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martedì 31 marzo 2020

White Russian's Bulletin - Decade Edition



La prima volta che ho pensato ai dieci anni del blog avevo in mente un sacco di progetti, tra sondaggi, classificone, post in serie e quant'altro: poi le cose sono cambiate, la blogsfera si è desertificata, le motivazioni sono scemate e ultimamente la vita vissuta ha preso direzioni nuove e complesse.
Ci tenevo, però, a presentare un Bulletin speciale, che partisse dalle liste dei dieci migliori di ogni categoria dei Ford Awards per indicare quelli che sono stati i miei personali film, serie e libri del decennio trascorso da queste parti, senza che comparissero anche le altre nove posizioni, ma celebrando i vincitori tra i vincitori, ringraziandoli per aver reso più speciale la mia permanenza qui ed alimentando la passione che da sempre ho per piccolo e grande schermo, così come per quei "piccoli oggetti rettangolari che si chiamano libri".
Ecco, dunque, il meglio del meglio del Saloon degli ultimi dieci anni. Sperando, ovviamente, di ritrovarci qui a brindare tra altri dieci.


MrFord


FORD AWARD DECADE EDITION - LIBRI

Iperborea - La vera storia del pirata Long John Silver - Björn Larsson

I Ford Awards dedicati ai libri sono stati, negli scorsi dieci anni, dominati in lungo e in largo da Don Winslow (due volte vincitore) e Jo Nesbo (quattro volte vincitore), percorsi da Joe Lansdale - che non si è mai piazzato sul gradino più alto del podio ma che continua ad essere uno dei fordiani ad honorem più fordiano ad honorem che ci sia - e spezzati da rivelazioni vecchie e nuove. Ma nessun romanzo è mio quanto La vera storia del pirata Long John Silver, che oltre ad essere un lavoro straordinario di scrittura, è il ritratto del personaggio in cui - alcool a parte - mi sono più ritrovato in tutta la mia Storia di lettore.
Come, se non ricordo male, scrissi nel post ai suoi tempi, io sono Long John Silver.
Il vecchio Barbecue vive ed è attaccato alla vita, è uno stronzo senza ritegno ma è anche profondamente se stesso, si è costruito sulla sua esperienza e sulla stessa ha dato e preso, senza lamentarsi dei giri di chiglia, delle frustate, dei tesori e delle vittorie.
Si è preso tutto, Long John Silver. Si è preso la vita.
Quello che cerco di fare sempre anche io.


FORD AWARD DECADE EDITION - SERIE TV

Breaking Bad: storia, successo e importanza della serie di Vince ...

La decina delle serie tv è stata forse la più difficile da prendere in esame per questo premio speciale, considerato che si partiva dall'ultima stagione di Lost, passando attraverso cose come True Detective, The Young Pope e Chernobyl, senza contare secondi posti d'eccezione come Sons of Anarchy e Spartacus. Eppure, se i naufraghi più noti del piccolo schermo hanno rappresentato una rivoluzione ed il decennio precedente, nulla può essere paragonato all'evoluzione di Breaking Bad, l'unica serie televisiva che ricordi aver incrementato, stagione dopo stagione, la sua qualità, l'intensità e la potenza, diventando un riferimento per chiunque voglia scoprire quello che, a tutti gli effetti, è ormai diventato il mondo gemello del Cinema.
L'epopea di Walter White e Jesse Pinkman è una lezione di scrittura, profondità, tensione, nonchè una delle tre serie fondamentali di sempre, insieme al già citato Lost e Twin Peaks.


FORD AWARD DECADE EDITION - FILM NON DISTRIBUITI IN ITALIA

Swiss Army Man - Film (2016) - MYmovies.it

Come spesso accade, nel nostro Paese capita che titoli interessanti, premiati o anche solo potenzialmente accattivanti vengano ignorati dalla distribuzione, finendo per essere recuperati solo grazie al tam tam della blogosfera, una delle cose più belle che l'esperienza di avere un blog di Cinema riserva: tra le cinque categorie, questa è stata quella sulla quale sono stato più sicuro e veloce.
Swiss Army Man, per me, è uno dei più grandi film degli ultimi dieci anni, un Capolavoro vero, un'opera d'arte giocata e costruita sull'emozione e sulla vita, dalla profondità enorme, che ancora oggi, a distanza di anni, mi commuove solo al ricordo.
Potrei stare qui a scrivere per ore, ma non varrebbe neppure lontanamente l'emozione di una visione che, almeno per quanto mi riguarda, è stata un passaggio fondamentale di tutta la mia vita di appassionato. E non solo.
Swiss Army Man è pura magia. E come ogni magia che si rispetti, va vissuta sulla pelle.


FORD AWARD DECADE EDITION - IL PEGGIO

Detachment - Il distacco - Film (2011) - MYmovies.it

Per quanto riguarda il decisamente meno ambito dei premi, quello destinato al peggio, ho deciso di puntare su un film che, in realtà, non è certo il peggiore della decina di vincitori: se, però, di film brutti ne esistono e ne esisteranno sempre, portando a volte addirittura ad una certa ilarità, titoli che abusano del loro potere e potenzialità non riusciranno mai, almeno da queste parti, a pensare positivo.
Detachment, uno tra i primi grandi bottigliati illustri del Saloon - e ne sono passati, da The tree of life a La forma dell'acqua -, è un film che, a mio parere, abusa intellettualmente degli spettatori e degli strumenti che poteva avere, rappresentando, di fatto, una sorta di abuso sessuale spirituale.
Ricordo ancora bene quanto mi fece incazzare, e quanto continuo e continuerò a bottigliare tutti quei film e registi che vorranno giocare a fare finta di essere accanto al pubblico pur mettendosi un gradino - e oltre - sopra neanche fossero i peggiori tra i politici.


