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lunedì 23 marzo 2020

White Russian's Bulletin



In questi giorni e scenari assurdi da quarantena forzata, nonostante le difficoltà - che sono più da imposizione che altro - il Saloon continua nel suo viaggio attraverso la lotta verso il ritorno alla normalità, alternando le serate Cinema con i Fordini alla scoperta di titoli che normalmente, con ogni probabilità, sarebbero passati sotto silenzio.
Ecco dunque cos'ha offerto il bancone negli ultimi sette giorni.


MrFord



SCRUBS - STAGIONE 9 (ABC, USA, 2010)

Scrubs: Medici ai primi ferri Poster


Alla fine, anche la cavalcata di Scrubs, voluta fortemente dai Fordini, è giunta al termine.
Purtroppo, e non mi spiego davvero per quale motivo sia accaduto, Bill Lawrence decise, ai tempi, di non salutare il pubblico con il bellissimo ultimo episodio dell'ottava stagione e di tornare con una nona inutile e poco interessante, sconclusionata a livello di scrittura e con un finale assurdo degno dell'annata dello sciopero degli sceneggiatori.
Un vero peccato considerata l'affezione che questa proposta ha generato non solo in casa Ford nel corso delle stagioni, ed un vero spreco che, almeno dall'esterno, vedo legato solo ad un tentativo fallito di monetizzare su un titolo che aveva sempre funzionato. 
Peccato davvero.




THE VALHALLA MURDERS (Netflix, Islanda, 2020)

The Valhalla Murders Poster


Pescato quasi per caso nel grande bacino di Netflix al termine della cavalcata di Hunters, The Valhalla Murders, produzione islandese dal sapore che ricorda quello dei romanzi di Nesbo e della trilogia di Millennium, è stato una scoperta decisamente piacevole, per quanto imperfetta, che in condizioni di normalità lavorativa e quotidiana probabilmente non avrebbe avuto spazio all'interno della routine da crollo sul divano della sera. 
Nell'innevata Reykjiavik, alle prese con il primo serial killer della sua storia, la poliziotta veterana Kata e l'islandese Arnar, richiamato da Oslo per lavorare sul caso, si trovano invischiati in una vicenda che risulterà essere molto più grande di quanto non ci si potesse aspettare.
Alcune ingenuità di scrittura, altre parti trattate troppo superficialmente, ma nel complesso un prodotto che intrattiene decisamente bene che in questo periodo di quarantena, se si è appassionati del genere, potrebbe fornire una buona alternativa per qualche giorno di visioni.




BLOODRIDE (Netflix, Norvegia, 2020)

Bloodride Poster


Restando in Nord Europa, terra ormai molto ben voluta al Saloon, sempre cercando proposte che possano intrattenere in questo periodo di isolamento forzato, è stato pescato Bloodride, antologico norvegese di soli sei episodi che richiama, con venature più horror, il celebratissimo Black Mirror.
Non parliamo, ovviamente, di qualcosa che possa eguagliare o anche pensare di farlo il titolone britannico ormai divenuto cult, ma in termini puramente di svago i sei racconti hanno un sapore interessante e portano a casa la pagnotta, in particolare, per quanto mi riguarda, il quinto, per quanto sicuramente derivativo. Ad ogni modo, un titolo interessante per passare un paio di serate senza troppi patemi e senza avere la sensazione di essere stati fregati.
Le tematiche ci sono, gli spunti anche. Sempre per appassionati di genere, come per The Valhalla Murders, ma comunque da non sottovalutare.




