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lunedì 12 marzo 2018

Black Panther (Ryan Coogler, USA, 2018, 134')




Ai tempi in cui ero un assiduo lettore di fumetti di supereroi, nel corso delle parentesi mai troppo lunghe in cui mi dedicavo agli Avengers e agli eroi cosmici - i miei favoriti sono sempre stati i vigilantes "urbani" come Spider Man o Daredevil, o gli outsiders come gli X-Men e i mutanti in genere - non ho mai amato particolarmente il personaggio di T'Challa, Black Panther.
Ho sempre compreso il bisogno - soprattutto negli anni settanta, ma non solo - della Marvel di posizionare anche eroi che potessero essere riconosciuti dalla comunità afroamericana, eppure il sovrano di Wakanda mi dava l'impressione di essere troppo rigido, impostato, una sorta di versione molto seria di Capitan America - che è dire tutto - o di Iron Man privo dell'ironia e dell'aura da casinista.
Fortunatamente, non essendo mai stato un punto focale delle avventure degli Avengers, ho patito le sue caratteristiche decisamente poco, arrivando però al film a lui dedicato con un hype notevole, alimentato dalle recensioni entusiastiche raccolte oltreoceano - ma anche su diversi blog da queste parti -, dagli incassi pazzeschi che sta registrando in tutto il mondo, dalla presenza di Ryan Coogler dietro la macchina da presa - il ragazzo è davvero in gamba - e dall'ennesima tessera che dovrebbe comporre il grande puzzle costruito negli ultimi dieci anni nell'ambito del Marvel Cinematic Universe che dovrebbe portare all'esplosione di Infinity War.
Eppure, per quanto ben realizzato, con ottimi spunti di attualità - del resto, le questioni razziali purtroppo non passano mai di moda -, ben recitato e ritmato, sono passato attraverso Black Panther in modo abbastanza indifferente: so che in molti storceranno il naso a queste mie affermazioni - ma del resto, non mi sono mai preoccupato troppo di essere conciliante, e dopo La forma dell'acqua tutto pare una passeggiata -, ma l'impressione è effettivamente stata che l'intero film sia un ottimo compito realizzato ad arte ma privo di quella scintilla che fa appassionare ad una storia anche se non particolarmente originale - del resto, lo schema del fumetto di supereroi è, per detta dello stesso, mitico, Stan Lee, sempre lo stesso - e dell'ironia che aveva caratterizzato le ultime, riuscite produzioni legate al Cinematic Universe - dal secondo, bellissimo Guardiani della galassia a Thor: Ragnarok e Doctor Strange -, necessaria a non rendere questo tipo di titoli mattonazzi seriosi in pieno stile DC Comics.
Non che all'interno del lavoro di Coogler manchino le tamarrate, le botte e gli scontri sopra le righe, eppure fatta eccezione per un paio di interventi da applausi di M'Baku, prima rivale e dunque prezioso alleato di T'Challa, l'atmosfera della pellicola pare sempre piuttosto pesante, perfetta per rievocare nel sottoscritto i ricordi da lettore del charachter, che al contrario ha grandi potenzialità poco sfruttate: curioso come una produzione - per rimanere in stile "black" - come Cage, di qualità decisamente più bassa artisticamente parlando, sia riuscita in qualche modo a toccarmi di più rispetto a questa, che sulla carta ha davvero tutto - ed il successo riscosso lo prova, a conti fatti - per conquistare.
Sarà che l'anima di questo vecchio cowboy appartiene al popolo e non ai sovrani, ma nel corso della visione ho avuto l'impressione che qualcosa mancasse alla formula, e che il prendersi sul serio non è decisamente la strada giusta per questo tipo di pellicole - il difetto che riscontrai, ai tempi, in Age of Ultron -, specie considerando l'egregio lavoro che è stato fatto a mio parere su due personaggi ostici, distanti, freddi ed incazzati come Thor e Hulk, che ormai sono - curiosamente con Drax il Distruttore - l'anima comica del Cinematic Universe, o sull'austero Stephen Strange, che non avrei mai e poi mai pensato di vedere rappresentato come è stato reso da Cumberbatch.
Dunque, almeno al Saloon, questo celebratissimo e di successo Black Panther insieme al talentuoso Ryan Coogler sono per il momento rimandati - ma con fiducia - sperando che T'Challa si scuota una volta entrato nel calderone dell'Infinity War e che il regista di Fruitvale Station e Creed raccolga il testimone di grossi calibri come Spike Lee lasciandosi alle spalle la rabbia per fare spazio ad un approccio più aperto e, per usare un termine che alla Pantera è caro, "vibrante".




MrFord




mercoledì 14 febbraio 2018

Wednesday's child - Valentine's Day Special



Per il giorno di San Valentino, uno dei più sfruttati in tutto il mondo a livello commerciale, la rubrica a tre più casinista della rete torna con un ospite speciale, giunto a dare un tocco di femminilità ai commenti per le uscite di questa settimana - oltre che a scrivere un'introduzione: dunque, accanto al vecchio cowboy e al suo rivale Cannibal Kid, questa volta sarà in azione Lazyfish, una blogger tuttologa che spazia dai trucchi, ai viaggi, al Cinema, per l'appunto. Ed ecco la sua introduzione per voi:

Volevo cominciare il mio intervento parlando di come chiamare me, come "ospite" per questa rubrica, evidentemente fosse segno che i due blogger sono arrivati a raschiare il fondo del barile, ma ho notato che l'espressione è già stata usata da altri precedentemente, quindi evidentemente non solo nel barile non c'è più nulla da raschiare, ma il barile è stato buttato, e si è cominciato a scavare sotto di esso. Dopo di me, da queste parti, cominceranno ad arrivare blogger che si occupano di mazze da golf, diete o che spiegano come creare il proprio bidone di compost in salotto, mimetizzandolo con l'arredamento.


