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sabato 30 dicembre 2017

Ford Awards 2017: i film (N°20-11)




E siamo giunti al penultimo appuntamento con i Ford Awards duemiladiciassette, dedicato alla decina di film tra quelli usciti in sala che sono riusciti a farsi apprezzare tanto dal sottoscritto dal giungere ad un passo dalla Top 10: chi avrà sfiorato, dunque, l'impresa del piazzamento tra i migliori?
Qui sotto la risposta, pronta ad essere variegata in termini di generi e stili come sempre si cerca di essere da queste parti.


N°20: THE VOID di JEREMY GILLESPIE e STEVEN KOSTANSKI


Una delle sorprese più liete della parte finale dell'anno: prendendo spunto dai grandi Maestri dell'horror anni ottanta - ed in parte settanta - i due registi confezionano una piccola chicca "mistica" e molto, molto splatter che non sarà il massimo in originalità ma senza dubbio riesce a far fruttare al meglio possibile gli insegnamenti dei grandi del passato.


N°19: BABY DRIVER di EDGAR WRIGHT


Edgar Wright è un protetto del Saloon dai tempi di Shaun of the dead e dell'indimenticabile Trilogia del Cornetto, ancora oggi ineguagliata anche dal suo autore.
Baby Driver, ritmo e colonna sonora pazzeschi, non sarà il suo miglior lavoro ma resta senza dubbio una delle piccole perle di quest'annata decisamente spenta sul grande schermo.




Discusso, contestato, amato o odiato, l'Episodio otto della Saga per eccellenza della Storia del Cinema risulta meno d'impatto del precedente - e splendido - Il risveglio della Forza, ma non per questo incapace di raggiungere il cuore di chi ci si butta.
Con il passare dei giorni dalla visione, è stato una conferma del Potere di questi personaggi e delle vicende che vivono e raccontano.

N°17: IT di ANDY MUSCHIETTI

 

Muschietti rischia grosso prendendosi in carico uno dei romanzi più noti ed amati di Stephen King trasposto - male, ma poco importa - all'inizio degli anni novanta in una mini televisiva divenuta oggetto di culto ringiovanendo nel modo migliore possibile una storia vecchia come il mondo: quella che vede dei ragazzi affrontare le loro paure.
Effetti bellissimi, casting perfetto, una sorta di Goonies versione nuovo millennio in uno stile che ricorda molto Stranger Things. Promosso in attesa del sequel.

N°16: FENCES - BARRIERE di DENZEL WASHINGTON

 
 
Il mitico Denzellone Washington, già fordiano ad honorem, regala una delle grandi sorprese dell'ultima edizione degli Oscar - una delle migliori degli Anni Zero -, con radici affondate nel Teatro, la Famiglia come tema centrale, grandi interpretazioni ed emozioni. 
Non per tutti, ma senza dubbio in grado di rimanere nel cuore di molti.

N°15: CIVILITA' PERDUTA di JAMES GRAY

 

Ho sempre amato James Gray, un autore in grado di conciliare modernità e profondo rispetto per il classicismo: nel corso della sua poco prolifica carriera, ha finito per non deludermi praticamente mai. Non è da meno questo Civiltà perduta, che recupera le atmosfere delle grandi epopee amazzoniche di Herzog e, seppur in modo incompiuto, regala emozioni in grado di far battere il cuore a chiunque senta il brivido all'idea di superare un confine.

N°14: BOSTON - CACCIA ALL'UOMO di PETER BERG

 

Peter Berg, regista americano di grana grossa al mille per mille, regala al pubblico il suo film migliore partendo da una drammatica storia vera e dando una lezione al Terrore che ha attanagliato ed attanaglia il mondo in questo Nuovo Millennio.
La logica della Paura non si vince con le armi, la forza, la risposta violenta.
Si vince con la coesione, il lavoro, la dedizione, il coraggio, la vita.

N°13: BILLY LYNN di ANG LEE



Uno dei film più sottovalutati della stagione.
Ang Lee, amatissimo dal sottoscritto, consegna al pubblico una storia sul lato oscuro dell'America che sarebbe piaciuta al Clint Eastwood migliore, quasi fosse una sorta di "Lato B" di American Sniper e delle contraddizioni assurde della guerra.
Una chicca che in pochi hanno davvero compreso, e che spero davvero possa essere con il tempo riscoperta.

N°12: LE COSE CHE VERRANNO - L'AVENIR di MIA HANSEN LOVE

 
La sorpresa radical dell'anno: giunto sugli schermi del Saloon con il presagio delle bottigliate pronto ad abbattersi sulla sua testa, il lavoro di Mia Hansen Love si è rivelato fresco, intelligente, profondo e legato ad uno dei concetti più importanti sui quali si possa filosofeggiare, il Tempo.
Bravissima la Huppert, elegante il film, toccante il contenuto.

