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lunedì 13 aprile 2020

White Russian's Bulletin



Prosegue la quarantena, e con lei uno dei periodi senza dubbio più strani, densi e clamorosamente "cinematografici", in più di un senso, della mia vita. Essendo abituato a vivere parecchio ed avendo oggettivamente patito molto il momento, devo ammettere di dover ringraziare le serate Cinema con i Fordini, che sono una fonte inesauribile di soddisfazione, e la definitiva consacrazione delle piattaforme come Netflix, fondamentali in una condizione come quella che coinvolge il mondo in queste settimane. 
Probabilmente avrò dimenticato qualcosa, avendo bellamente trascurato il blog nelle ultime due settimane, ma più o meno questo è quello che ricordo delle visioni passate al Saloon in questi tempi da virus.


MrFord



HARRY POTTER

Harry Potter e i Doni della Morte - Parte 2 Poster

Nuova passione del Fordino, che ormai snocciola incantesimi come se non ci fosse un domani agitando le bacchette dei take away in giro per casa, la saga di Harry Potter è stata rispolverata e conclusa rispetto all'ultima puntata del Bulletin. 
Dopo Il calice di fuoco - che resta, cinematograficamente, il titolo migliore della serie -, siamo passati attraverso le morti illustri de L'ordine della fenice, Il principe mezzosangue e le due parti de I doni della morte, tutti inferiori al lavoro di Mike Newell ma comunque in grado di intrattenere come si conviene i Fordini, regalando emozioni principalmente grazie al personaggio più profondo, sfaccettato e riuscito nato dalla penna della Rowling, Severus Piton.
Probabilmente delle serate Cinema i Fordini ricorderanno più Harry Potter che non I Goonies o Predator, ma resta la grande soddisfazione di stare trasmettendo la passione per un mezzo di comunicazione unico e fantastico, il Cinema.


JACK RYAN - STAGIONE 2 (Prime Video, USA, 2019)

Jack Ryan Poster


Compagno di viaggio di Netflix in questo periodo di quarantena è Prime Video, che, pur se in misura minore rispetto alla piattaforma "mamma" di Stranger Things e affini, riesce a fornire alternative buone per i momenti pranzo e cena di casa Ford, da sempre dedicati ad un episodio di serie. Jack Ryan, che si era candidato come l'erede di prodotti come Alias e 24 già alla prima stagione, conferma la sua solidità con la seconda, forse più semplice in termini di scrittura ma ugualmente efficace nello stile, ottima nelle parti action ed impreziosita da una sigla davvero geniale, degna dei bei tempi dell'opening di Dexter.
Resta un prodotto per appassionati del genere, ma anche qualcosa di solido e ben gestito, che rende giustizia sia alla parte legata allo spionaggio che a quella delle botte e delle esplosioni.




HAWAII FIVE-O - STAGIONE 6 (USA, CBS, 2016)

Hawaii Five-0 Poster

Il periodo della quarantena ha riportato sugli schermi del Saloon anche la Five-O, da anni lasciata nel dimenticatoio ed usata come riempitivo - del resto, è la tipica serie ottima per questo scopo - per pranzi e cene, pronta a conquistare anche i Fordini grazie alla theme song della sigla ed alla netta divisione tra buoni e cattivi, in questo periodo di gran voga tra i due piccoli eredi del vecchio cowboy. Niente di davvero memorabile, sia in termini di scrittura che di realizzazione, ma i paesaggi mozzafiato delle Hawaii e le non troppe pretese, uniti all'atmosfera da pranzo della domenica, fanno in modo che i difetti e la superficialità passino in secondo piano, per una serie conclusasi soltanto quest'anno innocua e piacevole da piazzare quando si vuole davvero rilassare il cervello.





DARK - STAGIONE 1 e 2 (Netflix, USA/Germania, 2017/2019)

Dark Poster


Una delle sorprese più interessanti della quarantena, diventata l'appuntamento fisso dell'orario dell'aperitivo mentre i Fordini si dilettano con la loro "ora del cartone": questa serie tedesca targata Netflix, che riprende il tema sempre interessante ed affascinante dei viaggi nel Tempo, incrocia le vicende di quattro famiglie che toccano, in un modo o nell'altro, quattro scenari differenti, dal millenovecentoventuno al duemilacinquantatre, passando attraverso gli anni cinquanta e ottanta.
Mescolando teorie scientifiche già utilizzate in Lost e Interstellar, dramma adolescenziale, thriller e sci-fi, gli autori portano sullo schermo una gran bella proposta, che avvince e smuove tutte quelle domande che in questi casi viene quasi naturale farsi: saremmo disposti a viaggiare attraverso il Tempo, e per curiosità da spettatori o con l'intenzione di cambiare le cose?
Non solo, ma il Tempo stesso, considerato come un'entità, è davvero considerabile come l'abbiamo sempre considerato, o è qualcosa di troppo stratificato e complesso perchè la nostra scienza possa allo stato attuale darne una definizione?
Un ottimo prodotto, dunque, che patisce solo una leggera flessione nella seconda stagione chiusa con quello che è, a mio parere, un rischio enorme preso dal team creativo dietro la serie: speriamo che, con la terza in arrivo, sappiano sfruttare la cosa al meglio.




LA CASA DI CARTA - STAGIONE 4 (Netflix, Spagna, 2020)

La casa di carta Poster

Con ogni probabilità Netflix e le serie televisive sono state una delle ancore di salvezza di questo periodo di quarantena, con tutti chiusi in casa costretti in qualche modo a riscoprire o a sopravvivere la convivenza forzata: fortunatamente per tutti i fan raccolti negli ultimi anni in tutto il mondo, il Professore e la banda dei Dalì sono tornati alla ribalta con il loro quarto giro di giostra.
Come sempre le evoluzioni di trama ed accadimenti sono quantomeno improbabili, ma la forza di questa serie sempre splendida da vedere - e da consumare un episodio dietro l'altro - è quella di aver azzeccato ritmo e personaggi, ed essere riuscita ad inserire elementi cari al pubblico maschile come femminile così come momenti pronti a diventare immediatamente cult - la sequenza su Ti amo di Tozzi al matrimonio del fu Berlino è un colpo di genio -. 
Prosegue, dunque, il colpo alla Zecca di Stato ed il braccio di ferro tra il Professore e la sua nuova nemesi, Alicia Sierra, mentre la banda deve far fronte a dissidi interni, tentativi di ribellione, vecchie e nuove ferite e soprattutto alla presenza di Gandìa, capo della sicurezza del Governatore, che si rivelerà una spina nel fianco davvero difficile da affrontare.
Un rollercoaster dal quale è sempre un piacere farsi trasportare lungo i binari degli articolati piani del mitico Professore.





