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sabato 21 marzo 2015

La rivincita dei nerds

Regia: Jeff Kanew
Origine: USA
Anno: 1984
Durata: 90'





La trama (con parole mie): Lewis e Gilbert sono due nerd appassionati di informatica e computer pronti ad affrontare la loro nuova vita di studenti di college. Illusi di poter trascorrere gli anni che li attendono in tutta tranquillità nella nuova sistemazione, i due ragazzi si troveranno loro malgrado a guidare un gruppo di emarginati come loro per fare fronte alle angherie degli atleti, idoli delle ragazze e protagonisti assoluti del campus, fino a costituire un'associazione che possa rivaleggiare con quella dei rivali ai giochi che potrebbero ridefinire i ruoli all'interno dell'università.
Riusciranno i due imbranati studenti a mettere in difficoltà gli eroi del football giocando sul loro campo? Il mondo del college si rivelerà troppo duro per un gruppo male assortito di losers come quello che si ritrovano a guidare?







Tornando indietro con la memoria ai gloriosi anni ottanta, ricordo di essermi più volte immaginato come sarebbe stata la mia vita se fossi nato negli States e avessi dovuto affrontare la prova del college oltreoceano, con le sue confraternite, le feste e gli spring break, in un mondo che, allora come oggi, pare decisamente lontano anni luce da quello che offre la Terra dei cachi: onestamente, non ricordo come vivessi questa sorta di sogno allora, e senza dubbio l'essere invecchiato dando libero sfogo ai miei lati più selvatici non aiuta a mettere a fuoco la percezione che avevo di questa visione ai tempi in cui ero come il timido protagonista di Noi siamo infinito, ma la sensazione che mi davano le pellicole uscite a cavallo tra gli anni ottanta e novanta non ha mai lasciato davvero il mio cuore di cinefilo, valide oppure no che fossero.
Forse per questo, nonostante il valore decisamente limitato di questo La rivincita dei nerds, non sono proprio riuscito a voler male ad una pellicola pronta a raccogliere il testimone ed omaggiare cult come Animal house e, di fatto, ispirare prodotti completamente diversi per ambito e decisamente più recenti come Monsters University, intrattenendo in tutta tranquillità per la sua breve durata senza presentare pretese particolari, anzi, al contrario esibendo un dna pane e salame che quasi stona se accostato al fatto che la proposta giunge dal mio antagonista nonchè radical chic per antonomasia Cannibal Kid.
Senza dubbio il lavoro di Jeff Kanew - che ricorderò molto più volentieri per Toccato!, sempre con Anthony Edwards come protagonista - è ben lontano dai veri e propri cult di genere e del decennio in questione, eppure scorre liscio ancora oggi per una serata a neuroni spenti da divano, alcool e patatine, utile a rinverdire i fasti di John Belushi ai fan degli ambienti universitari e considerare che, ai tempi, anche i prodotti più scarsi risultavano piacevoli, al contrario di quanto accade oggi.
Personalmente è stato più interessante ricordare - oltre al già citato Edwards - i ruoli successivi di John Goodman - l'indimenticabile Walter de Il grande Lebowski, ma non credo di dovervelo presentare - e di Donald Gibb, che gli appassionati dei film di botte ricorderanno come spalla di Van Damme nel classico di genere Senza esclusione di colpi.
Archiviate queste curiosità, resta giusto il gusto della rivincita che da il titolo alla pellicola e che rappresenta il tema dell'outsider pronto a reclamare il suo spazio che furoreggiò ai tempi grazie a cult ben più importanti di questo titoletto d'intrattenimento come I Goonies, Voglia di vincere o Karate Kid - ma anche lo stesso e già citato Toccato! - ed un gusto per la risata tipico dei tempi, che i ragazzi oggi difficilmente comprenderanno ma che, di fatto, ha segnato almeno due generazioni di spettatori - in peggio o in meglio, solo il futuro lo dirà -.
Se siete dunque in vena di una serata vintage senza troppe pretese, un titolo come La rivincita dei nerds potrà regalarvi comunque qualche soddisfazione, ed avviare una macchina del tempo pronta a scaricarvi nel bel mezzo di una festa da confraternita che ora pare quasi persa nella memoria: certo, non sarà il toga party da bottiglia di Jack scolata al volo dal più noto e leggendario Belushi, ma a volte possiamo accontentarci anche di qualche innocuo rimpiazzo.




