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martedì 10 dicembre 2019

White Russian's Bulletin



Tra gare di crossfit, impegni di famiglia, lavoro e stanchezza cronica che finisce, weekend escluso, per abbattermi sul divano ogni santa sera, il Bulletin torna dopo due settimane di silenzio portando in dono recuperi e nuove proposte da piccolo schermo, novità da grande, Maestri e registi alla prima esperienza dietro la macchina da presa, cult dei tempi che furono riproposti per i sabati sera Cinema con i Fordini. Insomma, un pò di carne al fuoco.


MrFord



IL METODO KOMINSKY - STAGIONE 2 (Netflix, USA, 2019)

Il metodo Kominsky Poster


La commedia "da terza età" è da decenni una solida sicurezza su piccolo e grande schermo, quando è ben scritta e condotta: Il metodo Kominsky, che pare la versione da casa di riposo di Californication, cavalca quest'onda alla grande anche con questa seconda stagione, prendendo con un sorriso sornione per il culo quel Tempo e quel decadimento fisico che prima o poi colpiranno anche i più forti e i più fortunati tra noi. 
L'alchimia tra Douglas e Arkin, ottimi protagonisti, è perfetta, i dialoghi brillanti, l'equilibrio tra commedia e dramma ben dosato: senza dubbio non saremo di fronte al titolo destinato a rivoluzionare il mondo del piccolo schermo, ma Il metodo Kominsky rappresenta una di quelle piccole certezze che, arrivati a fine giornata, possono garantirvi di addormentarvi sul divano soddisfatti di non aver perso tempo di fronte a qualcosa che non è valso la pena.




SCRUBS - STAGIONE 3 (ABC, USA, 2003)

Scrubs: Medici ai primi ferri Poster


Dopo anni di "silenzio", è tornato a fare capolino sugli schermi del Saloon uno dei Classici da piccolo schermo dei primi Anni Zero, Scrubs, perfetto per alleggerire ogni giornata pesante e, nonostante i quasi vent'anni di età, ancora spassoso nonchè nuovo mito dei Fordini, che adorano le avventure "del dottore giovane che fa arrabbiare il dottore pazzo", chiara allusione a Perry Cox, uno dei miei personaggi preferiti di sempre quando si tratta di piccolo schermo.
Una proposta sempre fresca e perfetta per le cene in famiglia, ormai diventate una specie di circo all'interno del quale i Fordini impazzano impedendo una visione impegnativa o anche solo vagamente tale: meglio, allora, fare un giro sulla macchina del tempo e tornare ai tempi in cui il buon J.D. veniva vessato continuamente da Cox, perfetto nel trovare sempre il nomignolo giusto per il suo protetto, nonchè per la sua vittima preferita.




THE IRISHMAN (Martin Scorsese, USA, 2019, 209')

The Irishman Poster


Scorsese, inutile dirlo, è un Maestro. Nel corso della sua carriera dagli anni settanta ad oggi ha regalato al pubblico titoli che hanno fatto scuola, e che sono diventate le basi del Cinema americano: Mean Streets, Taxi Driver, Toro scatenato, Fuori orario, Quei bravi ragazzi, L'età dell'innocenza, Casinò, The Aviator, fino al più recente The wolf of Wall Street sono esempi fulgidi della grandissima capacità di raccontare di un grandissimo autore che raramente ha deluso il suo pubblico - nel mio caso, porto ancora nel cuore la ferita dell'inutile Hugo Cabret - e solo di recente ha finito per lasciarsi andare a dichiarazioni buone più per la pubblicità ed il marketing che non per la settima arte vera e propria.
Assodato tutto questo, ho approcciato The irishman con il rispetto e la pazienza del caso - duecentonove minuti di film non sono proprio pochi -, considerati il livello indiscutibile dei talenti scesi in campo da una parte e dall'altra della macchina da presa: e per due terzi della sua impegnativa durata, ho pensato che il vecchio Marty si fosse fatto seppellire dalla nostalgia realizzando la versione amarcord del già citato Quei bravi ragazzi sfruttando le nuove tecnologie per ringiovanire i protagonisti - scelta pessima, per quanto mi riguarda: quando sei vecchio ti muovi come un vecchio, per quanto bravo tu possa essere in qualità di attore - e perdendosi in dialoghi e rimembranze di un'epoca che fu, forse addirittura anche per lui come narratore.
Poi, di colpo, nell'ultima ora il senso di tutto questo lavoro prende forma, e The Irishman diventa una riflessione profonda e commovente sul Tempo che ci porta via tutto, dalla salute a chi amiamo, dagli amici ai nemici, dai ricordi al mondo in cui abbiamo vissuto, progressivamente lasciato alle spalle dalle nuove generazioni. E anche il più glaciale degli assassini si ritrova a fare i conti con qualcosa che ha meno remore di lui.




