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lunedì 23 marzo 2020

White Russian's Bulletin



In questi giorni e scenari assurdi da quarantena forzata, nonostante le difficoltà - che sono più da imposizione che altro - il Saloon continua nel suo viaggio attraverso la lotta verso il ritorno alla normalità, alternando le serate Cinema con i Fordini alla scoperta di titoli che normalmente, con ogni probabilità, sarebbero passati sotto silenzio.
Ecco dunque cos'ha offerto il bancone negli ultimi sette giorni.


MrFord



SCRUBS - STAGIONE 9 (ABC, USA, 2010)

Scrubs: Medici ai primi ferri Poster


Alla fine, anche la cavalcata di Scrubs, voluta fortemente dai Fordini, è giunta al termine.
Purtroppo, e non mi spiego davvero per quale motivo sia accaduto, Bill Lawrence decise, ai tempi, di non salutare il pubblico con il bellissimo ultimo episodio dell'ottava stagione e di tornare con una nona inutile e poco interessante, sconclusionata a livello di scrittura e con un finale assurdo degno dell'annata dello sciopero degli sceneggiatori.
Un vero peccato considerata l'affezione che questa proposta ha generato non solo in casa Ford nel corso delle stagioni, ed un vero spreco che, almeno dall'esterno, vedo legato solo ad un tentativo fallito di monetizzare su un titolo che aveva sempre funzionato. 
Peccato davvero.




THE VALHALLA MURDERS (Netflix, Islanda, 2020)

The Valhalla Murders Poster


Pescato quasi per caso nel grande bacino di Netflix al termine della cavalcata di Hunters, The Valhalla Murders, produzione islandese dal sapore che ricorda quello dei romanzi di Nesbo e della trilogia di Millennium, è stato una scoperta decisamente piacevole, per quanto imperfetta, che in condizioni di normalità lavorativa e quotidiana probabilmente non avrebbe avuto spazio all'interno della routine da crollo sul divano della sera. 
Nell'innevata Reykjiavik, alle prese con il primo serial killer della sua storia, la poliziotta veterana Kata e l'islandese Arnar, richiamato da Oslo per lavorare sul caso, si trovano invischiati in una vicenda che risulterà essere molto più grande di quanto non ci si potesse aspettare.
Alcune ingenuità di scrittura, altre parti trattate troppo superficialmente, ma nel complesso un prodotto che intrattiene decisamente bene che in questo periodo di quarantena, se si è appassionati del genere, potrebbe fornire una buona alternativa per qualche giorno di visioni.




BLOODRIDE (Netflix, Norvegia, 2020)

Bloodride Poster


Restando in Nord Europa, terra ormai molto ben voluta al Saloon, sempre cercando proposte che possano intrattenere in questo periodo di isolamento forzato, è stato pescato Bloodride, antologico norvegese di soli sei episodi che richiama, con venature più horror, il celebratissimo Black Mirror.
Non parliamo, ovviamente, di qualcosa che possa eguagliare o anche pensare di farlo il titolone britannico ormai divenuto cult, ma in termini puramente di svago i sei racconti hanno un sapore interessante e portano a casa la pagnotta, in particolare, per quanto mi riguarda, il quinto, per quanto sicuramente derivativo. Ad ogni modo, un titolo interessante per passare un paio di serate senza troppi patemi e senza avere la sensazione di essere stati fregati.
Le tematiche ci sono, gli spunti anche. Sempre per appassionati di genere, come per The Valhalla Murders, ma comunque da non sottovalutare.




CHI HA INCASTRATO ROGER RABBIT? (R. Zemeckis, USA, 1988, 104')

Chi ha incastrato Roger Rabbit Poster


Alle spalle l'avventura della trilogia di Indiana Jones, con i Fordini abbiamo approcciato un altro dei grandi classici della mia infanzia, quel Chi ha incastrato Roger Rabbit che lasciò a bocca aperta ai tempi divenendo un instant cult leggendario: un'antologia di sequenze memorabili, una tecnica spettacolare - per i tempi ma, a ben guardare, anche per oggi -, una storia noir degna dei migliori Chandler, personaggi rimasti nella Storia.
Certo, comincia a sembrare più un vecchio film di quelli che guardano i genitori o i nonni, e rispetto ad altri del periodo - mi vengono in mente La storia fantastica e Labyrinth, tra i più amati dai Fordini - ha fatto meno breccia nel cuore dei piccoli del Saloon, ma in fondo, a ben vedere, di fatto parliamo di un film assolutamente da adulti.
Ad ogni modo, Eddie Valiant e lo spassosissimo Roger sono una coppia cinematografica tra le più riuscite di sempre.




