Settimana di ripresa per le visioni, qui al Saloon, complice l'avvicinarsi delle ferie estive, delle serate da ventilatore puntato e cocktail ghiacciato e della voglia di staccare tipica del periodo: grande o piccolo schermo, a questo giro ce n'è per tutti, anche se, come stagione impone, la leggerezza viene orgogliosamente prima di profondità e autorialità.
MrFord
BALLERS - STAGIONE 4 (HBO, USA, 2019)
Se qualcuno, ai tempi in cui approcciai Ballers la prima volta, mi avesse detto che il serial legato a doppio filo al mondo del football professionistico con Dwayne Johnson - The Rock per gli amici e appassionati di wrestling - come protagonista nel ruolo di una sorta di versione un pò più stronza di Jerry Maguire sarebbe arrivato alla quarta stagione, avrei riso forte.
E invece eccoci qui, di fronte ad un prodotto che, pur non toccando vertici altissimi, continua a consegnare al pubblico una base solida e ottimi spunti, dalle luci ed ombre del suo main charachter al ruolo ormai consolidato di nuovo Charlie Runkle della sua "spalla" Joe, dai capricci degli atleti alle riflessioni sempre attuali sulle differenze razziali e sulla lotta di classe.
Una quarta stagione partita in sordina che decolla con due episodi conclusivi degni dei momenti migliori di un titolo che, per quanto di nicchia, continua a testa alta e spalle larghe in barba agli ambienti più o meno altolocati in cui si trova a doversi districare: in pieno stile Spencer Strasmore.
LA CASA DI CARTA - STAGIONE 3 (Netflix, Spagna, 2019)
Alle spalle due stagioni che hanno segnato l'immaginario collettivo, tornano il Professore e i rapinatori de La casa di carta, come di consueto eccessivi, ribelli, contro il Sistema o, forse, al servizio di loro stessi: le regole non sono cambiate, si recupera Berlino per alimentare il fuoco sacro dei fan, si inseriscono nuovi charachters potenzialmente molto interessanti - si è scritto tanto di Palermo, ma Bogotà è il mio personale nuovo favorito -, si costruisce su basi apparentemente instabili per generare desiderio del prossimo episodio - o della prossima stagione - e finire per coinvolgere anche i più scettici, quasi tutto fosse un "bum bum ciao" che si trasforma nella cotta della vita grazie a due cliffhanger che in modo decisamente bastardo incollano già allo schermo per il quarto giro di giostra.
La perfezione sta da tutt'altra parte, ma senza dubbio il cuore e l'istinto, con un pò di furberia, ci sono tutti, e per uno come me è una partita già vinta: gli si potrebbe fare le pulci, ma non sarebbe il caso, e certo non è il luogo. Anche perchè non c'è dubbio che è sempre più facile, in questo gioco di ribaltamento, scegliere da che parte stare.
X-MEN: DARK PHOENIX (Simon Kinberg, USA, 2019, 113')
Alle spalle la buona partenza de L'inizio e l'ottimo Giorni di un futuro passato, ma anche la mezza delusione di Apocalypse, i nuovi X-Men che in realtà dovrebbero precedere in linea temporale i vecchi giungono ad un probabile ultimo capitolo dedicato ad uno dei loro personaggi cardine, Jean Grey: le premesse potrebbero anche essere interessanti, peccato che vengano commessi errori a catena in grado di limitare la portata di quello che avrebbe potuto essere una buona alternativa ai più mainstream figli dell'MCU. Dal discostarsi netto e poco sensato dalla linea temporale che pareva portare ai suddetti titoli "vecchi" dedicati agli Uomini X all'esclusione troppo rapida dei due charachters più importanti e di spessore, la Raven di Jennifer Lawrence e il Quicksilver di Evan Peters, un gruppo di villains senza arte né parte, i soliti litigi da vecchia coppia di Xavier e Magneto, una confusione di fondo che pone interrogativi a proposito del perchè sia stato realizzato questo capitolo, budget a parte - missione fallita, considerati gli incassi -, questo Dark Phoenix funziona ed avvince davvero pochino, e rappresenta senza dubbio un'occasione sprecata.
Certo, si può guardare. Ma difficilmente se ne ricorderà qualcosa.
L'ANGELO DEL MALE - BRIGHTBURN (David Yarovesky, USA, 2019, 90')
Scelto quasi a caso in una serata da relax estivo e neuroni zero, per quanto logicamente criticabile sotto molti punti di vista - ma abbiamo già visto con La casa di carta che non è questo il momento della logica - Brightburn è stato una sorpresa: prodotto dal James Gunn che sta facendo un gran bene all'MCU, questo horror supereroistico ha finito per ricordarmi i primi lavori di Shyamalan prima che si bevesse il cervello, con un piccolo Paul Dano alieno nel ruolo di Superman psicopatico che prima regala la felicità ai suoi genitori terrestri e dunque diviene il loro - ma non solo - incubo peggiore.
Gestione del tempo e della consequenzialità a parte - alcune situazioni sono veramente al limite -, ho trovato diverse buone idee all'interno del lavoro di Yarovesky, la giusta dose di violenza ed una sorta di rappresentazione estremizzata della spaccatura che, tra pubertà e adolescenza, si crea tra genitori e figli, condita da un finale inaspettato e davvero interessante, specie in prospettiva di un ipotetico aggancio per sequel o spin off.
Non saremo di fronte ad una pietra miliare - tutt'altro -, ma se le idee sono la benzina del Cinema e dell'Arte in generale, in Brightburn c'è materiale per fare ancora un pò di strada.
- Quattordici anni fa, all'uscita del primo Gli Incredibili, rimasi folgorato dalla consueta perfezione del comparto tecnico Pixar messo al servizio di un regista che mi aveva colpito da tempo con lo splendido Il gigante di ferro, e che mostrava di amare la fantascienza e l'avventura classiche figlie degli anni cinquanta e sessanta ed i fumetti di supereroi, Brad Bird. Sono contento che il tempo non abbia reso meno interessante e di qualità questo sodalizio artistico.
- Ho letto diverse recensioni, in questi giorni, che lamentavano troppa linearità e classicità nel racconto, quasi l'impronta Disney ed il fatto che, per natura, i sequel mostrano sempre il fianco rispetto alla sorpresa degli originali pesassero come una condanna: a mio parere, invece, Gli Incredibili 2 si presenta per scelta come un racconto di stampo classico che ha nella sua classicità anche il suo bello, un pò come è stato di recente per Solo.
- Il già citato comparto tecnico Pixar è sempre pazzesco, dalle "location" al lavoro sui dettagli delle tute dei supereroi: quando si tratta di Cinema d'animazione non realizzato a mano, credo non esista una realtà come quella della costola Disney in circolazione.
- In barba alla linearità della trama ed alla facile intuizione a proposito dell'identità del "cattivo", i riferimenti alla Famiglia ed al rapporto tra genitori e figli risulteranno sicuramente veri, profondi ed interessanti per tutto il pubblico adulto, che finirà per immedesimarsi in un Mr. Incredibile stremato dalle incombenze domestiche e sosterrà come un padre o una madre orgogliosa la riscossa guidata proprio dalle "nuove generazioni" nel finale.
- Sempre spassoso il personaggio di Edna, la sarta dei super, ma la vera star della pellicola è senza dubbio Jack Jack, motore inesauribile di risate e smorfie impagabili nonchè sorpresa continua rispetto ai superpoteri: dalla lotta con il procione al confronto con i nemici "veri", il più piccolo di casa Parr è destinato a diventare l'idolo del pubblico come ora lo è per i Fordini, che all'uscita dalla sala per tutta la sera hanno continuato senza sosta ad imitarlo.
- In barba ai pregiudizi dei radical antidisneyani e pixariani, grazie a Jack Jack e alla cura nella resa del prodotto, le probabilità, dati gli incassi, della realizzazione di un terzo capitolo della saga di questa famiglia tanto super da apparire splendidamente normale sono a mio parere - così come, credo, dei vertici commerciali di Mamma Disney - molto alte.
- Molto emozionante e piacevole anche il corto "Bao", che precede la pellicola: non siamo ai livelli dell'Agnello rimbalzello o di Partly Cloudy, ma la tradizione di queste piccole chicche pixariane procede su ottimi binari.
