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martedì 31 marzo 2020

White Russian's Bulletin - Decade Edition



La prima volta che ho pensato ai dieci anni del blog avevo in mente un sacco di progetti, tra sondaggi, classificone, post in serie e quant'altro: poi le cose sono cambiate, la blogsfera si è desertificata, le motivazioni sono scemate e ultimamente la vita vissuta ha preso direzioni nuove e complesse.
Ci tenevo, però, a presentare un Bulletin speciale, che partisse dalle liste dei dieci migliori di ogni categoria dei Ford Awards per indicare quelli che sono stati i miei personali film, serie e libri del decennio trascorso da queste parti, senza che comparissero anche le altre nove posizioni, ma celebrando i vincitori tra i vincitori, ringraziandoli per aver reso più speciale la mia permanenza qui ed alimentando la passione che da sempre ho per piccolo e grande schermo, così come per quei "piccoli oggetti rettangolari che si chiamano libri".
Ecco, dunque, il meglio del meglio del Saloon degli ultimi dieci anni. Sperando, ovviamente, di ritrovarci qui a brindare tra altri dieci.


MrFord


FORD AWARD DECADE EDITION - LIBRI

Iperborea - La vera storia del pirata Long John Silver - Björn Larsson

I Ford Awards dedicati ai libri sono stati, negli scorsi dieci anni, dominati in lungo e in largo da Don Winslow (due volte vincitore) e Jo Nesbo (quattro volte vincitore), percorsi da Joe Lansdale - che non si è mai piazzato sul gradino più alto del podio ma che continua ad essere uno dei fordiani ad honorem più fordiano ad honorem che ci sia - e spezzati da rivelazioni vecchie e nuove. Ma nessun romanzo è mio quanto La vera storia del pirata Long John Silver, che oltre ad essere un lavoro straordinario di scrittura, è il ritratto del personaggio in cui - alcool a parte - mi sono più ritrovato in tutta la mia Storia di lettore.
Come, se non ricordo male, scrissi nel post ai suoi tempi, io sono Long John Silver.
Il vecchio Barbecue vive ed è attaccato alla vita, è uno stronzo senza ritegno ma è anche profondamente se stesso, si è costruito sulla sua esperienza e sulla stessa ha dato e preso, senza lamentarsi dei giri di chiglia, delle frustate, dei tesori e delle vittorie.
Si è preso tutto, Long John Silver. Si è preso la vita.
Quello che cerco di fare sempre anche io.


FORD AWARD DECADE EDITION - SERIE TV

Breaking Bad: storia, successo e importanza della serie di Vince ...

La decina delle serie tv è stata forse la più difficile da prendere in esame per questo premio speciale, considerato che si partiva dall'ultima stagione di Lost, passando attraverso cose come True Detective, The Young Pope e Chernobyl, senza contare secondi posti d'eccezione come Sons of Anarchy e Spartacus. Eppure, se i naufraghi più noti del piccolo schermo hanno rappresentato una rivoluzione ed il decennio precedente, nulla può essere paragonato all'evoluzione di Breaking Bad, l'unica serie televisiva che ricordi aver incrementato, stagione dopo stagione, la sua qualità, l'intensità e la potenza, diventando un riferimento per chiunque voglia scoprire quello che, a tutti gli effetti, è ormai diventato il mondo gemello del Cinema.
L'epopea di Walter White e Jesse Pinkman è una lezione di scrittura, profondità, tensione, nonchè una delle tre serie fondamentali di sempre, insieme al già citato Lost e Twin Peaks.


FORD AWARD DECADE EDITION - FILM NON DISTRIBUITI IN ITALIA

Swiss Army Man - Film (2016) - MYmovies.it

Come spesso accade, nel nostro Paese capita che titoli interessanti, premiati o anche solo potenzialmente accattivanti vengano ignorati dalla distribuzione, finendo per essere recuperati solo grazie al tam tam della blogosfera, una delle cose più belle che l'esperienza di avere un blog di Cinema riserva: tra le cinque categorie, questa è stata quella sulla quale sono stato più sicuro e veloce.
Swiss Army Man, per me, è uno dei più grandi film degli ultimi dieci anni, un Capolavoro vero, un'opera d'arte giocata e costruita sull'emozione e sulla vita, dalla profondità enorme, che ancora oggi, a distanza di anni, mi commuove solo al ricordo.
Potrei stare qui a scrivere per ore, ma non varrebbe neppure lontanamente l'emozione di una visione che, almeno per quanto mi riguarda, è stata un passaggio fondamentale di tutta la mia vita di appassionato. E non solo.
Swiss Army Man è pura magia. E come ogni magia che si rispetti, va vissuta sulla pelle.


FORD AWARD DECADE EDITION - IL PEGGIO

Detachment - Il distacco - Film (2011) - MYmovies.it

Per quanto riguarda il decisamente meno ambito dei premi, quello destinato al peggio, ho deciso di puntare su un film che, in realtà, non è certo il peggiore della decina di vincitori: se, però, di film brutti ne esistono e ne esisteranno sempre, portando a volte addirittura ad una certa ilarità, titoli che abusano del loro potere e potenzialità non riusciranno mai, almeno da queste parti, a pensare positivo.
Detachment, uno tra i primi grandi bottigliati illustri del Saloon - e ne sono passati, da The tree of life a La forma dell'acqua -, è un film che, a mio parere, abusa intellettualmente degli spettatori e degli strumenti che poteva avere, rappresentando, di fatto, una sorta di abuso sessuale spirituale.
Ricordo ancora bene quanto mi fece incazzare, e quanto continuo e continuerò a bottigliare tutti quei film e registi che vorranno giocare a fare finta di essere accanto al pubblico pur mettendosi un gradino - e oltre - sopra neanche fossero i peggiori tra i politici.


FORD AWARD DECADE EDITION - IL MEGLIO

The Wolf of Wall Street - Film (2013) - MYmovies.it

Anche la decina dedicata ai migliori film presentava numerosi grossi calibri, titoli che sono divenuti e diverranno i cult delle prossime generazioni di cinefili: ma dentro di me, sapevo quale sarebbe stato il nome che chiamava a gran voce. Anzi, ululava.
The Wolf of Wall Street è stato una vera e propria epifania, e ricordo ancora di averlo iniziato bello stravaccato sul divano e di averlo finito seduto per terra davanti alla televisione: Scorsese e Di Caprio allo stato puro, ritmo da lancio con il paracadute, scrittura esemplare, un crescendo che, parlando del mitico Marty, non vedevo dai tempi di Quei bravi ragazzi e Casinò. 
In dieci anni che hanno portato alla ribalta titoli e nomi nuovi, da Nolan a Refn passando per il più recente vincitore Bong, il film della decade per me è figlio di quella che ormai può essere considerata classicità: ma da buon vecchio, non posso che appoggiare e spalleggiare questo lupo che, nonostante la giungla intorno, sa ancora bene come farsi sentire.
E cazzo, quando lo fa, arriva dritto al cuore.



martedì 1 ottobre 2019

White Russian's Bulletin



Alle spalle lo special organizzato con il mio rivale Cannibal Kid e spinto dall'uscita della sua ultima fatica, ho deciso di dedicare il poco tempo delle visioni settimanali all'inizio del recupero della filmografia tarantiniana, sulla scia dell'operazione che feci qualche anno fa con Kubrick.
Oltre, dunque, ad affrontare l'ultima fatica del ragazzaccio di Knoxville, ho deciso, archiviato la scorsa settimana il suo debutto con Le iene, di riportare al Saloon quelli che forse sono i suoi due lavori più noti e celebrati, Pulp Fiction e Kill Bill.