HARRY POTTER E IL CALICE DI FUOCO (M. Newell, UK/USA, 2005, 157')

Harry Potter e il calice di fuoco Poster

Dovete sapere che il Fordino, senza ombra di dubbio, ha l'animo del nerd. 
Con tutti i pro e i contro, il quasi più giovane di casa Ford ha infatti ereditato dal suo vecchio la capacità di appassionarsi senza limiti alle cose, portandole in una certa misura alla maniacalità: a differenza di me, però, lui tende a cercare di far partecipare tutti alle stesse, finendo spesso e volentieri per stremarci a suon di domande e racconti.
La più recente di queste passioni è la saga di Harry Potter, che abbiamo deciso, dopo avergli visto concludere i primi due romanzi, di fargli assaporare anche cinematograficamente, considerato che non stava più nella pelle di scoprire cosa sarebbe accaduto ai protagonisti: in questo senso devo ammettere che il primo titolo inserito nel percorso delle serate Cinema - gli altri li avevano visti per conto loro -, Il calice di fuoco, non solo è il mio preferito per quanto riguarda il grande schermo, ma anche rispetto ai romanzi stessi.
Rivederlo, considerata anche la firma autorevole di Mike Newell, è stato un vero piacere, i piccoli Ford hanno tenuto botta nonostante la durata e già ora tempestano di domande rispetto alle evoluzioni della trama: senza dubbio passaggi come la prima apparizione di Voldemort o i turbamenti adolescenziali dei protagonisti rimangono ben impressi, e la macchina spettacolare che fu nei primi Anni Zero questa saga non è mai apparsa così ben oliata.




ELEFANTE A SORPRESA (Joe R. Lansdale, USA, 2019)

Risultato immagini per elefante a sorpresa


Per la seconda volta in due settimane, fiero di essere tornato a ritmi di lettura come quelli che avevo qualche anno fa, torna da queste parti Joe Lansdale con i suoi due più amati protagonisti, Hap e Leonard, impegnati in una nuova avventura nel pieno rispetto di quello che, ormai, è il loro stile.
Certo, la brillantezza dei bei tempi se n'è andata così come l'età per i due main charachters, ma devo ammettere che, da poliziesco action senza troppe pretese, Elefante a sorpresa è il migliore degli ultimi tre romanzi della serie, usciti a distanza molto ravvicinata l'uno dall'altro e decisamente di un livello più basso rispetto ai capitoli che hanno costituito la base del mito dei due improvvisati detectives.
In un certo senso, Elefante a sorpresa ricorda il fu Rumble Tumble, che paradossalmente fu forse il meno amato tra i primi romanzi della serie da queste parti ma che ora, considerato tutto, appare quasi come un miracolo, considerata la stanchezza che, per certi versi comprensibilmente, ha colto con il tempo lo scrittore e i suoi due personaggi principe.
Da questo punto di vista, dunque, questa sorpresa è stata più che piacevole.


lunedì 16 marzo 2020

White Russian's Bulletin



In diretta dalla quarantena - anche se il lodigiano non è più l'epicentro della pandemia in Italia -, il Saloon continua a lottare contro una condizione che non gli è propria - quella della forzata condizione casalinga - sfruttando il momento per accelerare i tempi dei Sabati Sera Cinema dei Fordini ormai moltiplicati e recuperare visioni e letture neanche si fosse tornati indietro di qualche anno, quando da casalingo - per scelta - mi godevo un altro tipo di libertà.
Ad ogni modo, tra piccolo e "grande" schermo, titoli vecchi e nuovi, gli spunti, per fortuna, non mancano.


MrFord



HOTEL ARTEMIS (Drew Pearce, UK/USA, 2018, 94')

Hotel Artemis Poster


Giunto in casa Ford in una di quelle serate da divano senza pretese che nelle normali condizioni di routine lavorativa avrebbe significato una dormita galattica, Hotel Artemis è stato, principalmente, un intrattenimento derivativo senza troppe pretese che non potrà mai competere con la magia degli action anni ottanta e prima parte dei novanta ma che, quantomeno, finisce per risultare meno indigesto di alcuni dei prodotti troppo seriosi figli degli anni zero. 
Molto sfortunato al botteghino - probabilmente la produzione sperava nell'inizio di un franchise -, pronto a pescare a piene mani dall'immaginario di titoli simili dal buon successo - John Wick in primis - Hotel Artemis è giusto un diversivo buono per gli appassionati del genere e per chiunque non abbia troppe pretese, arricchito da un cast comunque interessante considerata la tipologia di prodotto e quantomeno non noioso da vedere.
Un giocattolino.




