Visualizzazione post con etichetta Ang Lee. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ang Lee. Mostra tutti i post

sabato 30 dicembre 2017

Ford Awards 2017: i film (N°20-11)




E siamo giunti al penultimo appuntamento con i Ford Awards duemiladiciassette, dedicato alla decina di film tra quelli usciti in sala che sono riusciti a farsi apprezzare tanto dal sottoscritto dal giungere ad un passo dalla Top 10: chi avrà sfiorato, dunque, l'impresa del piazzamento tra i migliori?
Qui sotto la risposta, pronta ad essere variegata in termini di generi e stili come sempre si cerca di essere da queste parti.


N°20: THE VOID di JEREMY GILLESPIE e STEVEN KOSTANSKI


Una delle sorprese più liete della parte finale dell'anno: prendendo spunto dai grandi Maestri dell'horror anni ottanta - ed in parte settanta - i due registi confezionano una piccola chicca "mistica" e molto, molto splatter che non sarà il massimo in originalità ma senza dubbio riesce a far fruttare al meglio possibile gli insegnamenti dei grandi del passato.


N°19: BABY DRIVER di EDGAR WRIGHT


Edgar Wright è un protetto del Saloon dai tempi di Shaun of the dead e dell'indimenticabile Trilogia del Cornetto, ancora oggi ineguagliata anche dal suo autore.
Baby Driver, ritmo e colonna sonora pazzeschi, non sarà il suo miglior lavoro ma resta senza dubbio una delle piccole perle di quest'annata decisamente spenta sul grande schermo.




Discusso, contestato, amato o odiato, l'Episodio otto della Saga per eccellenza della Storia del Cinema risulta meno d'impatto del precedente - e splendido - Il risveglio della Forza, ma non per questo incapace di raggiungere il cuore di chi ci si butta.
Con il passare dei giorni dalla visione, è stato una conferma del Potere di questi personaggi e delle vicende che vivono e raccontano.

N°17: IT di ANDY MUSCHIETTI

 

Muschietti rischia grosso prendendosi in carico uno dei romanzi più noti ed amati di Stephen King trasposto - male, ma poco importa - all'inizio degli anni novanta in una mini televisiva divenuta oggetto di culto ringiovanendo nel modo migliore possibile una storia vecchia come il mondo: quella che vede dei ragazzi affrontare le loro paure.
Effetti bellissimi, casting perfetto, una sorta di Goonies versione nuovo millennio in uno stile che ricorda molto Stranger Things. Promosso in attesa del sequel.

N°16: FENCES - BARRIERE di DENZEL WASHINGTON

 
 
Il mitico Denzellone Washington, già fordiano ad honorem, regala una delle grandi sorprese dell'ultima edizione degli Oscar - una delle migliori degli Anni Zero -, con radici affondate nel Teatro, la Famiglia come tema centrale, grandi interpretazioni ed emozioni. 
Non per tutti, ma senza dubbio in grado di rimanere nel cuore di molti.

N°15: CIVILITA' PERDUTA di JAMES GRAY

 

Ho sempre amato James Gray, un autore in grado di conciliare modernità e profondo rispetto per il classicismo: nel corso della sua poco prolifica carriera, ha finito per non deludermi praticamente mai. Non è da meno questo Civiltà perduta, che recupera le atmosfere delle grandi epopee amazzoniche di Herzog e, seppur in modo incompiuto, regala emozioni in grado di far battere il cuore a chiunque senta il brivido all'idea di superare un confine.

N°14: BOSTON - CACCIA ALL'UOMO di PETER BERG

 

Peter Berg, regista americano di grana grossa al mille per mille, regala al pubblico il suo film migliore partendo da una drammatica storia vera e dando una lezione al Terrore che ha attanagliato ed attanaglia il mondo in questo Nuovo Millennio.
La logica della Paura non si vince con le armi, la forza, la risposta violenta.
Si vince con la coesione, il lavoro, la dedizione, il coraggio, la vita.

N°13: BILLY LYNN di ANG LEE



Uno dei film più sottovalutati della stagione.
Ang Lee, amatissimo dal sottoscritto, consegna al pubblico una storia sul lato oscuro dell'America che sarebbe piaciuta al Clint Eastwood migliore, quasi fosse una sorta di "Lato B" di American Sniper e delle contraddizioni assurde della guerra.
Una chicca che in pochi hanno davvero compreso, e che spero davvero possa essere con il tempo riscoperta.