MrFord



KILL BILL - VOLUME 1 (Quentin Tarantino, USA, 2003, 111')

Kill Bill - Volume 1 Poster

Kill Bill fu il primo Tarantino che vidi in sala. Ai tempi dell'uscita de Le iene e Pulp fiction ero troppo piccolo, e quando arrivò Jackie Brown ancora non mi ero avvicinato al Cinema "d'autore" da appassionato: ricordo bene che le attese e l'hype erano davvero altissime, anche perchè fino a quel momento il buon Quentin non mi aveva mai deluso.
Ricordo anche che uscii dalla sala pervaso da una sensazione d'incompiutezza, come se il regista avesse voluto semplicemente divertirsi inserendo in una cornice realizzata come al solito alla grande tutte le sue passioni, le sue fisse, le sfumature dell'essere, in una buona misura, un nerd cinematografico fatto e finito, ma che mancassero sia la forza distruttiva che la profondità dei suoi lavori precedenti.
Certo, la Sposa è un personaggio indimenticabile, il film ha una colonna sonora incredibile, la parte tecnica ed alcune idee sono strepitose, eppure, nonostante potrebbe essere considerato il film forse più amato di Tarantino - almeno dal grande pubblico -, Kill Bill, e soprattutto questa prima parte, non è mai stato uno dei miei preferiti. Parlando, ovviamente, sempre del lavoro dell'autore.
Resta comunque un divertissement con i fiocchi, ma poco di più.




KILL BILL - VOLUME 2 (Quentin Tarantino, USA, 2004, 137')

Kill Bill - Volume 2 Poster


La saga della Sposa, che probabilmente andrebbe vista come un'unica pellicola, in sala e di conseguenza per l'home video fu spezzata in due, finendo per farmi rivalutare l'intera operazione grazie ad una seconda parte decisamente più efficace ed intensa della prima: merito dell'addestramento di Pai Mei, della parte dedicata a Budd, fordiano fino al midollo, e del destino del main charachter che si compie nel decisivo confronto con la sua nemesi nonchè ex amato Bill.
Certo, il lungo monologo di quest'ultimo legato alla "filosofia di Superman" è stato fin troppo sopravvalutato, ma è un peccato veniale all'interno di quella che è una vera e propria fiera dei peccati veniali, una pellicola bellissima e realizzata alla grande che, di contro, non manifesta, se non a sprazzi, un'anima vera.
Kill Bill, in un certo senso e per quanto popolare sia, è il lavoro più "fighetto" di Tarantino, quello in cui non ha voluto osare pur osando il più possibile, e se da un lato merita il successo che ha avuto, dall'altro continuo a trovare assurdo, da appassionato di Cinema, che abbia avuto più fortuna di lavori - come il già citato Jackie Brown - che gli sono decisamente superiori.
Kill Bill, del resto, è come la Sposa: da una parte un angelo sceso dal cielo, dall'altro una fastidiosa pertica succhiacazzi.




C'ERA UNA VOLTA A... HOLLYWOOD (Quentin Tarantino, USA, 2019, 161')

C'era una volta a... Hollywood Poster


Nel corso degli anni, ad ogni nuova uscita firmata dal vecchio Quentin, l'attesa ha sempre giocato un ruolo importante, quasi fondamentale. 
Del resto, quando sei un fenomeno, il pubblico si aspetta che sempre e comunque tu sarai un fenomeno, senza se e senza ma.
Una sorta di condanna, si potrebbe pensare.
E così C'era una volta a Hollywood si trasforma, per i non cinefili o per chi si aspetta il sangue di Kill Bill o la rivoluzione di Pulp Fiction, una sorta di "so tutto io" di un appassionato della settima arte che si diverte a mettersi un gradino - e forse di più - al di sopra dello spettatore medio, che probabilmente riconoscerà Bruce Lee e poco più per oltre due ore di vera e propria goduria da divoratori di film: eppure, nonostante l'apparente sterilità, anche questo C'era una volta a... Hollywood è una raccolta di scene cult - lo scontro tra Cliff e Bruce Lee, la visita di Cliff alla fattoria della Manson Family, la scena del western con protagonista Rick Dalton alle prese con il rapimento di una bambina -, il consueto stile, la colonna sonora sempre strepitosa, ottime interpretazioni ma soprattutto una mezzora finale da urlo, figlia della tendenza più recente di Tarantino di mostrare la potenza del Cinema nel riscrivere addirittura la Storia, cambiando le carte e andando oltre il Destino, il già scritto.
Probabilmente c'è chi non riesce a giustificare un film di quasi tre ore che assume la sua dimensione solo nel finale, ma per chi, come me, ama lo sport, sa bene che a volte basta anche un secondo per cambiare una partita, un incontro, una vita: ed è facile passare dal fallimento più completo alla gloria.
O viceversa. 
In questo senso, C'era una volta a... Hollywood è un film da Zona Cesarini, che allunga la zampata proprio quando tutti, seduti ai propri posti, aspettavano i supplementari o i calci di rigore, e lo fa con una rovesciata che neppure i cazzo di Holly e Benji si sarebbero potuti immaginare.
Un esecuzione così straordinaria da rendere impossibile il fatto di lasciare il culo poggiato alla sedia.
Occorre alzarsi ed applaudire. Fosse anche che questo Quentin vi sia stato sul cazzo almeno un pò.




