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lunedì 13 aprile 2020

White Russian's Bulletin



Prosegue la quarantena, e con lei uno dei periodi senza dubbio più strani, densi e clamorosamente "cinematografici", in più di un senso, della mia vita. Essendo abituato a vivere parecchio ed avendo oggettivamente patito molto il momento, devo ammettere di dover ringraziare le serate Cinema con i Fordini, che sono una fonte inesauribile di soddisfazione, e la definitiva consacrazione delle piattaforme come Netflix, fondamentali in una condizione come quella che coinvolge il mondo in queste settimane. 
Probabilmente avrò dimenticato qualcosa, avendo bellamente trascurato il blog nelle ultime due settimane, ma più o meno questo è quello che ricordo delle visioni passate al Saloon in questi tempi da virus.


MrFord



HARRY POTTER

Harry Potter e i Doni della Morte - Parte 2 Poster

Nuova passione del Fordino, che ormai snocciola incantesimi come se non ci fosse un domani agitando le bacchette dei take away in giro per casa, la saga di Harry Potter è stata rispolverata e conclusa rispetto all'ultima puntata del Bulletin. 
Dopo Il calice di fuoco - che resta, cinematograficamente, il titolo migliore della serie -, siamo passati attraverso le morti illustri de L'ordine della fenice, Il principe mezzosangue e le due parti de I doni della morte, tutti inferiori al lavoro di Mike Newell ma comunque in grado di intrattenere come si conviene i Fordini, regalando emozioni principalmente grazie al personaggio più profondo, sfaccettato e riuscito nato dalla penna della Rowling, Severus Piton.
Probabilmente delle serate Cinema i Fordini ricorderanno più Harry Potter che non I Goonies o Predator, ma resta la grande soddisfazione di stare trasmettendo la passione per un mezzo di comunicazione unico e fantastico, il Cinema.


JACK RYAN - STAGIONE 2 (Prime Video, USA, 2019)

Jack Ryan Poster


Compagno di viaggio di Netflix in questo periodo di quarantena è Prime Video, che, pur se in misura minore rispetto alla piattaforma "mamma" di Stranger Things e affini, riesce a fornire alternative buone per i momenti pranzo e cena di casa Ford, da sempre dedicati ad un episodio di serie. Jack Ryan, che si era candidato come l'erede di prodotti come Alias e 24 già alla prima stagione, conferma la sua solidità con la seconda, forse più semplice in termini di scrittura ma ugualmente efficace nello stile, ottima nelle parti action ed impreziosita da una sigla davvero geniale, degna dei bei tempi dell'opening di Dexter.
Resta un prodotto per appassionati del genere, ma anche qualcosa di solido e ben gestito, che rende giustizia sia alla parte legata allo spionaggio che a quella delle botte e delle esplosioni.




HAWAII FIVE-O - STAGIONE 6 (USA, CBS, 2016)

Hawaii Five-0 Poster

Il periodo della quarantena ha riportato sugli schermi del Saloon anche la Five-O, da anni lasciata nel dimenticatoio ed usata come riempitivo - del resto, è la tipica serie ottima per questo scopo - per pranzi e cene, pronta a conquistare anche i Fordini grazie alla theme song della sigla ed alla netta divisione tra buoni e cattivi, in questo periodo di gran voga tra i due piccoli eredi del vecchio cowboy. Niente di davvero memorabile, sia in termini di scrittura che di realizzazione, ma i paesaggi mozzafiato delle Hawaii e le non troppe pretese, uniti all'atmosfera da pranzo della domenica, fanno in modo che i difetti e la superficialità passino in secondo piano, per una serie conclusasi soltanto quest'anno innocua e piacevole da piazzare quando si vuole davvero rilassare il cervello.