MANDY (Panos Cosmatos/Casper Kelly, UK/Belgio/USA, 2018, 121')

Mandy Poster

Non ricordo dove esattamente mi capitò di leggere bene di Mandy, thriller/horror psichedelico con Nicholas Cage di un paio d'anni fa incensato, a quanto pare, da qualche zoccolo duro di radical chic di nicchia: fatto sta che, pur se in ritardo, ho deciso di recuperarlo sperando in una di quelle rivelazioni in grado di sorprendere e lasciare senza parole.
In un certo senso, il lavoro di Cosmatos è stato così: ha lasciato il Saloon senza parole regalando ai suoi occupanti un sacco di grasse risate, considerato che non ricordo qualcosa di così trash - anche se, in questo caso, non voluto - dai tempi del primo Sharknado.
Dalla trama risibile alla fotografia da pieno trip d'acido passando per i tempi dilatatissimi, tutto mi ha ricordato gli ultimi, terrificanti - non nel senso horror, purtroppo - lavori di Rob Zombie, e ringrazio la visione soltanto per le chicche incredibili fornite da Nicholas Cage in due sequenze memorabili, l'epifania della vendetta nel bagno della sua casa con tanto di mutanda bianca e bottiglia nascosta nella credenza e lo scontro con i demoni motociclisti, apoteosi di un trash che neppure nei più tamarri film action anni ottanta avrebbero potuto immaginare.
Se non altro, Mandy è stato oggettivamente in grado di lasciare il segno. E' il film "autoriale" clamorosamente più brutto che abbia visto da molto tempo a questa parte.




TIGER KING (Netflix, USA, 2020)

Tiger King Poster


Gli States, si sa, sono un bel ricettacolo di larger than life e follia, che si tratti delle grandi città o della provincia profonda, almeno per quanto riguarda chi è abituato alla "vecchia Europa": ricordo ancora quando, ai tempi dei tempi, per la prima volta arrivai a New York. Era il lontano novantaquattro, e vissi quei giorni come un bambino portato in uno zoo di proporzioni gigantesche, nonostante, qui in Italia, arrivassi da una delle realtà più "globali" che potevano immaginarsi allora, la Milano da bere. Quando, lo scorso anno, tornai nella Grande Mela, lo stupore fu minore, ma la sensazione che da quelle parti le cose fossero sempre un pò sopra le righe rimase la stessa. 
Figurarsi in Oklahoma, dove per anni fu un'icona Joe Exotic, eccentrico - a dir poco - proprietario di uno zoo ed esperto di felini, che negli anni, per portare avanti la sua attività, si è circondato di disadattati, fuggitivi, ex detenuti e personaggi ai margini della società, alimentando il suo ego smisurato - arrivò a candidarsi Governatore sperando di poter correre per la Presidenza - fino a sconfinare in attività e tentativi maldestri che lo portarono alla sua attuale residenza, la prigione.
In realtà, a prescindere dalla vicenda di Exotic e dei suoi dipendenti, rivali o nemesi, la cosa più interessante che esce da questa vicenda decisamente sopra le righe, è che da qualunque prospettiva la si voglia vedere, l'animale più pericoloso resta sempre e soltanto l'uomo.


lunedì 10 settembre 2018

Mission Impossible: Fallout (Christopher McQuarrie, USA/Cina, 2018, 147')








- Nonostante gli anni passino e perfino su un eterno Peter Pan come lui comincino a vedersi i segni dell'età, nonostante la follia e l'ego smisurato, continuo ad adorare senza ritegno Tom Cruise, che non ricordo avermi mai deluso neppure nelle produzioni peggiori cui ha preso parte.

- Il brand di Mission Impossible, dai tempi dell'esordio nel novantasei con De Palma in regia, rappresenta forse il più curato e meglio realizzato che l'action d'avventura classica abbia proposto negli ultimi vent'anni, in barba ai più pubblicizzati 007.

- Christopher McQuarrie, già regista del buonissimo Rogue Nation, si supera portando sullo schermo un film serrato, tecnicamente ottimo, ricco di twists e colpi di scena, che si regge sulle spalle di Cruise ma non alimenta il suo divismo sfrenato come in altre occasioni - Ghost Protocol o Mission Impossible 2, ad esempio - e porta il pubblico ad appassionarsi e restare inchiodato allo schermo dal primo all'ultimo minuto.

- La produzione è sicuramente ricca di livello, così come lo sono tutti i passaggi legati agli effetti speciali, ma un plauso particolare va, a mio parere, alle coreografie dei combattimenti e delle parti più fisiche, adrenaliniche e tiratissime neanche fossimo catapultati all'interno di un titolo made in Hong Kong o qualcosa come The Raid. Nello specifico, la sequenza della lotta nella toilette degli uomini a Parigi di Cruise, Cavill e del loro bersaglio è da antologia.

- La squadra dell'IMS, malgrado la perdita di un elemento e, come scritto poco sopra, dell'età che avanza, continua a convincere, grazie anche alle spalle Ving Rhames e Simon Pegg, perfetti nel ruolo di comprimari.

- Sempre a proposito di personaggi, la Vedova Bianca di Vanessa Kirby rappresenta forse uno dei migliori charachters femminili dai tempi della migliore tradizione, anche in questo caso, della serie con protagonista un certo James Bond. Speriamo che venga di nuovo considerata.

- L'entusiasmo che ha accolto la critica anche illustre soprattutto oltreoceano è forse eccessivo, ma se non è questo l'action dell'anno, non vedo proprio quale altro potrebbe essere. Senza contare che parliamo di uno dei titoli più solidi dell'intera saga di Ethan Hunt.

- Gli incassi parlano chiaramente, e indicherebbero la strada per un ulteriore capitolo: non so se il buon Tom riuscirà fisicamente ad essere sempre ai livelli cui ci ha abituati, ma senza dubbio se deciderà di vestire ancora una volta i panni dell'agente Hunt, i Ford saranno pronti a gettarsi a capofitto in una qualsiasi missione impossibile. E senza aspettare che il messaggio che la preannuncia si autodistrugga.



MrFord



venerdì 27 aprile 2018

Homeland - Stagione 6 (Showtime, USA, 2017)