PULP FICTION (Quentin Tarantino, USA, 1994, 154')

Pulp Fiction Poster


Nel corso della sua relativamente breve Storia, la settima arte ha regalato al suo pubblico alcuni titoli oggettivamente indiscutibili, film che hanno segnato intere generazioni di spettatori, appassionati, futuri registi o attori: mi vengono in mente cose come Apocalypse Now, La sottile linea rossa, 2001, Ran, Aurora, 8 e 1/2, tanto per citarne alcuni.
E in mezzo a tutti questi mostri sacri, c'è un titolo che di sacro non ha proprio nulla, ma che gode e costruisce la sua grandezza a partire, più che dal profano, da quello che si nasconde sotto il profano: Pulp Fiction.
Palma d'Oro a Cannes nel novantaquattro - non mi stancherò mai di ricordare che il Presidente della Giuria era un signore di nome Clint Eastwood -, cult assoluto per qualsiasi nuova generazione almeno fino a Kill Bill - ma in questo caso è un pò come paragonare Ghali a Frankie Hi NrG -, manuale di sceneggiatura, festival di scene cult, una delle colonne sonore migliori di tutti i tempi, dramma e grottesca comicità, massaggi ai piedi e colpi al cuore.
Personalmente, credo esistano pochi titoli che siano riusciti ad influenzare il mio amore per il Cinema come Pulp Fiction: lo vidi ai tempi dell'ultimo anno di superiori, in ritardo rispetto all'uscita, su una videocassetta di un compagno di classe che l'aveva registrato sull'allora TelePiù, e niente fu lo stesso, dopo quella volta.
Fu come comprendere in due ore e mezza la magia di tutti gli Scorsese e i Coppola che erano passati prima e trovare un ponte ideale per tutto quello che sarebbe venuto dopo.
E il bello è che Pulp Fiction è uno di quei titoli che non può essere recensito, raccontato, spiegato: va vissuto. Punto e basta. Perchè è venuto per risolvere problemi. E quanto cazzo è bravo nel farlo.
Perchè sono venticinque anni, eppure è ancora un "cazzo, che botta, che botta cazzo".


martedì 1 marzo 2016

Oscar 2016: un colpo al cerchio e uno alla botte

La trama (con parole mie): anche quest'anno la tanto chiacchierata Notte degli Oscar è agli archivi, con le sue sorprese - poche, a dire il vero - e le sue terrificanti conferme.
L'Academy, infatti, si rivela come di consueto Liberal e Conservatrice, e mantiene la sua linea pronta ad accontentare un pò tutti ma non soddisfare, alla fine, nessuno.
Vince il compromesso, come sempre quando si tratta della statuetta più ambita del mondo del Cinema: quantomeno, rispetto allo scorso anno, mi pare sia andata appena poco meglio. Appena.




Miglior film: Il caso Spotlight

La grande scommessa
Brooklyn
Il ponte delle spie
Mad Max - Fury Road
The Martian - Sopravvissuto
The Revenant
Room
Il caso Spotlight


Academy: The Revenant

Ford: Mad Max - Fury Road


Per evitare di essere accusata di prevedibilità, l'Academy opta per una scelta "a sorpresa" e molto Liberal, ottima per apparire molto più alternativa di quanto non sia: a me Il caso Spotlight è anche piaciuto, la tematica è importante e fondamentale da conoscere, ma rispetto al mio favorito Mad Max - Fury Road, Room e, volendo, anche La grande scommessa, partiva certamente più indietro. E a poco è servito togliere la statuetta dalle mani di Inarritu e dei suoi, come vedremo più tardi.




Miglior attore protagonista: Leonardo Di Caprio

Bryan Cranston per L'ultima parola - La vera storia di Dalton Trumbo
Matt Damon per The Martian - Sopravvissuto
Leonardo Di Caprio per The Revenant
Michael Fassbender per Steve Jobs
Eddie Redmayne per The Danish Girl


Academy: Leonardo Di Caprio
Ford: Bryan Cranston


Pronostico azzeccato e premio più che meritato - ripensando alla carriera - a Leonardo Di Caprio, per anni ingiustamente ignorato dall'Academy.
Peccato che suoni più come una beffa, considerato che viene consegnato per l'interpretazione meno convincente del buon Leo da anni a questa parte.
Qui al Saloon si tifava Cranston, ma a mio parere quest'anno l'Oscar sarebbe dovuto andare allo strepitoso, piccolo protagonista di Room. Quella sì, sarebbe stata una scelta coraggiosa.






Migliore attrice protagonista: Brie Larson

Cate Blanchett per Carol
Brie Larson per Room
Jennifer Lawrence per Joy
Charlotte Rampling per 45 anni
Saoirse Ronan per Brooklyn


Academy: Jennifer Lawrence

Ford: Brie Larson


Quantomeno nell'ambito della miglior attrice l'Academy concede il contentino scegliendo il nome più "alternativo" tra le candidate. Una delle statuette più giuste della nottata.






Miglior attore non protagonista: Mark Rylance

Christian Bale per La grande scommessa
Tom Hardy per The Revenant
Mark Ruffalo per Il caso Spotlight
Mark Rylance per Il ponte delle spie
Sylvester Stallone per Creed


Academy: Mark Rylance
Ford: Sylvester Stallone



Così come avevo predetto, è andata.
Per affetto, amarcord, ricordi e quant'altro, avrei trovato commovente e giusto il premio a Stallone, ma avrei accettato di buon grado una scelta tecnica, con un riconoscimento a Bale o Hardy, entrambi strepitosi ed attori oggettivamente più bravi di Sly.
Ma Rylance - onestissimo mestierante, sia chiaro - pare davvero un insulto: una scelta buonista e di comodo che conferma la natura di palle mosce dell'Academy.








Miglior attrice non protagonista: Alicia Vikader

Jennifer Jason Leigh per The Hateful Eight
Rooney Mara per Carol
Rachel McAdams per Il caso Spotlight
Alicia Vikander per The Danish girl
Kate Winslet per Steve Jobs


Academy: Alicia Vikander
Ford: Jennifer Jason Leigh


Altro pronostico azzeccato, altra statuetta annunciata. Se non altro, la Vikander è piaciuta molto anche al sottoscritto in The Danish girl, dunque la delusione per il mancato riconoscimento a Jennifer Jason Leigh si è in qualche modo stemperata.








Miglior regia: Alejandro Gonzales Inarritu

Adam McKay per La grande scommessa
George Miller per Mad Max - Fury Road
Alejandro Gonzales Inarritu per The Revenant
Lenny Abrahamson per Room
Tom McCarthy per Il caso Spotlight


Academy: Alejandro Gonzales Inarritu
Ford: : George Miller


Altra contraddizione dell'Academy. Scegliere di premiare Spotlight al posto di Revenant per poi consegnare ugualmente la statuetta per la miglior regia ad Inarritu - per il secondo anno consecutivo - è davvero da vigliacchi: ingiusto rispetto a Miller e Abrahamson, ed ingiusto rispetto al pubblico.
Ma ormai mi pare di essere il nemico numero uno dell'Academy, considerato che Di Caprio è stato a tutti gli effetti sdoganato.






Miglior sceneggiatura originale: Il caso Spotlight

Il ponte delle spie
Ex machina
Inside out
Il caso Spotlight
Straight outta Compton

Academy: Il caso Spotlight
Ford: Inside out


Altra statuetta telefonata, altra previsione azzeccata dal sottoscritto.
Ormai, con l'Academy mi pare di sparare sulla croce rossa.






Miglior sceneggiatura non originale: La grande scommessa

La grande scommessa
Brooklyn
Carol
The Martian - Sopravvissuto
Room


Academy: La grande scommessa
Ford: Room


Peccato per Room, forse la vera sorpresa di questo inizio anno in orbita Oscar, ma di fatto l'altrettanto prevedibile Oscar a La grande scommessa non risulta indigesto come altri consegnati nel corso della serata.








