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lunedì 23 marzo 2020

White Russian's Bulletin



In questi giorni e scenari assurdi da quarantena forzata, nonostante le difficoltà - che sono più da imposizione che altro - il Saloon continua nel suo viaggio attraverso la lotta verso il ritorno alla normalità, alternando le serate Cinema con i Fordini alla scoperta di titoli che normalmente, con ogni probabilità, sarebbero passati sotto silenzio.
Ecco dunque cos'ha offerto il bancone negli ultimi sette giorni.


MrFord



SCRUBS - STAGIONE 9 (ABC, USA, 2010)

Scrubs: Medici ai primi ferri Poster


Alla fine, anche la cavalcata di Scrubs, voluta fortemente dai Fordini, è giunta al termine.
Purtroppo, e non mi spiego davvero per quale motivo sia accaduto, Bill Lawrence decise, ai tempi, di non salutare il pubblico con il bellissimo ultimo episodio dell'ottava stagione e di tornare con una nona inutile e poco interessante, sconclusionata a livello di scrittura e con un finale assurdo degno dell'annata dello sciopero degli sceneggiatori.
Un vero peccato considerata l'affezione che questa proposta ha generato non solo in casa Ford nel corso delle stagioni, ed un vero spreco che, almeno dall'esterno, vedo legato solo ad un tentativo fallito di monetizzare su un titolo che aveva sempre funzionato. 
Peccato davvero.




THE VALHALLA MURDERS (Netflix, Islanda, 2020)

The Valhalla Murders Poster


Pescato quasi per caso nel grande bacino di Netflix al termine della cavalcata di Hunters, The Valhalla Murders, produzione islandese dal sapore che ricorda quello dei romanzi di Nesbo e della trilogia di Millennium, è stato una scoperta decisamente piacevole, per quanto imperfetta, che in condizioni di normalità lavorativa e quotidiana probabilmente non avrebbe avuto spazio all'interno della routine da crollo sul divano della sera. 
Nell'innevata Reykjiavik, alle prese con il primo serial killer della sua storia, la poliziotta veterana Kata e l'islandese Arnar, richiamato da Oslo per lavorare sul caso, si trovano invischiati in una vicenda che risulterà essere molto più grande di quanto non ci si potesse aspettare.
Alcune ingenuità di scrittura, altre parti trattate troppo superficialmente, ma nel complesso un prodotto che intrattiene decisamente bene che in questo periodo di quarantena, se si è appassionati del genere, potrebbe fornire una buona alternativa per qualche giorno di visioni.




BLOODRIDE (Netflix, Norvegia, 2020)

Bloodride Poster


Restando in Nord Europa, terra ormai molto ben voluta al Saloon, sempre cercando proposte che possano intrattenere in questo periodo di isolamento forzato, è stato pescato Bloodride, antologico norvegese di soli sei episodi che richiama, con venature più horror, il celebratissimo Black Mirror.
Non parliamo, ovviamente, di qualcosa che possa eguagliare o anche pensare di farlo il titolone britannico ormai divenuto cult, ma in termini puramente di svago i sei racconti hanno un sapore interessante e portano a casa la pagnotta, in particolare, per quanto mi riguarda, il quinto, per quanto sicuramente derivativo. Ad ogni modo, un titolo interessante per passare un paio di serate senza troppi patemi e senza avere la sensazione di essere stati fregati.
Le tematiche ci sono, gli spunti anche. Sempre per appassionati di genere, come per The Valhalla Murders, ma comunque da non sottovalutare.




CHI HA INCASTRATO ROGER RABBIT? (R. Zemeckis, USA, 1988, 104')

Chi ha incastrato Roger Rabbit Poster


Alle spalle l'avventura della trilogia di Indiana Jones, con i Fordini abbiamo approcciato un altro dei grandi classici della mia infanzia, quel Chi ha incastrato Roger Rabbit che lasciò a bocca aperta ai tempi divenendo un instant cult leggendario: un'antologia di sequenze memorabili, una tecnica spettacolare - per i tempi ma, a ben guardare, anche per oggi -, una storia noir degna dei migliori Chandler, personaggi rimasti nella Storia.
Certo, comincia a sembrare più un vecchio film di quelli che guardano i genitori o i nonni, e rispetto ad altri del periodo - mi vengono in mente La storia fantastica e Labyrinth, tra i più amati dai Fordini - ha fatto meno breccia nel cuore dei piccoli del Saloon, ma in fondo, a ben vedere, di fatto parliamo di un film assolutamente da adulti.
Ad ogni modo, Eddie Valiant e lo spassosissimo Roger sono una coppia cinematografica tra le più riuscite di sempre.




HARRY POTTER E IL CALICE DI FUOCO (M. Newell, UK/USA, 2005, 157')

Harry Potter e il calice di fuoco Poster

Dovete sapere che il Fordino, senza ombra di dubbio, ha l'animo del nerd. 
Con tutti i pro e i contro, il quasi più giovane di casa Ford ha infatti ereditato dal suo vecchio la capacità di appassionarsi senza limiti alle cose, portandole in una certa misura alla maniacalità: a differenza di me, però, lui tende a cercare di far partecipare tutti alle stesse, finendo spesso e volentieri per stremarci a suon di domande e racconti.
La più recente di queste passioni è la saga di Harry Potter, che abbiamo deciso, dopo avergli visto concludere i primi due romanzi, di fargli assaporare anche cinematograficamente, considerato che non stava più nella pelle di scoprire cosa sarebbe accaduto ai protagonisti: in questo senso devo ammettere che il primo titolo inserito nel percorso delle serate Cinema - gli altri li avevano visti per conto loro -, Il calice di fuoco, non solo è il mio preferito per quanto riguarda il grande schermo, ma anche rispetto ai romanzi stessi.
Rivederlo, considerata anche la firma autorevole di Mike Newell, è stato un vero piacere, i piccoli Ford hanno tenuto botta nonostante la durata e già ora tempestano di domande rispetto alle evoluzioni della trama: senza dubbio passaggi come la prima apparizione di Voldemort o i turbamenti adolescenziali dei protagonisti rimangono ben impressi, e la macchina spettacolare che fu nei primi Anni Zero questa saga non è mai apparsa così ben oliata.