FORD AWARD DECADE EDITION - IL MEGLIO

The Wolf of Wall Street - Film (2013) - MYmovies.it

Anche la decina dedicata ai migliori film presentava numerosi grossi calibri, titoli che sono divenuti e diverranno i cult delle prossime generazioni di cinefili: ma dentro di me, sapevo quale sarebbe stato il nome che chiamava a gran voce. Anzi, ululava.
The Wolf of Wall Street è stato una vera e propria epifania, e ricordo ancora di averlo iniziato bello stravaccato sul divano e di averlo finito seduto per terra davanti alla televisione: Scorsese e Di Caprio allo stato puro, ritmo da lancio con il paracadute, scrittura esemplare, un crescendo che, parlando del mitico Marty, non vedevo dai tempi di Quei bravi ragazzi e Casinò. 
In dieci anni che hanno portato alla ribalta titoli e nomi nuovi, da Nolan a Refn passando per il più recente vincitore Bong, il film della decade per me è figlio di quella che ormai può essere considerata classicità: ma da buon vecchio, non posso che appoggiare e spalleggiare questo lupo che, nonostante la giungla intorno, sa ancora bene come farsi sentire.
E cazzo, quando lo fa, arriva dritto al cuore.



giovedì 26 dicembre 2019

Ford Awards 2019: i libri






Per la prima volta dopo due anni di assenza, torna - complice la crescita dei Fordini, che cominciano a sviluppare una certa indipendenza ludica - la classifica dedicata ai romanzi passati dal Saloon nel corso degli ultimi dodici mesi: in realtà non è proprio una classifica, considerato che al contrario dei vecchi tempi dei cinque/sei libri al mese si tratta dei soli che sono passati tra le mie mani nell'ultimo anno, ma è decisamente già qualcosa.
Come se non bastasse, poi, con oggi iniziano ufficialmente i Ford Awards 2019.


MrFord


N°8: SLEEPING BEAUTIES di STEPHEN&OWEN KING

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Apre la classifica quella che, ad essere onesti, è stata una delusione. 
Il maestro del brivido, insieme al figlio Owen, porta su pagina quello che pare il copione fatto e finito di una serie televisiva, che nonostante alcune buone intuizioni si rivela poco sentito e a tratti noiosetto. Ne è dimostrazione il fatto che il tempo di lettura è stato decisamente lungo, occupando quasi quanto quello occorso per i restanti sette titoli. Non proprio il miglior titolo uscito dalla penna del buon, vecchio Steve.


N°7: ARMADA di ERNEST CLINE

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Altra posizione, altra delusione.
L'autore del mitico Player One torna al Saloon con un romanzo che ricalca l'attitudine nerd ed i riferimenti cult del precedente, ma lo fa senza lo stesso cuore, senza il trasporto che rese Player One così speciale: leggerlo è stato un pò come trovarsi di fronte la seconda stagione di una serie passata dall'essere una rivelazione ad un grosso punto di domanda, se non peggio.
Un vero peccato, perchè l'immaginario, le tematiche ed il guizzo non mancano al buon Ernest, che finisce, però, per peccare di quella presunzione da rivalsa tipica dei nerd: e questo è un male.


N°6: IL SORRISO DI JACKRABBIT di JOE LANSDALE

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Pare uno scherzo, ma anche il terzo titolo del novero ha finito per essere una mezza delusione.
Tutti i frequentatori del Saloon sanno bene quanto adori Lansdale e le sue due creature più riuscite, Hap e Leonard: i due improvvisati detectives texani hanno popolato l'Olimpo letterario fordiano negli ultimi dieci anni, accompagnando il loro autore ed invecchiando con lui, ed è fantastico leggerli battibeccare, così come sarebbe fantastico leggere una loro storia assolutamente normale, priva di omicidi, casi misteriosi da risolvere, grane da sciogliere. Eppure pare di essere giunti, e torno ai paragoni con le serie televisive, al momento in cui per l'autore è preferibile chiudere in bellezza piuttosto che trascinarsi stancamente. Hap e Leonard non lo meriterebbero.


N°5: L'ULTIMA AVVENTURA DEL PIRATA LONG JOHN SILVER di BJORN LARSSON

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Finalmente entriamo nel vivo di questa piccola classifica, e per me è un piacere farlo con una chicca nata per soddisfare gli appassionati di uno dei miei romanzi preferiti in assoluto, La vera storia del pirata Long John Silver. Larsson, che pare avesse tagliato alcune parti dal romanzo, torna in pieno fan service con una sorta di racconto lungo che riporta sulla pagina il sempre mitico Barbecue alle prese con una disavventura nel suo eremo in Madagascar.
Per chi non ha letto e amato la storia dalla quale è stato estrapolato sarebbe sicuramente una lettura spiazzante, o quantomeno poco centrata, ma per i vecchi pirati del mio stampo è un modo, senza dubbio, di tornare ad incrociare la rotta di un amico, un antagonista, una versione alternativa di se stessi.


