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giovedì 26 dicembre 2019

Ford Awards 2019: i libri






Per la prima volta dopo due anni di assenza, torna - complice la crescita dei Fordini, che cominciano a sviluppare una certa indipendenza ludica - la classifica dedicata ai romanzi passati dal Saloon nel corso degli ultimi dodici mesi: in realtà non è proprio una classifica, considerato che al contrario dei vecchi tempi dei cinque/sei libri al mese si tratta dei soli che sono passati tra le mie mani nell'ultimo anno, ma è decisamente già qualcosa.
Come se non bastasse, poi, con oggi iniziano ufficialmente i Ford Awards 2019.


MrFord


N°8: SLEEPING BEAUTIES di STEPHEN&OWEN KING

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Apre la classifica quella che, ad essere onesti, è stata una delusione. 
Il maestro del brivido, insieme al figlio Owen, porta su pagina quello che pare il copione fatto e finito di una serie televisiva, che nonostante alcune buone intuizioni si rivela poco sentito e a tratti noiosetto. Ne è dimostrazione il fatto che il tempo di lettura è stato decisamente lungo, occupando quasi quanto quello occorso per i restanti sette titoli. Non proprio il miglior titolo uscito dalla penna del buon, vecchio Steve.


N°7: ARMADA di ERNEST CLINE

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Altra posizione, altra delusione.
L'autore del mitico Player One torna al Saloon con un romanzo che ricalca l'attitudine nerd ed i riferimenti cult del precedente, ma lo fa senza lo stesso cuore, senza il trasporto che rese Player One così speciale: leggerlo è stato un pò come trovarsi di fronte la seconda stagione di una serie passata dall'essere una rivelazione ad un grosso punto di domanda, se non peggio.
Un vero peccato, perchè l'immaginario, le tematiche ed il guizzo non mancano al buon Ernest, che finisce, però, per peccare di quella presunzione da rivalsa tipica dei nerd: e questo è un male.


N°6: IL SORRISO DI JACKRABBIT di JOE LANSDALE

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Pare uno scherzo, ma anche il terzo titolo del novero ha finito per essere una mezza delusione.
Tutti i frequentatori del Saloon sanno bene quanto adori Lansdale e le sue due creature più riuscite, Hap e Leonard: i due improvvisati detectives texani hanno popolato l'Olimpo letterario fordiano negli ultimi dieci anni, accompagnando il loro autore ed invecchiando con lui, ed è fantastico leggerli battibeccare, così come sarebbe fantastico leggere una loro storia assolutamente normale, priva di omicidi, casi misteriosi da risolvere, grane da sciogliere. Eppure pare di essere giunti, e torno ai paragoni con le serie televisive, al momento in cui per l'autore è preferibile chiudere in bellezza piuttosto che trascinarsi stancamente. Hap e Leonard non lo meriterebbero.


N°5: L'ULTIMA AVVENTURA DEL PIRATA LONG JOHN SILVER di BJORN LARSSON

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Finalmente entriamo nel vivo di questa piccola classifica, e per me è un piacere farlo con una chicca nata per soddisfare gli appassionati di uno dei miei romanzi preferiti in assoluto, La vera storia del pirata Long John Silver. Larsson, che pare avesse tagliato alcune parti dal romanzo, torna in pieno fan service con una sorta di racconto lungo che riporta sulla pagina il sempre mitico Barbecue alle prese con una disavventura nel suo eremo in Madagascar.
Per chi non ha letto e amato la storia dalla quale è stato estrapolato sarebbe sicuramente una lettura spiazzante, o quantomeno poco centrata, ma per i vecchi pirati del mio stampo è un modo, senza dubbio, di tornare ad incrociare la rotta di un amico, un antagonista, una versione alternativa di se stessi.


N°4: JOHN BARLEYCORN - MEMORIE ALCOLICHE di JACK LONDON

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Giunto al Saloon come prestito da parte del suocero Ford, che ormai ben conosce le escursioni alcoliche del vecchio cowboy, questo diario di memorie firmato da Jack London, uno degli autori di classici d'avventura più noti e famosi di tutti i tempi, è una riflessione a volte entusiasta e spesso più malinconica e triste del legame tra anime e menti e l'alcool, con tutti i suoi alti ed i suoi bassi, i momenti di entusiasmo sfrenato e quelli di buio totale.
Interessante come, a distanza di quasi un secolo, le dinamiche che coinvolgono chiunque sia in un certo modo legato al bere come atto sociale, intimo o di sfogo siano rimaste indicativamente le stesse, e con quanta razionalità - pur lasciandosi andare a ricordi e sentimenti - London riesca a portarle a galla: non viene suggerito o imposto nulla, quanto più che altro mostrato dall'interno.
Un viaggio di grande profondità condotto da un vero viaggiatore.


N°3: IL CONFINE di DON WINSLOW

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Uno degli autori più celebrati in questi anni al Saloon torna con l'ultimo (?) capitolo di una trilogia che ha fatto la Storia della Letteratura crime e Made in USA, iniziata con Il potere del cane e proseguita con Il cartello, entrambi vincitori del Ford Award. La vicenda di Art Keller, poliziotto della DEA che nel corso della sua carriera ha visto morire ed uccidere nel corso di una delle guerre più lunghe e sanguinose della Storia - quella ai cartelli della droga messicani -, giunge al termine tra le pagine di un romanzo più politico e riflessivo dei due precedenti ma non per questo meno potente o sentito: a prescindere dal genere, le vicende narrate - liberamente ispirate ai fatti reali, dalle evasioni del Chapo alla campagna presidenziale di Trump - tra queste pagine, così come quelle che qui hanno portato i lettori, andrebbero considerate una tappa fondamentale per ogni lettore.