FROZEN 2 - IL SEGRETO DI ARENDELLE (Chris Buck&Jennifer Lee, USA, 2019, 103')

Frozen 2 Poster


Attesissimo dalla Fordina, accanita fan di Elsa e Anna, Frozen 2 era la visione "obbligata" da sala del Natale incombente, ennesima produzione monstre di Mamma Disney, colosso sempre più grande e sempre più potente, dentro e fuori dalle sale: morto di stanchezza al termine di una settimana impegnativa su più fronti e affrontato dopo una cena al ristorante greco, Frozen 2 mi ha messo duramente alla prova nonostante la durata, dandomi l'impressione di essere più un'accuratissima operazione di marketing globale che non una storia che gli autori avevano davvero l'esigenza di raccontare.
Certo, la realizzazione è perfetta, almeno due o tre dei pezzi della colonna sonora sono notevoli, le tematiche profonde ed interessanti - come giustamente Julez faceva notare al termine della visione, per molti versi ricorda la saga, comunque superiore, di Dragon Trainer -, le trovate visive funzionali, ma l'impressione è che manchi in una certa misura l'anima di un lavoro che è più figlio del mercato che non della narrativa, sia essa scritta o portata sullo schermo.
In un certo senso, Frozen 2 è come il Natale quando si scopre che quel vecchio signore che scende dal camino in realtà non esiste. Non si perdono la gioia e la curiosità per i regali che arriveranno, ma senza dubbio una buona parte della magia.




GROSSO GUAIO A CHINATOWN (John Carpenter, USA, 1986, 99')

Grosso guaio a Chinatown Poster


A fare visita ai Fordini per il loro più recente "sabato sera Cinema" è giunto nientemeno che Grosso guaio a Chinatown, cult totale che ha cresciuto con grande soddisfazione questo vecchio cowboy, portando gioia e grande godimento ad ogni nuova visione: divertissement tamarro firmato da John Carpenter ed interpretato da un bulgarissimo Kurt Russell, è un giocattolone costruito su scene cult che si susseguono una dopo l'altra, e che, come per i più recenti film con protagonista The Rock, ha colpito molto più la Fordina che non il Fordino, innescando una reazione contraria a quella di Frozen 2, visto la sera precedente. Curioso come, a volte, questi scambi portino i due piccoli del Saloon in direzioni opposte, alimentando il bello delle loro differenze. 
Per il resto, il bambino più grande della casa si è goduto l'ennesima visione delle peripezie di Jack Burton, con i combattimenti cinesi, le botte, le battute, le esplosioni verdi, i mostri e chi più ne ha, più ne metta: per quanto possa dirne Cannibal, di tamarrate di questo tipo, purtroppo, non ne esistono più, ed è una vera fortuna non solo averle vissute, ma permettere di viverle anche alle nuove generazioni.




L'IMMORTALE (Marco D'Amore, Italia/Germania, 2019, 116')

L'immortale Poster


L'ultima immagine che gli spettatori di Gomorra avevano di Ciro Di Marzio detto l'Immortale, il personaggio cardine dell'intera serie - ancora più della sua nemesi nonchè fraterno amico Genny Savastano - era quella del cadavere del solitario criminale che sprofondava nelle acque del Golfo di Napoli, preludio ad una lotta che Gennaro avrebbe dovuto compiere da solo da quel momento in avanti. Marco D'Amore, che a Ciro ha prestato carattere e volto fin dal principio, prese a quel punto in mano il charachter che gli aveva dato la notorietà approfittando di un film da lui stesso diretto per realizzare una sorta di spin off di Gomorra che raccontasse l'infanzia dell'Immortale, cui più volte si era fatto riferimento nel corso delle stagioni del serial.
Il risultato è senza dubbio qualitativamente buono per essere di produzione nostrana - e per essere un titolo "di nicchia" e di genere -, ha dalla sua una certa energia, l'ottima trovata di tenere nascosto il dettaglio più importante per la pellicola stessa e la serie intera dalla campagna di lancio e di marketing, un finale che manderà in visibilio i fan di Gomorra ed un Ciro finalmente raccontato fin dai tempi della sua infanzia: d'altro canto, però, occorre ammettere che per chi non venisse direttamente dalla produzione Sky legata alla saga dei Savastano L'immortale risulterebbe godibile e fruibile solo in parte, e che lo stesso, in fondo, altro non è se non una "puntatona" della stessa riadattata al grande schermo per introdurre quelli che, senza dubbio, saranno i cardini della storia della quinta stagione. 
Per chi, come il sottoscritto, era legato alla figura di "Ciruzzo", è stato un ottimo antipasto per la stessa. Che, a questo punto, non vedo l'ora di affrontare.


lunedì 21 gennaio 2019

White Russian's Bulletin



Nuova settimana del Bulletin, specchio di un periodo che mi trova - purtroppo - piuttosto lontano dal Cinema e più vicino, per tempi tecnici e capacità di rimanere sveglio la sera, alle serie televisive: che si tratti di recuperi di titoli ormai legati al Saloon o di nuove avventure giunte grazie al tam tam della blogosfera o dei recenti Globes, i prodotti da piccolo schermo stanno acquistando uno spazio sempre più importante, rivelandosi fruibili e fornendo alternative sempre molto diverse tra loro.
Con l'avvicinarsi dell'uscita di Creed 2, poi, ho approfittato per ritrovare un vecchio mito di questo vecchio cowboy.