N°12: LE COSE CHE VERRANNO - L'AVENIR di MIA HANSEN LOVE

 
La sorpresa radical dell'anno: giunto sugli schermi del Saloon con il presagio delle bottigliate pronto ad abbattersi sulla sua testa, il lavoro di Mia Hansen Love si è rivelato fresco, intelligente, profondo e legato ad uno dei concetti più importanti sui quali si possa filosofeggiare, il Tempo.
Bravissima la Huppert, elegante il film, toccante il contenuto.

N°11: LA LUCE SUGLI OCEANI di DEREK CIANFRANCE

 
 
Altro titolo che, sulla carta, qui al Saloon rischiava tantissimo, e che al contrario si è rivelato come una delle sorprese più belle dell'anno.
Sarà che, per un genitore, è impossibile rimanere indifferenti a determinate tematiche, ma è anche vero che, in barba alle critiche piovute addosso a Cianfrance, questa pellicola trasuda romanticismo nel senso migliore in cui si potrebbe intendere.


TO BE CONTINUED...





 




mercoledì 22 marzo 2017

Billy Lynn - Un giorno da eroe (Ang Lee, UK/USA/Cina, 2016, 113')


Risultati immagini per billy lynn locandina




E' curioso quanto la guerra, uno degli atti più terribili che l'Uomo possa concepire eppure, tristemente, anche uno dei più reiterati della Storia, continui a venire sfruttata per manipolare le masse, coprire gli interessi di uno Stato - o più di uno -, alimentare ideali più o meno logici, ispirare canzoni, film, romanzi che si battano a favore o contro la stessa, e ad un tempo provochi l'inevitabile allontanamento dalla società che la genera di coloro che si sono trovati a combatterla, fosse "per un ideale, per una truffa o un amore finito male", come cantava De Andrè.
Da E Johnny prese il fucile, M.A.S.H., Full Metal Jacket a Rambo, Apocalypse Now ed American Sniper, solo per citarne alcuni, il reduce o il soldato spesso e volentieri ha finito per diventare l'outsider di una storia che era la sua, una vicenda di miserie umane senza dubbio più che di eroismi e grandi sogni: perchè un soldato non è un eroe, una figura da stigmatizzare o mitizzare.
E' un uomo che ha scelto -  o è stato portato a scegliere - una strada difficile e terribile, che spesso non ha nulla di meglio in cui credere o sperare, e che ritrova se stesso e la propria condizione di equilibrio - se così si può definire - solo accanto a quella che diviene la sua famiglia, ovvero chi al suo fianco condivide la follia, il rischio, il dolore e l'adrenalina della guerra.
Ang Lee, regista premiatissimo che nel corso della sua carriera ha portato sullo schermo film agli antitesi tra loro, torna in sordina - credo che questo sia stato uno dei suoi lavori meno pubblicizzati in assoluto, almeno qui in Italia, ed un flop devastante negli States, forse lontani ad una logica "contro" come questa - per raccontare con un rigore ed un'asciuttezza che in precedenza avevo visto soltanto nel Cinema di Eastwood un'altra storia in grado di far ripensare all'assurdità non solo - o non tanto, putroppo - della guerra, ma anche e soprattutto di quella che è la percezione della stessa all'esterno, in un mondo lontano da quello che i soldati provano sulla pelle, e che finisce per demonizzarli o idealizzarli senza pensare che loro, come la maggior parte di noi che viviamo in contesti sociali "evoluti", siano solo strumenti, come se non bastasse sacrificabili.
Ang Lee che, da non americano, mostra a partire da un romanzo nato per criticare determinati approcci, contesti e strascichi con grande umanità sia il lato in una certa misura "romantico" della guerra - il rapporto tra il protagonista ed il suo mentore al fronte, quel "è inutile cercare di scappare dai proiettili, perchè quello che ti toccherà è già stato sparato il giorno della tua nascita", il cameratismo con i commilitoni - sia quello tristemente reale, dalla strumentalizzazione dei singoli gesti o atti "eroici" - agghiaccianti i confronti con il magnate interpretato da Steve Martin, o tutta la sequenza del concerto durante l'intervallo della partita di football, dai fuochi d'artificio pronti a sconvolgere i soldati abituati a ben altre esplosioni al ballerino che, sul palco, durante l'esibizione pronuncia quel "vaffanculo" che, più che di lotta per la pace, sa di insulto all'intelligenza -, agli egoismi sentimentali - il rapporto di Billy con la sorella, che lotta più per se stessa che non per lui affinchè richieda il congedo, a quello con la cheerleader conosciuta durante l'evento, che trova spazio nel faccia a faccia prima dell'epilogo per uno dei confronti più terribili che possano essere stati pensati per una storia d'amore, o potenziale tale, in un film -.
Così come per The Hurt Locker o Jarhead, ancora una volta si torna a parlare di quanto incida un atto terribile come la guerra sul corpo, la mente e la socialità di chi l'ha combattuta o la combatte: in un certo senso, viene quasi da pensare che per gente come Billy, che a casa, nella cittadina del Texas dove è cresciuto, era solo un cazzone casinista che al fronte è maturato e cresciuto, fugga a combattere mettendo in gioco la propria vita perchè decisa ad allontanarsi da situazioni che potrebbero rivelarsi decisamente più terribili, perchè legate ad una perdita di libertà che fa impallidire quella che viene usata come scusa per essere mandati al macello.
Dalla guerra, vivi o morti, difficilmente si torna.
E forse c'è chi parte per combatterla perchè sa bene che le probabilità di sopravvivere a quella che lo aspetta a casa sarebbero ancora più scarse.