"Ora sono pronta a rompere le uova nel paniere a Cannibal."


La forma dell'acqua – The Shape of Water

"Fai silenzio un secondo: sto cercando di ascoltare le stronzate che sparano quei tre bloggers."

Lazyfish: Ma veniamo ai film in uscita in questa settimana di San valentino: il primo è "La forma dell'acqua – The Shape of Water", che esce proprio il 14 e, oltre ad avere al volante il mitico Guillermo del Toro, che adoro dai tempi del meraviglioso "Il labirinto del fauno", ha sulla carta tutti i numeri per piacermi: una grande produzione, begli effetti speciali, una storia d'ammmmore tormentata fra due esseri molto diversi fra loro, peccato per il Leone d'oro vinto a Venezia che, con l'Orso d'oro di Berlino, a casa mia grida sempre PACCO!!! Spero non sìa il caso.L'ambientazione, anni 50/60, unita alle atmosfere anfibie, mi ricorda molto Bioshock (https://www.2kgames.com/bioshock/), un favoloso videogioco che ho amato molto.
Cannibal Kid: Siamo all'appuntamento di San Valentino, ma qui da queste parti solo per questo non è che si diventa più teneri e sdolcinati. Dico subito quindi che io parto da premesse opposte a quelle di Lazyfish, visto che Guillermo del Toro in passato raramente mi ha fatto impazzire, la storia stile La Bella e la Bestia non è certo una bella premessa e degli effetti speciali non me ne importa una mazza. Il fatto che abbia vinto il Leone d'oro invece per me è un notevole motivo di vanto, nonché una ragione per recuperarlo subito. Io infatti il film l'ho già visto e presto ve ne parlerò, a modo mio...
Comunque Melissa P. su una cosa c'ha ragione: se abbiamo invitato lei, siamo davvero al di sotto del barile...
No, dai, scherzo! Altri due o tre pessimi elementi da chiamare ce li abbiamo ancora.
Ford: Guillermo Del Toro è sempre stato piuttosto ben accetto da queste parti, ed ha avuto i suoi momenti migliori con i due Hellboy e lo splendido Il labirinto del fauno. Cosa accadrà, dunque, quando il film che ha sbancato Venezia giungerà al bancone del Saloon? In barba a San Valentino ho già visto questa pellicola due o tre settimane or sono, e attendevo il momento dell'uscita in sala per poter cavalcare l'onda del maggior nominato alla prossima Notte degli Oscar. Quale sarà stato il risultato? Prestissimo lo scoprirete.
Nel frattempo, non vedo l'ora di scoprire cosa ne penseranno la nostra ospite della settimana Lazyfish e soprattutto il mio tanto detestato rivale Cannibal: che possa essere l'inizio di una nuova Blog War?

Black Panther

"Bilbo Baggins, finalmente, dopo tutti questi anni, ti ho ritrovato!"

Lazyfish: "Black Panther" era un fumetto che l' editoriale Corno(https://it.wikipedia.org/wiki/Editoriale_Corno) mi propinava sempre come seconda/terza storia nelle testate Marvel che pubblicava e seguivo nella mia gioventù (lasciamo stare che anni erano, probabilmente persino Ford era giovane, all'epoca), e non è mai riuscito ad interessarmi minimamente. Certo i film di adesso sono tratti dalle versioni moderne di quei personaggi, e da quanto vedo online il film sembra una figata tamarra che da queste parti potrebbe riscuotere un buon successo. Da completisti della Marvel, in ogni caso daremo una chance a re T'Challa. Non potrà essere peggio di Iron Fist,comunque!
Cannibal Kid: Lazyfish più vecchia di Ford???
Naaah, non ci credo. Altrimenti vorrebbe dire che è la versione al femminile di Matusalemme.
Il film, come al solito quando si tratta di prodotti Marvel, negli Usa ha ricevuto recensioni entusiastiche. Del tipo che ha il 100% su Rotten Tomatoes. E questa è una cosa che io proprio non capisco. Nemmeno alcun capolavoro nella storia del Cinema ai tempi della sua uscita ha mai ottenuto consensi unanimi. Nessuna cosa in generale può piacere a tutti. Soprattutto, non un film Marvel. Questa cosa quindi ha un'unica spiegazione: i giornalisti che hanno visto la pellicola in anteprima sono stati pagati profumatamente da un certo Topolino, con soldi oppure con gadget pucciosi.
Detto questo, Black Panther ha un ottimo cast, una colonna sonora figosa curata da Kendrick Lamar e il regista Ryan Coogler, nonostante in passato abbia lavorato con Stallone, è uno dal potenziale notevole, quindi il risultato potrebbe essere piuttosto valido. Anche se non da 100% di consensi.