N°2: CASINO TOTALE di JEAN CLAUDE IZZO

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Questo è un voto assolutamente sulla fiducia, dato che, nel momento in cui scrivo queste righe e preparo la classifica, sono giunto indicativamente a metà della lettura di questo romanzo caldo e passionale, una storia di ricordi, amicizie, amori e tradimenti che pulsa tra le vie di una Marsiglia assolata e problematica, legata a doppio filo alla natura di melting pot di una città di porto: Ugo, Manu e Fabio, figli di immigrati e cresciuti pescando, ascoltando vecchi dischi e sognando il grande salto, dopo aver passato la prima parte della loro vita percorrendo strade diverse - uno rimasto a fare il piccolo delinquente, uno a perdersi nell'ombra e per il mondo, l'altro finito a fare il poliziotto - si ritrovano nella loro città portando sulla pagina una storia malinconica, pulsante, traboccante di sensazioni forti e vive, come la pelle sudata quando si fa sesso o le risate di cuore ad una cena al tramonto in riva al mare. E' una storia tosta, che con ogni probabilità non finirà bene, ma fa sentire la vita come un bacio profondo o uno schiaffo in piena faccia. E queste storie sono sempre le mie preferite.


N°1: IL COLTELLO di JO NESBO

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Un altro degli idoli letterari indiscussi del Saloon torna in libreria con la sua creatura più nota e riuscita, il detective Harry Hole, alle prese con una vicenda che lo porterà non solo a sprofondare di nuovo sul fondo di una bottiglia di Jim Beam, ma anche al limite della follia, legata a doppio filo alla morte di uno dei personaggi cardine di tutta la sua storia. Accolto da recensioni tiepide, Il coltello è il perfetto gioco di prestigio del Nolan della pagina scritta Nesbo, che dopo aver disposto i pezzi sulla scacchiera ed aver ingannato e fuorviato il lettore almeno quattro o cinque volte rispetto alla verità sull'omicidio alla base di questo romanzo sfodera uno dei suoi colpi di genio con un paio di passaggi da brividi profondi, che parlano di radici, di amore e di futuro anche quando il futuro ci potrebbe sembrare lontano, oscuro e negato.
Il coltello forse non sarà il romanzo "migliore" della saga di Hole, ma batte talmente forte che senza ombra di dubbio dimostra di esserne il cuore. E che questo autore e questo personaggio hanno ancora tanto da dire, da vivere, da raccontare stupendoci.


MrFord


I PREMI
Miglior autore: Jo Nesbo
Miglior personaggio: Fabio Montale, Casino totale
Miglior antagonista: Svenn Finne, Il coltello
Scena cult: la riflessione di Rakel sulle radici, Il coltello
Premio "brutti, sporchi e cattivi": Long John Silver, L'ultima avventura del pirata Long John Silver
Premio stile: Jack London, John Barleycorn - Memorie alcoliche
Miglior personaggio femminile: Katrine Bratt, Il coltello
Miglior non protagonista: Nico, Il confine
Momento action: il viaggio sulla "Bestia", Il confine
Atmosfera magica: Marsiglia, Casino totale

lunedì 24 giugno 2019

White Russian's Bulletin


Nuova settimana e nuovo Bulletin insolitamente in orario rispetto all'uscita e insolitamente variegato in termini di proposte: a causa della breve vacanza al mare, infatti, ho potuto chiudere i conti con un romanzo che giaceva sul comodino da troppo tempo, tentare la strada della sala e quella delle serie televisive. Non tutto, purtroppo, ha però regalato emozioni e gioie dalle parti del Saloon. Forse è l'ora, una volta festeggiata l'estate con l'ennesimo passaggio su questi schermi de Il grande Lebowski, trovare titoli che non richiedano particolare impegno: i neuroni saranno in vacanza anticipata e non si rischieranno delusioni.


MrFord



SLEEPING BEAUTIES (Stephen&Owen King, USA, 2017)

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Regalatomi da Julez più o meno all'inizio dello scorso anno e subito iniziato, il romanzo a quattro mani scritto dal Re del terrore e da suo figlio - un genere di nepotismo che non apprezzo particolarmente per quanto, forse, nella sua posizione farei esattamente lo stesso per i Fordini -, nato per essere venduto come base per una serie televisiva, ha praticamente tutte le carte in regola per essere una di quelle letture da divorare: una trama non originalissima ma interessante, un interrogativo attuale - cosa combinerebbero gli uomini in un mondo privo o quasi di donne? -, momenti onirici ed altri violenti e reali. 
Eppure.
Eppure Sleeping Beauties non riesce mai ad ingranare la marcia, non incolla alla pagina e, soprattutto, non stuzzica affatto la curiosità di scoprire come andrà a finire. Nella pratica, non crea quella dipendenza che prodotti del genere dovrebbero creare quasi per contratto.
E dunque le seicento e oltre pagine sono diventate una sorta di tappa obbligata intervallata da qualche romanzo di più veloce scorrimento nell'ultimo anno e mezzo, chiuse proprio nel viaggio in treno che mi ha portato dal resto dei Ford. Una liberazione, per quanto mi dispiaccia ammetterlo.




HELLBOY (Neil Marshall, USA/UK/Bulgaria, 2019, 120')

Hellboy Poster

Chi frequenta il Saloon da un pò ben conosce la stima che io nutra per Neil Marshall dai tempi dell'ottimo esordio Dog Soldiers e dello strepitoso The Descent, che ho mantenuto negli anni nonostante il calo nella resa dei suoi lavori sia risultato anno dopo anno evidente.
Il rilancio di Hellboy, charachter creato da Mike Mignola e portato benissimo sullo schermo qualche anno fa da Guillermo Del Toro, poteva essere l'occasione della vita per il regista scozzese di tornare a fare parlare di sé in positivo: peccato che questo Hellboy convinca poco, risulti confusionario e privo di spessore, troppo preoccupato di seminare in vista della creazione di un eventuale franchise ma davvero poco convincente sia se guardato dal punto di vista del cinecomic a largo consumo che da quello della proposta insolita e violenta di nicchia.
Un vero peccato, perchè il protagonista è un personaggio da homerun in termini di potenziale appeal, contrasti e scrittura, e in questa sede viene sfruttato davvero poco e male, finendo per risultare addirittura pesante, più che grottesco e magnetico.
Un'occasione sprecata che, purtroppo, segna e non poco il percorso di Marshall sul grande schermo, almeno per quanto riguarda il Saloon.