SEMPRE AMICI (Neil Burger, USA, 2017, 126')

Sempre amici Poster


Ai tempi della sua uscita, avevo adorato Quasi amici. Uno di quei film che, per quanto a loro modo un pò ruffiani, fanno sempre bene ed è sempre un gran piacere guardare.
Avevo completamente ignorato l'esistenza di questo remake made in USA fin troppo a ridosso della pellicola transalpina fino a quando, considerato il massiccio sfruttamento di Prime dell'ultimo periodo, non è capitato anche da queste parti: a prescindere dal fatto che, senza dubbio, avendo visto l'originale ed essendo da questo punto di vista "fresco" dell'esperienza, l'operazione, il cast e la gestione non mi sono apparsi neppure troppo malvagi, anzi. Sotto molti aspetti funzionano.
La pecca più grande resta quella di non aggiungere nulla rispetto ad un titolo divenuto un instant cult che, forse, necessitava di qualche anno in più prima di essere non solo considerato per un remake, ma tendenzialmente rifatto con variazioni minime.
Una visione ci può stare, ma forse varrebbe quasi più la pena nel caso in cui Quasi amici, incredibilmente, mancasse ancora alla lista delle vostre visioni.




SANGUE E LIMONATA (Joe Lansdale, USA, 2017)

Risultato immagini per sangue e limonata

Joe Lansdale è uno dei fordiani più ad honorem che esistano, un pò come i suoi due protagonisti principi, Hap e Leonard. Scoperti ormai una buona decina di anni fa e recuperati in tutta la loro serie di romanzi, i due improvvisati detectives sono ancora oggi una delle fonti di divertimento letterario più importanti per questo vecchio cowboy, anche se l'accelerazione della produzione dello scrittore texano dedicata loro - conseguenza, probabilmente, della serie televisiva - non ha certo giovato alla freschezza e alla qualità della proposta: passato, infatti, Honky Tonk Samurai, il buon Joe pare essersi messo comodo, e dopo aver sfornato nuove avventure dei due ragazzacci texani ad una velocità mai avuta prima è uscito con un "romanzo a mosaico" che racconta alcuni episodi del loro passato, dall'infanzia all'adolescenza. 
Molto piacevole per i fan di vecchia data, forse troppo "morbido" per chi dovesse approcciarsi al loro mondo ora. Spero solo che con l'ultima fatica, Elefante a sorpresa, prossimo della lista, le cose possano tornare un pò come ai vecchi tempi.




INDIANA JONES E IL TEMPIO MALEDETTO (S. Spielberg, USA, 1984, 118')

Indiana Jones e il tempio maledetto Poster

Le "serate Cinema" dei Fordini proseguono con la riscoperta di uno dei più grandi miti degli anni ottanta e non solo, quell'Indiana Jones che fece la fortuna di Harrison Ford e consegnò al pubblico uno degli eroi più noti ed apprezzati anche al di fuori della cerchia degli appassionati di settima arte.
Spinti dalla curiosità per il ribattezzato "stregone pazzo", i Fordini hanno approcciato questa seconda avventura del vecchio Indy - paradossalmente a livello qualitativo inferiore alla precedente - con un entusiasmo maggiore, lo stesso che ai tempi avevo avuto io.
Del resto, Il tempio maledetto è un vero e proprio circo di inseguimenti, trappole, situazioni ben oltre la fantascienza che resero il franchise dell'archeologo più famoso del grande schermo un vero e proprio cult del genere e non solo, tra cuori estirpati a mani nude e cene a base di serpenti e cervelli di scimmia. 
Il ritmo è serratissimo, il divertimento assicurato, e il Tempo pare non pesare troppo. Almeno a giudicare dalla partecipazione dei Fordini, che non immaginano neppure lontanamente com'era l'epoca in cui il loro vecchio si entusiasmava per le gesta di Indy impegnato contro lo "stregone pazzo".




INDIANA JONES E L'ULTIMA CROCIATA (S. Spielberg, USA, 1989, 127')

Indiana Jones e l'ultima crociata Poster


L'ultima tappa - per ora Il teschio di cristallo resta in stand by - del percorso dei Fordini nel mondo di Indiana Jones è stata L'ultima crociata, probabilmente il titolo più amato e divertente della saga, grazie anche al fondamentale contributo di uno degli Sean Connery più in forma di sempre.
Nonostante il tracollo della Fordina - che aveva insistito a tutti i costi per vederlo, ma era visibilmente provata dalla giornata - la cosa più bella è stata la partecipazione del Fordino, che non solo ha dichiarato di sentirsi a suo agio immedesimandosi con la figura di Jones Senior, ma ha chiesto delucidazioni sui nazisti, il graal, l'esistenza oppure no di alcuni riferimenti.
A prescindere dalle valutazioni e dalla critica cinematografica vera e propria, queste sono le cose che rendono il passaggio di testimone un vero piacere, e lasciano il gusto unico dell'esperienza e dell'emozione trasportate a chi viene dopo di noi.
Un pò come i Jones, anche se, effettivamente, a conti fatti, io e il Fordino la viviamo un pò alla rovescia.