DARK - STAGIONE 1 e 2 (Netflix, USA/Germania, 2017/2019)

Dark Poster


Una delle sorprese più interessanti della quarantena, diventata l'appuntamento fisso dell'orario dell'aperitivo mentre i Fordini si dilettano con la loro "ora del cartone": questa serie tedesca targata Netflix, che riprende il tema sempre interessante ed affascinante dei viaggi nel Tempo, incrocia le vicende di quattro famiglie che toccano, in un modo o nell'altro, quattro scenari differenti, dal millenovecentoventuno al duemilacinquantatre, passando attraverso gli anni cinquanta e ottanta.
Mescolando teorie scientifiche già utilizzate in Lost e Interstellar, dramma adolescenziale, thriller e sci-fi, gli autori portano sullo schermo una gran bella proposta, che avvince e smuove tutte quelle domande che in questi casi viene quasi naturale farsi: saremmo disposti a viaggiare attraverso il Tempo, e per curiosità da spettatori o con l'intenzione di cambiare le cose?
Non solo, ma il Tempo stesso, considerato come un'entità, è davvero considerabile come l'abbiamo sempre considerato, o è qualcosa di troppo stratificato e complesso perchè la nostra scienza possa allo stato attuale darne una definizione?
Un ottimo prodotto, dunque, che patisce solo una leggera flessione nella seconda stagione chiusa con quello che è, a mio parere, un rischio enorme preso dal team creativo dietro la serie: speriamo che, con la terza in arrivo, sappiano sfruttare la cosa al meglio.




LA CASA DI CARTA - STAGIONE 4 (Netflix, Spagna, 2020)

La casa di carta Poster

Con ogni probabilità Netflix e le serie televisive sono state una delle ancore di salvezza di questo periodo di quarantena, con tutti chiusi in casa costretti in qualche modo a riscoprire o a sopravvivere la convivenza forzata: fortunatamente per tutti i fan raccolti negli ultimi anni in tutto il mondo, il Professore e la banda dei Dalì sono tornati alla ribalta con il loro quarto giro di giostra.
Come sempre le evoluzioni di trama ed accadimenti sono quantomeno improbabili, ma la forza di questa serie sempre splendida da vedere - e da consumare un episodio dietro l'altro - è quella di aver azzeccato ritmo e personaggi, ed essere riuscita ad inserire elementi cari al pubblico maschile come femminile così come momenti pronti a diventare immediatamente cult - la sequenza su Ti amo di Tozzi al matrimonio del fu Berlino è un colpo di genio -. 
Prosegue, dunque, il colpo alla Zecca di Stato ed il braccio di ferro tra il Professore e la sua nuova nemesi, Alicia Sierra, mentre la banda deve far fronte a dissidi interni, tentativi di ribellione, vecchie e nuove ferite e soprattutto alla presenza di Gandìa, capo della sicurezza del Governatore, che si rivelerà una spina nel fianco davvero difficile da affrontare.
Un rollercoaster dal quale è sempre un piacere farsi trasportare lungo i binari degli articolati piani del mitico Professore.





MANDY (Panos Cosmatos/Casper Kelly, UK/Belgio/USA, 2018, 121')

Mandy Poster

Non ricordo dove esattamente mi capitò di leggere bene di Mandy, thriller/horror psichedelico con Nicholas Cage di un paio d'anni fa incensato, a quanto pare, da qualche zoccolo duro di radical chic di nicchia: fatto sta che, pur se in ritardo, ho deciso di recuperarlo sperando in una di quelle rivelazioni in grado di sorprendere e lasciare senza parole.
In un certo senso, il lavoro di Cosmatos è stato così: ha lasciato il Saloon senza parole regalando ai suoi occupanti un sacco di grasse risate, considerato che non ricordo qualcosa di così trash - anche se, in questo caso, non voluto - dai tempi del primo Sharknado.
Dalla trama risibile alla fotografia da pieno trip d'acido passando per i tempi dilatatissimi, tutto mi ha ricordato gli ultimi, terrificanti - non nel senso horror, purtroppo - lavori di Rob Zombie, e ringrazio la visione soltanto per le chicche incredibili fornite da Nicholas Cage in due sequenze memorabili, l'epifania della vendetta nel bagno della sua casa con tanto di mutanda bianca e bottiglia nascosta nella credenza e lo scontro con i demoni motociclisti, apoteosi di un trash che neppure nei più tamarri film action anni ottanta avrebbero potuto immaginare.
Se non altro, Mandy è stato oggettivamente in grado di lasciare il segno. E' il film "autoriale" clamorosamente più brutto che abbia visto da molto tempo a questa parte.