- Gli Incredibili 2, a conti fatti, rappresenta il film perfetto per la Famiglia intesa come nucleo e come concetto: divertimento, sentimenti, azione, risate e bellezza per gli occhi condensati in due ore che volano ed accontentano chi si è appena affacciato alla meraviglia del Cinema e della Vita e chi, invece, comincia a vedere entrambi attraverso gli occhi dei piccoli "super" che rumoreggiano per casa.
Come ogni anno, e pur affrontando forse i dodici mesi peggiori della blogosfera che possa ricordare in termini di visite, commenti, entusiasmo dei suoi abitanti, l'intramontabile gruppo di F. I. C. A. anche per questa caldissima estate duemiladiciotto ha riportato sugli schermi Notte Horror, iniziativa tra le più amate di noi vecchi cinefili della rete. Pur se con un lieve ritardo rispetto alle ventitre preannunciate dal programma, anche il Saloon risponde presente rispolverando un vecchio titolo firmato da quello che, oggi, è considerato un mostro sacro: David Cronenberg.
Fatta eccezione per gli stanchi lavori più recenti, ho sempre considerato David Cronenberg come uno dei cineasti più importanti che il Nordamerica abbia regalato alla settima arte, autore di cult assoluti e noti come La mosca, Videodrome e Crash, gioelli meno noti - Inseparabili - e veri e propri Capolavori - A history of violence e La promessa dell'assassino -: il lavoro del regista canadese, legato a doppio filo alle mutazioni ed agli estremi, fossero essi fisici o mentali, ebbe inizio e si sviluppò grazie all'incontro tra horror, thriller e sci-fi delle sue prime opere, tra le quali spicca senza dubbio Scanners, amatissimo da una parte della critica di nicchia e degli appassionati che consolidò la fama dell'allora non così noto David e lo lanciò verso una carriera di successi.
Ricordavo poco di questa pellicola che ai tempi, per l'appunto, di Notte Horror, rividi diverse volte accanto a mio fratello, che credo la ami alla follia ancora oggi, fatta eccezione per il mitico Michael Ironside, caratterista che per quanto mi riguarda è un simbolo di un certo tipo di personaggi nei film "di paura" anni ottanta e novanta: senza dubbio tutti i semi della ricerca di Cronenberg sono presenti, così come l'idea di un futuro distopico come allora poco ancora si immaginava, legato ad un immaginario che pescava tra le altre cose dai fumetti - in un certo senso, gli Scanners possono essere associati ai mutanti Marvel - e trasformava in angoscia l'idea di avere un "superpotere" - quello che accadrà poi con il già citato La Mosca qualche anno dopo -.
Senza ombra di dubbio, per quanto valido e piacevole da riscoprire come un oggetto vintage, Scanners appare però prigioniero della sua epoca - se non addirittura degli anni settanta -, quasi datato se filtrato attraverso gli occhi e la realtà attuali, ben più smaliziati a prescindere dagli effetti, l'atmosfera ed i costumi: la visione, dunque, diventa d'affetto o "di storia" se intrapresa da appassionati o studenti di Cinema, interessante se affrontata con lo spirito dell'amante della settima arte e del percorso di un regista che, nonostante il declino degli ultimi anni, è senza dubbio da considerarsi grande, ma assolutamente nemica del pubblico attuale o comunque meno legato a titoli che non siano popcorn movies o proposte disimpegnate da weekend.
Certo, Ironside con quell'espressione che ricorda Jack Nicholson è un cattivo d'eccezione, le teste che esplodono a seguito dei poteri degli Scanners rendono molto bene l'idea del concetto di splatter che Cronenberg non ha mai nascosto di amare, la tensione e l'utilizzo della corporazione come organo di controllo e potere ha sempre il suo fascino - mi ha ricordato l'atmosfera di un altro grande film del regista, La zona morta -, eppure perfino questo vecchio cowboy ha patito almeno in parte gli anni che cominciano a pesare sulle spalle di questo lavoro, un pò come quando si ascolta un disco che un ventennio prima si è consumato e che, ripreso a distanza, pare incapace di regalare le stesse emozioni.
Ma il bello di Notte Horror è anche questo: un pò di sana, vecchia nostalgia fuori tempo massimo per quei momenti magici in cui pare che il tempo si fermi e non possa mai andare avanti.
Quei momenti che si vivono solo da bambini, quando ci si copre gli occhi ma si tiene sempre uno spiraglio aperto per avere il gusto del brivido.
E che, da adulti, si possono rivivere solo attraverso i catalizzatori di quei ricordi.
Aver costruito, negli anni, una nutrita videoteca anche rispetto alle pellicole d'animazione sta rappresentando una sorta di bacino dal quale il Fordino - e la Fordina con lui - pesca a piene mani quando si tratta di abbandonare le rassicuranti visioni reiterate centinaia di volte ed avventurarsi in una nuova avventura.
E' stato così, di recente, per Bolt, sottovalutato titolo canino - ma non solo - tra i primi a limare la distanza che, una dozzina d'anni fa, correva tra la Disney e la sua costola Pixar anche grazie alla presenza nel ruolo di produttore esecutivo di John Lasseter, padre dello studio che ha regalato a tutti gli appassionati e non Toy Story e compagnia.
Per quanto semplice, diretto e prevedibile possa essere considerato - ricalca appieno lo stile Disney dell'avventura di formazione ricca di inseguimenti e scene d'azione, realizzate peraltro molto bene -, Bolt rappresenta il punto di partenza del percorso di due registi che negli anni successivi, grazie a Rapunzel ed al più recente Zootropolis, si sono imposti come tra i più importanti della scuderia della grande D: l'idea, poi, del cane star di una serie televisiva - strizzata d'occhio non da poco a quello che, nel duemilaotto, ai tempi dell'uscita in sala, era un fenomeno in piena espansione - tenuto all'oscuro della realtà e convinto di avere strepitosi superpoteri separato dalla sua padroncina nonché compagna sul set e deciso a raggiungerla attraversando gli States da New York fino a Hollywood, è vincente fin dalle prime sequenze, e regala momenti a loro modo profondi ed altri clamorosamente divertenti - la fuga dal canile è un gioiellino, e ancora oggi, dopo averla rivista almeno una ventina di volte, rido tanto quanto la prima -, oltre ad un punto di vista diverso per un charachter che, se privato di questa "caduta" verso la normalità, sarebbe stato decisamente più piatto e banale.
Perfette anche le due spalle del protagonista, la cinica gatta Mittens e l'esplosivo Rhino, pronte a supportare e rendere tridimensionale Bolt, che passa dall'essere un fastidioso superbuono supervincente allo status di outsider bisognoso del supporto di chi sta al suo fianco.
La rappresentazione, poi, del mondo animale reso come una metafora di quello umano - dai due gatti attori pronti a bersagliare Bolt a causa della sua convinzione a proposito dei superpoteri ai piccioni presenti nelle varie città - rappresenta un altro seme di quello che abbiamo visto tutti sbocciare nel già citato Zootropolis, ed in questo caso è sempre interessante notare quanto sia importante per un autore crescere e maturare, e regalare dunque al pubblico prodotti sempre migliori.
Inutile dire che sia bastata una sola visione per far innamorare del personaggio i Fordini, con AleLeo che ora fa il cane abbaiando e correndo per la casa e Becca ipnotizzata soprattutto dalla colonna sonora vagamente country - Penny, la padroncina umana di Bolt, in originale è doppiata da Miley Cyrus, che canta il pezzo portante del film in duetto con un John Travolta, voce del cane supereroe, in grande spolvero dietro un microfono -: una vera manna dal cielo anche per noi vecchi, che almeno per qualche tempo potremo evitare l'ennesimo passaggio di Madagascar o Kung Fu Panda sui nostri schermi e respirare almeno fino a quando anche Bolt diventerà un "must see".
La trama (con parole mie): approfittando della lotta che vede protagonisti Plankton e Krusty Krab, un diabolico pirata dedito a raccontare storie ai gabbiani ruba la formula segreta per la realizzazione dei Krubby Patty, alimento principale della popolazione di Bikini Button, per farne un piatto vincente sulla Terra. A questo punto il curioso e colorato mondo in fondo al mare si trasforma in una vera e propria versione dell'Apocalisse, e mentre la popolazione impazzisce a causa della mancanza degli stessi Krubby Patty, Spongebob ed i suoi amici, insieme all'avversario Plankton, dovranno fare fronte comune per cercare di capire chi si cela dietro la sparizione della formula e fare tutto quello che è in loro potere per recuperarla: perfino giungere per la prima volta sulla terraferma con superpoteri donati da un delfino spaziale e lavorare come un team.