MrFord


RAY DONOVAN - STAGIONE 6 (Showtime, USA, 2018)

Ray Donovan Poster

Proseguono le gesta della famiglia Donovan e del granitico problem solver Ray, uno dei fordiani da piccolo schermo ormai più stimati da queste parti: dopo la morte della moglie ed il trasferimento a New York, le cose si mettono di male in peggio per Ray, suo padre e i suoi fratelli, ed una stagione cui fanno da sottofondo intrighi politici e poliziotti corrotti tanto da ricordare The Shield, vengono a galla i lati oscuri e soprattutto le fragilità di ogni membro della famiglia, mettendo alle corde i suoi membri così come lo spettatore, che tra lacrime e sangue, episodio dopo episodio, soffre, cade e si rialza accanto ai protagonisti. Splendido il season finale, ispirato da Gente di Dublino di Joyce.
Come sempre, grande prova attoriale di Eddie Marsan e Jon Voight.


L'INNOCENTE (Netflix, USA, 2018)

Innocente Poster

Sulla scia del recentemente apprezzato Making a murderer, e considerata la stima letteraria che Julez ripone in John Grisham, grazie all'ormai sempre più presente Netflix abbiamo affrontato la visione de L'innocente, docufiction tratta dall'unico libro ispirato a fatti reali pubblicato dallo stesso Grisham: tornando indietro nel tempo all'ottantadue e all'ottantaquattro ad Ada, in Oklahoma, l'autore si domanda quale sia stato il percorso dietro l'indagine, gli arresti e le vicende legate a due terribili omicidi di due ragazze che si sono viste strappare la vita e di presunti colpevoli che si sono visti togliere la Giustizia.
Un'altra piccola chicca che racconta il lato oscuro del sistema legale statunitense, e trasporta lo spettatore in una spirale di dolore, desolazione, disperazione inquietante proprio perchè vera e vissuta: un altro viaggio nel dolore che solo il più pericoloso tra gli animali può provocare.


THE KOMINSKY METHOD (Netflix, USA, 2018)

Il metodo Kominsky Poster

Premiato ai Globes e giunto grazie al passaparola al Saloon, The Kominsky Method è la prima bella sorpresa del duemiladiciannove: fresco - nonostante l'età dei protagonisti -, piacevole e sentito, l'ho vissuto come una sorta di Californication della terza età.
Strepitosi Douglas e Arkin, perfetti nei duetti da risata come da commozione, piacevole il formato - che mescola le normali atmosfere da serie a quelle da sit com -, interessante il modo in cui, a conti fatti, ci si può prendere in giro per cercare di prendere in giro il Tempo, che prima o poi passa da tutti per chiedere e chiudere i suoi conti, fisicamente oppure no che sia.
Forse il suo vero difetto sta nell'essere troppo corta, ma per quanto mi riguarda non vedo già l'ora di godermi di nuovo le schermaglie verbali da amici veri di questi due vecchi ragazzacci che proprio non vogliono mollare la vita.



ROCKY BALBOA (Sylvester Stallone, USA, 2006, 102')

Rocky Balboa Poster

In attesa di gustarmi in sala Creed II - l'attesa è già alle stelle -, ho deciso di rispolverare uno dei miei capitoli preferiti della mitica saga dedicata allo Stallone Italiano, l'ultimo che l'ha visto protagonista e sul ring: Stallone, regista e sceneggiatore, porta sullo schermo una sorta di "favola d'addio" del suo più fortunato charachter adattando quelle che qualche anno dopo sarebbero state le atmosfere di The Wrestler per raccontare di come, invecchiando, si comincia a vivere al di fuori del Tempo, ma non per questo si è disposti ad arrendersi ad esso.
Un omaggio sentito e commovente ad una galleria di protagonisti unica, dove vengono recuperati personaggi di secondo piano come Mary - la ragazzina del primo Rocky - e Spider Rico - lo sfidante di Balboa nel match che aprì quello stesso capitolo - e più di una volta si sospira pensando che la clessidra non risparmia neanche i grandi combattenti. 
Ma questo non significa che ci si debba arrendere. Anzi.


venerdì 20 aprile 2018

All'inseguimento della pietra verde (Robert Zemeckis, USA/Messico, 1984, 106')




Considerata la trasferta fordiana a Copenaghen per questo weekend, ho deciso di riesumare un cult anni ottanta ed un vecchio post risalente allo scorso settembre, nientemeno.
L'estate e le vacanze - per quanto il rientro in Italia abbia bruscamente trasportato tutti i Ford nell'autunno pieno della Pianura Padana - sono da sempre un'ottima occasione per le visioni disimpegnate ed i recuperi di vecchi cult da godersi sempre con piacere: durante la trasferta spagnola, in una delle serate in cui si finiva senza forze tra oceano e Fordini, è tornato sugli schermi del Saloon uno di quei titoli amati quando ero bambino - insieme al suo sequel, forse apprezzato anche di più -, uno Zemeckis considerato minore ma ancora decisamente divertente, All'inseguimento della pietra verde.
Negli anni d'oro del Cinema d'avventura e di Indiana Jones il regista ed il protagonista e produttore Michael Douglas tentarono la strada del romance nascosto proprio dall'Indy style, riuscendo nell'impresa e costruendo una pellicola ritmata e divertente che, seppur un pò invecchiata, riesce a farsi apprezzare ancora oggi - e che ho associato in più di un passaggio ad un altro cult del periodo, Mr. Crocodile Dundee -, allietando lo spettatore con i siparietti tra i due protagonisti ed una serie di eventi che mescolano una cornice che pare quasi a metà tra l'esplorazione selvaggia, il fascino criminale dell'America Latina contrapposto all'approccio newyorkese di Kathleen Turner ed un giocattolo costruito per divertire e divertirsi come sarà qualche anno dopo qui in Terra dei cachi Puerto Escondido.
Una riscoperta dal sapore decisamente estivo che è stata come una rimpatriata - con bevuta, ovviamente - con qualche vecchio amico, e che ha riproposto - come spesso accade - la nostalgia per un decennio in cui le produzioni leggere ma clamorosamente riuscite abbondavano e non c'erano pretese pseudo autoriali o esagerazioni da marketing di quelle che si incontrano facilmente oggi: non resta che, come un ex Presidente che vuole vivere un'estate senza fine, concedersi, di tanto in tanto, una bella scappata lungo il viale dei ricordi alla ricerca di pietre verdi tra scambi serrati che nascondono una tensione sessuale crescente, passeggiate su ponti decisamente instabili e fughe rocambolesche pronte ad accontentare l'uomo alla ricerca di adrenalina e la donna in attesa dell'avventuriero pronto, un giorno, a passare a prenderla in piena Grande Mela con una barca che aspetta solo di fare il giro del mondo.