ELEFANTE A SORPRESA (Joe R. Lansdale, USA, 2019)

Risultato immagini per elefante a sorpresa


Per la seconda volta in due settimane, fiero di essere tornato a ritmi di lettura come quelli che avevo qualche anno fa, torna da queste parti Joe Lansdale con i suoi due più amati protagonisti, Hap e Leonard, impegnati in una nuova avventura nel pieno rispetto di quello che, ormai, è il loro stile.
Certo, la brillantezza dei bei tempi se n'è andata così come l'età per i due main charachters, ma devo ammettere che, da poliziesco action senza troppe pretese, Elefante a sorpresa è il migliore degli ultimi tre romanzi della serie, usciti a distanza molto ravvicinata l'uno dall'altro e decisamente di un livello più basso rispetto ai capitoli che hanno costituito la base del mito dei due improvvisati detectives.
In un certo senso, Elefante a sorpresa ricorda il fu Rumble Tumble, che paradossalmente fu forse il meno amato tra i primi romanzi della serie da queste parti ma che ora, considerato tutto, appare quasi come un miracolo, considerata la stanchezza che, per certi versi comprensibilmente, ha colto con il tempo lo scrittore e i suoi due personaggi principe.
Da questo punto di vista, dunque, questa sorpresa è stata più che piacevole.


giovedì 10 gennaio 2019

Thursday's child


Anno nuovo, rubrica a tre vecchia, con i soliti, vecchi rivali Ford e Cannibal pronti a darsi battaglia - più o meno - illustrando le uscite settimanali accanto ad un ospite giunto dal favoloso ed a me sconosciuto mondo di Facebook, Giuseppe.
L'inizio del duemiladiciannove avrà portato in dono titoli interessanti?

"Seeeee! Un'altra vittoria di Ford su Cannibal!"
Benvenuti a Marwen

"Questo modellino di Ford vestito tamarro piacerà senza dubbio a Cannibal."

Giuseppe: Quando già sei uno sfigato da urlo, di mezza età e lavori come illustratore specializzato nella seconda guerra mondiale e la vita decide che non è abbastanza, cosi una sera dei bifolchi, ti riempiono di botte, rendendoti infermo.
Questa è la storia del protagonista di Benvenuto a Marwen, interpretato dal bravo Steve Carrell, il quale però dopo un giusto periodo di depressione, con la fantasia ed un tocco di magia si inventa Marwen, un posto in cui può guarire e le sue amiche, tutte bone, con cui probabilmente avrebbe voluto fare qualcosa ma essendo fuori dalla sua portata lo hanno sempre friendzonato, sono delle supereroine che difendono la città. P.S. mi sa che me lo vado a vedere.
Cannibal Kid: Lo spunto iniziale pensavo fosse ispirato alla storia di Ford quando era giovane, ai tempi della Seconda Guerra Mondiale appunto. Solo che lui allora non dev'essere stato menato da dei bifolchi, ma da un gruppo di radical-chic. Per quello li odia tanto. Per questo ci odia tanto.
Quest'idea di partenza comunque può dare vita tanto a una pellicola originale e intrigante, quanto alla solita robetta moralistica, così come la regia di Robert Zemeckis può oscillare tra capalavori (Ritorno al futuro), film ottimi e sottovalutati (La morte ti fa bella, Contact, Flight) e film sopravvalutati e buonisti (Forrest Gump). S'inizia quindi l'anno all'insegna della più completa incertezza. Bene così.
Ford: Zemeckis, nel corso della sua carriera, ha collezionato film memorabili ed altri decisamente dimenticabili, dunque potrebbe rivelarsi una sorpresa in negativo così come in positivo. La stessa trama fa un pò lo stesso effetto, passando dalla potenziale figata fordiana alla decisamente più certa cagata cannibalesca. Per iniziare bene l'anno, spero si tratti più della prima.