Ford: da ex accanito lettore di Fumetti, il personaggio di Black Panther non mi ha mai detto granché, e l'ho sempre considerato un personaggio tutto sommato minore del mondo degli Avengers. Eppure, sarà per la colonna sonora, per una certa quale atmosfera tamarra o la regia di Ryan Coogler - regista del più che discreto Fruitvale Station e dell'ottimo Creed -, ma sono molto, molto curioso di questa proposta "black" del Cinematic Universe.

A casa tutti bene

"Certo che questa roba è praticamente acqua frizzante. Ma chi è il barman, Cannibal Kid!?"

Lazyfish: Di Muccino ho visto 2 film in vita mia: "L'ultimo bacio", che mi aveva fatto davvero schifo, e "Sette anime", che invece mi era piaciuto molto. "A casa tutti bene" sfoggia un cast discreto, sembra ben fatto e potrei recuperarlo prima o poi, anche se la lista di film italiani da vedere senza il mio lui (che li detesta) è tanto lunga che, per darvi un'idea, non ho manco visto "Perfetti sconosciuti", ancora. Questo trabocca di paturnie relative alla famiglia che non so se ho la forza di affrontare, in questo momento.
Cannibal Kid: Pure in questo caso opinione opposta rispetto a quella di Lazyfish, che oggi sembra rivelarsi la mia nuova nemesi peggio di Ford. L'ultimo bacio era esagerato, troppo urlato e corso dai suoi personaggi, però all'epoca dell'uscita mi era sembrato una piacevole boccata d'aria fresca per il cinema italiano che allora doveva ancora risorgere. Sette anime invece era una stronzat**a di proporzioni galattiche che non a caso ha rischiato di mettere fine alla carriera hollywoodiana di Muccino, e non solo hollywoodiana.
Ma poi non hai mai visto lo splendido Perfetti sconosciuti?
Corri subito a recuperarlo, Mela, che un bel film al giorno toglie il Ford di torno.
Ford: di Muccino apprezzai, ai tempi, soltanto il genuino - del resto allora era ancora praticamente uno sconosciuto - Come te nessuno mai, finendo per detestare gradualmente tutta la sua produzione successiva, culminata con merdate atomiche uscite negli States, tra le quali, a malincuore dovendo dare ragione a Cannibal, metto Sette anime, una roba che mi fece, ai tempi, vomitare anche le budella.
Sinceramente, di recuperare quest'ennesimo ritorno della fine degli anni novanta con Accorsi e compagnia non ho proprio alcuna voglia.

Hannah

Lazyfish si avventura tra i quartieri più tristi di Casale per portare il pranzo a Cannibal Kid.

Lazyfish: Produzione Italo-franco-belga, "Hannah" vede protagonista un'anziana Charlotte Rampling, col marito in prigione, il figlio che la odia e, come dire, mi ha stracciato le palle già dal trailer. Già i film con protagonisti vecchi mi fanno tristezza ed un po' ansia, aggiungiamoci che la storia non è proprio un'allegria... me lo risparmierò supervolentieri.
Cannibal Kid: Ooh, finalmente. Qui sì che siamo sulla stessa lunghezza d'onda! Abbasso i film sui vecchi, abbasso i vecchi, e quindi abbasso Ford!
Ford: i film sui vecchi funzionano se si parla di Expendables o Gran Torino, ma in questo caso prevedo una rottura di palle radical che non riuscirebbe ad immaginare neppure il mio nemico Cannibal. Cinque alto dunque a Lazyfish ed approvazione per la bocciatura.

Hostages

"Una bottiglia di spumante vuota e niente White Russian: si vede che non siamo a casa Ford."

Lazyfish: Tratto da un tragico fatto vero accaduto nella Georgia russa negli anni '80, "Hostages" potrebbe essere un thriller niente male e ben recitato, malgrado l'aspetto squallidino e la povertà (di mezzi cinematografici) generica che emana il trailer che lo riguarda. Credo finirà anche questo nella lista degli eventuali recuperi in home video, con tutta la calma del caso. Eventualmente vedrò prima cosa ne dicono i miei blogger di fiducia (no, non ho detto Cannibal e Ford).
Cannibal Kid: Tipico mattonazzo russo buono giusto per l'autore di White Russian, o potenziale sorpresa internazionale della settimana?
Credo che aspetterò il giudizio di qualcuno che ne capisce davvero di cinema...
Peccato che, a parte me, non mi venga in mente proprio nessun altro.
Ford: questo thriller ad ambientazione sovietica potrebbe essere una buona scusa per una serata a base di White Russian - come se ne avessi bisogno - o per un ritorno alla guerra tutt'altro che fredda con Cannibal, eppure non riesco ad essere ispirato rispetto al recupero. Sarà l'influenza del Pescepigro o della pigrizia di Cannibal?

San Valentino Stories

"Cosa!? Cannibal e Ford hanno invitato Lazyfish e non me!? Li denuncerò per molestie!"