MrFord




"I've paid my dues
time after time.
I've done my sentence
but committed no crime.
And bad mistakes ‒
I've made a few.
I've had my share of sand kicked in my face
but I've come through."
The Queen - "We are the champions" - 




lunedì 13 ottobre 2014

Blog Wars - Bimbiminkia VS Tamarriminkia: i film teen


La trama (con parole mie): sono passati anni, ormai, dalle prime schermaglie sfruttando i commenti sul blog di uno o dell'altro, eppure la rivalità tra il sottoscritto e Cannibal Kid non si è certo sopita: anzi, al contrario, ha finito per evolversi, spostando il campo di battaglia dalle semplici visioni spesso e volentieri diametralmente opposte alle Blog Wars, che hanno finito per tenerci impegnati a più riprese come fossero i momenti clou di un botta e risposta che ogni settimana ci concediamo nella rubrica dedicata alle uscite in sala.
Dall'ultima battaglia è passato parecchio tempo, e per il ritorno sugli schermi abbiamo pensato a qualcosa di speciale, che è costato ad entrambi fatica e dolore, oltre ad una preparazione decisamente più impegnativa che in altre situazioni: una Blog War dedicata ai due generi simbolo dei suoi protagonisti, i film action e quelli teen.
Dunque, così come il mio sgradevole antagonista ha dovuto sciropparsi dieci pellicole più che tamarre scelte dal sottoscritto, io ho dovuto fare fronte ad una sequela di filmetti da ragazzini scelti dal discutibile quanto indiscusso ragazzino - anche se ormai non più tanto - della blogosfera.
Come se non bastasse, per l'occasione abbiamo deciso di sfoderare anche una classifica che possa esprimere il gradimento che abbiamo cercato di manifestare rispetto ai titoli proposti dal nostro avversario: oggi tocca alla più che discutibile lista firmata Katniss Kid, la più pusillanime fighetta che il mondo della critica cinefila abbia mai conosciuto.
Se così si può dire, dunque, buona visione.
MrFord


"Certo che quel Peppa Kid ha proprio gusto, in fatto di Cinema!"
N°10: Ragazze a Beverly Hills



MrFord: Il non plus ultra della schifezza.
Un'ora e mezza di stronzate cui neppure una tredicenne in preda ad una crisi ormonale da scarpe e gossip potrebbe apprezzare, figuriamoci un ultratrentenne.
Nonostante la presenza di un fordiano come Paul Rudd come spalla della protagonista, raramente mi sono imbattuto in un'immondizia cinematografica di questa caratura, priva di spessore, ironia, fascino e qualsiasi altra cosa si potrebbe immaginare per sperare di sopravvivere alla visione.
Uno dei colpi più duri che mi è toccato subire dal Cannibale fin dall'inizio della nostra rivalità.
Cannibal Kid: Chi non ama i Nirvana o la fantastica Alicia Silverstone non può dirsi davvero cresciuto negli anni Novanta. E infatti Ford dev'essere cresciuto negli anni '50.
Dell'Ottocento, naturalmente!

"Peppa, la prossima volta che esci vestito come me non te la faccio passare più così liscia!"
N°9: 10 cose che odio di te



MrFord: Il vice non plus ultra della schifezza.
Quando il mio rivale capirà che non basta un tuo attore - o gruppo di attori - feticcio ed una colonna sonora ascoltabile per rendere un film sopportabile sarà un vero e proprio miracolo. Tant'è che, nonostante Gordon Levitt e Heath Ledger, questa roba tremendamente anni novanta - nel senso brutto del termine - risulta migliore dell'ultima pellicola della lista giusto per qualche spunto almeno vagamente interessante.
Ma è poca roba, se confrontata alla sofferenza di una visione tra le peggiori avute negli ultimi anni. Se a questo aggiungete il fatto che abbia guardato i due titoli che aprono - o chiudono, vedete voi - questa "classifica" nella stessa sera, il gioco è fatto.
Cannibal Kid: Giusto un vecchio bisbetico non domato come Mr. Ford può odiare tanto una commedia deliziosa come questa che rilegge Shakespeare con gusto 90s, ma omaggiando allo stesso tempo la migliore commedia americana 80s e risultando ancora oggi più attuale di tutti i suoi filmacci trash invecchiati quasi peggio di lui. Ma d'altra parte ormai ho capito cosa da' fastidio a Ford: uno cresciuto a pane e Van Damme, Seagal e Stallone, i film ben recitati non riesce proprio a sopportarli.
MrFord: se Shakespeare leggesse questa tua sparata sulla buona recitazione di questa robetta, finirebbe a farsi gargarismi a vita con il veleno, altro che Romeo e Giulietta!