N°11: LA LUCE SUGLI OCEANI di DEREK CIANFRANCE

 
 
Altro titolo che, sulla carta, qui al Saloon rischiava tantissimo, e che al contrario si è rivelato come una delle sorprese più belle dell'anno.
Sarà che, per un genitore, è impossibile rimanere indifferenti a determinate tematiche, ma è anche vero che, in barba alle critiche piovute addosso a Cianfrance, questa pellicola trasuda romanticismo nel senso migliore in cui si potrebbe intendere.


TO BE CONTINUED...





 




lunedì 18 settembre 2017

Baby driver - Il genio della fuga (Edgar Wright, UK/USA, 2017, 112')




Ricordo benissimo la prima volta in cui il mio cammino incrociò quello di Edgar Wright: per puro caso, sul retro della copertina del dvd - perchè uscì direttamente per l'home video, cosa a dir poco scandalosa - de L'alba dei morti dementi, terribile adattamento di Shaun of the dead, lessi di pareri entusiastici dell'esordio "da grande" del regista inglese giunti da Peter Jackson, Quentin Tarantino e nientemeno che George Romero, il Maestro indiscusso del genere zombie, che rimase così colpito da invitare poco tempo dopo lo stesso Wright ed il suo protagonista Simon Pegg per un'apparizione in La terra dei morti viventi.
Ricordo anche lo scetticismo spazzato via scena dopo scena da quello che è ancora oggi - e ancor più - un supercult, nonchè forse il miglior film di questo cineasta talentuoso ed originale, che potrebbe non avere i numeri - almeno per ora - di un suo quasi coetaneo ormai considerato una realtà mondiale - Christopher Nolan - ma che rappresenta ad ogni visione una ventata d'aria fresca: dalla strepitosa Trilogia del Cornetto - che non posso che amare in blocco - a Scott Pilgrim, Wright ha fatto del ritmo, della musica e del montaggio i suoi punti di forza, e Baby driver, osannato negli States da pubblico e critica, non è assolutamente da meno rispetto ai lavori precedenti del Nostro.
Senza dubbio, oltre ai punti di forza appena segnalati, questo heist movie andrebbe ricordato per le ottime scelte di casting - spassoso il charachter di Jamie Foxx, grande invece il lavoro svolto dal giovane Ansel Elgort -, la soundtrack variegata e da urlo, il crescendo che conduce lo spettatore come se fosse un guidatore "da rapina" ed una mescolanza di generi che passa dal pulp anni novanta all'heist movie classico - anche se, va detto, come Inside man ancora non ne ho visti -, passando per il film di formazione e quello romantico: si sente forse la mancanza dell'ironia spinta e selvaggia del già citato Shaun e di Hot fuzz, o della maggiore freschezza degli stessi, ma occorre anche ammettere che, ai tempi, un film di Edgar Wright rappresentava un'assoluta novità, qualcosa che nessuno aveva mai portato sullo schermo, quantomeno in quel modo.
Resta però una visione assolutamente meritevole, che intrattiene alla grande e riesce perfino ad emozionare in un paio di passaggi, forse non clamorosa come le voci della vigilia affermavano fosse ma senza dubbio pronta a confermare il valore del regista e sceneggiatore, che oltre ad essere un vero e proprio "batterista" della settima arte per la sua cura del ritmo, dimostra - proprio come Nolan - di non sbagliare film neppure quando di fronte ci si ritrova "soltanto" ad un'opera discreta o buona, e non semplicemente strepitosa.
Baby driver, dunque, apre decisamente bene questo autunno cinematografico, con tanta musica, corse in macchina a velocità folli, amori da melò d'altri tempi, una trama noir e personaggi scombinati come neppure i Coen si immaginerebbero - la coppia Hamm/Gonzalez fa scintille -, un protagonista per il quale è impossibile non fare il tifo e perfino quella speranza che pare ormai fantascienza che, prima o poi, anche i bravi ragazzi avranno la loro gloria.
Questo è senza dubbio uno dei grandi meriti di Wright: quello di credere in una positività che, anche tra sangue e proiettili, è in grado di regalarci un sogno.
Neanche fosse la canzone della nostra vita.




MrFord




giovedì 7 settembre 2017

Thursday's child







Il risveglio settembrino delle proposte in sala, dopo l'uscita del nuovo Nolan la scorsa settimana, prosegue con un altro weekend che potrebbe perfino risultare promettente, ed ancora rischiare di mettere d'accordo perfino i due nemici per antonomasia della blogosfera, il qui presente Ford ed il pusillanime Cannibal Kid.
Riuscirà un regista ormai cult come Edgar Wright nell'impresa?


"Se becco Cannibal gli sparo un ceffone in pieno viso."



Baby Driver – Il genio della fuga

"Hey, piccolo Kid: sono la tua nuova baby sitter."