Non ci resta che il crimine

"Tre ore con Ford a fare crossfit, e hanno dovuto portare Cannibal in reanimazione!"
Giuseppe: Alessandro Gassmann, Marco Giallini, Gianmarco Tognazzi, Ilenia Pastorelli e Massimiliano Bruno, insomma il meglio, o forse il meno peggio del cinema nostrano, si riunisce per questa dark comedy con sfumature fantasy, in cui tre uomini piuttosto sfigati nel tentativo di sbarcare il lunario decidono di inventarsi un tour dei luoghi in cui la leggendaria banda della Magliana ha compiuto le sue imprese.
Hanno dunque trovato il modo di svoltare? Non esattamente. I tre si ritrovano improvvisamente nel 1982, roba che Sarah Lance e le altre leggende di domani, spostatevi che fate ombra, ma visto che sono tre deficienti, si metteranno in tanti casini tanto da arrivare a pestare i piedi alla banda stessa, riusciranno a sopravvivere e tornare nel presente, con tutte le ossa a posto, ai posteri o a chi vedrà il film l’ardua sentenza.
Cannibal Kid: Cos'è questa, la trama di Ritorno al futuro - Parte IV Edizione romanesca?
No, in questo caso Robert Zemeckis non c'entra niente. Dietro la macchina da presa c'è invece Massimiliano Bruno, regista di film abbastanza interessanti come Nessuno mi può giudicare e Gli ultimi saranno ultimi, ma anche di quel Beata ignoranza che aveva esaltato più Ford di me. Ho l'impressione che con questa comedy-crime le cose potrebbero andare allo stesso modo. In ogni caso una visione ci sta, daje!
Ford: nel corso degli anni del Saloon il Cinema italiano è stato un'antagonista agguerrito per il sottoscritto quasi quanto il Cannibale, eppure ultimamente ho mostrato un'apertura mentale che il mio rivale non possiede non solo mettendo al primo posto nei Ford Awards proprio un film made in Terra dei cachi, ma anche concedendomi qualche svago con commedie leggere ma piacevoli come Beata ignoranza. Sinceramente spero che questo Non ci resta che il crimine possa seguire quella scia, o non mi resterà che sfogarmi sulle produzioni italiane e ovviamente su Peppa Kid.

City of Lies

"Come ti sembra?" "Disegni peggio di quanto Cannibal capisca di Cinema."
Giuseppe: Jack Sparrow ha smesso di navigare i sette mari, si è tagliato i capelli e si è arruolato in polizia e con l’aiuto di un giornalista con il pizzetto e gli occhi strabici, investiga sugli omicidi di Tupac Shakur e di Notoriuos BIG. Contenti di vedere Jack in questa nuova veste? Creduloni, era una bugia, in questa storia piena di bugiardi che in confronto Pinocchio è la bocca della verità, mi sono fatto contagiare ed ho mentito anche io. In realtà è il solito Johnny Deep, bellissimo, bravissimo e tormentatissimo, alle prese con l’ennesissimo (che non si può dire ma suonerebbe bene in questo turbine di superlativi) film incentrato su un duplice omicidio irrisolto realmente accaduto, affiancato da Forest Whitaker, bravissimo anche più di Deep ma non bellissimo e tormentatissimo, quindi non può fare il protagonista.
Cannibal Kid: James Ford è bellissimo, bravissimo e tormentatissimo.
Come? Si è capito subito che stavo mentendo, anzi mentendissimo?
È vero, però non del tutto. Un po' tormentato lo è davvero. O se non altro è un tormento leggere le sue opinioni oscene. Quanto a Johnny Depp, lui bellissimo, bravissimo e tormentatissimo lo era per davvero, mentre ora è solo tormentatissimo (e a quanto sembra anche indebitatissimo) e i suoi film, un tempo spesso cult, oggi si rivelano più spesso scult. Spero faccia eccezione questa pellicola, che racconta del duplice caso di omicidio nel mondo del rap che ha segnato la mia adolescenza e che ancora oggi è avvolto da tanti misteri. Spero inoltre che possa portare a una nuova rap battle tra me, noto fan di Tupac, e Ford, big fan di Notorious.
Ford: Cannibal Kid è bellissimo, bravissimo e tormentatissimo.
Non penso potrei affermare le prime due cose neppure sbronzo marcio, mentre tormentato credo che un pò lo sia davvero, anche se ancora non ho capito se dal suo Coniglione da cameretta personale o dal contenuto altamente tossico del suo cervello.
Intanto posso dire, senza mentire, che questo film potrebbe essere una piacevole sorpresa e mi ritrovo d'accordo all'idea di una nuova rap battle tra me e Cannibal, rinnovando i tempi di Notorius e Tupac.

Attenti al gorilla

Ford e Cannibal si confrontano a proposito delle uscite della settimana.
Giuseppe: Attenti al gorilla uh, attenti al gorilla uh, living together, ah non era il gorilla?
Va bene dettagli, il film ci mostra un Frank Matano leggermente meno stupidone rispetto al solito nei panni di un uomo di buon cuore, prossimo al divorzio da una sempre gnocca Cristiana Capotondi, il quale fa causa allo zoo, vince e gli danno un gorilla in affido, il quale, pur sfasciandogli casa ed intasandogli il bagno, lo aiuterà a salvare il suo matrimonio, dato che questa gorilla ha una lunga esperienza sentimentale ed ha alle spalle una tormenta relazione con Victoria Cabello, infatti spoiler alert, il gorilla è lo stesso della pubblicità della popolare marca di analcolici, che mollato dalla Cabello è finito in disgrazia allo zoo.
Ma non ha perso fiducia nell’amore e cosi prenderà a cuore la causa di Matano. Che tenerezza, amici!
Che tenerezza, del resto il gorilla è il migliore amico dell’uomo, ah non è cosi? Va bene dettagli.
Cannibal Kid: Attenti a quel gorillone di Ford! E attenti pure a questa pellicola! Siamo appena ai primi giorni di gennaio, ma abbiamo già un serio pretendente alla flop 10 dei peggio film del 2019. Tra trama assurda e Frank Matano, a salvarlo ci potrebbe essere solo la Capotondi. Attenti anche a lei!
Ford: se la mia riconciliazione con il Cinema italiano aveva qualche possibilità di concretizzarsi, una cosa come Attenti al gorilla rischia di compromettere qualsiasi buon proposito per il duemiladiciannove. E cominciare a farmi dubitare del Cinema in generale. Parola di gorillone.