Nel corso delle ultime stagioni, pochi serial possono vantare di avere avuto un impatto simile a Homeland sul pubblico e gli appassionati: ricordo ancora oggi con i brividi le prime due annate di questa proposta che mescola dramma, attualità, spionaggio ed azione, talmente cariche di tensione da risultare a tratti addirittura insostenibili, e rese esplosive - in tutti i sensi - dalla coppia formata da Damien Lewis e Claire Danes, perfetti per i ruoli loro ritagliati dagli autori.
Con il tempo e la morte del personaggio di Brody - interpretato da Lewis, per l'appunto - Homeland è riuscita nella non facile impresa di mantenere sempre molto alta la qualità del suo prodotto pur risultando più fredda nell'approccio, orfana di un charachter tra i più memorabili mai giunti sul piccolo schermo ma pronta a contenere i danni sfruttando la crescita del maestro della protagonista - il Saul Berenson di Mandy Patinkin che per me rimarrà sempre e comunque l'Inigo Montoya de La storia fantastica - e l'inserimento di un nuovo "compagno" - il Peter Quinn più immortale di Ciro Di Marzio, interpretato da Rupert Friend -.
Con questa stagione numero sei, l'azione torna sul suolo statunitense dopo gli anni trascorsi da Carrie in Medio Oriente ed in Europa, ricordando quasi più nell'evoluzione un'annata di 24 che non i dubbi e le paure dei primi anni, sfruttando il dissenso creato ad arte all'indirizzo della Presidente eletta, osteggiata dall'interno e dall'esterno da un gruppo disposto a tutto pur di ribaltare la decisione popolare finendo per dare inizio ad un'escalation nell'abuso di potere della stessa futura Presidente USA che pare, con il season finale, pronta a scavalcare - a quanto sembra anche dalle anticipazioni della settima stagione, a breve in rampa di lancio negli States - dalla realtà alla distopia abbandonando definitivamente i binari estremamente realistici dai quali era partita.
Una scelta che potrebbe risultare un azzardo, in positivo o in negativo, e che pone qualche dubbio quantomeno sulla chiusura dell'ennesima stagione solida seppur non travolgente, che vede un Quinn creduto morto - almeno dal sottoscritto - in chiusura della quinta stagione tornare in una veste decisamente non facile, Dar Adal divenuto una sorta di eminenza grigia con la quale fare i conti e tutti i giochi di potere legati alla Presidenza pronti a risultare ben più pericolosi e macchinosi di qualsiasi piano terroristico orchestrato da una minaccia esterna.
In fondo, sono molti i detti pronti a ricordare quanto pericoloso possa essere chi sta al nostro fianco rispetto a chi affrontiamo a viso aperto, e guerre civili, dittature e ferite nella Storia dell'Umanità sono pronte a testimoniare quanto, in passato, i peggiori disastri per i popoli hanno trovato la loro origine e la loro forza proprio nel cuore dei paesi che le genti chiamavano casa: in questo senso, la nuova direzione data ad Homeland potrebbe significare un tentativo per sensibilizzare rispetto a quanto il Potere possa corrompere e rivoltare gli uni contro gli altri oppure il naufragio di una proposta tra le più interessanti che il piccolo schermo abbia avuto la fortuna di regalare al pubblico.
In attesa di scoprirlo con la settima stagione, in casa Ford si continua a correre il rischio per battersi accanto a Carrie Mathison, che con tutti i suoi difetti, è riuscita a costruire qualcosa che forse neppure lei, fin dal principio, si sarebbe aspettata: qualcosa che spero davvero possa mantenersi vitale quanto la sua pur problematica eroina.



MrFord



 

lunedì 5 febbraio 2018

Jean Claude Van Johnson - Stagione 1 (Amazon, USA, 2016/2017)




I miti e gli eroi, neanche avessero superpoteri e potessero cambiare il mondo, che ci consegna l'infanzia - soprattutto se si è cresciuti negli anni ottanta - influenzano il corso della vita di ognuno di noi quasi quanto finiscono per fare le persone in carne ed ossa che ci stanno accanto e davvero si prendono cura di noi: ai tempi delle elementari e delle medie, quando lottavo contro la timidezza che mi divorava e sembravo perennemente almeno tre o quattro anni più piccolo dell'età che avevo, poche cose finivano per farmi sentire tranquillo e sicuro più degli action movies.
Da Schwarzenegger a Stallone, passando per Van Damme, ho vissuto alcuni dei momenti più belli, innocenti e magici di quell'epoca al ritmo delle botte che rifilavano al cattivo di turno, prima di dimenticarli come un figlio adolescente che non vuole immischiarsi con i propri vecchi e tornare a rivalutarli e comprendere la loro importanza nell'età adulta: nel corso degli ultimi dieci anni, inoltre, grazie ad una carica enorme di autoironia, consapevolezza e metacinema, tutti questi ex eroi indistruttibili, messi di fronte all'inesorabile progredire del Tempo, hanno saputo reinventarsi nel modo migliore, finendo per appassionare anche un pubblico che, forse, ai loro tempi non era neppure nato.
Van Damme, che già qualche anno fa stupì pubblico e critica - sì, avete letto bene - con il bellissimo JCVD, una sorta di revisione della propria vita in chiave ugualmente comica e drammatica, grazie ad Amazon ed alle nuove realtà dei network di streaming torna protagonista con questa miniserie - o serie? Io già spero nella seconda stagione - che lo vede di nuovo nella parte di se stesso affrontare non solo l'idea del mito originato proprio dalle pellicole che lo resero famoso ai tempi, ma anche di un genere - quello dello spionaggio - divenuto un classico del Cinema e mostrando un lato decisamente autoironico che al culmine della carriera, considerati gli eccessi, la fama ed alcune sue intemperanze sarebbe parso fantascienza non solo a lui stesso, ma anche alla maggior parte del pubblico che lo seguiva.
A partire dal geniale pilota fino alla spaccata della resa dei conti, passando per la gara di drifting neanche fossimo dalle parti di Fast and Furious e per le sue due spalle interpretate da Kat Foster - una vera e piacevolissima sorpresa, in tutti i sensi - e Moises Arias, che mi hanno riportato alla mente un'altra serie che ha avuto il merito di sottolineare l'importanza di un attore ed un personaggio mitici, Ash vs Evil Dead, posso dichiarare senza ritegno alcuno di aver amato ogni secondo di ognuno dei sei episodi, pronti a contagiare con il loro delirio, le botte e le risate perfino il Fordino, che ancora non ha assolutamente idea di chi sia Van Damme e che ha identificato il tutto con il personaggio del sosia di JCVD interpretato dallo stesso attore belga ed accreditato come fosse il fratello di quest'ultimo, innalzandolo immediatamente a volto di riferimento delle serie che guardiamo al Saloon insieme a Frank Gallagher, "l'altro Frank" (Underwood) e il buon vecchio House.
Un plebiscito, dunque, per una proposta freschissima ed intelligente, oltre che tamarra oltre misura e divertentissima, già destinata a diventare un cult di questo duemiladiciotto sul piccolo schermo e della carriera del mitico Jean Claude che, vorrà perdonarmi, nel corso dell'adolescenza ho snobbato tanto da non affrontare mai la visione di quello che è stato il suo film di maggior successo, Timecop, che a suo dire dovrebbe essere la versione bella di Looper.
A questo punto, come fosse un fioretto nella speranza di vedere una season two di Jean Claude Van Johnson, prometto che rimedierò il più presto possibile.
O comunque, prima che qualcuno venga a prendermi da un futuro che potrebbe non essere così roseo.
O ricco di spaccate e calci rotanti.