MrFord






giovedì 2 febbraio 2017

Thursday's child



Nuova settimana di uscite in sala per un interrogativo che attanaglia tutta la blogosfera: riusciranno il qui presente Ford ed il suo collega nonchè nemico Cannibal Kid a tornare in pieno disaccordo dopo l'insolita serie di opinioni simili sui film usciti nelle ultime settimane?
Personalmente, spero proprio di sì: e a giudicare da un paio dei titoli che ci aspettano, le probabilità sono molto alte.


"La prossima volta ricordatemi quanto è pericoloso ascoltare i consigli cinematografici di Cannibal."


Smetto quando voglio – Masterclass

"Non ci vuole un genio per riconoscere che far guidare Ford sarebbe stato da pazzi!"

Cannibal dice: Uno dei film italiani (e non solo) più esaltanti e divertenti degli ultimi anni, checché ne dica il radical-chic numero 1 anti cinema nostrano Mr. Ford, torna con un secondo capitolo. Probabile che manchi l'effetto sorpresa del primo, ma le speranze di trovarsi davanti a un sequel se non altro godibile restano intatte.
Ford dice: uno dei film italiani più sopravvalutati degli ultimi anni, accolto qui nella Terra dei cachi e dei Cannibal come un miracolo anche quando si trattava semplicemente di un filmetto divertente che ho dimenticato il giorno successivo alla visione e che rispetto ad altri piccoli cult di genere come Santa Maradona o Fame chimica spariva.
Non mi aspetto dunque che peggio da un sequel che potrei bottigliare solo per rompere l'apparente idillio che con Peppa abbiamo avuto in queste prime settimane dell'anno.

 

The Ring 3

Il temuto (da Cannibal) nascondiglio dei Ford.

Cannibal dice: Per una volta che in Italia ci cimentiamo nell'arte del remake, volete che gli americani siano da meno?
Certo che no. Ecco allora che arriva il terzo capitolo made in USA della saga di Samara, una tipa persino più spaventosa di Ford. Io avevo adorato il primo The Ring, ma pure il secondo aveva al suo interno qualche idea interessante. Questo terzo capitolo sembra limitarsi ad aggiornare il mito della mostriciattola che esce dal televisore ai tempi di YouTube, ma occhio alla protagonista italiana, Matilda Lutz, rivelazione del tanto criticato L'estate addosso di Gabriele Muccino.
Ford dice: la saga di The Ring, ottima nella versione jappo e più che discreta almeno con il primo remake americano non mi è mai dispiaciuta, dunque potrei approfittare per recuperare addirittura anche il secondo capitolo, che ai tempi dell'uscita mi ero perso.

 

La battaglia di Hacksaw Ridge

"Cannibal, resta pure qui. Per sistemarti ti mando il nostro specialista: il Dottor Ford."

