzialmente rivelarsi una delusione, potrebbe però anche sfoderare la zampata delle grandi occasioni di Marty, e come ai tempi di The wolf of Wall Street, tirare fuori il meglio anche dalle recensioni dei due rivali numero uno della blogosfera.


 

Allied – Un'ombra nascosta

"Beccati questo, Cannibal: con i saluti di Ford."

Cannibal dice: Ecco il film con la coppia Brad Pitt e Marion Cotillard, quella che secondo i pettegoli come me avrebbe portato alla fine dei Brangelina. Voci poi smentite, ma intanto di questo film si è parlato più per il gossip che non per la pellicola in sé, una vicenda spionistico-sentimentale ambientata durante la Seconda Guerra Mondiale che non pare proprio essere una roba di stretta attualità o rappresentare una grande novità. Alla regia inoltre c'è il discontinuo Robert Zemeckis e quindi questo film pare misterioso come un'ombra nascosta. O minaccioso come un Mister Ford nascosto nell'ombra.
Ford dice: alle spalle l'inutile - salvo per il finale - The Walk, Zemeckis al momento non è certo tra i primi nomi della mia lista, e questo film non mi pare in grado di cambiare le cose.
Cannibal, invece, resta in fondo a qualsiasi lista che potrei redigere.


 

The Founder

"Benvenuti nell'unico fast food dove avrete occasione di incontrare nello stesso momento Cannibal e Ford."

Cannibal dice: Il film su uno dei miei più grandi eroi, che però non so chi sia. Il fondatore di McDonald's è per me un mito così, solo per il semplice fatto di averlo fondato. Ora, grazie a questa pellicola con Michael Keaton a caccia di una nuova nomination agli Oscar, potrò finalmente scoprire anche che uomo era. E potrei magari scoprire che non era poi un così grande uomo. Oppure sì?
La voglia di saperlo è quasi quanto quella di mangiarmi un Big Tasty o di tirare un pugno a James Ford. Quindi molto alta!
Ford dice: io, che non sono radical come Cannibal e non sono un assiduo frequentatore dei ristoranti chic, non dico mai di no ad una bella abbuffata da McDonald's.
Ammetto dunque di essere curioso in questo caso sia per la performance che pare strepitosa di Michael Keaton, sia perchè del fondatore del franchise alimentare più famoso del mondo so meno che di Marco Goi, che tende a nascondersi come una spia del KGB ricercata dalla CIA.


Nebbia in agosto

"Per aver assistito ad una maratona di teen movies suggeriti da Cannibal, questo paziente sta quasi bene. Quantomeno non è in coma."

Cannibal dice: Pellicola a tematica nazi che sa di lavoro piuttosto impegnato e impegnativo. Una potenziale ronfata fordiana, in altre parole. Scusate ma questa settimana se devo affrontare la Seconda Guerra Mondiale preferisco farlo con il più patinato Allied e, se cerco qualcosa di impegnato, preferisco affidarmi a Martin Scorsese piuttosto che a tale Kai Wessel.
Ford dice: lavoro di nicchia che potrebbe rivelarsi potenzialmente interessante, e che in una settimana graziata da pochi titoli in uscita potrebbe scalare le posizioni nel listone dei recuperi.
Speriamo solo non si riveli una sòla cannibale.

 

mercoledì 13 gennaio 2016

La grande scommessa

Regia: Adam McKay
Origine: USA
Anno: 2015
Durata:
130'








La trama (con parole mie): siamo nei primi anni duemila quando alcuni outsiders, geni, giovani rampanti e folli legati al mondo della finanza americana profetizzano quello che era da sempre considerato impensabile, l'implosione del mercato immobiliare, da sempre sostenuto fondamentalmente dalle truffe legalizzate perpetrate dalle banche a partire dai mutui.
Michael Burry, Jared Vennett, Mark Baum e Ben Rickert - di fatto mentore dei giovani Jamie Shipley e Charlie Geller - decidono di lanciare una sfida all'intero sistema attendendo come squali il momento in cui le loro intuizioni si riveleranno fondate: il tempo richiesto finirà per essere più del previsto, le difficoltà e i dubbi decisamente maggiori, ma quando alla fine i nodi verranno al pettine, per questo insolito manipolo di uomini arriverà l'attimo non solo della vittoria, ma anche dell'affermazione e della ricchezza.
Peccato che, di fatto, questo avrà significato la bancarotta per un intero Paese.