MrFord




 

lunedì 21 agosto 2017

007 - Missione Goldfinger (Guy Hamilton, UK, 1964, 110')





E' curioso come e quanto, a volte, i vecchi classici vengano in nostro aiuto quando le nuove frontiere non offrono alternative valide: non troppo tempo fa, in vista di un pomeriggio di fuoco da passare con i Fordini sul tappeto a giocare, tra animali, libri, pennarelli e le richieste di attenzione del Fordino da contrapporre alle prime volontà d'indipendenza della Fordina - che sta sviluppando un caratterino davvero niente male -, mi sono ritrovato a combattere con formati di file non compatibili con qualsiasi riproduttore avessimo in casa che non fosse uno dei computer, ripiegando, prima che il caldo potesse suscitare reazioni inconsulte, su un ripescaggio che avevo in serbo da tempo, uno dei dvd della collezione dedicata a James Bond omaggiati ai tempi della pubblicità fatta qui al Saloon alla collana uscita in allegato a non ricordo quale quotidiano.
Goldfinger, da sempre uno dei titoli più amati dell'epoca di Sean Connery nei panni dell'agente segreto più noto della Storia del Cinema, è un solidissimo film d'avventura dal ritmo invidiabile e dalle grandi trovate che ora potranno apparire naif ma che funzionano alla grande in barba ai decenni ed alla malizia che tutti noi abbiamo guadagnato con l'avvento del "futuro": non raggiunge, forse, i livelli di Licenza di uccidere, ma resta un saggio di quanto possa essere godurioso e perfetto per qualsiasi età e tempo il film d'intrattenimento ben costruito, con i suoi buoni ed i suoi cattivi - il Fordino attraversa quella fase in cui necessita di un'identificazione delle figure che vede sullo schermo -, il suo stile inimitabile - tra macchine e località turistiche da "fascia alta", dalla Svizzera a Miami - ed alcune sequenze davvero indimenticabili per i tempi come quelle dell'assalto a Ford Knox nella parte finale, l'agguato ai boss della malavita nella proprietà di Goldfinger e la lotta con il guardaspalle coreano di quest'ultimo, una vera e propria macchina da guerra su gambe.
Perfetto, ovviamente, il già citato Connery, forse meno fisico di altri Bond - come l'ultimo Craig - ma carismatico come nessun'altro, pronto a fare da centro di gravità permanente a battute mitiche che mi sono ritrovato ad approvare in pieno - "Sull'aereo ho fatto caricare da bere per tre", comunica uno dei suoi superiori all'agente, "Chi viaggia con me?" la risposta di Bond, "Nessuno, ma sapevo che avrebbe apprezzato": praticamente un sogno per il sottoscritto - ed al solito giro di belle signore che ai tempi erano una regola per ogni film di questa serie che si rispettasse.
Come se la cornice, l'atmosfera, il ritmo non bastassero, lo stesso Goldfinger finisce per rappresentare uno dei villains più interessanti dell'intera saga di Bond, dalla bellissima partita a golf giocata sui sottintesi al confronto finale a bordo dell'aereo pilotato dall'altrettanto indimenticabile Pussy Galore: e l'omicidio a Miami da "Re Mida" è una chicca che soltanto l'innocenza dei tempi poteva permettere, come l'interrogatorio subito da Bond in Svizzera: momenti magici che non solo non invecchiano un film che pare la definizione di Classico, ma che fanno rimpiangere tutto quello che, anno dopo anno, abbiamo finito per perdere.
Nel mio piccolo, spero di poter continuare fino a quando mi sarà possibile e me lo permetteranno, a condividere visioni come questa - anche se distratte, ovviamente, da parte loro - con i Fordini, e che possano germogliare sbocciando in una futura passione per questo straordinario mezzo che è il Cinema.




MrFord




 

giovedì 10 agosto 2017

Thursday's child


Prosegue la marcia della rubrica dedicata alle uscite in sala condotta dal sottoscritto e dal suo antagonista Cannibal Kid attraverso una delle estati più torride ed avare di soddisfazioni cinematografiche che ricordi, che a questo giro pare aver concesso almeno sulla carta qualche chance in più a noi poveri cinefili in cerca di titoli interessanti.
Sinceramente, spero sia così, anche perchè nella puntata di questa settimana abbiamo deciso di includere anche l'unico titolo in uscita il diciassette agosto prossimo, rimandando l'appuntamento alla prossima puntata il ventiquattro.
Nel frattempo, doveste essere al mare, in montagna o in vacanza come concetto, il nostro consiglio - o almeno il mio - è sempre uno: godetevela.



"E questa è la fine che fanno tutti i seguaci di Cannibal Kid!"


La torre nera
(nei cinema da giovedì 10 agosto)

"Ascolta, bello: se ti metti contro Ford, sei finito. Parola di Cannibal."

Cannibal dice: La torre nera è già stato massacrato dalla critica americana. Ma della critica americana c'è da fidarsi quanto di quella fordiana, visto che ad esempio quando è uscito Wonder Woman è stato esaltato come il miglior film degli ultimi 500 milioni di anni. La torre nera invece ha fatto schifo a tutti ma, a vedere dal trailer, sembra che questa volta non abbiano poi tutti i torti.
Io non sono un grande lettore di Stephen King, della sua vasta produzione ho letto poco e tra l'altro nemmeno i suoi romanzi più famosi, però a questo punto mi viene un dubbio. Visto che la maggior parte dei film e pure delle serie tv tratte dalle sue opere non sono un granché e la pellicola migliore, ovviamente Shining, a lui non è manco piaciuta, non è che c'è qualcosa che non va in lui?
Ford dice: ho letto qualche anno fa il primo libro della saga della Torre Nera di Stephen King, un autore a volte in grado di stupire con romanzi pazzeschi ed altre con prodotti decisamente meno riusciti. Personalmente, lego quella lettura più alla seconda categoria, anche se non si tratta certo di un'opera di basso livello. L'idea, dunque, di una trasposizione cinematografica mi ispira poco, anche perchè penso si tratti più di una trovata commerciale che di un vero tentativo di trasformare un romanzo solo discreto in un film assolutamente imperdibile.




Casa Casinò
(nei cinema da giovedì 10 agosto)

"Cannibal, devo fare un paio di tagli alle tue prossime recensioni."

Cannibal dice: Commedia con due comici molto amati soprattutto negli Usa come Will Ferrell e Amy Poehler che ha fatto flop persino negli Usa e mi chiedo quindi quale successo possa ottenere da noi nella settimana di Ferragosto. Io comunque una puntata in questa Casa Casinò la farei lo stesso, sperando mi possa regalare ancora più risate di qualche serioso post di WhiteRussian a caso.
Ford dice: commediola senza senso o motivo di esistere che ovviamente farà sbellicare dalle risate Cannibal e che, dovessi vederla, farà invece schifo al sottoscritto, che ovviamente sarà fatto passare per serioso da Cannibal stesso. Considerato il suo senso dell'umorismo, però, non penso che la cosa mi dispiaccia.


Diario di una schiappa – Portatemi a casa!
(nei cinema e a casa di Ford da giovedì 10 agosto)

"E' stata un'esperienza così terribile che abbiamo pensato stesse guidando Ford."

Cannibal dice: Saga bambinesca con cui non ho mai avuto occasione, e soprattutto voglia, di cimentarmi, lascio l'arduo compito a quella schiappa di Ford, che si godrà la visione facendo finta di fare un favore ai poveri piccoli Fordini.
Ford dice: non ho mai seguito una saga per schiappe come questa, che lascio volentieri a quella schiappa di Cannibal.



Monolith
(nei cinema da sabato 12 agosto)

"Ti prego, Ford: scendi dall'auto. Non guidare."