N°4: JOHN BARLEYCORN - MEMORIE ALCOLICHE di JACK LONDON

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Giunto al Saloon come prestito da parte del suocero Ford, che ormai ben conosce le escursioni alcoliche del vecchio cowboy, questo diario di memorie firmato da Jack London, uno degli autori di classici d'avventura più noti e famosi di tutti i tempi, è una riflessione a volte entusiasta e spesso più malinconica e triste del legame tra anime e menti e l'alcool, con tutti i suoi alti ed i suoi bassi, i momenti di entusiasmo sfrenato e quelli di buio totale.
Interessante come, a distanza di quasi un secolo, le dinamiche che coinvolgono chiunque sia in un certo modo legato al bere come atto sociale, intimo o di sfogo siano rimaste indicativamente le stesse, e con quanta razionalità - pur lasciandosi andare a ricordi e sentimenti - London riesca a portarle a galla: non viene suggerito o imposto nulla, quanto più che altro mostrato dall'interno.
Un viaggio di grande profondità condotto da un vero viaggiatore.


N°3: IL CONFINE di DON WINSLOW

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Uno degli autori più celebrati in questi anni al Saloon torna con l'ultimo (?) capitolo di una trilogia che ha fatto la Storia della Letteratura crime e Made in USA, iniziata con Il potere del cane e proseguita con Il cartello, entrambi vincitori del Ford Award. La vicenda di Art Keller, poliziotto della DEA che nel corso della sua carriera ha visto morire ed uccidere nel corso di una delle guerre più lunghe e sanguinose della Storia - quella ai cartelli della droga messicani -, giunge al termine tra le pagine di un romanzo più politico e riflessivo dei due precedenti ma non per questo meno potente o sentito: a prescindere dal genere, le vicende narrate - liberamente ispirate ai fatti reali, dalle evasioni del Chapo alla campagna presidenziale di Trump - tra queste pagine, così come quelle che qui hanno portato i lettori, andrebbero considerate una tappa fondamentale per ogni lettore.


N°2: CASINO TOTALE di JEAN CLAUDE IZZO

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Questo è un voto assolutamente sulla fiducia, dato che, nel momento in cui scrivo queste righe e preparo la classifica, sono giunto indicativamente a metà della lettura di questo romanzo caldo e passionale, una storia di ricordi, amicizie, amori e tradimenti che pulsa tra le vie di una Marsiglia assolata e problematica, legata a doppio filo alla natura di melting pot di una città di porto: Ugo, Manu e Fabio, figli di immigrati e cresciuti pescando, ascoltando vecchi dischi e sognando il grande salto, dopo aver passato la prima parte della loro vita percorrendo strade diverse - uno rimasto a fare il piccolo delinquente, uno a perdersi nell'ombra e per il mondo, l'altro finito a fare il poliziotto - si ritrovano nella loro città portando sulla pagina una storia malinconica, pulsante, traboccante di sensazioni forti e vive, come la pelle sudata quando si fa sesso o le risate di cuore ad una cena al tramonto in riva al mare. E' una storia tosta, che con ogni probabilità non finirà bene, ma fa sentire la vita come un bacio profondo o uno schiaffo in piena faccia. E queste storie sono sempre le mie preferite.


N°1: IL COLTELLO di JO NESBO

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Un altro degli idoli letterari indiscussi del Saloon torna in libreria con la sua creatura più nota e riuscita, il detective Harry Hole, alle prese con una vicenda che lo porterà non solo a sprofondare di nuovo sul fondo di una bottiglia di Jim Beam, ma anche al limite della follia, legata a doppio filo alla morte di uno dei personaggi cardine di tutta la sua storia. Accolto da recensioni tiepide, Il coltello è il perfetto gioco di prestigio del Nolan della pagina scritta Nesbo, che dopo aver disposto i pezzi sulla scacchiera ed aver ingannato e fuorviato il lettore almeno quattro o cinque volte rispetto alla verità sull'omicidio alla base di questo romanzo sfodera uno dei suoi colpi di genio con un paio di passaggi da brividi profondi, che parlano di radici, di amore e di futuro anche quando il futuro ci potrebbe sembrare lontano, oscuro e negato.
Il coltello forse non sarà il romanzo "migliore" della saga di Hole, ma batte talmente forte che senza ombra di dubbio dimostra di esserne il cuore. E che questo autore e questo personaggio hanno ancora tanto da dire, da vivere, da raccontare stupendoci.


MrFord


I PREMI
Miglior autore: Jo Nesbo
Miglior personaggio: Fabio Montale, Casino totale
Miglior antagonista: Svenn Finne, Il coltello
Scena cult: la riflessione di Rakel sulle radici, Il coltello
Premio "brutti, sporchi e cattivi": Long John Silver, L'ultima avventura del pirata Long John Silver
Premio stile: Jack London, John Barleycorn - Memorie alcoliche
Miglior personaggio femminile: Katrine Bratt, Il coltello
Miglior non protagonista: Nico, Il confine
Momento action: il viaggio sulla "Bestia", Il confine
Atmosfera magica: Marsiglia, Casino totale

lunedì 14 gennaio 2019

White Russian's Bulletin


Seconda puntata del Bulletin dedicata, di fatto, a quelle che sono state le visioni - e le letture - accumulate durante le vacanze natalizie che hanno permesso a questo vecchio cowboy un recupero come non si sognava da mesi.
A questo giro, a conti fatti, ci si concentra principalmente su lavori più "autoriali", visioni che sono state protagoniste - o lo sarebbero state - delle classifiche dei Ford Awards.