CHI HA INCASTRATO ROGER RABBIT? (R. Zemeckis, USA, 1988, 104')

Chi ha incastrato Roger Rabbit Poster


Alle spalle l'avventura della trilogia di Indiana Jones, con i Fordini abbiamo approcciato un altro dei grandi classici della mia infanzia, quel Chi ha incastrato Roger Rabbit che lasciò a bocca aperta ai tempi divenendo un instant cult leggendario: un'antologia di sequenze memorabili, una tecnica spettacolare - per i tempi ma, a ben guardare, anche per oggi -, una storia noir degna dei migliori Chandler, personaggi rimasti nella Storia.
Certo, comincia a sembrare più un vecchio film di quelli che guardano i genitori o i nonni, e rispetto ad altri del periodo - mi vengono in mente La storia fantastica e Labyrinth, tra i più amati dai Fordini - ha fatto meno breccia nel cuore dei piccoli del Saloon, ma in fondo, a ben vedere, di fatto parliamo di un film assolutamente da adulti.
Ad ogni modo, Eddie Valiant e lo spassosissimo Roger sono una coppia cinematografica tra le più riuscite di sempre.




HARRY POTTER E IL CALICE DI FUOCO (M. Newell, UK/USA, 2005, 157')

Harry Potter e il calice di fuoco Poster

Dovete sapere che il Fordino, senza ombra di dubbio, ha l'animo del nerd. 
Con tutti i pro e i contro, il quasi più giovane di casa Ford ha infatti ereditato dal suo vecchio la capacità di appassionarsi senza limiti alle cose, portandole in una certa misura alla maniacalità: a differenza di me, però, lui tende a cercare di far partecipare tutti alle stesse, finendo spesso e volentieri per stremarci a suon di domande e racconti.
La più recente di queste passioni è la saga di Harry Potter, che abbiamo deciso, dopo avergli visto concludere i primi due romanzi, di fargli assaporare anche cinematograficamente, considerato che non stava più nella pelle di scoprire cosa sarebbe accaduto ai protagonisti: in questo senso devo ammettere che il primo titolo inserito nel percorso delle serate Cinema - gli altri li avevano visti per conto loro -, Il calice di fuoco, non solo è il mio preferito per quanto riguarda il grande schermo, ma anche rispetto ai romanzi stessi.
Rivederlo, considerata anche la firma autorevole di Mike Newell, è stato un vero piacere, i piccoli Ford hanno tenuto botta nonostante la durata e già ora tempestano di domande rispetto alle evoluzioni della trama: senza dubbio passaggi come la prima apparizione di Voldemort o i turbamenti adolescenziali dei protagonisti rimangono ben impressi, e la macchina spettacolare che fu nei primi Anni Zero questa saga non è mai apparsa così ben oliata.




ELEFANTE A SORPRESA (Joe R. Lansdale, USA, 2019)

Risultato immagini per elefante a sorpresa


Per la seconda volta in due settimane, fiero di essere tornato a ritmi di lettura come quelli che avevo qualche anno fa, torna da queste parti Joe Lansdale con i suoi due più amati protagonisti, Hap e Leonard, impegnati in una nuova avventura nel pieno rispetto di quello che, ormai, è il loro stile.
Certo, la brillantezza dei bei tempi se n'è andata così come l'età per i due main charachters, ma devo ammettere che, da poliziesco action senza troppe pretese, Elefante a sorpresa è il migliore degli ultimi tre romanzi della serie, usciti a distanza molto ravvicinata l'uno dall'altro e decisamente di un livello più basso rispetto ai capitoli che hanno costituito la base del mito dei due improvvisati detectives.
In un certo senso, Elefante a sorpresa ricorda il fu Rumble Tumble, che paradossalmente fu forse il meno amato tra i primi romanzi della serie da queste parti ma che ora, considerato tutto, appare quasi come un miracolo, considerata la stanchezza che, per certi versi comprensibilmente, ha colto con il tempo lo scrittore e i suoi due personaggi principe.
Da questo punto di vista, dunque, questa sorpresa è stata più che piacevole.


martedì 13 marzo 2018

Bastardi in salsa rossa (Joe R. Lansdale, USA, 2017)