Cannibal dice: Produzione italiana con protagonista una bella sgnacchera americana come Katrina Bowden tratta da una graphic novel. Sembra un esperimento rischioso, ma intrigante. Il risultato potrebbe essere fallimentare, così come si potrebbe anche rivelare la sorpresa di questo caliente agosto. L'altra sorpresa del mese potrebbe essere Ford che dice finalmente una cosa furba, però su questo non ci conterei troppo.
Ford dice: per me esiste solo il Monolito di 2001. Il resto è un rischio, come quello di accettare consigli soprattutto cinefili da quel curioso individuo che è Peppa Kid.


Atomica bionda
(nei cinema da giovedì 17 agosto)

"E questa la fine che fa Cannibal stesso."

Cannibal dice: Subito dopo Ferragosto, viene sganciata l'Atomica...
Paura eh, Ford?
Sto parlando però di Atomica bionda, il nuovo film di uno dei co-registi del pessimo John Wick con protagonista Charlize Theron. E sembra essere lei, qui in versione più sexy e combattiva che mai, l'arma vincente di una pellicola che per il resto si preannuncia come la classica inutile prevedibile fordianata action spionistica estiva.
Ford dice: di questo film non mi importano regia, riscontri, successo, data di uscita.
Fin dai tempi in cui vidi il trailer, so già che sarà indispensabile per la limonata dura tra Charlize Theron e la protagonista dell'ultimo La mummia, Sofia Boutella. Il resto potrà anche essere una vera schifezza cannibalesca. Ma quello varrà comunque il biglietto.

 

venerdì 20 gennaio 2017

Allied - Un'ombra nascosta (Robert Zemeckis, UK/USA, 2016, 124')




Ogni volta che incrocio il cammino con produzioni come Allied rimpiango - e non poco - i tempi del Bullettin, quando mi bastavano quattro o cinque righe per chiudere la recensione.
Devo ammettere, giusto per non apparire prevenuto, che, nel caso dell'ultimo lavoro di Zemeckis, pensavo di restare molto, molto più deluso: in fondo, questo Un'ombra nascosta - consueto ed inutile adattamento italiano - è a conti fatti un film innocuo che non aggiunge nulla alla storia di uno spettatore navigato quanto di uno casuale ed alle prime armi, incapace di fare davvero incazzare, e neppure così terribile da annoiare.
Ma resta il fatto che, perizie tecniche a parte, il pensiero che ha accompagnato la visione dal primo all'ultimo fotogramma è stato uno ed uno soltanto: se qualcuno come Hitchcock avesse avuto la possibilità di lavorare a sceneggiatura e regia, incattivendo il finale e lasciando la sua firma, Allied avrebbe avuto tutte le carte in regola per poter diventare un grande film, complici temi importanti e profondi come l'amore, il matrimonio, il legame con un'altra persona cui affidiamo la vita e dalla quale per molti versi, da esseri umani, dipendiamo pur non conoscendone i segreti più profondi.
A fronte di tutto questo è senza dubbio molto triste il fatto che, per quasi tutta la durata della pellicola, il mio pensiero principale sia stato quello che, per la prima volta - e forse complice un look sempre precisino e poco wild -, mi è parso di notare davvero il fatto che anche Brad Pitt - con Tom Cruise e Johnny Depp una delle icone della mia generazione - stia cominciando davvero ad invecchiare: un'aggravante senza dubbio per quello che dovrebbe essere un titolo profondamente drammatico - seppur non coraggioso fino alla fine, da buon, vecchio film USA - e carico di tensione, che avrebbe il dovere di vivere sul dubbio istillato nello spettatore e non sulle osservazioni legate alla pelle in lento rilascio sul collo del protagonista, sex symbol di almeno un paio di generazioni di spettatrici.
In un certo senso, Allied rappresenta il prototipo del film manifesto di una mancanza di idee e stimoli che induce l'autore di turno a rispolverare l'atmosfera di un grande periodo ormai passato - in questo caso, l'epoca d'oro degli Studios - fallendo nel suo intendo proprio a causa delle basi poco solide del progetto: niente di particolarmente brutto, quanto più che altro qualcosa di ininfluente ed a suo modo molto noioso.
E purtroppo, non parlo di noia in termini di rottura di coglioni di vario livello, quanto di incapacità di sorprendere davvero, portando in scena un prodotto che pare un manichino senza vita, un pò come la protagonista femminile, una Marion Cotillard per la quale appaiono lontanissimi i tempi di Un sapore di ruggine ed ossa ed essersi adagiata su una bellezza che, conviene cominci ad abituarsi, il Tempo - e già si comincia a notare - non lascerà intatta.
In un certo senso, l'unica speranza di godere davvero del risultato di produzioni come questa, è di non aver masticato nulla di Cinema, in modo da rimanere sul filo nell'attesa di scoprire la risoluzione della trama ed immaginare cosa accadrebbe se qualcuno vi dicesse che la vostra amata - o amato - è una spia che dovete, in caso di conferma del sospetto, giustiziare: nel mio caso, ho immaginato un finale ben peggiore di quello che Zemeckis ha portato sullo schermo.
E che, ai miei occhi, non è parso neppure il difetto più grande di un film senza vizi di forma ma privo di qualsiasi idea.




MrFord






martedì 13 dicembre 2016

Snowden (Oliver Stone, Francia/Germania/USA, 2016, 134')




Oliver Stone è un regista che non passa inosservato: nel corso della sua lunga carriera, mi è capitato di ammirarlo e detestarlo, passare da visioni di grande potenza - JFK, Salvador, Talk Radio - ad altre pessime - World Trade Center -, da quelle sopravvalutate - Platoon - a quelle sottovalutate - Alexander -, e difficilmente sono rimasto indifferente al suo lavoro.
Curioso, dunque, che mi trovi a parlare in modo completamente diverso della sua ultima fatica, Snowden, incentrato sulla figura dell'ex analista CIA divenuto "persona non gradita" agli States dopo aver rivelato l'approccio invasivo dell'NSA rispetto non solo ai sospetti terroristi, ma anche agli abitanti degli USA: perchè Snowden, senza dubbio realizzato con grande perizia, è uno dei film più freddi e meno coinvolgenti che abbia visto nel corso di questa stagione, sicuramente troppo lungo e troppo legato ai tecnicismi da sorveglianza di rete per smuovere qualcosa nel pubblico, non brutto o poco centrato ma incapace di lasciare un segno vero in chi lo guarda.
Fortunatamente per Stone, però, a dare una grossa mano ad un lavoro sicuramente algido - talmente algido che, più che al focoso Oliviero, mi ha fatto pensare al Danny Boyle degli ultimi anni - e poco coinvolgente giunge non tanto una Shailene Woodley pronta a mostrare le sue carte - apprezzate, direi -, quanto la figura stessa del reale Ed Snowden e le riflessioni che la sua storia suscitano: di fatto, agli occhi della Legge e per correttezza, è giusto affermare che l'ex tecnico NSA e CIA sia colpevole, e meriti a tutti gli effetti di essere giudicato per quello che ha scelto di fare.
Di contro, per quanto non mi freghi nulla di essere spiato attraverso la webcam o che qualcuno dall'altra parte del mondo legga i miei messaggi, la scelta di Ed Snowden - e in questo caso, curioso che il momento migliore della pellicola risulti la carrellata di foto reali inserite in coda al film - di rendere pubblico l'approccio decisamente aggressivo e contro il concetto di Libertà - di pensiero, politica e chi più ne ha più ne metta - ancora prima che rispetto a quello di privacy degli organi di controllo USA risulta non solo coraggiosa, ma umana e sinceramente da ammirare.
Ovviamente non viviamo nel mondo delle favole, e purtroppo cose di questo tipo avverranno sempre e comunque, come in modi e misure differenti è sempre stato quando il Potere si è misurato con la gente comune, eppure trovo la decisione di mettersi al di sopra delle parti dello stesso Potere ignorando qualsiasi norma di convivenza civile e democrazia sia scandaloso, ed in una certa misura possa giustificare chiunque a trasgredire la Legge per fare il suo interesse.
Un pò come se, credendomi la CIA ed avendo la prospettiva di essere disoccupato a partire da gennaio io decidessi di rapinare una banca e lo facessi passare come una cosa necessaria: peccato che le cose non funzionino proprio così.
E peccato che, tutto questo interesse, non lo susciti il film - che, ribadisco, è assai ben confezionato - di Stone, quanto la reale vicenda del suo protagonista: considerato lo spirito "contro" del vecchio Oliver, mi sarei aspettato decisamente più di una fredda cronaca.
Non fosse, comunque, che per conoscere una figura controversa e fondamentale come quella dell'analista interpretato - forse, anche in questo caso, un pò troppo freddamente - da Joseph Gordon Levitt, una visione appare quantomeno consigliata: che siate da una parte o dall'altra della barricata, il pensiero di cosa possa essere giusto, oppure no, vi attraverserà senza alcun dubbio.
Ed in questi casi, sicurezza o Libertà, non va sottovalutata neppure la più impercettibile delle sfumature.