Prima della visione di Spongebob - Fuori dall'acqua, conoscevo lo spugnoso personaggio solo grazie al successo della sua serie animata ed al culto - apparentemente assurdo ed immotivato - che alcuni nerd alternativi professavano proprio in riferimento al giallo e scombinato charachter.
Ora, alle spalle quest'esperienza assolutamente unica e surreale, posso dire di comprendere i motivi di tale curiosa ed insolita passione: Spongebob e la sua truppa sono, infatti, protagonisti di una storia e di un mondo attraversato da sprazzi di assoluta genialità, surrealismo ed assurdità assortite che non è possibile descrivere o rendere al meglio senza averle vissute sulla pelle dalla prima all'ultima.
Senza dubbio il lavoro di Paul Tibbit non è per tutti, a partire dai più piccoli - che probabilmente non coglieranno tutte le sfumature, le citazioni, i giochi metacinematografici messi in scena dall'allegra brigata marina capitanata dalla spugna più famosa del piccolo e ora anche grande schermo - fino al pubblico adulto - che in parte bollerà questo coloratissimo trip come robetta da bambini, errore che ho commesso anche io in principio, ed in parte troverà assolutamente ridicoli e grotteschi alcuni passaggi, se non la maggior parte -: eppure, riuscendo ad andare oltre le difficoltà che offre una visione assolutamente grottesca dal primo all'ultimo fotogramma, ci si trova di fronte ad una vera e propria chicca, un instant cult che mescola la fascinazione dei cartoni animati di natura disneyana, l'ottovolante dopato degli anni ottanta senza risparmiare per questo colpi proibiti neanche fossimo centrifugati attraverso i nineties, gli action e gli anni zero insieme.
A fare da collante nonchè parafulmine trash del tutto un Banderas pronto a gigioneggiare sbeffeggiando Jack Sparrow che è una vera chicca, simbolo della rinascita degli ultimi anni - nonostante i tristissimi spot del Mulino Bianco - dell'attore spagnolo, attivo su più fronti e pronto a sperimentare anche cose insolite come questa: ma i veri protagonisti sono Spongebob e i suoi, esilaranti in ben più di un momento ed in grado di condurre per mano il pubblico attraverso sequenze a dir poco strepitose come il viaggio all'interno del cervello dello stesso Spongebob intrapreso dal suo "nemicoamico" Plankton, un trip psichedelico allo zucchero filato con tanto di strepitosa citazione di Shining che pare essere uscito dal Terry Gilliam dei tempi migliori.
E proprio ripensando al regista di Brazil, effettivamente l'approccio di Tibbit e di questa divertentissima e caotica avventura pare proprio quello che guidò, ormai trent'anni or sono, i Monty Phyton, sempre in bilico tra divertissement puro, intrattenimento a trecentosessanta gradi ed una certa satira sociale che nessuno si preoccupa di celare più di tanto.
Una visione, dunque, che a conti fatti rappresenta una delle sorprese più gradite di questo inizio anno, una rivelazione in tutto e per tutto che a questo punto mi costringe ad un approfondimento rispetto a Spongebob e soci, personaggi irresistibili e caricaturali in grado di far riflettere anche nei momenti di più sbragato nonsense neanche fossero i Simpson dei tempi d'oro: se, inoltre, a questo si aggiungono un paio di riferimenti pittorici notevoli ed un finale action neanche fossimo catapultati in una versione molto, molto caricaturale degli Avengers, il gioco è fatto.
Ora voglio anch'io essere parte del team della spugna più gialla di tutti i mari ed ingozzarmi di Krubby Patty come se non ci fosse un domani.
MrFord
"Let's go surfin' now
everybody's learning how
come on and safari with me
(come on and safari with...)"
La trama (con parole mie): i ragazzi del Community service alle prese con i pro ed i contro dei poteri giunti con la tempesta che sconvolse il loro - e non solo - mondo un anno prima continuano il percorso che li porterà, infine, a lasciarsi per sempre alle spalle le tute arancioni con le quali hanno convissuto nel corso dei mesi più strani ed importanti delle loro vite. E mentre Rudy approfondisce il suo rapporto con Rudy due ed inizia una relazione con Jess, Finn conferma la sua posizione di sfigato cronico, mentre Abbey scopre la passione per le tartarughe ed Alex il barman deve fare i conti con la nuova missione di scopatore per emergenze legate ai poteri.
C'era una volta, qualche anno fa, un serial assolutamente innovativo che fu una vera e propria tempesta nel panorama offerto dal piccolo schermo, e che azzeccò due stagioni d'apertura a dir poco clamorose, che fecero gridare al miracolo l'intera blogosfera: con l'abbandono della sua indiscussa star, però, le cose non si misero bene, tanto che la terza e la quarta stagione non furono che la copia sbiadita delle due mirabolanti e già citate prime annate. Fu dunque annunciata la quinta - e conclusiva - season quasi si volesse chiudere prima di svaccare completamente. Una scelta che, onestamente, ho trovato decisamente sensata. Perchè Misfits, orfano di tutti i suoi componenti originali, è riuscita - malgrado una sceneggiatura spesso e volentieri pessima - a chiudere i conti con il suo pubblico senza troppo sfigurare, di fatto presentandosi come un prodotto d'intrattenimento senza troppe pretese in grado di regalare, di tanto in tanto, perfino qualche perla. E se Rudy, ormai veterano, fa del suo meglio in questo campo spalleggiato dallo sfigatissimo quanto divertente Finn, le vere star di questo addio sono senza dubbio Alex detto "handsome barman" e l'impareggiabile Probation worker, senza dubbio il charachter più riuscito dai tempi dell'indimenticato Nathan. Le espressioni di furia e l'animo gay del suddetto - unite ad alcune performance sessuali ardite di Alex - hanno reso meno desolante l'uscita di scena di una proposta che soltanto tre anni fa entrava prepotentemente a far parte dell'immaginario collettivo del Saloon quasi si trattasse di una promessa potenzialmente in grado di raggiungere le vette dell'Olimpo delle serie tv: promessa senza dubbio non mantenuta, eppure non crollata miseramente - ma, forse, perchè in realtà il tracollo era già avvenuto - come è stato, ad esempio, per un altro nome illustre come Dexter. Senza contare True blood. Probabilmente, anzi, se gli autori si fossero concentrati maggiormente sullo script - evitando scivoloni come l'ignorare completamente il rapporto tra Abbey e la sua tartaruga Mark tornata umana, portato avanti per l'intera stagione e poi accantonato come se nulla fosse o l'imbarazzante per logica ultimo episodio - la chiusura si sarebbe rivelata perfino migliore delle due stagioni precedenti, nonchè unica a riuscire ad avvicinarsi in qualche modo ai fasti del passato. Non sapremo mai se il peggioramento progressivo ed inesorabile della qualità di scrittura di questa proposta fu originato dalla sete di successo che colse chiunque vi avesse preso parte al principio, ma la sensazione è quella di uno studente che, presa coscienza delle sue potenzialità, abbia finito per sedersi sulle stesse lasciando libero sempre più raramente il suo talento: il Probation worker ed Alex ne sono la prova almeno quanto alcuni passaggi pericolosamente - e splendidamente - in bilico tra il trash ed il geniale, che fanno soltanto venir voglia di menare bottigliate come se piovessero a causa della grande occasione che si è sprecata con questi giovani disadattati in cerca di una collocazione per loro ed i bizzarri poteri che si portano dietro. Ad ogni modo, è tardi per recriminare, dunque, fosse anche solo per affetto, saluto con un brindisi e qualche battutaccia - possibilmente volgare - i giovani in arancione, che nel bene e nel male hanno saputo prendersi una bella fetta d'attenzione in questi anni, anche se, a conti fatti, le delusioni sono state ben più consistenti delle soddisfazioni ed il talento non è stato certamente all'altezza dell'ambizione - almeno inizialmente - espressa. MrFord "The conversating this place is heaven I put on lipstick the price is what?" The Rapture - "Echoes" -
La trama (con parole mie): al
buon, vecchio Community Center le cose non sono più quelle di una
volta. C'è un nuovo sorvegliante, un tipo tosto e ruvido che pare non
avere alcuna intenzione di morire come tutti quelli che l'hanno
preceduto, e accanto a Rudy ormai non c'è più nessuno dei ragazzi che
assistettero alla tempesta che diede i poteri a loro e a molti altri in
città: ora troviamo Alex il barista con il suo segreto inconfessabile,
la riservata Jess ed il timido ed impacciato Finn, in attesa che una
suora e la disinibita e priva di memoria Abbey non giungano a
sconvolgere una realtà già di norma molto fuori dalla norma.
