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lunedì 13 aprile 2020

White Russian's Bulletin



Prosegue la quarantena, e con lei uno dei periodi senza dubbio più strani, densi e clamorosamente "cinematografici", in più di un senso, della mia vita. Essendo abituato a vivere parecchio ed avendo oggettivamente patito molto il momento, devo ammettere di dover ringraziare le serate Cinema con i Fordini, che sono una fonte inesauribile di soddisfazione, e la definitiva consacrazione delle piattaforme come Netflix, fondamentali in una condizione come quella che coinvolge il mondo in queste settimane. 
Probabilmente avrò dimenticato qualcosa, avendo bellamente trascurato il blog nelle ultime due settimane, ma più o meno questo è quello che ricordo delle visioni passate al Saloon in questi tempi da virus.


MrFord



HARRY POTTER

Harry Potter e i Doni della Morte - Parte 2 Poster

Nuova passione del Fordino, che ormai snocciola incantesimi come se non ci fosse un domani agitando le bacchette dei take away in giro per casa, la saga di Harry Potter è stata rispolverata e conclusa rispetto all'ultima puntata del Bulletin. 
Dopo Il calice di fuoco - che resta, cinematograficamente, il titolo migliore della serie -, siamo passati attraverso le morti illustri de L'ordine della fenice, Il principe mezzosangue e le due parti de I doni della morte, tutti inferiori al lavoro di Mike Newell ma comunque in grado di intrattenere come si conviene i Fordini, regalando emozioni principalmente grazie al personaggio più profondo, sfaccettato e riuscito nato dalla penna della Rowling, Severus Piton.
Probabilmente delle serate Cinema i Fordini ricorderanno più Harry Potter che non I Goonies o Predator, ma resta la grande soddisfazione di stare trasmettendo la passione per un mezzo di comunicazione unico e fantastico, il Cinema.


JACK RYAN - STAGIONE 2 (Prime Video, USA, 2019)

Jack Ryan Poster


Compagno di viaggio di Netflix in questo periodo di quarantena è Prime Video, che, pur se in misura minore rispetto alla piattaforma "mamma" di Stranger Things e affini, riesce a fornire alternative buone per i momenti pranzo e cena di casa Ford, da sempre dedicati ad un episodio di serie. Jack Ryan, che si era candidato come l'erede di prodotti come Alias e 24 già alla prima stagione, conferma la sua solidità con la seconda, forse più semplice in termini di scrittura ma ugualmente efficace nello stile, ottima nelle parti action ed impreziosita da una sigla davvero geniale, degna dei bei tempi dell'opening di Dexter.
Resta un prodotto per appassionati del genere, ma anche qualcosa di solido e ben gestito, che rende giustizia sia alla parte legata allo spionaggio che a quella delle botte e delle esplosioni.




HAWAII FIVE-O - STAGIONE 6 (USA, CBS, 2016)

Hawaii Five-0 Poster

Il periodo della quarantena ha riportato sugli schermi del Saloon anche la Five-O, da anni lasciata nel dimenticatoio ed usata come riempitivo - del resto, è la tipica serie ottima per questo scopo - per pranzi e cene, pronta a conquistare anche i Fordini grazie alla theme song della sigla ed alla netta divisione tra buoni e cattivi, in questo periodo di gran voga tra i due piccoli eredi del vecchio cowboy. Niente di davvero memorabile, sia in termini di scrittura che di realizzazione, ma i paesaggi mozzafiato delle Hawaii e le non troppe pretese, uniti all'atmosfera da pranzo della domenica, fanno in modo che i difetti e la superficialità passino in secondo piano, per una serie conclusasi soltanto quest'anno innocua e piacevole da piazzare quando si vuole davvero rilassare il cervello.





DARK - STAGIONE 1 e 2 (Netflix, USA/Germania, 2017/2019)

Dark Poster


Una delle sorprese più interessanti della quarantena, diventata l'appuntamento fisso dell'orario dell'aperitivo mentre i Fordini si dilettano con la loro "ora del cartone": questa serie tedesca targata Netflix, che riprende il tema sempre interessante ed affascinante dei viaggi nel Tempo, incrocia le vicende di quattro famiglie che toccano, in un modo o nell'altro, quattro scenari differenti, dal millenovecentoventuno al duemilacinquantatre, passando attraverso gli anni cinquanta e ottanta.
Mescolando teorie scientifiche già utilizzate in Lost e Interstellar, dramma adolescenziale, thriller e sci-fi, gli autori portano sullo schermo una gran bella proposta, che avvince e smuove tutte quelle domande che in questi casi viene quasi naturale farsi: saremmo disposti a viaggiare attraverso il Tempo, e per curiosità da spettatori o con l'intenzione di cambiare le cose?
Non solo, ma il Tempo stesso, considerato come un'entità, è davvero considerabile come l'abbiamo sempre considerato, o è qualcosa di troppo stratificato e complesso perchè la nostra scienza possa allo stato attuale darne una definizione?
Un ottimo prodotto, dunque, che patisce solo una leggera flessione nella seconda stagione chiusa con quello che è, a mio parere, un rischio enorme preso dal team creativo dietro la serie: speriamo che, con la terza in arrivo, sappiano sfruttare la cosa al meglio.




LA CASA DI CARTA - STAGIONE 4 (Netflix, Spagna, 2020)

La casa di carta Poster

Con ogni probabilità Netflix e le serie televisive sono state una delle ancore di salvezza di questo periodo di quarantena, con tutti chiusi in casa costretti in qualche modo a riscoprire o a sopravvivere la convivenza forzata: fortunatamente per tutti i fan raccolti negli ultimi anni in tutto il mondo, il Professore e la banda dei Dalì sono tornati alla ribalta con il loro quarto giro di giostra.
Come sempre le evoluzioni di trama ed accadimenti sono quantomeno improbabili, ma la forza di questa serie sempre splendida da vedere - e da consumare un episodio dietro l'altro - è quella di aver azzeccato ritmo e personaggi, ed essere riuscita ad inserire elementi cari al pubblico maschile come femminile così come momenti pronti a diventare immediatamente cult - la sequenza su Ti amo di Tozzi al matrimonio del fu Berlino è un colpo di genio -. 
Prosegue, dunque, il colpo alla Zecca di Stato ed il braccio di ferro tra il Professore e la sua nuova nemesi, Alicia Sierra, mentre la banda deve far fronte a dissidi interni, tentativi di ribellione, vecchie e nuove ferite e soprattutto alla presenza di Gandìa, capo della sicurezza del Governatore, che si rivelerà una spina nel fianco davvero difficile da affrontare.
Un rollercoaster dal quale è sempre un piacere farsi trasportare lungo i binari degli articolati piani del mitico Professore.