MrFord




 

lunedì 31 agosto 2015

Ant-Man


Regia: Peyton Reed
Origine: USA
Anno: 2015
Durata: 117'





La trama (con parole mie): Scott Lang, informatico dal grande talento ma dall'inclinazione criminale, appena uscito dal carcere dopo tre anni di detenzione e con una figlia da riconquistare, con alcuni complici mette a segno un furto nella villa del dottor Hank Pym, che sul finire degli anni ottanta riuscì a sintetizzare speciali particelle in grado di mutare dimensioni e forma di chi vi è esposto, elaborando in parallelo un sistema per dialogare con gli insetti, in special modo le formiche.
Frodato dalle Stark Industries e messo alle strette dal suo ex allievo Darren Cross, il vecchio studioso si affida dunque alla figlia Hope ed al riluttante Scott per mettere a punto un piano che prevede il recupero dei suoi progetti originali prima che siano divulgati e sfruttati come armi da chi non ha a cuore la salvaguardia del mondo: il nuovo Ant-Man, però, affronterà la vicenda con un approccio decisamente diverso da quello del suo mentore.










Sono stato per anni - quasi venti, a dirla tutta - un assiduo lettore di fumetti, appassionato di tutta la produzione americana, europea, italiana, giapponese e chi più ne ha, più ne metta: proprio con la Marvel ed i suoi eroi colorati e dotati di superproblemi ebbe inizio, nel lontano novantuno, il mio percorso da fan delle nuvole parlanti, e per quanto assolutamente dedita al commercio ed alle vendite, sono rimasto legato alla grande M anche dopo aver abbandonato gli acquisti regolari.
Ai tempi, però, ricordo che il grosso degli eroi di respiro più ampio - come gli stessi Avengers - facevano fatica ad entrarmi nel cuore rispetto ai più "sfigati" Spider Man, Devil o X-Men, così come, tra i suddetti Vendicatori, consideravo assolutamente minori charachters come Ant-Man, che raggiungeva per il rotto della cuffia, ai miei occhi, lo status effettivo del supereroe.
Alla luce di questo, e dell'abbandono di Edgar Wright - autore della mitica Trilogia del Cornetto - in cabina di regia, mi aspettavo davvero poco o nulla dal lavoro di Peyton Reed, approcciato come fosse la più disastrata delle proposte da spiaggia in questa fine estate. 
Fortunatamente, ero in torto.
Ant-Man, infatti - per merito anche del lavoro dello stesso Wright sulla sceneggiatura e di effetti speciali assolutamente all'altezza -, non solo ha finito per superare l'esame con simpatia e cialtronaggine, ma di fatto è riuscito perfino a ricordare al sottoscritto il primo e decisamente valido Iron Man, creando un abile mix tra l'approccio fracassone dei Vendicatori - ottimo il crossover con la lotta tra Ant-Man e Falcon, preludio di quello che saranno i prossimi lavori legati al Marvel Cinematic Universe - e quello scanzonato eppure drammatico di Spider Man.
Come se non bastasse, le vicende di Scott Lang e della premiata ditta Hank Pym e figlia - un'affascinante Evangeline Lilly versione Valentina di Crepax -, per quanto decisamente lontane dalla reale storia del personaggio sulla pagina, richiamano e non poco le atmosfere dei gloriosi eighties e portano in scena senza prendersi troppo sul serio un eroe per caso in grado di tenere benissimo il palcoscenico alternando simpatia, faccia di culo e sentimenti - gestito alla grande il legame con la figlia - regalando al pubblico momenti in grado di intrattenere al meglio perfino i nerd che si sarebbero probabilmente aspettati un maggiore rispetto di quelle che sono state le vicende originali del charachter: in questo senso, perfino Michael Douglas nel ruolo del Pym mentore funziona alla grande, nonostante si discosti molto da quello che è il suo corrispettivo degli albi a fumetti, decisamente più controverso e meno paterno.
Perfino i comprimari come Michael Pena e soci, sfruttati come spalle comiche di Rudd/Lang prima e del gruppo Ant-Man poi, funzionano, così come il Calabrone nel ruolo di nemesi ed i richiami a tutto quello che, probabilmente, ha ai tempi affascinato Edgar Wright e Peyton Reed come Tesoro mi si sono ristretti i ragazzi, più volte citato nelle prime recensioni di questo lavoro: nel complesso, dunque, assistiamo ad un viaggio divertito e divertente che non pretende di assurgere ai livelli dei Batman di Nolan ma che conferma l'altissima qualità media delle produzioni Marvel del mondo Avengers, conducendo gli spettatori un altro passo verso quella che sarà la tanto attesa "fase tre" del progetto degli Studios legati al mondo del Fumetto.
Nel frattempo, e nell'attesa, le formiche hanno detto, eccome, la loro.