Per
il resto avremo modo di incrociare il cammino di padri naturali e non,
conigli assassini, acidi, psicopatiche dalla sete di vendetta ed un pò
di rimembranze zombie legate a quello che è il nuovo, vecchio potere di
Curtis.
Riusciranno i sempre più casinisti Misfits a reggere all'urto?
Ricordo
quando, un paio d'anni fa in questo periodo, in casa Ford ci si divorò
praticamente in un sol boccone le prime due incredibili, geniali,
incontenibili stagioni di questa serie: fu una vera e propria
rivelazione, un fulmine a ciel sereno portato a segno dal folle ed
indimenticato Nathan e supportato da una colonna sonora pazzesca,
personaggi perfetti, ironia, dramma, splatter, sesso e profonda
intelligenza.
Poi,
l'irreparabile - o quasi -: Robert Sheehan, il mitico ed appena citato
Nathan, molla la serie confidando in un futuro attoriale che ancora pare
non essersi concretizzato.
L'arrivo
del Rudy di Joseph Gilgun nel cast parve poter almeno parzialmente
distrarre gli spettatori dal fatto che la serie avesse ormai preso una
brutta, bruttissima china, ma neanche il tempo di poter sperare comunque
ed una manciata di episodi decisamente inferiori a quelli che avevano
reso Misfits la rivelazione degli ultimi anni - e che finirono per
portare alla dipartita di altri due tra i protagonisti, Simon e Alisha -
diede al pubblico - e al sottoscritto - la certezza che le cose non
sarebbero mai più state le stesse.
Ora
come ora questa è una serie che si può guardare senza alcuna
aspettativa, ma che resta confinata nello standard adolescenziale senza
acuti che può offrire MTV, andando a rimpolpare le fila delle serie
"sgonfiate" facendo compagnia ai vari Glee, True blood, Dexter: nomi che
un tempo parevano intoccabili e che ora galleggiano malamente sull'onda
di vecchi successi instillando il dubbio che forse sarebbe stato meglio
chiudere baracca e burattini all'apice del successo piuttosto che
continuare tirando i remi in barca.
Tanto
per rendere bene l'idea, ero partito deciso per affibbiare anche alla
creatura di Howard Overman le sonore bottigliate che ho destinato di
recente anche al mio affezionatissimo Dex, ma ho trovato questa stagione
così anonima per la maggior parte del tempo da risultare inadatta
perfino rispetto all'idea di destinarle i miei colpi più duri: il
vecchio Rudy - ormai l'unica colonna della serie - tenta disperatamente
di tappare i buchi, ma nonostante l'utilizzo del promettente Finn come
spalla poco resta dell'originalità che fu l'asso nella manica di questo
titolo al suo esordio.
Gli
autori non osano più - esempio lampante l'episodio dedicato al coniglio
assassino, partito fortissimo e spentosi in una bolla di sapone -, si
ride poco e male, sono ormai un ricordo lontano la componente horror
così come quella davvero sconcia, i poteri dei protagonisti non vengono
quasi mai sfruttati, le sottotrame sono a tratti imbarazzanti - la
questione di Alex e del suo cazzo è davvero poca, poca roba - ed i nuovi
Misfits non hanno neppure lontanamente il carisma degli originals.
Certo,
il rapporto di Finn con il ritrovato padre e la sorellastra e la new
entry Abbey risollevano almeno parzialmente il risultato complessivo, ma
è evidente anche dal season finale con i quattro cavalieri
dell'Apocalisse in BMX - copiatura spudorata del look del Simon del
futuro che imperversò nel corso delle prime due stagioni - che ormai non
si sappia più dove sbattere la testa, e che una chiusura repentina in
questo momento suonerebbe come una ritirata cancellando, di fatto, anche
il successo delle annate uno e due, assolutamente meravigliose.
Misfits
si ritrova, dunque, prigioniera così come Simon ed Alisha di un
paradosso temporale dal quale è pressochè impossibile fuggire, a meno di
un miracolo giunto a salvare capra e cavoli e a ridare lustro ad un
titolo che non avrei definito in altro modo se non imperdibile ridotto a
mero riempitivo in attesa di altri decisamente più convincenti -
qualcuno ha detto Spartacus!? -.
C'è una sola soluzione, per questo.
Un solo nome.
Nathan.
Senza di lui al timone - olandese, magari - di questa nave, siamo destinati ad un triste naufragio.
MrFord
"You were working as a waitress in a cocktail bar
when I met you
I picked you out, I shook you up
and turned you around
turned you into someone new
now five years later on you've got the world at your feet
success has been so easy for you
but don't forget it's me who put you where you are now
and I can put you back down too."
La trama (con parole mie): Andrew, Matt e Steve sono tre liceali dai destini apparentemente molto diversi. Il primo è un ragazzo timido e chiuso, un weird guy dalla madre morente ed il padre ex pompiere violento e alcolizzato, il secondo il cugino cool del primo, sempre pronto a spronare il brutto anatroccolo della famiglia a tirarsi fuori dal guscio anche per farsi bello.
Il terzo, invece, è il tipico vincente: candidato rappresentante d'istituto, sportivo, di successo a scuola e con le ragazze.
Quando, nel corso di un rave, una misteriosa scoperta regala loro dei superpoteri legati alla telecinesi, i ragazzi divengono inseparabili, e si esercitano documentando il tutto su videocamera affinando sempre più le loro abilità, passando dall'assemblare comunissimi Lego per arrivare a volare e progettare di viaggiare in tutto il mondo.
Ma "da un grande potere derivano grandi responsabilità", e sarà proprio questo l'inizio del disastro.
Sono passati ormai dieci anni tondi tondi dall'esordio cinematografico dello strabiliante primo Spider Man firmato Sam Raimi, quello che fu la pietra angolare di una vera e propria rivoluzione nell'ambito dei film di supereroi: dall'esplosione della Marvel culminata con il recente Avengers ai celebratissimi Batman targati Christopher Nolan, il genere ha originato un vero e proprio boom in grado di portare alla realizzazione di pellicole "contro" come Kickasse Super e molti titoli decisamente poco degni anche e soprattutto di una distribuzione su larga scala.
Anche il piccolo schermo ha reso omaggio al concetto di supereroe, dalla meteora Heroes al mitico - almeno per le prime due stagioni - Misfits, cercando nel suo piccolo di innovare una tradizione che rischiava di divenire stantìa e poco stimolante per autori e spettatori.
E' proprio da quest'ultimo che prende spunto Josh Trank - giovanissimo regista da tenere d'occhio, classe 1985 - per questo suo Chronicle, che pare mescolare le idee della corrente alternativa della sci-fi in stile District 9 con l'irriverenza di Nathan e soci: partendo dall'idea del finto documentario - tutto è girato con la camera a spalla come fosse una ripresa amatoriale, in bilico tra il fastidio che questo approccio può provocare nello spettatore ed idee metacinematografiche notevoli come il dialogo tra Andrew e la madre in cui il ragazzo risponde alla domanda "Chi ci sta guardando?" con "Milioni di persone in tutto il mondo, mamma": geniale - il regista ci porta a riflettere sull'annosa questione del "da grandi poteri derivano grandi responsabilità" che fece la fortuna proprio dei personaggi Marvel - i cosiddetti "supereroi con superproblemi" - mostrando l'effetto che l'essere di fatto superuomini può avere su tre adolescenti diversi tra loro, legati proprio dal potere acquisito da un'amicizia tanto stretta quanto potenzialmente rischiosa.
Interessante, in questo senso, vedere la nuova condizione dei tre giovani influenzarli ribaltando di fatto quelli che sono i loro ruoli all'interno della spesso crudele società dell'high school portando Andrew ad una progressiva esplosione dovuta alla rabbia accumulata in anni di soprusi vissuti tra le mura domestiche e quelle della scuola, più forte anche della meraviglia per le abilità acquisite e della vicinanza di Matt e Steve, il primo più attento a contenere e responsabilizzare gli altri due ed il secondo stregato dall'aspetto ludico dei suoi poteri - tutti e tre gli interpreti, giusto per non farsi mancare nulla, funzionano e anche bene -.