NARCOS - MESSICO (Netflix, USA, 2018)

Narcos: Messico Poster

Il fatto che su Narcos avrebbe sempre aleggiato il fantasma del Pablo Escobar di Wagner Moura era evidente fin dalla prima stagione del serial legato ai grandi cartelli della droga di Netflix: quello che non sapevamo, però, era che gli autori sarebbero riusciti a mantenere uno standard qualitativo da grande crime novel, appassionando anche quando l'attenzione si sarebbe spostata al cartello di Cali prima e dunque al Messico, con gli stessi protagonisti che ispirarono Don Winslow per i due Capolavori Il potere del cane e Il cartello.
In barba a quanto letto in giro, ho trovato la quarta stagione di Narcos serrata, tesissima, perfetta nel raccontare i lati positivi e negativi - perchè ci sono entrambi, siamo umani - di chi sta da una parte e dall'altra della barricata: l'ascesa di Gallardo e dei suoi luogotenenti da una parte e la storia di Kiki Camarena dall'altra sono ancora più intense se pensate vere, come del resto sono state, seppur romanzate. 
Emozioni, tensione, valore ed un'apparizione inaspettata e già mitica dello stesso Pablo.




ROMA (Alfonso Cuaron, Messico/USA, 2018, 135')

Roma Poster


Approcciato con tutte le riserve del caso - Cuaron, strepitoso con la macchina da presa, non sempre ha centrato l'obiettivo dell'emozione - e pronto a combatterlo con tutto il pane e salame possibile, sono rimasto travolto e conquistato da ROMA, pellicola vincitrice dell'ultimo Festival di Venezia che mi ha fatto restare in Messico un pò di più oltre a Narcos e ricordato nel contempo il grande Cinema neorealista italiano così come le carrellate laterali di un Maestro come Ozu.
Sarà costruito a tavolino e anche compiaciuto - il buon Alfonso sa davvero dove mettere le mani -, racconterà la "semplice" storia di una famiglia e della sua domestica, potrà far patire alcuni per la durata, ma se non è espressione della settima arte un lavoro come questo, non so davvero cos'altro potrebbe esserlo: in un'annata di disamore come il duemiladiciotto, ROMA è stata una delle poche pellicole che mi ha permesso di emozionarmi ancora all'idea di scoprire un nuovo, grande film.




L'ULTIMA AVVENTURA DEL PIRATA LONG JOHN SILVER (Bjorn Larsson, Svezia, 2018)

Risultati immagini per l'ultima avventura del pirata long john silver

Come i più vecchi frequentatori del Saloon ben sanno, La vera storia del pirata Long John Silver, oltre ad essere un Capolavoro assoluto della Letteratura d'avventura, è uno dei romanzi preferiti di tutti i tempi di questo vecchio cowboy: la vicenda del leggendario Barbecue, uno dei charachters nei quali mi ritrovo di più in assoluto, mi aveva colpito, commosso, emozionato, esaltato a dismisura.
Questo brevissimo racconto - che altro non è che un capitolo tagliato ai tempi dalla prima edizione del romanzo, giudicata troppo lunga dall'editore -, giunto per caso tra le mie mani grazie a Julez, è una chicca per appassionati, che non aggiunge nulla al valore assoluto del protagonista e del titolo dal quale è stato originato, ma che per me è stato come un tuffo al cuore.
Hold fast, Barbecue. Io sono con te.




DOGMAN (Matteo Garrone, Italia/Francia, 2018, 103')

Dogman Poster

Un pò come ROMA, anche Dogman di Matteo Garrone è giunto sugli schermi del Saloon con un misto di aspettativa e prudente circospezione, la stessa che circonda i titoli giudicati un pò ovunque - e nei grandi Festival - come imperdibili: al contrario, però, del grande affresco di Cuaron, Dogman è stato ridimensionato minuto dopo minuto, rivelando di fatto l'incompiutezza di quello che è considerato uno dei registi più "cult" degli ultimi quindici anni in Italia, Matteo Garrone.
Al contrario del suo "rivale" Sorrentino, infatti, trovo che l'autore di Gomorra non sia mai davvero riuscito a sfornare un vero e proprio Capolavoro, e abbia anzi al contrario più spesso mostrato la mancanza di quella scintilla che trasforma una buona pellicola in qualcosa di indimenticabile: Dogman è un ottimo prodotto, la sua cornice di disperazione è impressionante, Marcello Fonte bravissimo, eppure soprattutto nella seconda parte perde mordente, diventa quasi prevedibile, perfino esagerato, e ricorda molto un altro lavoro di Garrone, L'imbalsamatore, lo stesso che l'aveva fatto conoscere al grande pubblico. Peccato solo che si parli dell'ormai lontano duemiladue.


martedì 22 maggio 2018

Black Sails - Stagione 4 (Starz, Sud Africa/USA, 2017)