TIGER KING (Netflix, USA, 2020)

Tiger King Poster


Gli States, si sa, sono un bel ricettacolo di larger than life e follia, che si tratti delle grandi città o della provincia profonda, almeno per quanto riguarda chi è abituato alla "vecchia Europa": ricordo ancora quando, ai tempi dei tempi, per la prima volta arrivai a New York. Era il lontano novantaquattro, e vissi quei giorni come un bambino portato in uno zoo di proporzioni gigantesche, nonostante, qui in Italia, arrivassi da una delle realtà più "globali" che potevano immaginarsi allora, la Milano da bere. Quando, lo scorso anno, tornai nella Grande Mela, lo stupore fu minore, ma la sensazione che da quelle parti le cose fossero sempre un pò sopra le righe rimase la stessa. 
Figurarsi in Oklahoma, dove per anni fu un'icona Joe Exotic, eccentrico - a dir poco - proprietario di uno zoo ed esperto di felini, che negli anni, per portare avanti la sua attività, si è circondato di disadattati, fuggitivi, ex detenuti e personaggi ai margini della società, alimentando il suo ego smisurato - arrivò a candidarsi Governatore sperando di poter correre per la Presidenza - fino a sconfinare in attività e tentativi maldestri che lo portarono alla sua attuale residenza, la prigione.
In realtà, a prescindere dalla vicenda di Exotic e dei suoi dipendenti, rivali o nemesi, la cosa più interessante che esce da questa vicenda decisamente sopra le righe, è che da qualunque prospettiva la si voglia vedere, l'animale più pericoloso resta sempre e soltanto l'uomo.


lunedì 29 luglio 2019

White Russian's Bulletin



Settimana di ripresa per le visioni, qui al Saloon, complice l'avvicinarsi delle ferie estive, delle serate da ventilatore puntato e cocktail ghiacciato e della voglia di staccare tipica del periodo: grande o piccolo schermo, a questo giro ce n'è per tutti, anche se, come stagione impone, la leggerezza viene orgogliosamente prima di profondità e autorialità.


MrFord


BALLERS - STAGIONE 4 (HBO, USA, 2019)

Ballers Poster

Se qualcuno, ai tempi in cui approcciai Ballers la prima volta, mi avesse detto che il serial legato a doppio filo al mondo del football professionistico con Dwayne Johnson - The Rock per gli amici e appassionati di wrestling - come protagonista nel ruolo di una sorta di versione un pò più stronza di Jerry Maguire sarebbe arrivato alla quarta stagione, avrei riso forte.
E invece eccoci qui, di fronte ad un prodotto che, pur non toccando vertici altissimi, continua a consegnare al pubblico una base solida e ottimi spunti, dalle luci ed ombre del suo main charachter al ruolo ormai consolidato di nuovo Charlie Runkle della sua "spalla" Joe, dai capricci degli atleti alle riflessioni sempre attuali sulle differenze razziali e sulla lotta di classe.
Una quarta stagione partita in sordina che decolla con due episodi conclusivi degni dei momenti migliori di un titolo che, per quanto di nicchia, continua a testa alta e spalle larghe in barba agli ambienti più o meno altolocati in cui si trova a doversi districare: in pieno stile Spencer Strasmore.




