
Come ogni anno, e pur affrontando forse i dodici mesi peggiori della blogosfera che possa ricordare in termini di visite, commenti, entusiasmo dei suoi abitanti, l'intramontabile gruppo di F. I. C. A. anche per questa caldissima estate duemiladiciotto ha riportato sugli schermi Notte Horror, iniziativa tra le più amate di noi vecchi cinefili della rete. Pur se con un lieve ritardo rispetto alle ventitre preannunciate dal programma, anche il Saloon risponde presente rispolverando un vecchio titolo firmato da quello che, oggi, è considerato un mostro sacro: David Cronenberg.
Fatta eccezione per gli stanchi lavori più recenti, ho sempre considerato David Cronenberg come uno dei cineasti più importanti che il Nordamerica abbia regalato alla settima arte, autore di cult assoluti e noti come La mosca, Videodrome e Crash, gioelli meno noti - Inseparabili - e veri e propri Capolavori - A history of violence e La promessa dell'assassino -: il lavoro del regista canadese, legato a doppio filo alle mutazioni ed agli estremi, fossero essi fisici o mentali, ebbe inizio e si sviluppò grazie all'incontro tra horror, thriller e sci-fi delle sue prime opere, tra le quali spicca senza dubbio Scanners, amatissimo da una parte della critica di nicchia e degli appassionati che consolidò la fama dell'allora non così noto David e lo lanciò verso una carriera di successi.
Ricordavo poco di questa pellicola che ai tempi, per l'appunto, di Notte Horror, rividi diverse volte accanto a mio fratello, che credo la ami alla follia ancora oggi, fatta eccezione per il mitico Michael Ironside, caratterista che per quanto mi riguarda è un simbolo di un certo tipo di personaggi nei film "di paura" anni ottanta e novanta: senza dubbio tutti i semi della ricerca di Cronenberg sono presenti, così come l'idea di un futuro distopico come allora poco ancora si immaginava, legato ad un immaginario che pescava tra le altre cose dai fumetti - in un certo senso, gli Scanners possono essere associati ai mutanti Marvel - e trasformava in angoscia l'idea di avere un "superpotere" - quello che accadrà poi con il già citato La Mosca qualche anno dopo -.
Senza ombra di dubbio, per quanto valido e piacevole da riscoprire come un oggetto vintage, Scanners appare però prigioniero della sua epoca - se non addirittura degli anni settanta -, quasi datato se filtrato attraverso gli occhi e la realtà attuali, ben più smaliziati a prescindere dagli effetti, l'atmosfera ed i costumi: la visione, dunque, diventa d'affetto o "di storia" se intrapresa da appassionati o studenti di Cinema, interessante se affrontata con lo spirito dell'amante della settima arte e del percorso di un regista che, nonostante il declino degli ultimi anni, è senza dubbio da considerarsi grande, ma assolutamente nemica del pubblico attuale o comunque meno legato a titoli che non siano popcorn movies o proposte disimpegnate da weekend.
Certo, Ironside con quell'espressione che ricorda Jack Nicholson è un cattivo d'eccezione, le teste che esplodono a seguito dei poteri degli Scanners rendono molto bene l'idea del concetto di splatter che Cronenberg non ha mai nascosto di amare, la tensione e l'utilizzo della corporazione come organo di controllo e potere ha sempre il suo fascino - mi ha ricordato l'atmosfera di un altro grande film del regista, La zona morta -, eppure perfino questo vecchio cowboy ha patito almeno in parte gli anni che cominciano a pesare sulle spalle di questo lavoro, un pò come quando si ascolta un disco che un ventennio prima si è consumato e che, ripreso a distanza, pare incapace di regalare le stesse emozioni.
Ma il bello di Notte Horror è anche questo: un pò di sana, vecchia nostalgia fuori tempo massimo per quei momenti magici in cui pare che il tempo si fermi e non possa mai andare avanti.
Quei momenti che si vivono solo da bambini, quando ci si copre gli occhi ma si tiene sempre uno spiraglio aperto per avere il gusto del brivido.
E che, da adulti, si possono rivivere solo attraverso i catalizzatori di quei ricordi.
MrFord