I più vecchi ed affezionati lettori del Saloon ben sanno che, se c'è un autore di casa da queste parti, è Joe Lansdale, che scoprii - anche se già lo conoscevo - pochi mesi prima di aprire il blog e che divenne un vero e proprio punto di riferimento per il lato pare e salame ed affezionato all'avventura ed allo spirito cowboy che coltivo dentro dall'infanzia.
La saga di Hap e Leonard - suoi personaggi principe -, poi, è da sempre una delle mie favorite, in grado di unire dramma, grottesco, botte da orbi e commedia selvaggia, senza contare il potere che questi due personaggi hanno di tirare fuori il meglio dal loro autore.
A distanza di un paio d'anni dalla loro ultima avventura, Honky Tonk Samurai, chiusa in modo drammatico tanto da suggerire ai suoi fan che il tutto potesse essere giunto al termine, a sorpresa - almeno per quanto mi riguarda - questo Bastardi in salsa rossa - adattamento pessimo dell'originale Rusty puppy - ha riportato i due amiconi nella mia vita in un momento in cui ce n'era davvero bisogno: ho comprato, infatti, questo libro il giorno prima di un'operazione non proprio semplice cui è stato sottoposto mio padre di recente, e sono stato felice di sapere che Hap e Leonard fossero accanto a me, pronti a farmi affrontare il giorno dell'intervento in sala d'attesa con le loro battute ed il modo di affrontare anche i momenti peggiori della vita con la testa alta e la lingua tagliente.
E posso solo ringraziare loro ed il vecchio Joe per questo.
Peccato che, ragionando a mente libera, questo sia indubbiamente il romanzo peggiore della serie dedicata ai due improvvisati detectives, di grande effetto per la prima metà e dunque pronto a spegnersi come una bolla di sapone, o un racconto tirato fino a colmare la distanza verso il romanzo, stanco come due protagonisti che, per quanto in forma, superata la cinquantina cominciano ad averne abbastanza della cresta dell'onda e dei tempi delle "stagioni selvagge".
E per la prima volta, nonostante il piacere di leggere le loro avventure sia immutato, e nei momenti migliori regalino battute e momenti a dir poco perfetti, ho avuto la sensazione che si ha con alcune serie televisive nel momento in cui tirano troppo la corda, e forse sarebbe il caso di preferire un finale con il botto ad un lento spegnimento progressivo.
Certo, le tematiche affrontate sono molto interessanti - la povertà causa di avvicinamento al crimine ed alla perdizione, la tentazione del potere in mano alla parte bianca ed apparentemente "bene" dell'America di confine, il rapporto tra padri e figli -, la spontaneità non manca, eppure la sensazione è quella di un compito svolto ad uso e consumo del fan service, che oltretutto liquida in modo abbastanza rapido ed indolore quello che pareva a tutti gli effetti l'addio ad uno dei protagonisti della serie, quasi il suo autore avesse avuto paura di rischiare troppo e mollare la presa.
Non una delusione, sia chiaro - non finivo un romanzo in due settimane da non ricordo neppure io quando -, ma più che altro un campanello per noi fan e per un autore che senza dubbio non potrà mai essere considerato lirico come i vari McCarthy o Winslow ma che rappresenta una bella fetta dell'avventura - in tutti i sensi in cui la si può intendere - made in USA attuale: in un certo senso, Lansdale deve accettare - come pare stiano facendo Hap e Leonard - il fatto di stare invecchiando, e che se le prospettive non cambiano, sarebbe più consigliabile godersi una sanissima e meritata pensione.
Del resto, un'avventura di questi due combinaguai me la godrei anche nella cornice di un ricovero per anziani.