LA CASA DI CARTA - STAGIONE 3 (Netflix, Spagna, 2019)

La casa di carta Poster

Alle spalle due stagioni che hanno segnato l'immaginario collettivo, tornano il Professore e i rapinatori de La casa di carta, come di consueto eccessivi, ribelli, contro il Sistema o, forse, al servizio di loro stessi: le regole non sono cambiate, si recupera Berlino per alimentare il fuoco sacro dei fan, si inseriscono nuovi charachters potenzialmente molto interessanti - si è scritto tanto di Palermo, ma Bogotà è il mio personale nuovo favorito -, si costruisce su basi apparentemente instabili per generare desiderio del prossimo episodio - o della prossima stagione - e finire per coinvolgere anche i più scettici, quasi tutto fosse un "bum bum ciao" che si trasforma nella cotta della vita grazie a due cliffhanger che in modo decisamente bastardo incollano già allo schermo per il quarto giro di giostra.
La perfezione sta da tutt'altra parte, ma senza dubbio il cuore e l'istinto, con un pò di furberia, ci sono tutti, e per uno come me è una partita già vinta: gli si potrebbe fare le pulci, ma non sarebbe il caso, e certo non è il luogo. Anche perchè non c'è dubbio che è sempre più facile, in questo gioco di ribaltamento, scegliere da che parte stare.




X-MEN: DARK PHOENIX (Simon Kinberg, USA, 2019, 113')

X-Men: Dark Phoenix Poster

Alle spalle la buona partenza de L'inizio e l'ottimo Giorni di un futuro passato, ma anche la mezza delusione di Apocalypse, i nuovi X-Men che in realtà dovrebbero precedere in linea temporale i vecchi giungono ad un probabile ultimo capitolo dedicato ad uno dei loro personaggi cardine, Jean Grey: le premesse potrebbero anche essere interessanti, peccato che vengano commessi errori a catena in grado di limitare la portata di quello che avrebbe potuto essere una buona alternativa ai più mainstream figli dell'MCU. Dal discostarsi netto e poco sensato dalla linea temporale che pareva portare ai suddetti titoli "vecchi" dedicati agli Uomini X all'esclusione troppo rapida dei due charachters più importanti e di spessore, la Raven di Jennifer Lawrence e il Quicksilver di Evan Peters, un gruppo di villains senza arte né parte, i soliti litigi da vecchia coppia di Xavier e Magneto, una confusione di fondo che pone interrogativi a proposito del perchè sia stato realizzato questo capitolo, budget a parte - missione fallita, considerati gli incassi -, questo Dark Phoenix funziona ed avvince davvero pochino, e rappresenta senza dubbio un'occasione sprecata.
Certo, si può guardare. Ma difficilmente se ne ricorderà qualcosa.




L'ANGELO DEL MALE - BRIGHTBURN (David Yarovesky, USA, 2019, 90')

L'angelo del male - Brightburn Poster

Scelto quasi a caso in una serata da relax estivo e neuroni zero, per quanto logicamente criticabile sotto molti punti di vista - ma abbiamo già visto con La casa di carta che non è questo il momento della logica - Brightburn è stato una sorpresa: prodotto dal James Gunn che sta facendo un gran bene all'MCU, questo horror supereroistico ha finito per ricordarmi i primi lavori di Shyamalan prima che si bevesse il cervello, con un piccolo Paul Dano alieno nel ruolo di Superman psicopatico che prima regala la felicità ai suoi genitori terrestri e dunque diviene il loro - ma non solo - incubo peggiore.
Gestione del tempo e della consequenzialità a parte - alcune situazioni sono veramente al limite -, ho trovato diverse buone idee all'interno del lavoro di Yarovesky, la giusta dose di violenza ed una sorta di rappresentazione estremizzata della spaccatura che, tra pubertà e adolescenza, si crea tra genitori e figli, condita da un finale inaspettato e davvero interessante, specie in prospettiva di un ipotetico aggancio per sequel o spin off.
Non saremo di fronte ad una pietra miliare - tutt'altro -, ma se le idee sono la benzina del Cinema e dell'Arte in generale, in Brightburn c'è materiale per fare ancora un pò di strada.


sabato 29 dicembre 2018

Ford Awards 2018 - Le serie



Così come per il Saloon ed i Ford Awards in generale, anche le serie con la loro classifica quest'anno subiscono una drastica ridimensionata assestandosi sulla più classica delle top ten: per questioni di tempo e stanchezza, in realtà, negli ultimi mesi mi sono legato molto più al piccolo che al grande schermo, che è riuscito a regalarmi anche titoli destinati a diventare piccoli o grandi cult: mancano ancora recuperi importanti almeno sulla carta - Narcos, Mayans, Westworld, The handsmaid's tale -, ma se ne riparlerà il prossimo anno. Intanto, per il duemiladiciotto questo è quanto.