Una notte di dodici anni

Risultati immagini per una notte di dodici anni film
"Fuori ci sono Ford e Cannibal. Col cazzo che esco da qui."
Giuseppe: Il film racconta la vera storia di alcuni detenuti ingiustamente rinchiusi in carcere per dodici anni dal regime militare uraguaiano, i quali subiranno ogni genere di tortura, tra le quali la visione delle terrificanti telenovele in onda nei paesi limitrofi. Va be, potrebbe anche essere successo, visto che i militari sono romantici, tanto che uno di loro chiederò ad uno dei detenuti di scrivere un’appassionata lettera d’amore ad una donna che vuole conquistare… in fondo tutti abbiamo piccoli problemi di cuore e siamo in cerca di un bacio rubato e qualcosa di più.
Cannibal Kid: Una vera tortura per me sarebbe una maratona di film action organizzata da Ford, ancora peggio delle telenovelas sudamericane. O della musica reggaeton sudamericana. Pure questa pellicola pseudo impegnata mi sa comunque di notevole tortura, quindi farò meglio a girare al largo per - almeno - i prossimi 12 anni.
Ford: questo è il tipico film sulla carta autoriale che una dozzina d'anni fa sarei corso a vedere in una sala semivuota dandomi il tono di grande intenditore. Oggi, invece, lo avvicino con circospezione, perchè potrebbe sempre rivelarsi la tipica ciucciatona buona giusto per una dozzina di radical chic in cerca di cibo per il proprio ego. Ne sai qualcosa, Cucciolo?

venerdì 20 aprile 2018

All'inseguimento della pietra verde (Robert Zemeckis, USA/Messico, 1984, 106')




Considerata la trasferta fordiana a Copenaghen per questo weekend, ho deciso di riesumare un cult anni ottanta ed un vecchio post risalente allo scorso settembre, nientemeno.
L'estate e le vacanze - per quanto il rientro in Italia abbia bruscamente trasportato tutti i Ford nell'autunno pieno della Pianura Padana - sono da sempre un'ottima occasione per le visioni disimpegnate ed i recuperi di vecchi cult da godersi sempre con piacere: durante la trasferta spagnola, in una delle serate in cui si finiva senza forze tra oceano e Fordini, è tornato sugli schermi del Saloon uno di quei titoli amati quando ero bambino - insieme al suo sequel, forse apprezzato anche di più -, uno Zemeckis considerato minore ma ancora decisamente divertente, All'inseguimento della pietra verde.
Negli anni d'oro del Cinema d'avventura e di Indiana Jones il regista ed il protagonista e produttore Michael Douglas tentarono la strada del romance nascosto proprio dall'Indy style, riuscendo nell'impresa e costruendo una pellicola ritmata e divertente che, seppur un pò invecchiata, riesce a farsi apprezzare ancora oggi - e che ho associato in più di un passaggio ad un altro cult del periodo, Mr. Crocodile Dundee -, allietando lo spettatore con i siparietti tra i due protagonisti ed una serie di eventi che mescolano una cornice che pare quasi a metà tra l'esplorazione selvaggia, il fascino criminale dell'America Latina contrapposto all'approccio newyorkese di Kathleen Turner ed un giocattolo costruito per divertire e divertirsi come sarà qualche anno dopo qui in Terra dei cachi Puerto Escondido.
Una riscoperta dal sapore decisamente estivo che è stata come una rimpatriata - con bevuta, ovviamente - con qualche vecchio amico, e che ha riproposto - come spesso accade - la nostalgia per un decennio in cui le produzioni leggere ma clamorosamente riuscite abbondavano e non c'erano pretese pseudo autoriali o esagerazioni da marketing di quelle che si incontrano facilmente oggi: non resta che, come un ex Presidente che vuole vivere un'estate senza fine, concedersi, di tanto in tanto, una bella scappata lungo il viale dei ricordi alla ricerca di pietre verdi tra scambi serrati che nascondono una tensione sessuale crescente, passeggiate su ponti decisamente instabili e fughe rocambolesche pronte ad accontentare l'uomo alla ricerca di adrenalina e la donna in attesa dell'avventuriero pronto, un giorno, a passare a prenderla in piena Grande Mela con una barca che aspetta solo di fare il giro del mondo.




MrFord




 

venerdì 20 gennaio 2017

Allied - Un'ombra nascosta (Robert Zemeckis, UK/USA, 2016, 124')