"Katniss Kid, sei davvero la principessa più bella della blogosfera!"
N°8: Cruel Intentions



MrFord: ricordo che, ai tempi dell'uscita in sala di quest'ennesima porcata propinatami dal Cannibale, fui tentato di organizzare una gita di gruppo con i miei amici giusto per gustarci la limonata dura con protagonista la Gellar che furoreggiava già nei trailer.
Probabilmente guidato da buon senso, rinunciai, e feci bene.
Rivederlo ora è sicuramente peggio di quanto non sarebbe stato farlo ancora nel pieno dei tumulti adolescenziali, ed il fatto che possa essere stato ispirato da Le relazioni pericolose fa davvero accapponare la pelle: certo, alcune idee ci sono, se confrontato con i due titoli che lo precedono in questa speciale classifica, ed il finale, quantomeno, non è consolatorio, eppure restiamo nell'ambito delle schifezze atomiche di livello incommensurabile.
Cannibal Kid: Ford aveva tentato di organizzare una gita di gruppo ma, visto che nessuno se l'era filato come al solito, adesso cerca di dimenticare i suoi traumi adolescenziali ancora non superati denigrando tutti i cult degli anni '90 che lui non è riuscito a vivere in diretta. Le sue crudeli intenzioni sono però miseramente fallite.

"Mi dispiace, ma non sono abbastanza, per te: ti meriti la bella Katniss!"
N°7: Mean Girls



MrFord: considerato quello che mi aspettavo da questo quartetto di schifezze di produzione recente, Mean girls è stato la sorpresa migliore, se non altro permeato di una certa ironia in grado di distinguerlo dai titoli che l'hanno preceduto.
Poi, certo, una robetta senza alcuna parentela con il Cinema come questa potrebbe piacere giusto ad una pre-adolescente appena uscita dal periodo Disney Channel, e ancora una volta mi chiedo come sia possibile che qualcuno in grado di apprezzare film di un certo livello possa ritenere cool o guilty pleasures visioni di questo genere, ma forse, chissà, il diretto interessato potrebbe dire la stessa cosa dei miei action, comunque ovviamente superiori a questa roba, quindi soprassiedo.
Cannibal Kid: Giudizio superficialissimo su una pellicola che è molto meno superficiale di quanto possa sembrare agli occhi di una persona pseudo profonda come Ford. In realtà, oltre a funzionare come guilty pleasure meglio di qualunque film action da finto macho con la sindrome del pistolino piccolo propinato da Ford, è anche una efficace riflessione sociologica sui meccanismi animaleschi che governano una scuola, o una comunità in generale. Strano che una bestia come lui non l'abbia capito.

"Oggi è la giornata dedicata a Cannibal: ci vestiamo tutte quante come lui!"
N°6: Fuori di testa



MrFord: forse la delusione più grande di questa decina. Dai quattro appena citati mi aspettavo un calvario, ed un calvario si è rivelato.
Dai titoli figli degli anni ottanta, invece, speravo di poter cavare qualcosa di più di quanto non sia riuscito ad ottenere, ed in special modo da questo Fuori di testa, che fosse per il cast o per la regista: il risultato è stato, invece, un film insipido e senza carattere, noioso e poco incisivo nonostante la splendida colonna sonora, l'atmosfera molto vicina a quelle dei miei amarcord e la breve durata.
Cannibal Kid: Per considerare noioso un film piacevole e frizzante come questo, Ford, te sì che sei proprio fuori di testa!
MrFord: piacevole e frizzante!? Neppure per gli abitanti di un ricovero per anziani - e sai quanto ne possa sapere io - potrebbe essere interpretato in questo modo!

"E così quello è Cannibal!? Fa proprio ridere!"
N°5: La rivincita dei nerds



MrFord: per essere una copia sbiadita dell'insuperabile Animal House, tutto sommato questo La rivincita dei nerds è risultato quantomeno passabile rispetto ai titoli inseriti fino ad ora.
Se non altro ha il merito di avermi ricordato Monsters University, e di contare come protagonista su Anthony Edwards, che con Toccato! e Top gun fu uno dei primi fordiani dei tempi: ma è una magra consolazione, visto comunque il risultato mediocre.
Certo, fino a questo punto pare quasi, comunque, di aver assistito alla proiezione di una Palma d'oro, ma questa è un'altra storia.
Cannibal Kid: Che palle, Ford. Che lagna che sei. Non ti va mai bene niente. E fattela una risata, una buona volta!