MrFord



 

giovedì 9 giugno 2016

Hap and Leonard - Stagione 1

Produzione: Sundance
Origine: USA
Anno:
2016
Episodi: 6








La trama (con parole mie): Hap Collins, obiettore di coscienza dalla mira infallibile ma contrario alle armi, e Leonard Pine, veterano del Vietnam nero, gay e repubblicano fino al midollo, sono amici fraterni fin dall'infanzia, e condividono tutto il possibile, dalla quotidianità ai lavori precari.
Quando Trudy, ex moglie di Hap nonchè responsabile delle scelte di quest'ultimo ai tempi del rifiuto alla leva, si fa viva per reclutare il buon Collins affinchè recuperi un'auto abbandonata nelle profondità del fiume Sabine contenente il bottino di una rapina andata male decenni prima, i guai per la coppia di amici si moltiplicano: i compagni d'impresa di Trudy, infatti, una banda di ex hippies indecisi se darsi al crimine o alla rivoluzione pacifista, paiono non riuscire a combinarne una giusta, e quando i nodi verranno al pettine e si scopriranno i reali scopi di tutti i partecipanti al gioco, Hap e Leonard scopriranno sulla pelle che attrarre guai non è proprio la miglior qualità che si possa avere.











Non so neppure da quanto tempo attendevo una trasposizione - soprattutto legata al piccolo schermo - delle avventure di Hap e Leonard, antieroi protagonisti di una serie di romanzi cult per il sottoscritto firmati dal mitico Joe Lansdale: ricordo quando, grazie al lavoro, ebbi l'occasione di passare una giornata con lui come suo accompagnatore nell'autunno del duemiladieci, in occasione dell'uscita di Devil Red, e parlammo proprio di quali attori avremmo visto bene nei ruoli dei due amici fraterni e detectives improvvisati che tanta fortuna hanno portato a lui e gioia al sottoscritto.
Personalmente, la scelta degli attori protagonisti è stata uno dei pochi punti dolenti della prima stagione di Hap and Leonard: ho sempre detestato, infatti, James Purefoy, ed ignorato bellamente Michael Kenneth Williams, entrambi non solo troppo vecchi per interpretare i due cercaguai almeno ai tempi di Una stagione selvaggia - primo romanzo della serie, che ha ispirato, giustamente, questa prima stagione -, ma anche meno tosti ed in forma di come vengono descritti i main charachters della saga sulla pagina.
Ma tant'è.
Jim Mickle, già autore della più che discreta trasposizione del lansdeliano Cold in July, riesce nell'impresa non facile di adattare lo spirito di questi due azzeccatissimi personaggi e portarlo sullo schermo seminando, nel corso dei sei episodi, anche più di un indizio rispetto a quello che accadrà - o dovrebbe accadere - alla coppia nel corso delle prossime stagioni, a partire dal finale che conduce dritti a Mucho Mojo, romanzo numero due della serie nonchè mio personale favorito.
Certo, non tutto calza - specialmente per chi, come il sottoscritto, ha fatto una vera e propria malattia della saga letteraria -, l'approccio dei protagonisti appare più malinconico che gigionesco - un tratto che si è cominciato a sentire solo con gli ultimi romanzi, considerato anche l'avanzare dell'età di Hap e Leonard, partiti proprio con Una stagione selvaggia intorno ai trentacinque ed ormai giunti ai cinquanta suonati -, i protagonisti non spaccano neppure lontanamente i culi quanto le loro versioni cartacee, il tono è decisamente più morbido e meno pulp, eppure i sei episodi scorrono che è un piacere, mantengono una certa ironia e tensione, regalano diverse chicche ed un'atmosfera molto southern al pubblico senza per questo escludere dall'equazione i pusillanimi come Cannibal Kid, che forse riusciranno ad immedesimarsi bene nei tormenti di Hap, nella complicata e caotica Trudy o nello psicotico Soldier, lasciando ai fordiani di turno il cazzuto Leonard e la quasi inarrestabile Angel - interpretata alla grande da una sempre convincente Pollyanna McIntosh -.
Il risultato è una (mini)serie disimpegnata, easy, torbida, ritmata e bagnata di sangue quanto basta per affascinare ed incuriosire anche tutti quelli non abituati alla materia o legati alla mitica saga firmata da Joe Lansdale, che può contare fan hardcore - sottoscritto compreso - in tutto il mondo, una raccolta di racconti e nove romanzi con protagonisti Hap e Leonard.
Sinceramente, spero proprio che il piccolo schermo possa regalare ai miei due non detectives preferiti la stessa fortuna: i quel caso, sarò pronto a sostenerli dal primo all'ultimo episodio.
Anche se dovessi specchiarmi nei visi stanchi, sporchi e malinconici di attori che neppure per sbaglio riescono a ricordare l'immagine di due tra gli action heroes che ho più amato nel corso della vita di lettore e non solo.