Se, però, da un lato la sceneggiatura non brilla per originalità spiccata - fin dal principio abbiamo chiara l'escalation che minerà la solidità del gruppo - e specialmente nella seconda parte tende a perdersi almeno in parte e la regia spesso appare confusionaria - non tutti sono in grado di realizzare cose pregevoli con lo stile da mal di mare del mockumentary -, il comparto tecnico è davvero notevole, dalla messa in scena - il production designer, del resto, è Stephen Altman, figlio del grande Robert - agli effetti, assolutamente prodigiosi sia nella resa dei poteri dei ragazzi sia sulle conseguenze degli stessi rispetto all'ambiente circostante.
La cosa più interessante, però, è e resta la riflessione che l'intera pellicola stimola nello spettatore, quasi ci trovassimo di fronte ad una versione più matura - nonostante l'età dei protagonisti - e decisamente meno sguaiata e tamarra di Hancock, in cui personaggi con talenti ed abilità straordinarie trovano in loro stessi i nemici peggiori che potrebbero esistere, schiacciati dalla consapevolezza di essere arrivati - come riflette lo stesso Andrew - ad un nuovo stadio evolutivo.
Come se non bastasse, la sensazione di vuoto di cui si parla dai tempi della famigerata generazione x pare trovare terreno fertile in questi figli del nuovo millennio soffocati dal concetto di reality e da social network sempre più "in presa diretta", senza avere un indirizzo preciso sul quale puntare le proprie giocate, se non la fuga - il filo conduttore del viaggio fino ai confini del mondo da loro conosciuto, il Tibet, in cui monaci imparano a governare se stessi grazie alla meditazione e alla ricerca della pace interiore -.
Niente di nuovo sotto il sole, eppure un niente di nuovo che ribolle energia e voglia di spaccare tutto, quasi il regista volesse ricordarci quello che si prova quando ci si affaccia sulla vita da adulti - con tutti i suoi pro e contro - e si crede di poter controllare tutto: il fatto è che non esiste alcun potere in grado di permetterci di controllare davvero soprattutto noi stessi.
E Andrew, Matt e Steve, con i loro scherzi ed i loro voli a perdifiato, sono i primi a (non) saperlo.
Come tutti i ragazzi della loro età.
MrFord
"The faster we're falling,
we're stopping and stalling.
we're running in circles again
just as things were looking up
you said it wasn't good enough.
but still we're trying one more time."
La trama (con parole mie): la rocambolescaconclusione della scorsa stagione aveva lasciato i più strani e casinisti tra i giovani sulla via della redenzione del community service con nuovi poteri ed orfani del paladino Nathan, partito per gli States in cerca di fortuna con fidanzata e figlio della stessa a carico.
A riempire questo vuoto - o a cercare di farlo - giunge Rudy, curioso personaggio dall'altrettanto curiosa ed ambivalente abilità, mentre Seth - lo spacciatore di poteri - pare avvicinarsi sempre più a Kelly e ai "buoni": attorno, nel frattempo, nuove minacce e ritorni non sempre piacevoli dal passato saranno pronti a rendere complicata quanto basta la vita di questi insoliti "supereroi".
Alla fine, i timori che suscitò il primo episodio si sono rivelati purtroppo fondati.
Dopo Glee, anche Misfits pare avviarsi ad un inesorabile declino in grado di trasformare una serie fresca ed innovativa in qualcosa che pare proprio una visione come tante altre.
Certo, poteva andare molto peggio, ed un tentativo di salvare tutto il salvabile è stato evidente fino alla fine, ma una certa povertà di idee di fondo, così come la notizia dell'abbandono da parte di Iwan Rheon ed Antonia Thomas - rispettivamente Simon ed Alicia - giunta in contemporanea alla conferma della quarta stagione danno l'impressione che quella che pareva la serie più incredibile e travolgente dai tempi di Lost si stia trasformando in un Titanic che, con l'abbandono di Robert Sheehan - l'insostituibile Nathan - aveva già conosciuto la pesante carezza del suo iceberg.
Il fardello pesantissimo dei fuoriclasse si è dunque abbattuto sugli autori, che dal principio di questa nuova stagione si sono rivelati inadatti a caricarsi sulle spalle la responsabilità data dal grande successo maturato con le due annate precedenti, preoccupandosi principalmente di fornire all'audience quello che l'audience si sarebbe potuta aspettare dal prodotto Misfits, nulla di più e nulla di meno: così Rudy diviene fin da subito una sorta di surrogato di Nathan - Guigan se la cava, il personaggio è anche simpatico, niente da dire, ma idoli come il suddetto, immortale cazzone vengono creati una volta ogni dieci anni -, Simon pare aver perduto tutto lo spessore guadagnato con le unghie e con i denti, i nuovi poteri risultano assolutamente inutili e clamorosamente privi di appeal anche nella loro applicazione - senza contare i cambi di direzione, soprattutto legati a Curtis -, Seth passa dall'essere una sorta di oscura eminenza grigia ad un tormentato tardo adolescente in preda agli struggimenti ormonali, Kelly ed Alicia sono ridotte a macchiette e, cosa decisamente più grave, la serie non trova una strada da seguire o una riflessione sulla quale incentrare la sottotrama principale - caratteristica al contrario distintiva delle stagioni precedenti -.
Rimane qualche buona idea - comunque mal sfruttata, vedasi l'episodio della maledizione lanciata a Rudy, o gli zombies legati ad uno dei troppi poteri passati per le mani di Curtis - circondata da un'insolito scazzo da fine della scuola che traspare anche dalle interpretazioni piuttosto scialbe dei membri del cast, assolutamente lontani dalla brillantezza cui ci avevano abituato: forse le aspettative erano troppo alte, eppure non mi sono mai sentito neppure lontanamente convinto da una serie che, con soli otto episodi, passa dall'essere la più dirompente degli ultimi anni ad una tappa decisamente di routine della mia annata da fruitore del prodotto, neanche fosse un Heroes qualsiasi.
Peccato davvero, anche perchè le nubi di tempesta che si addensano sulla creatura di Howard Overman non paiono cariche di fulmini in grado di abbattersi sulla Terra originando supereroi - o quasi - rivoluzionari, quanto di quella certa tronfia stanchezza di chi si sente arrivato e pare non avere bisogno più di nessuno: neppure del pubblico - specialmente figlio della rete e della blogosfera - che aveva spinto come un propulsore - giusto per darsi un tono da "rocket scientist" - un piccolo fenomeno locale portandolo al livello di un cult planetario assoluto.
Il problema verrà quando lo stesso Overman e i suoi si accorgeranno che nessuno - neppure chi sta così in alto da non poter essere visto da noi comuni mortali - esiste senza il sostegno di chi ne decreta il successo, e che spesso - soprattutto in una realtà ormai affollatissima come quella del piccolo schermo - le cose possono cambiare più in fretta di quanto non si possa immaginare.
E quando si supera un confine tornare indietro è davvero impossibile.
Neppure quando si possiede il potere di riavvolgere il Tempo.
MrFord
"So take the photographs, and still frames in your mind
La trama (con parole mie): neanche il tempo di scaldarci come si deve con la nostra nuova rubrica, ed ecco che il sottoscritto in compagnia del mio nemico di sempre Cannibal Kid torniamo alla ribalta per un nuovo capitolo delle nostre ormai leggendarie - forse - Blog Wars.
Dopo la quasi tregua rispetto all'animazione, torniamo a darcele di santa ragione dedicandoci ad uno dei generi più amati dal grande pubblico: la commedia.
Portate pazienza per oggi, trattenete le risate leggendo i titoli selezionati dal Cannibale, e attendete domani, quando finalmente avremo una lista degna di questo nome.
"Oh, mio dio! Sta per iniziare la selezione del Cannibale!"
Rispetto ad altri generi cinematografici, quello comico è forse qualcosa di ancora più personale. Si può cercare di stabilire se una commedia sia valida da un punto di vista registico e di intepretazioni, certo, però il fatto che faccia ridere o meno è qualcosa di davvero troppo soggettivo. E alla fine, c’è poco da fare, lo scopo di una buona commedia è questo: le risate.