MANDY (Panos Cosmatos/Casper Kelly, UK/Belgio/USA, 2018, 121')

Mandy Poster

Non ricordo dove esattamente mi capitò di leggere bene di Mandy, thriller/horror psichedelico con Nicholas Cage di un paio d'anni fa incensato, a quanto pare, da qualche zoccolo duro di radical chic di nicchia: fatto sta che, pur se in ritardo, ho deciso di recuperarlo sperando in una di quelle rivelazioni in grado di sorprendere e lasciare senza parole.
In un certo senso, il lavoro di Cosmatos è stato così: ha lasciato il Saloon senza parole regalando ai suoi occupanti un sacco di grasse risate, considerato che non ricordo qualcosa di così trash - anche se, in questo caso, non voluto - dai tempi del primo Sharknado.
Dalla trama risibile alla fotografia da pieno trip d'acido passando per i tempi dilatatissimi, tutto mi ha ricordato gli ultimi, terrificanti - non nel senso horror, purtroppo - lavori di Rob Zombie, e ringrazio la visione soltanto per le chicche incredibili fornite da Nicholas Cage in due sequenze memorabili, l'epifania della vendetta nel bagno della sua casa con tanto di mutanda bianca e bottiglia nascosta nella credenza e lo scontro con i demoni motociclisti, apoteosi di un trash che neppure nei più tamarri film action anni ottanta avrebbero potuto immaginare.
Se non altro, Mandy è stato oggettivamente in grado di lasciare il segno. E' il film "autoriale" clamorosamente più brutto che abbia visto da molto tempo a questa parte.




TIGER KING (Netflix, USA, 2020)

Tiger King Poster


Gli States, si sa, sono un bel ricettacolo di larger than life e follia, che si tratti delle grandi città o della provincia profonda, almeno per quanto riguarda chi è abituato alla "vecchia Europa": ricordo ancora quando, ai tempi dei tempi, per la prima volta arrivai a New York. Era il lontano novantaquattro, e vissi quei giorni come un bambino portato in uno zoo di proporzioni gigantesche, nonostante, qui in Italia, arrivassi da una delle realtà più "globali" che potevano immaginarsi allora, la Milano da bere. Quando, lo scorso anno, tornai nella Grande Mela, lo stupore fu minore, ma la sensazione che da quelle parti le cose fossero sempre un pò sopra le righe rimase la stessa. 
Figurarsi in Oklahoma, dove per anni fu un'icona Joe Exotic, eccentrico - a dir poco - proprietario di uno zoo ed esperto di felini, che negli anni, per portare avanti la sua attività, si è circondato di disadattati, fuggitivi, ex detenuti e personaggi ai margini della società, alimentando il suo ego smisurato - arrivò a candidarsi Governatore sperando di poter correre per la Presidenza - fino a sconfinare in attività e tentativi maldestri che lo portarono alla sua attuale residenza, la prigione.
In realtà, a prescindere dalla vicenda di Exotic e dei suoi dipendenti, rivali o nemesi, la cosa più interessante che esce da questa vicenda decisamente sopra le righe, è che da qualunque prospettiva la si voglia vedere, l'animale più pericoloso resta sempre e soltanto l'uomo.


sabato 19 gennaio 2019

Saturday's child (always in late)


Nuova settimana di uscite e nuovo ritardo accumulato dal sottoscritto tra lavoro, palestra, impegni di famiglia e anche di Cannibal Kid, che con il suo compare Raffaele sono riusciti nell'impresa di essere quasi in ritardo quanto me. Quasi, per l'appunto.
Il duemiladiciannove, intanto, prosegue purtroppo in scia al duemiladiciotto, con uscite non propriamente da coda davanti alla sala: ma andiamo a vederle una per una.


"Katniss Kid, sono il principe Raffaello, e sono qui per liberarvi da quel mostro di Ford."

Glass

James McAvoy si prepara a recitare la parte di Ford.
Raffaello: Gli indizi: un film che inserisce Samuel L.Jackson e Bruce Willis nel cast, ispirato ai comics, crudamente pulp... Pare evidente che si tratti di un sequel tarantiniano.. Ma no, mi dicono di no, l'unica cosa azzeccata è che si tratta di un sequel, Anzi il compimento di una trilogy, iniziata nel 2000 con Unbrekable, poi Split nel 2016 (16 anni di gap, ci sara' stato un motivo...). Perciò finalmente siamo a posto, la trilogy è finita, andiamo in pace. A meno che non salti in mente a qualcuno di farne tre trilogy, visto che c'è la Disney di mezzo in veste Touchstone. E comunque Tarantino non è del tutto estraneo alla faccenda, avendo inserito Unbreakable nella lista dei suoi "film preferiti dopo il 1992", qualsiasi cosa questo voglia significare...
Cannibal: Certo che Tarantino è forse ancora più fissato con le liste di me. D'altra parte noi geni ci assomigliamo tutti. Anche a Ford piace compilare classifiche?
Beh, è la classica eccezione che conferma la regola.
Quanto al film Glass, anche questa potrebbe essere l'eccezione ai soliti sequel, visto che è addirittura un sequel-spin-off-crossover di due film differenti di M. Night Shyamalan: il capolavoro ai tempi incompreso e sottovalutato Unbreakable - Il predestinato, col tempo trasformatosi giustamente in un piccolo cult, e il sopravvalutato e non troppo riuscito recente Split. Da questa fusione ne uscirà una pellicola singolare, o Shyamalamalalalaman questa volta ha davvero esaurito anche la benché minima idea nuova?
Ford: con tutto il dispiacere di Cannibal, anche a me piace compilare liste, e sicuramente Unbreakable, per quanto non clamoroso come dice lui, è in quella che comprende il meglio di Shambalà. Non è nella stessa lista Split, che se non fosse stato per il finale che agganciava a questo Glass sarebbe caduto nel dimenticatoio da tempo. Resto comunque curioso di questo mix, anche se M. Night è talmente incostante da rappresentare un rischio più alto di un qualsiasi consiglio fornito da Peppa Kid.

Maria Regina di Scozia

"Katniss Kid, ma perchè i tuoi gorilla sono tutti degli hipster?" "Sono anche radical chic: due delle cose che Ford teme di più."
Raffaello: Vedo bene dai manifesti: parrucconi, costumi sontuosi, volti imbiancati.. un film di ambientazione, così appare...
Anche in teatro e all'opera l'ambientazione spesso diventa piatto forte, possibilmente fuori contesto, e gli scenografi dettano legge. Ma non divaghiamo.
Mi infastidiscono queste caratterizzazioni ostentate, troppo spesso prevalenti su storie possibilmente risapute...
Però, leggo bene? C'è la piccola Saoirse nel ruolo principale!! Mollo di brutto i miei pregiudizi e corro al cinema senza se e senza meno...
Cannibal: Film storico in costume di quelli che sembrano perfetti per una serata tra carampane insieme a qualche Cosmopolitan, o per quel professorino saputello di Ford insieme a qualche White Russian. In entrambi i casi, certo non il massimo del divertimento. Però, c'è un però. Anzi ce ne sono due: Saoirse Ronan e Margot Robbie. Subito il film diventa doppiamente imperdibile. E per una volta mi riferisco alle loro capacità recitative, visto che a livello fisico qui non mi sembra che appaiano proprio al loro top.
Ford: questo mi pare il classico film da merenda delle cinque che tanto piace alle carampane amiche di Katniss Kid, dunque mi tengo le serate a suon di Rocky e White Russian. E brindo ai film in cui Margot Robbie si mostra in altre vesti.