HUNTERS - STAGIONE 1 (Prime Video, USA, 2020)

Hunters Poster


Alle spalle Narcos, che aveva riportato un entusiasmo da piccolo schermo nel sottoscritto che quest'anno ho potuto vivere prima solo grazie a The Witcher, in casa Ford si è cercato, in questo periodo di quarantena, un titolo che potesse venire buono per i momenti "da aperitivo" in cui i Fordini si dilettano con il loro film o cartone animato. 
Hunters, produzione Prime di grande impatto dal sapore tarantiniano, ha colmato abbastanza bene il vuoto, portando in scena dramma, pulp e ironia con il giusto tocco, forse un pò prevedibile ma ben orchestrato e gestito: l'epopea del giovane Jonah, che si ritrova dall'essere outsider di quartiere a pedina fondamentale nella caccia ai nazisti ospitati segretamente dal governo USA è coinvolgente e ricca di situazioni e personaggi interessanti, a tratti commovente e a tratti furba.
Sarà interessante, considerate le evoluzioni della trama, come verrà deciso di gestire la seconda stagione, se preferendo una svolta completamente fuori dai binari della Storia o una gestione più realistica: a prescindere dalla scelta, gli ingredienti per tirare fuori qualcosa di valido ci sono in una direzione o nell'altra.




SCRUBS - STAGIONE 8 (ABC, USA, 2009)

Scrubs: Medici ai primi ferri Poster

La cavalcata di Scrubs, serie amatissima dai Fordini e compagnia per pranzi e cene degli ultimi mesi, giunge ormai quasi al termine con quella che è stata la sua vera stagione conclusiva - bellissimo il finale, assurdo pensare di prolungare con un altro anno, ma se ne parlerà quando scriverò della nove - salutando un cast che è riuscito a fare il verso e ad un tempo fare amare il cosiddetto "medical drama" da un punto di vista più leggero - ma non sempre - e confidenziale, sfornando idoli assoluti come Cox e Kelso ed una galleria di personaggi nei quali chiunque ha la possibilità di trovare un favorito, o quantomeno qualcuno in cui immedesimarsi.
L'inventiva ovviamente non è più quella delle prime stagioni, ma il crescendo che conduce al commiato porta questa ottava stagione ad essere una delle meglio riuscite della produzione, carica dello spirito che, probabilmente, aveva spinto Bill Lawrence a crearla.


giovedì 26 dicembre 2019

Ford Awards 2019: i libri






Per la prima volta dopo due anni di assenza, torna - complice la crescita dei Fordini, che cominciano a sviluppare una certa indipendenza ludica - la classifica dedicata ai romanzi passati dal Saloon nel corso degli ultimi dodici mesi: in realtà non è proprio una classifica, considerato che al contrario dei vecchi tempi dei cinque/sei libri al mese si tratta dei soli che sono passati tra le mie mani nell'ultimo anno, ma è decisamente già qualcosa.
Come se non bastasse, poi, con oggi iniziano ufficialmente i Ford Awards 2019.


MrFord


N°8: SLEEPING BEAUTIES di STEPHEN&OWEN KING

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Apre la classifica quella che, ad essere onesti, è stata una delusione. 
Il maestro del brivido, insieme al figlio Owen, porta su pagina quello che pare il copione fatto e finito di una serie televisiva, che nonostante alcune buone intuizioni si rivela poco sentito e a tratti noiosetto. Ne è dimostrazione il fatto che il tempo di lettura è stato decisamente lungo, occupando quasi quanto quello occorso per i restanti sette titoli. Non proprio il miglior titolo uscito dalla penna del buon, vecchio Steve.


N°7: ARMADA di ERNEST CLINE

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Altra posizione, altra delusione.
L'autore del mitico Player One torna al Saloon con un romanzo che ricalca l'attitudine nerd ed i riferimenti cult del precedente, ma lo fa senza lo stesso cuore, senza il trasporto che rese Player One così speciale: leggerlo è stato un pò come trovarsi di fronte la seconda stagione di una serie passata dall'essere una rivelazione ad un grosso punto di domanda, se non peggio.
Un vero peccato, perchè l'immaginario, le tematiche ed il guizzo non mancano al buon Ernest, che finisce, però, per peccare di quella presunzione da rivalsa tipica dei nerd: e questo è un male.