Quindi qui troverete una lista dei film che più mi divertono, ma anche qualche perla un filo più amara e riflessiva. Ma non troppo che per deprimersi ci sarà già tutto il tempo domani con la lista fordiana.
E allora basta con le cazzate introduttive nel noioso stile del mio rivale e vai di lancio da vj: have fun and enjoy, bitches!
Cannibal Kid
"Finalmente si ride!", starete pensando, considerato che questa volta il terreno di lotta è legato a doppio filo alla commedia: e invece no.
Perchè - almeno oggi - al timone c'è il mio curioso antagonista, che per divertirsi deve tornare adolescente sguaiato o adolescente depresso: preparatevi dunque ad un viaggio nel tempo piacevole solo fino a un certo punto - quello che, straordinariamente, avvicina la lista del Cannibale alla mia - ma profondamente, inequivocabilmente datata.
Un pò come lui.
Mr. James Ford
Il vero volto del Cannibale finalmente rivelato è uno scoop: il finto Kid è più datato del vecchio Ford.
1. American Pie (1999) di Paul Weitz
Cannibal Kid Ogni generazione ha il film comico che si merita. La mia ha avuto American Pie. Non so se ciò sia un bene o un male, fatto sta che sono assolutamente attaccato a questo film. Usciva quando avevo 17 anni, gli altri due capitoli negli anni subito seguenti, li ho visti con i miei amici del liceo che sono rimasti (anche se magari qualcuno se n’è andato in altre parti del mondo) amici attuali. Sono affezionato alla serie di American Pie (compresi i due validi sequel e American Pie: Reunion in arrivo nel 2012, mentre tutte le puttanate uscite solo per il mercato home-video con il marchio American Pie non le considero nemmeno) come a pochi altri film. E tra i suoi meriti, oltre a una serie di personaggi memorabili ed esilaranti a partire dallo Stifmeister, è la pellicola che ha lanciato il termine MILF nella pop culture.
Ogni generazione ha il film comico che si merita. Quella attuale ha Twilight, che in effetti fa parecchio ridere, io comunque mi tengo più che volentieri American Pie.
Dimenticavo Ford? Beh, lui che parla citando sempre Schwarzy non può essere considerato altri che lo Sherminator di turno!
Battuta memorabile: “Sono lo Sherminator. Sono un sofisticatissimo robot del sesso, rispedito nel passato per cambiare il futuro di una strafiga stellare.” Sherman
Personaggio cult: Stifler (Seann William Scott)
Mr. James Ford Premesso che Sean William Scott mi sta molto simpatico, non ho mai considerato - questione generazionale, forse, vero giovane Kid!? - la serie degli American Pie neanche lontanamente divertente.
Anche ora, con tutti gli sforzi del caso, più che una risata i protagonisti mi suscitano la stessa tristezza dei vampiri lessi di Twilight: ma per una volta, giustifico il mio avversario. La generazionalità è qualcosa da cui è davvero dura fuggire.
E prima che la sfrutti lui, ovviamente lo faccio io: probabilmente, se non fossi cresciuto nel periodo del boom degli 883, ora Max Pezzali non me lo cagherei di striscio.
"Cannibale, per favore, basta con le tue cazzate! Sono troppo grosse anche per noi!"
CK Fiuuuh, meno male. Tiro un gran sospiro di sollievo. Se tu avessi trovato divertente American Pie avrei cominciato a preoccuparmi seriamente. Però provo una gran tristezza per te: non ridere con American Pie e South Park è come, non so, non trovare buona la Nutella. Questa sera proverò a dire una preghierina a Gesù Bambino affinché possa salvare la tua anima, ma non so cosa possa fare. Sei un caso perso.
JF Fiuuuuh, meno male. Tiro un gran sospiro di sollievo. Se Gesù Bambino avesse potuto fare qualcosa per me, sarei finito dritto nel paradiso dei Cannibal Kids e dei conigli parlanti.
Grazie, Satana, di avermi tenuto nell'inferno dei tamarri con te!
2. Zoolander (2001) di Ben Stiller
CK Nelle mie liste compilate per queste Blog Whores ho inserito Tutti pazzi per Mary e Zoolander e da ciò si potrebbe dedurre io sia un fan sfegatato di Ben Stiller. In realtà a parte questi due film e I Tenenbaum (inno radical-chic che Mr. Bean Ford probabilmente odierà), le sue altre pellicole per lo più mi fanno abbastanza schifo. Però in Zoolander, da lui anche diretto e sceneggiato, Ben Stiller offre la prova comica della vita, regalandoci un super modello esilarante anche solo con un’espressione, anzi l’Espressione per eccellenza: la Magnum.
Oltre a farmi morir dal ridere come pochi altri film, è una efficace satira sul mondo della moda e dello spettacolo e ha una trama che, pur nella sua semplicità, traccia bene la parabola dell’ascesa e del declino al successo, con il vecchio Zoolander/Ford che viene superato dal nuovo che avanza, ovvero Hansel/Kid.
Un film figoso e bello bello in modo assurdo. Proprio come la mia lista.
Battuta memorabile: “Sospetto che ci sia altro nella vita oltre ad essere bello bello in modo assurdo. E presto scoprirò anche che cos'è!” Zoolander
Personaggio cult: Derek Zoolander (Ben Stiller)
JF Come al solito il mio avversario sottovaluta la potenza della vecchia Magnum di Ford - che, badate bene, non è l'espressione, ma la pistola clintiana -, tant'è che non solo adoro I Tenenbaum, ma trovo che Zoolander, nella sua demenzialità, sia clamorosamente divertente. La scena del plastico del centro mostrato al nostro Derek mi fa pisciare sotto dal ridere ad ogni visione.
Ovviamente, le speranze di Kid Hansel di superare Foordander sono esigue, in quanto è la mia lista, ad essere bella bella in modo assurdo.
"Cannibale, vieni ad assaggiare la Magnum fordiana!"
CK Ti fingi un wrestler tamarro e poi ti piacciono i Tenenbaum, Nanni Moretti, Woody Allen, i film russi, ti ascolti Battiato, Guccini e Dio solo sa cos’altro… se chic non lo sei di certo - tranquillo - radical lo sei tutto!
JF Immagino che, se avessi parlato male dei Tenenbaum, avresti trovato qualche scusa per darmi del tamarro ugualmente. Quindi non do troppo peso ai tuoi ormai tramontati mind games, per usare un gergo da wrestler!
3. Scemo & + scemo (1994) di Peter e Bobby Farrelly
CK Jim Carrey all’apice della forma e uno stralunato Jeff Daniels per una delle accoppiate più esilaranti e fuori di testa di sempre. Il film d’esordio dei fratelli Farrelly è un inno al politically scorrect più estremo e al demenziale più folle che si possa immaginare. Qualcuno troppo serioso potrà considerarlo semplicemente un film scemo, ma in fondo che c’è di male a essere scemi? Almeno ogni tanto, eddai…
E se tu Ford sei scemo, io sono + scemo. Ricordalo sempre.
Battuta memorabile: Quando un pullman pieno di strafighe chiede loro dove possano trovare una coppia di massaggiatori per cospargerle di olio prima di un concorso in bikini, Harry dice: “Siete fortunate! C'è una città a circa tre miglia in quella direzione, sono sicuro che lì troverete due ragazzi!”. Poi Lloyd, rendendosi conto dell’idiozia dell’amico, le ferma e dice: “Dovete scusare il mio amico... è un pochino tardo! La città è da quell'altra parte!”
Personaggio cult: Lloyd Christmas (Jim Carrey)
JF Personalmente ho sempre trovato un pò scemo questo film. Anche quando lo vidi la prima volta, a quindici anni.
Forse ero vecchio già allora, che ne dici!?
Ormai ti anticipo in tutto, un pò come se tornassi indietro nel tempo.
Ti avrò mica rubato la DeLorean!?
CK Ford, smettila: tu non hai MAI avuto 15 anni. Sei il non-giovane per eccellenza. Sei nato vecchio. O nato morto?
JF Li ho avuti, eccome. E fortunatamente me li sono lasciati alle spalle. Tu quando hai intenzione di farlo!?
CK Mai, se l’alternativa è diventare un vecchio dentro come te e quell’altra lagna di Chris Martin degli Oldplay.