Cannibal dice: Edgar Wright è un regista stranamente amato sia da me che da Ford. Anche se da me più per il teen Scott Pilgrim vs. The World e da lui più per la Trilogia del Cornetto. Il suo nuovo film, già osannato da pubblico e critica negli Usa, sembra avere tutte le carte in regole per essere uno dei grandi cult cannibalfordiani dell'anno. Sarà davvero così?
Ford dice: Edgar Wright è uno dei registi della nuova generazione che amo di più, soprattutto grazie alla favolosa Trilogia del Cornetto, una delle cose più esilaranti che abbia mai visto in sala. Stranamente, inoltre, questo regista di norma riesce perfino a mettere d'accordo i due bloggers più rivali della blogosfera. Che sia l'ennesima conferma del suo talento, e delle prime recensioni ammeregane che l'hanno osannato?



Miss Sloane – Giochi di potere

"E' inutile che piangi, bella: con Ford ci esco io."

Cannibal dice: Finalmente esce anche in Italia un film che era già stato annunciato negli scorsi mesi. Dico solo che c'è Jessica Chastain, che quindi io naturalmente l'ho già visto e che la mia rece è già pronta. Non sono mica uno sfaticato che vive in vacanza come il Señor Ford che, nel momento in cui state leggendo, dovrebbe trovarsi sulle ramblas di Barcellona...
Mmm... a pensarci bene non è che lo invidi poi così tanto.
Ford dice: film potenzialmente interessante con una delle attrici più interessanti - e non solo per il talento artistico - in circolazione, che potrebbe rivelarsi perfino una sorpresa. Senza dubbio, una volta tornato dalla mia ennesima vacanza, sarà tra i primi a finire nel mirino del vecchio cowboy.
Cannibal, invece, continuerà ad essere il mio bersaglio preferito.


Fottute!

"Siete sconvolte quanto Cannibal la prima volta che accettò di passare un weekend alla fordiana!"

Cannibal dice: Con un titolo italiano del genere, roba che non si vede manco dalle parti di Pensieri Cannibali nei suoi momenti più estremi, come si può perdere un film del genere? Per di più c'è Amy Schumer, l'idola comica di Un disastro di ragazza e Inside Amy Schumer e un regista indie come Jonathan Levine (50 e 50, Fa' la cosa sbagliata, All the Boys Love Mandy Lane e Sballati per le feste!). Per gli amanti come Ford delle tardone... volevo dire delle vecchie glorie c'è pure Goldie Hawn, quindi che sia fottuto e sfottuto chi non se lo vede.
Ford dice: il titolo è agghiacciante, il regista ed il cast interessanti, le opinioni oltreoceano non incoraggianti. Potrebbe rivelarsi una figata a sorpresa fordiana o la tipica robetta inutile cannibalesca. Io spero nella prima.


All Eyez on Me

"Ford sta con Notorious e Cannibal con me!? Ma questa è una barzelletta!"

Cannibal dice: Il biopic su uno dei miei rapper preferiti, il grande 2Pac Shakur, sebbene negli Usa non sia stato accolto alla grande è una visione imperdibile per me, ma credo che se lo dovrebbe vedere pure Ford, estimatore più di Notorious B.I.G.. Così potremmo far rivivere sui nostri blog la faida tra East e West Coast.
Ford dice: non ho mai amato particolarmente 2Pac, essendo un grande estimatore di Notorious, ma sono molto curioso di questo biopic, anche perchè potrebbe rinverdire i fasti delle Blog Wars musicali tra me e Cannibal che qualche anno fa scossero le fondamenta della blogosfera tutta.


The Devil's Candy

La tipica turista al termine di una vacanza a Casale Monferrato.

Cannibal dice: Horror metal satanico che ho già visto e ho trovato caruccio, anche se non mi ha esaltato del tutto. Qui c'è la mia breve, brevissima Twitter-recensione: http://www.pensiericannibali.com/2017/08/le-recensioni-ai-tempi-di-twitter.html. Chissà se piacerà a un ex metallaro oggi fan del reggaeton come Ford...
Ford dice: horror metallico satanico che mi ispira non poco, e che spero, al rientro delle vacanze, possa spazzar via tutti gli horrorini per pusillanimi che la fanno fare sotto a gente come Peppa Kid.


In Dubious Battle – Il coraggio degli ultimi

"Sciopereremo fino a quando Cannibal continuerà a scrivere di Cinema!"

Cannibal dice: James Franco torna a lavorare con Selena Gomez dopo il capolavoro supremo Spring Breakers. Questa volta si preannuncia un film del tutto differente, con l'attore anche alla regia, un'ispirazione da John Steinbeck e un'ambientazione nell'America degli anni '30. La puzza di noiosa fordianata è quindi fortissima, però il profumo soave di Selena dovrebbe comunque sovrastarlo.
Ford dice: film potenzialmente interessante se visto dalla prospettiva fordiana dell'ambientazione, ma che potrebbe assumere una deriva cannibalesca rischiosa per la sua riuscita. Ad ogni modo, una visione potrebbe starci, considerata la pochezza che è stata l'estate in sala.