L'agenzia dei bugiardi

"Per fare incazzare Ford, farò finta di essere dentro Il grande Lebowski."
Raffaello: Ecco un film che in questo periodo di rifiorente boom economico, potrà rilanciare il grande cinema italiano, come fosse Antonioni.
La bugiardigia, sport nazionale, si fa fondamento nella Nuova Commedia all'Italiana.
Un cast eccellente, dall'emergente Ruffini al sempreaggalla Ghini; la solida realtà televisiva di Carla Signoris e l'ineffabile spit-off delle epopee capatondesche, Herbert Ballerina.
Forse con più coraggio si sarebbe potuto offrire un ruolo anche al grande Rupert Sciamenna, sarebbe ormai arrivata l'ora.
Successo assicurato e sempre prima l'italiani!!
Cannibal: La trama di questo film mi suonava stranamente familiare e infatti si tratta del remake italiano di Alibi.com, scemotta ma decisamente divertente commedia francese di quelle che piacciono a me, e forse pure a Ford. Potrei guardarlo per 3 motivi, e tra questi no, non c'è Paolo Ruffini: fare un confronto con l'originale, il mitico Herbert Ballerina e Alessandra Mastronardi. E nel suo caso non è per le sue capacità recitative.
Ford: giro ovviamente al largo da questa roba italiana e troppo italiana che mi pare ancora più agghiacciante di quelle che puntualmente cerca di rifilare Cannibal ai suoi lettori. E preferirei vedere una qualsiasi di quelle, tanto per dare l'idea della voglia che ho di schiaffarmi Ruffini e compagnia.

Mia e il leone bianco

"I weekend fordiani sono proprio divertentissimi!"
Raffaello: Una bambina cresce con un leone bianco per amico, creando un legame speciale e duraturo.
Anche se la storia si svolge in Sud Africa, ogni riferimento al colore del pelo è accidentale.
Dei cattivoni metteranno in pericolo l'idillio, ma tutto finirà bene, suppongo.
In ogni caso non fatelo a casa, e nella vita vera diffidate se occorre anche del vostro gatto.
Cannibal: Tipica storiella sul rapporto tra umani e animali. Non trattandosi però della leggenda di Cicciolina con il cavallo, direi nulla di interessante.
Ford: Tipica storiella sul rapporto tra umani e animali. Una metafora, praticamente, del rapporto tra me e Cannibal.

La douleur

Un film talmente radical da non far reperire altre immagini se non la locandina.
Raffaello: Il titolo francese e la presenza di un cast francese mi fa sospettare che si tratti di un film francese.
E io generalmente detesto il cinema francese, fatte salve rare eccezioni. Vedo che nella produzione sono coinvolti anche Belgio e Svizzera, il che non migliora le cose.
Però non ho ambizioni di influencer, contrariamente a certi blogger, percio' fate come vi pare ma io ve l'avevo detto...
Cannibal: Io adoro il cinema francese, anzi j'adore il cinema francese! Inoltre ho ambizioni da influencer, quindi vi dico: correte a vedere questo film che fin dal titolo sprizza un'incontenibile joie de vivre da tutti i pori e non date retta a quello che vi dice James Ford e, almeno in questo caso, nemmeno a Raffaello Conti.
Ford: questa mi pare una radicalchiccata totale che non risolleva le sorti di un inizio anno purtroppo in linea con la decisamente poco esaltante chiusura del precedente. Attendo fiducioso settimana prossima, quando ad attendere noi tutti ci sarà Creed 2, per la joie di Cannibal.

lunedì 17 dicembre 2018

White Russian's Bulletin



Ci stiamo avvicinando alla fine dell'anno e alle consuete classifiche che, a questo giro, risulteranno particolarmente difficili da compilare considerato che nel corso degli ultimi dodici mesi le visioni sono state clamorosamente più contenute numericamente rispetto alle edizioni precedenti dei Ford Awards e che il duemiladiciotto non sarà certo ricordato come il migliore della Storia del Cinema. Ad ogni modo qui al Saloon si cerca di riprendere un certo ritmo, tra ripescaggi, esperimenti e rispolverate di vecchi classici.


MrFord


LA BALLATA DI BUSTER SCRUGGS (Joel&Ethan Coen, USA, 2018, 133')

La ballata di Buster Scruggs Poster


I Coen sono da sempre una garanzia, qui al Saloon, e nel corso della loro carriera le delusioni sono state poche e di poco conto se confrontate a tutti i cult che hanno sfornato e che ancora oggi fanno parte del mio personale "greatest hits" della settima arte: questo La ballata di Buster Scruggs, antologia di sei storie che rievocano i miti del West e della Frontiera, nato per Netflix - destinato a mio parere come tutti i network di questo genere a prendere progressivamente il posto dei distributori da sala - è una conferma di quella garanzia.
Con ironia, violenza, poesia ed il tocco grottesco che è sempre stato la loro firma, i Coen portano sullo schermo un vero e proprio gioiellino che parte con il fantastico La ballata di Buster Scruggs e cavalca poi attraverso polvere, sangue, amori mai consumati, solitudine, oro inseguito, perso e ritrovato, in una vera e propria antologia di un mondo, quello del vecchio West, che era più spesso crudele che non luminoso e mitico come si è portati a pensare.
L'ombra della Morte aleggia, più o meno pesantemente, su tutti i personaggi, e l'impressione è che, anche nelle storie più tristi, ci sia sempre il pensiero che, per dirla come lo Straniero, "a volte sei tu che mangi l'orso, e a volte è l'orso che mangia te": sta a noi, almeno in una certa misura, decidere come affrontare anche la parte peggiore e inevitabile.




BEVERLY HILLS COP (Martin Brest, USA, 1984, 105')

Beverly Hills Cop - Un piedipiatti a Beverly Hills Poster


Nel pieno di un sabato pomeriggio da famiglia, giochi con i Fordini e voglia di relax a mille non c'è niente di meglio di un recupero d'annata - anche se, lo ammetto, clamorosamente fuori stagione -: Eddie Murphy ai tempi della mia infanzia era uno degli idoli indiscussi dell'allora casa Ford - insieme a Bill Murray -, complice la faccia da culo e la sfrontatezza che da bambino sognavo di arrivare a sfoggiare al posto della timidezza.
Beverly Hills Cop, a trentaquattro anni dalla sua uscita, ancora regala perle a profusione, e benchè risulti assolutamente lineare nello svolgimento - quasi scolastico, direi - risulta uno degli esempi più riusciti dell'action pop anni ottanta, funziona dall'inizio alla fine e diverte ad ogni visione, sia essa la prima - come nel caso dei Fordini - o la chissàquantesima - come nel caso del sottoscritto -.




MOWGLI - IL FIGLIO DELLA GIUNGLA (Andy Serkis, UK/USA, 2018, 104')

Mowgli - Il figlio della giungla Poster


Sempre restando nell'ambito "weekend prenatalizio passato in casa cercando di rilassarsi il più possibile e farsi prendere in ostaggio dai piccoli della tribù" Netflix ha fornito un'altra visione perfetta per i pomeriggi di gioco sul tappeto, nonchè la sua risposta alla versione live action de Il libro della giungla diretta non troppo tempo fa da Jon Favreau: in questo caso dietro la macchina da presa ritroviamo l'ex Gollum Andy Serkis, che sarà pure un buon caratterista ma che non riesce a dare il piglio di Favreau alla vicenda, forse più in linea con l'originale scritto di Kipling rispetto alla controparte disneyana ma in qualche modo un pò troppo rapida nell'evoluzione e nello svolgimento.
L'impressione, a prescindere dal fascino dei luoghi e degli animali - che come al solito hanno ipnotizzato i Fordini -, è che si sia trattato di una "compressione", quasi come se una stagione di una serie fosse compattata in un film da poco più di un'ora e mezza.
Peccato, perchè i temi trattati sono evergreen, così come i personaggi, eppure la sensazione è che manchi davvero qualcosa, prima fra tutte la meraviglia che stava dietro ai vecchi cartoni animati ma anche alle nuove frontiere dei vari "Vita di Pi".



martedì 4 settembre 2018

Shark - Il primo squalo (Jon Turteltaub, USA/Cina, 2018, 113')




- Considerato che l'estate è la stagione per eccellenza delle tamarrate al Cinema, sul divano e dovunque vogliate essere sopra le righe, Shark - Il primo squalo era il titolo perfetto per accogliere i Ford appena tornati dalle vacanze un paio di settimane fa, bisognosi di un ultima "notte da leoni" dei neuroni prima di tornare alla vita di tutti i giorni, al lavoro e, si spera, ad un autunno di film più interessanti ed impegnati.