Lazyfish: "San Valentino Stories" è un film ad episodi (ma non erano passati di moda almeno 30 anni fa?) ,di ambientazione/produzione/protagonisti partenopei, perchè, come recita il flano, "Cupido è nato a Napoli". Sì, vabbè, parliamoci chiaro: ho visto il trailer, che mostra solo scene non parlate, ma io, oltre alla colonna sonora del promo, che consta di una canzone strappacuore, già vi sento abbaiare, cari protagonisti supersconosciuti di questo filmetto, e quindi mi terrò ben lontana da qualsiasi cosa vi riguardi.
Cannibal Kid: Chiudiamo questo appuntamento di San Valentino con una nota positiva. No, non intendo quelle del trailer inascoltabile, oltre che inguardabile, di questa pellicola neomelodica a episodi che non credo vedrò mai nemmeno sotto tortura. A meno che l'alternativa non sia un concerto di Gigi D'Alessio. Intendo perché almeno su questo “film” torno ad andare d'ammore e d'accordo con Lazyfish. E credo che pure Ford in questo caso sarà sulla nostra stessa lunghezza d'onda. Un piccolo miracolo di San Valentino?
Ford: miracolo di chiusura di San Valentino, perfetto per questa rubrica ormai definitivamente a tre, la stroncatura il più pesante possibile di questa roba, talmente indigesta da farmi rivalutare perfino le peggiori proposte radical di Cannibal Chic. Personalmente, credo potrebbe farmi lo stesso effetto di un concerto di D'Alessio. E credetemi, non sarebbe bello da vedere.

sabato 31 dicembre 2016

Ford Awards 2016: i film (dal 10 all'1)




Ed eccoci finalmente arrivati: la cavalcata dei quaranta titoli favoriti da questo vecchio cowboy per quanto riguarda le pellicole uscite in sala nel duemilasedici giunge alla conclusione con una decina senza dubbio prima di cuore che di testa o tecnica, all'interno della quale ho voluto che fossero principalmente i sentimenti a farla da padroni.
Quale sarà, dunque, il film che conquisterà la vetta?




N°10: THE END OF THE TOUR di JAMES PONSOLDT

 

Come ben saprà chi ha seguito le vicende del Ford Award dedicato ai libri, il romanzo che ha consacrato David Foster Wallace, Infinite Jest, è risultato per me una rottura di coglioni cosmica.
Prima che tentassi quella scellerata impresa, però, mi avvicinai all'autore americano grazie a questo film, che è prima di tutto un grande ritratto di un'amicizia, il primo titolo ad avermi fatto quantomeno comprendere in parte il gesto compiuto dal mio carissimo amico Emiliano.


N°9: KUNG FU PANDA 3 di JENNIFER YUH e ALESSANDRO CARLONI

 

Senza ombra di dubbio, a prescindere dal suo valore, Kung Fu Panda 3 è un film che resterà per sempre nella mia memoria, perchè è il primo visto in sala dal Fordino, che venera Po come un eroe.
A prescindere, però, da quella che è stata la mia esperienza, il terzo capitolo del riuscitissimo franchise Dreamworks è una lezione sull'importanza della capacità di mantenere una mente aperta e pronta ad imparare, sempre e comunque, sulla ricerca di se stessi e sul sostegno che una Famiglia può dare in modo da permetterci di compiere anche imprese apparentemente impossibili.
Ai tempi del post, lo descrissi come "Gandhi che incontra i cartoni animati".
Ed è proprio così.


N°8: DEADPOOL di TIM MILLER


Deadpool è una clamorosa, incredibile, devastante, fottuta figata atomica.
Non ho nient'altro da dire.


N°7: THE HATEFUL EIGHT di QUENTIN TARANTINO

 

L'uscita in sala di un nuovo film di Tarantino è sempre e comunque un evento.
Quest'ultimo Hateful Eight ha diviso i suoi fan hardcore, e per quanto mi riguarda ha rappresentato uno dei punti più maturi della carriera del ragazzaccio di Knoxville.
Dialoghi fittissimi, un approccio meno cazzaro ed una riflessione sulla Storia degli USA che prosegue il discorso iniziato con Django. Una bomba.


N°6: HELL OR HIGH WATER di DAVID MACKENZIE


Giunto da queste parti grazie al tam tam della rete, distribuito - forse - poco e male in Italia, il lavoro di MacKenzie è un esempio di quello che il Cinema di Frontiera e Western è per la settima arte.
Ritmo tesissimo, outsiders, echi di Cimino e riscatto sociale, fratellanza, sacrificio, violenza e follia.
Una sorta di Point Break - l'originale - del Nuovo Millennio. 


N°5: THE DRESSMAKER di JOCELYN MOOREHOUSE

 

Presentato come una commediola da due soldi dall'insulsa distribuzione italiana, The Dressmaker rappresenta, al contrario, la commedia nera più profonda delle ultime stagioni.
Figlio di un'Australia di provincia, di dicerie, maldicenze, vendette e vecchi peccati, un film sulla famiglia e sull'assurdità della vita che riesce a divertire, commuovere e scuotere come la vita stessa.


N°4: ROOM di LENNY ABRAHAMSON

 

Un film che è stato senza dubbio tra le sorprese dell'anno, non il mio favorito ma uno di quelli, come per la corsa agli Oscar, che ho amato di più.
Come padre, come figlio, come cinefilo: l'interpretazione del piccolo Jacob Tremblay è da antologia.
Eppure, passa quasi in secondo piano rispetto all'enome gamma di emozioni che questo film smuove.