Non ho mai capito nulla, di finanza e simili.
E non sono mai stato attaccato ai soldi, come concetto o anche fisicamente.
Nel corso della mia vita, ho sempre speso quel poco che ho guadagnato, finendo per mettere a frutto l'amore per l'esperienza rispetto a quello che potrebbe dare un conto in banca ben ingrassato.
In un mondo come quello descritto con ironia pungente e sagacia da Adam McKay, ispiratosi ad un romanzo ed a fatti reali, probabilmente, risulterei fuori luogo almeno quanto in canotta e bermuda con tatuaggi in vista in una festicciola di radical chic hipster.
E forse anche di più.
Ammetto, dunque, di essermi sentito un povero stronzo in più di un'occasione, nel corso della visione de La grande scommessa, pronto a raccogliere i suggerimenti - spassosissimi - delle varie Margot Robbie o Selena Gomez chiamate a spiegare a noi comuni mortali cosa accade nei corridoi dell'alta finanza usando esempi e termini più vicini a quelli cui siamo abituati nella vita di tutti i giorni: in un certo senso, il lavoro del buon McKay ha riportato alla mente del sottoscritto la visione di Margin Call, più di quella di The Wolf of Wall Street, e la coscienza del fatto che, essendo così poco legato ai soldi, probabilmente finirò per essere per tutta la vita fregato da chi tira le fila del mondo in questo senso, spinto come sono più dal senso di sopravvivenza e dalla dedizione al succhiare il midollo della vita che non a preoccuparmi di tenere i conti o del fatto che la mia banca mi stia allegramente inculando con il mutuo.
Del resto, io non controllo neppure il cedolino della busta paga, giusto per darvi un'idea.
Ad ogni modo, La grande scommessa è senza dubbio uno dei titoli più interessanti di questo inizio anno molto promettente, un film corale che non è un film corale, una sorta di docu-fiction legata a fatti realmente accaduti che riesce a mantenere la giusta distanza dall'eccessiva freddezza della cronaca così come dall'enfasi a rischio retorica della grande pellicola strappa-Oscar, interpretato da applausi da un cast in grandissimo spolvero - su tutti, gli ottimi Christian Bale, sempre strepitoso, e Steve Carell, ormai diventato una garanzia - ed impreziosito da una serie di espedienti - l'utilizzo di Ryan Gosling e degli "ospiti" del regista prima di tutto - pronti ad alleggerire quello che, diretto diversamente, sarebbe apparso come un polpettone buono giusto per gli studenti di economia e gli aspiranti yuppies.
Pur riconoscendo il valore dell'opera, però, devo ammettere di aver amato La grande scommessa molto meno di quanto avrei voluto, finendo per giudicarlo "solo" un gran bel film, interessante e divertente ad un tempo, nonchè una denuncia per nulla sottile di un sistema - il nostro, figlio del consumismo e della corsa al possesso - che non può e non potrà fare nient'altro che danni e rimanere uguale a se stesso - emblematico il finale, in questo senso -: probabilmente, per un tipo pane e salame e poco interessato all'argomento come il sottoscritto, un prodotto di questo genere potrà sempre e solo apparire distante, e privo dell'emozione che, ogni volta che mi siedo sul divano, davanti al computer o in sala mi aspetto di ricevere come se fosse il bicchiere bello pieno dall'uomo dietro il bancone.
Di fatto, in casi come questo, è come se mi si porgesse un calice di vino - per quanto strepitoso - al posto di un Islay, o di un whisky giapponese.
Da par mio, dunque, scommetto sul valore de La grande scommessa pur non avendolo sentito così nel profondo, rimanendo a distanza con il bicchiere in mano pensando a quanti criminali sono a piede libero nel mondo senza neppure avere le palle per essere criminali veri, e quanto riesce ad essere davvero grande il Cinema americano quando si libera dalla retorica e decide di raccontare una storia, anche quando quella stessa storia è distante anni luce da quella che vorremmo ascoltare.





MrFord





"Master of puppets I’m pulling your strings
twisting your mind and smashing your dreams
blinded by me, you can’t see a thing
just call my name, ‘cause I’ll hear you scream
master
master
just call my name, ‘cause I’ll hear you scream
master
master."
Metallica - "Master of puppets" - 






giovedì 12 novembre 2015

Thursday's child

La trama (con parole mie): si avvicina la fine dell'anno, e con lei le classifiche tipiche del periodo, eppure non sembra che le uscite in sala vogliano sconvolgere le gerarchie delineate fino ad ora, a meno che non si parli dei film peggiori, che in particolare in questo duemilaquindici paiono voler spingere fortemente per una lista lunga almeno quanto quella dei migliori.
Al mio fianco, giusto per rendere ancora più difficile la situazione, il mio sgradito collega, co-conduttore ed antagonista Cannibal Kid, che a questo giro di giostra finisce addirittura per essere spesso e volentieri d'accordo con me, cosa ancora più grave.