N°6: IL SORRISO DI JACKRABBIT di JOE LANSDALE

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Pare uno scherzo, ma anche il terzo titolo del novero ha finito per essere una mezza delusione.
Tutti i frequentatori del Saloon sanno bene quanto adori Lansdale e le sue due creature più riuscite, Hap e Leonard: i due improvvisati detectives texani hanno popolato l'Olimpo letterario fordiano negli ultimi dieci anni, accompagnando il loro autore ed invecchiando con lui, ed è fantastico leggerli battibeccare, così come sarebbe fantastico leggere una loro storia assolutamente normale, priva di omicidi, casi misteriosi da risolvere, grane da sciogliere. Eppure pare di essere giunti, e torno ai paragoni con le serie televisive, al momento in cui per l'autore è preferibile chiudere in bellezza piuttosto che trascinarsi stancamente. Hap e Leonard non lo meriterebbero.


N°5: L'ULTIMA AVVENTURA DEL PIRATA LONG JOHN SILVER di BJORN LARSSON

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Finalmente entriamo nel vivo di questa piccola classifica, e per me è un piacere farlo con una chicca nata per soddisfare gli appassionati di uno dei miei romanzi preferiti in assoluto, La vera storia del pirata Long John Silver. Larsson, che pare avesse tagliato alcune parti dal romanzo, torna in pieno fan service con una sorta di racconto lungo che riporta sulla pagina il sempre mitico Barbecue alle prese con una disavventura nel suo eremo in Madagascar.
Per chi non ha letto e amato la storia dalla quale è stato estrapolato sarebbe sicuramente una lettura spiazzante, o quantomeno poco centrata, ma per i vecchi pirati del mio stampo è un modo, senza dubbio, di tornare ad incrociare la rotta di un amico, un antagonista, una versione alternativa di se stessi.


N°4: JOHN BARLEYCORN - MEMORIE ALCOLICHE di JACK LONDON

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Giunto al Saloon come prestito da parte del suocero Ford, che ormai ben conosce le escursioni alcoliche del vecchio cowboy, questo diario di memorie firmato da Jack London, uno degli autori di classici d'avventura più noti e famosi di tutti i tempi, è una riflessione a volte entusiasta e spesso più malinconica e triste del legame tra anime e menti e l'alcool, con tutti i suoi alti ed i suoi bassi, i momenti di entusiasmo sfrenato e quelli di buio totale.
Interessante come, a distanza di quasi un secolo, le dinamiche che coinvolgono chiunque sia in un certo modo legato al bere come atto sociale, intimo o di sfogo siano rimaste indicativamente le stesse, e con quanta razionalità - pur lasciandosi andare a ricordi e sentimenti - London riesca a portarle a galla: non viene suggerito o imposto nulla, quanto più che altro mostrato dall'interno.
Un viaggio di grande profondità condotto da un vero viaggiatore.


N°3: IL CONFINE di DON WINSLOW

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Uno degli autori più celebrati in questi anni al Saloon torna con l'ultimo (?) capitolo di una trilogia che ha fatto la Storia della Letteratura crime e Made in USA, iniziata con Il potere del cane e proseguita con Il cartello, entrambi vincitori del Ford Award. La vicenda di Art Keller, poliziotto della DEA che nel corso della sua carriera ha visto morire ed uccidere nel corso di una delle guerre più lunghe e sanguinose della Storia - quella ai cartelli della droga messicani -, giunge al termine tra le pagine di un romanzo più politico e riflessivo dei due precedenti ma non per questo meno potente o sentito: a prescindere dal genere, le vicende narrate - liberamente ispirate ai fatti reali, dalle evasioni del Chapo alla campagna presidenziale di Trump - tra queste pagine, così come quelle che qui hanno portato i lettori, andrebbero considerate una tappa fondamentale per ogni lettore.


N°2: CASINO TOTALE di JEAN CLAUDE IZZO

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Questo è un voto assolutamente sulla fiducia, dato che, nel momento in cui scrivo queste righe e preparo la classifica, sono giunto indicativamente a metà della lettura di questo romanzo caldo e passionale, una storia di ricordi, amicizie, amori e tradimenti che pulsa tra le vie di una Marsiglia assolata e problematica, legata a doppio filo alla natura di melting pot di una città di porto: Ugo, Manu e Fabio, figli di immigrati e cresciuti pescando, ascoltando vecchi dischi e sognando il grande salto, dopo aver passato la prima parte della loro vita percorrendo strade diverse - uno rimasto a fare il piccolo delinquente, uno a perdersi nell'ombra e per il mondo, l'altro finito a fare il poliziotto - si ritrovano nella loro città portando sulla pagina una storia malinconica, pulsante, traboccante di sensazioni forti e vive, come la pelle sudata quando si fa sesso o le risate di cuore ad una cena al tramonto in riva al mare. E' una storia tosta, che con ogni probabilità non finirà bene, ma fa sentire la vita come un bacio profondo o uno schiaffo in piena faccia. E queste storie sono sempre le mie preferite.