E' ormai chiaro a chiunque abbia anche solo di striscio frequentato il Saloon il fascino che i pirati esercitano su questo vecchio cowboy, tanto da essere considerati a tutti gli effetti la mia seconda preferenza assoluta in termini di atmosfera, cornice, ambientazione di una storia: in particolare, i charachters figli della penna di Robert Louis Stevenson come John Silver sono diventati, con il tempo, tra i miei preferiti in assoluto quando si parla di Letteratura.
Certo, i pirati romanzati e resi "romantici" dagli scrittori e dal Cinema in realtà sono sempre stati espressione del peggio della società, criminali e reietti disposti a fare qualsiasi cosa e compiere atti indicibili, eppure al contempo emblema di una rivolta rispetto ad un sistema che, come un destino già scritto, schiaccia tutti quelli che desiderano vivere in modo diverso da quello che lui concepisce, e non prevede alternativa all'adattamento, forzato oppure no che sia.
In questo senso, il mix tra realtà e fiction di Black Sails - che porta sullo schermo personaggi di fantasia come John Silver e Flint accanto a pirati come Anne Bonnie e Rackham, realmente esistiti - mi ha ricordato molto, nel suo crescendo, l'epopea dei gladiatori ribelli di Spartacus, produzione sempre targata Starz: certo, l'epica della rivolta contro il grande impero qui è mitigata dalla naturale inclinazione al crimine, al delitto ed al peccato dei pirati, ma l'idea, in fin dei conti, nasce dalla stessa materia.
I pirati di Nassau raccontati da questa serie, pur coscienti dei loro limiti morali, combattono per un'indipendenza sociale rispetto ad un impero - quello Britannico - che impone regole e dettami in tutto il mondo, ma al quale loro - nonostante la nascita della maggior parte - non sentono di dovere nulla se non le origini: una guerra che non potrà portare che morte e distruzione per chi vi combatte da una parte e dall'altra ma che non scalfirà l'ordine costituito, perchè è quello stesso ordine che non solo ha costruito ed indirizzato il mondo, ma ha anche creato i propri antagonisti, quegli stessi pirati che disprezza e condanna.
Il crescendo di questa quarta e, purtroppo, ultima stagione, amplificato emotivamente dalla guerra esplosa tra Flint e Silver da una parte ed il Governatore Rogers dall'altra, con tradimenti, intrighi, voltafaccia, morti eccellenti e chi più ne ha, più ne metta, ha avuto il grande merito di chiudere al meglio una proposta poco conosciuta eppure potentissima come questa, penalizzata nelle ultime puntate forse proprio dalla decisione di scrivere la parola fine troppo presto al titolo - un'altra stagione ci sarebbe stata tutta, considerata la carne al fuoco - e, dunque, da alcuni passaggi tagliati con l'accetta che costringono lo spettatore ad accelerate brusche in termini di narrazione.
Poco importa, però: la parabola discendente dell'epoca d'oro di questi criminali divenuti loro malgrado eroi romantici e destinata fin dal principio ad una fine raccoglie le storie, vere o inventate, sanguinose o di speranza, di uomini e donne che ebbero, pur vivendo in quello che, in una galassia lontana lontana sarebbe stato ribattezzato "il lato oscuro", il coraggio di affrontare uno status quo che nessuno al mondo, allora, avrebbe avuto il coraggio neppure di osteggiare con il pensiero.
Ad alcuni sarà andata bene, ad altri meno, ci sarà stato chi, graziato dalla morte, ha finito per essere più fortunato di chi è impazzito da vivo, sopravvissuto o istituzionalizzato, e chi, invece, ha cercato di sopravvivere pensando alla propria pelle e ad una felicità lontana da una guerra che non avrebbe portato certo la vittoria.
Una sconfitta onorevole. O un furbo modo per rimanere in mare.
Fingere di aver accettato le regole per sventolare il Jolly Roger appena si è tra le onde con il vento nei capelli.
In fondo, essere pirati significa anche non mollare.
Anche quando, per farlo, occorre vivere sempre con il rischio incombente di un giro di chiglia.



MrFord



giovedì 15 febbraio 2018

Black Sails - Stagione 3 (Starz, Sudafrica/USA, 2016)