"Smettila di leggere Pensieri Cannibali, lo sai che ti fa male!"
Il segreto dei suoi occhi

"Fidati, è molto meglio che guidi io, piuttosto che Ford!"
Cannibal dice: Questo è uno dei film che mi spaventano di più dell'intera annata, non quanto un action consigliato da Ford, ma quasi. È arrivato il remake americano dello splendido film argentino premio Oscar chiamato Il segreto dei suoi occhi... ma non si sono sforzati manco a cambiare il titolo?!?
Che bisogno c'era di rifare una pellicola tanto recente? Giusto quella di venderlo, grazie alla presenza di un paio di superstar come Julia Roberts + Nicole Kidman, a un pubblico che si rifiuta di guardare un lavoro argentino? Il segreto di quel film stava nella sua atmosfera e temo che questo, per quanto vanterà una confezione impeccabile, non riuscirà a replicarla.
Ford dice: ai tempi della sua uscita, avevo adorato il film cileno Il segreto dei suoi occhi, un thriller lucidissimo e girato da dio, interpretato da un ottimo Ricardo Darìn. L'inutilità di un patinato remake americano è paragonabile a quella delle opinioni discutibili del mio rivale, dunque salterò a piè pari per evitare di incazzarmi troppo.



By the Sea

"Ascoltami, Angelina, dammi retta: smetti di fare la regista."
Cannibal dice: Dopo il pessimo e buonista film bellico Unbroken, Angelina Jolie ci riprova alla regia con una pellicola sentimentale ambientata negli anni '70 in cui non si limita a dirigere, ma è pure protagonista accanto al marito Brad Pitt. Per la serie: siamo ricchi, siamo fighi e facciamo quel cazzo che ci pare. E io penso che per questo film farò anch'io quel cazzo che mi pare e mi farò prestare da Ford le bottigliate delle grandi occasioni.
Ford dice: Angelina Jolie è il contrario del whisky. Più passa il tempo, e più peggiora, non solo fisicamente, ma anche come "artista": non contenta di essere ricca sfondata, con una famiglia con numeri da squadra di calcio e sposata con Brad Pitt, ha sviluppato velleità autoriali degne del peggior horror.
Questo polpettone sentimentale tutto brangelinizzato non lo auguro neppure a Peppa, quindi figuratevi.



Pan - Viaggio sull'isola che non c'è

"Fidati: è molto meglio che guidi io, piuttosto che Ford!"
Cannibal dice: Da eterno Peter Pan, questo non posso perdermelo, anche perché in più c'è un buon cast capitanato da Cara Delevingne e Rooney Mara e il regista è l'ottimo Joe Wright di Espiazione, Anna Karenina e Hanna. Peccato che per il resto sembri una bambinata non troppo esaltante e non so se riuscirà ad essere all'altezza della revisione spielberghiana del personaggio fatta in Hook. Se non altro, spero sia un film che possa portarmi allo scontro con il mio personale Capitan Uncino, Capitan Fordino.
Ford dice: ho sempre avuto una buona opinione, in termini registici, di Joe Wright, autore dei discreti Hanna e Anna Karenina e dell'ottimo Espiazione, eppure quest'ennesima rivisitazione fiabesca mi pare utile quanto un film action sugli schermi di Katniss Kid.
Onestamente, prevedo una visione da stiro di Julez, che non conti sul coinvolgimento del sottoscritto.



Premonitions

"Fate molta attenzione: qui dentro vive Cannibal Kid."
Cannibal dice: Thriller con Anthony Hopkins e Colin Farrell che sa di già stravisto, quindi Ford probabilmente lo esalterà senza ritegno. Una visione comunque ci può stare tutta, peccato che una premonizione mi suggerisca che non sarà niente di troppo memorabile.
Ford dice: questa dev'essere la settimana degli inutili film patinati hollywoodiani. Nonostante il cast, e nonostante una visione la si possa concedere, penso mi concentrerò sui recuperi.
Almeno questo è quello che una premonizione mi ha suggerito.