N°10: MAKING A MURDERER

Making a Murderer Poster

Sulla scia di lavori come Capturing the Friedmans o The Jinx, sempre grazie a Netflix ho recuperato un documentario che, fosse stato scritto per il grande schermo, sarebbe stato un legal thriller mozzafiato: la vicenda di Stephen Avery, tutt'ora in corso, filmata nell'arco di dieci anni, rappresenta uno dei casi più incredibili di cronaca nera degli States, in bilico tra vendetta, ignoranza, sangue, il nulla e l'addio. Lo stile potrà apparire quasi amatoriale, ma quello che racconta è senza dubbio da brividi.


N°9: BLACK SAILS

Black Sails Poster

Il mio amore per L'isola del tesoro ed il personaggio di Long John Silver non poteva che farmi rimanere una volta ancora ammirato da questa sottovalutatissima versione piratesca di Spartacus, che chiude il suo cammino con una quarta stagione in crescendo e che, personalmente, avrei voluto veder proseguire per almeno un altro paio di annate. 
Lo spirito indomito, selvaggio, crudele e ribelle dei pirati mostrato dall'altro lato della medaglia a fronte dell'ombra del Sistema e dell'Impero che lo rappresentava.


N°8: JEAN CLAUDE VAN JOHNSON

Jean-Claude Van Johnson Poster

Riprendendo quello che fu lo spirito del mitico JCVD sfruttandone la vena più grottesca e comica, Jean Claude Van Damme, uno dei miei idoli d'infanzia nonchè volto mitico dell'action tamarra, torna per raccontare un'assurda vicenda in cui interpreta se stesso rivelando di essere in realtà un agente segreto la cui copertura è proprio quella della star del Cinema. 
Per chi è cresciuto a calci rotanti, un vero e proprio cult: peccato si siano fermati alla prima stagione.


N°7: SEVEN SECONDS

Seven Seconds Poster

Le storie fosche pronte a rivelare tutto il buio dell'animo umano sono tra le mie preferite, quando si parla di crime: e così come avevo adorato The Shield, The Killing e The night of, sono stato conquistato da Seven Seconds, dai ritmi forse più dilatati e blandi rispetto ai titoli appena citati ma potentissimo nel raccontare una vicenda tristissima dalla quale nessuno esce vincitore consegnando al pubblico almeno un paio di charachters memorabili - il detective Fish su tutti -. 


N°6: MANHUNT - UNABOMBER

Manhunt: Unabomber Poster

Sulla scia dello spirito di Mind Hunter dello scorso anno, Manhunt - Unabomber è stata la sorpresa crime degli ultimi mesi: teso, ben raccontato, pronto a mostrare una storia di paura collettiva e solitudine profonda di due facce della stessa medaglia, interpretato bene perfino da Sam Worthington, che pur standomi simpatico di norma non è noto per brillare per qualità attoriali.
Da antologia l'episodio dedicato a Unabomber e al suo passato.

N°5: BOJACK HORSEMAN

BoJack Horseman Poster

L'Hank Moody del post Californication, Bojack Horseman, continua a mietere successi stagione dopo stagione, confermandosi uno dei charachters più interessanti del piccolo schermo e non solo. In attesa di affrontare la nuova stagione, il cavallo alcolizzato che lotta contro la fama e Hollywood rappresenta qualcosa di incredibilmente geniale, divertentissimo e profondamente triste con cui perdersi. Magari bevendo mentre lo si fa.