"Cannibal, vieni a fare un giro con noi: tanto Ford è rimasto a casa!"
N°4: Kids



MrFord: anche questo una discreta delusione, considerata la fama che lo precedeva e la fatica che mi è costata recuperarlo dalla rete.
Se non altro ha il merito di aver lanciato Harmony Korine, uno dei pochi registi in grado di mettere d'accordo perfino il vecchio Ford ed il finto giovane Cannibal ed unirli anche contro il resto della blogosfera come fu per Spring breakers: ma per il resto, è tutta posa e finto scandalo.
Un film acerbo, ma comunque con qualche potenzialità, che considerata questa decina, significa praticamente aver trovato una specie di tesoro.
Cannibal Kid: Finto scandalo?
Ma se scommetto che ne sei rimasto così shockato che alla fine sei dovuto andare a confessarti in Chiesa per aver ceduto a una visione tanto peccaminosa.
Tranquillo Ford, adesso puoi tornare a guardare i tuoi rassicuranti filmetti buonisti.
MrFord: il giorno in cui andrò in chiesa a confessarmi, sarà quello in cui dichiarerò che questi filmetti sono imperdibili!

"Una giornata con Cannibal Kid: che tristezza!"
N°3: Submarine



MrFord: e ti pareva se il mio antagonista riusciva a resistere dall'inserire la sua tipica pellicola radical chic da esaltare come fosse un Capolavoro imperdibile probabilmente perché sconvolto dai punti di contatto ritrovati tra la sua adolescenza e quella del quasi autistico e molto pusillanime protagonista del film.
Poi, certo, la qualità è sicuramente alta, specie se rapportata a quella del resto dei titoli scelti dal mio rivale, ed alcuni passaggi sono indubbiamente riusciti - su tutti quello sulle note di Quicksand -, ma per riscattarsi da visioni come quelle che l'hanno preceduto, più che di un sottomarino, avrei bisogno di una portaerei.
Cannibal Kid: Se non altro Ford ammette che la qualità di questo film è sicuramente alta. Mentre io domani con la sua agghiacciante lista di filmetti action non potrò fare a meno di constatare come la qualità sia in ogni caso sicuramente bassa. Nei casi in cui va ancora bene.

"Una rassegna di film suggeriti da Cannibal Kid: che tristezza!"
N°2: Fucking Amal



MrFord: finalmente qualcosa di abbastanza interessante, un titolo del quale avevo sempre sentito parlare e che non avevo colpevolmente mai visto.
Un buon prodotto in stile dogma che fotografa questa volta bene e senza stronzate disneyane a stelle e strisce gli angoli bui ed i piccoli trionfi dell'adolescenza, senza dubbio non perfetto ma comunque profondo nel raccontare la storia d'amore tra due ragazzine senza scadere nel volgare o nel retorico.
Se non altro, ha finito per allietare la conclusione del mio calvario di spettatore a questa terrificante lista, anche se il merito mi pare più mio, avendo intuito le potenzialità di questo titolo e avendolo coscientemente lasciato per ultimo.
Cannibal Kid: Ford, adesso per fare il figo denigri le “stronzate disneyane a stelle e strisce”? Ma se nei filmetti per bambini della Disney e nei blockbuster più beceri a stelle e strisce proprio tu ci sguazzi alla grande!
Che fai, ti metti a fare il radical-chic per imitarmi?

"Peppa Kid un esperto di Cinema!? Questa barzelletta è una bomba!"
N°1: Breakfast Club



MrFord: a chiudere questa prima parte di Blog War il titolo più interessante proposto da Peppa Kid, non a caso il più fordiano per ambientazione, epoca, tematiche ed approccio.
Segno che, anche nell'ambito dei film teen, il Cannibale ha finito per cedere, pur non volendo, all'influenza del sottoscritto? Solo il tempo lo dirà.
Resta il fatto che Breakfast club è senza dubbio la pellicola migliore della decina, profonda e pane e salame, malinconica ed ironica, perfetta per assurgere allo status di cult giustamente guadagnato nel tempo.
Mi è piaciuta così tanto da farmi venire qualche dubbio sul fatto che potesse essere stata effettivamente scelta dal mio rivale.
Cannibal Kid: Questa ammissione di Ford segna la mia vittoria, almeno morale, in questa Blog War. Se non altro sono riuscito a consigliargli almeno un film che persino lui è costretto a riconoscere come un cult assoluto. Obiettivo che invece lui avrà vita dura a centrare, avendo tirato fuori dal bidone della spazzatura unicamente una serie di residuati action anni '80 che persino Stallone farebbe fatica ad apprezzare. Ma questo lo vedrete meglio (o dovrei dire peggio?) domani...