Gli ultimi saranno ultimi

"Ford, Cannibal: ecco il film giusto per voi."
Cannibal dice: Del simpatico Massimiliano Bruno avevo visto Nessuno mi può giudicare, e non l'avevo giudicato troppo male. Qui ritorna a lavorare con la sua attrice feticcio Paola Cortellesi e, per quanto non muoia dalla voglia di vederlo, tra le varie commedie italiane dell'ultimo periodo potrebbe essere tra le poche a meritarsi una quasi visione. Se non altro il titolo non è niente male: gli ultimi saranno ultimi e quindi Ford, mi spiace anzi no, ma resterai sempre ultimo. Almeno al mio confronto uahahah.
Ford dice: piuttosto che essere il primo della fila per correre a vedere l'ennesima commedia inutile made in Italy, festeggio il mio essere ultimo alla facciazza di Massimiliano Bruno e della sua groupie Katniss Kid.



Matrimonio al Sud

"Pronto, Peppa Kid? Ford mi ha detto che sei il mio più grande fan!"
Cannibal dice: Non è un po' presto per un cinepanettone, considerando anche che ormai i cinepanettoni sono più superati del wrestling e di WhiteRussian?
Ford dice: io speravo che i Cinepanettoni si fossero estinti, un po' come i cannibali, soprattutto cinematografici.

Evidentemente, purtroppo, mi sbagliavo.



Rams - Storia di due fratelli e otto pecore

Scenario tipico da gita fordiana della domenica.
Cannibal dice: Pellicola islandese vincitrice del premio Un Certain Regard all'ultimo Festival di Cannes. Potrebbe anche essere valida, però con un titolo del genere mi ispira meno di una maratona radical-chic di film russi organizzata da Ford.
Ford dice: considerata la morìa di questa settimana, questo prodotto molto molto d'essai proveniente dall'Islanda potrebbe essere l'unica boccata d'ossigeno di un weekend letale per ogni spettatore.
Tranne, purtroppo, che per Cannibal Kid.


lunedì 1 giugno 2015

Monday's child

La trama (con parole mie): se pensate di aver fatto un balzo in avanti nel tempo di qualche giorno, state pure tranquilli. Non vi siete appena lasciati alle spalle una sbronza di prepotente calibro fordiano o la visione agghicciante di qualche radical film suggerito dal mio rivale Cannibal Kid. Semplicemente, il ponte del 2 giugno ha prodotto una settimana assolutamente anarchica per quanto riguarda le uscite in sala - tra l'altro, sempre troppe e non sempre di qualità -, dunque i due bloggers arcinemici della blogosfera si sono prodigati in modo da fornirvi una vera e propria guida a quello che vi aspetta da oggi al prossimo weekend.
Sempre a modo loro, ovviamente.

"Figliolo, lasciatelo dire: guidi il carro armato peggio di Ford!"
Messi - Storia di un campione
(nei cinema lunedì 1 e martedì 2 giugno)

"Cannibal, vieni qui: fatti dare un abbraccione!"
Cannibal dice: Io l'avrei intitolato Messi – Storia di un pirlone, giusto per non essere troppo volgare e usare un altro termine, come quel maleducato di Mr. James Pork. Addirittura Álex De la Iglesia ha firmato questo documentario di questo sopravvalutatissimo calciatore che sarà anche un fenomeno con i piedi, e questo nessuno lo mette in dubbio, ma quando le partite contano per davvero se la fa addosso. Anzi, si vomita addosso. In attesa di vedere cosa combinerà contro la “mia” Juve sabato nella finale di Champions, io comincio a gufare contro di lui. Sia in campo, che al cinema, sperando che questo filmetto dedicato a un personaggio tanto privo di carisma e spessore non lo vada a vedere nessuno. Manco Ford.
Ford dice: sono assolutamente stupefatto nello scoprire che tanto io e Peppa, sempre in disaccordo sul Cinema, sul calcio troviamo decisamente più spesso opinioni comuni. Personalmente, considero Messi uno dei calciatori più sopravvalutati e privi di carisma di sempre: indiscutibili le doti tecniche, eppure la mancanza di carattere ed un piglio assolutamente anonimo lo rendono uno dei più grigi atleti che il calcio abbia mai conosciuto.
Sono comunque curioso, principalmente per la regia di De La Iglesia, di dare un'occhiata a questo documentario, magari facendolo seguire da un recupero delle imprese di Roby Baggio, uno dei miei favoriti del pallone, per riprendermi.