N°3: CREED di RYAN COOGLER

 

Non poteva che guadagnarsi il podio il ritorno sul grande schermo di uno dei personaggi che ho più amato nel corso della vita - e non parlo solo di Cinema -, Rocky Balboa: affidandosi al giovane - e bravissimo - Ryan Coogler, Sly tira fuori uno dei migliori film della saga dello Stallone Italiano nonchè l'interpretazione più importante della carriera, che gli è valsa un Golden Globe ed un quasi Oscar. Il Tempo ci batterà tutti, ma non può battere un mito così.


N°2: ANIMALI NOTTURNI di TOM FORD

 

Affrontato con clamorose riserve ed atteso come l'ennesima pellicola radical da bottigliare, Animali notturni si è rivelato ipnotico e denso, quasi un ritorno alle atmosfere del Lynch dei tempi d'oro.
Una vendetta d'amore letteraria che diviene una cicatrice lasciata per sempre nel cuore, un crescendo magico che esplode in un finale da restare senza fiato che riesce a fare invidia a gente come Wong Kar Wai.


N°1: CAPTAIN FANTASTIC di MATT ROSS

 

Ed eccolo, il vincitore del Ford Award di quest'anno.
Per la prima volta, credo di non aver premiato necessariamente il film più bello, o quello con la valutazione più alta assegnata.
Semplicemente, il mio cuore di spettatore, di figlio e di padre ha indicato la via.
Ed è stato un enorme piacere così.



I PREMI

Miglior regia: Tom Ford per Animali notturni

Miglior attore: Jacob Tremblay per Room

Miglior attrice: Jennifer Jason Leigh, The Hateful Eight
Scena cult: l'evocazione dei "chi", Kung Fu Panda 3 e Sweet Child O'Mine al funerale, Captain Fantastic
Miglior colonna sonora: Hell or high water

Premio "leggenda fordiana": Rocky Balboa, Creed

Oggetto di culto: il costume di Deadpool, Deadpool

Premio metamorfosi: Ben Foster e Chris Pine, Hell or high water
Premio "start the party": la famiglia Cash nella foresta, Captain Fantastic
Premio "be there": ancora una volta, la Philadelphia dello Stallone Italiano




MrFord

lunedì 18 gennaio 2016

Creed - Nato per combattere

Regia: Ryan Coogler
Origine: USA
Anno: 2015
Durata:
133'



La trama (con parole mie): sono ormai passati decenni dalle mitiche battaglie sul ring tra Apollo Creed ed il suo più grande rivale, Rocky Balboa.
Il giovane Adonis, nato da una scappatella dello stesso Apollo, cresciuto entrando ed uscendo dal riformatorio, vissuto cercando di non fare affidamento sul suo cognome e deciso ad intraprendere una carriera nel pugilato professionistico, finisce per chiedere consiglio e guida proprio al vecchio Rocky, ormai quasi rifugiato nel ristorante che porta il nome della sua defunta moglie, lontano dal figlio trasferitosi in Canada e perduto il cognato e migliore amico Paulie.
Il rapporto tra le vite dei due combattenti, cementato dalla voglia di riscatto e dalla sofferenza - pur se a diversi livelli - porterà entrambi a confrontarsi con se stessi, il tempo trascorso e quello che ancora andrà vissuto.