- Shark è un giocattolone ignorante e senza vergogna, che sfancula allegramente la logica facendo storcere il naso in alcuni punti perfino un tamarro del mio spessore - l'assalto del Megalodonte alla spiaggia prevederebbe, considerate le dimensioni dello squalo preistorico e per evitare allo stesso il destino di molte balene, una profondità di almeno una ventina di metri, che di norma non sono proprio lo standard degli stabilimenti balneari, giusto per citarne una -, ma che fa il suo lavoro sporco, ovvero intrattenere il cervello rimasto solo dopo la libera uscita di tutti i suoi inquilini.

- Statham è sempre Statham, anche se ammetto che nelle pellicole in cui non muove o muove poco le mani perde senza dubbio una parte del suo fascino. Gli va comunque, da sportivo, riconosciuta una forma fisica pazzesca considerato che parliamo di un over cinquanta.

- Nonostante sia stato presentato dalla distribuzione come una sorta di horror/thriller capitanato da un volto noto dell'action, Shark è senza dubbio un giocattolone per bimbi grandi e piccini, perfetto per una serata da rutto libero con gli amici o accompagnati da figli o fratelli e sorelle minori amanti degli animali selvaggi - penso che lo proporrò anche al Fordino, in pieno coinvolgimento con la serie "72 animali pericolosi" -.

- Nell'ambito, dunque, dei filmacci di stagione senza pretese, Shark ha tutte le caratteristiche per essere assaporato come un bel fritto misto vista mare in barba alle diete da prova costume destinate a finire nel cassetto con l'autunno alle porte. Considerate soltanto di vederlo per quello che è, e con gli occhi che un qualsiasi bambino in età da scuola elementare assiste alla rivelazione del Megalodonte.



MrFord



lunedì 21 maggio 2018

Rampage - Furia animale (Brad Peyton, USA, 2017, 107')







Ricordo più che bene - pur se velati da un alone misto di nostalgia, alcool ed età - i tempi in cui andavo in sala giochi con una scorta di monetine - che andavano dalle cinquanta alle duecento lire, a seconda della località - ed un amico - oppure mio fratello - per giocare a Rampage, divertendomi come un pazzo a distruggere palazzi ed ingoiare soldati utilizzando il gorilla in stile King Kong - a dire il vero il meno interessante dei tre personaggi a disposizione, per quanto mi riguarda -, il lupo gigante o il lucertolone.
Tempi semplici, lontani, in cui i videogiochi erano qualcosa di quasi incredibile e lontano dalla quotidianità e dalle case.
Tempi passati, ma che evidentemente sono rimasti nel cuore di chi, come me, li ha vissuti, ed ora si ritrova a tentare di riportarne i fasti in sala sfruttando la popolarità di quello che è l'action hero per definizione di questo secondo decennio degli Anni Zero - Dwayne Johnson, ovvero The Rock, uno dei wrestlers più importanti di sempre - e gli effettoni che, ai tempi, si sarebbero soltanto potuti sognare, sia sulle console da gioco che sul grande schermo.
Rampage - Furia animale, di fatto, non inventa assolutamente nulla di nuovo, pare una sorta di versione aggiornata di San Andreas che sostituisce l'impatto della Daddario con quello degli animali giganti - e non me ne vogliano i bestioni, non mi pare uno scambio equo - e presenta un The Rock come sempre in grado di fare tutto e anche di più, eppure, così come San Andreas, spassoso e divertente da vedere, in barba a prevedibilità e tamarraggine di questo tipo di proposte.
In effetti, quando questo tipo di titoli finiscono per non prendersi sul serio e fare il loro lavoro, è difficile non digerirli, soprattutto quando giunti alla conclusione di una giornata lavorativa - a casa e fuori - rimangono davvero poche energie per affrontare la visione del consueto film da divano: qui al Saloon, infatti, ci siamo goduti Rampage dal primo all'ultimo minuto e senza ritegno, indovinando tutte le scelte del suo protagonista e perfino quelle degli animaloni pronti a fargli da spalla - compreso il faccia a faccia finale con George il gorillone - ed apprezzando proprio questo tipo di prevedibilità neanche fossimo tornati i bambini che inserivano la moneta nel videogioco con nessun'altra aspettativa se non quella di distruggere più palazzi fosse possibile.
In questo senso il lavoro di Brad Peyton - già accanto al buon Dwayne nel già citato San Andreas e Viaggio nell'isola misteriosa - rende assolutamente onore al vecchio videogioco, portando sullo schermo il più classico dei popcorn movies da distruzione totale, senza pretese e logica, giocato scandalosamente a favore del main charachter ed incurante di qualsiasi regola anche in un contesto che regole non prevede: personalmente non avrei chiesto altro se non una Daddario in più ed un pedale premuto con decisione ancora maggiore sul trash volontario, ma ammetto di essermi piacevolmente accontentato e di essermi fatto intrattenere da questo giocattolone pronto a tenere lontano qualsiasi radical della blogosfera senza alcun pensiero neanche avessi deciso di farmi una sessione in più del solito in palestra, o quel cocktail pronto a regalare la sbronza durante un'uscita.
Anzi, personalmente avrei bisogno di un film come Rampage a settimana, che con The Rock, qualche esplosione e tanta implausibilità potrebbe portare allegria e spensieratezza e, chissà, anche convogliare il sonno dei giusti una volta terminata la visione.
Un pò come quando, da bambino, terminati i gettoni, si tornava a casa ridendo e ricordando le gesta più eclatanti della lotta tra gli animali giganti e l'esercito di piccoli umani che tentavano di fermarli.
Tempi semplici, lontani, che a volte - più spesso di quanto sembri - è davvero piacevole rievocare.




