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lunedì 17 dicembre 2018

White Russian's Bulletin



Ci stiamo avvicinando alla fine dell'anno e alle consuete classifiche che, a questo giro, risulteranno particolarmente difficili da compilare considerato che nel corso degli ultimi dodici mesi le visioni sono state clamorosamente più contenute numericamente rispetto alle edizioni precedenti dei Ford Awards e che il duemiladiciotto non sarà certo ricordato come il migliore della Storia del Cinema. Ad ogni modo qui al Saloon si cerca di riprendere un certo ritmo, tra ripescaggi, esperimenti e rispolverate di vecchi classici.


MrFord


LA BALLATA DI BUSTER SCRUGGS (Joel&Ethan Coen, USA, 2018, 133')

La ballata di Buster Scruggs Poster


I Coen sono da sempre una garanzia, qui al Saloon, e nel corso della loro carriera le delusioni sono state poche e di poco conto se confrontate a tutti i cult che hanno sfornato e che ancora oggi fanno parte del mio personale "greatest hits" della settima arte: questo La ballata di Buster Scruggs, antologia di sei storie che rievocano i miti del West e della Frontiera, nato per Netflix - destinato a mio parere come tutti i network di questo genere a prendere progressivamente il posto dei distributori da sala - è una conferma di quella garanzia.
Con ironia, violenza, poesia ed il tocco grottesco che è sempre stato la loro firma, i Coen portano sullo schermo un vero e proprio gioiellino che parte con il fantastico La ballata di Buster Scruggs e cavalca poi attraverso polvere, sangue, amori mai consumati, solitudine, oro inseguito, perso e ritrovato, in una vera e propria antologia di un mondo, quello del vecchio West, che era più spesso crudele che non luminoso e mitico come si è portati a pensare.
L'ombra della Morte aleggia, più o meno pesantemente, su tutti i personaggi, e l'impressione è che, anche nelle storie più tristi, ci sia sempre il pensiero che, per dirla come lo Straniero, "a volte sei tu che mangi l'orso, e a volte è l'orso che mangia te": sta a noi, almeno in una certa misura, decidere come affrontare anche la parte peggiore e inevitabile.




BEVERLY HILLS COP (Martin Brest, USA, 1984, 105')

Beverly Hills Cop - Un piedipiatti a Beverly Hills Poster


Nel pieno di un sabato pomeriggio da famiglia, giochi con i Fordini e voglia di relax a mille non c'è niente di meglio di un recupero d'annata - anche se, lo ammetto, clamorosamente fuori stagione -: Eddie Murphy ai tempi della mia infanzia era uno degli idoli indiscussi dell'allora casa Ford - insieme a Bill Murray -, complice la faccia da culo e la sfrontatezza che da bambino sognavo di arrivare a sfoggiare al posto della timidezza.
Beverly Hills Cop, a trentaquattro anni dalla sua uscita, ancora regala perle a profusione, e benchè risulti assolutamente lineare nello svolgimento - quasi scolastico, direi - risulta uno degli esempi più riusciti dell'action pop anni ottanta, funziona dall'inizio alla fine e diverte ad ogni visione, sia essa la prima - come nel caso dei Fordini - o la chissàquantesima - come nel caso del sottoscritto -.




MOWGLI - IL FIGLIO DELLA GIUNGLA (Andy Serkis, UK/USA, 2018, 104')

Mowgli - Il figlio della giungla Poster


Sempre restando nell'ambito "weekend prenatalizio passato in casa cercando di rilassarsi il più possibile e farsi prendere in ostaggio dai piccoli della tribù" Netflix ha fornito un'altra visione perfetta per i pomeriggi di gioco sul tappeto, nonchè la sua risposta alla versione live action de Il libro della giungla diretta non troppo tempo fa da Jon Favreau: in questo caso dietro la macchina da presa ritroviamo l'ex Gollum Andy Serkis, che sarà pure un buon caratterista ma che non riesce a dare il piglio di Favreau alla vicenda, forse più in linea con l'originale scritto di Kipling rispetto alla controparte disneyana ma in qualche modo un pò troppo rapida nell'evoluzione e nello svolgimento.
L'impressione, a prescindere dal fascino dei luoghi e degli animali - che come al solito hanno ipnotizzato i Fordini -, è che si sia trattato di una "compressione", quasi come se una stagione di una serie fosse compattata in un film da poco più di un'ora e mezza.
Peccato, perchè i temi trattati sono evergreen, così come i personaggi, eppure la sensazione è che manchi davvero qualcosa, prima fra tutte la meraviglia che stava dietro ai vecchi cartoni animati ma anche alle nuove frontiere dei vari "Vita di Pi".