Mi capita raramente, quantomeno quando guardo un film, di mettermi alla tastiera e non sapere davvero cosa scrivere.
Di norma, soprattutto nel momento in cui mi trovo di fronte un titolo in grado di toccare le corde giuste, sento di poter recensire praticamente ad occhi chiusi.
Ma nonostante tutti gli anni di formazione tra Classici e Cinema d'autore, registi di culto e pellicole imperdibili, non avrò mai difese abbastanza forti per una pellicola come Creed, almeno quanto non le ho avute, ormai quasi dieci anni fa, per Rocky Balboa.
Questo perchè, sia per generazione, per caso o per chissà cos'altro, con la saga dello Stallone Italiano ci sono cresciuto: quando ero piccolo, un pò per l'anno di nascita, un pò per quello che vede ogni bambino rispetto al proprio genitore, identificavo in Stallone mio padre, con quella tranquillità esteriore scambiata per l'atteggiamento di qualcuno che arriva sempre un secondo in ritardo, e lo spirito di sacrificio che chiunque abbia praticato o pratichi sport ben conosce.
Con la sua bicicletta, ho "visto" cadere ed ascoltato i racconti delle cadute stesse del mio vecchio migliaia di volte, ed ogni sabato e domenica mattina, come se niente fosse, lo vedevo rimontare in sella, incurante del fatto che sarebbe potuto accadere ancora.
Ho visto estranei riportare a casa il "mezzo", lo sono andato a trovare in ospedale, ho "gioito" quando, nell'autunno dell'ottantotto, si sbriciolò la clavicola destra e rimase a casa tre mesi, e guardammo insieme tutta la prima serie di Ken il guerriero, ho ricevuto la sua chiamata nel duemilasette, poco prima di andare a vivere con Julez, tornando una mattina proprio da casa della mia futura signora, quando all'ennesimo incidente mi disse "Sono al pronto soccorso, sto bene, aspetta a dirlo alla mamma".
Negli ultimi mesi mio padre, per la prima volta, ha mostrato di stare invecchiando: il glaucoma lo sta tenendo lontano dai pedali, ed ho avuto in più di un'occasione il dubbio che possa non avere la scorza di mio nonno, che a novantadue anni ancora va avanti un passo alla volta, un round alla volta, un match alla volta.
La stessa che vorrei aver ereditato io.
E' invecchiato anche Stallone, e con lui Rocky, un eroe della mia infanzia, e non solo.
Rocky, il campione della gente comune, delle seconde possibilità, del "non fa male", del "non ho sentito la campana".
Creed, firmato dal giovane e promettente Coogler di Fruitvale Station ed interpretato dall'altrettanto giovane e promettente Michael B. Jordan, filtra i ricordi di quella straordinaria epoca attraverso la nuova mitologia del pugilato moderno, dei "Team", degli entourage, della stampa e dei "cloud" che non sono più nuvole, e lo fa con un piglio ed uno stile fantastici, da quello splendido combattimento girato in piano sequenza tra Creed e Sportino alla realtà del quartiere, che dalla folla di ragazzini di Rocky II si è tramutata in una gang dalle impennate facili.
Ma il protagonista, inutile dirlo, è sempre lui.
Quello che richiama la folla per la sola presenza all'angolo.
Che non tiene più il ring, fatica a reggere il ritmo del sacco veloce ed a salire i gradini di quell'ormai storica scalinata che, quando ancora non immaginavo niente di tutto questo, feci con mia madre nel corso dell'indimenticabile "gita" a Philadelphia: Rocky Balboa.
Per la prima volta, nonostante le goliardate con gli Expendables, la palestra e la chirurgia plastica, anche Sly mi è sembrato invecchiato.
E quando, nel faccia a faccia con Adonis, afferma di avere ormai tutto alle spalle, ed aver visto le persone che ha amato lasciarlo, una dopo l'altra, e che è invece il giovane di fronte a lui, ad avere la strada ancora tutta da percorrere, ho pensato a quanto fosse vero, e se fosse applicabile anche a me, che ho l'età che aveva Sly quando girò Rocky III - anche se sembro molto più giovane -, e la fortuna di guardare ogni giorno crescere il Fordino, e a quanto ci possa essere di autobiografico nelle frasi che pronuncia lo Stallone Italiano, specie quando viene mostrata una foto probabilmente risalente agli anni ottanta di lui con il figlio Sage - reale e sullo schermo, in Rocky V - in cui pare separarsi la realtà della narrazione - con Robert Junior trasferitosi a Vancouver dopo aver scelto una vita completamente diversa da quella del padre - da quella della vita - Sly ha perso il figlio Sage, vissuto probabilmente sempre all'ombra della fama del genitore, pochi anni fa - con due frasi da brividi, che passano dal "non ha mai amato combattere" a "non gli piaceva Philadelphia, e probabilmente gli pesava essere il figlio di Rocky".
Il Tempo è davvero un gran figlio di puttana.
Più di quanto non possa esserlo qualsiasi avversario potremo combattere nella vita.
Perchè non lascia scampo a nessuno.
Asciugamani gettati o match combattuti fino all'ultimo round, e persi ai punti, non potremo mai vincere, con lui.
Il Tempo vince anche con i nostri miti.
Vince con Rocky Balboa, che da bambino guardavo battagliare sul ring come se fosse immortale.
Vince con i nostri padri, che sono le leggende sulle quali finiamo per poggiare le fondamenta delle nostre vite.
Vince con noi, anche se non vogliamo ammetterlo, e pensiamo che lotteremo con i pugni stretti e sollevati fino all'ultimo giorno.
Ma non importa.
Siamo qui per combattere, e per vivere.
Sono qui per vedere Stallone regalare la migliore interpretazione della sua carriera.
E sperare in un assolutamente fantascientifico ed insperato Oscar come Migliore attore non protagonista dopo l'altrettanto incredibile vittoria ai Globes.
Sono qui per stare accanto a mio padre. Bicicletta o no. Sperando gli vada di pedalare il più possibile.
Sono qui per vendere cara la mia pelle.
Un passo dopo l'altro, un round dopo l'altro.
E non sono ancora pronto ad andare al tappeto.
O a smettere di emozionarmi per le imprese di Rocky sul grande schermo.
Con mio padre, da solo, o con i miei figli.
Un eredità.
Quella che ci ha lasciato Stallone.
Quella che ci continuerà a lasciare Rocky.
Quella di Creed.




MrFord




"Time will not allow you to stand still, no
silence breaks the heart and bends the will
and things that give deep passions are your sword
rules and regulations have no meaning anymore."
John Cafferty - "Hearts on fire" -





giovedì 14 gennaio 2016

Thursday's child

La trama (con parole mie): l'inizio di questo duemilasedici, dopo lo shock di Zalone, è diventato molto promettente e soprattutto decisamente fordiano. Dopo la vittoria ai Globes di Stallone e gli ottimi Carol e La grande scommessa, ecco una nuova settimana di uscite decisamente più vicine al Saloon ed al suo spirito che non a quel pusillanime del mio co-conduttore di rubrica, Cannibal Creed.
Chissà cosa accadrà quando i due rivali per antonomasia della blogosfera si confronteranno su alcuni dei titoli più attesi della corsa agli Oscar?



"Ogni volta che porto Cannibal a fare una gita all'aperto finisce sempre allo stesso modo!"