MrFord





"I'm a rollin stone all alone and lost
for a life of sin I have paid the cost
when I pass by all the people say
just another guy on the lost highway."
Hank Williams - "Lost highway" -







venerdì 18 dicembre 2015

Honky Tonk Samurai

Autore: Joe R. Lansdale 
Origine: USA
Anno: 2015
Editore: Einaudi







La trama (con parole mie): Hap e Leonard, ormai superata la soglia dei cinquanta, continuano imperterriti nella loro professione prediletta, quella dei cercaguai. A seguito, infatti, del pestaggio per mano di Leonard del proprietario di un cane incapace di trattare con rispetto il suo animale, si innescano eventi che conducono i due insoliti detectives non solo a rilevare, per mano di Brett, compagna di Hap, l'agenzia del loro amico e datore di lavoro Marvin, tornato in polizia, ma anche ad immergersi in un cold case legato ad una ragazza scomparsa cinque anni prima che li porterà a confrontarsi con una gang di motociclisti, un(?) misterioso, letale e leggendario sicario ed una branca senza scrupoli della Dixie Mafia.
Riusciranno i due inseparabili amici, come sempre sprezzanti del pericolo, a portare a casa la pelle e risolvere il caso? E quale destino attende vecchi compagni d'avventura giunti in loro aiuto come Jim Bob Luke e la killer Vanilla Ride?








Quel vecchio volpone di Lansdale me l'ha fatta un'altra volta.
Stavo andando al lavoro, il giorno in cui ho concluso l'ultima avventura di Hap e Leonard, due tra i personaggi che ho più amato nella mia vita da lettore, e mi sono ritrovato a dover trattenere le lacrime per non passare per uno spostato, o un povero stronzo che piange da solo uscendo dalla metropolitana.
E ho maledetto il buon Joe, che è riuscito a massaggiarmi senza forzare la mano per quattrocento pagine, di fatto fornendo ai suoi eroi ed ai loro compagni d'avventura una sorta di lungo allenamento - come fu, pensando ai volumi precedenti della saga, Rumble Tumble -, prima di affondare il coltello - in tutti i sensi - e penetrare dritto al cuore, con uno dei finali più belli che questa serie abbia regalato al suo pubblico.
E pensare che, fino ad un paio di giorni prima di chiudere quello che, in definitiva, potrebbe diventare uno dei romanzi simbolo della cavalcata di questi due amici fraterni, combinaguai patentati, detectives per caso, con la classifica del meglio del mio anno di lettore già stilata, ero convinto che avrei considerato Honky Tonk Samurai come un ritorno a casa - perchè leggere Lansdale mi fa sempre questo effetto -, ma non come uno dei miei favoriti - come Mucho mojo o Devil Red, per intenderci -: la capacità, invece, semplice e diretta di Joe di dare vita ai suoi charachters a partire da gesti e situazioni che tutti noi viviamo ogni giorno, ha di fatto prodotto un'escalation emotiva pazzesca, giostrata dall'autore con una maestria che potrebbe apparire insolita per un artigiano come lui, che scrive poche ore al giorno per evitare di bollirsi troppo e dedica più tempo alle arti marziali che non alla macchina da scrivere.
Ed ora mi ritrovo con il groppo in gola al pensiero di alcuni passaggi in cui mi sono ritrovato appieno, in quella dichiarazione d'amore che Hap, di fatto, compie all'indirizzo di Leonard, quasi considerandolo più importante della donna che ama, o della figlia che potrebbe aver scoperto di avere: un legame così forte da far sentire l'intensità che solo il sangue, di norma, garantisce, e che questi due scanzonati, malinconici, cazzuti e magnifici personaggi hanno regalato ad una generazione di lettori e continueranno a regalare alle generazioni che verranno, un pò come quei cowboys guasconi ed un pò tristi che hanno popolato l'immaginario dei Western che amavano i nostri nonni e sono ancora in grado di far venire i brividi alla base del collo anche a noi, che vediamo la Frontiera sempre più all'orizzonte.
E in questo senso Honky Tonk Samurai diventa una riflessione sul tempo che passa, sul passaggio dalla corsa alla camminata veloce, dal carico sui pesi che diminuisce aumentando le serie, sulla presa di coscienza che, per quanto si possa ridere e spassarsela e strizzare l'occhio alla resa progressiva alla quale ci costringe la Natura, all'amore della vita più forte di tutti i nostri limiti di mortali, è inevitabile che, prima o poi, si debba pagare il conto.
Anche quando si è eroi.
O si crede di esserlo.
In attesa del momento in cui anche io dovrò accettare, volente o nolente, questa realtà, continuo e continuerò a lottare accanto a questi due fratelli, a Lansdale, a tutto quello che significano la Frontiera, l'amore per la vita e per chi, nascita o no, ci entra nel sangue per sempre.