Il colore nascosto delle cose

"Tesoro, non bevi il tuo the?" "Devo incontrarmi con Cannibal, più tardi: mi serve un White Russian per farmi coraggio."



Cannibal dice: Non ho mai visto un film diretto da Silvio Soldini. Un po' perché i suoi lavori non mi hanno mai attirato e un po' perché è dal 2012 che non girava più niente e io ho cominciato a rivalutare il cinema nostrano soltanto negli ultimissimi anni. Questa potrebbe allora essere la volta buona. A meno che Ford non dica che Soldini è il miglior regista italiano in circolazione e in tal caso mi risparmio pure questo.
Ford dice: il Cinema italiano negli ultimi anni è riuscito a sorprendermi molto in positivo e confermarsi, a tratti, come la spenta caricatura di quello che era nella stagione d'oro degli anni sessanta e settanta. Soldini non mi ha mai attratto più di tanto, e considerate le potenziali bombe delle ultime settimane, non penso correrò a recuperarlo al mio ritorno. Al contrario potrei sempre recuperare Cannibal e sparargli un paio di mosse di wrestling.


La fratellanza

Prossimamente su questi schermi uno steel cage handicap match tra Peppa Kid e due tizi grossi, cattivi e tatuati.

Cannibal dice: Thriller con Nikolaj Coster-Waldau di Game of Thrones che si preannuncia come una visione per duri e puri. Gente come Mr. Ford, insomma...
Ma dai, ma chi ci crede? Ormai è diventato un tenerone come manco il Gianfranco D'Angelo degli anni '80.
Ford dice: a parte la curiosità di vedere Jamie Lannister in versione brutto, sporco e cattivo e l'ambientazione action, non mi pare gran roba. Ma dato che so che infastidirà Cannibal, potrei preparare una bella recensione da amante delle botte e delle cose da duri.


The Teacher

"Mi dispiace, ma l'ultimo posto nella compagnia è già stato preso da Katniss Kid."

Cannibal dice: Commedia ambientata nella Cecoslovacchia degli anni '80. Sarà un palloso mattonazzo dell'Est Europa di quelli che fanno (o forse facevano) impazzire l'autore di White Russian o, complice l'ambientazione scolastica, un sorprendente divertissement cannibalesco?
Ford dice: chiude la settimana un'altra pellicola in bilico tra White Russian e Pensieri Cannibali, ed ovviamente tutti speriamo anche in questo caso che la bilancia penda dalla parte del vecchio cowboy.

lunedì 31 agosto 2015

Ant-Man


Regia: Peyton Reed
Origine: USA
Anno: 2015
Durata: 117'





La trama (con parole mie): Scott Lang, informatico dal grande talento ma dall'inclinazione criminale, appena uscito dal carcere dopo tre anni di detenzione e con una figlia da riconquistare, con alcuni complici mette a segno un furto nella villa del dottor Hank Pym, che sul finire degli anni ottanta riuscì a sintetizzare speciali particelle in grado di mutare dimensioni e forma di chi vi è esposto, elaborando in parallelo un sistema per dialogare con gli insetti, in special modo le formiche.
Frodato dalle Stark Industries e messo alle strette dal suo ex allievo Darren Cross, il vecchio studioso si affida dunque alla figlia Hope ed al riluttante Scott per mettere a punto un piano che prevede il recupero dei suoi progetti originali prima che siano divulgati e sfruttati come armi da chi non ha a cuore la salvaguardia del mondo: il nuovo Ant-Man, però, affronterà la vicenda con un approccio decisamente diverso da quello del suo mentore.