MrFord




"Walk down the street
I'm thinking:
look at all the ants in a farm
I've got a sad-hearted feeling
to harm."
Eels - "Ant farm" - 







giovedì 16 luglio 2015

Thursday's child

La trama (con parole mie): prosegue la nostra corsa nella torrida estate con un altro weekend che propone - fortunatamente, oserei dire - solo una manciata di uscite, purtroppo non interessanti come quelle dell'ultima puntata di questa rubrica, come sempre redatta dal sottoscritto e, per sfortuna mia e vostra, anche da Cannibal Kid.
Se non altro, seppur con ritardo incredibile, troverete in sala uno dei titoli che più scosse la blogosfera lo scorso anno.

"Scordati di uscire con Cannibal Kid, Melissa: su di lui ho già messo gli occhi io!"

Babadook

"Ciao Cannibal, sono il tuo babau personale, il Fordadook!"
Cannibal dice: Il Babau non mi ha mai fatto una gran paura. Il Babadook è un buon horror, anche se non mi è sembrato quel capolavorone assoluto come sostenuto da alcuni, ma non è che me l'abbia fatta fare addosso. Ciò che mi spaventa davvero invece è il Babaford, presunto esperto cinematografico e tuttologo della rete. Brrrrr, ho i brividi al solo pensiero!
Ford dice: con il solito tempismo quasi fordiano la distribuzione italiana porta in sala uno degli horror che fece più scalpore nella blogosfera lo scorso anno, già visto e recensito ai tempi.
Non male, due protagonisti straordinari, ma, come giustamente - e stranamente - il mio rivale ha fatto notare, non il Capolavoro che alcuni hanno dichiarato fosse.
Ad ogni modo, mille anni luce avanti rispetto alla media degli horror standard.



Spy

"Guardate quella, guida peggio di Ford!"
Cannibal dice: Spero di vederlo in lingua originale, visto che la doppiatrice italiana di Melissa McCarthy con quella vocina da cartone animato è insopportabile. Questo Spy dal trailer sembra qualcosa di terrificante e di già stravisto, la solita commedia spionistica di quelle che ne escono 10 all'anno, però credo che nel trailer abbiano offerto il peggio e alla fine potrebbe rivelarsi un simpatico intrattenimento estivo. E potrebbe anche essere ulteriore occasione di scontro tra me, che faccio parte del Jude Law Team, e Ford, che invece sta nel Jason Statham Team.
Ford dice: filmetto senza pretese buono giusto per l'estate che spero solo non sia troppo svaccato, considerati i recenti scivoloni di cose come Pitch Perfect 2. Confido in Statham e in una visione molto, molto rilassata.



The Reach - Caccia all'uomo

"E così quello è Cannibal Kid: lo abbatterò con piacere."
Cannibal dice: La fordiana (si legga pallosa) ambientazione desertica mi attira sempre ben poco, però di recente tra Wild e Mad Max: Fury Road ha riservato qualche piacevole sorpresa. Nel caso di questo non troppo promettente thriller con Michael Douglas a rimanere deserte mi sa comunque che saranno soprattutto le sale cinematografiche.
Ford dice: Michael Douglas, nonostante cose davvero splendide come Behind the candelabra, non mi ha mai convinto, un po' come le recensioni del mio rivale, fatta eccezione per le volte in cui è clamorosamente e stranamente d'accordo con me.
Dunque, almeno per il momento, penso lo salterò senza troppi patemi.



Entourage

"Ragazzi, salutate i nostri fan!" "Veramente qui c'è solo Peppa Kid!"
Cannibal dice: Della serie televisiva Entourage avevo visto giusto il primo episodio. Non mi era dispiaciuto, ma manco m'era piaciuto abbastanza da farmi proseguire oltre nella visione. A questa versione cinematografica credo in ogni caso che darò una possibilità e chissà poi che non mi venga voglia di recuperare l'intera serie. D'altra parte, sempre meglio di guardare qualche roba consigliata da Ford, che di serie ne capisce quasi meno che di cinema.
Ford dice: di Entourage non ho mai visto nulla. Dunque penso che mi continuerò a crogiolare nell'ignoranza e mi dedicherò a qualche recupero estivo che mi parrà più interessante.


venerdì 31 gennaio 2014

Last vegas

Regia: John Turteltaub
Origine: USA
Anno: 2013
Durata: 105'




La trama (con parole mie): Billy, Paddy, Archie e Sam sono quattro amici inseparabili rimasti in contatto nel corso di tutta la vita, dall'infanzia per le strade di New York all'età adulta che li ha portati su strade completamente differenti.
Sulla soglia dei settanta, Billy decide una volta per tutte di convolare a nozze con una ragazza che ha meno della metà dei suoi anni, e decide di invitare il resto del gruppo per un addio al celibato che sancisca anche per lui la fine dell'epoca da single, come era stato per gli altri, meta Las Vegas, che sarà anche il luogo delle nozze: peccato che Paddy, vedovo della donna che lo stesso Billy ha amato in gioventù, serbi ancora rancore all'amico colpevole di non aver presenziato al funerale della stessa.
Il viaggio nella città del peccato servirà a sciogliere i nodi da troppo tempo al pettine ed indirizzare i quattro amici verso una nuova fase delle loro vite.