Miglior film d'animazione: Inside Out

Anomalisa
Il bambino che scoprì il mondo
Inside out
Shaun the sheep - Il film
Quando c'era Marnie


Academy: Inside out
Ford: Inside out


Uno dei pochi pronostici che mi sono sentito di condividere.
Inside out è stato il mio film dell'anno duemilaquindici, è uno dei lavori migliori della Pixar ed un vero Capolavoro. Impossibile non riconoscerlo e premiarlo, tanto che il sottoscritto un pensierino rispetto alla statuetta come miglior film l'avrebbe anche fatto.






Miglior film straniero: Il figlio di Saul

El abrazo de la serpente
Krigen
Il figlio di Saul
Mustang
Theeb


Academy: Il figlio di Saul
Ford: El abrazo de la serpente


Arrivavo impreparato rispetto alla categoria, mentre l'Academy non ha mostrato alcun dubbio ed alcuna sorpresa, come al solito.
Il figlio di Saul doveva essere ed Il figlio di Saul è stato.








Miglior fotografia: The Revenant

Carol
The Hateful Eight
Mad Max - Fury Road
The Revenant
Sicario


Academy: The Revenant
Ford: The Revenant


Lubezki vince il suo terzo Oscar consecutivo. Qui c'è poco da dire.
Troppo, troppo grande per tutti gli altri.






Miglior montaggio: Mad Max - Fury Road

La grande scommessa
Mad Max - Fury Road
The Revenant
Il caso Spotlight
Star Wars Episodio VII - Il risveglio della forza


Academy: The Revenant
Ford: Mad Max - Fury Road


Se non altro, le delusioni della nottata sono state smorzate dai trionfi tecnici di Mad Max, giustamente premiato per il grandissimo film che è. In questo senso, sono felice di aver sbagliato il pronostico ed aver visto celebrato il mio favorito.


Miglior production design: Mad Max - Fury Road

Il ponte delle spie
The Danish girl
Mad Max - Fury Road
The Martian - Sopravvissuto
The Revenant


Academy: The Revenant
Ford: Mad Max - Fury Road


Come per il montaggio, ancor più che per il montaggio.
Mad Max - Fury Road si conferma come il meglio che questa edizione della Notte degli Oscar poteva offrire.


Migliori costumi: Mad Max - Fury Road

Carol
Cenerentola
The Danish girl
Mad Max - Fury Road
The Revenant


Academy: Carol
Ford: Mad Max - Fury Road


Tra gli Oscar tecnici ricevuti da Mad Max, questo era quello sul quale dubitavo di più.
Inutile dire che non posso che essere felice della vittoria.


Miglior trucco e acconciature: Mad Max - Fury Road

Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve
Mad Max - Fury Road
The Revenant


Academy: Mad Max - Fury Road
Ford: Mad Max - Fury Road



Altro giro, altro regalo per Mad Max.
Certo, fosse stato per me, avrei barattato le sei statuette per le due di film e regia, ma questa è un'altra storia.



Miglior colonna sonora originale: The Hateful Eight

Il ponte delle spie
Carol
The Eightful Eight
Sicario
Star Wars Episodio VII - Il risveglio della forza


Academy: The Eightful Eight
Ford: The Eightful Eight


Per la gioia di tutti i giornali italiani, che hanno finito per sbattersene di tutti gli altri premi per concentrarsi su Morricone, un premio giusto - anche se non si tratta del lavoro migliore del Maestro, come per Di Caprio - per un uomo che ha fatto davvero la Storia del Cinema.


Miglior canzone: Spectre

50 sfumature di grigio
The hunting ground
Racing extinction
Spectre
Youth



Academy: Spectre
Ford: Youth



Altro Oscar telefonato e conservatore - forse l'Academy non sapeva come sarebbe andata al ritiro del premio - per un pezzo noioso e bolso come pochi altri.
Senza dubbio, una delle canzoni più bollite mai premiate dell'Academy.



Miglior mixaggio sonoro: Mad Max - Fury Road

Il ponte delle spie
The Martian - Sopravvissuto
Mad Max - Fury Road
The Revenant
Star Wars Episodio VII - Il risveglio della forza


Academy: Star Wars Episodio VII - Il risveglio della forza
Ford: Mad Max - Fury Road


Dispiace per Star Wars, ma con Mad Max, da queste parti, si va sempre sul sicuro.



Miglior montaggio sonoro: Mad Max - Fury Road

Mad Max - Fury Road
The Martian - Sopravvissuto
The Revenant
Sicario
Star Wars Episodio VII - Il risveglio della forza


Academy: Star Wars VII - Il risveglio della forza
Ford: Mad Max - Fury Road


Stessa storia, stesso posto, stesso bar. E un altro brindisi a Mad Max.



Migliori effetti visivi: Ex Machina

Ex Machina
Mad Max - Fury Road
The Martian - Sopravvissuto
The Revenant
Star Wars Episodio VII - Il risveglio della forza


Academy: The Revenant
Ford: The Revenant


Scelta curiosa, questa, dell'Academy, probabilmente giunta come consolazione per un film che forse avrebbe meritato più il premio alla sceneggiatura, che non quello agli effetti.
Quantomeno, si tratta di un ottimo film, dunque non posso neppure lamentarmi troppo.



Miglior documentario: Amy

Amy
Cartel Land
The look of silence
What happened, Miss Simone?
Winter on fire: Ukraine's fight for freedom


Academy: Cartel Land
Ford: The look of silence


Anche in questo caso, una vittoria quasi a sorpresa di un film che ancora non ho visto e che spero di recuperare quanto prima. Ad ogni modo, non mi pare niente per cui rimanere scandalizzati, almeno per una volta.


Miglior corto documentario: A girl in the river - The price of forgiveness

Body Team 12
War within the walls
Claude Lanzmann: spectres of the Shoah
A girl in the river - The price of forgiveness
Last day of freedom

Miglior corto animato: Historia de un oso

Historia de un oso
Mi ne mozhem zhit bez kosmosa
Prologue
Sanjay's super team
World of tomorrow

Miglior corto (live action): Stutterer

Ave Maria
Day One
Alles wird gut
Shok
Stutterer



Curioso, comunque, il fatto di aver azzeccato dodici statuette sulle quindici principali nei pronostici dell'Academy, con quattro in comune con i premi "fordiani", e di aver nettamente sbagliato le tre rimanenti, ovvero film, effettivi visivi e documentario.
Ancora una volta mi pare di aver vinto la mia sfida con l'Academy, che un anno ancora si conferma inadeguata per la maggior parte dei premi assegnati.
Ma questa è una storia vecchia come il mondo.