Ogni volta che incrocio il cammino con produzioni come Allied rimpiango - e non poco - i tempi del Bullettin, quando mi bastavano quattro o cinque righe per chiudere la recensione.
Devo ammettere, giusto per non apparire prevenuto, che, nel caso dell'ultimo lavoro di Zemeckis, pensavo di restare molto, molto più deluso: in fondo, questo Un'ombra nascosta - consueto ed inutile adattamento italiano - è a conti fatti un film innocuo che non aggiunge nulla alla storia di uno spettatore navigato quanto di uno casuale ed alle prime armi, incapace di fare davvero incazzare, e neppure così terribile da annoiare.
Ma resta il fatto che, perizie tecniche a parte, il pensiero che ha accompagnato la visione dal primo all'ultimo fotogramma è stato uno ed uno soltanto: se qualcuno come Hitchcock avesse avuto la possibilità di lavorare a sceneggiatura e regia, incattivendo il finale e lasciando la sua firma, Allied avrebbe avuto tutte le carte in regola per poter diventare un grande film, complici temi importanti e profondi come l'amore, il matrimonio, il legame con un'altra persona cui affidiamo la vita e dalla quale per molti versi, da esseri umani, dipendiamo pur non conoscendone i segreti più profondi.
A fronte di tutto questo è senza dubbio molto triste il fatto che, per quasi tutta la durata della pellicola, il mio pensiero principale sia stato quello che, per la prima volta - e forse complice un look sempre precisino e poco wild -, mi è parso di notare davvero il fatto che anche Brad Pitt - con Tom Cruise e Johnny Depp una delle icone della mia generazione - stia cominciando davvero ad invecchiare: un'aggravante senza dubbio per quello che dovrebbe essere un titolo profondamente drammatico - seppur non coraggioso fino alla fine, da buon, vecchio film USA - e carico di tensione, che avrebbe il dovere di vivere sul dubbio istillato nello spettatore e non sulle osservazioni legate alla pelle in lento rilascio sul collo del protagonista, sex symbol di almeno un paio di generazioni di spettatrici.
In un certo senso, Allied rappresenta il prototipo del film manifesto di una mancanza di idee e stimoli che induce l'autore di turno a rispolverare l'atmosfera di un grande periodo ormai passato - in questo caso, l'epoca d'oro degli Studios - fallendo nel suo intendo proprio a causa delle basi poco solide del progetto: niente di particolarmente brutto, quanto più che altro qualcosa di ininfluente ed a suo modo molto noioso.
E purtroppo, non parlo di noia in termini di rottura di coglioni di vario livello, quanto di incapacità di sorprendere davvero, portando in scena un prodotto che pare un manichino senza vita, un pò come la protagonista femminile, una Marion Cotillard per la quale appaiono lontanissimi i tempi di Un sapore di ruggine ed ossa ed essersi adagiata su una bellezza che, conviene cominci ad abituarsi, il Tempo - e già si comincia a notare - non lascerà intatta.
In un certo senso, l'unica speranza di godere davvero del risultato di produzioni come questa, è di non aver masticato nulla di Cinema, in modo da rimanere sul filo nell'attesa di scoprire la risoluzione della trama ed immaginare cosa accadrebbe se qualcuno vi dicesse che la vostra amata - o amato - è una spia che dovete, in caso di conferma del sospetto, giustiziare: nel mio caso, ho immaginato un finale ben peggiore di quello che Zemeckis ha portato sullo schermo.
E che, ai miei occhi, non è parso neppure il difetto più grande di un film senza vizi di forma ma privo di qualsiasi idea.




MrFord






giovedì 12 gennaio 2017

Thursday's child







Gennaio, almeno negli ultimi anni, è sempre stato, forse per la vicinanza con Globes e Oscar, uno dei mesi più ricchi dell'anno, in termini di qualità: questa settimana, in sala, troveremo soltanto quattro pellicole - un vero miracolo per il quale io ed il mio scomodo antagonista Cannibal Kid ringraziamo -, tutte potenzialmente meritevoli di una visione.
Possiamo solo sperare che le stesse visioni rendano giustizia all'hype.


"Non farti vedere da Ford: se ci becca con lo spumante al posto del White Russian ci spara al volo un paio di mosse di wrestling."


Silence

"Resterò qui dentro fino a quando non mi sarò pentito per aver condiviso l'opinione di Cannibal su un film."

Cannibal dice: Silenzio, parla Cannibal. E quando parla Cannibal, tutti devono stare zitti a sentire. O se non altro Mr. James Ford.
Così come bisogna stare in silenzio quando c'è un nuovo film di Martin Scorsese. A parte il passo falso spielberghiano di Hugo Cabret, è un regista che negli ultimi tempi ha dimostrato di aver ritrovato una seconda giovinezza. Mentre il mio blogger rivale non ha mai manco trovato la prima.
Dopo lo spettacolare The Wolf of Wall Street e la sottovalutatissima serie Vinyl, questo film a tematica religiosa ambientato nel Giappone del XVII secolo pare parecchio ostico e potenzialmente un mattonazzo, ma in mano a Martin credo ne vedremo comunque delle belle. O almeno prego che sia così.
Ford dice: Scorsese è uno dei pochi registi in grado di zittire la rivalità imperitura tra me e Cannibal, perfino quando sforna ciofeche come Hugo Cabret, forse l'unico titolo inutile della carriera del Maestro.
Questo Silence, che potrebbe potenzialmente rivelarsi una delusione, potrebbe però anche sfoderare la zampata delle grandi occasioni di Marty, e come ai tempi di The wolf of Wall Street, tirare fuori il meglio anche dalle recensioni dei due rivali numero uno della blogosfera.


 

Allied – Un'ombra nascosta

"Beccati questo, Cannibal: con i saluti di Ford."

Cannibal dice: Ecco il film con la coppia Brad Pitt e Marion Cotillard, quella che secondo i pettegoli come me avrebbe portato alla fine dei Brangelina. Voci poi smentite, ma intanto di questo film si è parlato più per il gossip che non per la pellicola in sé, una vicenda spionistico-sentimentale ambientata durante la Seconda Guerra Mondiale che non pare proprio essere una roba di stretta attualità o rappresentare una grande novità. Alla regia inoltre c'è il discontinuo Robert Zemeckis e quindi questo film pare misterioso come un'ombra nascosta. O minaccioso come un Mister Ford nascosto nell'ombra.
Ford dice: alle spalle l'inutile - salvo per il finale - The Walk, Zemeckis al momento non è certo tra i primi nomi della mia lista, e questo film non mi pare in grado di cambiare le cose.
Cannibal, invece, resta in fondo a qualsiasi lista che potrei redigere.