SUBURRA - STAGIONE 1 (Neftlix, Italia, 2017)

Risultati immagini per suburra stagione 1

Nata ispirandosi all'omonimo film e sull'onda lunga del successo di Gomorra, Suburra rappresentò, un paio d'anni or sono, la risposta di Netflix al successo targato Sky dei Savastano, poggiandosi sulle solide spalle, parlando di talento attoriale, di Alessandro Borghi, pronto con il sorprendente Giacomo Ferrara a prendere per mano un prodotto partito in sordina e forse artigianale rispetto al già citato Gomorra ma episodio dopo episodio divenuto sempre più interessante, principalmente grazie proprio al rapporto tra i personaggi di Aureliano e Spadino, interpretati rispettivamente dagli appena citati Borghi e Ferrara.
Il loro rapporto, nato nell'odio e sviluppatosi come un'amicizia che nasconde la situazione complicata di Spadino, è forse la cosa più interessante della stagione, a prescindere dalle sottotrame che vedono la Roma Capitale percorsa da intrighi che passano dalle sue strade ai salotti d'alto bordo, dal Vaticano fino alla Sicilia della Mafia: un quadro inquietante all'interno del quale i tre giovani protagonisti sono costretti a sopravvivere come pesci gettati dalla vasca di un acquario in un oceano popolato da squali.
Non parliamo di un titolo destinato a fare la storia del piccolo schermo, ma di un prodotto che, per chi ama il genere, rappresenta una buona alternativa made in Italy e, potenzialmente, potrebbe perfino fare "il grande salto". Un pò come i suoi protagonisti.


mercoledì 29 novembre 2017

1922 (Zak Hilditch, USA, 2017, 102')








"Alla fine, tutti veniamo presi".
Suona come un monito, questo 1922 tratto da un racconto di Stephen King, uscito all'ombra del pubblicizzatissimo - a ragione - It e del leggermente sopravvalutato Il gioco di Gerald sempre grazie alla realtà di Netflix, che si propone di essere la "Land of opportunity" delle prossime stagioni non solo sul piccolo schermo: una storia nerissima, truce, interpretata da un grandissimo Thomas Jane - che aveva già masticato la materia del Re del brivido in The Mist - legata a doppio filo al concetto di senso di colpa, uno dei macigni più grossi con i quali ognuno di noi finisce per fare i conti a più riprese nella vita a seconda di quelle che sono o sono state le scelte compiute nel proprio percorso.
Senza dubbio uccidere qualcuno - ed in particolare il tuo compagno o compagna - ha un peso decisamente differente rispetto al raccontare una bugia o fare un torto a qualcuno, eppure il concetto dietro l'intera vicenda appare molto chiaro, specialmente perchè seminato nel campo più fertile per questo tipo di dinamiche: la Famiglia.
La vicenda dei protagonisti, che passa dal rapporto progressivamente più incrinato dei coniugi James e si riflette sul figlio tocca alcune delle tematiche care al vecchio Stephen, trasforma in orrore quello che i protagonisti covano dentro di loro - un pò come con Shining e Misery, per intenderci - e seppur in modo forse troppo netto e sbrigativo conduce lo spettatore attraverso una favola nera in cui tutto quello che può andare storto va storto in grado di regalare inquietudine in termini emotivi - anche se rivolta a qualcuno più che in pace con i propri sensi di colpa come il sottoscritto - così come cinematografici - la sequenza dell'incubo che porta all'incontro tra Wilfred e la defunta moglie circondata dalla sua corte di ratti è davvero notevole -, ben recitata e confezionata con discreta perizia da Zak Hilditch, che da queste parti avevo già apprezzato qualche anno fa con These final hours.
Il regista, dal canto suo, riesce nell'impresa di equilibrare la cifra stilistica di King - narratore parte della storia, cornici da america di campagna, inquietudine più che orrore puro - con il suo approccio senza dubbio action, regalando i momenti migliori proprio sfruttando la suggestione del protagonista progressivamente divorato dal senso di colpa e dalla "maledizione" che l'aver compiuto una scelta ed un gesto così estremi paiono avergli fatto guadagnare - un pò come per l'ottimo e troppo poco considerato Soldi sporchi di Raimi, per citare un esempio simile -.
Non saremo di fronte ad un Capolavoro o al miglior lavoro del Re del brivido mai trasposto su grande schermo, eppure 1922 rappresenta un prodotto efficace ed abbastanza potente, che rinforza la posizione di Netflix e conferma il buono stato attuale delle produzioni nate dalla penna dell'autore americano, oltre a a garantire una serata tesa ed oscura come il genere imporrebbe senza per questo ricorrere a continui jump scares o trucchetti da due soldi: in fondo, le oscurità e gli orrori più grandi sono quelli che ci portiamo dentro - l'altro uomo, per dirla come il protagonista della storia -, gli stessi con i quali finiamo per dover fare i conti a più riprese nella vita, e che più potere acquistano su di noi, più a fondo finiscono per divorarci.
Neanche fossero una corte di ratti voraci.