N°1: IL COLTELLO di JO NESBO

Risultati immagini per il coltello nesbo

Un altro degli idoli letterari indiscussi del Saloon torna in libreria con la sua creatura più nota e riuscita, il detective Harry Hole, alle prese con una vicenda che lo porterà non solo a sprofondare di nuovo sul fondo di una bottiglia di Jim Beam, ma anche al limite della follia, legata a doppio filo alla morte di uno dei personaggi cardine di tutta la sua storia. Accolto da recensioni tiepide, Il coltello è il perfetto gioco di prestigio del Nolan della pagina scritta Nesbo, che dopo aver disposto i pezzi sulla scacchiera ed aver ingannato e fuorviato il lettore almeno quattro o cinque volte rispetto alla verità sull'omicidio alla base di questo romanzo sfodera uno dei suoi colpi di genio con un paio di passaggi da brividi profondi, che parlano di radici, di amore e di futuro anche quando il futuro ci potrebbe sembrare lontano, oscuro e negato.
Il coltello forse non sarà il romanzo "migliore" della saga di Hole, ma batte talmente forte che senza ombra di dubbio dimostra di esserne il cuore. E che questo autore e questo personaggio hanno ancora tanto da dire, da vivere, da raccontare stupendoci.


MrFord


I PREMI
Miglior autore: Jo Nesbo
Miglior personaggio: Fabio Montale, Casino totale
Miglior antagonista: Svenn Finne, Il coltello
Scena cult: la riflessione di Rakel sulle radici, Il coltello
Premio "brutti, sporchi e cattivi": Long John Silver, L'ultima avventura del pirata Long John Silver
Premio stile: Jack London, John Barleycorn - Memorie alcoliche
Miglior personaggio femminile: Katrine Bratt, Il coltello
Miglior non protagonista: Nico, Il confine
Momento action: il viaggio sulla "Bestia", Il confine
Atmosfera magica: Marsiglia, Casino totale

lunedì 7 gennaio 2019

White Russian's Bulletin



Finiscono le Feste, e si torna alla quotidianità anche qui al Saloon: fortunatamente i giorni passati tra mangiate, bevute e Fordini scatenati hanno anche permesso un recupero importante rispetto alla media delle settimane precedenti al Natale, tale da permettermi addirittura di "scomporre" le visioni e le letture in due puntate del Bulletin, concedendomi ancora questa settimana e la prossima per andare a tamponare rispetto ad alcuni dei titoli più attesi mancati clamorosamente sul finire del duemiladiciotto.


CARGO (Ben Howling&Yolanda Ramke, Australia, 2017, 105')

Cargo Poster

Recuperato dal bacino di Netflix, questo survival padre/figlia con un Martin Freeman inedito - personalmente non gli darei mezza possibilità di cavarsela in situazioni estreme - si lascia guardare senza infamia e senza lode, porta sullo schermo qualche idea interessante ed il paesaggio sempre emozionante dell'outback australiano, che porto sempre nel cuore.
Resta una pellicola ad uso e consumo quasi esclusivo degli appassionati del genere, ma porta onestamente la pagnotta a casa ed intrattiene il giusto, soprattutto se si è genitori.


ULTIMATE BEASTMASTER - STAGIONE 3 (Netflix, USA, 2018)

Ultimate Beastmaster: La legge del più forte Poster

Si è chiusa - spero solo per il momento - l'esperienza dei Ford con Ultimate Beastmaster, il programma che ha intrattenuto i grandi del Saloon ed ispirato ed esaltato i piccoli: con la terza stagione - nonostante la magrissima figura dei partecipanti italiani - si ha un'ulteriore evoluzione del sistema della gara ed il divertimento, se si è tamarri abbastanza, è sempre assicurato.
Personalmente, oltre a non vedere l'ora di confrontarmi con i Titan Games di The Rock, sarei molto curioso di testare un percorso di questo tipo, per quanto duro potrebbe essere.
Da segnalare, per me un valore aggiunto, la presenza al tavolo di commento statunitense per questa stagione l'ex wrestler ed idolo del sottoscritto CM Punk.