Sono stato per anni - quasi venti, a dirla tutta - un assiduo lettore di fumetti, appassionato di tutta la produzione americana, europea, italiana, giapponese e chi più ne ha, più ne metta: proprio con la Marvel ed i suoi eroi colorati e dotati di superproblemi ebbe inizio, nel lontano novantuno, il mio percorso da fan delle nuvole parlanti, e per quanto assolutamente dedita al commercio ed alle vendite, sono rimasto legato alla grande M anche dopo aver abbandonato gli acquisti regolari.
Ai tempi, però, ricordo che il grosso degli eroi di respiro più ampio - come gli stessi Avengers - facevano fatica ad entrarmi nel cuore rispetto ai più "sfigati" Spider Man, Devil o X-Men, così come, tra i suddetti Vendicatori, consideravo assolutamente minori charachters come Ant-Man, che raggiungeva per il rotto della cuffia, ai miei occhi, lo status effettivo del supereroe.
Alla luce di questo, e dell'abbandono di Edgar Wright - autore della mitica Trilogia del Cornetto - in cabina di regia, mi aspettavo davvero poco o nulla dal lavoro di Peyton Reed, approcciato come fosse la più disastrata delle proposte da spiaggia in questa fine estate. 
Fortunatamente, ero in torto.
Ant-Man, infatti - per merito anche del lavoro dello stesso Wright sulla sceneggiatura e di effetti speciali assolutamente all'altezza -, non solo ha finito per superare l'esame con simpatia e cialtronaggine, ma di fatto è riuscito perfino a ricordare al sottoscritto il primo e decisamente valido Iron Man, creando un abile mix tra l'approccio fracassone dei Vendicatori - ottimo il crossover con la lotta tra Ant-Man e Falcon, preludio di quello che saranno i prossimi lavori legati al Marvel Cinematic Universe - e quello scanzonato eppure drammatico di Spider Man.
Come se non bastasse, le vicende di Scott Lang e della premiata ditta Hank Pym e figlia - un'affascinante Evangeline Lilly versione Valentina di Crepax -, per quanto decisamente lontane dalla reale storia del personaggio sulla pagina, richiamano e non poco le atmosfere dei gloriosi eighties e portano in scena senza prendersi troppo sul serio un eroe per caso in grado di tenere benissimo il palcoscenico alternando simpatia, faccia di culo e sentimenti - gestito alla grande il legame con la figlia - regalando al pubblico momenti in grado di intrattenere al meglio perfino i nerd che si sarebbero probabilmente aspettati un maggiore rispetto di quelle che sono state le vicende originali del charachter: in questo senso, perfino Michael Douglas nel ruolo del Pym mentore funziona alla grande, nonostante si discosti molto da quello che è il suo corrispettivo degli albi a fumetti, decisamente più controverso e meno paterno.
Perfino i comprimari come Michael Pena e soci, sfruttati come spalle comiche di Rudd/Lang prima e del gruppo Ant-Man poi, funzionano, così come il Calabrone nel ruolo di nemesi ed i richiami a tutto quello che, probabilmente, ha ai tempi affascinato Edgar Wright e Peyton Reed come Tesoro mi si sono ristretti i ragazzi, più volte citato nelle prime recensioni di questo lavoro: nel complesso, dunque, assistiamo ad un viaggio divertito e divertente che non pretende di assurgere ai livelli dei Batman di Nolan ma che conferma l'altissima qualità media delle produzioni Marvel del mondo Avengers, conducendo gli spettatori un altro passo verso quella che sarà la tanto attesa "fase tre" del progetto degli Studios legati al mondo del Fumetto.
Nel frattempo, e nell'attesa, le formiche hanno detto, eccome, la loro.




MrFord




"Walk down the street
I'm thinking:
look at all the ants in a farm
I've got a sad-hearted feeling
to harm."
Eels - "Ant farm" - 







mercoledì 2 ottobre 2013

La fine del mondo

Regia: Edgar Wright
Origine: UK
Anno: 2013
Durata:
109'
 




La trama (con parole mie): Gary King detto il Re ed i suoi inseparabili amici Oliver, Andy, Steven e Peter, all'inizio dell'estate del novanta festeggiarono la fine dei loro anni di liceo con un tentativo leggendario, percorrere il famigerato miglio dorato attraversando i dodici pub del loro paese d'origine puntando al tripudio dell'ultimo locale, il The world's end.
La missione fallisce, e dopo diverse vicissitudini, i nostri si fermano a tre pinte dalla sua realizzazione. Vent'anni dopo, Gary, rimasto imprigionato con la mente ai tempi in cui poteva essere considerato un figo ribelle, decide di riunire il quintetto e ripetere l'impresa con il serissimo intento di portarla questa volta a termine.
Convinti gli ormai ex amici, tutti inseriti ed "adulti", Gary si troverà a fronteggiare una minaccia ben peggiore del Tempo che passa per le strade del suo tanto inseguito miglio dorato.