MrFord




 

mercoledì 9 novembre 2016

Jack Reacher - Punto di non ritorno (Edward Zwick, USA/Cina, 2016, 118')





C'è stato un periodo ben definito della mia vita da spettatore in cui avrei spalato quantitativi enormi di merda su un titolo come questo Jack Reacher - Punto di non ritorno e tutti i suoi fratelli: un periodo in cui, ricordavo a Julez nel corso della visione, la mia unica priorità nell'ambito della settima arte erano i classici ed i film d'autore, grazie ai quali andavo alla ricerca del titolo impegnato a tutti i costi, e se non sfiorava quantomeno l'equivalente di un otto sul Mereghetti o sul Morandini finiva cestinato prima ancora di poter avere una possibilità.
Ma questo accadeva tra i quindici e i dieci anni fa, nel periodo in cui avevo non solo ripudiato il mio passato e la mia formazione di cinefilo fatta di action, horror e tamarrate, ma anche e soprattutto rimosso - o cercato di farlo - dal cuore il lascito emotivo degli stessi: fortunatamente l'età, l'esperienza e tutta un'altra serie di situazioni hanno finito per dare al sottoscritto una bella svegliata, e sottolineato innumerevoli volte l'importanza dell'intrattenimento non solo per il Cinema, ma anche e soprattutto per i classici ed i film d'autore sopra citati.
Dunque, già a partire dalla prima scena, mi sono sentito a mio agio con questo secondo lungometraggio dedicato al charachter spaccaculi di Jack Reacher pronto a massaggiare una volta ancora l'ego del folle, mitico e da me amatissimo Tom Cruise almeno quanto mi sento quando in un locale il barman capisce che quello che sta facendo l'ennesima ordinazione è davvero un bevitore da competizione.
Certo, la pellicola firmata da Edward Zwick - che aveva già diretto il Nostro anche ai tempi de L'ultimo samurai - non ha assolutamente nulla che possa permettere allo spettatore di ricordarla davvero - a due giorni dalla visione, scrivendo questo post, devo sforzarmi per trovare uno spunto interessante e non tirare a campare con ogni singola parola di queste righe -, sviluppa un plot già visto e sentito centinaia di volte - non mi pronuncio a proposito del romanzo che lo ispira, e che con ogni probabilità come spesso accade sarà qualitativamente migliore - e rinuncia totalmente ad una qualsiasi innovazione tecnica o di scrittura, eppure a mio parere viaggia come un treno ed è solido dall'inizio alla fine, perfetto per una goduriosa sessione da birra, patatine e rutto libero pronti ad ogni passaggio ad esaltarsi per le gesta del protagonista, reso alla grande da un ex Top Gun che per la prima volta - almeno ai miei occhi - mostra i segni dell'invecchiamento - e ci sta tutto, anche considerato il suo invidiabile stato di forma da ultracinquantenne -.
In un certo senso, affrontare questo Punto di non ritorno equivale più o meno ad assistere ad un episodio di 24 condensato in poco meno di due ore, con un main charachter che anche in difficoltà non darà mai davvero l'impressione di essere all'angolo, due personaggi femminili di spalla allo stesso che paiono stereotipati ma funzionano, dei cattivi ovviamente cattivissimi ed i consueti intrighi a livello di doppi giochi e spionaggio tipici del genere: tutto nella norma, dunque, privo di originalità ma perfetto per vestire i panni del prodotto rilassa neuroni confezionato con la perizia degli artigiani esperti ed in questo caso realizzato ad uso e consumo del superdivo di turno.
Tutte cose che, come scrivevo, ai tempi avrei quantomeno odiato.
Ora, invece, tra un disegno colorato con il Fordino e le nuove, intense sessioni del "voglio stare in piedi a tutti i costi altrimenti urlo come un'aquila" della Fordina, Jack Reacher mi ha aiutato a passare un sabato pomeriggio alla grande, esaltandomi selvaggiamente ad ogni colpo menato dal protagonista.
In fondo, il bello di invecchiare è tornare un pò bambini.
E penso che Tom Cruise ne sappia qualcosa.




MrFord




 

martedì 13 settembre 2016

Jason Bourne (Paul Greengrass, UK/Cina/USA, 2016, 123')