N°4: THIS IS US

This Is Us Poster

Uno dei serial più fordiani degli ultimi anni e forse di sempre strazia i cuori degli occupanti del Saloon anche con la seconda stagione, confermandosi come una delle opere più emozionanti e coinvolgenti che la televisione abbia da offrire al momento: in attesa di imbarcarci nella visione della terza stagione, i Pearson continuano a solleticare le lacrime anche dei più duri, rivelando finalmente quello che fu il destino del mitico Jack.


N°3: COBRA KAI

Cobra Kai Poster 

Il revival anni ottanta che ha furoreggiato negli ultimi anni porta alla riscoperta di Daniel LaRusso e John Lawrence, rivali nel primo, indimenticabile, Karate Kid, oltre trent'anni dopo: l'ex pupillo di Miyagi è diventato un imprenditore di successo, mentre il bullo del Cobra Kai è un uomo ai margini che vive di lavoretti e serate accompagnate da alcool e solitudine. 
Bravissimi gli autori a giocare su amarcord, divertimento ed un ribaltamento delle parti che mostra l'uomo dietro il "cattivo" dei vecchi tempi ed il peggio del "buono": per chi ha amato ed è cresciuto con il film originale, un must. Per tutti gli altri, un piccolo gioiellino da scoprire.


N°2: HILL HOUSE

Hill House Poster

Mike Flanagan, regista che sul grande schermo ha sempre funzionato per quanto mi riguarda a corrente alterna, trova la sua dimensione migliore sul piccolo, confezionando uno dei titoli che ha furoreggiato nella blogosfera lo scorso autunno e che rappresenta un vero e proprio gioiellino di un genere spesso vituperato e difficile come l'horror.
Incrociando le dinamiche da famiglia disfunzionale in stile Six Feet Under alle vecchie storie di case infestate, Flanagan racconta con grandissima tecnica una storia avvincente e profonda dal primo all'ultimo episodio, esplodendo in particolare con il quinto, La donna con il collo spezzato, un vero gioiello.


N°1: LA CASA DI CARTA

La casa di carta Poster

Se c'è una serie che più di ogni altra ha rappresentato il duemiladiciotto, è senza dubbio La casa di carta. Divenuta rapidamente un cult, pur non rappresentando nulla di davvero nuovo, è riuscita nell'impresa di rielaborare elementi di vari generi rendendoli cult anche quando sguaiati, eccessivi, implausibili: una sorta di Tarantino versione piccolo schermo.
Le vicende del Professore e dei suoi rapinatori sono al cardiopalma dal primo all'ultimo episodio, regalano emozioni, cambi di fronte, tensione, perfino commozione.
In fondo a volte nel "cattivo" troviamo un'umanità imperfetta e pulsante che nel "buono", d'altra parte, non possiamo trovare.


MrFord



I PREMI

Preferito fordiano: John Lawrence, Cobra Kai


Miglior personaggio: il Professore, La casa di carta

Miglior sigla: Bojack Horseman

Uomo dell'anno: Alvaro Morte, La casa di carta

Donna dell'anno: Ursula Corberò, La casa di carta

Scena cult: il Professore e Berlino cantano "Bella ciao", La casa di carta

Migliore episodio: La donna con il collo spezzato, Hill House

Premio ammazzacristiani: la casa, Hill House

Miglior coppia: Daniel LaRusso e John Lawrence, Cobra Kai


Cazzone dell'anno: Denver, La casa di carta

Cattivo dell'anno: Berlino, La casa di carta

lunedì 14 maggio 2018

La casa di carta - Stagione 1 (Netflix, Spagna, 2017)