Il Saloon, come ormai è noto, è un luogo in cui i vecchi leoni e l'amarcord dei tempi andati possono e potranno trovare sempre un rifugio accogliente, traboccante alcool e buone intenzioni.
Allo stesso modo, chiunque può tranquillamente dichiarare quanto sia grande il mio amore per operazioni come quelle del brand dedicato agli Expendables o a cose come il recente Il grande match o il sorprendente Stand up guys, celebrazioni dell'old school e dei suoi eroi: della stessa corrente di pensiero ed azione fa parte Last Vegas, ultima fatica del ben poco interessante John Turteltaub pronta a portare lo spirito di Una notte da leoni in prossimità dei settanta, spostando in avanti le lancette dell'orologio e lasciando tutti noi ben sperare in una vecchiaia ricca di divertimento e soddisfazioni.
Dunque, almeno sulla carta, si potrebbe parlare addirittura di un titolo che da queste parti dovrebbe avere vita facile, e conquistare favori senza neppure troppi sforzi: eppure, a costo di essere fin troppo onesto e passare per quel pusillanime del mio rivale finto giovane Cannibal Kid, Last Vegas non mi ha convinto affatto.
Certo, mi sono divertito ed ho passato un'ora e quarantacinque di tranquillità assoluta, gustandomi un paio di White russian prima di andare a dormire tranquillo dopo aver riso di fronte a battute, soluzioni e situazioni che il genere old versus young riesce a generare, ma la sensazione di fondo che ha pervaso la visione è stata simile a quella che, di norma, mi illustrano i detrattori dei vari Sly e soci quando mostro il mio entusiasmo rispetto ai loro ritorni on screen: c'era davvero bisogno dell'ennesima pellicola a tema revival, legata peraltro ad un fenomeno già inflazionato nelle ultime stagioni come quello dell'addio al celibato?
Onestamente no, nonostante non si stia parlando, per l'appunto, di una visione sgradevole o poco riuscita, di un cast che, seppur continuando senza sforzo a proporre praticamente le stesse maschere, funziona in grande scioltezza - anche se, onestamente, la differenza tra il Liberace di Behind the candelabra e questo Billy di Michael Douglas fa quasi male al cuore - e di un film che scorre piacevolmente senza risultare noioso o suscitare incazzature.
Il problema vero di Last Vegas è che, principalmente, finisce per essere una visione molto prevedibile, talmente tanto da oscurare perfino l'ironia che questi vecchi ragazzacci hanno finito per riscoprire ed utilizzare come arma vincente nella loro terza età cinematografica: non escludo che questo effetto possa essere legato anche ad una sceneggiatura e ad una regia che non rendono giustizia all'idea di base, finendo per mettere a proprio agio lo spettatore giusto nel momento della visione senza garantire l'impressione che possa rimanere a fondo anche con il passare non tanto dei giorni, quanto delle ore.
Certo, non parliamo di un titolo da ambizioni autoriali, eppure su questo bancone le aspettative in merito erano certamente più alte, sicuramente in grado di superare l'alcool e la notte che sono intercorse tra la visione e questo post senza costringermi a girare intorno al punto perchè, di fatto, privo di argomentida trattare che non fossero gli exploit - seppur divertenti - delle schermaglie Douglas/De Niro, delle imprese al tavolo da gioco di Morgan Freeman o di quelle da seduttore di Kevin Kline.
Il dubbio, infatti, è che quella dei già citati Expendables stia diventando una moda pericolosa, e che questi altri presunti "stand up guys", al contario di quanto lasci presagire il nome, finiscano per adempiere ai loro obblighi ben seduti in poltrona, senza scomodare uno sforzo che conceda il rischio di trovarsi di fronte ad una festa davvero memorabile.
Che sia l'ultima, oppure no.



MrFord



"Stand upright and be strong,
may you stay forever young,
forever young, forever young,
may you stay forever young."
Eddie Vedder - "Forever young" - 



lunedì 13 gennaio 2014

Golden Globes 2014


La trama (con parole mie): come tutti voi ben saprete, la scorsa notte si è tenuta la cerimonia dei Golden Globes Awards, fratellini degli Oscar ed anticamera per gli stessi Academy. Oggi la stampa italiana è corsa in toto a celebrare la vittoria - che ci sta tutta - de La grande bellezza come miglior film straniero, ma in realtà i premi interessanti sono stati molti. Ecco una carrellata dei vincitori e dei vinti di questa edizione, ovviamente made in Saloon.