"In quest'aula per le punizioni mancano solo Ford e Cannibal: allora sì che ci sarebbe da divertirsi!"

giovedì 28 marzo 2013

ER - Stagione 1

Produzione: NBC, Warner
Origine: USA
Anno: 1994
Episodi: 25




La trama (con parole mie): siamo in un pronto soccorso della Chicago dei primi anni novanta, e tra le sale emergenza medici, chirurghi, specializzandi ed infermieri incastrano le loro vite con una professione dura quanto intensa. Il giovane John Carter, al suo primo praticantato, si troverà a confrontarsi con l'equilibrato responsabile Mark Greene, il pediatra Doug Ross, il duro chirurgo Peter Benton e tutti gli altri elementi della squadra della sezione ER: nel corso di questo suo primo anno avrà occasione di imparare, porre le basi per quella che sarà la sua professione e vedere se stesso, i colleghi ed i superiori cadere e rialzarsi di fronte alle vite salvate o perdute di pazienti così come rispetto alle storie che ognuno di loro porta come bagaglio nel rapporto con il lavoro, i colleghi e se stesso.





Non è la prima volta che, qui al Saloon, ci si accinge al recupero di una serie ormai "datata" precedentemente ignorata o seguita fin troppo saltuariamente: in realtà, ER arrivò in casa Ford la scorsa primavera, quando, ancora senza sapere che il Fordino sarebbe entrato nelle nostre vite, con Julez si pensava di abbandonare la barca italiota in perenne affondamento e fare rotta verso realtà decisamente più consone alle nostre aspettative, sogni e gusto: una di queste riguardava un ritorno in Australia, terra meravigliosa che non abbiamo mai davvero lasciato e che ancora oggi continua ad essere un pensiero fisso.
Così, per allenare l'inglese, la stessa Julez acquistò una buona scorta di cofanetti di serie che potessero fornire un certo supporto in materia di sottotitoli ed essere pronta nel momento della partenza: la storia ha preso poi una direzione diversa - e che non suoni come un rimpianto -, il Piccolo ha deciso di farci rimanere da queste parti - almeno per un pò - e dunque ER è stato riciclato come una delle consuete visioni "da cena", ormai un vero e proprio rito da queste parti.
Il risultato è stato un piacevole ritorno al passato inizialmente reso ostico da una certa freddezza nel trasporto emotivo della narrazione e dunque esploso fino a solleticare già la curiosità per la seconda annata, che ci aspetta nella sezione cofanetti di serie nella prestigiosa zona del salotto appena sopra le vetrinette degli alcolici: tornando alla visione, è stato decisamente curioso affrontare un look ed un piglio profondamente anni novanta - terribili quasi tutti i capi d'abbigliamento indossati dai protagonisti - che ora appare inesorabilmente datato ma che, nello specifico del drama ospedaliero è stato senza dubbio il punto d'origine di quelli che, un decennio più tardi, sarebbero stati Scrubs, Grey's anatomy e, perchè no, anche Il dottor House.
Se, come già accennato, dal punto di vista emotivo spesso e volentieri i protagonisti di ER si mantengono ad una certa distanza dall'audience, tecnicamente la serie risulta assolutamente valida, spesso giocata su uno stile di regia che privilegia acrobatici piani sequenza all'interno delle sale del pronto soccorso e supportata da un ottimo cast all'interno del quale figurano future star - su tutte, George Clooney - e conferme solidissime - William Macy e Michael Ironside -, senza contare speciali collaborazioni come quella con Quentin Tarantino, che firmò uno degli ultimi episodi fornendo al pubblico i primi indizi del suo amore per il piccolo schermo, che si tradurrà nel decennio successivo con la realizzazione di episodi di Alias e CSI.
Ottima la varietà dei personaggi, dal protagonista e "bravo ragazzo" da tradizione americana John Carter - e non parliamo del muscoloso antieroe in partenza per Marte - al responsabile Mark Greene - che i più legati agli eigthies ricorderanno come protagonista di Toccato! -, dall'apparentemente freddo e duro Peter Benton a tutto il personale infermieristico, per la prima volta mostrato come parte fondamentale del processo di intervento troppo spesso e volentieri assegnato solo ed esclusivamente ai medici.
In questo senso ER può essere senza dubbio definito come il titolo più innovativo del panorama medical-drama, forse ormai naif agli occhi di un pubblico abituato allo stile ed al taglio del nuovo millennio eppure una delle pietre miliari che traghettarono il piccolo schermo ed i suoi fan dalle proposte al limite del kitsch degli anni settanta e ottanta fino alla consolidata - e di qualità quasi cinematografica - realtà attuale.
Come se non bastasse, tra suicidi, morti e disagi personali, l'aspetto "buonista" che un prodotto di questo genere rischiava è ampiamente tenuto a bada, e risulta interessante anche dal punto di vista "storico" soprattutto per la situazione dell'AIDS, ai tempi decisamente più incontrollato e minaccioso di quanto non possa suonare ora soprattutto nei paesi occidentali - anche se, ed è bene ricordarlo sempre, parliamo di uno dei grandi flagelli dell'ultimo secolo che andrà sempre tenuto sotto stretto controllo -.
Una proposta, dunque, coraggiosa e coinvolgente, che forse è stata troppo in fretta dimenticata ma che meriterebbe perlomeno una piccola ribalta, non fosse altro per la grande influenza che ha esercitato sul mondo delle serie televisive.


