Visualizzazione post con etichetta Alessandro Carloni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Alessandro Carloni. Mostra tutti i post

sabato 31 dicembre 2016

Ford Awards 2016: i film (dal 10 all'1)




Ed eccoci finalmente arrivati: la cavalcata dei quaranta titoli favoriti da questo vecchio cowboy per quanto riguarda le pellicole uscite in sala nel duemilasedici giunge alla conclusione con una decina senza dubbio prima di cuore che di testa o tecnica, all'interno della quale ho voluto che fossero principalmente i sentimenti a farla da padroni.
Quale sarà, dunque, il film che conquisterà la vetta?




N°10: THE END OF THE TOUR di JAMES PONSOLDT

 

Come ben saprà chi ha seguito le vicende del Ford Award dedicato ai libri, il romanzo che ha consacrato David Foster Wallace, Infinite Jest, è risultato per me una rottura di coglioni cosmica.
Prima che tentassi quella scellerata impresa, però, mi avvicinai all'autore americano grazie a questo film, che è prima di tutto un grande ritratto di un'amicizia, il primo titolo ad avermi fatto quantomeno comprendere in parte il gesto compiuto dal mio carissimo amico Emiliano.


N°9: KUNG FU PANDA 3 di JENNIFER YUH e ALESSANDRO CARLONI

 

Senza ombra di dubbio, a prescindere dal suo valore, Kung Fu Panda 3 è un film che resterà per sempre nella mia memoria, perchè è il primo visto in sala dal Fordino, che venera Po come un eroe.
A prescindere, però, da quella che è stata la mia esperienza, il terzo capitolo del riuscitissimo franchise Dreamworks è una lezione sull'importanza della capacità di mantenere una mente aperta e pronta ad imparare, sempre e comunque, sulla ricerca di se stessi e sul sostegno che una Famiglia può dare in modo da permetterci di compiere anche imprese apparentemente impossibili.
Ai tempi del post, lo descrissi come "Gandhi che incontra i cartoni animati".
Ed è proprio così.


N°8: DEADPOOL di TIM MILLER


Deadpool è una clamorosa, incredibile, devastante, fottuta figata atomica.
Non ho nient'altro da dire.


N°7: THE HATEFUL EIGHT di QUENTIN TARANTINO

 

L'uscita in sala di un nuovo film di Tarantino è sempre e comunque un evento.
Quest'ultimo Hateful Eight ha diviso i suoi fan hardcore, e per quanto mi riguarda ha rappresentato uno dei punti più maturi della carriera del ragazzaccio di Knoxville.
Dialoghi fittissimi, un approccio meno cazzaro ed una riflessione sulla Storia degli USA che prosegue il discorso iniziato con Django. Una bomba.


N°6: HELL OR HIGH WATER di DAVID MACKENZIE


Giunto da queste parti grazie al tam tam della rete, distribuito - forse - poco e male in Italia, il lavoro di MacKenzie è un esempio di quello che il Cinema di Frontiera e Western è per la settima arte.
Ritmo tesissimo, outsiders, echi di Cimino e riscatto sociale, fratellanza, sacrificio, violenza e follia.
Una sorta di Point Break - l'originale - del Nuovo Millennio. 


N°5: THE DRESSMAKER di JOCELYN MOOREHOUSE

 

Presentato come una commediola da due soldi dall'insulsa distribuzione italiana, The Dressmaker rappresenta, al contrario, la commedia nera più profonda delle ultime stagioni.
Figlio di un'Australia di provincia, di dicerie, maldicenze, vendette e vecchi peccati, un film sulla famiglia e sull'assurdità della vita che riesce a divertire, commuovere e scuotere come la vita stessa.


N°4: ROOM di LENNY ABRAHAMSON

 

Un film che è stato senza dubbio tra le sorprese dell'anno, non il mio favorito ma uno di quelli, come per la corsa agli Oscar, che ho amato di più.
Come padre, come figlio, come cinefilo: l'interpretazione del piccolo Jacob Tremblay è da antologia.
Eppure, passa quasi in secondo piano rispetto all'enome gamma di emozioni che questo film smuove.