Creed - Nato per combattere


"Devi fingere che sia la faccia di Cannibal. Così andrai molto meglio."
Cannibal dice: Vi posso già svelare in anteprima mondiale come sarà la recensione di Creed - Nato per combattere, lo spinoff della saga di Rocky. La mia? No, la mia sarà una sorpresa. Vi posso rivelare quella di WhiteRussian, in cui il film si beccherà 3 bicchieri, o più probabilmente 3 e mezzo, o magari se Ford vorrà esagerare persino 4, e in cui si parlerà con toni nostalgici del tempo che passa, del rapporto padre/figlio più ancora di quello allievo/maestro, di come Sylvester Zalone sia secondo Ford l'attore più sottovalutato della Storia del Cinema e il tutto sarà accompagnato da un nuovo header realizzato per l'occasione.
Chissà se, dopo questa rivelazione in anteprima, Ford stanotte correrà a modificare la sua recensione giusto per smentirmi...
Ford dice: il buon Peppa Creed, allievo di Sylvester Fordone, avrà azzeccato la sua predizione rispetto alla recensione fordiana dell'attesissimo nuovo film dedicato a Rocky Balboa mascherato da film dedicato al figlio del mitico Apollo?
Qualche giorno di pazienza, e lo saprete.
Nel frattempo, continuo i miei festeggiamenti per la vittoria meritatissima del Globe da parte di Sly.


Revenant - Redivivo
"Basta, Ford, va bene! Non lo porto più Cannibal con noi in gita!"
Cannibal dice: Se Creed - Nato per combattere è senza dubbio la visione fordiana della settimana, Revenant - Redivivo diretto da Alejandro González Iñárritu e interpretato da Leonardo DiCaprio, due beniamini dalle mie parti, dovrebbe essere una visione parecchio più cannibale. L'ambientazione western e la storia di sopravvivenza potrebbero però pure in questo caso rivelarsi più fordiane...
Chissà quali reazioni avrà provocato la visione del film trionfatore dei Golden Globe 2016 nei due blogger pseudo rivali?
Lo scopriremo presto con le loro recensioni.
Ford dice: per quanto firmato da Inarritu ed interpretato da DiCaprio, Revenant racconta una vicenda decisamente fordiana, fatta di uomini duri, West, ferite aperte e tutte quelle cose che non c'entrano un bel nulla con quel pusillanime di Cannibal.
Dopo la diatriba legata a Birdman, riuscirà Inarritu a mettere finalmente d'accordo i due bloggers più nemici della blogosfera?
A breve la risposta.


La corrispondenza
"Ora mostro a quell'antiquato di Ford come si usa una webcam!"
Cannibal dice: Se c'è un italiano sopravvalutato quello non è Ford, lui arriva dal vecchio West americano o almeno così crede e poi non può essere considerato sopravvalutato, visto che nessuno gli dà più valore di due lire. L'italiano più sopravvalutato, almeno tra i registi, di cui parlo è Giuseppe Tornatore. Questo nuovo film con un cast internazionale magari non sarà nemmeno troppo malvagio, ma quasi certamente sarà molto... sopravvalutato.
Ford dice: ho sempre considerato Tornatore un regista tremendamente sopravvalutato, il classico cineasta italiano che tanto piace all'Academy e che di norma da queste parti si prende fior di bottigliate.
Eppure, l'ultimo La migliore offerta non mi era dispiaciuto, dunque potrei addirittura concedere una visione, considerato che Creed e Revenant sono già passati dal Saloon.


Il labirinto del silenzio
"Mi avevano detto che Ford era all'antica, ma non pensavo così tanto!"
Cannibal dice: Il candidato tedesco agli Oscar quest'anno sarebbe dovuto essere l'ottimo Victoria che però è stato squalificato dal rigido regolamento dell'Academy, poiché contiene molti dialoghi in inglese e quindi non può essere considerato tecnicamente un film in lingua straniera. E così si è optato per il più tradizionale Il labirinto del silenzio, pellicola storica sulla Germania post Seconda Guerra Mondiale diretta dall'italo-tedesco Giulio Ricciarelli. Il rischio è quello di trovarsi di fronte a un film troppo perfettino e accademico, ma una visione credo la meriti comunque.
Ford dice: considerato l'argomento, una visione ci starebbe comunque, specie ora che siamo nel periodo del Giorno della Memoria.
Peccato, però, che qui si senta puzza di ruffianata quasi quanto su Pensieri Cannibali si sente di radical chic.


Daddy's Home
Cannibal Creed e Sylvester Fordone alle prese con l'ennesima discussione cinematografica.
Cannibal dice: A completare una settimana dai toni molto fordiani, arriva pure una commedia potenzialmente da WhiteRussian con Mark Wahlberg e Will Ferrell. Sperando si possa rivelare meglio de I poliziotti di riserva e augurandomi che Ferrell si sia ripreso dopo le ultime pellicole non troppo entusiasmanti, chissà che non si riveli anche una bella cannibalata come si deve.
Ford dice: a chiudere una settimana inaspettatamente fordiana una commedia da neuroni spentissimi che potrebbe rinverdire i fasti de I poliziotti di riserva, e che da queste parti potrebbe regalare momenti spassosi in compagnia di una bella dose di White Russian.
Alla facciazza di Peppa Creed, che potrà sempre e soltanto essere l'allievo incapace di superare il maestro Fordone.


mercoledì 19 marzo 2014

Prossima fermata: Fruitvale Station

Regia: Ryan Coogler
Origine: USA
Anno: 2013
Durata:
85'