MrFord

domenica 28 febbraio 2016

Road to the Oscars 2016: Academy VS Ford

La trama (con parole mie): questa notte avrà luogo l'appuntamento per eccellenza della settima arte di ogni anno, l'assegnazione degli Oscar. Nonostante, infatti, l'indubbio fascino dei grandi Festival ed un'originalità sempre lasciata un pò da parte, il rendez vous con l'Academy resta uno degli eventi più importanti che un appassionato di Cinema possa vivere stagione dopo stagione, e come ogni anno anche il Saloon si prepara ad accogliere la cerimonia con lo scontro tra quelle che, probabilmente, saranno le scelte dell'Academy e quelle che sarebbero se fosse il vecchio cowboy a distribuire le ambite statuette.
Andrà meglio, almeno per quanto riguarda il sottoscritto, dello scorso anno, con l'affermazione fin troppo netta del sopravvalutato Birdman? O questo giro di giostra riserverà un altro boccone amaro?
Tra qualche ora avremo tutte le risposte.





Miglior film:

La grande scommessa
Brooklyn
Il ponte delle spie
Mad Max - Fury Road
The Martian - Sopravvissuto
The Revenant
Room
Il caso Spotlight


Academy: The Revenant

Ford: Mad Max - Fury Road


Come lo scorso anno, arrivo ben preparato rispetto alla selezione delle nominations per il miglior film, avendo visto tutti i titoli candidati.
In tutta onestà, mi pare assurdo che titoli come Sicario, The Hateful Eight o Inside out - ma anche Carol, a dirla tutta - siano stati clamorosamente snobbati, ma tant'è: con ogni probabilità vedremo un nuovo successo di Inarritu, anche se la mia preferenza è tutta per il magnifico e tiratissimo Mad Max di Miller.
Non mi dispiacerebbe, in caso di sorprese, comunque, se la statuetta andasse al piccolo, grande Room.



Miglior attore protagonista:

Bryan Cranston per L'ultima parola - La vera storia di Dalton Trumbo
Matt Damon per The Martian - Sopravvissuto
Leonardo Di Caprio per The Revenant
Michael Fassbender per Steve Jobs
Eddie Redmayne per The Danish Girl


Academy: Leonardo Di Caprio
Ford: Bryan Cranston



Pare che sia giunto, finalmente, l'anno di Leonardo Di Caprio, per stagioni e stagioni messo ai margini dall'Academy: curioso che, in caso, la vittoria sia legata alla pellicola che meno, secondo me, ha mostrato il suo eccezionale talento negli ultimi anni.
Paradossalmente, per il buon Leo si prospetta un destino simile a quello di uno dei registi che più hanno creduto in lui, Martin Scorsese, che fu premiato con l'ambita statuetta per The Departed, lontano anni luce dai suoi titoli più riusciti.
Ad ogni modo, qui al Saloon si tiferà spudoratamente per Bryan Cranston, spettacolare in Trumbo, anche se trovo ingiusto non sia stato neppure candidato il piccolo, strepitoso Jacob Tremblay di Room.



Migliore attrice protagonista:

Cate Blanchett per Carol
Brie Larson per Room
Jennifer Lawrence per Joy
Charlotte Rampling per 45 anni
Saoirse Ronan per Brooklyn


Academy: Jennifer Lawrence

Ford: Brie Larson


Una lotta decisamente interessante, quella per la statuetta di migliore attrice, anche se meno rispetto a quella per lo stesso premio della categoria maschile: la favorita, a mio parere, resta Jennifer Lawrence, nuovo idolo dell'Academy, ma non mi stupirei - e non mi dispiacerebbe - venisse premiata Brie Larson, ottima in Room pur se meno impressionante del suo piccolo partner di scena.



Miglior attore non protagonista:

Christian Bale per La grande scommessa
Tom Hardy per The Revenant
Mark Ruffalo per Il caso Spotlight
Mark Rylance per Il ponte delle spie
Sylvester Stallone per Creed


Academy: Mark Rylance
Ford: Sylvester Stallone



Il premio che attendo di più dell'intera serata.
La concorrenza è notevole e per la maggior parte composta da attori maiuscoli - su tutti, Bale e Hardy -, ma sapete bene come la penso: se Sly dovesse bissare il successo dei Globes, per il Saloon sarebbe Festa Nazionale, nonchè una delle più grandi soddisfazioni legate alla Notte degli Oscar di sempre.
Dunque, considerata l'Academy, già mi preparo alla delusione.



Miglior attrice non protagonista:

Jennifer Jason Leigh per The Hateful Eight
Rooney Mara per Carol
Rachel McAdams per Il caso Spotlight
Alicia Vikander per The Danish girl
Kate Winslet per Steve Jobs


Academy: Alicia Vikander
Ford: Jennifer Jason Leigh


Oscar prenotato per l'ottima Alicia Vikander di The Danish Girl, anche se, non fosse altro che per un contentino, personalmente premierei Jennifer Jason Leigh, strepitosa nell'altrettanto strepitoso The Hateful Eight.



Miglior regia:

Adam McKay per La grande scommessa
George Miller per Mad Max - Fury Road
Alejandro Gonzales Inarritu per The Revenant
Lenny Abrahamson per Room
Tom McCarthy per Il caso Spotlight


Academy: Alejandro Gonzales Inarritu
Ford: : George Miller


Altro giro, altro regalo per Inarritu, che per il secondo anno consecutivo incasserà i premi principali e che, nonostante l'indubbia bravura a livello tecnico e la soddisfazione ricevuta dalla visione di The Revenant continuerà sempre e comunque a sembrarmi solo un gran furbone.
Miller, dunque, tutta la vita. Sempre a meno che non mi sorprendano con Abrahamson.



Miglior sceneggiatura originale:

Il ponte delle spie
Ex machina
Inside out
Il caso Spotlight
Straight outta Compton

Academy: Il caso Spotlight
Ford: Inside out


L'assenza di Tarantino si fa sentire nella categoria della miglior sceneggiatura originale, che a questo punto vede a mio parere favorito Il caso Spotlight - il che è un bene - ma che, allo stesso tempo, dalle mie parti vedrebbe alla grande come premiato lo splendido Inside out.



Miglior sceneggiatura non originale:

La grande scommessa
Brooklyn
Carol
The Martian - Sopravvissuto
Room


Academy: La grande scommessa
Ford: Room


Il lavoro fatto su La grande scommessa, grande favorito per questa statuetta, è stato senza dubbio notevole, ma l'operazione svolta su Room, scritto e diretto ad altezza e a favore di bambino, per me vale una vittoria piena e convincente.



Miglior film d'animazione:

Anomalisa
Il bambino che scoprì il mondo
Inside out
Shaun the sheep - Il film
Quando c'era Marnie


Academy: Inside out
Ford: Inside out


Charlie Kaufman con il suo Anomalisa ha davvero creato una gran cosa, Shaun the sheep mi è sempre stata simpatica, Quando c'era Marnie è una visione imperfetta ma coinvolgente, ma mi spiace, in questa categoria, per me, quest'anno non c'è gara.
Inside out è troppo per tutti.