N°3: CREED di RYAN COOGLER

 

Non poteva che guadagnarsi il podio il ritorno sul grande schermo di uno dei personaggi che ho più amato nel corso della vita - e non parlo solo di Cinema -, Rocky Balboa: affidandosi al giovane - e bravissimo - Ryan Coogler, Sly tira fuori uno dei migliori film della saga dello Stallone Italiano nonchè l'interpretazione più importante della carriera, che gli è valsa un Golden Globe ed un quasi Oscar. Il Tempo ci batterà tutti, ma non può battere un mito così.


N°2: ANIMALI NOTTURNI di TOM FORD

 

Affrontato con clamorose riserve ed atteso come l'ennesima pellicola radical da bottigliare, Animali notturni si è rivelato ipnotico e denso, quasi un ritorno alle atmosfere del Lynch dei tempi d'oro.
Una vendetta d'amore letteraria che diviene una cicatrice lasciata per sempre nel cuore, un crescendo magico che esplode in un finale da restare senza fiato che riesce a fare invidia a gente come Wong Kar Wai.


N°1: CAPTAIN FANTASTIC di MATT ROSS

 

Ed eccolo, il vincitore del Ford Award di quest'anno.
Per la prima volta, credo di non aver premiato necessariamente il film più bello, o quello con la valutazione più alta assegnata.
Semplicemente, il mio cuore di spettatore, di figlio e di padre ha indicato la via.
Ed è stato un enorme piacere così.



I PREMI

Miglior regia: Tom Ford per Animali notturni

Miglior attore: Jacob Tremblay per Room

Miglior attrice: Jennifer Jason Leigh, The Hateful Eight
Scena cult: l'evocazione dei "chi", Kung Fu Panda 3 e Sweet Child O'Mine al funerale, Captain Fantastic
Miglior colonna sonora: Hell or high water

Premio "leggenda fordiana": Rocky Balboa, Creed

Oggetto di culto: il costume di Deadpool, Deadpool

Premio metamorfosi: Ben Foster e Chris Pine, Hell or high water
Premio "start the party": la famiglia Cash nella foresta, Captain Fantastic
Premio "be there": ancora una volta, la Philadelphia dello Stallone Italiano




MrFord

lunedì 21 marzo 2016

Kung Fu Panda 3

Regia: Jennifer Yuh, Alessandro Carloni
Origine: USA, Cina
Anno: 2016
Durata: 95'





La trama (con parole mie): la vita di tutti i giorni di Po e dei Cinque Cicloni è ormai da tempo rodata, scandita dai combattimenti contro i cattivi di turno e le grandi mangiate.
Quando il Maestro Shifu decide di ritirarsi per studiare il "chi" lasciando a Po l'incombenza dell'insegnamento, le cose per il Guerriero Dragone si complicano: messo all'angolo dal nuovo ruolo, Po non sa che in realtà le sue difficoltà sono soltanto all'inizio.
Dal mondo degli spiriti, infatti, un antico bufalo guerriero compagno d'armi del Maestro Oogway, Kai, pare deciso a fare ritorno nel mondo materiale proprio dopo aver conquistato il "chi" di tutti i più grandi combattenti di kung fu: Po, ignaro della minaccia, affronta nel frattempo se stesso ed il suo passato quando il suo padre biologico compare al ristorante di quello adottivo rivelando l'esistenza di un villaggio nascosto tra le montagne dove vive un'intera comunità di panda.
Riuscirà il Guerriero Dragone a fronteggiare cambiamenti e minacce trovando se stesso e la strada verso la piena maturazione del suo "chi"?