MrFord




lunedì 19 marzo 2018

Jumanji - Benvenuti nella giungla (Jake Kasdan, USA, 2017, 119')




Penso che chiunque sia stato adolescente o pre adolescente negli anni novanta conosca Jumanji, popcorn movie ludico che divenne, grazie anche al compianto Robin Williams, un piccolo cult generazionale: alla notizia di un recupero del brand in una sorta di reboot, ammetto che l'unica cosa in grado di tenere a galla le speranze per qualcosa che non si rivelasse uno spreco di tempo e di energie degli spettatori risultò essere Dwayne Johnson, al secolo The Rock, ex wrestler ormai lanciatissimo attore che da sempre è considerato uno dei fordiani più fordiani che si potrebbero incrociare al Saloon.
Lui e l'entusiasmo di Julez, che non vedeva l'ora di cimentarsi nella visione.
Pur se con colpevole ritardo rispetto all'uscita in sala - inaugurò il nuovo anno lo scorso primo gennaio -, era dunque un dovere per gli occupanti del Saloon affrontare la visione sperando in leggerezza, divertimento, neuroni in vacanza e via discorrendo: ebbene, il Jumanji versione millenial di Jake Kasdan ha rispettato in tutto e per tutto le attese, rivelandosi godurioso, divertente e senza pretese come un film anni ottanta conscio del tempo che è trascorso e pronto ad ironizzare sulle differenze evidenti che passano dai tempi della mia infanzia a quella di chi è nato e cresce nel Nuovo Millennio.
Senza darsi arie o alcuna pretesa, gli autori azzeccano un'idea dopo l'altra, dall'adattamento a videogame del Jumanji versione gioco da tavolo al ribaltamento dei ruoli dato dalla scelta dei personaggi, ben resi dai protagonisti pronti a prendersi in giro vestendo panni inconsueti - almeno al principio -, dal già citato Dwayne Johnson a Jack Black e Kevin Hart: in questo modo l'audience, che si tratti di vecchi nostalgici o di nuove leve, trova tutti gli elementi necessari per godersi una serata in gran scioltezza in grado di unire spiriti di epoche diverse prendendo il meglio da entrambe, forse non brillando per originalità di svolgimento - è ovvio fin dall'inizio che non si assisterà a colpi di scena inaspettati, e con il crescendo finale si perde una fetta della freschezza della prima parte di pellicola - ma affrontando le prove una dopo l'altra senza paura e con tutto l'entusiasmo di chi ha voglia di raccontare e vivere una storia, piuttosto che di proporla come fosse un compitino svolto per gonfiare il portafoglio dei produttori.
Questo Jumanji - Benvenuti nella giungla, dunque, un pò come fu qualche tempo fa per Piccoli brividi, riesce nella non facile impresa di portare l'innocenza che regnava sovrana all'interno delle proposte d'avventura dei tempi in cui ero bambino nel panorama attuale senza che questo possa far apparire il tutto come un'operazione nostalgia o una ruffianata, incontrando al contempo il gusto di chi visse i tempi dei controller con il cavo e le "cassette" e chi, oggi, non concepisce un'esistenza senza internet o lo smartphone, buttando nel calderone riflessioni divertenti ed interessanti a proposito del rapporto con se stessi ed il proprio aspetto ed elementi esotici come ambientazioni da Indiana Jones e animali a profusione - sono sicuro che, dovessi far vedere questo film al Fordino, potrebbe impazzire grazie a coccodrilli, ippopotami, rinoceronti e giaguari, in barba a tutte le sfumature che, per età, ancora non afferrerebbe -.
Un'operazione, dunque, promossa su tutta la linea, in grado di alimentare la voglia di spassarsela a qualsiasi età, e cogliere lo spirito di quelli che, ai tempi, erano i giochi da tavolo - o di ruolo -, e che ora sono i videogames e, in una certa misura, i social: in fondo, proiettare un'immagine ideale di se stessi - o forse, non così ideale - a volte aiuta a comprendere meglio quello che ci portiamo dentro.
E affrontare la bestia, in un certo senso, è un pò come guardare oltre l'immagine che osserviamo ogni giorno allo specchio, prima di uscire di casa ed avventurarci nella giungla.




MrFord




mercoledì 14 marzo 2018

BoJack Horseman - Stagione 3 (Netflix, USA, 2016)





E' davvero dura, a volte, essere degli stronzi.
Nella maggior parte dei casi a farne le spese è chi sta accanto ai suddetti, ma di tanto in tanto, quando la merda piove e gli stronzi, per l'appunto, sono per la strada rigorosamente senza ombrello, capiscono quanto sia dura essere come si è.
BoJack Horseman è uno stronzo. Spesso e volentieri non si rende conto delle necessità di chi lo circonda, è egoista, alcolizzato, dipendente dai suoi lati oscuri, e chi più ne ha, più ne metta.
Eppure essere così com'è lo rende in grado di affrontare il mondo, e di tanto in tanto, regalare emozioni sincere proprio perchè non velate da quella piccola ipocrisia che, inesorabilmente, è parte della società ma non di chi ne sta ai margini, o al di fuori.
E la storia di BoJack, sempre più maliconica e a tratti struggente, incalza e tocca nel profondo episodio dopo episodio, regalando in questa sua terza annata due episodi che potrebbero essere definiti quasi Capolavori, Fish out of water - geniale e assurdo come un trip - e That's too much, man - un lento, inesorabile, poetico lungo addio -, confermando il carisma di uno dei charachter più interessanti della Storia recente del piccolo schermo, tridimensionale ed imperfetto neanche fosse davvero un attore scombinato e dissoluto, vero erede, almeno per me, di quell'Hank Moody che ho amato alla follia ed ha rappresentato una sorta di mia versione "amplificata".
Dunque, da stronzo e da persona vulnerabile ai suoi lati oscuri, non posso che stare dalla parte del vecchio BoJack, pronto ad una rincorsa all'Oscar che potrebbe significare un rilancio della sua carriera ed un riconoscimento al suo talento, con la conseguente sbronza di gloria o rovinosa caduta conseguenti, e mentre tutti attorno a lui paiono cercare quantomeno di andare avanti, cambiare, trovare una propria strada, il nostro cavallo sregolato guarda l'abisso che si porta dentro quasi crogiolandosi nell'essere guardato di rimando, pensando forse che per uno stronzo non ci sarà mai il "troppo tardi", anche quando si finisce per autocommiserarsi.
Il problema è che il troppo tardi prima o poi arriva, e a quel punto si è costretti a scegliere davvero una strada da prendere.
Ma a prescindere dalle ipotesi che, probabilmente, affronterò nella visione della quarta stagione, BoJack Horseman diviene senza ombra di dubbio una delle serie più drammatiche che abbia visto negli ultimi anni, grandiosa nel far digerire ferite e lacrime servendole accanto al grottesco, all'ironia, a quel qualcosa che, come nel già citato Fish out of water, sembra lontanissimo da noi, e invece ci apre il cuore neanche fosse un cazzo di chirurgo che nessuno potrebbe immaginare neppure in televisione, una specie di incrocio folle tra Derek Shepard e Hannibal Lecter.
Dunque, da stronzo ma anche da amante della vita e delle belle cose - su grande e piccolo schermo - spero che la cavalcata di BoJack possa durare ancora molto, e non smetta di essere così fottutamente schietta, incasinata, caotica, bevuta, carnosa, divertita, arrabbiata e qualunque altro aggettivo possiate farvi passare per la testa e renda bene l'idea di quanto forte sia la vita, e di quanto sia bello viverla ammettendo a se stessi - che poi, in fondo, è quello che conta, dato che, come si diceva in Lost, "si vive insieme, si muore soli" - tutto di se stessi.
Perchè potremo essere casinisti, bugiardi, eccessivi con il mondo e chiunque ci abiti, ma non potremo mai davvero esserlo con quello che è con noi da quando ci svegliamo la mattina a quando crolliamo addormentati la sera, che è lo stesso che guardiamo nello specchio.
E come un abisso, ci rimanda lo sguardo.