MrFord


"I think we have an emergency
I think we have an emergency
if you thought I'd leave, then you were wrong
cause I won't stop holding on
so are you listening?
so are you watching me?"
Paramore - "Emergency" -


giovedì 30 agosto 2012

Toccato!

Regia: Jeff Kanew
Origine: Usa
Anno: 1985
Durata: 101'




La trama (con parole mie): Jonathan, studente di veterinaria dedito al gioco chiamato "Toccato!" che imperversa in tutto il campus, approfittando delle vacanze di primavera parte per l'Europa accanto al suo amico Manolo, sognando di visitare la Spagna e di riuscire finalmente a portarsi a letto una ragazza.
Giunti a Parigi, prima tappa del loro viaggio, i due amici si separano a causa delle conquiste continue di Manolo, e Jonathan, solo ed impacciato, conosce per caso Sasha, una donna affascinante proveniente dalla fu Cecoslovacchia, che lo seduce e si dedica a lui in tutto e per tutto.
Quando arriva il momento della partenza per la penisola iberica, però, il ragazzo è convinto ad abbandonare il progetto iniziale per partire insieme a Sasha alla volta di Berlino in modo da starle accanto durante un incarico di lavoro: ma appena giunti in Germania le cose cominceranno a farsi pericolose, e Jonathan si troverà coinvolto in un affare di spionaggio che da oltre cortina finirà per seguirlo - con tutti i guai che ne conseguono - fino al suo ritorno a Los Angeles.