MrFord





"She's a natural disaster
she'll tear the land in two
she's running to be running
cause it's all she knows to do
she's a tumbleweed rolling
a river running wild
a hurricane blowing
she's the calm after the storm
under an Appalachian sunset sky."
Zac Brown Band - "Natural disaster" - 






domenica 1 dicembre 2013

Una coppia perfetta - I racconti di Hap e Leonard

Autore: Joe R. Lansdale
Origine: USA
Anno: 2013
Editore: Einaudi




La trama (con parole mie): Hap e Leonard, protagonisti di una serie splendida di romanzi a metà tra l'action, la crime story e le cronache di un'amicizia, tornano per i loro più accaniti fan in una piccola raccolta che contiene tre racconti scritti da Lansdale nelle pause intercorse tra un episodio e l'altro della loro saga.
Nel primo, Le iene, i nostri si troveranno a dover regolare i conti con una banda di rapinatori pronti a calpestare chiunque si ponga tra loro ed il bottino; nel secondo, Veil in visita, osserveremo da vicino uno dei processi che dovette affrontare Leonard ai tempi dei ripetuti incendi appiccati alla casa nel suo quartiere divenuta un ritrovo di spacciatori di crack, mentre nel terzo, Una mira infallibile, un caso di routine per i due improvvisati investigatori si rivelerà un complicato affare legato a doppio filo alla Dixie Mafia.