MrFord



mercoledì 25 ottobre 2017

Il gioco di Gerald (Mike Flanagan, USA, 2017, 103')





Senza dubbio Stephen King, anche grazie all'immenso bacino fornito dalla sua opera, può essere considerato uno degli autori più "saccheggiati" della Storia del Cinema, battuto forse soltanto dal Bardo Bill in persona: da Shining a The Mist, passando per It, Le ali della libertà, Il miglio verde, sono molti gli esempi di questa fruttuosa - anche se non sempre qualitativamente all'altezza - "collaborazione".
Il gioco di Gerald, legato a tematiche simili ad un altro supercult cinematografico tratto da un lavoro del Re del brivido, Misery, è giunto sugli schermi di molti di noi grazie alle ottime recensioni raccolte ed al lavoro come di consueto straordinario di Netflix, che sempre più pare essersi consolidata nel ruolo di nuova frontiera del Cinema e delle serie televisive: a rendere il tutto potenzialmente più interessante la presenza dietro la macchina da presa di Mike Flanagan, molto amato da diversi appassionati di horror, autore di titoli decisamente sopravvalutati come Oculus ed altri più convincenti, come Hush o Ouija - L'origine del male.
Considerate le premesse e le già citate recensioni, quello che speravo di trovarmi di fronte era un titolo che sancisse il salto di qualità definitivo del regista nativo di Salem, ma purtroppo, come spesso accade quando le aspettative sono alte, si finisce per essere quantomeno parzialmente delusi.
Il gioco di Gerald, thriller di sopravvivenza che racconta il dramma interiore e non solo di una donna che vede il compagno morire d'infarto nel corso di un tentativo di gioco erotico lasciandola sola ammanettata al letto ed impossibilitata a liberarsi, si poggia principalmente sulle suggestioni, l'atmosfera ed il lavoro svolto dai due protagonisti, Carla Gugino e Bruce Greenwood, chiamati a lavorare su più fronti proprio per amplificare l'effetto delle immagini che prendono vita nella mente di Jessie, costretta a lottare con i propri demoni prima ancora che con la stessa prigionia per riuscire a sopravvivere - tema molto caro al buon King -.
Eppure, forse per la difficoltà oggettiva di portare in scena un lavoro da stanza chiusa, ho avuto l'impressione che l'operato di Flanagan fosse più che altro espressione di un "vorrei ma non posso" cinematografico, il tentativo di costruire un cult senza di fatto riuscirci nonostante alcune buonissime intuizioni - l'idea di far lavorare le due metà della coppia come fossero la coscienza di Jessie muovendosi nella stanza di fronte a lei come sul palco di un teatro rende molto bene -, una confezione molto curata ed una tensione che gioca bene le sue carte: il risultato, infatti, appare a tratti troppo sbrigativo - la parte iniziale che precede il gioco erotico, piuttosto piatta, i ricordi del trauma subito dalla protagonista per colpa del padre, il finale rivelatorio a proposito del "mostro" finiscono per far perdere fascino ad un titolo che avrebbe potuto fare il paio con il già citato Misery ma che colpisce poco e scivola via abbastanza in fretta, proprio quello che un horror - o un thriller - non dovrebbe fare.
Discreti i due protagonisti - eccessivo, a mio parere, l'entusiasmo creatosi attorno alla performance della Gugino -, buona la tenuta - anche se non saprei che effetto potrebbe fare a chi ha letto il romanzo -, un paio di momenti coinvolgenti ma nel complesso troppo poco per essere considerato non solo un potenziale cult, ma anche, banalmente, un bel film.
Flanagan ha fatto di peggio, ma considerate le sue potenzialità, occorre ammettere che ha portato sullo schermo anche di molto meglio.
Un pò come, probabilmente, è stato per King e Il gioco di Gerald.




MrFord




mercoledì 20 settembre 2017

La torre nera (Nikolaj Arcel, USA, 2017, 95')




Il Re del brivido della Letteratura, Stephen King, ha finito, nel corso della sua lunga carriera, per essere secondo solo a Shakespeare per numero di opere adattate per il grande e piccolo schermo, dalle ciofeche inguardabili ai cult generazionali, passando per vere e proprie pietre miliari - impossibile dimenticare lo Shining di Kubrick, ma anche il Misery di Rob Reiner -: da lettore, soltanto una parte della sua immensa produzione ha finito per arricchire la mia biblioteca, e senza dubbio almeno un paio dei suoi lavori sono tra i miei favoriti - La lunga marcia e Cujo, in particolare -, mentre ricordo che La torre nera, con il suo primo capitolo, osannata come qualcosa di imperdibile da schiere di fan, mi risultò non tanto poco valido, quanto spento e un pò noioso.
Dunque, già in partenza, il destino di un film come questo, massacrato in lungo e in largo, si faceva davvero infausto: certo, Matthew McConaughey nel ruolo dell'Uomo in nero e la Lagertha di Vikings nel cast alzavano almeno in parte l'asticella, ma le aspettative restavano molto basse.
Non mi sarei mai aspettato, però, che il risultato sarebbe stato addirittura inferiore - e di molto - alle aspettative stesse.
Purtroppo Arcel - autore, qualche anno fa, dell'ottimo A royal affair -, importato dalla Danimarca, ha finito per rinfoltire i ranghi delle schiere di registi di belle speranze sputtanati completamente da Hollywood e dai meccanismi delle majors asservite al botteghino: perchè La torre nera è un film come se ne sono già visti - e non di belli - a decine negli ultimi anni, un goffo tentativo di unire l'avventura per ragazzi in stile Divergent, Hunger Games e compagnia al fantasy apocalittico sulla scia di Mad Max, un prodotto sbrigativo, noioso, che io ricordi decisamente lontano dall'atmosfera che si respirava tra le pagine del romanzo, risollevato solo a tratti dal già già citato McConaughey che imperversa in lungo e in largo impartendo ordini ai malcapitati di turno che sono costretti ad obbedire al suo volere.
Ma è troppo poco perfino per uno come il sottoscritto cui il vecchio Matthew ha regalato un sacco di soddisfazioni in questi ultimi anni, da True Detective a Mud, passando per Killer Joe: e mi pare ridicolo che King possa da sempre essersi schierato contro la versione kubrickiana di Shining e rimanere impassibile di fronte a cose davvero di livello infimo come questa, emblema di quel Cinema di cassetta che, come troppo spesso accade ultimamente, è distante anni luce da quello di ben altra caratura targato anni ottanta.
La speranza, ora, è che critiche ed incassi - piuttosto bassi - interrompano sul nascere quella che avrebbe dovuto essere una serie, e che in tutta onestà mi risparmio ben volentieri, con buona pace dei Re del brivido e degli Uomini in nero.
Questo Pistolero ha tutta un'altra strada da compiere.