MIGLIOR FILM DRAMMATICO


Philomena

12 years a slave - WINNER

Molto soddisfatto del premio più importante, andato alla molto interessante - almeno sulla carta - pellicola di Steve McQueen che in Italia vedremo tra un paio di mesetti. Una scelta coraggiosa che ci evita premi discutibili come sarebbero risultati se fossero stati destinati a Gravity o Captain Phillips.


MIGLIOR SERIE TV DRAMMATICA

Breaking Bad - WINNER
Downton Abbey
The Good Wife
House of Cards
Masters of Sex
Premio annunciato e sacrosanto quello per Walter White e soci, protagonisti di una delle tre migliori serie televisive di sempre. All hail to the king.
MIGLIOR ATTORE DRAMMATICO

Chiwetel Ejiofor, 12 Years a Slave
Idris Elba, Mandela: Long Walk to Freedom
Tom Hanks, Captain Phillips - Attacco in mare aperto
Matthew McConaughey, Dallas Buyers Club - WINNER
Robert Redford, All is Lost
Molto, molto felice per il fordiano McConaughey, che raccoglie il premio per un'interpretazione che si preannuncia di quelle da ricordare, e che alza ulteriormente l'asticella dell'hype per Dallas Buyers Club, presto anche nelle nostre sale.
MIGLIOR ATTRICE DRAMMATICA

Cate Blanchett, Blue Jasmine - WINNER
Sandra Bullock, Gravity
Judi Dench, Philomena
Emma Thompson, Saving Mr. Banks
Kate Winslet, Labor Day
Quando di mezzo c'è Kate Winslet la mia preferenza è sempre sua, anche quando non ho ancora visto il film di cui è protagonista - come in questo caso -, ma anche la Blanchett non mi dispiace, tra l'altro in grande spolvero in quest'ultimo Allen a breve qui al Saloon. Altro premio approvato.
MIGLIOR REGISTA

Alfonso Cuarón, Gravity - WINNER
Paul Greengrass, Captain Phillips - Attacco in mare aperto
Steve McQueen, 12 Years a Slave
Alexander Payne, Nebraska
David O. Russell, American Hustle
Giusto il premio a Cuaron, perchè nonostante Gravity risulti a conti fatti una mezza delusione, rappresenta senza dubbio uno degli sfoggi di tecnica più impressionanti della storia recente. Certo, Payne sarebbe stato preferibile, ma non voglio fare troppo lo schizzinoso.
MIGLIOR FILM (COMMEDIA O MUSICAL)

American Hustle - WINNER
Her
Inside Llewyn Davis
Nebraska
Wolf of Wall Street
Una cinquina notevole, quella delle commedie/musical, e nonostante non mi dispiaccia poi tanto del premio andato ad American Hustle ed abbia, di fatto, visto soltanto questo, per ora, forse avrei messo in pole position uno qualsiasi degli altri, che promettono di essere veri e propri titoloni protagonisti dell'appena iniziato 2014.
MIGLIORE ATTRICE (COMMEDIA O MUSICAL)

Amy Adams, American Hustle - WINNER
Julie Delphy, Before Midnight
Greta Gerwig, Frances Ha
Julia Louis-Dreyfus, Enough Said
Meryl Streep, August Osage County
Personalmente avrei premiato la stramba e bravissima Greta Gerwig per Frances Ha - a brevissimo su questi schermi -, ma il premio a Amy Adams era praticamente scontato, e tiro un sospiro di sollievo per essermi risparmiato l'ennesimo riconoscimento a Meryl Streep.
MIGLIOR ATTORE (COMMEDIA O MUSICAL)

Christian Bale, American Hustle
Bruce Dern, Nebraska
Leonardo Dicaprio, Wolf of Wall Street - WINNER
Oscar Isaac, Inside Llewyn Davis
Joaquin Phoenix, Her
Sempre felice per un riconoscimento a Di Caprio, che viene da un'annata strepitosa e come sempre sarà ignorato dall'Academy. Ottima rivincita.
MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE

Malgrado il più che discreto I Croods, accolgo con grande gioia il riconoscimento alla Disney e a Frozen, forse la pellicola migliore che la grande D abbia prodotto negli ultimi quindici anni (Pixar esclusa, ovviamente). 
MIGLIOR FILM STRANIERO

La vita di Adele (Francia)
La grande bellezza (Italia) - WINNER
Il sospetto (Danimarca)
Il passato (Iran)
The Wind Rises (Giappone)
Ed ecco la notizia del giorno: il Cinema italiano torna sulla cresta dell'onda grazie allo splendido La grande bellezza, giustamente riconosciuto anche nel mondo nonostante da queste parti gli avrei preferito un omaggio al Maestro Miyazaki o ancor di più il meraviglioso Il sospetto. Ma sono contento comunque.
MIGLIOR ATTORE DRAMMATICO (SERIE TV)

Bryan Cranston, Breaking Bad - WINNER
Liev Schreiber, Ray Donovan
Michael Sheen, Masters of Sex
Kevin Spacey, House of Cards
James Spader, The Blacklist
Dico solo tre parole magiche: Walter White rules.
MIGLIOR ATTORE (MINISERIE)

Matt Damon, Behind the Candelabra
Michael Douglas, Behind the Candelabra - WINNER
Chiwetel Ejiofor, Dancing on the Edge
Idris Elba, Luther
Al Pacino, Phil Spector
Vittoria annunciatissima ma più che giusta: Douglas nei panni di Liberace ha regalato l'interpretazione di una vita.
MIGLIORE ATTRICE (MINISERIE)