E' risaputo quanto i pirati siano stati, testimonianze alla mano, tra gli individui più crudeli e spietati della storia del crimine. Eppure, attraverso Letteratura, Cinema, Musica e via discorrendo, è oggettivo quanto ancora riescano ad esercitare un fascino indiscusso sul pubblico.
Sarà per la carica ribelle, o per l'anelito a vivere senza seguire le regole imposte dalla società bensì affidandosi ad un'autoregolamentazione che prevedeva ad un tempo benefici per tutti e sgarri per nessuno, per la cornice o il ruolo, ma ho sempre trovato le loro imprese ed avventure irresistibili, tanto da considerarli secondi soltanto al West della Grande Frontiera.
Black Sails, proposta Starz ispirata alle opere di Stevenson e a personaggi amatissimi dal sottoscritto come il Capitano Flint e John Silver, lontana dalla meraviglia, per l'appunto, de La vera storia del pirata Long John Silver, ma ugualmente potente, giunge alla terza stagione compiendo il salto che attendevo dal primo episodio: ribellione, tensione, morte, tradimenti, amore e sacrificio fanno da base alla romanzata interpretazione della rivolta dei pirati all'ingombrante presenza del governo inglese, all'idealizzazione del sogno di Avery - avventuriero al quale si attribuisce la paternità della pirateria "da romanzo" - di un luogo in cui uomini e donne senza legge, grazie alla loro forza, sono in grado di gestirsi senza alcun bisogno di un governo, di regole o di imposizioni.
La lotta di Flint, Anne Bonnie, Charles Vane, John Silver e compagni per scrollarsi di dosso un passato che li trasforma in mostri divenendo mostri per il mondo "civile" schiavo delle alleanze e delle giustificazioni politiche solletica il lato del sottoscritto pronto a riconoscere che, se fossi nato in condizioni, luoghi e situazioni diverse, sarei appartenuto senza dubbio alla parte senza legge del mondo: e dall'addio ad uno dei pilastri della serie - una scelta che non condivido, ma lungimirante e splendida in termini di scrittura del personaggio - all'escalation che chiude la stagione e completa la costruzione del personaggio di Long John Silver, partito molto in sordina e divenuto una rappresentazione più che degna di quella che è la sua incredibile controparte letteraria, restano dieci episodi da fiato sospeso, pregni di un'umanità rabbiosa e feroce, guidati da una passione senza controllo, fuoco che alimenta l'immaginario di una figura come quella del pirata, protagonista di vite difficili, crudeli, stentate ed allo stesso tempo rese uniche e senza limiti.
Personalmente, più che chiedermi come verranno sciolti i nodi sospesi nella quarta ed ultima stagione, penso a godermi la magia che il concetto di Libertà a tutti i costi espressa sulla carta da grandi scrittori rispetto ai pirati regala al petto quando si gonfia di aria che non si vede l'ora di buttare fuori dopo aver assaporato, di ribellione alle pochezze contro le quali siamo costretti a batterci nella vita di tutti i giorni e nella società, di denaro che si spenderà subito dopo averlo guadagnato, di donne con le quali si condividerà il letto per conservarne solo un ricordo buono per i sogni nelle serate di solitudine, di ingordigia e passione, che sono i motori del mondo e di tutte le vite che vengono vissute senza ipocrisie e mani ritratte dopo aver scagliato il sasso.
Questo, probabilmente, è il vero fascino del pirata nel senso più romanzesco del termine.
Quasi fosse l'antesignano del punk, il pirata è un vaffanculo allo stato sociale nel senso più statico, bigotto ed impostato - o falsamente impostato, anche peggio - che si possa immaginare.
E in questo senso, non posso che schierarmi dalla parte dei Flint, dei Vane, dei Silver.
E sono ben disposto a fare incetta di peccati per trovarmi in loro compagnia.



MrFord



sabato 16 maggio 2015

L'isola del tesoro

Autore: Robert Louis Stevenson
Origine: UK
Anno: 1883
Editore: Feltrinelli





La trama (con parole mie): Jim Hawkins, giovane figlio del gestore di una locanda nei pressi di Bristol, si ritrova affascinato ed intimorito dall'ultimo ospite dell'Ammiraglio Benbow - questo il nome del locale di proprietà della sua famiglia -, il navigatore e pirata Billy Bones.
L'uomo, scontroso e solitario, è in realtà in fuga dai vecchi compagni perchè in possesso della mappa che condurrebbe al tesoro del leggendario Capitano Flint, uno dei predoni dei mari più terrificanti di sempre: quando, dopo alcune settimane, Bones viene raggiunto e minacciato dai suoi, per Jim inizierà un'avventura che lo porterà lontano dalle coste inglesi dopo aver seppellito il padre e lasciata la madre alla ricerca del famigerato tesoro dall'altra parte del mondo, facendo esperienza come mozzo e crescendo come uomo nel momento in cui l'ambiguo Long John Silver, cuoco di bordo della spedizione, si rivelerà essere l'unico che, ai tempi d'oro, teneva testa a Flint, nonchè il più determinato ad impadronirsi del tesoro stesso.