Fury
(da martedì 2 giugno)

"Hey, Cucciolo: sei troppo pusillanime per venire in guerra. Torna pure a Casale."
Cannibal dice: Film bellico che a sorpresa mi era abbastanza piaciuto (http://www.pensiericannibali.com/2015/01/fury-carro-armato-del-west.html), finalmente esce anche in Italia. Il ritardo per una volta non è stato a causa di misteriose logiche nostrane, ma al fatto che la compagnia di distribuzione italiana era proprio fallita alla vigilia del lancio del film. In attesa che anche Ford fallisca, guardatevi la pellicola che merita.
Ford dice: è incredibile come in Italia un film riesca ad uscire in ritardo anche quando la colpa non è direttamente dei suoi distributori. Ad ogni modo, questo Fury, passato al Saloon qualche mese fa (http://whiterussiancinema.blogspot.it/2015/02/fury.html), è un solido drammone di guerra forse non perfetto ma decisamente intenso che mi sento, in accordo - sempre incredibilmente - con il Cannibale di consigliare. Immaginando, magari, di passargli sopra la macchina parcheggiata con un carro armato.



Insidious 3 - L'inizio
(da mercoledì 3 giugno)

"Peppa, mi hai fatto sorbire per l'ultima volta uno dei tuoi filmetti!"
Cannibal dice: Riassumendo in breve: il primo Insidious mi era piaciuto decisamente e mi aveva spaventato quasi quanto una recensione a caso di WhiteRussian. Pure il secondo Insidious mi aveva terrorizzato, ma non in un senso horror. Era così pessimo che mi aveva fatto scappare a gambe levate dalla visione, che avevo abbandonato dopo poco. Sempre in maniera analoga a un post random del mio blogger rivale. Questo terzo episodio quindi lo abbandono in maniera preventiva. Proprio come la prossima recensione pubblicata su WhiteRussian.
Ford dice: il primo Insidious, uscito qualche anno fa, era riuscito a spaventare - ma non che ci voglia molto - quel pusillanime del mio rivale e pochi altri, convincendomi poco o nulla soprattutto nella ridicola seconda parte. Il secondo giace da tempo immemore nel mio hard disk, in attesa di tempi che non matureranno mai.
Facile prevedere che sarà di questo numero tre.



La risposta è nelle stelle
(da giovedì 4 giugno)

"Cannibal vorrebbe essere al mio posto." "A te va peggio: Ford vorrebbe essere al mio!"
Cannibal dice: La risposta è nelle stelle è il nuovo film tratto da un romanzo del mio nemico pubblico numero 2 dopo Ford, Mr. Nicholas Sparks. Considerando che in più c'è quel raccomandato inespressivo di Scott Eastwood, figlio di quel repubblicano ormai bevutosi il cervello di Clint, questo film potrei detesterlo dal profondo del mio cuore ma, c'è un ma, e pure un MA grande come una casa: la mia amata Britt Robertson, che tra questo film e Tomorrowland rischia di diventare la stella del momento.
Ford dice: un film cui non darei un soldo bucato, la solita commediola romantica da fazzoletto per le bimbette come Katniss Kid che evito come la peste. Penso, però, che se mi ci dovessi trovare darei un'occhiata solo per la somiglianza incredibile con il mitico padre di Scott Eastwood, memore dei tempi in cui era il vecchio Clint a fare la parte del cowboy nel pieno delle forze. E un po' anche per celebrare il compleanno numero ottantacinque del coriaceo Dirty Harry.




Una storia sbagliata
(da giovedì 4 giugno)

"Speriamo non mi piovano addosso Ford e Cannibal: quei due portano sempre guai."
Cannibal dice: Negli ultimi tempi mi sono fatto paladino del cinema italiano. Bene, mi sa che per me è un ruolo sbagliato. Così come sembra sbagliata questa storia, che pare la versione nostrana di Nicholas Sparks, ancora lui, ed è sbagliato Ford come blogger di cinema e più in generale come blogger, visto che a malapena sa accendere un computer.
Ford dice: come ormai è noto, il Cinema italiano rischia di diventare il mio nuovo, vero rivale quanto e più di Cannibal Kid. E come è quasi inutile sottolineare, una roba come questa non la farei vedere neanche al mio acerrimo nemico.



Accidental Love
(da giovedì 4 giugno)

"Che incubo! Ero un ottimo attore di colpo tornato al blockbuster di grana grossa!"
Cannibal dice: Se c'è una cosa peggiore dei cinepanettoni italiani, sono i cinepanettoni americani. Spiace vedere coinvolto in una roba del genere anche il mio idolo Jake Gyllenhaal, ma mi sa che, nonostante la sua presenza, questo film non lo vedo manco in maniera accidentale.
Ford dice: non potrei resistere per più di due minuti neppure se accidentalmente dovessi rivedere il trailer di questo film di cassetta ammeregano di quelli che fanno odiare il Cinema ammeregano ai radical chic come Peppa Kid. Che invece bottiglierei in modo del tutto non accidentale.