Helena Bonham Carter, Burton and Taylor
Rebecca Ferguson, The White Queen
Jessica Lange, American Horror Story: Coven
Helen Mirren, Phil Spector
Elisabeth Moss, Top of the Lake - WINNER
Sono clamorosamente a secco di tutti i titoli della cinquina, dunque non mi pronuncio e accetto il verdetto.
MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA

Sally Hawkins, Blue Jasmine
Jennifer Lawrence, American Hustle - WINNER
Lupita Nyong'o, 12 Years a Slave
Julia Roberts, August Osage County
June Squibb, Nebraska
Di nuovo tre parole magiche: Jennifer Lawrence rules.
MIGLIOR ATTRICE (SERIE TV DRAMMATICHE)

Julianna Margulies, The Good Wife
Tatiana Maslany, Orphan Black
Taylor Schilling, Orange is the New Black
Kerry Washington, Scandal
Robin Wright, House of Cards - WINNER
Vale il discorso fatto per la migliore attrice per le miniserie: i titoli mancano all'appello, ma apprezzo la scelta della sempre bellissima Robin Wright.
MIGLIOR SERIE TV (COMMEDIA)

The Big Bang Theory
Brooklyn Nine-Nine - WINNER
Girls
Modern Family
Parks and Recreation
Di nuovo una cinquina della quale non so nulla: apprezzo comunque la scelta di un ricambio rispetto alla pluripremiata Modern Family, trionfatrice delle ultime edizioni.
MIGLIOR MINISERIE TV

American Horror Story: Coven
Behind the Candelabra - WINNER
Dancing on the Edge
Top of the Lake
The White Queen
Meritato premio per Behind the candelabra, una delle cose migliori prodotte per il piccolo schermo nel 2013: grande cast, grande storia, grande ricostruzione. Il miglior Soderbergh di sempre.
MIGLIOR CANZONE ORIGINALE

Atlas - The Hunger Games: Catching Fire
Let It Go - Frozen
Ordinary Love - Mandela: Long Walk to Freedom - WINNER
Please Mr. Kennedy - Inside Llewyn Davis
Sweeter Than Fiction - One Chance
Vittoria più che scontata per i sempre più detestabili U2, che malgrado la loro importanza per la storia del rock avrei visto molto più goduriosamente come perdenti illustri.
MIGLIOR ATTORE (SERIE TV COMMEDIA)


Jason Bateman, Arrested
Don Cheadle, House of Lies
Michael J. Fox, The Michael J. Fox Show
Jim Parsons, The Big Bang Theory
Andy Samberg, Brooklyn Nine-Nine - WINNER

Anche in questo caso sono a secco, ma a scatola chiusa avrei premiato il mitico Michael J. Fox, in memoria dei gloriosi anni ottanta. Peccato.
MIGLIOR ATTRICE (SERIE TV COMMEDIA)


Zooey Deschanel, New Girl
Edie Falco, Nurse Jackie
Lena Dunham, Girls
Julia Louis Dreyfus, Veep
Amy Poehler, Parks and Recreation - WINNER

In questo caso nebbia più che totale. Avrebbero potuto premiare anche Pippo, Pluto e Paperino, e non me ne sarei accorto.
MIGLIOR COLONNA SONORA


All Is Lost - WINNER
Mandela: Long Walk to Freedom
Gravity
The Book Thief
12 Years a Slave

Ho già visto All is lost - ma ne parlerò in prossimità dell'uscita italiana, ad inizio febbraio - ma non ricordo assolutamente nulla della colonna sonora, concentrato come sono stato sulla regia e lo script, davvero ottimi. Comunque, ben venga almeno un riconoscimento per il coraggioso tentativo di J. C. Chandor.
MIGLIOR SCENEGGIATURA


Spike Jonze, Her - WINNER
Bob Nelson, Nebraska
Jeff Pope and Steve Coogan, Philomena
John Ridley, 12 Years a Slave
David O. Russell and Eric Singer Warren, American Hustle

Altro premio per il quale sono stato davvero molto felice: Jonze, con tutti i suoi squilibri ed incostanze, resta un nome di riferimento per il panorama indie USA, dunque ben venga il Globe per lui, alla facciazza di Philomena e soci.
MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA (SERIE TV)


Jacqueline Bisset, Dancing on the Edge - WINNER
Janet McTeer, The White Queen
Hayden Panattiere, Nashville
Monica Potter, Parenthood
Sofia Vergara, Modern Family

Altro premio che in casa Ford riscuoteva interesse pari a zero, e che snobbo con grande eleganza.
MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA (SERIE TV)


Josh Charles, The Good Wife
Rob Lowe, Behind the Candelabra
Aaron Paul, Breaking Bad
Corey Stoll, House of Cards
Jon Voight, Ray Donovan - WINNER

Per quanto possa essere felice per il vecchio leone Jon Voight - che pare sia fenomenale in Ray Donovan -, avrei voluto veder premiato il mio compare yo yo Aaron Paul, per completare il trionfo di Breaking Bad. Peccato. Ma è un piccolo scotto per un'edizione dei Globes che mi ha molto soddisfatto.


MrFord
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