Comincio con l'ammettere che, a prescindere da quello che sarebbe stato il film, avrei avuto impressa indelebilmente nella memoria la giornata di domenica tredici marzo duemilasedici: per la prima volta, infatti, io e Julez abbiamo portato il Fordino in sala, lontano dal divano di casa, dai dvd e bluray ribaltati quotidianamente rispetto al rigoroso ordine alfabetico tenuto dal suo vecchio, dalla possibilità di fare fondamentalmente quello che si vuole anche durante la visione.
Per la prima volta, il più piccolo della tribù del Saloon ha avuto modo di fare esperienza della magia del grande schermo, delle luci spente e della sensazione di entrare in un mondo che ha segnato nel profondo la mia esistenza.
Il fatto che questo avvenimento sia avvenuto in concomitanza con l'uscita in sala di Kung Fu Panda 3 è poi stato un regalo del Destino: fin dai primi tempi in cui il Fordino si è approcciato ai cartoni animati, infatti, Po è stato il suo idolo indiscusso, e dai tempi delle sole imitazioni dei versi degli animali al "uatà" del nonno, passando per "Po, Pumma, Ghià" fino ad arrivare ad oggi, con le domande e le richieste di spiegazioni, o i momenti in cui, in piedi sulla poltrona del Cinema, contraddiceva la sua stessa ammissione di essere timido inneggiando a Po e guardandosi attorno, si può dire che qui in casa Ford si sia divenuti dei panda per adozione.
Personalmente, il rapporto con uno dei brand di maggior successo della Dreamworks è stato decisamente controverso: ricordo benissimo quando, con Julez, ai primi mesi della convivenza, andammo a vedere Kung Fu Panda, che adorammo nella quasi totalità della durata per giungere a detestarlo nel finale, lontano dalla filosofia di tolleranza ed accettazione del diverso espressa dall'intera pellicola, tanto quanto la sorpresa del secondo capitolo, più maturo e riuscito, incentrato ancora una volta su tematiche attuali e più adulte di quanto il morbido protagonista potesse far intendere all'apparenza.
Poi, con l'arrivo del Fordino ed il suo crescente amore per Po, le regole hanno finito per cambiare ancora: sinceramente, ho perso il conto delle puntate della serie "Mitiche avventure" che abbiamo visto, o delle visioni soprattutto del primo film, mentre ricordo i balli su Kung Fu Fighting o gli "Scadusch!" fatti insieme.
A questo terzo capitolo, le soluzioni possibili erano due: l'effettivo riconoscimento del valore di un franchise e di un personaggio unici, o la presa di coscienza dei limiti degli stessi in nome, ad ogni modo, dell'amore genitoriale.
Fortunatamente per il mio io cinefilo, Kung Fu Panda 3 si è rivelato non solo il migliore tra i film dedicati a Po e compagni, ma anche un ottimo prodotto per i piccoli quanto per i grandi: dall'attualissimo e geniale utilizzo dei due padri - forse l'idea socialmente più avanti di un brand socialmente avanti - alla splendida realizzazione in termini tecnici, dalla maturazione di Po - che richiama una volta ancora la figura di Oogway, un perfetto incrocio tra Yoda ed il Maestro Miyagi - alle sequenze di combattimento o al gusto grafico pressochè perfetto, tutto pare incastrato al posto giusto.
Il posto giusto, nello specifico, è stato ritrovare la dimensione migliore della mia vita nel momento in cui, a fronte della più classica difficoltà dell'eroe protagonista di un film d'animazione, con il Fordino accanto appoggiato con la testa sul mio braccio, ho visto il suo padre biologico richiamare il "chi" - l'energia interiore motore di molte arti marziali - affermando "essere padre" e quello adottivo ed effettivo "essere una famiglia", mentre guardavo Julez commuoversi e sentire nel profondo quella stessa energia scorrere attraverso tutti noi, grazie allo schermo, e grazie alla vita che deve avere ispirato chi sullo schermo ha portato una storia tanto semplice quanto magicamente profonda.
E prima che qualcuno cominci a girare attorno alla questione della paternità del sottoscritto rispetto alla valutazione di questo film, posso tranquillamente affermare che, proprio dai tempi di Karate Kid, non mi capitava di ammirare una pellicola che potesse mostrare con questa sensibilità l'aspetto divertente ed esaltante dell'avere un talento o una passione tanto quanto quello responsabile e saggio: il confronto tra Po e Kai, e l'incapacità di quest'ultimo di gestire - come era stato per Tai Lung - un così enorme potere, è una lezione splendida su quanto il più forte debba imparare ad essere quello che mantiene la voce più bassa proprio in virtù del potere che lo rende, per l'appunto, tale.
Gandhi che incontra i cartoni animati.
E soprattutto, che passa attraverso genitori e figli.
In questo senso, senza dubbio, Kung Fu Panda 3 è un film importante.
Perchè permette agli allievi di essere maestri, e ai maestri di essere allievi.
Quello che, e in questo caso potrò essere incolpato di fare appello alla mia doppia condizione di figlio e padre, ho la fortuna di provare tutti i giorni.





MrFord





"It's not time to make a change,
just sit down, take it slowly.
you're still young, that's your fault,
there's so much you have to go through.
Find a girl, settle down,
if you want you can marry.
Look at me, I am old, but I'm happy."

Cat Stevens - "Father and son" - 







Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...