sabato 7 febbraio 2015

Il bambino d'oro

Regia: Michael Ritchie
Origine: USA
Anno: 1986
Durata:
94'





La trama (con parole mie): Chandler Jarrell è un detective specializzato in casi di ragazzini scomparsi, contattato da una giovane che gli rivela il suo destino di Prescelto, ovvero di custode della sicurezza del Bambino d'oro, una sorta di entità quasi divina minacciata dalle forze del Male.
Inizialmente scioccato dal ruolo che dovrebbe ricoprire e dall'idea di partire per il Tibet e mettersi alla prova al cospetto di forze apparentemente frutto della fantasia della ragazza, Chandler si troverà non solo a constatare l'esistenza effettiva di queste ultime, ma anche a dover lottare con il demone Sardo Numspa in modo da garantire allo stesso Bambino d'oro un'esistenza normale e alla realtà una speranza di non soccombere all'oscurità.
Riuscirà a portare a termine il percorso previsto per lui ed uscire vincitore dalla battaglia finale?








Probabilmente, Eddie Murphy è stato, in bilico tra gli anni ottanta e novanta, la promessa meno mantenuta di un certo tipo di Cinema grazie al quale sono cresciuto: partito giovanissimo come volto simbolo del Saturday Night Live ed affermatosi clamorosamente anche sul grande schermo - si pensi a Una poltrona per due, i primi Beverly Hills Cop, 48 ore -, l'attore originario di Brooklyn precipitò come una cometa con l'avvento della disillusione figlia dei nineties, per finire in un dimenticatoio dal quale, di fatto, non è mai più uscito.
Eppure chicche come questo Il bambino d'oro fanno parte ancora oggi di un immaginario che non trova eguali nella settima arte attuale, e ad ogni passaggio in tv o revisione finiscono per catturarmi sfruttando il micidiale cocktail amarcord/tocco naif: Chandler Jarrett, con le sue sceneggiate decisamente sopra le righe e l'approccio scanzonato alla materia fantasy che si trova ad affrontare fu, ai tempi, uno dei motori che spinse il sottoscritto nella sua ricerca del superamento della timidezza - ricordo ancora quando, nella prima adolescenza, ruppi il vetro di una casa che pensavo abbandonata con un tiro fin troppo preciso di un sasso, in montagna, ed al grido "Viva il Nepal!" un vicino degli occupanti della stessa inseguì me e mio fratello fino a quando non riuscimmo correndo a perdifiato a nasconderci a casa in tempo per non essere presi - nonchè cardine delle prime esperienze cinematografiche fatte nei pomeriggi passati con i compagni di scuola delle elementari che ebbero la possibilità prima del sottoscritto di possedere un videoregistratore e la tessera di una videoteca.
Senza dubbio il lavoro di Michael Ritchie risulta amatoriale ed invecchiato decisamente male - e non solo per quanto riguarda gli effetti speciali -, rendendo perfino le presenze dello stesso Murphy e dell'attualmente mitico - grazie a Game of thrones - Charles Dance nel ruolo dell'oscuro Sardo Numspa - ricordo quante difficoltà a decifrarne il nome ai tempi delle prime visioni della pellicola - quasi vane, eppure l'intera operazione ha il sapore della favola per tutti coloro che hanno vissuto uno dei decenni più incredibili rispetto alla magia del Cinema, costituendo una sorta di risposta sopra le righe, tamarra e scombinata de La storia infinita, cucita addosso ad un Eddie Murphy ai tempi lanciatissimo ed in bilico tra il film di genere e la parodia dello stesso.
E poco importa che ora finisca per apparire come una robetta esotica di basso livello: Il bambino d'oro è e resterà un supercult per un'intera generazione di spettatori, dai passaggi dedicati alla vita sulla strada di Jarrett al viaggio alle pendici dell'Himalaya del curioso detective, dal "senza versarne una goccia" allo scontro finale con la vera forma del mefistofelico Sardo.
In un certo senso, e per certi versi, soltanto Howard e il destino del mondo e Tremors in seguito sono riusciti a raggiungere vette di trash di culto così importanti, destinate a rimanere non solo negli occhi, ma anche e soprattutto nel cuore degli spettatori: un potere che soltanto "il Prescelto" può manifestare, e che ancora oggi finisce per rendere possibile una certa magia.



MrFord



"He stood before the union, and he made a solemn oath
uphold the purity of his creed, the others he would toast
he worked nights at the liquor mart, and he drank to pad his pay
when caught him liftin' 40's, he shot a boy last May."
Primus - "Golden boy" - 




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