Di recente, grazie al vero e proprio colpo di fulmine che è stato imbattermi nel personaggio di Long John Silver, il mio amore - mai sopito - per le avventure marinaresche ed i charachters legati profondamente alla vita è rifiorito neanche fosse la primavera del secolo, spingendomi a recuperare il Classico responsabile ed ispiratore del già indirettamente citato La vera storia del pirata Long John Silver: L'isola del tesoro.
Evitato a causa delle imposizioni ai tempi delle superiori e mai più recuperato - al contrario di altre pietre miliari del genere come La linea d'ombra o Tifone -, il lavoro di Stevenson è uno dei più grandi romanzi - e non solo d'avventura o di genere - che mi sia capitato di leggere dai tempi del Capolavoro La figlia del capitano, un classico che si presta a letture ed interpretazioni da angolazioni anche diametralmente opposte tra loro, un magistrale esempio di tensione narrativa costante ed uno spirito che è stato modello per innumerevoli romanzi e film di formazione dall'epoca in cui fu pubblicato agli anni ottanta dei Goonies.
Tutto questo, senza neppure considerare Long John Silver.
Il pirata portato sulla pagina da Stevenson, privo di una gamba eppure agile come la più veloce delle scimmie, amichevole e pieno di attenzioni eppure crudele e selvaggio, gioviale e cortese ed in grado, con la sola voce, di mettere a tecere anche gli uomini più temibili che il mare possa offrire, è uno degli esempi più clamorosi di antagonista - o protagonista? - perfetto, delineato alla perfezione e mostrato con uguale passione dai suoi momenti di trionfo a quelli di sconfitta.
In fondo, è così che va, quando di affrontano il mare, e la vita: "a volte sei tu che mangi l'orso, e a volte è l'orso che mangia te", si sarebbe recitato in un film fondamentale per il sottoscritto più di un secolo dopo la stesura dell'incredibile avventura del giovane Jim Hawkins.
Ed è proprio questo che accade, nel corso dell'epopea volta al ritrovamento del tesoro del leggendario Capitano Flint, terrore dei mari in grado di essere messo all'angolo dal solo Silver, suo quartiermastro ed in qualche modo confidente: si assiste ad un continuo ribaltamento di fronti, ad eventi tanto clamorosi ed eccezionali quanto umani e semplici nello svolgimento, alla rappresentazione unica in parole di sapori, odori, sensazioni, ed alla capacità di uno scrittore di trasportare letteralmente i suoi lettori ove desidera, o dove è necessario che siano.
Dalle brume della provincia di Bristol ai paesaggi tropicali dell'Isola del tesoro, passando per le rappresentazioni dell'Hispaniola e del fortino sulla spiaggia dell'isola stessa, il dono più grande della prosa di questo Capolavoro è il potere di trasmettere il brivido dell'avventura, il sapore di una terra che si scopre per la prima volta, dell'ignoto, della sfida: L'isola del tesoro è paragonabile alla prima sbucciatura, o al morso ed alla scoperta del sapore del cocco, o del mango, o del rhum la notte della vostra prima sbronza.
Fortunatamente per Jim Hawkins, a dispetto delle apparenze, al suo fianco e come sua nemesi il ragazzo avrà il privilegio di confrontarsi con Long John Silver, che con le sue luci ed ombre, probabilmente, rappresenta l'esempio migliore di quello che potrebbe essere un Uomo per un giovane pronto ad affacciarsi sull'oceano della vita: perchè nel corso della nostra esistenza, nessuno di noi è esente da colpe o errori, risulta impermeabile ai sentimenti, alle sensazioni e all'istinto, alla voglia di confrontarsi con l'ignoto e, perchè no, anche con il proprio lato oscuro.
Ma a prescindere da quanto di me stesso possa mettere in questa interpretazione di Long John Silver e de L'isola del tesoro, questo romanzo andrebbe recuperato semplicemente per il suo spirito romantico e votato all'esplorazione, alla vita, al desiderio di muovere sempre un passo oltre, anche quando quello stesso passo apparirà avventato e lontano da ogni logica.
Un barbarico YAWP della Letteratura ingenuo e volenteroso come Jim, passionale ed oscuro come John Silver.
Quasi come se il Bambino e l'Uomo si incontrassero davvero, uno di fronte all'altro, per una volta nella vita.
Come un viaggio nel tempo.
Come il viaggio.
Quello che ognuno di noi compie.
A prescindere dal tesoro destinato ad essere ritrovato.




MrFord




"Mondo di uomini,
fatto di uomini
pronti a rincorrere il vento.
Partono deboli,
tornano uomini;
erano mille e son cento.
Mondo di uomini,
fatto di uomini soli.
Dimmi la bianca balena stasera dov'è;
nella tempesta infinita non c'è.
Mondo di uomini
fatto di uomini soli."
Enrico Ruggeri - "Bianca balena" - 





venerdì 15 maggio 2015

La vera storia del pirata Long John Silver

Autore: Bjorn Larsson
Origine:
Svezia
Anno:
1995
Edizione: Iperborea





La trama (con parole mie): il pirata John Silver, detto Long, detto Barbecue, tra i protagonisti de L'isola del tesoro, raccontato attraverso la "sua" penna per quelle che sono state le gesta dell'intera esistenza di uno dei fuorilegge del mare più noti della Letteratura, dalla giovinezza ed i primi incarichi sulle coste britanniche alla schiavitù, dal cervello affilato come un rasoio alle battaglie più cruente, dai viaggi per mare accanto al feroce capitano Flint alla famigerata Isola del tesoro, fino alla vecchiaia passata a ricordare i tempi che furono, e celebrare l'inno alla vita che ha caratterizzato l'intera sua esistenza.
Crimini contro l'umanità ed un'umanità fin troppo pronunciata per una delle epopee più ribollenti e vitali raccontate su pagina, dalle Indie ai Caraibi, passando per il Madagascar e l'Africa, in bilico tra Storia e Fiction.