MrFord




 

venerdì 25 agosto 2017

Notte Horror 2017 - Brivido (Stephen King, USA, 1986, 98')




AVVISO AI NAVIGANTI: avrei dovuto pubblicare, come da cartellone, questo post qualche giorno fa, ma la vacanza appena trascorsa, quella incombente, l'alcool e l'età che avanza mi hanno mandato completamente nel pallone. Mi scuso con i compari di F.I.C.A. e rimedio ora.


Con l'estate, uno dei guilty pleasures maggiori per il sottoscritto è godersi tamarrate action leggere e easy, commediacce terrificanti, vecchi cult o horror che possano riportare alla mente il periodo in cui, con mio fratello, passavamo le serate delle vacanze scolastiche di ritorno dai giardinetti davanti alla tv sperando di andare a dormire dopo esserci cagati sotto per bene ed essere pronti, al risveglio, a riprendere con qualche nuova visione.
Nel corso degli ultimi anni, complici le iniziative dei compari bloggers di F.I.C.A., abbiamo avuto modo di dedicare una parte delle visioni della bella stagione proprio agli horror, ma fino ad ora avevo - colpevolmente - mancato Brivido, film minore tratto come spesso accade da un lavoro del re indiscusso del genere, Stephen King - che compare in un divertente passaggio ad inizio pellicola -, in questo caso presente addirittura in veste di regista, da sempre nella wishlist estiva del Saloon grazie principalmente all'attrattiva di una colonna sonora decisamente rock firmata dagli AC/DC, che da queste parti hanno sempre un giro gratis ed una pacca sulla spalla.
Lacuna colmata, devo ammettere di essermi parecchio divertito, complici un'atmosfera da estate torrida, l'effetto amarcord legato soprattutto alle pellicole di genere e a basso costo come questa e l'impressione che l'intera operazione fosse pane e salame e senza pretese proprio come piace al sottoscritto, quasi una versione "motorizzata" e di serie B - ma questa volta non in senso negativo - dei survival d'assedio di Carpenter o Romero, con i superstiti rinchiusi in un ambiente che porta a galla i loro squilibri e qualcosa di minaccioso e terribile all'esterno pronto a colpirli.
La cornice della tavola calda accanto al distributore, con tanto di charachters stereotipati ma efficaci - il ragazzino fuggito dal massacro della sua squadra di baseball, l'ex detenuto pronto a diventare eroe, la bella in difficoltà, la coppia appena sposata, il cattivo che non guarda in faccia ai suoi compagni di "prigionia" così come alla minaccia all'esterno, le comparse ed i protagonisti, rendono Brivido una piacevolissima visione da "Notte horror", senza dubbio conscia dei propri limiti ma ugualmente interessante, dalla già citata sequenza della lotta tra il distributore di lattine e la squadra di baseball, il passaggio nelle fogne e la fuga degli sposini dal camion lungo l'autostrada divenuta il campo di battaglia delle macchine in rivolta rispetto agli umani.
Interessante anche la scelta di affidare la leadership dei congegni meccanici impazziti ad un camion dall'aspetto inquietante che pare un incrocio tra il Joker e Green Goblin versione motorizzata, così come l'idea di solleticare l'immaginazione del pubblico rispetto a quanti danni potrebbero fare tutte quelle cose che "abbiamo costruito noi" e che fanno parte della vita di tutti: dalla sveglia, al microonde, ai mezzi di trasporto, una rivolta meccanica sarebbe davvero difficile da affrontare, anche se, come sempre in questi casi, le gatte da pelare più difficili continuerebbero ad essere fornite, nel bene e nel male, dai più pericolosi di sempre: gli Uomini.



MrFord



 

giovedì 10 agosto 2017

Thursday's child


Prosegue la marcia della rubrica dedicata alle uscite in sala condotta dal sottoscritto e dal suo antagonista Cannibal Kid attraverso una delle estati più torride ed avare di soddisfazioni cinematografiche che ricordi, che a questo giro pare aver concesso almeno sulla carta qualche chance in più a noi poveri cinefili in cerca di titoli interessanti.
Sinceramente, spero sia così, anche perchè nella puntata di questa settimana abbiamo deciso di includere anche l'unico titolo in uscita il diciassette agosto prossimo, rimandando l'appuntamento alla prossima puntata il ventiquattro.
Nel frattempo, doveste essere al mare, in montagna o in vacanza come concetto, il nostro consiglio - o almeno il mio - è sempre uno: godetevela.



"E questa è la fine che fanno tutti i seguaci di Cannibal Kid!"


La torre nera
(nei cinema da giovedì 10 agosto)

"Ascolta, bello: se ti metti contro Ford, sei finito. Parola di Cannibal."

Cannibal dice: La torre nera è già stato massacrato dalla critica americana. Ma della critica americana c'è da fidarsi quanto di quella fordiana, visto che ad esempio quando è uscito Wonder Woman è stato esaltato come il miglior film degli ultimi 500 milioni di anni. La torre nera invece ha fatto schifo a tutti ma, a vedere dal trailer, sembra che questa volta non abbiano poi tutti i torti.
Io non sono un grande lettore di Stephen King, della sua vasta produzione ho letto poco e tra l'altro nemmeno i suoi romanzi più famosi, però a questo punto mi viene un dubbio. Visto che la maggior parte dei film e pure delle serie tv tratte dalle sue opere non sono un granché e la pellicola migliore, ovviamente Shining, a lui non è manco piaciuta, non è che c'è qualcosa che non va in lui?
Ford dice: ho letto qualche anno fa il primo libro della saga della Torre Nera di Stephen King, un autore a volte in grado di stupire con romanzi pazzeschi ed altre con prodotti decisamente meno riusciti. Personalmente, lego quella lettura più alla seconda categoria, anche se non si tratta certo di un'opera di basso livello. L'idea, dunque, di una trasposizione cinematografica mi ispira poco, anche perchè penso si tratti più di una trovata commerciale che di un vero tentativo di trasformare un romanzo solo discreto in un film assolutamente imperdibile.