 

The Founder

"Benvenuti nell'unico fast food dove avrete occasione di incontrare nello stesso momento Cannibal e Ford."

Cannibal dice: Il film su uno dei miei più grandi eroi, che però non so chi sia. Il fondatore di McDonald's è per me un mito così, solo per il semplice fatto di averlo fondato. Ora, grazie a questa pellicola con Michael Keaton a caccia di una nuova nomination agli Oscar, potrò finalmente scoprire anche che uomo era. E potrei magari scoprire che non era poi un così grande uomo. Oppure sì?
La voglia di saperlo è quasi quanto quella di mangiarmi un Big Tasty o di tirare un pugno a James Ford. Quindi molto alta!
Ford dice: io, che non sono radical come Cannibal e non sono un assiduo frequentatore dei ristoranti chic, non dico mai di no ad una bella abbuffata da McDonald's.
Ammetto dunque di essere curioso in questo caso sia per la performance che pare strepitosa di Michael Keaton, sia perchè del fondatore del franchise alimentare più famoso del mondo so meno che di Marco Goi, che tende a nascondersi come una spia del KGB ricercata dalla CIA.


Nebbia in agosto

"Per aver assistito ad una maratona di teen movies suggeriti da Cannibal, questo paziente sta quasi bene. Quantomeno non è in coma."

Cannibal dice: Pellicola a tematica nazi che sa di lavoro piuttosto impegnato e impegnativo. Una potenziale ronfata fordiana, in altre parole. Scusate ma questa settimana se devo affrontare la Seconda Guerra Mondiale preferisco farlo con il più patinato Allied e, se cerco qualcosa di impegnato, preferisco affidarmi a Martin Scorsese piuttosto che a tale Kai Wessel.
Ford dice: lavoro di nicchia che potrebbe rivelarsi potenzialmente interessante, e che in una settimana graziata da pochi titoli in uscita potrebbe scalare le posizioni nel listone dei recuperi.
Speriamo solo non si riveli una sòla cannibale.

 

giovedì 17 dicembre 2015

The walk

Regia: Robert Zemeckis
Origine: USA
Anno: 2015
Durata: 123'







La trama (con parole mie): Philippe Petit, funambolo ed acrobata autodidatta, alle spalle un'infanzia ed un'adolescenza travagliate e ben poco legate alle regole, si innamora del progetto ancora in corso d'opera del WTC a New York, e decide che un giorno o l'altro organizzerà un piano che gli permetterà di tendere il suo cavo tra le Torri Gemelle.
Allenamento dopo allenamento, e dopo aver osato un'impresa preparatoria simile tra i campanili di Notre Dame a Parigi, Petit organizza una squadra di fidati compagni e vola nella Grande Mela, pronto a realizzare, nonostante le apparenti difficoltà, l'impresa.
Il mattino del sette agosto settantaquattro l'allora neppure trentenne funambolo vinse una sfida che, ad oggi, resta ancora unica ed ineguagliata.












A Robert Zemeckis sarò grato, in quanto cinefilo accanito, a vita: la trilogia di Ritorno al futuro, All'inseguimento della pietra verde, l'episodio più interessante di Storie incredibili, Chi ha incastrato Roger Rabbit?, La morte ti fa bella hanno segnato la mia infanzia ed adolescenza, così come, in tempi più recenti, ho amato nonostante retorica e furberia Forrest Gump e Cast Away, forse l'ultimo film davvero interessante firmato dal regista.
Sono grato anche che al mondo esistano folli totali come Philippe Petit, anarchici ed appassionati, amanti della vita nonostante, o forse proprio per questo, si ostinino a rischiarla come se fosse la cosa più normale del mondo: l'impresa del funambolo francese, datata sette agosto settantaquattro, è stata qualcosa di assolutamente epico, completamente fuori di testa eppure magica come poche altre.
Ricordo bene, infatti, l'effetto che mi fece stare di fronte a quelle due torri assolutamente enormi, quasi incredibili, quando nel lontano ottobre del novantaquattro - vent'anni dopo, giorno più, giorno meno, del momento di gloria di Petit - rimasi esterrefatto ai loro piedi: per chi non ha avuto la fortuna di provare quella sensazione, posso dirvi che erano davvero qualcosa di straordinario, e pensare che un ragazzo di neppure trent'anni, mosso solamente dalla passione ed aiutato da un manipolo di amici folli quanto lui, avesse passeggiato per oltre quaranta minuti su un cavo tirato tra i due colossi di acciaio e cemento sfiora davvero la fantascienza.
Eppure è successo. E' documentato. E raccontato splendidamente da Man on wire, che James Marsch diresse qualche anno fa raccontando i fatti, puri e semplici, che portarono a quell'evento.
E qui torniamo a Robert Zemeckis: perchè, da buon americano - e tutti voi che passate a farvi qualche drink da queste parti ben sapete quanto il sottoscritto li ami -, il vecchio Robert proprio non resiste a voler imbastire la storia nel peggiore dei modi a stelle e strisce per almeno tre quarti di pellicola.
Con lui Joseph Gordon-Levitt, attore da sempre benvoluto da queste parti che pare impegnarsi più nell'impresa di risultare irritante tanto da scatenare le più violente bottigliate che non nel risultare credibile nel ruolo di Petit.
Un vero peccato, dunque, perchè quella che è stata ed è, di fatto, un'impresa mitica diventa, per un'ora e mezza secca - ovvero, minuto più, minuto meno, fino al primo passo sul cavo tra le due Torri Gemelle di Levitt/Petit -, un vero e proprio supplizio per lo spettatore, un cocktail letale di noia, irritanti mossette da artista di strada hipster e situazioni che paiono Amelie rivisitata in peggio - e già si parte da un mood per nulla nelle mie corde, tanto per intenderci -.
A salvare dalla catastrofe Zemeckis e soci, una mezzora finale davvero da urlo, illuminata da una resa della camminata sul cavo in grado di mettere i brividi non solo a chi - come questo vecchio cowboy - patisce e non poco l'altezza, ma al pubblico tutto, di fatto trasformando la magia di ogni passo del suo protagonista in una sorta di thriller serratissimo: e proprio per questo, forse, il desiderio di punire con le bottigliate delle grandi occasioni The walk è ancora più sentito, considerata la potenza della parte finale giunta sullo schermo dopo tre quarti di pellicola da buttare dritta nel cesso prima di tirare lo sciacquone il più in fretta possibile, evitando di pensare ancora al doppio utilizzo dei termini in inglese e francese di Levitt o al maestro di circo interpretato da Ben Kingsley, che è sulla buona strada per diventare uno dei vecchi leoni più invisi in casa Ford.
Un'occasione clamorosamente sprecata, dunque, che non rende assolutamente giustizia agli eventi che l'hanno ispirata - fatta eccezione, per l'appunto, della chiusura - e che fa rimpiangere Man on wire, l'incoscienza magica di Philippe Petit e quelle due Torri così enormi che quasi non parevano vere.
Ma lo sono state, eccome.