L'action spionistico è un genere che, da queste parti, è considerato una sorta di evergreen: da Il giorno dello sciacallo a I tre giorni del condor, passando per Casinò Royale, posso dire di aver collezionato più soddisfazioni che delusioni nel corso degli anni da consumatore di questo tipo di pellicole, saga di Jason Bourne compresa: se si eccettua, infatti, quel Legacy girato senza il protagonista e volto della stessa Matt Damon, che pure non era così male a conti fatti, nessuno dei tre film precedenti a questo aveva mancato il bersaglio.
E, a ben vedere, non lo fa neppure quest'ultimo lavoro di Paul Greengrass.
Peccato che, per quello che potrebbe essere considerato proprio come il Casinò Royale dell'ex smemorato Jason - un rilancio in piena regola del personaggio passato dall'essere una sorta di eroe romantico ad una vera e propria macchina da guerra da poche battute ma essenziali per qualificarsi come spaccaculi totale, come fu per James Bond in quell'occasione -, tecnica, regia e plot che più classico non si potrebbe a parte, sia mancata, in fondo, la partecipazione.
Assistere all'ennesima cavalcata apparentemente suicida - ma poi ci si crede davvero, in questi casi, ai potenziali pericoli per il main charachter? - di Bourne pare infatti una presa di coscienza della perizia della messa in scena, dalla bellissima fuga in moto per le strade di Atene all'inseguimento in macchina attraverso quelle di Las Vegas, tra uno sparo, un paio di colpi molto ben assestati ed intrighi da alti papaveri della CIA invischiati fino al collo in faccende sporche ed una riflessione sull'utilizzo dei social network e l'importanza della privacy, senza, però, che purtroppo ci sia un vero coinvolgimento emotivo da parte dell'audience.
Dal primo minuto all'ultimo, infatti, non vi è alcun dubbio - o quantomeno, io non l'ho avuto - rispetto al fatto che, in un modo o nell'altro, l'ex agente segreto ribelle metterà nel sacco tutti quelli che l'hanno prima sfruttato e dunque gettato via, che il loro assassino numero uno - un Vincent Cassel appena sotto il fuori tempo massimo, considerato che non parliamo di qualcuno specializzato in carriera nei ruoli da action hero - potrà mai impensierirlo davvero, così come l'ormai onnipresente e forse un pò troppo sovraesposta Alicia Vikander possa passare da cattiva al cento per cento: godersi la visione di Jason Bourne, dunque, equivale ad una sorta di enorme, gigantesco, scontatissimo spoiler privo di colpi di scena ed emozioni, confezionato alla grande ma incisivo solo nella sua esecuzione, quasi come se un incontro di lotta clandestino finisse al primo pugno quando ci si poteva aspettare una battaglia strenua da lacrime e sangue.
Sinceramente non so se imputare tutto questo alla scarsa empatia di Bourne come charachter o alla mancanza di quella scintilla in grado di trasformare un personaggio in un cult quanto e più dei film dei quali è protagonista, ma il fatto è che se non siete appassionati di questo genere finirete per rompervi i cosiddetti in due ore di inseguimenti, sparatorie ed intrighi atti a sottolineare una volta ancora l'abilità quasi impossibile da contrastare dell'eroe ribelle, mentre se il vostro pane quotidiano è lo spy movie movimentato avrete l'impressione - non proprio piacevole - della minestra riscaldata.
Niente di irreparabile, sia chiaro.
Me lo sono anche goduto.
Ma da uno che rompe culi a colazione, pranzo, cena e forse anche mentre dorme pesante dopo una sbronza colossale, io mi aspetto decisamente molto di più.



MrFord



sabato 4 giugno 2016

Rebellion - Il caso Litvinenko

Regia: Andrey Nekrasov
Origine: Russia
Anno: 2007
Durata:
105'








La trama (con parole mie): il ventitre novembre del duemilasei muore a Londra, a seguito di un avvelenamento da polonio 210, Alexandr Litvinenko, ex agente dei servizi segreti russi divenuto un fermo oppositore del regime di Putin ed un dissidente rispetto alle colpe che gli stessi organi di controllo dei quali faceva parte affermava avessero in relazione ad eventi tragici come gli attentati a Mosca del novantanove, imputati ai terroristi ceceni.
Il suo amico e confidente, il regista Andrey Nekrasov, grazie a filmati di repertorio ed interviste raccolte nel corso degli anni e della vita da esule di Litvinenko, costruisce un documento che accusa pubblicamente il governo Putin e denuncia - grazie anche alle citazioni di personaggi fondamentali come quello della giornalista Anna Politkovskaja - tutte le ombre di quella che, più che democrazia, appare dittatura mascherata.








Non credo di avere mai avuto il carattere migliore, per poter pensare di sopportare idee totalitarie o "di regime", a prescindere dalle posizioni politiche - anche perchè, di fatto, quando si raggiungono gli estremi si finisce per essere sempre paurosamente simili -: fin dall'adolescenza, ho manifestato uno spiccato senso di ribellione rispetto al potere costituito così come all'arroganza di chi lo esercita, e quando non ho potuto contrastarlo apertamente, ho sempre cercato, in qualche modo, di fregarlo senza che potesse accorgersene.
Ricordo vagamente dai telegiornali la morte di Litvinenko, ex agente segreto russo divenuto dissidente del governo Putin, giunta sulla scia dell'ancora più clamorosa uccisione di poco precedente della giornalista Anna Politkovskaja, le polemiche sul ruolo dell'Italia nello stesso avvelenamento, le accuse ed i processi ovviamente finiti in fumo una volta sedimentatasi la notizia: onestamente, io stesso dopo il clamore del momento avevo accantonato la questione fino a quando, grazie a Julez ed alle sue dritte rispetto allo streaming di Mymovies, ho recuperato questo Rebellion - Il caso Litvinenko, un accorato omaggio del suo regista Andrey Nekrasov allo stesso ex agente segreto, frutto della collaborazione e dell'amicizia che si era creata tra i due nel corso degli anni.
Da appassionato di documentari, devo ammettere che questo Il caso Litvinenko non è, cinematograficamente parlando, il meglio che si possa chiedere: è fazioso, poco obiettivo, arrangiato probabilmente con mezzi limitati e molto influenzato dalla componente emotiva del suo autore, pronto a fare leva anche su immagini molto forti - i bambini ceceni di un suo lavoro precedente, lo stesso Litvinenko sul letto di morte - pur di testimoniare un dramma che noi occidentali abbiamo vissuto soltanto attraverso la narrazione filtrata dei media, asserviti ai grandi poteri o no, che fossero.
Eppure, per quanto non perfetto, questo lavoro assume una grande importanza in quanto testimonianza della determinazione e della passione di chi lotta contro il sistema quando lo stesso pare senza controllo, travolto dalla febbre del Potere e tutto quello che dallo stesso consegue: pulite oppure no, colpevoli in cerca di redenzione o semplicemente martiri, persone come Litvinenko sono simboli ai quali non si dovrebbe mai rinunciare, perchè stimoli fondamentali non solo nelle lotte per i diritti civili, ma anche e soprattutto per il Diritto principale, quello della Libertà.
Di pensiero, opinione, culto e qualsiasi altra cosa possa passarvi per la mente.
Certo, pensare di essere in qualche modo paladini super partes apparirà sempre esagerato, ma le voci di chi continuerà ad avere il coraggio di dire anche solo semplicemente no, o denunciare qualcosa che non si ritiene giusto, saranno le basi per società speriamo più giuste che si costruiranno - sempre speriamo - in futuro: in fondo, le vite e le morti di tutti questi combattenti sono state fondamentali per garantire a tutti noi, nel pieno degli Anni Zero, anche quel poco di Diritti che abbiamo o che crediamo di avere, o che i nostri antenati non potevano neppure sognare per il più fortunato dei loro discendenti.
Senza dubbio i Putin, i despoti ed i tiranni continueranno ad esistere ed imperversare, ma sapere che c'è qualcuno che non ha paura di battersi contro di loro anche quando la morte arriva a bussare alla sua porta, è assolutamente confortante.
E li fa sembrare tutti molto più deboli di quanto non vogliano apparire circondati da tutto quel Potere.