Il Tempo è davvero una brutta bestia. Non perdona nessuno, anche quando tutti sappiamo bene che è decisamente merito suo se il bagaglio delle nostre esperienze si accresce e ci rende quello che siamo.
In un certo senso, si può pensare che le lancette che scorrono siano, di fatto, una sorta di personificazione metafisica della sbronza: quando ci siamo dentro, passiamo da una prima fase di smarrimento ad una grazie alla quale ci sentiamo invincibili, prima di passare all'inevitabile parabola discenente che ci porta al sonno profondo e all'hangover del giorno dopo, quello che ci fa sempre chiedere come cazzo dev'essere stato possibile essere arrivati fino a quel punto, e che forse sarebbe stato più saggio fermarsi giusto un passo prima - o due o tre drink -.
Edgar Wright, che di talento ne ha parecchio, e Simon Pegg, che con l'inseparabile compagno nonchè regista si è reso responsabile - con l'amico Nick Frost - della splendida Trilogia del Cornetto, lo sanno bene: dai tempi del meraviglioso - ed ineguagliabile - Shaun of the dead sono passati quasi dieci anni, e da piccoli emergenti del panorama anglosassone i "tre moschettieri" sono diventati solide realtà del Cinema mondiale, passando per Scott Pilgrim, i due Star Trek, Paul e Attack the block.
Senza contare la memorabile apparizione in La terra dei morti viventi firmata dal Maestro Romero.
Ed è proprio il Tempo, a rendere grande ed allo stesso tempo a porre dei limiti a La fine del mondo, capitolo conclusivo della suddetta cornettiana trilogia - magnifico il passaggio del noto gelato in questo capitolo, un vero colpo di genio -: perchè mentre le avventure di Shaun potevano contare sul dirompente potere della sorpresa e quelle di Nicholas Angel del consolidarsi della tecnica e della voglia di divertire e divertirsi, le gesta di Gary King detto il Re e dei suoi compagni di bevute sono intrise dal primo all'ultimo minuto dell'inesorabile malinconia di qualcosa che finisce, tanto da compromettere inevitabilmente la freschezza di una visione che fin dai primi minuti sa già, purtroppo, di un addio.
Che poi sia stiloso, ricco di meravigliose citazioni - da Il villaggio dei dannati a Ultimatum alla Terra, per non parlare della chiusura, semplicemente perfetta -, girato e coreografato alla grande, non ci sono dubbi: ma La fine del mondo è un film inesorabilmente legato a doppio filo ad una sensazione simile a quella della fine delle vacanze, al momento di lucidità che permette di rendersi conto che il meglio sia ormai alle spalle, e che la notte più grande della nostra vita sia unica, e purtroppo irripetibile.
In questo senso, il rapporto tra Gary King ed i suoi ex inseparabili amici - tutti volti più che noti al pubblico non solo del Cinema made in UK, da Paddy Considine a Martin Freeman - pone gli accenti della pellicola, nonostante le numerosissime gag e battute, su quei toni di grigio tipici dell'autunno - e non mi pare un caso il fatto che il loro nuovo tentativo di percorrere il miglio dorato avvenga in ottobre, rispetto al giugno di vent'anni prima - che metteranno di fronte quelli di noi ai tempi dell'adolescenza vincenti e rimasti ancorati ai successi di allora così come gli allora sfigati cresciuti come uomini di successo eppure prigionieri delle convenzioni all'amara verità del Tempo, ovvero che non esistono una vittoria o una sconfitta senza che un prezzo debba essere pagato per esse.
Ma il bello è anche questo: il bello è la memoria selettiva, il fatto di poter essere ubriachi, e sboccati, ed assolutamente lontani dalla perfezione.
Il bello sta nell'essere umani.
Nell'avere le palle per essere umani.
Bene o male che sia.
Guasti come un bagno per disabili o pronti a sporcarsi le mani per recuperare un pegno.
La fine del mondo è così.
Neanche lontanamente perfetto.
Eppure, a suo modo, grande.
E quel finale.
Cazzo, che finale.
Chi sono io?
Io sono il Re.
Nessun anello doma il Cornetto.
E meno male.


MrFord


"Tempo, tempo comunque vadano le cose lui passa
 e se ne frega se qualcuno è in ritardo puoi chiamarlo bastardo 
ma tanto è già andato e fino adesso niente lo ha mai fermato 
e tutt'al più forse lo hai misurato 
con i tuoi orologi di ogni marca e modello 
ma tanto il tempo resta sempre lui quello."
Jovanotti - "Non m'annoio" - 


giovedì 26 settembre 2013

Thursday's child


La trama (con parole mie): settimane e settimane di logoranti weekend poveri di grossi colpi - anche se attendo ancora trepidante Rush - e di compagnia del mio "socio" Cannibal Kid avevano portato il sottoscritto a dubitare seriamente che l'autunno sarebbe stata una stagione davvero interessante.
Fortunatamente, a questo giro di giostra qualcosina in più pare essersi mosso, nonostante continui inesorabile la verticale caduta del livello del Cinema italiano, ormai simile a quella della qualità della blogosfera da quando ad infestarla è giunto Pensieri Cannibali.

"Cannibal, hai finito di criticare i film action!"

Bling Ring di Sofia Coppola


Il consiglio di Cannibal: tutti sul (bling) ring della Coppola, non sul ring del wrestler Ford
A questo film dedicherò un post molto abbondante, quindi per il momento non dico niente.
Nell’attesa della recensione cannibale, andate a vedervi il film che poi ne riparliamo.
L’opinione di Ford?
Francamente me ne infischio.
Il consiglio di Ford: dovrò sfoderare le bottigliate più toste mai viste su un ring? O gli occhi faranno "bling bling"?
Il film della Coppola è una delle scommesse più incerte della stagione: conoscendo la storia della regista, potrebbe rivelarsi una sòla da competizione o una sorpresa clamorosa.
Un po’ come fu per Spring breakers.
The bling ring mi avrà sorpreso allo stesso modo? Restate sintonizzati e presto lo saprete!