La trama (con parole mie): Oscar Grant III, un ventiduenne dal passato problematico di Oakland, poco dopo le due del mattino del primo gennaio duemilanove fu freddato da un colpo di pistola sparato da un agente di polizia appartenente alla pattuglia intenta ad effettuare un fermo dello stesso Oscar e di alcuni suoi amici di ritorno dai festeggiamenti per l'ultimo dell'anno passato a San Francisco.
I passeggeri del treno sul quale i ragazzi viaggiavano ed i testimoni, filmando con i cellulari l'accaduto, portarono alle dimissioni dell'intera squadra di agenti, del capo della polizia e dell'accusa di omicidio - prima di primo, dunque colposo - del responsabile.
Questa è la storia delle ultime ventiquattro ore di vita di Oscar.








Il Destino è davvero una gran brutta bestia.
Da lostiano convinto dovrei esserci abituato, eppure continuo a pensare alla vita come ad una sorta di corsa contro il Tempo e le difficoltà che fin dal principio ci poniamo l'obiettivo di affrontare sperando di scappare proprio da Lui, maledetto bastardo.
Il fatto è che presto o tardi, ed in barba a qualsiasi regola, quello arriverà comunque.
E si prenderà quello che vorrà, senza fare complimenti.
Onestamente, non conoscevo la storia di Oscar Grant III, che probabilmente avrà avuto i suoi ultimi istanti di lucidità sulla banchina di una stazione della metropolitana della Bay Area - Fruitvale Station, per l'appunto - ed altrettanto probabilmente avrà pensato a sua figlia.
La prima cosa che mi è tornata alla mente già dal principio di questo film - che documenta fatti purtroppo accaduti realmente - è stata la morte di Carlo Giuliani: certo, il contesto è completamente diverso, la dinamica molto più chiara, le versioni quasi completamente concordi.
Eppure, l'assurdità e l'assoluta freddezza del suddetto Destino mi sono parse decisamente simili: due giovani dal passato difficile con un'intera vita davanti portati via da un colpo di pistola esploso da un agente, quasi della stessa età al momento della morte, entrambi divenuti simboli di lotta di un'intera comunità.
Fruitvale Station, pellicola d'esordio del giovane regista e sceneggiatore Ryan Coogler, riporta - sfruttando le due ottime interpretazioni di Michael B. Jordan, già noto per Friday night lights, ed Octavia Spencer, letteralmente fenomenale - le ultime ventiquattro ore di vita di Oscar, impegnato a battersi con i suoi demoni rispetto all'idea di tornare a spacciare erba - occupazione che aveva causato la sua detenzione non troppo tempo prima -, di trovarsi un lavoro legale, rimettere a posto le cose con la famiglia e vedere gli amici per festeggiare l'ultimo dell'anno.
Mettendo per un momento da parte i riconoscimenti - più che giusti - ottenuti al Sundance, occorre sfatare ogni dubbio ed affermare che Fruitvale Station è un film che non lesina colpi bassi: a partire dall'agghiacciante apertura - che sfrutta un filmato reale del fatidico momento che costò la vita ad Oscar - fino alla conclusione - anche in questo caso legata a riprese di non fiction -, troviamo tutti gli ingredienti capaci di sconvolgere, commuovere, colpire ed indignare lo spettatore che, seppur non sfruttati con la tipica ruffianeria dei prodotti mainstream, rendono l'idea di quello che Coogler desiderava portare a compimento con il suo lavoro: commuovere il mondo attraverso la storia di un ragazzo morto davvero per nulla, a causa di un abuso di potere sconvolgente e terribile.
E sia che lo si veda attraverso gli occhi della madre di Oscar - credo che nessun genitore, in nessuna occasione e tantomeno per cause come questa vorrebbe trovarsi dall'altra parte di un vetro per il riconoscimento del cadavere del proprio figlio, impossibilitato perfino a toccarlo a causa delle indagini in corso -, sia attraverso quelli della figlia - splendida la chiusura muta sotto la doccia, taglio che non aggiunge parole altrimenti superflue ad una perdita enorme -, il risultato è un misto di lacrime e denti stretti, che vorrebbe una punizione ben superiore agli undici mesi che sono stati stabiliti per l'agente responsabile della morte del ragazzo - che ottenne il ridimensionamento dell'accusa da omicidio di primo grado a colposo nel momento in cui dichiarò di aver confuso il taser con la pistola -.
Destino o no, è sempre terribile pensare che ogni volta in cui salutiamo qualcuno dei nostri cari potrebbe essere l'ultima in cui li vediamo vivi, o viceversa.
E se il concetto non è concepibile in generale, figurarsi per tutti coloro che avrebbero ancora una vita da vivere.
Un applauso, dunque, a Ryan Coogler, che non ha dimenticato, e ha fatto conoscere al mondo una storia che si spera possa non ripetersi.
Uno ad Oscar Grant III.
Ed uno a sua figlia Tatiana.
Oggi è la Festa del papà, e sono sicuro che il suo vecchio apprezzerebbe.



MrFord



"So I'm taking the Mr.
from out in front of your name
cause it's a Mr. like you
that puts the rest of us to shame
it's a Mr. like you
that puts the rest of us to shame."
Ben Harper - "Excuse me Mr." - 



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