Casa Casinò
(nei cinema da giovedì 10 agosto)

"Cannibal, devo fare un paio di tagli alle tue prossime recensioni."

Cannibal dice: Commedia con due comici molto amati soprattutto negli Usa come Will Ferrell e Amy Poehler che ha fatto flop persino negli Usa e mi chiedo quindi quale successo possa ottenere da noi nella settimana di Ferragosto. Io comunque una puntata in questa Casa Casinò la farei lo stesso, sperando mi possa regalare ancora più risate di qualche serioso post di WhiteRussian a caso.
Ford dice: commediola senza senso o motivo di esistere che ovviamente farà sbellicare dalle risate Cannibal e che, dovessi vederla, farà invece schifo al sottoscritto, che ovviamente sarà fatto passare per serioso da Cannibal stesso. Considerato il suo senso dell'umorismo, però, non penso che la cosa mi dispiaccia.


Diario di una schiappa – Portatemi a casa!
(nei cinema e a casa di Ford da giovedì 10 agosto)

"E' stata un'esperienza così terribile che abbiamo pensato stesse guidando Ford."

Cannibal dice: Saga bambinesca con cui non ho mai avuto occasione, e soprattutto voglia, di cimentarmi, lascio l'arduo compito a quella schiappa di Ford, che si godrà la visione facendo finta di fare un favore ai poveri piccoli Fordini.
Ford dice: non ho mai seguito una saga per schiappe come questa, che lascio volentieri a quella schiappa di Cannibal.



Monolith
(nei cinema da sabato 12 agosto)

"Ti prego, Ford: scendi dall'auto. Non guidare."

Cannibal dice: Produzione italiana con protagonista una bella sgnacchera americana come Katrina Bowden tratta da una graphic novel. Sembra un esperimento rischioso, ma intrigante. Il risultato potrebbe essere fallimentare, così come si potrebbe anche rivelare la sorpresa di questo caliente agosto. L'altra sorpresa del mese potrebbe essere Ford che dice finalmente una cosa furba, però su questo non ci conterei troppo.
Ford dice: per me esiste solo il Monolito di 2001. Il resto è un rischio, come quello di accettare consigli soprattutto cinefili da quel curioso individuo che è Peppa Kid.


Atomica bionda
(nei cinema da giovedì 17 agosto)

"E questa la fine che fa Cannibal stesso."

Cannibal dice: Subito dopo Ferragosto, viene sganciata l'Atomica...
Paura eh, Ford?
Sto parlando però di Atomica bionda, il nuovo film di uno dei co-registi del pessimo John Wick con protagonista Charlize Theron. E sembra essere lei, qui in versione più sexy e combattiva che mai, l'arma vincente di una pellicola che per il resto si preannuncia come la classica inutile prevedibile fordianata action spionistica estiva.
Ford dice: di questo film non mi importano regia, riscontri, successo, data di uscita.
Fin dai tempi in cui vidi il trailer, so già che sarà indispensabile per la limonata dura tra Charlize Theron e la protagonista dell'ultimo La mummia, Sofia Boutella. Il resto potrà anche essere una vera schifezza cannibalesca. Ma quello varrà comunque il biglietto.

 

mercoledì 16 novembre 2016

11.22.63 (Hulu, USA, 2016)





A volte mi è capitato di pensare a cosa avrei potuto fare, se avessi avuto una macchina del tempo a disposizione.
Sia rispetto alla mia vita, sia a come ha funzionato la Storia.
A come mi sarei potuto giocare alcune carte superando a posteriori la timidezza, o a come avrei potuto influenzare o modificare eventi fondamentali per l'evoluzione del genere umano.
Probabilmente, se fossi nato negli States, uno di questi sarebbe stato indubbiamente l'assassinio del Presidente Kennedy, avvenuto a Dallas il ventidue novembre del sessantatre: oltre ad aver generato teorie ed indagini molteplici, ispirato scrittori e registi, non aver di fatto fornito una definitiva e veritiera versione dei fatti, quel fatidico giorno in Texas venne aperta una ferita al cuore degli USA pareggiata forse soltanto dall'undici settembre duemilauno.
Dunque lo spunto di partenza per questa sorprendente, emozionante, bellissima serie rientra perfettamente in quella che è la logica americana, che si parli del suo autore - è ispirata da un romanzo di Stephen King -, del personaggio che la coltiva - l'Al Templeton di Chris Cooper - e quello che ne diviene l'esecutore effettivo - l'insegnante di liceo Jake Epping, interpretato da James Franco -: impedire l'uccisione di JFK significherebbe quasi certamente evitare la Guerra del Vietnam, accelerare il processo che possa condurre ad una pace globale, non spezzare il sogno che aveva guidato uno dei Presidenti più amati - se non il più amato - alla carica più importante ed in vista del mondo.
Oppure no?
Quanto di quello che faremmo se fossimo in grado di tornare indietro e cambiare il corso della Storia - funzionale, inquietante e splendido il concetto del passato che si ribella alle sue modificazioni - porterebbe effettivamente a qualcosa di meglio di quello che abbiamo vissuto?
Gli eventi - anche traumatici e tragici - che hanno segnato il pianeta fin dall'alba dei tempi non potrebbero essere in qualche modo la soluzione migliore che in quel momento il mondo stesso poteva offrire?
"Il caso non esiste", afferma con serenità poco prima di "tornare alla Natura" Oogway, il Maestro dei Maestri di Kung Fu Panda - mi rendo conto dell'importanza e dell'influenza dei Fordini nella mia vita dalle citazioni che cominciano a riguardare il mondo dell'animazione e dell'infanzia -: quello che viviamo - o che abbiamo vissuto - forse doveva andare proprio com'è andato affinchè noi si sia quelli che siamo ora, in questo momento.
O forse, semplicemente, a volte compiendo una scelta con il pensiero di fare del bene non si finisce necessariamente per generare coincidenze che coincidano con quello stesso bene.
Forse a volte le cose devono andare come devono andare, o come sono andate.
Per quanto dolorose siano state.
A volte dobbiamo lasciare andare, invece di lottare per tenere stretti, perchè non esiste un bene senza un male, e non è detto che un male significhi che un bene non esista.
A volte la cosa da fare è la più dolorosa, che si parli della morte di un Presidente o di una mano lasciata scivolare via, di un amore vissuto come in un sogno.
O semplicemente, dobbiamo imparare ad accettare l'unicità e la bellezza di una vita in cui non si può tornare indietro, e che rende così prezioso e così grande quello che abbiamo, anche quando si affrontano difficoltà che paiono insormontabili.
Perchè è proprio grazie a quelle difficoltà, a quell'unicità, che abbiamo la possibilità di "vivere una vita felice".
A volte mi è capitato di pensare a cosa avrei potuto fare, se avessi avuto una macchina del tempo a disposizione.
Ma a ben guardare, direi che è stato meglio non averla mai trovata.