Chiunque mi abbia conosciuto una volta alle spalle la sbornia adolescenziale legata al mantra "meglio bruciare subito che spegnersi lentamente" sa bene che, quando si parla di esperienza e di esistenza, mi mostro più deciso che mai: non ho alcuna intenzione di morire prima dei centotre anni - almeno - e da qui dovranno venire a strapparmi mentre mi aggrapperò con le unghie e con i denti a qualsiasi cosa avrò davanti in quel momento.
Ho sempre amato vivere, più di ogni altra cosa e da prima ancora di saperlo.
E quanto incontro opere come La vera storia del pirata Long John Silver, non posso che tributare omaggio e rendermi conto di quanto nel profondo siano in grado di toccarmi.
Era dai tempi di Barry Lyndon, infatti, che non provavo una tale empatia per un personaggio di fiction.
Questo perchè, a prescindere dall'ambientazione piratesca - che comunque mi si conface -, dai crimini, dai luoghi geografici e qualunque cosa ci si possa mettere di mezzo - non ultimo il fatto che, senza ombra di dubbio, John Silver sia l'incredibile, straripante parto della fantasia di Robert Louis Stevenson riportato alla grandezza da Bjorn Larsson, autore di un romanzo che andrebbe assegnato nelle scuole come fratello di sangue del suo Classico predecessore, di cui parlerò domani - ho sentito questo romanzo d'avventura ed il suo spirito sotto la pelle, quanto e più che se l'avessi scritto, e ancora oltre, vissuto per essere raccontato su pagina.
In fondo, a prescindere dagli aneddoti e dalle cronache delle vicissitudini di quello che, forse, è il miglior pirata letterario di sempre, dalla gamba amputata e l'origine del soprannome Barbecue ai guanti indossati per evitare di essere riconosciuto come marinaio, la questione è che ho sentito Long John Silver così vicino da essere felice di leggere le "sue" righe come se fossi stato io a metterle su pagina, come se fosse quella la mia vita.
Ed è proprio la vita, il cardine dell'intesa che, fin dai primi capitoli, ha reso questa lettura la più straordinaria degli ultimi anni, a dispetto di Nesbo, Lansdale, McCarthy, Winslow e tutti gli autori che ho più amato: se dovessi pensare a qualcosa in grado di toccarmi allo stesso modo, dovrei tornare indietro al Capolavoro Il potere del cane, o a Meridiano di sangue, e non renderei ad ogni modo l'idea.
Questo è inequivocabilmente il mio romanzo.
John Silver, con la sua strenua volontà di rimanere in vita, sempre e comunque, e vivere il più possibile, è il ritratto dell'umanità che io stesso apprezzo di più, e cerco di applicare alla mia esistenza un giorno dopo l'altro: dagli uomini di saldi principi agli approfittatori, passando per tutti quelli che, purtroppo per loro, non si rendono neppure conto della fortuna occorsa capitando da queste parti per avere l'occasione di intraprendere un viaggio straordinario come quello che tutti noi abbiamo la possibilità di intraprendere, nessuno ha il potere di godersi ogni giorno come gli individui della risma di questo viaggiatore perenne.
John Silver è passione, energia, voglia incontrollata di non arrendersi neppure di fronte all'evidenza o alla sconfitta: una voce ed un approccio da inferi ed un sorriso sardonico ed irresistibile pronti ad essere sfoggiati all'occorrenza, una resistenza senza pari, la voglia di compiere sempre un passo oltre, come se ogni giorno fosse una preda da azzannare alla gola, e sfruttare dal primo all'ultimo secondo.
Ed io adoro John Silver.
Io sono John Silver, se non fosse che, se non all'occorrenza o all'ordine di qualche capitano, lui cerchi sempre di evitare l'alcool, e rimanere lucido abbastanza per cavarsi da qualsiasi impiccio.
Come lui, trovo che considerare la vita un peso sia un peccato mortale, così come annoiarsi o ritrovarsi imprigionati dal non fare nulla.
Sono un ingordo, un peccatore, uno che non ne ha mai abbastanza.
E John Silver è l'emblema di tutto questo.
John Silver che preferisce un cappio al collo ma le spalle libere, sempre.
Che non si farà mai eleggere capitano, perchè l'unica persona che potrà e dovrà avere il potere di destituirlo deve essere John Silver stesso, e non un consiglio, o un gruppo di possibili avversari assetati di potere e ricchezze, o anche di amici e compagni.
John Silver che, come il sottoscritto, si attaccherebbe alla vita con le unghie e con i denti, vendendo cara la pelle come spero un giorno di fare di fronte a me stesso, a chi amo e a chiunque possa o non possa esserci dall'altra parte.
Quello che è certo, è che vorrei davvero trovarmi in quello che molti sperano possa essere il paradiso per prendermi gioco di chi pensava che non ci sarei mai arrivato, e di esserci arrivato con tutta la fatica che quelli come questo vecchio cowboy ed il più vecchio e scaltro Long John possono aver compiuto in questo senso.
E salutare i beati con una risata beffarda, perchè si troverebbero tra le mani una bomba pronta ad esplodere, il catalizzatore degli istinti più bassi e non dichiarati di ognuno di loro.
Quando ho chiuso questo libro ho pensato immediatamente a quanto avrei assaporato ogni parola del post e della recensione, quanto sentita sarebbe stata, quanto incredibilmente importante avrei dichiarato fosse stato questo viaggio: eppure mi rendo conto che non ci sono possibilità di trasmettere quello che La vera storia del pirata Long John Silver mi ha regalato.
Perchè questo straordinario romanzo si può soltanto vivere sulla pelle.
E condividere e godere a fondo soltanto se, nello spirito, si nutre una sorta di comunione d'intenti con il vecchio Barbecue: che, a ben guardare, è la più semplice del mondo.
Vivere.
Sempre e comunque.
A qualsiasi prezzo.
Tranne la libertà.
Tranne l'essere se stessi.
Tranne godere della vita stessa.
Essere i capitani della propria anima, come diceva qualcuno.
E non c'è essere al mondo che possa esserlo della mia, se non me stesso.
Come di quella di Long John Silver.
E per questo, alzando il calice, propongo un urrà.
Anzi due.
Uno per lui, ed uno per me.




MrFord




"Long John Silver, ring in his ear,
he's the hero, make that clear.
Does the same thing his father did,
sailing around the Caribbean,
robbing kings with his talking parrot,
this time I think he's on the high side."
Jefferson Airplane - "Long John Silver" - 




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