4. Juno (2007) di Jason Reitman
CK La commedia indie per eccellenza, un film spesso divertente, sempre delizioso, con la idola Ellen Page e l'imbranato quanto esilarante Michael Cera alle prese con una maternità in giovanissima età. Tema che avrebbe potuto sfociare in banalità e buonismi fordiani di sorta, ma che invece la brillante sceneggiatura di Diablo Cody dribbla come fossero difensori Ford catenacciari che puntano a prendere le gambe anziché la palla, perché quello è l’unico modo con cui gli scarponi possono pensare di fermare i talenti. Un film che mette di buon umore e riesce persino a far dimenticare (almeno per un po’) i gustacci del mio rivale.
Battuta memorabile: “Ehi Juno, guarda che potresti avere un parto prematuro se vi succhiate in quel modo.” Leah
Personaggio cult: Juno (Ellen Page)
JF E di nuovo, sono pronto a sorprendere il mio spocchioso rivale con un numero da dieci pieno del Brasile dei talenti assoluti, dicendo che sono d'accordo completamente con quello che scrive. Segnatevelo, perchè è un evento raro almeno quanto una proposta interessante nelle liste cannibalesche!
"Cannibale, so che vorresti essere al mio posto a baciare il tuo idolo Michael Cera, ma sono arrivata prima di te: tiè!"
CK E di nuovo, sei pronto a riconoscere la grandezza delle mie scelte. Cosa che te domani ti potrai giusto sognare, tiè!
JF Io, elegantemente come al solito, incasserò i tuoi colpi con lo stile di Alì, caro il mio Coniglio Scatenato, pronto a sferrare il colpo del KO quando meno te lo aspetti!
CK A forza di incassare ormai mi sa che stai diventando milionario uahahah!
5. Compagni di scuola (1988) di Carlo Verdone
CK Il romanesco è una delle cose che più mi fanno piegare dalle risate e quindi nella mia lista non poteva mancare... Alberto Sordi? Va bene che siamo nello spazio delle commedie, però non scherziamo. Ho scelto naturalmente il Carletto Verdone con il suo film più ispirato, malinconico (o preferisci dica melancholico, Ford?) e allo stesso tempo divertente, anche se pure Maledetto il giorno che t'ho incontrato se l'è giocata, visto che io penso spesso: Maledetto il giorno in cui sono finito sul blog di Ford!
Uno dei pochi film cult di mio padre che per una volta è riuscito a mettere d'accordo anche me, grazie alla sua capacità di raccontare una grande varietà di personaggi e situazioni in cui è facile riconoscere se stessi e i propri (ex) compagni di scuola, qualunque generazione si appartenga. Piacerà anche a quel rompicojoni del Ford?
Battuta memorabile: “Puzzava da vivo, figuramose che c'è dentro quella bara!” Finocchiaro sull'ex compagno morto.
Personaggio cult: il burino Walter Finocchiaro (Angelo Bernabucci)
JF Non l'avrei mai inserito tra le commedie, dato che trovo sia uno dei film più tristi firmati dal buon Verdone, ma ugualmente si tratta di uno dei suoi risultati cinematografici migliori.
Pagherei per essere stato un compagno di scuola del Cannibale in modo da prenderlo in giro e vessarlo per tutta la durata di ogni raduno, ma purtroppo mi devo accontentare di questo piccolo spazio virtuale.
E di qualche bottigliata in più a Von Trier, ovviamente.
CK Solo i più grandi riescono a emozionare e far ridere contemporaneamente e Compagni di scuola, per quanto velato di nostalgia è senza ombra di dubbio una commedia, e pure 1000 volte più divertente di tutti i tuoi filmetti messi insieme. Ma considerata la drammatica tristezza delle tue proposte di domani, te credo che tu non l’avresti mai inserito…
JF L'avrei inserito in un altro contesto, ma dovrò accontentarmi di immaginare il raduno in cui ti vedo andare via in lacrime mentre tutti i tuoi vecchi compagni ridono felici.
6. Animal House (1978) di John Landis
CK Ché poi qualcuno, leggi il Ford, mi accusa di non riconoscere i Classici… Quando sono Classici moderni, in grado di riflettere un'effettiva importanza su quanto è venuto dopo non ho problemi a riconoscerli. Pur rimanendo personalmente più legato ad American Pie, ecco quindi qui lo spassoso Animal House, capostipite dei college movie demenziali che verranno dopo e che costituiscono uno dei miei guilty pleasures prediletti insieme alla caccia al Ford, animale che all'interno dell'Animal House non è però il benvenuto. Anche perché quando il gioco di fa duro, i Ford cominciano a scappare uahahah! (Non faceva ridere? Beh, a me ha fatto ridere!).
Battuta memorabile: “Hanno portato via anche il bar! Ma vi rendete conto?!? Il bar!” Bluto
Personaggio cult: John "Bluto" Blutarsky (John Belushi)
JF Non ironizzerò sulle capacità da artista della fuga del Cannibale, che un giorno o l'altro si troverà il "Bluto" Ford sotto casa, mi limito a constatare che, lentamente, la mia influenza positiva si fa sentire, e dopo la Pixar cominciano a vedersi i frutti della fatica fordiana all'interno delle liste del mio rivale.
Chi l'ha detto che il lavoro ai fianchi non serve!?!?
CK L’ordine restrittivo nei tuoi confronti l’avevo già richiesto tempo fa. Ormai è stato ufficializzato. Se provi ad avvicinarti dalle mie parti, l’FBI è pronto a intervenire.
"Ma che ci fa un fordiano come me nell'insulsa lista Cannibale!?!?"
JF Dato che sono un supereroe in calzamaglia, non sono affatto preoccupato dei tuoi amichetti repubblicani e dei loro proiettili.
Tu, piuttosto, dovresti preoccuparti del mio potere di ignorare gli ordini restrittivi!
CK Supereroe in calzamaglia? Vedo che non perdi occasione per ricordarci la tua passione per i travestiti, volevo dire travestimenti!
7. Fuga dalla scuola media (Welcome to the dollhouse) (1995) di Todd Solondz
CK Supercultissimo dello strambo Todd Solondz, è una commedia nera amara che ci porta dentro un'America da loser nerdosa e cattiva, cattivissima, in grado di far riflettere, emozionare e ridere contemporaneamente. Una storia che ci proietta dentro il mondo originale e personale del regista, una delle pellicole più interessanti nell'affrontare la tematica del bullismo e anche un film che segnerà parecchio cinema indie americano successivo, sia sul versante comedy (Napoleon Dynamite) che drammatico (Precious). Grande soundtrack, perfetti gli attori, una piccola perla da recuperare. Ma che sto’ a parla’ de cinema d'autore a fa’, con te Ford, che sto’ a parla’?
Battuta memorabile: "You think you're hot shit, but you're really just cold diarrhea." Ralphie
Personaggio cult: il liceale Steve (Eric Mabius)
JF Un film decisamente interessante e decisamente nero costruito attorno ad uno dei periodi più drammatici della vita di ognuno di noi, quello che dall'infanzia ci porta alla piena adolescenza: un periodo di imperfezioni fisiche, disagi emotivi, insicurezze e pessimi rapporti con tutti, ma proprio tutti.
A me è parso decisamente drammatico, ma se penso alla protagonista Dawn che si innamora dello pseudo rocker dei poveri Steve e riporto la scena sostituendo ai due il buon Cannibale in gonnella ed il sottoscritto in piena tamarraggine, direi che tutto suona più esilarante.
CK Un perfetto esempio di commedia nera. No, Ford, mi spiace: quelle che tu consideri commedie nere in realtà sono solo porno con tipi di colore dal membro molto grosso. Buah ah ah, quanto sono divertente. Altroché Mel Brooks!
JF Quindi quella squadra di superdotati non erano i tuoi compagni di merende del liceo? Perchè a me hanno raccontato una versione diversa dei fatti. E dicono anche che Mel Brooks ha una copia del super8 che vi ha girato!
CK A quanto pare allora sono più compagni tuoi che miei.
Comunque per tua altro info, ti ricordo anche che i film “gialli” NON sono porno con tipi asiatici che si inchiappettano ahahah!
JF Quindi i thriller non sono tutti i film con protagonista Michael Jackson dopo la morte!?!?
8. Ricomincio da capo (Groundhog day) (1993) di Harold Ramis
CK Che la tematica del tempo mi affascini parecchio non è certo un mistero, un po' come non è un mistero il pessimo gusto di Ford in... tutto.