MrFord




 

lunedì 22 agosto 2016

Saloon's Bullettin #6




La marcia attraverso quest'estate più rilassata - in termini di visioni e di blog - prosegue la sua marcia verso la conclusione, e come ogni estate che si rispetti - anche se l'ambientazione non rispecchia affatto la stagione - qualche horror finisce per fare sempre capolino sugli schermi: Cell, ispirato da un romanzo di Stephen King e massacrato un pò ovunque nella blogosfera e non, è un'accozzaglia di idee mal scritte e confuse che pescano a piene mani dagli zombie movies, i survival, videogiochi e serial televisivi, partite con un principio anche interessante - l'epidemia originata dall'uso smodato dei cellulari - e naufragate in una fiera del già visto banale, diretta malissimo ed interpretata anche peggio da due bollitissimi John Cusack e Samuel Jackson.
Davvero un peccato per la chance sprecata, per il Maestro del brivido e i due protagonisti - cui ho sempre voluto bene -: un film, però, davvero impossibile da salvare anche in minima parte, già candidato ad un posto di rilievo nella decina del peggio dell'anno (un bicchiere).
E' andata decisamente meglio con Race - Il colore della vittoria, biopic senza dubbio patinato ed hollywoodiano eppure funzionale ed emozionante incentrato sulle imprese sportive di Jesse Owens, che fu eroe alle Olimpiadi del trentasei a Berlino vincendo quattro medaglie in barba al nazismo e ad Adolf Hitler: una pellicola solida e piacevole da vedere, che non inventa nulla ma racconta bene, culminata con i passaggi legati all'amicizia nata proprio dalla rivalità sportiva tra lo stesso Owens ed il saltatore tedesco Luz.
Senza dubbio gli amanti del Cinema d'autore storceranno il naso, eppure lo sport e le vicende pane e salame come questa fanno sempre bene al cuore, soprattutto in momenti complicati come quello che stiamo vivendo: il bello dello sport e delle sue icone, del resto, è anche e soprattutto questo (due bicchieri).
A proposito di film d'essai, invece, ho approfittato della curiosità stimolata da alcuni pareri più che buoni raccolti nella blogosfera per affrontare 11 minuti, pellicola di Jerzy Skolimowski sviluppata come un gioco ad incastro, un mosaico di storie pronte a convergere abbracciando proprio un arco di undici minuti: esperimento decisamente interessante legato alla riflessione sul destino e la casualità, impreziosito da un finale pazzesco ed a suo modo mitico, graziato da un minutaggio perfetto e da un ritmo serrato, finisce di contro per risultare un pò troppo "sconnesso" in alcuni passaggi e forzatamente autoriale in altri.
Un peccato, perchè con un paio di aggiustamenti soprattutto sullo script avrebbe potuto rappresentare una delle sorprese più interessanti dell'estate: quello che vi consiglio, però, è di vederlo comunque, senza informarvi troppo sulla trama e la sua evoluzione prima della visione.
Buttatelo giù d'un fiato come lo shot che scatena il tracollo della sbronza.
Non avrà tutto questo gran sapore, ma di sicuro non lo dimenticherete, nel bene o nel male (due bicchieri).
A chiudere la settimana di visioni prima della mia partenza per il mare - scrivo attorno alla metà di luglio - ho voluto festeggiare ferie e stagione con l'ennesima visione di Weekend con il morto, che ancora oggi mi fa sbellicare dalle risate tanto quanto ai tempi, quando con mio fratello riuscivamo a vederlo almeno tre o quattro volte la settimana non appena finivano le scuole: le peripezie dei due protagonisti con il loro defunto capo Bernie Lomax, per quanto assurde e decisamente di bassa lega, mi paiono funzionare ancora oggi, dalla festa del venerdì sera alla scoperta del piano dello stesso Lomax, fino allo scontro decisivo con il sicario Vito, che fin dai tempi era rimasto nel cuore dei fratelli Ford con quel suo "Sambuca con ghiaccio, minchia!", in originale così come nella versione italiana. Intramontabile (un bicchiere e mezzo).
I viaggi in treno per andare a trovare i Fordini già al mare, invece, hanno veicolato anche la lettura dell'ultimo Nesbo, Sole di mezzanotte, altro romanzo slegato dalla creatura più fortunata della penna dell'autore norvegese, Harry Hole: il successo, l'aumento esponenziale della produzione e la mancanza del detective alcolista, però, paiono non fare troppo bene al buon Jo, che come per Sangue e neve incappa in un mezzo passo falso, rimbalzando da una prima parte interessante legata soprattutto alla descrizione dei paesaggi del Finnmark ad una seconda con poco mordente ed anche parzialmente scontata.
Niente di irreparabile, ed un libro comunque piacevole e scorrevole, ma il vero Nesbo sta da un'altra parte.
Forse ad ubriacarsi con Hole. E forse è il caso di fare un pensierino a proposito del ritorno di quest'ultimo (due bicchieri).