MrFord





"Now I'm walking on sunshine, whoa
I'm walking on sunshine, whoa
I'm walking on sunshine, whoa
and don't it feel good
hey, all right now
and don't it feel good
hey, yeah."
Katrina and The Waves - "Walking on sunshine" - 






giovedì 22 ottobre 2015

Thursday's child

La trama (con parole mie): prosegue la corsa di avvicinamento alla fine dell'anno con un'altra settimana ricca di proposte potenzialmente interessanti firmate da registi potenzialmente interessanti, del solito inutile Cinema italiano e del solito, irritante Cannibal Kid, co-conduttore di questa rubrica nonchè mia nemesi.
Riusciremo ad essere il più in disaccordo possibile anche questa settimana?
Speriamo proprio di sì.

"Piuttosto che spararmi un film suggerito da Cannibal, mi butto di sotto."
Crimson Peak

"Vieni qui, cara, sono pronto a dissanguarti: sarà comunque più rassicurante che tra le braccia di Peppa Kid."
Cannibal dice: Grande, grandissima incognita della settimana. Mr. Ford non ne capisce nulla di cinema?
No, quella è una certezza di tutte le settimane. L'incognità è rappresentata da Crimson Peak, nuovo horror gotico di Guillermo Del Toro, regista che ho sempre considerato sopravvalutatissimo. Dopo il pessimo Pacific Rim avrà tirato fuori qualcosa di se non altro guardabile?
L'ottimo cast formato da Jessica Chastain, Mia Wasikowska, Charlie Hunnam e Tom Hiddleston suggerisce di sì.
Ford dice: incognita totale.
Del Toro mi è sempre piaciuto, che si parli dei più che discreti Hellboy o dell'ottimo Il labirinto del fauno.
Pacific Rim, dal canto suo, si è rivelato una mezza delusione, dunque i dubbi a proposito di questo titolo - che, a giudicare dal trailer, se non fosse stato firmato dal buon Guillermo non avrei neppure preso in considerazione, avrei bellamente saltato - sono molti.
Speriamo possano essere fugati e soprattutto mettere a tacere Cannibal Kid, che quest'anno è tornato ai minimi storici per quanto riguarda il gusto cinematografico.



The Walk

"Vedi, l'idea è quella di far camminare Cannibal sul filo, e poi farlo cadere di sotto."
Cannibal dice: Sarò sempre grato a Robert Zemeckis per averci regalato uno dei film più mitici di sempre, Ritorno al futuro, ma un po' mi starà sempre sulle balle per averci anche offerto una delle pellicole più paracule di sempre, Forrest Gump. Questo nuovo The Walk che parla del funambolo Philippe Petit interpretato dalla garanzia Joseph Gordon-Levitt cammina, proprio come il suo protagonista, in bilico tra grande film e grande ruffianata.
Sempre meglio di Ford, comunque, le cui visioni oscillano per lo più tra porcherie action e porcherie finto autoriali.
Ford dice: Zemeckis merita sempre e comunque un certo rispetto, non fosse altro che per aver creato Ritorno al futuro. Eppure continuo a pensare che, piuttosto che lanciarsi in una visione di questo tipo, sia meglio recuperare l'ottimo documentario Across a wire legato alla reale vicenda di Philippe Petit.