MrFord




 

mercoledì 10 gennaio 2018

Ferdinand (Carlos Saldanha, USA, 2017, 108')



E' tradizione delle Festività che in sala, oltre ai Cinepanettoni, giungano proposte forti - almeno sulla carta - anche per il Cinema d'animazione, pronte a sfruttare l'onda lunga delle vacanze per portare intere famiglie a condividere l'esperienza del grande schermo.
Con la tempesta che è stata il meraviglioso Coco targato Pixar anche i Ford sono entrati felicemente a far parte della tradizione - ripercorrendo le tracce di Oceania lo scorso anno -, godendosi il piacere di poter condividere una visione a quattro che potesse coinvolgere tutti i membri della famiglia allo stesso modo, replicando con il nuovo nato del Blu Sky Studio, padre di divertissement molto amati dai Fordini come i due Rio: Ferdinand.
E' assolutamente logico e giusto sottolineare fin da subito che gli standard Pixar e del già citato Coco sono lontanissimi sia in termini di tecnica che di portata emotiva dell'intera operazione, e che la storia di questo toro amante dei fiori e pronto a divenire una sorta di pacifista anti-corrida sia principalmente un piacevole intrattenimento che non inventa nulla da nessun punto di vista e percorre la strada sicura tracciata fin dall'alba della settima arte proprio dai prodotti Disney, con il protagonista messo di fronte a prove che, come è giusto in questi casi che sia, vengono superate nel nome dell'amore e di un pò di buonismo, eppure la visione scorre senza intoppi, risulta piacevole - anche se a tratti forse troppo tirata per le lunghe - e permette a grandi e piccoli di godersi un pomeriggio insieme in gran tranquillità.
Personalmente ho apprezzato molto l'impatto che alcune tematiche hanno avuto sul Fordino, curioso di capire il perchè di uno spettacolo come la corrida all'interno del quale si fa del male ad un animale o al significato della parola "mattatoio" - una cosa che mette più in difficoltà noi genitori, ovviamente - così come il pensiero che un grande fan - quantomeno idealmente, a seguito di letture che hanno posto le basi della mia formazione letteraria - della corrida come istituzione come il sottoscritto si sia ritrovato a ritrattare molte delle posizioni che aveva saldamente difeso in passato, ancora toccato da letture come Sangue e arena o Alle cinque della sera.
Riflessioni, dunque, non di poco conto anche e soprattutto se rapportate ad una pellicola in cui anche quello che pare finire male non finisce male - neppure lontanamente -, per la maggior parte della sua durata virata alla commedia d'avventura e legata a doppio filo a siparietti musicali apparentemente divertenti che in realtà si rivelano i momenti più deboli dell'intera produzione - come la gara di ballo tra i cavalli e i tori dell'allevamento, decisamente inutile all'economia del racconto -.
Nel complesso, dunque, il lavoro di Saldanha risulta piacevole ma anche senza infamia e senza lode, a conferma che il regista abbia tirato fuori il meglio con il suo esordio - il primo episodio del fortunato L'era glaciale - prima di uniformarsi a quello che ci si aspetta da una produzione standard per i blockbuster d'animazione: certo, riscoprire alcuni luoghi che ho visitato ed amato in Spagna - come Madrid e la stazione di Atocha o Ronda, in Andalusia - è sempre piacevole ed offre ulteriori spunti per racconti e spiegazioni ai più piccoli della tribù, ma i livelli di titoli davvero destinati a fare la storia dei, buoni, vecchi, cartoni animati sono davvero altri.
Ferdinand è buono, simpatico e forse anche un adulto lo vorrebbe come animale domestico, per quanto fuori taglia.
Ma riuscire a toccare il cuore come tradizione magica del Cinema in questi casi quasi impone, è tutta un'altra storia.



MrFord



lunedì 7 agosto 2017

Okja (Joon-Ho Bong, Corea del Sud/USA, 2017, 120')




E' sempre molto difficile, scrivere di film come Okja.
Occorrerebbe riuscire a scindere la ragione, il sentimento, l'etica e la coscienza dalla nostra natura animale, per poterlo fare come si conviene.
Senza dubbio, si tratta di un lavoro di ottima fattura, costruito molto bene da Bong, che si conferma uno dei registi più "contro il sistema" che la grande distribuzione possa vantare di avere dalla sua parte.
Senza dubbio avvince, fa discutere ed è efficace, e a più livelli.
Senza dubbio parliamo dell'ennesima proposta intelligente ed azzeccata di Netflix, che ancora una volta si conferma come una delle realtà più importanti al mondo quando si parla di piccolo e ormai anche grande schermo.
Eppure, ci sono un sacco di eppure.
Nel corso delle ultime settimane, ho letto numerosi pareri - più o meno entusiastici, ma sempre di livello medio/alto - incentrati principalmente sul dilemma morale legato al consumo della carne e sfruttamento degli animali, e riscontrato che la prima domanda che veniva posta una volta terminata la visione di questo film era legata proprio al futuro dello spettatore come consumatore.
Personalmente, credo sia una vera stronzata.
Bong, che probabilmente è molto furbo, infatti, denuncia raccontando la lotta per la salvezza di un'amica - o una sorella, in qualche modo - da parte di una ragazzina cresciuta con lei, sfruttando l'onda emotiva del singolo caso per avere l'esempio giusto rispetto alla "massa", in barba al fatto che al termine del film nessuno si preoccupi di quale fine facciano tutti i super maiali lasciati alle spalle dei protagonisti o che - ma questa è un'osservazione provocatoria tutta mia - nessuno si sia mai preso la briga, animazione a parte, di costruire una pellicola di "sensibilizzazione" di questo genere su un pesce, un uccello o un insetto, tanto per citare forme di vita profondamente diverse dai mammiferi che fatichiamo decisamente di più a comprendere.
Quella stessa furbizia, che porta alla sequenza più efficace della pellicola - quella legata all'acquisto di Okja -, perfetta nel mostrare la spietata logica del mercato - quella sì, da denunciare e studiare da vicino - e l'interesse che ognuno di noi, lo si ammetta o no, ha di salvare chi ama, riesce a forzare la mano quasi sottovoce, e conquistare credo la maggior parte dell'audience in barba al fatto che la parte "positiva" della vicenda - rappresentata da Paul Dano ed i suoi - finisca per uscire nettamente sconfitta neanche fosse un Jake Gyllenhaal troppo sopra le righe bastonato da chi le righe le ha tracciate.
Perchè, parlando onestamente, è chiaro che ognuno di noi continuerà a cercare di salvare il proprio animale domestico e non la massa di destinati al macello che non abbiamo mai visto, che penserà prima alla sopravvivenza sua e di chi ama e solo dopo, forse, a quella del resto del mondo, e scandalizzarsi e correre a mangiare quinoa per il resto della vita dopo aver visto film come questo è ipocrita almeno quanto criticare a priori il più classico dei Disney dal finale buonista.
Certo, anch'io vorrei una Okja, e non farei mai del male ai miei gatti, e trovo che il sistema andrebbe cambiato, ma in fondo, parlando di sopravvivenza, so bene che, allo stesso modo, dovessi mettere sotto i denti qualcosa sarei il primo, da uomo delle caverne, a cacciare il mio pezzo di carne.
E di nuovo si torna alla ragione, il sentimento, l'etica e la coscienza a confronto con la nostra natura animale.
Razionalmente, trovo che questo film pecchi sotto molti punti di vista - come Julez faceva notare, per quale motivo non sadico mostrare Okja costretta ad accoppiarsi con un altro supermaiale "dopato", per poi, una ventina di minuti dopo, destinarla al macello? -, e finisca per risultare troppo qualunquista.
Emotivamente è senza dubbio un esperimento riuscito, a metà tra Miyazaki e La storia infinita, e scommetto che in molti si saranno commossi di fronte a quell'ultimo dialogo all'orecchio.
L'etica è complessa, ma quantomeno Bong, per quanto sicuramente di parte, non rinuncia a mostrare - o a cercare di farlo "super partes" - tutti i lati di questa caotica medaglia.
E la coscienza? Beh, se grazie al legame tra le due protagoniste si riesce a dimenticare l'ululato disperato dei super maiali destinati al macello, allora tranquilli.
Potrete continuare a mangiare carne come un predatore del mio stampo e, al prossimo dilemma, ricordare che il Grillo Parlante l'avete già fatto alla griglia da parecchio.
In fondo, sono tutte proteine.