MARVEL'S DAREDEVIL - STAGIONE 3 (Netflix, USA, 2018)

Daredevil Poster

A fare capolino - purtroppo per l'ultima volta, data la cancellazione di tutto il progetto Marvel Knights firmato da Netflix - al Saloon in queste Feste è giunto anche il titolo meglio gestito e realizzato della costola metropolitana del Cinematic Universe, Daredevil.
Dopo due stagioni decisamente convincenti a questo terzo giro di giostra l'attenzione torna a portarsi sull'aspetto meno mistico e da "periferia" del Diavolo Rosso, con il ritorno di Kingpin - un sempre ottimo Vincent D'Onofrio -, l'abbandono del costume da "supereroe" e l'introduzione di quello che avrebbe avuto tutte le potenzialità per diventare una nemesi importante per l'alter ego di Matt Murdock, Bullseye.
Peccato davvero per la decisione "dall'alto" di interromperla, perchè senza dubbio questa serie avrebbe avuto ancora molto da dire.




SABRINA (Billy Wilder, USA, 1954, 113')

Sabrina Poster

Incrociato per caso in televisione la sera della Vigilia e rispolverato dopo anni dall'ultimo passaggio sugli schermi del Saloon, Sabrina di Billy Wilder mantiene e conserva la sua classe e quella di uno dei più grandi del Cinema made in USA di tutti i tempi.
Il triangolo amoroso costruito sulla leggiadra bellezza della Hepburn, sulla guasconeria di William Holden e sulla spigolosità di Humphrey Bogart è vincente sotto tutti i punti di vista, e riesce a mantenersi in equilibrio perfetto sia nei momenti più drammatici che in quelli più leggeri di un vero e proprio Classico che tutti dovrebbero godersi almeno una volta nella vita.
Certo, ora come ora potrà apparire come un film d'altri tempi, ma dal bianco e nero perfetto allo stile non c'è davvero nulla, in questa macchina, che non funzioni.




IL SORRISO DI JACKRABBIT (Joe R. Lansdale, USA, 2018)

Risultati immagini per il sorriso di jackrabbit

E dopo anni passati ad attendere spasmodicamente le loro avventure, nel giro di dodici mesi Hap e Leonard, due dei personaggi letterari che più ho amato nella vita, tornano nelle librerie per ben due volte: purtroppo, però, con l'età i due improvvisati detectives paiono avere perso molto dello smalto delle prime avventure, e se Bastardi in salsa rossa, lo scorso gennaio, mi aveva permesso di evadere il giorno dell'intervento di mio padre mentre attendevo in ospedale, questo Il sorriso di Jackrabbit pare uno di quei dischi in cui l'artista affermato non fa che riproporre vecchie versioni di se stesso con molto meno mordente. 
Un vero peccato, anche per chi, come me, amerà sempre leggere di Hap e Leonard e ad ogni avventura sarà sempre al loro fianco.


mercoledì 12 luglio 2017

Paradise Sky (Joe Lansdale, USA, 2015)




Joe R. Lansdale è indubbiamente uno dei grandi paladini letterari di questo vecchio cowboy.
Il suo stile molto pane e salame e la saga di Hap e Leonard - aggiunti al fatto che il buon Joe è una persona squisita e molto disponibile - l'hanno reso uno degli autori più letti dal sottoscritto nel corso degli ultimi dieci anni, e pur non parlando di qualcuno destinato a fare la storia della Letteratura quanto più di un grande artigiano "di genere", credo vorrò sempre bene alla sua ironia, alla malinconia magica ed alla violenza selvaggia dei suoi lavori.
Quando, mesi fa, uscì in libreria Paradise Sky, mi parve di essere tornato un bambino di fronte al suo giocattolo preferito: un nuovo Lansdale, western, con un protagonista che era tutto un programma e recensioni entusiastiche a spingere alto l'hype.
E cosa posso dire, di Paradise Sky? Senza dubbio è un ottimo prodotto, divertente e drammatico, perfetto per tutti gli amanti del West e delle sue leggende - bellissime le parti dedicate a Wild Bill Hickcock e Bronco Bill -, scorrevole e diretto come un pugno in piena faccia, eppure c'è stato qualcosa che non mi ha convinto come in altre occasioni nel lavoro del mitico Joe: probabilmente se non fossi stato un suo accanito lettore avrei potuto apprezzare di più le avventure di Nat Love, ma avendo alle spalle almeno una ventina di romanzi del padre di Hap e Leonard non ho potuto non riscontrare quel fenomeno che colpisce musicisti e registi con una lunga carriera alle spalle fermi nell'intento di continuare a produrre con una certa frequenza senza prendersi pause per ricaricare le batterie.
Paradise Sky, infatti, per quanto piacevole ed interessante, ha rappresentato ai miei occhi uno dei lavori "minori" dello scrittore texano, decisamente inferiore sia alla saga di Hap e Leonard che al ciclo del Drive In, ma anche e soprattutto a cose davvero toste come Freddo a luglio o In fondo alla palude, solo per citarne un paio che avevano colpito il sottoscritto dritto al cuore.
Nulla di irreparabile, sia chiaro, o di davvero deludente, ma forse un segno che, pur cavalcando la notorietà ed il successo, Lansdale dovrebbe cercare di conservare qualche cartuccia in più per evitare di saturare non tanto il suo mercato, quanto la freschezza della sua prosa, che ha nell'ironia nera e nel piglio serrato i suoi punti di forza.
Due cose che, a tratti, in Paradise Sky vengono a mancare, nonostante l'impegno profuso dall'autore per riadattare alcuni racconti - veri o finti che siano - del Vecchio West e la figura di Nat Love, un personaggio che pare un gran bel mix del protagonista di 12 anni schiavo e del Django di Tarantino.
Se, comunque, non siete dei veterani di questo tipo di prodotti, la cavalcata di questo insolito pistolero vi parrà avvincente, e riuscirà a regalarvi grasse risate quanto lacrime di profonda tristezza, ma se il nome di Lansdale non vi è nuovo, prima di dare fuoco alle polveri con questo lavoro, abbassate l'hype e le aspettative, in modo da non avere l'impressione che il buon Joe si sia seduto un pò troppo sull'essere Joe Lansdale, e si sia dimenticato quanto bene la "fame" faccia all'ispirazione di un autore.