Miglior film straniero:

El abrazo de la serpente
Krigen
Il figlio di Saul
Mustang
Theeb


Academy: Il figlio di Saul
Ford: El abrazo de la serpente


A differenza delle ultime edizioni, a questo giro giungo molto impreparato rispetto alla selezione del miglior film in lingua straniera, avendo visto soltanto l'interessante Mustang.
Personalmente, da quello che ho letto degli altri quattro candidati, vado a scatola chiusa sul colombiano El abrazo de la serpente, sperando di poter recuperare comunque tutti i titoli in tempi non simili a quelli della produzione italiana.
Per quanto riguarda l'Academy, invece, Il figlio di Saul più che favorito.



Miglior fotografia:

Carol
The Hateful Eight
Mad Max - Fury Road
The Revenant
Sicario


Academy: The Revenant
Ford: The Revenant


Con i premi tecnici inizia la battaglia tra The Revenant e il resto del mondo, con il primo favorito.
Rispetto alla fotografia, benchè siano stati fatti ottimi lavori su tutti i candidati, non c'è gara: Lubezki ha letteralmente sbaragliato ogni concorrente.



Miglior montaggio:

La grande scommessa
Mad Max - Fury Road
The Revenant
Il caso Spotlight
Star Wars Episodio VII - Il risveglio della forza


Academy: The Revenant
Ford: Mad Max - Fury Road


Altro Oscar tecnico, ed altra probabile vittoria - che comunque ci starebbe - di The Revenant, anche se preferirei un riconoscimento al lavoro pazzesco fatto dalla squadra di Miller su Mad Max.
Ad ogni modo, sarà una gran bella lotta.



Miglior production design:

Il ponte delle spie
The Danish girl
Mad Max - Fury Road
The Martian - Sopravvissuto
The Revenant


Academy: The Revenant
Ford: Mad Max - Fury Road


Situazione fotocopia di quella legata al montaggio: The Revenant favorito, Mad Max outsider di lusso. Del resto, saranno i titoli che si spartiranno, salvo particolari sorprese che l'Academy di norma non predilige, la maggior parte dei premi.



Migliori costumi:

Carol
Cenerentola
The Danish girl
Mad Max - Fury Road
The Revenant


Academy: Carol
Ford: Mad Max - Fury Road


Carol e The Danish girl sono una meraviglia dal punto di vista dell'estetica e della cura del dettaglio, dunque sulla carta saranno i due favoriti principali per questa categoria: eppure, il look punk post-atomico dei pirati del deserto di Mad Max, per me, non ha rivali.



Miglior trucco e acconciature:

Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve
Mad Max - Fury Road
The Revenant


Academy: Mad Max - Fury Road
Ford: Mad Max - Fury Road


Premio minore nonchè una delle statuette della quali meno mi frega.
Se dovesse andare a Mad Max, sarà comunque un Oscar in meno per Inarritu e soci. E ciò è bene.



Miglior colonna sonora originale:

Il ponte delle spie
Carol
The Eightful Eight
Sicario
Star Wars Episodio VII - Il risveglio della forza


Academy: The Eightful Eight
Ford: The Eightful Eight


L'unica speranza di Tarantino di uscire con un riconoscimento dalla Notte degli Oscar si chiama Morricone, un vero e proprio mostro sacro apprezzato parecchio anche dall'Academy.
In questo caso, dunque, potrebbe verificarsi un'inconsueta sovrapposizione tra quello che deciderei io, e quella che sarà la scelta dei giurati.



Miglior canzone:

50 sfumature di grigio
The hunting ground
Racing extinction
Spectre
Youth



Academy: Spectre
Ford: Youth



Le scelte conservatrici dell'Academy ricadranno probabilmente sulla bolsissima theme song dell'ultimo Bond in una categoria che, quest'anno, non ha riservato grandi cose.
Non fosse altro che per vederlo almeno in questo riconosciuto, scelgo Youth, ed incrocio le dita che non sorprenda 50 sfumature di grigio.



Miglior mixaggio sonoro:

Il ponte delle spie
The Martian - Sopravvissuto
Mad Max - Fury Road
The Revenant
Star Wars Episodio VII - Il risveglio della forza


Academy: Star Wars Episodio VII - Il risveglio della forza
Ford: Mad Max - Fury Road


Entrando nel campo molto tecnico del montaggio e del mixaggio sonoro brancolo discretamente nel buio, tanto che non mi stupirei della vittoria o dell'esclusione di alcuno dei titoli candidati.
Ho segnalato come probabile vincitore Star Wars, ma non è detto che venga riconosciuto almeno in questa categoria The Martian, tra le sorprese - in termini di numero di nominations - di questa edizione.



Miglior montaggio sonoro:

Mad Max - Fury Road
The Martian - Sopravvissuto
The Revenant
Sicario
Star Wars Episodio VII - Il risveglio della forza


Academy: Star Wars VII - Il risveglio della forza
Ford: Mad Max - Fury Road


Il commento scritto poco sopra, praticamente, vale per due.
Del resto, siamo nello stesso campo da gioco.



Migliori effetti visivi:

Ex Machina
Mad Max - Fury Road
The Martian - Sopravvissuto
The Revenant
Star Wars Episodio VII - Il risveglio della forza


Academy: The Revenant
Ford: The Revenant


Se c'è un premio che The Revenant merita, oltre a quello di migliore fotografia, tra tutti quelli per i quali è nominato, è senza dubbio quello per gli effetti visivi: l'assalto dell'orso a Di Caprio resterà a lungo negli occhi degli appassionati, e da solo vale una statuetta oggettivamente meritatissima.



Miglior documentario:

Amy
Cartel Land
The look of silence
What happened, Miss Simone?
Winter on fire: Ukraine's fight for freedom


Academy: Cartel Land
Ford: The look of silence


Anche rispetto al miglior documentario giungo piuttosto impreparato, considerato che ho potuto vedere soltanto The look of silence, fino ad ora: mentre conto di recuperare assolutamente sia Cartel Land - che a mio parere la spunterà, considerata l'attualità della questione del confine USA/Messico - che Amy, il lavoro di Oppenheimer resta la migliore soluzione per questo premio.
Un film dolente, agghiacciante, terribile, degno erede del suo predecessore The act of killing.



Chiudo con le nominations legate ai corti, come di consueto difficilmente reperibili e dunque, di fatto, ingiudicabili ed impronosticabili, per dovere di completezza.
Non mi resta, con questo, di augurare a tutti i bevitori presenti al Saloon la miglior notte degli Oscar possibile, in attesa, tra lunedì e martedì, di rivedere i risultati, i vincitori ed i vinti dell'appuntamento cinematografico più importante dell'anno.