Quando ero piccolo e mio padre mi portava a dormire, la sera, c'erano due possibilità che si prospettavano come "favola della buonanotte": la prima era la versione ridotta - per ovvie questioni di tempo - dell'Odissea, che culminava - anche se non ci arrivavo praticamente mai - con la storia dello scontro tra Ulisse e Polifemo, la seconda un ninna nanna particolare, probabilmente legata al passato di mio nonno, Bella ciao.
Se escludo le sigle dei cartoni animati o i classici di natale imparate all'asilo e a scuola, credo sia stata la prima canzone che imparai a memoria: ai tempi mi colpiva tantissimo l'idea di questo "partigiano" - che non sapevo cosa fosse esattamente - che decideva di combattere il nemico ben sapendo che poteva morire, ma che in caso l'avrebbe fatto per la libertà e per chi sarebbe venuto dopo di lui.
Un'altra cosa che ha finito sempre per affascinarmi è il confine sottile che esiste tra Ordine e Resistenza, intesi come concetti filosofici più che burocratici o legali, un pò come quello che differenzia chi vive per lavorare e chi lavora per vivere, o chi preferisce il denaro o la libertà.
Del resto i confini, le barricate, le leggi sono tutte linee immaginarie create e poste da noi uomini, che in Natura non avrebbero senso senza la nostra geografia sociale: non a caso, spesso e volentieri, sono i fuorilegge ad affascinarmi, o quegli stronzi che, per dirla come Johnny Cash, paiono vivere per il concetto di "walk the line".
Ho ritrovato entrambe in una serie giunta al Saloon grazie al tam tam della rete, non perfetta ma avvincente e tesa come una corda di violino, piena di sorprese ed apparentemente uscita dalla parte bella degli anni novanta, quelli di Tarantino e de I soliti sospetti, e le ho ritrovate in particolare in due sequenze che hanno rievocato proprio quei concetti: la prima è il ballo che i rapinatori e sequestratori addestrati e guidati dal misterioso Professore - personaggio fantastico interpretato benissimo da Alvaro Morte - improvvisano al primo, vero segnale di possibile riuscita della loro impresa, liberatorio e travolgente, sulle note di Bella ciao; la seconda, sulle stesse note cantate dal Professore e dal suo braccio destro Berlino la notte prima dell'assalto alla Zecca di stato, alternata con un ottimo montaggio al possibile fallimento.
In quei momenti, che si tratti del bambino in me che ascoltava ed imparava quel canto o ammirava quel vecchio bastardo di Ulisse, non ho potuto pensare altro che se fossi stato il personaggio di un film, o di una serie, sarei senza dubbio stato uno di loro.
Perchè Bene e Male sono concetti relativi, anch'essi condizionati dalle convenzioni e dal sistema, e nel corso di questa cavalcata mi sono ritrovato a sorridere amaramente al pensiero che charachters come "Arturito", direttore della Zecca, possano considerarsi "i buoni", quando semplicemente si tratta di vigliacchi senza morale con il solo vantaggio di avere troppa paura per superare certi confini, e in situazioni estreme l'umanità o la crudeltà che portiamo dentro definiscono senza dubbio più di quanto non possa fare qualcosa inventato ad uso e consumo della Società.
Non voglio che tutto questo sia una sorta di idealistico quanto irrealistico sfogo contro la società da pseudo ribelle istituzionalizzato, ma l'elogio di un'opera che porta in scena un'umanità dirompente, passionale, caliente - per usare un termine spagnolo -, che anche nelle piccole cose - i messaggi vocali lasciati da Anjel a Raquel in segreteria, che passano dall'amore alla rabbia - rende benissimo tutta la gamma di sentimenti che possiamo provare, vivere, e che abbiamo il dovere, da qualunque parte ci si trovi del confine invisibile, di difendere.
Perchè quello che viviamo, a prescindere dalla carta in torno, è carne e sangue, e gioia, e voglia di riscatto o di rivalsa o di rivolta, è cattiveria, è generosità, spensieratezza, vigliaccheria, coraggio, follia, qualsiasi cosa possa mettervi i brividi possiate immaginare.
E La casa di carta mette i brividi.
Un pò come quando, da piccolo, ascoltavo Bella ciao prima di dormire e sognavo di essere partigiano.



MrFord




 

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