Marco Goi in giro per Casale con le sue compagne di shopping.
La fine del mondo di Edgar Wright


Il consiglio di Cannibal: il mondo finirà solo dopo un sanguinoso scontro tra Ford e Cannibal
Terzo capitolo della cosiddetta trilogia del cornetto firmata da Edgar Wright e interpretata da Simon Pegg e Nick Frost, dopo L’alba dei morti dementi e Hot Fuzz. Per quanto mi ispiri simpatia, per quanto si rivelerà certamente divertente, in giro non mi sembra di aver sentito un grosso entusiasmo nei confronti di questo apocalittico terzo episodio, anche da parte dei fans hardcore del trio britannico. Allora è proprio il caso di dire, con una di quelle frasi fatte che tanto piacciono alle persone anziane e quindi anche a Ford: mi sa che questo film non sarà la fine del mondo. Comunque una visione ci sta tutta!
Il consiglio di Ford: la fine di Cannibal, ovvero la prossima Blog War.
La premiata ditta Wright/Pegg/Frost gode da tempo dello status di leggenda del Saloon grazie a quelle due meraviglie di Shaun of the dead e Hot fuzz, vere e proprie pietre miliari del genere che ad ogni visione riescono a farmi rotolare a terra dalle risate come la prima volta.
Inutile dire che il terzo ed ultimo capitolo della trilogia del cornetto è atteso da queste parti come pochi altri titoli in questo periodo, e la speranza è che mantenga gli standard - altissimi - dei primi due: se così fosse, potrei perfino dimenticare tutte le castronerie che escono dalla penna del Cannibale ogni settimana.

Ford impegnato a scortare un gruppetto di sfigati - tra i quali spicca Peppa Kid - durante un tour dei pub.
Redemption – Identità nascoste di Steven Knight


Il consiglio di Cannibal: per Ford non ci può essere nessuna redemption
Questa potrebbe non essere la classica porcheria action cui Jason Statham, dopo i fasti degli spettacolari Crank, ci ha ormai abituati negli ultimi anni. A firmare la regia c’è infatti Steven Knight, che quest’anno ha girato anche Locke con Tom Hardy, uno dei film più apprezzati all’ultimo Festival di Venezia, dov’è stato presentato, se non sbaglio come di solito fa Ford, fuori concorso.
Questo Redemption promette di essere di un action più intimista dei soliti, vagamente in stile Refn e potrebbe essere una discreta sorpresa. Anche se il fatto che possa piacere pure a Ford rientra tra i suoi punti deboli.
Il consiglio di Ford: una redemption è impossibile, per un caso disperato come Peppa Kid.
Personalmente, ho trovato questo film una vera - e piacevole - sorpresa.
Il nostro Jason Statham - in assoluto l'unico, vero, action hero di questi anni - presta legnate, fisicità e carisma ad una tamarrata più riflessiva del solito, ottimamente realizzata e clamorosamente sopra le righe almeno in un paio di occasioni, che hanno reso l'attore inglese ancora più expendable agli occhi del sottoscritto.
Non sarà il film dell'anno, ma nel suo genere rappresenta senza dubbio una delle cose migliori viste di recente.
Recensione fordiana a brevissimo.

Ebbene sì, Statham in questo film riesce perfino a chiavarsi una suora.

Sotto assedio – White House Down di Roland Emmerich


Il consiglio di Cannibal: White Ford Down
Per un action thriller che potrebbe sorprendere in positivo come Redemption, eccone un altro che potrebbe rivelarsi o una porcata di medio livello, o una porcata epocale. Spero più la seconda, visto che di porcheruole solo medie ultimamente in giro ce ne sono già troppe, come il recente R.I.P.D.. Qui ci troviamo di fronte a un potenziale nuovo Attacco al potere – Olympus Has Fallen, con in più la regia di squalità di Roland Emmerich, esperto di schifezze fracassone numero 2, subito dietro all’idolo fordiano Michele Baia. Non è nemmeno malvagio il cast, capitanato dal più espressivo degli attori inespressivi ovvero Channing Tatum, ma la puzza di americanata sovrasta persino l’odore di Ford dopo che è stato sommerso dai pannolini sporchi del Fordino.
Il consiglio di Ford: Cannibal Kid down.
Lo spettro dell'agghiacciante Attacco al potere - Olympus has fallen aleggia pesantemente su questo lavoro del catastrofico - in tutti i sensi - Emmerich, che promette di essere una delle cose più americane - nel senso brutto del termine - della stagione.
L'unica speranza è che il tutto sia stato preso con una discreta dose di ironia, e che dunque si finisca per vedere l'ennesimo giocattolone a stelle e strisce parzialmente innocuo.
Staremo a vedere.
Nel frattempo, non considero tanto innocuo il fatto di temere questo titolo almeno quanto lo starà temendo Radical Kid.