MrFord




martedì 6 giugno 2017

Hap and Leonard - Stagione 2 (Sundance TV, USA, 2017)




Penso sia ormai risaputo quanto adori l'universo letterario di Joe Lansdale, ed in particolare quelle che sono le sue due creature più riuscite: Hap e Leonard.
Per anni - anche quando ho avuto l'occasione di chiacchierare direttamente con il loro padre letterario - ho sognato una serie che potesse vederli come protagonisti, magari proprio con una stagione dedicata ad ogni romanzo - cosa che sta avvenendo, fortunatamente -: lo scorso anno, ai tempi dell'uscita della season d'esordio, fui felice di vedere finalmente un prodotto ben confezionato dedicato ai nostri eroi giungere sullo schermo, meno delle scelte di casting, incentrate su James Purefoy - che non ho mai amato - e Michael Kenneth Williams - bravo, ma a mio parere troppo "piccolo" per rappresentare il tostissimo Leonard -.
Probabilmente, essendo stato un avido lettore delle loro avventure, ho finito per farmi condizionare molto dai particolari - nel ciclo di romanzi la storia comincia quando i due improvvisati detectives hanno più o meno trentacinque anni, e vedere due attori alle soglie dei cinquanta nei loro panni fa decisamente strano, ad esempio - frenando gli entusiasmi nonostante il primo ciclo mi avesse comunque discretamente soddisfatto: potrei dire quasi la stessa cosa rispetto a Mucho Mojo, peraltro il mio capitolo preferito delle avventure dei due amiconi, che mi sono goduto per ognuno dei suoi sei episodi nonostante l'ombra dell'opera originale abbia finito per incombere e non poco sugli stessi.
Ammetto, infatti, che mi mancano molto sia la componente comica che quella action delle pagine scritte - in quel caso, si ride tantissimo e i due amici picchiano neanche fossero ispiratori di una decina di action del periodo anni ottanta -, e che sia normale constatare un certo snellimento del plot in modo da non intasare troppo il prodotto - sei episodi sono effettivamente pochi, rimanendo sullo standard dei quaranta minuti -, ma ho cercato comunque di staccarmi dalla modalità "fan dei romanzi" in modo da non inquinare troppo la visione.
Il risultato mi ha ricordato il lavoro compiuto dagli autori sulla prima stagione e da Jim Minckle - tra questi - su Cold in July - sempre figlio della penna di Lansdale -: un prodotto ruvido e solido, pane e salame, onesto, che porta in scena un noir caldo e di pancia, racconta cose toste senza essere pesante e si presenta come qualcosa di fruibile e fresco, e perfino gli interpreti dei due protagonisti hanno iniziato a sembrarmi in parte - cosa non da poco, soprattutto per quanto riguarda Purefoy -.
Una visione, tra l'altro, perfetta per questi primi caldi, che avvince e lancia l'amo - come già fece lo scorso anno - rispetto a quello che è il romanzo più cupo della saga di Hap e Leonard, Il mambo degli orsi, che corrisponderà alla terza stagione già confermata: non si tratterà di una cosa potente come True Detective o Fargo, certo, ma Hap e Leonard ben rappresenta un genere considerato troppo spesso "di genere" e poco più nonchè un'occasione, per chi non conoscesse i romanzi che hanno ispirato il prodotto, per conoscere sempre meglio Hap Collins e Leonard Pine.
E credetemi, ne vale davvero la pena.




MrFord




 
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