Dheepan - Una nuova vita

"Cavolo, ne scrive di stronzate, questo Cannibal Kid!"
Cannibal dice: Il precedente lavoro del regista francese Jacques Audiard si era aggiudicato addirittura il prestigiosissimo titolo di film dell'anno di Pensieri Cannibali nel 2012. Attendo quindi con grande curiosità questo suo nuovo Dheepan, per altro vincitore della Palma d'Oro all'ultimo Festival di Cannes, che sarà un riconoscimento meno importante del Cannibal Award, me ne rendo conto, ma comunque non è proprio da buttar via. Non è mica un Ford Award.
Ford dice: al contrario di Peppa Kid, Audiard non sbaglia un colpo. Dunque, nonostante la Palma d'oro ricevuta all'ultimo Cannes, questo Dheepan finisce per risultare a man bassa il film da seguire della settimana.
Un po' come White Russian, che per gli intenditori di Cinema è da seguire decisamente più del suo blog antagonista Pensieri Cannibali.




Dark Places - Nei luoghi oscuri

"Caro Cannibal, ho messo la t-shirt del gruppo preferito di Ford perchè è lui il mio vero guru."
Cannibal dice: Nei luoghi oscuri mi capita di farci una visita al giorno.
No, non mi riferisco al bagno quando vado a fare la cacca, ma a WhiteRussian...
Che poi è un po' un'esperienza molto simile uahahah.
Sono già stato anche nei luoghi oscuri di questo thriller con Charlize Theron tratto da un romanzo di Gillian Flynn, l'autrice di L'amore bugiardo - Gone Girl, quindi nei prossimi giorni toccherà visitarli anche a voi, grazie alla mia recensione del film.
Ford dice: i miei luoghi oscuri preferisco non stuzzicarli, mentre adoro stuzzicare il Cannibale e spero vivamente che questo film possa dividerci come si conviene e segnare un altro punto a favore della rivalità più accesa del web cinefilo, che nel corso di questo duemilaquindici ha conosciuto una vera e propria seconda primavera.



Io che amo solo te

"Prendiamo un solo Cannibal, grazie: già così è abbastanza indigesto."
Cannibal dice: Commedia romantica con Riccardo Scamarcio e Laura Chiatti che cerca di risollevare gli incassi di un cinema italiano commerciale sempre più in crisi, reduce pure dal flop del recente Poli opposti. Questo film andrà meglio ma, soprattutto, ce ne frega qualcosa?
Io spero vada bene, perché ho già il sequel pronto: Io che odio solo te, con me e Ford.
Ford dice: a parte il sequel Io odio solo te, con me e Cannibal, credo che a nessuno sano di mente possa interessare questa roba.



Game Therapy

"Scappiamo, arrivano Cannibal e Ford!"
Cannibal dice: Pellicola italiana dedicata al mondo dei videogiochi con protagonisti due star del web. Cannibal Kid e Mr. Ford?
Purtroppo no. Si tratta di Favij e Clapis. Devo ammettere di non conoscerli ma, da questo trailer che puzza di amatorialità lontana un miglio, direi che sono tutto fuorché degli attori. A questo punto un film con me e Ford potrebbe davvero uscire meglio. Se non altro ci sarebbe un maggiore spargimento di sangue.
Ford dice: ho visto il trailer di questa porcheria. E mi sono profondamente pentito.
Figurarsi cosa accadrebbe con l'intero film.



Sei tutto quello che voglio

"Mi dispiace, ma non sei abbastanza teen per leggere Pensieri Cannibali."
Cannibal dice: A proposito di film amatoriali italiani... eccone un altro. E due pellicole del genere nella stessa settimana sono come due post di WhiteRussian nello stesso giorno: un evento tragico presagio di un'imminente Apocalisse.
Ford dice: tutto quello che voglio è un mondo libero dal pessimo Cinema italiano. E da Pensieri Cannibali.



Ed Sheeran - Jumpers for Goalposts

"Caro Cannibal, ora ti scasso la chitarra in testa e tutti a casa."
Cannibal dice: Cinedocumentario dedicato al rosso Ed Sheeran, cantautorino che non mi dispiace nemmeno troppo, non fosse che ogni volta che lo ascolto mi fa venire sonno. Proprio come i cantautorini tanto amati da Ford.
Ford dice: Ed Sheeran mi sta simpatico. Ma non abbastanza da schiaffarmi un intero documentario sulla sua vita.
Cannibal, invece, potrebbe essere un ottimo soggetto per un documentario girato dal sottoscritto e dedicato al mondo del wrestling lottato. Come vittima sacrificale.



The Wolfpack

"Sembriamo scemi più di Ford e Cannibal, conciati così!"
Cannibal dice: Documentario che racconta una singolare storia un po' alla Kynodontas, solo che a quanto pare è successa per davvero. Non fosse che il documentario è un genere troppo fordiano per i miei gusti, quasi quasi gli darei una possibilità.
Ford dice: se non fosse che, probabilmente, questo documentario finirà per essere introvabile sia in rete che in sala, una visione l'avrei concessa anche volentieri.



La bugia bianca

"Cannibal, ti devo confessare una cosa: hai presente tutte le volte in cui ti ho detto che ne capivi di Cinema? Mentivo spudoratamente."

Cannibal dice: Pellicola che ritorna sul tema della guerra nell'ex Jugoslavia. Una white lie seriosa e impegnata che lascio volentieri alla visione del serioso e (pseudo) impegnato WhiteRussian.
Ford dice: non potrei mai mentire a proposito del mio antagonista Cannibal Kid. Di Cinema non capisce davvero un cazzo di niente. Ahahahahahah!


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