E così tra un Ritorno al futuro e un Donnie Darko, ecco che la tematica temporale fa la sua prepotente comparsa anche in una commedia tra le più originali degli ultimi 20 anni, con un grande Bill Murray che continua a rivivere sempre la stessa giornata.
Se potessi rivivere sempre lo stesso giorno? Quello in cui Mr. Ford ammetterà finalmente la mia indiscutibile superiorità. E prima o poi quel giorno arriverà.
Battuta memorabile: Phil Connors: “Ha mai avuto un déjà vu, signora?”
Signora Lancaster: “Non credo ma vado a vedere in cucina.”
Personaggio cult: Phil Connors (Bill Murray)
JF Poco da dire. Supercultissimo.
Uno dei pochissimi titoli a mettere pace nelle Blog Wars.
Detto questo, io rivivrei volentieri la giornata di quello che sarà il primo incontro "fisico" di questi due nemici virtuali.
Per gustarmi il terrore sul volto del Cannibale all'infinito.
"La faccio finita, piuttosto che sorbirmi un'altra lista Cannibale!"
CK Sì, sei libero di sognare un nostro incontro fisico (che non ci sarà mai!), però almeno non toccarti mentre lo fai. Per favore. Uah ah ah.
JF Ti piacerebbe, vero, se mi toccassi pensando a te!? Mi dispiace, cara la mia Mena Suvari dei poveri, ma l'unico modo in cui i nostri corpi potranno essere in contatto, sarà quello che porterà i miei cazzotti dritti sul tuo grugno. Ahahahahahahah!
CK La differenza tra me e te, come direbbe il tuo amico Tiziano Ferro, è che a me con te va bene soltanto scrivere post a 4 mani. Non fare altre cose, a 4 mani!
JF Vedo che sottovaluti la potenza del timone olandese, Cannibale!
9. Hot Shots! (1991) di Jim Abrahams
“Dunque, da dove iniziare? Mi chiamo Mr. James Ford, sono un tipo pane e salame e nel 1944 sono sbarcato in Normandia insieme a Tom Hanks e mi sono messo a combattere a mani nude… Uhm, un momento: cosa volevo dire? Ah già, stupido arterio! Volevo dire che io adoro i film di guerra, fondamentalmente perché non ci sono donne. Che roba da finocchi radical-chic, le donne!
Una cosa che non sopporto sono poi i film d’autore troppo complicati. L’unico che mi è piaciuto è 2001: Odissea nello spazio. L’ho visto 2000 volte e mi è sembrato una merdata radical-chic, poi l’ho visto la 2001esima volta e finalmente l’ho capito: è la storia di una simpatica scimmietta che nonostante gli sfottò degli amici alla fine riesce a realizzare il suo sogno, quello di diventare un astronauta. Non è così?
Comunque in genere preferisco i film pane e salame, perché io sono un tipo pane e salame. L’ho già detto che sono un tipo tutto pane e tutto salame? Ma se sono tutto pane, posso essere anche tutto salame? Questo è il problema. Che dilemma esistenziale. Che tipo profondo che sono! Detto questo, tra i film pane e salame ho adorato l’ultimo del russo Sukamelov, un piano sequenza di 24 ore su un uomo chiuso da solo in un gulag. L’ho detto che il tipo fin dall’inizio è già morto congelato e quindi non succede un bel niente? Però è una visione che mi ha segnato nel profondo e me lo rivedo tutti gli anni a inizio inverno per ricordarmi di accendere il riscaldamento.
Comunque i miei preferiti in assoluto sono gli action anni ’80, intendo anni ’80 dell’Ottocento, naturalmente. Come quello in cui Jean-Claude Van Damme combatte nudo nel fango contro Chuck Norris e alla fine finiscono per fare teneramente all’amore. Mi commuove ogni volta. E come dimenticare Cazzo di forza? Quello in cui Stallone ingoia lo sperma di Schwarzy e poi, con disprezzo, lo sputa per terra. Quella sì che è una scena da uomini veri, da uomini duri. E poi Schwarzy in quel film spacca i culi. Intendo: letteralmente spacca i culi con il suo cazzo di forza. Cioè, volevo dire con LA sua cazzo di forza.
Kirsten Dunst nuda in Melancholia? Bleah, ma che schifo: quella è roba per pederasta invertiti froci radical-chic!”
CK Come forse si è capito da questa intro, sono un appassionato di parodie e nel genere quello per me più divertente, folle, genialmente cretino, più esilarante del gas esilarante, il top dei top è Hot Shots (ma non è niente male anche il 2). Risate sempre assicurate.
Battuta memorabile: “Sei il top dei top, Topper!”
Personaggio cult: Topper Harley (Charlie Sheen)
JF "Non si discute: ammetto la superiorità del Cannibale e dichiaro ufficialmente la sua superiorità."
Dopo 2001, ho trovato un altro cult personale nel mondo della fantascienza.
Devo ammettere - e questa volta senza prenderlo in giro, altrimenti poi finisce a piangere dal suo amico immaginario con le orecchie lunghe -, però, che questa intro mi ha spaccato dalle risate.
"Cannibale, inutile girarci intorno: Ford ti mette sempre in scacco. E anche io."
CK Considerando il tuo agghiacciante senso dell’umorismo, il fatto che ti abbia fatto spaccare dalle risate mi ha fatto scattare il campanello d’allarme di non essere stato in realtà per nulla divertente. L’alternativa è che ho dei superpoteri e riesco a far ridere anche una persona priva di sense of humour. Prossimo obiettivo: riportare in vita i morti!
JF Quindi anche tu sei un supereroe!? Il tuo costume è un tutù da cigno nero!?!?
CK Sono un antieroe alla Misfits e non uso i miei poteri come scusa per travestirmi come fai tu. Perché anche tu hai un potere. Quale? Ma la supernoia, naturalmente!!!
10. Fantozzi (1975) e Il secondo tragico Fantozzi (1976) di Luciano Salce
CK Per me… i film di Mr. Ford… Sono una cagata pazzesca!!!!!
Oooooooooh. Finalmente l’ho detto. Mi sono tolto un peso gigantesco che mi portavo dentro da mesi.
Quanto a Fantozzi, è l’unico personaggio comico che riesce a metterci d’accordo, quindi la cosa è decisamente miracolosa. Tra l’altro le sue vicende tragicomiche rimangono ancora parecchio attuali, anche se ci sarebbe proprio bisogno di un suo erede visto che soprattutto la situazione del lavoro (ma quale lavoro?) oggi è molto cambiata rispetto al passato. L’unico che oggi si avvicina, seppure non ancora certo ai livelli di Paolo Villaggio, è Checco Zalone. Un nome che a un radical-schif come Mr. Ford farà accaponare la pelle ma poi tra 30 anni lo rivaluterà sostenendo: “A me era sempre piaciuto.” O forse no, visto che già adesso Ford ha una mentalità da ultraottantenne, figuriamoci tra 30 anni…
E per chiudere un insulto così, aggratis: Ford, lei è una merdaccia!
Battute memorabili: “Per me... la corazzata Kotiomkin... È una cagata pazzesca!” Ugo Fantozzi
“E la smetta di toccarmi il culo, menagramo d’un menagramo!” Duca Conte Semenzara
Personaggio cult: Duca Conte Piercarlo ing. Semenzara (Antonino Faa’ Di Bruno)
JF Fantozzi mette d'accordo Ford e Cannibale, incredibile.
Le sue vicende sono di un'attualità incredibile.
Checco Zalone suo erede!?!? Incredibile. Anche perchè i film del suddetto mi hanno fatto profondamente cagare.
Anche quando potrebbero esserci delle buone premesse, il mio antagonista riesce sempre e comunque a rovinare tutto. Sarà mica il suo superpotere, lui che adora i film dei paladini in costume!?!?
Per chiudere e non essere da meno, ricambio gratuitamente all'insulto: Cannibale, sei proprio un coglionazzo!
CK Il mio superpotere, come hai visto sopra, è quello di pigliarti per il culo. Cosa che, per tua stessa ammissione, mi riesce parecchio bene. Ma adesso volo via, ho un’altra missione da compiere. Una robetta da nulla: salvare il mondo!
JF Pensavo fosse quello di rifarti il trucco con la sola forza del pensiero, ma evidentemente il mascara ti ha dato alla testa!