MrFord



 

venerdì 14 luglio 2017

Bolt - Un eroe a quattro zampe (Byron Howard/Chris Williams, USA, 2008, 96')




Aver costruito, negli anni, una nutrita videoteca anche rispetto alle pellicole d'animazione sta rappresentando una sorta di bacino dal quale il Fordino - e la Fordina con lui - pesca a piene mani quando si tratta di abbandonare le rassicuranti visioni reiterate centinaia di volte ed avventurarsi in una nuova avventura.
E' stato così, di recente, per Bolt, sottovalutato titolo canino - ma non solo - tra i primi a limare la distanza che, una dozzina d'anni fa, correva tra la Disney e la sua costola Pixar anche grazie alla presenza nel ruolo di produttore esecutivo di John Lasseter, padre dello studio che ha regalato a tutti gli appassionati e non Toy Story e compagnia.
Per quanto semplice, diretto e prevedibile possa essere considerato - ricalca appieno lo stile Disney dell'avventura di formazione ricca di inseguimenti e scene d'azione, realizzate peraltro molto bene -, Bolt rappresenta il punto di partenza del percorso di due registi che negli anni successivi, grazie a Rapunzel ed al più recente Zootropolis, si sono imposti come tra i più importanti della scuderia della grande D: l'idea, poi, del cane star di una serie televisiva - strizzata d'occhio non da poco a quello che, nel duemilaotto, ai tempi dell'uscita in sala, era un fenomeno in piena espansione - tenuto all'oscuro della realtà e convinto di avere strepitosi superpoteri separato dalla sua padroncina nonché compagna sul set e deciso a raggiungerla attraversando gli States da New York fino a Hollywood, è vincente fin dalle prime sequenze, e regala momenti a loro modo profondi ed altri clamorosamente divertenti - la fuga dal canile è un gioiellino, e ancora oggi, dopo averla rivista almeno una ventina di volte, rido tanto quanto la prima -, oltre ad un punto di vista diverso per un charachter che, se privato di questa "caduta" verso la normalità, sarebbe stato decisamente più piatto e banale.
Perfette anche le due spalle del protagonista, la cinica gatta Mittens e l'esplosivo Rhino, pronte a supportare e rendere tridimensionale Bolt, che passa dall'essere un fastidioso superbuono supervincente allo status di outsider bisognoso del supporto di chi sta al suo fianco.
La rappresentazione, poi, del mondo animale reso come una metafora di quello umano - dai due gatti attori pronti a bersagliare Bolt a causa della sua convinzione a proposito dei superpoteri ai piccioni presenti nelle varie città - rappresenta un altro seme di quello che abbiamo visto tutti sbocciare nel già citato Zootropolis, ed in questo caso è sempre interessante notare quanto sia importante per un autore crescere e maturare, e regalare dunque al pubblico prodotti sempre migliori.
Inutile dire che sia bastata una sola visione per far innamorare del personaggio i Fordini, con AleLeo che ora fa il cane abbaiando e correndo per la casa e Becca ipnotizzata soprattutto dalla colonna sonora vagamente country - Penny, la padroncina umana di Bolt, in originale è doppiata da Miley Cyrus, che canta il pezzo portante del film in duetto con un John Travolta, voce del cane supereroe, in grande spolvero dietro un microfono -: una vera manna dal cielo anche per noi vecchi, che almeno per qualche tempo potremo evitare l'ennesimo passaggio di Madagascar o Kung Fu Panda sui nostri schermi e respirare almeno fino a quando anche Bolt diventerà un "must see".




MrFord






sabato 4 marzo 2017

A spasso con Bob (Roger Spottiswoode, UK, 2016, 103')




Per quanto a mia madre siano sempre piaciuti, per tutta una serie di motivi contingenti - complice una casa che non era propriamente un castello - la prima esperienza del sottoscritto con i gatti risale ai tempi della convivenza con Julez, quando la suocera Ford, nel pieno di una ristrutturazione casalinga, ci "prestò" le sue due gatte per quasi tre mesi: con Maggie - ancora oggi viva e vegeta -, una pacchia, tra fusa e paste e grandi puttaneggiamenti; con Tina, la più vecchia, una lotta all'ultimo sangue. Quest'ultima, dal pessimo carattere, ingaggiò una guerra fatta di pisciate per terra ed ore passate chiusa nel sottotetto dove veniva condotta con l'inganno dal qui presente, finita con una tregua armata che comunque regalò alla già citata suocera Ford il fatto che non si presentasse più a tavola chiedendo cibo ad ogni pasto come aveva sempre fatto.
Considerata l'esperienza intensa ed il fatto che ai tempi non avevamo figli, decidemmo di trovare un felino tutto nostro, e fu così che Diego - anche lui rosso, come Bob - entrò nelle nostre vite: da quel batuffolo dell'estate duemilaotto, una specie di dinamo inesauribile, è rimasto un gattone enorme e sovrappeso dalle tendenze chiaramente gay che oggi si aggira cercando di elemosinare sculaccioni - dev'essere un amante del sadomaso - o carezze partendo con le fusa come fosse un motore, che se non ci fosse Mia - la nostra "secondogenita" a quattro zampe - probabilmente avrebbe la stessa mobilità di un soprammobile.
Senza dubbio vivere praticamente in simbiosi con qualsiasi animale non solo rende quest'ultimo un membro attivo della famiglia, ma anche una personalità con la quale fare i conti, nel bene e nel male: certo, dai tempi in cui Julez mi chiamò al lavoro in lacrime per aver appena terminato la visione di Io e Marley immaginando la morte proprio di Diego ad oggi, quando inevitabilmente i figli portano via molta dell'attenzione e soprattutto dell'affetto destinato ai nostri amici pelosi le cose sono cambiate, e sono sicuro che, per quanto, come ogni genitore, giuriamo che, dopo Diego e Mia, non ci imbarcheremo più in questa fatica almeno fino a quando i Fordini saranno cresciuti e fuori casa - i miei adottarono la loro prima gatta proprio quanto io me ne andai -, qualcosa in noi resterà sempre legato al rapporto che costruiamo con loro come e forse anche meglio rispetto a quanto non capiti con alcune delle persone che popolano la nostra quotidianità.
A spasso con Bob, tratto dalla reale vicenda di James, ex tossico e senzatetto, e del suo compagno felino, è un'espressione dell'importanza che assumono gli animali che vivono al nostro fianco non solo in quanto "di compagnia", ma anche e soprattutto parte della nostra vita: un racconto non privo di momenti di smarrimento e dramma, di altri a rischio retorica, ma anche di tutta quella genuina voglia di raccontare una storia con la passione delle emozioni e dei sentimenti, che colpirà in special modo tutti coloro i quali hanno deciso di aprire la propria casa ed il proprio spazio vitale ad un quadrupede qualsiasi, che si tratti di cani, gatti, cavalli o chissà cos'altro.
Del resto, il rapporto che si crea con un animale è unico e complesso almeno quanto quello con una persona, e può essere diverso da individuo a individuo, da situazione a situazione: in questo senso, il lavoro di Roger Spottiswoode - l'equivalente di un caratterista in regia - è onesto e sincero, probabilmente in grado di far storcere il naso a qualche radical ma non per questo - anzi, lo giudicherei un punto a favore - meno incisivo, in grado di intrattenere ed appassionare e, come nel caso di Cannibal, aiutare chi ha perso un amico a quattro zampe a superare il trauma.
Non sarà una pietra miliare, ma potrebbe risultare una versione easy di Quasi amici in versione gattara, è impreziosita dalla presenza di Ruta Gedmintas - che per un feticista delle mani femminili come il sottoscritto è una manna dal cielo - e non può davvero suscitare antipatia.
Un pò come quando, un giorno dopo l'altro, un gatto che vedevate sempre in giro comincia a frequentare sempre più il vostro cortile, o addirittura - se l'avrete tentato come si deve - casa vostra.
Sarà l'inizio di un'avventura unica, che con ogni probabilità vi cambierà la vita.