MrFord





"Ti muovi sulla destra poi sulla sinistra
resti immobile sul centro
provi a fare un giro su te stesso, un giro su te stesso."
Franco Battiato - "Il ballo del potere" -





giovedì 5 maggio 2016

Thursday's child

La trama (con parole mie): dopo una primavera quantomeno sciapa le ultime due settimane paiono aver cominciato a presentare segni di ripresa per quanto riguarda le proposte cinematografiche.
L'unico a non dare alcun segno di ripresa, invece, è il mio rivale Cannibal Kid, come sempre pronto a regalare al pubblico di questa rubrica i suoi commenti scombinati: e come Capitan America rispetto alla legge di registrazione dei superumani, il qui presente Ford sarà pronto anche questa settimana ad ergersi contro di lui come un baluardo.




"Pronto, polizia? Devo denunciare la mia fan numero uno, Cannibal Kid: continua a seguirmi!"



Captain America: Civil War

"Capitan Ford si oppone ancora al regime di Cannibal: dobbiamo intervenire."
Cannibal dice: La storia di due ex amici e alleati che adesso si fanno la guerra. Proprio come Captain Ford e Iron(ic) Kid...
Nah, non è vero. Loro non sono mai stati amici e la loro è sempre stata una Incivil War.
Io comunque devo ancora vedere i primi due episodi delle avventure di Captain America. Ho tentato per 2 volte di guardare il primo, ma mi sono addormentato entrambe le volte manco fossi di fronte a un lavoro di Sokurov osannato da Ford.
Ford dice: dopo l'ottimo secondo capitolo dedicato alle avventure di Capitan America - di gran lunga migliore rispetto a quello degli Avengers -, ecco il Marvel movie quasi più atteso dell'anno, con la lotta pronta ad esplodere tra Capitan Ford e Iron Kid.
O forse quella era la Blog War, che di Civil non aveva nulla!?!?




Il traditore tipo

"Se guida Ford, su questa macchina non ci salgo."
Cannibal dice: Dopo La talpa e La spia, un nuovo film tratto da John Le Carrè, un nome che mi fa venire sonno quasi quanto quello del mio “celebre” blogger rivale. Però ci sono Ewan McGregor e Damian Lewis, l'idolo di Homeland oggi idolo della nuova ottima serie Millions, quindi mi sa che mi toccherà vederlo comunque. Spero almeno mi regalerà una ronfata come si deve.
Ford dice: i film spionistici non mi dispiacciono affatto, nonostante a volte, soprattutto quando si tratta di cose troppo seriose e finto autoriali alla Cannibal Kid, finiscono per deludere non poco.
Speriamo che il cast possa essere un buon segno per questo film, e che Peppa possa stroncarlo a dovere aumentando l'hype del sottoscritto.



Microbo & Gasolina

"Hey, Microbo Kid, dici che finalmente faranno uscire il nostro film?"
Cannibal dice: Annunciato già alcune settimane fa, ecco che finalmente dovrebbe arrivare il nuovo film del grande Michel Gondry. Si rivelerà un nuovo cult cannibale, o l'ennesima delusione di un'annata per ora più deludente di un qualunque post fordiano?
Ford dice: già annunciato ampiamente in questa rubrica settimane fa, Microbo&Gasolina, come allora, mi pare un tentativo piuttosto spompo di Gondry per tirare fuori dal cilindro qualcosa di interessante.

Spompo quasi quanto quel pusillanime del mio rivale.



Stonewall

"Via Cannibal dalla blogosfera! Subito!"

Cannibal dice: Roland Emmerich per una volta non alle prese con una pellicola apocalittica, bensì con un film a basso budget a tematica gay?
È davvero giunta la fine del mondo?
Ford dice: pellicola a tematica gay che mi pare la versione povera del più che discreto Pride.
Sarà che dietro la macchina da presa c'è Emmerich, che con l'argomento c'entra meno di Cannibal con il Cinema.




Il ministro

"Chi ha cucinato?" "Quei due bloggers che pensano di saperne di Cinema." "Se è così, non tocco cibo."

Cannibal dice: Ennesima pellicola italiana a tematica politica. Il problema di questi film è che la realtà supera di gran lunga la fantasia. Così come le opinioni di Ford si rivelano spesso peggiori di qualsiasi incubo.
Ford dice: ennesimo film "politico" italiano. Ennesimo salto a piè pari del sottoscritto.



Florida

"Ford più giovane di me? Ma non farmi ridere!"

Cannibal dice: Film in cui un'ottantenne affetto da demenza senile parte per un viaggio on the road con la figlia. Peccato che la Fordina sia ancora troppo neonata per prendere la patente, perché se no potrebbe fare la stessa cosa con il suo anziano (e demente) padre.
Ford dice: i viaggi on the road al Cinema finiscono sempre per piacermi, eppure quando sento parlare di Cinema francese i dubbi mi assalgono almeno quanto accade quando apro Pensieri Cannibali. Staremo a vedere.




Al di là delle montagne

"Ragazza mia, guidi peggio di Ford!"

Cannibal dice: Pellicola cinese che sa di mattonazzo fordiano al di là di ogni possibile immaginazione, più che al di là delle montagne.
Ford dice: è parecchio tempo che non mi concedo una bella visione autoriale fordiana al cento per cento, e chissà che questo Al di là delle montagne non possa essere il titolo giusto, alla faccia di quel finto radical del Cucciolo eroico.



Corpo estraneo

"In confronto a quei due poveracci di Ford e Kid, tu stai una favola!"

Cannibal dice: Film polacco-italo-russo pseudo autoriale persino troppo fordiano per essere vero. Io preferisco rimanerne estraneo.
Ford dice: corpo estraneo? Come Cannibal rispetto al Cinema?



Tutto può accadere nel villaggio dei miracoli

"Un film che veda nel cast i meno competenti di Cinema al mondo? Cannibal Kid ha già il ruolo di protagonista!"
Cannibal dice: Tutto può accadere nel villaggio dei miracoli, anche che Ford parli male di un film con Stallone?
Non credo proprio.
Ford dice: tutto può accadere nel villaggio dei miracoli, anche che Cannibal un giorno possa finalmente capirne qualcosa di Cinema?
Non credo proprio.



La buona uscita

"Davvero buono, quello che resta del Cannibale dopo il trattamento di Ford."
Cannibal dice: La buona uscita è quella che vorrei dare io a Ford da questa rubrica. E consiste in un coppino ben assestato dietro alla testa.
Ford dice: la buona uscita è quella che vorrei dare io a Cannibal rispetto alla blogosfera. Un bel calcio rotante che lo spari dritto in orbita.



Robinson Crusoe
 
"Dov'è finita quella bestia di Ford?" "Sarà nella foresta a caccia del Cucciolo Eroico, come al solito!"
Cannibal dice: Dal Belgio adesso non c'arrivano solo i terroristi, ma pure queste pellicolette animate avventurose che sembrano fatte apposta (e solo) per Ford. Cos'è peggio?
Ford dice: non avrei dato e continuo a non dare due lire a questi tentativi di film d'animazione, ma il Fordino ha visto il trailer e ha deciso di concedere una visione. Dunque temo che non potrò esimermi.


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