Miglior corto documentario:

Body Team 12
War within the walls
Claude Lanzmann: spectres of the Shoah
A girl in the river - The price of forgiveness
Last day of freedom

Miglior corto animato:

Historia de un oso
Mi ne mozhem zhit bez kosmosa
Prologue
Sanjay's super team
World of tomorrow

Miglior corto (live action): 

Ave Maria
Day One
Alles wird gut
Shok
Stutterer

martedì 19 gennaio 2016

The Revenant - Redivivo

Regia: Alejandro Gonzales Inarritu
Origine: USA
Anno: 2015
Durata: 156'







La trama (con parole mie): Hugh Glass, avventuriero e trapper aggregatosi con il figlio Hawk ad una spedizione di caccia e raccolta di pelli resa drammatica da un assalto di una tribù indiana, è aggredito da un orso che lo lascia in fin di vita. Quando il Capitano Henry, leader della spedizione, impossibilitato a proseguire nel cammino con la barella di Glass al seguito, assegna due uomini alla sorveglianza delle ultime ore dell'esploratore, la situazione degenera: Fitzgerald, uno degli incaricati, che nutre sospetti e dubbi a proposito dell'operato di Glass, intimorito all'idea di essere raggiunto dagli inseguitori che sono sulle loro tracce, uccide a sangue freddo il figlio del ferito davanti ai suoi occhi, e con una scusa riprende il cammino con il compagno assegnatogli, abbandonando Glass alla morte.
Peccato per Fitzgerald che, spinto dalla volontà di vivere e di vendicarsi, Glass riesca a recuperare le forze e compiere un viaggio di oltre trecento chilometri che lo porterà al forte destinazione della spedizione e confrontarsi con il responsabile delle sue sofferenze.










"Fino a quando avrai la forza di respirare, allora fai tutto quello che puoi per vivere, e lottare": recita più o meno così il mantra che Hugh Glass, trapper ed avventuriero immortalato da un romanzo adorato dai suoi fan ed ispirato ad una storia vera, pronuncia in sogno ed in ogni momento del viaggio che segnerà la sua esistenza consegnandolo alla Storia, ed al pubblico cinematografico cui è raccontato dalla macchina da presa pazzesca di Alejandro Gonzales Inarritu, un regista che personalmente ho sempre trovato mancasse della scintilla necessaria a fare davvero il grande salto che, paradossalmente, da queste parti trova il suo più grande successo grazie al film che pare meno suo, almeno nello stile, della carriera, e che rimanda dritto al Terrence Malick che adoravo qualche anno fa, quello de La sottile linea rossa e The new world.
The Revenant, di fatto, è uno dei titoli già destinati a segnare indelebilmente l'anno appena cominciato, un'epopea dal respiro mistico in grado di unire la grande spettacolarità del film d'avventura, la tecnica di un mago della macchina da presa - la sequenza con la fuga di Glass dagli indiani ed il salto nel vuoto a cavallo è assolutamente da paura, e con quella dell'attacco dell'orso forse rappresenta il primo, vero, grande brivido che la settima arte abbia regalato al pubblico in questo inverno ribollente di potenziali cult -, un ritmo insospettabilmente sostenuto per un Western d'autore ed un colpo d'occhio che non sfigurerebbe neppure di fronte a mostri sacri e perfezionisti come Sokurov.
Certo, The Revenant nella sua versione cinematografica andrebbe visto come un lavoro indipendente dalla pagina scritta - come recitano i titoli di coda, "è parzialmente ispirato" dalle vicende raccontate tra le pagine del romanzo -, e potrebbe addirittura indisporre i fan della stessa rispetto ai cambiamenti operati per rendere più spettacolare ed hollywoodiano, almeno in una certa misura, il plot, il Di Caprio che tutti noi abbiamo imparato ad amare e sostenere nella sua fino ad ora purtroppo inutile corsa verso la statuetta dell'Academy conferma le sue doti, ma non trova senza dubbio un'interpretazione grande come quelle offerte in Django o The Wolf of Wall Street, proprio le sequenze più visionarie finiscono per apparire, alla lunga, almeno in parte forzate o superflue, eppure, da amante del Cinema, sarebbe folle non alzare il cappello di fronte ad un'opera visivamente sontuosa, ma non per questo incapace di raccontare la pancia e la passione dietro un'impresa assolutamente oltre i limiti umani - Glass percorse oltre trecento chilometri in condizioni fisiche disastrose riuscendo a coprire un tragitto che molti non sarebbero stati in grado di compiere neppure al pieno delle loro forze -, in grado di mostrare una carrellata di personaggi assolutamente veri ed intensi - su tutti, il Capitano Henry del sempre più convincente Domhnall Gleeson ed il bieco Fitzgerald di Tom Hardy, che in questa particolare occasione, a mio parere, vince il round con il buon Leo - ed uno splendido affresco legato a doppio filo all'amore tra padri e figli, alla violenza ed alla crudeltà della Frontiera e del Vecchio West, a tutte le ombre predatorie di una natura umana decisamente più terribile di quella animale, pronta a battersi fino alla morte semplicemente per la protezione della cosa più sacra che esista al mondo: il proprio sangue.
In questo senso Hugh Glass rappresenta proprio la parte animale della nostra anima, quella più sanguigna e bestiale, che si aggrappa alla vita con le unghie e con i denti, che non ha paura di sporcarsi le mani ed allo stesso tempo conservare quella dignità che distingue i lupi dagli sciacalli: e questa volta, dopo aver tanto criticato il volo in parte vuoto e compiaciuto di Birdman, devo ringraziare Inarritu per essere tornato al suolo, immerso fino al collo in quel brodo primordiale dal quale, di fatto, noi violenti ed imperfetti esseri umani siamo venuti, per raccontare una storia di passione, forza ed umanità di quelle pronte a farmi battere il cuore e stringere i denti, e pensare che anche io, fino all'ultimo respiro, voglio rimanere attaccato a questa spietata palla di fango.
Per me stesso, per il mio sangue, per i miei figli.
E riesce a fare tutto questo con una maestria degna del miglior sfoggio di tecnica cinematografica.
Bicchieri in alto, Alejandro.
A questo giro, mi levo il cappello.




MrFord




"I'll leave the door on the latch
if you ever come back, if you ever come back
there'll be a light in the hall and the key under the mat
if you ever come back
there'll be a smile on my face and the kettle on
and it will be just like you were never gone
there'll be a light in the hall and the key under the mat
if you ever come back if you ever come back now
oh if you ever come back if you ever come back."
The Script - "If you ever come back" - 








giovedì 14 gennaio 2016

Thursday's child

La trama (con parole mie): l'inizio di questo duemilasedici, dopo lo shock di Zalone, è diventato molto promettente e soprattutto decisamente fordiano. Dopo la vittoria ai Globes di Stallone e gli ottimi Carol e La grande scommessa, ecco una nuova settimana di uscite decisamente più vicine al Saloon ed al suo spirito che non a quel pusillanime del mio co-conduttore di rubrica, Cannibal Creed.
Chissà cosa accadrà quando i due rivali per antonomasia della blogosfera si confronteranno su alcuni dei titoli più attesi della corsa agli Oscar?



"Ogni volta che porto Cannibal a fare una gita all'aperto finisce sempre allo stesso modo!"