Le regole del caos
(da giovedì 4 giugno)

"Ford e Cannibal? Tagliate loro la testa!"
Cannibal dice: Questo è il classico film inglese in costume perfetto per Alessia Carmicino (http://firstimpressions86.blogspot.it/). Io invece passo, sorry.
Ford dice: è giugno, si avvicina l'estate.
Voglio l'azione, il mare, il mojito, Point Break. Niente costumi, niente cose da sala da the. Per l'autunno abbiamo tempo qualche mese.



Fuorigioco
(da giovedì 4 giugno)

"Settimane di uscite come questa sono proprio una tristezza."
Cannibal dice: Film italiano impegnato che vedo meglio per Ford. Io mi considero fuorigioco.
Ford dice: film italiano impegnato. Quasi peggio di un film italiano non impegnato. Io mi chiamo fuori e vado a giocare da un'altra parte.



Fuori dal coro
(da giovedì 4 giugno)

"Questo è peggio di Peppa: tutto il tempo su internet, e non beve neanche un White Russian!"
Cannibal dice: Oltre che fuorigioco, mi considero anche fuori dal coro di coloro che vogliono vedere questo film.
Perché, esistono davvero persone che vogliono vedere questo film?

Ford dice: a volte mi chiedo perché ogni settimana escano venti titoli, tra i quali diciotto non dovrebbero neppure essere distribuiti.




Il colore verde della vita
(da giovedì 4 giugno)

"Voglio essere in un film di Malick, voglio essere in un film di Malick, voglio essere in un film di Malick..."
Cannibal dice: Solo perché negli ultimi tempi ho parlato bene del cinema italiano, adesso la distribuzione vuole punirmi facendo uscire tremila pellicole nostrane tutte nella stessa settimana?
A questo gioco al massacro, io non ci sto.
Ford dice: ma chi ha pianificato le uscite di questa settimana maledetta!? Fortunatamente sarò felicemente a Barcellona, così non dovrò assistere in prima persona a questo scempio!



È arrivata mia figlia
(da giovedì 4 giugno)

"Abbiamo visto l'elenco delle uscite di questa settimana. Ammazza che depressione!"
Cannibal dice: Pellicola brasiliana presentato al Sundance e al Festival di Berlino che dal trailer sembra una pellicola un po' buonista e ruffianotta, di quelle da facile applauso del Ford di turno, però sembra anche una visione simpatica, perfetta per l'estate. Non escludo di dargli una possibilità e questa è una cosa, come direbbe José Alfafini: incredibile, amisci!
Ford dice: considerata la sfilza di roba tossica in uscita in questi giorni, questo pur poco affidabile prodotto semi autoriale sudamericano pare praticamente una Palma d'oro. E arrivato a questo punto, potrei perfino concedere la visione, sperando che possa come di consueto provocare scambi al vetriolo tra il sottoscritto e il Cannibale.



Eisenstein in Messico
(da giovedì 4 giugno)

"Cannibal, finalmente ti ho ammutolito. Ford dovrà ringraziarmi."
Cannibal dice: Film curioso sul regista russo tanto amato da Ford e tanto odiato da Fantozzi Sergej Ėjzenštejn. Non so proprio come possa essere, l'unica cosa che so per certo è che per me WhiteRussian...
è una cagata pazzesca!
Ford dice: film per appassionati di un Cinema che - purtroppo - non c'è più e che se riuscissi a recuperare guarderei con una certa curiosità. Nel frattempo, spero che Cannibal Kid passi al blog muto.



Subsonica Day
(nei cinema solo venerdì 5 giugno)

"Cannibal Kid? Lo soffiamo via in men che non si dica!"

Cannibal dice: I Subsonica mi piaciucchiano abbastanza. Ma non abbastanza abbastanza da dedicar loro addirittura un intero Day. Non so, a 'sto punto tra un po' arriverà pure il WhiteRussian Day?

Ford dice: i Subsonica sono stati uno dei gruppi italiani rivelazione ormai una quindicina d'anni fa, e continuo a voler loro bene, nonostante non li segua da un pezzo. Potrei pensare, però, di lasciare che sia Julez, da torinese DOC, a guardare e recensire questo film. Staremo a vedere.


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