Approfittando dell'estate, continuo senza ritegno a cavalcare l'onda del passato e dei film che, ormai qualche secolo fa, ero solito guardare a ripetizione in compagnia di mio fratello, ai bei tempi in cui si facevano tre mesi di vacanza e non c'erano pensieri che non fossero "cosa mangio come snack davanti allo schermo" o "chissà quali ragazze ci saranno stasera al parchetto": Toccato!, scoperto per caso grazie alla videoteca dell'ormai leggendario Paolo - personaggio cardine della mia giovinezza di spettatore -, fu per anni nella top five dei titoli più passati nel videoregistratore dell'allora casa Ford, complici la trama totalmente inverosimile ed il gioco che da il titolo al film, che sognavo di poter praticare anche io una volta giunto il momento dell'Università, ignorando di fatto che i campus in stile americano qui ce li sognamo e che in realtà gli anni di lettere - perlomeno quelli che ho fatto - furono anche discretamente noiosi.
A metà strada tra il paintball attuale e le pistole ad aria compressa che impazzavano ai tempi - ricordo che i miei mi proibirono espressamente di comprarne una, così finivo spesso e volentieri a casa di un compagno di scuola che nel giardino organizzava vere e proprie battaglie con il fratello maggiore ed i suoi amici -, il "Toccato" è stato uno dei cult di tutto il periodo che intercorse tra la fine delle elementari e l'inizio delle medie, quando ancora l'idea di viaggiare da solo per l'Europa sognando la prima volta era praticamente fantascienza - ma più che altro, non ci si pensava neppure -.
Le vicende di Jonathan, comunque, mi conquistarono da subito sia nella loro componente scanzonata - il confronto con lo spocchioso cameriere parigino a proposito del Pernod, impagabile, e che sarebbe divenuto un anticipo del mio primo viaggio in solitaria a Parigi, qualche anno dopo, o la rocambolesca caccia degli agenti della CIA alla ricerca del protagonista protetto dall'amico Manolo e la sua gang - sia nella parte più drammatica ed action - ricordo con quale timore assistevo alle disavventure del ragazzo nella Berlino Est ancora oltre la cortina, e tenevo il fiato sospeso ogni volta che facevano la loro comparsa i terribili agenti del KGB -: tipico prodotto anni ottanta figlio della Guerra Fredda girato per mostrare quanto cool e pieni di risorse erano gli States ed i suoi figli rispetto ai grigi emissari della Madre Russia, Toccato! si pone a metà strada tra il film action tamarro e la pellicola dal gusto teen, azzeccando il protagonista - un Anthony Edwards ancora con i capelli e lontano dal Green di E. R. - e la sua partner - Linda Fiorentino, che ai tempi risvegliò parecchie fantasie nel sottoscritto, specie nel suo ruolo di "nave scuola" per l'inesperto Jonathan - ed una serie di sequenze assolutamente improbabili eppure divertenti ed ancora oggi piacevoli da vedere, specie se figlie di un amarcord selvaggio come quello che in periodi di stanca in sala come questo finisce per attanagliarmi.
Sicuramente, tra le pellicole anni ottanta divenute oggetto di culto per gli spettatori giovanissimi di allora ormai cresciuti, questo lavoro di Jeff Kanew ha conosciuto un successo decisamente minore, ed anche qui in Italia sono in pochi ad aver potuto approfittare di una visione cui si resta inevitabilmente legati, un pò come per perle del quasi trash come Howard e il destino del mondo o Weekend con il morto.
Non saprei davvero come potrebbe apparire agli occhi di qualcuno che non l'abbia visto da bambino, e le reazioni potrebbero passare dallo stupore divertito all'incazzatura da bidone, eppure mi è praticamente impossibile non voler bene a questo film, così come non consigliarvi una visione se non l'avete mai visto o un recupero se non vi ricordavate di averlo passato sui vostri schermi.
Sarà una gioia dal sapore fanciullesco poter affermare con fare sicuro da pseudo agente segreto: "Toccato!".

MrFord


"Your eyes pierce my heart
let's play spies in the dark
I want you now, more than ever boy
and it's not my style to wait for long
Gotcha!
Gotcha where I want
just too late to talk right now!
Gotcha!
And you getcha, getcha, got me."
Theresa Bazar - "Gotcha!" -


mercoledì 22 agosto 2012

Top gun

Regia: Tony Scott
Origine: USA
Anno: 1986
Durata: 110'




La trama (con parole mie): Maverick è un pilota tra i più promettenti della marina, ma il suo temperamento sbruffone e sopra le righe spesso e volentieri lo mette in cattiva luce rispetto a compagni e superiori. Quando durante una ricognizione riesce assieme al suo secondo Goose ad osservare da vicino dei MIG sovietici portando al contempo in salvo il compagno di squadriglia Cougar preso da un attacco di panico, si spalancano per lui le porte della Top Gun, l'accademia che forma l'elite dell'aviazione ed i futuri istruttori.
A dirigere il programma Maverick troverà Viper, ex compagno di suo padre considerato il riferimento per ogni pilota, ed un avversario pronto a tenergli testa, il più disciplinato e sempre preciso Iceman.
Ma non solo: perchè l'astrofisica Charlie diverrà il suo primo amore.