"Forse era meglio non dire a Ford che leggo Pensieri cannibali!"
Universitari – Molto più che amici di Federico Moccia


Il consiglio di Cannibal: Io e Moccia – Molto più che nemici
Negli ultimi tempi Ford si sta rammollendo e addolcendo sempre di più, e così io sono alla costante ricerca di altri nemici da combattere. E sconfiggere. Con Vasco ormai messo peggio persino di Ford, con Michael Bay che si mette in testa di fare il Cinema d’Autore, con Berlusconi che ormai è più noioso di un film di Wong Kar-wai, è ora di rispolverare il mio antico odio antimocciano. Federico Moccia, er pejo der pejo. A suo modo comunque una garanzia: quando vorrò massacrare un film, mi piazzerò su Universitari – Molto più che amici, e così io e Moccia torneremo ad essere più nemici di me e Ford.
Il consiglio di Ford: Io e Cannibal - Amici per Moccia
Moccia, uno dei peggiori insulti al Cinema mai esistito, è uno dei pochi registi in grado di spingere il sottoscritto e Peppa Kid dallo stesso lato della barricata per combattere le oscenità che porta in sala.
Questo Universitari, ovviamente, non sarà da meno: io ed il mio antagonista usuale, dunque, potremmo per l'occasione organizzare una bella Blog War anti-Moccia.

"Sto pensando ad un film con protagonisti Ford e Cannibal: accetteranno la mia proposta?"
Sarebbe stato facile di Graziano Salvadori


Il consiglio di Cannibal: sarebbe stato facile prendersela con il cinema italiano, anzi lo è davvero
Basta guardare il trailer. Ma ‘sta roba può essere considerato un film?
Sembra un video amatoriale, di quelli brutti, caricato da un ragazzino che usa per la prima volta la macchina da presa e poi, tutto eccitato, pensando di aver realizzato un capolavoro, lo carica su YouTube. Amici e parenti possono guardarlo e fargli pure i complimenti, l’intero pubblico nazionale però se lo può anche risparmiare. Se a demolire Moccia o qualche opinione dell’altro mondo di Ford ci provo gusto, con una roba del genere sarebbe troppo facile e non mi darebbe nemmeno una particolare soddisfazione. Quindi, caro “regista” Salvadori, mi sa che per ora sei salvo.
Il consiglio di Ford: vedere questo film è un'impresa tutt'altro che facile.
Fortunatamente questa settimana le uscite estere danno un po’ di respiro a noi poveri italioti, perchè dopo Moccia arriva una cosa che arrivare a definire film riesce davvero difficile.
E scrivere un parere in merito quasi impossibile.
Passo oltre, e faccio finta di non essere mai venuto a conoscenza dell'uscita di questo "titolo".

"Sto leggendo l'ultimo post di Ford: non parla affatto bene del nostro film."
Lo sconosciuto del lago di Alain Guiraudie


Il consiglio di Cannibal: Ford, lo sconosciuto di Lodi
Un thriller francese a tematica gay? Azz, sembra una cosa piuttosto originale.
Un film originale che esce nelle nostre sale?
C’è quasi da aver il sospetto che ci sia qualcosa sotto, come quando Ford tira fuori una opinione più o meno condivisibile. Le possibilità di avere una visione se non altro curiosa e diversa dalle solite in ogni caso ci sono, poi se il film sarà effettivamente “un capolavoro” come definito da Libéracion (non ho mica detto WhiteRussian) è tutta un’altra storia…
Il consiglio di Ford: Marco Goi, lo sconosciuto di Casale.
Come spesso accade quando si tratta di Cinema francese, ci troviamo di fronte ad un titolo potenzialmente interessante in grado di farci rimpiangere di essere nati da questa parte delle Alpi.
Non sarà in cima alla mia lista di visioni per questa settimana, ma senza dubbio il Saloon aprirà le sue porte al lavoro di Guiraudie appena possibile.
Aprirebbe le porte per una bevuta anche a Peppa Kid, ma quello se ne sta sempre rinchiuso in cameretta con il suo migliore amico, il Coniglione Donnie.

Ford e Cannibal in una pausa romantica dell'ultima Blog War.
Vado a scuola di Pascal Plisson


Il consiglio di Cannibal: oggi non vado a scuola, oggi chiodo!
Dal titolo, sembra un film horror.
Invece no, è un documentario francese che racconta le drammatiche storie di un gruppo di bambini di varie parti del mondo, tra cui il povero Fordino da Lodi, costretto a crescere con i miti di Hulk Hogan, Schwarzy e Europe manco fossimo ancora negli anni Ottanta. Preparate i fazzoletti, vi aspetta una visione davvero commovente.
Il consiglio di Ford: tornare a scuola? Volentieri, ma solo potendo sfogare un po’ di bullismo su Cannibal!
La classe, firmato da Cantet qualche anno fa, era stato una sorpresa magnifica, ed onestamente porto ancora i segni di quella visione: considerata la qualità cui i nostri cugini transalpini ci hanno riservato negli ultimi anni, potrei quasi pensare di aggiungere questo nome alla lista, quasi sicuro di non rimanere deluso.
Staremo a vedere.
Intanto mi consolo con il fatto che a deludermi sempre resteranno le opinioni del mio sgradito compare Kid.

"Come si chiamano i nuovi professori?" "Ford e Cannibal." "Qualcosa mi dice che siamo rovinati!"

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