Come ogni avventore del Saloon che si rispetti ben sa, Joe Lansdale e le sue creature per eccellenza Hap Collins e Leonard Pine sono tra i fordiani onorari più amati dal sottoscritto, accanito sostenitore di tutte le loro avventure nonchè di questo prolifico e straordinario autore che, continuerò a ripeterlo e ribadirlo, è una delle persone più disponibili, alla mano e pane e salame che abbia mai conosciuto nel corso della vita.
A quasi tre anni di distanza da Devil red - ultimo romanzo della serie dedicata ai due improvvisati investigatori -, per placare la sete dei fan in attesa di un nuovo capitolo Einaudi rispolvera tre racconti che si pongono idealmente nei raccordi che intercorrono - almeno a mio parere - tra Mucho mojo e Il mambo degli orsi - Veil in visita -, Rumble tumble e Capitani oltraggiosi - Le iene -, Sotto un cielo cremisi ed il già citato Devil red - Una mira infallibile -: ritrovare i due duri dal cuore tenero Hap e Leonard, con le loro battute, i biscotti alla vaniglia e la voglia di raddrizzare i torti è sempre un piacere, anche se l'impressione che ho avuto leggendo questa raccolta è stata quella di aver ricevuto una sorta di palliativo da parte dell'editore, inutile a placare la sete del sottoscritto rispetto ad una nuova, vera, sulla lunga distanza avventura di due dei protagonisti letterari che ho più amato nel corso della vita.
Certo, il divertimento e le botte non mancano, l'incipit de Le iene e la descrizione del pestaggio operato da Leonard all'indirizzo dei bellimbusti avventori di un locale colpevoli di avergli dato della checca - solo perchè lo stesso Leonard aveva molto delicatamente deciso di concedere delle avances ad uno di loro - sono da urlo, eppure manca la sostanza cui il vecchio Joe ha abituato i suoi lettori più fedeli, nonostante nell'ultimo - e più recente - racconto l'idea di Hap e della compagna Brett di sposarsi e provare ad avere dei figli - decisamente interessante anche il riferimento alla fecondazione assistita, argomento spesso e volentieri ignorato eppure tremendamente attuale - potrebbe fornire uno spunto decisamente importante per l'evoluzione delle vicende dei due antieroi, partiti neppure trentacinquenni con Una stagione selvaggia ed ormai giunti ai cinquanta animati dal desiderio di mettere in qualche modo radici e togliersi, per quanto possibile, dai guai in cui sono soliti tuffarsi per mettere una pezza alle situazioni in cui qualche stronzo cerca di  farsi valere su chi, per un motivo o per un altro, si ritrova incapace di reagire.
Il resto è materia solo ed esclusivamente per i fan della prima ora, che senza dubbio saranno felici di vedere Hap impartire sonore lezioni agli spacconi di turno sia a mani nude che grazie alla sua impareggiabile mira e Leonard sfoderare il suo campionario completo di cinismo ed ironia pungente - oltre al consueto bagaglio di cazzotti, ovviamente -: se non doveste conoscere i personaggi o la loro storia, però, fossi in voi partirei proprio dai romanzi che li hanno resi famosi - e Lansdale uno dei più celebrati autori crime statunitensi -, perchè imbattersi come prima cosa in una raccolta come questa non solo rischierebbe di fare apparire tutto meno interessante di quanto non sia in realtà, ma soprattutto di trasmettere la straniante sensazione di essere entrati in sala a metà proiezione, senza avere la minima idea di quali possano essere i rapporti tra Hap e Leonard, i loro trascorsi con la legge, il loro background ed il ruolo che personaggi come Brett, Marvin o Jim Bob hanno avuto nella loro storia.
Dunque ho apprezzato come un divertissement puro e semplice questa lettura, ma passo oltre ed attendo al varco Joe per il nuovo capitolo delle avventure di Hap e Leonard, che penso proprio sia ora che l'autore texano tiri fuori dal cilindro in modo da soddisfare la sete di azione, cameratismo ed avventura che molti suoi lettori - ed il sottoscritto in testa - stanno accumulando da troppo tempo: e se è pur vero che questi due inossidabili charachters invecchiati con il loro autore dovranno prima o poi conoscere la fine delle loro scorribande, sarei curioso in ogni caso di vederli alle prese anche solo con vicende assolutamente "normali".
In fondo, Lansdale si è sempre dimostrato un romanziere di talento anche quando si è trattato di raccontare la quotidianità e le piccole imprese che rendono grandi esistenze che, nell'imperscrutabile disegno del mondo, appaiono ai margini, e mostrare tutta la forza degli outsiders che ne sono protagonisti.
E la premiata ditta Collins&Pine è il baluardo più strenuo che si erge a difesa degli stessi.


MrFord


"Warm winds blowing
heating blue sky
and a road that goes forever
I'm going to Texas."
Chris Rea - "Texas" -


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