Creed - Nato per combattere


"Devi fingere che sia la faccia di Cannibal. Così andrai molto meglio."
Cannibal dice: Vi posso già svelare in anteprima mondiale come sarà la recensione di Creed - Nato per combattere, lo spinoff della saga di Rocky. La mia? No, la mia sarà una sorpresa. Vi posso rivelare quella di WhiteRussian, in cui il film si beccherà 3 bicchieri, o più probabilmente 3 e mezzo, o magari se Ford vorrà esagerare persino 4, e in cui si parlerà con toni nostalgici del tempo che passa, del rapporto padre/figlio più ancora di quello allievo/maestro, di come Sylvester Zalone sia secondo Ford l'attore più sottovalutato della Storia del Cinema e il tutto sarà accompagnato da un nuovo header realizzato per l'occasione.
Chissà se, dopo questa rivelazione in anteprima, Ford stanotte correrà a modificare la sua recensione giusto per smentirmi...
Ford dice: il buon Peppa Creed, allievo di Sylvester Fordone, avrà azzeccato la sua predizione rispetto alla recensione fordiana dell'attesissimo nuovo film dedicato a Rocky Balboa mascherato da film dedicato al figlio del mitico Apollo?
Qualche giorno di pazienza, e lo saprete.
Nel frattempo, continuo i miei festeggiamenti per la vittoria meritatissima del Globe da parte di Sly.


Revenant - Redivivo
"Basta, Ford, va bene! Non lo porto più Cannibal con noi in gita!"
Cannibal dice: Se Creed - Nato per combattere è senza dubbio la visione fordiana della settimana, Revenant - Redivivo diretto da Alejandro González Iñárritu e interpretato da Leonardo DiCaprio, due beniamini dalle mie parti, dovrebbe essere una visione parecchio più cannibale. L'ambientazione western e la storia di sopravvivenza potrebbero però pure in questo caso rivelarsi più fordiane...
Chissà quali reazioni avrà provocato la visione del film trionfatore dei Golden Globe 2016 nei due blogger pseudo rivali?
Lo scopriremo presto con le loro recensioni.
Ford dice: per quanto firmato da Inarritu ed interpretato da DiCaprio, Revenant racconta una vicenda decisamente fordiana, fatta di uomini duri, West, ferite aperte e tutte quelle cose che non c'entrano un bel nulla con quel pusillanime di Cannibal.
Dopo la diatriba legata a Birdman, riuscirà Inarritu a mettere finalmente d'accordo i due bloggers più nemici della blogosfera?
A breve la risposta.


La corrispondenza
"Ora mostro a quell'antiquato di Ford come si usa una webcam!"
Cannibal dice: Se c'è un italiano sopravvalutato quello non è Ford, lui arriva dal vecchio West americano o almeno così crede e poi non può essere considerato sopravvalutato, visto che nessuno gli dà più valore di due lire. L'italiano più sopravvalutato, almeno tra i registi, di cui parlo è Giuseppe Tornatore. Questo nuovo film con un cast internazionale magari non sarà nemmeno troppo malvagio, ma quasi certamente sarà molto... sopravvalutato.
Ford dice: ho sempre considerato Tornatore un regista tremendamente sopravvalutato, il classico cineasta italiano che tanto piace all'Academy e che di norma da queste parti si prende fior di bottigliate.
Eppure, l'ultimo La migliore offerta non mi era dispiaciuto, dunque potrei addirittura concedere una visione, considerato che Creed e Revenant sono già passati dal Saloon.


Il labirinto del silenzio
"Mi avevano detto che Ford era all'antica, ma non pensavo così tanto!"
Cannibal dice: Il candidato tedesco agli Oscar quest'anno sarebbe dovuto essere l'ottimo Victoria che però è stato squalificato dal rigido regolamento dell'Academy, poiché contiene molti dialoghi in inglese e quindi non può essere considerato tecnicamente un film in lingua straniera. E così si è optato per il più tradizionale Il labirinto del silenzio, pellicola storica sulla Germania post Seconda Guerra Mondiale diretta dall'italo-tedesco Giulio Ricciarelli. Il rischio è quello di trovarsi di fronte a un film troppo perfettino e accademico, ma una visione credo la meriti comunque.
Ford dice: considerato l'argomento, una visione ci starebbe comunque, specie ora che siamo nel periodo del Giorno della Memoria.
Peccato, però, che qui si senta puzza di ruffianata quasi quanto su Pensieri Cannibali si sente di radical chic.


Daddy's Home
Cannibal Creed e Sylvester Fordone alle prese con l'ennesima discussione cinematografica.
Cannibal dice: A completare una settimana dai toni molto fordiani, arriva pure una commedia potenzialmente da WhiteRussian con Mark Wahlberg e Will Ferrell. Sperando si possa rivelare meglio de I poliziotti di riserva e augurandomi che Ferrell si sia ripreso dopo le ultime pellicole non troppo entusiasmanti, chissà che non si riveli anche una bella cannibalata come si deve.
Ford dice: a chiudere una settimana inaspettatamente fordiana una commedia da neuroni spentissimi che potrebbe rinverdire i fasti de I poliziotti di riserva, e che da queste parti potrebbe regalare momenti spassosi in compagnia di una bella dose di White Russian.
Alla facciazza di Peppa Creed, che potrà sempre e soltanto essere l'allievo incapace di superare il maestro Fordone.


martedì 12 gennaio 2016

Golden Globes 2016

La trama (con parole mie): domenica notte si è tenuta la cerimonia che, per antonomasia, è considerata l'anticamera degli Oscar, l'assegnazione dei Golden Globes.
La risonanza mediatica dell'evento è stata senza dubbio smorzata dalla morte di David Bowie, ma non poteva mancare, pur se in una misura particolare, un post che ne parlasse anche qui al Saloon.





L'avevo promesso a Julez proprio domenica sera.
Se fosse accaduto, non ci sarebbero state liste dei premiati, foto dal red carpet, opinioni su uno o l'altro titolo.
Ho promesso che avrei scritto: "Non me ne importa un cazzo del resto dei Globes, perchè ha vinto Stallone".
E ha vinto davvero.
Sinceramente, oltre che di tutto quanto specificato sopra, non mi frega un cazzo neppure di chi l'ha sempre criticato, dei Razzie e di chi, oggi, storce il naso o si stupisce bonariamente.
Ho visto Creed quasi un mese fa, e a prescindere da cosa scriverò, dal voto o dalla critica, è indubbio che non sarebbe stato lo stesso, senza Rocky.
Neanche io sarei stato lo stesso.
E, forse, neanche il mio amore per il Cinema, cresciuto anche sui guantoni dello Stallone Italiano.
Sylvester Stallone ha vinto un Golden Globe come migliore attore non protagonista.
E ha ricevuto una vera e propria standing ovation.
Probabilmente, anche per le persone presenti alla cerimonia, il Cinema non sarebbe stato lo stesso, senza Rocky.
E mi basta così.
Globes, red carpet, cerimonie, curiosi video con protagonisti Di Caprio e Lady Gaga.
Non me ne importa un cazzo.
Ha vinto Rocky.
Ha vinto Stallone.
E tutti quelli cresciuti con lui, anche in silenzio, hanno gridato Adriana.




MrFord





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