MrFord

giovedì 14 luglio 2016

Thursday's child

La trama (con parole mie): prosegue la cavalcata dell'estate in sala, e con lei quella della rubrica tenuta dal sottoscritto e dal suo rivale di sempre, Cannibal Kid, pronta a resistere alla calura, alla pigrizia ed ai cambiamenti in atto soprattutto qui al Saloon.
La qualità delle proposte riuscirà ad essere abbastanza interessante, però, da convincermi a tornare al vecchio format con l'autunno oppure continuerò su questa strada sperando di avere abbastanza pazienza da giungere al momento in cui anche il mio nemico numero uno deciderà di ritirarsi, lasciandomi libero di fare lo stesso?
La risposta, come sempre, alla settima arte.


"Così quelli sono Ford e Cannibal: dal vivo sono anche peggio di quanto immaginassi."
The Legend of Tarzan

"Mi dispiace, Tarzan: sono già promessa a quello scimmione di Ford!"

Cannibal dice: Il biopic più o meno autorizzato sulla vita di Ford, uomo che ha lasciato la giungla per dedicarsi a una brillante (?) carriera di blogger in una moderna società a cui non appartiene. Ce la farà ad ambientarsi allo spietato mondo della blogosfera, in mezzo a gentaccia ipertecnologizzata come Cannibal Kid, o sarà costretto ad abbandonare il suo sempre più desolato WhiteRussian per sempre?
Per quanto la storia di Ford mi possa interessare (come no?), io comunque lo guarderò unicamente per Margot Robbie.
Ford dice: la storia di un selvaggio giunto a confronto con la pessima realtà apparentemente avanzata dell'umanità. Un po' il confronto tra Ford e Cannibal Kid e tra White Russian e Pensieri Cannibali.




Cell

"Te l'avevo detto, di non guardare un film consigliato da Cannibal: quella è roba mortale!"
Cannibal dice: Filmetto molto modesto che ho già visto e che è talmente modesto da non avermi manco ispirato una recensione. Devo però dire che, per quanto brutto, mi aspettavo persino di peggio e invece, al confronto di alcune puntate di The Walking Dead cui finisce per somigliare, non è nemmeno troppo terribile. Sarà che avevo delle aspettative bassissime, come quando mi appresto a leggere un nuovo, e ormai per fortuna sempre più raro, post fordiano.
Ford dice: film che tutti hanno massacrato e che ancora devo guardare, probabilmente spinto proprio dalla sua uscita italiana.
Certo, considerato il nuovo format del blog, finirò per parlarne tra qualche settimana, ma poco importa. Ormai l'approccio lebowskiano regna sovrano al Saloon.



Una spia e mezzo

"Scusa, Ford: so che volevi passare una serata solo con me, ma Kevin ha guardato un film consigliato da Cannibal prima che uscissi, e si è sentito male."
Cannibal dice: Da una parte un film action con Dwayne “The Rock” Johnson, l'uomo per cui Ford non esiterebbe a mollare la moglie su due piedi oggi stesso. Dall'altra una commedia cazzara cannibale con Kevin Hart, una specie di nuovo Eddie Murphy. L'unione di questi due universi potrebbe portare a una cazzatona gigantesca, in grado però di divertire entrambi i peggiori blogger che Internet abbia mai conosciuto.
Ford dice: nonostante Kevin Hart mi ispiri quanto una maratona di film radical suggeriti e sponsorizzati dal mio rivale Cannibal, la presenza di The Rock vale da sola la visione, in rigorosa tenuta - anche mentale - estiva.



Sneezing Baby Panda

"Mi dispiace, piccolo panda: non posso metterti in gabbia con Ford e Cannibal. Sono animali troppo pericolosi."
Cannibal dice: MA CHE CA**O E' 'STA MER*ATA CLAMOROSA?
Un film ispirato a un video di un panda che starnutisce diventato virale su YouTube?
Non so, vogliamo fare anche un film dedicato a Ford che fa la cacca la mattina?
Ford dice: non posso credere che qualcuno possa aver prodotto un film di questo genere.
Penso che potrei addirittura preferire un documentario sulle illusioni di giovinezza di Cannibal. Ed è tutto dire.



Bastille Day – Il colpo del secolo

"Sei sicuro di voler far guidare Ford!? Personalmente, vorrei arrivare vivo alla fine delle riprese!"
Cannibal dice: Altra fordianata di una settimana ahinoi troppo fordiana per essere vera e invece è drammaticamente vera. Il mio blogger magari dirà che non è un vero action, solo perché non ci sono i suoi amorucci Stallone, Schwarzy e quegli altri attori incapaci di cui ora non ricordo manco più il nome, ma alla fine zitto zitto se lo guarderà lo stesso. D'altra parte lui è il pollo del secolo.
Ford dice: fordianata clamorosa che, per quanto non all'altezza degli action che mi hanno cresciuto, sono sicuro regalerà più soddisfazione di tutti i Cannibal-teen movies che usciranno nel corso dell'estate.
Appena possibile, me lo schiafferò con piacere.



D.A.D.

"Katniss Kid, Ford ti ha picchiato troppo forte anche questa volta!?"
Cannibal dice: A dispetto del titolo non è un film dedicato all'uomo che si crede il miglior padre del mondo, ovvero Puff Daddy Fordy, ma la storia di 19 persone che si nascondono in un buco in fuga da un nemico sconosciuto. Uno spunto inquietante, certo, ma credo sarebbe stato più inquietante un film dedicato a F.O.R.D.A.D..
Ford dice: film dallo spunto inquietante che, però, non mi attrae particolarmente. Sarà che avrei preferito un documentario sulle imprese che deve compiere un padre per fare il pendolare e riuscire a vedere i figli al mare nonostante le difficoltà imposte dal posto di lavoro.
O un altro con protagonista Cannibal, sepolto da qualche parte insieme ad un gruppo di wrestlers inferociti dal sottoscritto.


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