La morte improvvisa di Tony Scott, fratello sfigato di Ridley come mi è sempre affettuosamente piaciuto chiamarlo, ha sorpreso e colpito molti appassionati, principalmente a causa del fatto che il suddetto è stato autore di molti più blockbusteroni e film d'intrattenimento decisamente noti di quanto non si potesse pensare.
Senza dubbio, uno dei titoli simbolo della sua carriera fu uno dei più grandi successi degli anni ottanta al botteghino, una pellicola in grado di diventare un cult generazionale al quale ancora oggi molti sono profondamente legati affettivamente: sto parlando, ovviamente, di Top gun.
Probabilmente neppure impegnandosi al massimo si troverebbe, nella produzione statunitense dell'epoca, un'opera così intrisa di reaganesimo e voglia di stelle e strisce, con tanto di storia d'amore travolgente, hit musicale - Take my breath away è, senza dubbio, una delle più note canzoni tratte da una colonna sonora di tutti i tempi -, struggimento e sensi di colpa debellati da coraggio e voglia di dimostrare di essere sempre e comunque i migliori, senza dimenticare la rivalità che, ai tempi, coinvolgeva il Cinema in quelle che sarebbero stati gli ultimi fuochi da Guerra Fredda.
Eppure, nonostante tutto questo e molto di più - sarebbe assurdo negare che si tratti di un titolo da grana grossa e scarso valore artistico, tolte forse le ottime riprese degli aerei in volo - Top gun riesce a farsi voler bene anche ora, alimentando le speranze di chi sogna un sequel e solleticando l'amarcord di chi, negli anni ottanta, trovò nelle imprese di Maverick il brivido dell'avventura - se bambino - e la voglia di pilotare jet allora all'avanguardia, nuove ispirazioni rispetto al look - gli occhiali a specchio ed i giubbotti in stile aviazione la facevano da padrona, tra i miei compagni di scuola, e nel corso della visione li ho rivalutati anche oggi, da buon tamarro -, una passione travolgente di quelle che in tv avrebbero tagliato - e che è stata ampiamente presa per il culo in una sequenza leggendaria di Hot shots - ed un'aura mitica che lo rendeva già cult alla prima visione.
Più che anacronistico o fuori tempo massimo, un titolo come questo oggi assume una connotazione unica almeno quanto gli action movies dello stesso decennio, principalmente perchè in questo momento non sarebbe possibile per nessun regista riuscire a creare un'atmosfera così kitsch e sopra le righe senza necessariamente scadere nel ridicolo più o meno volontario: certo, esistono sempre gli omaggi - The Expendables 2 docet -, ma tutti noi che abbiamo vissuto quegli anni e sognato grazie a quelle pellicole sappiamo bene di aver assistito ad una stagione irripetibile, che continueremo a portarci dietro cercando di trasmetterne la magia anche ai nostri figli e nipoti.
Ed è così che mi piace ricordare Top gun: come una giostra del larger than life che all'epoca avrà fatto storcere il naso a tutti i figli del Cinema d'autore anni settanta e che, invece, rappresenta alla perfezione l'idea dell'intrattenimento e del brivido che solo da bambino puoi provare appieno e da adulto ti coccoli anche quando non sembra il caso di gridarlo ai quattro venti.
Maverick - ruolo perfetto per il giovane ed arrembante Tom Cruise - è l'eroe per eccellenza dell'epoca degli yuppies, con la sua moto lanciata a tutta velocità, il sorriso da sbruffone e la consapevolezza di poter sempre e comunque raggiungere la meta - prima fra tutte la Charlie di Kelly McGillis, che senza considerare il suo tracollo attuale non appariva certo come un sex symbol neanche allora -: e attorno un cast di comprimari che paiono esistere solo per fargli da spalla, dall'Iceman di Val Kilmer al mitico Goose di Anthony Edwards - che avevo adorato in Toccato! e avrei ritrovato in E. R. -, senza contare veterani come Tom Skerrit e Michael Ironside.
Le schermaglie con i MIG russi, con i loro piloti dal viso sempre oscurato, rigorosamente vinte dal talento spesso incontrollabile di Maverick, sono un perfetto esempio del gigionismo a stelle e strisce di allora - ma solo di allora? - in grado comunque di scatenare nel pubblico quella sensazione di esaltazione liberatoria che pareva una prerogativa dell'azione a quei tempi.
Non so quali siano stati i motivi che hanno portato il buon Scott a farla finita, e di certo non sono qui per disquisirne: posso solo affermare che, per quanto clamorosi siano stati alcuni suoi scivoloni, con un titolo come questo - IL blockbuster per definizione - il vecchio Tony si è assicurato un posto d'onore nella memoria di milioni di spettatori in tutto il mondo.
Da una parte all'altra dell'ex Cortina di ferro.
E a volte, in barba all'autorialità sfrenata, è anche questo grande Cinema.


MrFord


"Watchin' every motion in my foolish lover's game  
on this endless ocean, finally lovers know no shame  
turnin' every turn to some secret place inside  
watchin' in slow motion as you turn around and say  
take my breath away  
take my breath away."
Berlin - "Take my breath away" -



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