MrFord




giovedì 19 gennaio 2017

Thursday's child



Nuova, attesissima (?) puntata della rubrica più seguita (?) della blogosfera legata alle uscite in sala ed ai titoli che attendono tutti i cinefili e non in quella che comincia ad essere la marcia di avvicinamento all'assegnazione degli Oscar di quest'anno - le candidature verranno annunciate tra poco più di una settimana -: titoli molto attesi ed altri decisamente meno verranno qui sotto commentati con il consueto piglio pane e salame ma molto professionale dal sottoscritto e controcommentati con il consueto piglio radical e decisamente amatoriale dal mio rivale di sempre, Cannibal Kid.



"Se non mi alleno come si deve, Ford continuerà a preferire The Rock a me."

Arrival

"Meglio essere chiari, con quell'alieno di Cannibal."

Cannibal dice: Il nuovo film di Denis Villeneuve con Amy Adams sembra possa essere un lavoro che segna un cambio di rotta all'interno dello statico (e pure stitico) cinema di fantascienza contemporaneo. Un po' come l'arrival di Cannibal Kid all'interno della blogosfera. Sarà davvero così o sarà il solito film fordiano tutto fumo e niente arrosto e a volte nemmeno fumo?
Ford dice: Denis Villeneuve è uno dei pochissimi registi in grado di mettere d'accordo quasi sempre perfino i due nemici per eccellenza della blogosfera, l'esploratore Ford e l'alieno Cannibal. Riuscirà anche in questo caso?
Io spero semplicemente tenga fede alle ottime recensioni che l'hanno preceduto.

 

xXx – Il ritorno di Xander Cage

"Il missile è puntato dritto su Casale: attendo l'ok presidenziale di Ford per fare fuoco."

Cannibal dice: Sarà la fordianata della settimana e forse dell'anno?
E pensare che la saga di Fast and Furious a Ford l'ho consigliata io, se no lui Vin Diesel manco sapeva ancora chi fosse...
Essendo però xXx una serie action di (relativa) nuova generazione, può anche darsi che questo filmazzo tutto muscoli e niente cervello per una volta potrebbe gasare più me di lui, who knows?
Ford dice: xXx mi è sempre parso una gran cagata, quelle robe da Nuovo Millennio che vorrebbero imitare i film tamarri anni ottanta senza riuscirci neanche per sbaglio.
Dunque, non mi avvicinerò neanche per sbaglio a questo terzo capitolo del franchise.
Neanche l'avesse consigliato Cannibal.

 

L'ora legale

"La coppia dell'anno siamo noi, altro che Ford e Cannibal!"

Cannibal dice: Il nuovo film di Ficarra e Picone è una commedia di impegno civile. Devo aggiungere altro?
Non per fare lo snob, visto che ad esempio mi gusterei volentieri una nuova pellicola con Checco Zalone, ma questi due non li sopporto proprio e non guardarei un loro lavoro nemmeno se Ford promettesse di lasciare il mondo dei blog (o il mondo in generale) per sempre.
Ford dice: triste, tristissimo esempio di "Cinema" italiano impestato da comici riciclati dalla tv che riesce ad evocare il fantasma dei miei anni da radical chic.
Non lo consiglierei neppure al mio peggio nemico. O al mio peggio Cannibal. Che poi sono la stessa cosa.

 

Qua la zampa!

"Per favore, insegnami a parlare con Ford!"

Cannibal dice: Oh, mio Dio! Una commedia buonista dalle tinte paranormali con un cane doppiato da Gerry Scotti???
E io ingenuo che pensavo che peggio di White Russian non ci fosse nulla...
Ford dice: faccio finta di trovarmi in un incubo all'interno del quale sono perseguitato da Cannibal vestito da Cappellaio Matto che replica la danza di Johnny Depp in Alice in Wonderland.
Sarà sicuramente meglio che guardare questa roba.

 

Il ragno rosso

"Un tuffo nel buon Cinema? Solo su White Russian!"

Cannibal dice: Un thriller ambientato negli anni '60 co-prodotto da Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca che sembra proprio una di quelle fredde visioni dell'Est perfette per l'autore di quel glaciale blog che risponde al nome di White Russian. Io glacialmente passo.
Ford dice: in una settimana piuttosto insapore, ecco quella che potrebbe essere una sorpresa.
Sempre che non si riveli una cannibalata radical chiccata.


Dopo l'amore

"Forza, tutti di corsa ad imitare i Ford!"

Cannibal dice: Dramma borghese co-prodotto da Francia e Belgio che rischia di essere troppo radical-chic persino per me. Probabile che finirò per vederlo comunque, però in questa strana settimana non so bene perché mi ispira più l'azione a neuroni zero di Xander Cage rispetto a questa potenzialmente pesante visione.
Ford dice: penso di aver terminato le scorte di potenziale radicalchicchismo con Il ragno rosso. Questo lo lascio volentieri a Cannibal, così che possa millantare ancora una volta di conoscere ed amare solo il Cinema che conta.

 

Il mondo magico

"Accendo un cero per Cannibal. Anche se mi sa tanto che neanche dio può farci più molto."

Cannibal dice: Un film di Raffaele Schettino, da non confondere con Francesco Schettino, il James Ford dei mari. Spero solo che con la sua pellicola combini meno guai rispetto al suo quasi omonimo.
Ford dice: il nome Schettino mi provoca quasi più brividi di Goi. Così come questo film rischia di spaventarmi quanto non sarà mai in grado di fare Peppa Kid con il suo piglio da liceale fuori tempo massimo.

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