Cannibal dice: Detesto Mel Gibson, sia come persona che come attore. Come regista invece sono più combattuto. Ho odiato il leghista Braveheart e l'antisemita La passione di Cristo, mentre non mi sono spiaciuti L'uomo senza volto e Apocalypto. Nei confronti del bellico La battaglia di Hacksaw Ridge ho già pronte le bombe, ma chissà che nei suoi confronti non mi riveli più pacifista di quanto non sono con il mio vero nemico numero 1: Mr. James Snob.
Ford dice: Mel Gibson è pazzo, forse più di Marco Goi. Il fatto è che per quanto fuori di testa sia, non riesco a non volergli bene, neppure considerato il fatto che si tratta del regista di uno dei film che ho più odiato nella vita, La passione di Cristo.
Questo Hacksaw Ridge, candidato agli Oscar e legato alla storia del primo obiettore di coscienza, potrebbe rivelarsi una cagatona a stelle e strisce di quelle tutta retorica che fanno incazzare Cannibal o perfino un buon film.
Non so in quale ipotesi sperare di più.

 

Billy Lynn – Un giorno da eroe

Cannibal Kid arruolato contro la sua volontà nell'esercito fordiano.
Cannibal dice: Ang Lee è un altro regista di cui ho apprezzato alcuni film e non sopportato altri, come il recente sopravvalutatissimo Vita di Pi. Pure questa è la storia di un soldato, nonché di uno pseduo eroe e, così come per il film di Mel Gibson, il rischio bocciatura da queste parti è fortissimo, così come il rischio esaltazione su White Russian, ma sono possibili sorprese...
Ford dice: Ang Lee è un grande regista che ha purtroppo avuto una carriera altalenante, passando da robetta come Hulk a cose splendide come Brokeback Mountain o Il banchetto di nozze.
Non conosco questa storia, ma so che prima o poi passerà su questi schermi, magari vincendo i miei scetticismi come fu per l'ottimo Vita di Pi.

 

Sleepless – Il giustiziere

"Lo scorso weekend avevo pensato di lasciare la macchina a Ford." "Sei impazzito, Jamie? Così finisce peggio del tuo taxi in Collateral!"

Cannibal dice: Thriller-action poliziesco di nuova generazione con Jamie Foxx, sembra uno di quei lavori che Ford critica rimpiangendo i ridicoli filmetti d'azione anni '80 girati col buco del culo e recitati ancora peggio. Andrà quindi a finire che potrebbe piacere più a me, che pure sono il giustiziere dei film d'azione.
Ford dice: film action dal sapore di Nuovo Millennio che non inventa nulla e pare prendersi molto, troppo sul serio. Come Cannibal.
Se dovesse confermare questi timori, sarà una pioggia di bottigliate e calci rotanti.
Se, al contrario, fosse una ficata tamarra come John Wick o The Equalizer, allora le cose potrebbero prendere una piega molto diversa.

 

A United Kingdom – L'amore che ha cambiato la storia

"Tesoro, sei sicuro sia saggio uscire a quest'ora? Potremmo incontrare quei due mostri, Ford e Cannibal!"

Cannibal dice: Pellicola storico-politica su una coppia interrazziale interpretata da due attori che quando si impegnano danno soddisfazioni: David Oyelowo e Rosamund Pike. La vicenda sembra interessante, anche se a me interessa di più L'odio che ha cambiato la storia, quello tra me e Ford.
Ford dice: film sentimentale che mi puzza di vaga radicalchiccata, e che per il momento dunque lascio a quel damerino di Peppa Kid, decisamente più in linea di me con questo tipo di produzioni patinate ma finto alternative. O viceversa.

 

La terra e il vento

"Forse per me è meglio tornare in Cina: Marco Polo mi porta molta più fortuna."

Cannibal dice: Filmetto pseudo adolescenziale del 2013 con protagonista il mediocre Lorenzo Richelmy, il protagonista di una delle peggiori serie Netflix di sempre, Marco Polo, che solo uno come Ford può seguire e pure esaltare. Hanno aspettato 4 anni per distribuirlo, ma fosse stato per me potevano anche aspettare per sempre.
Ford dice: malgrado sia protagonista dell'ottima Marco Polo, Lorenzo Richelmy è il tipico prodotto televisivo italiano.
Dunque mi terrò alla larga da questa roba ripescata non si sa bene perché neanche fosse il film preferito del Cucciolo Eroico.

 


Ho amici in Paradiso

"Che orrore! Non vorrete davvero che Ford e Cannibal visitino il nostro set!"

Cannibal dice: Io invece ho nemici all'Inferno. Uno in particolare penso lo conosciate, si chiama Satan Ford e ho come il sospetto che dell'Inferno sia addirittura il capo.
Ford dice: non credo di avere amici in Paradiso, ma se dovesse capitarmi di passarci spero di piantare un bel casino, e di disturbare specialmente quel finto angioletto del Cannibale.

 

lunedì 25 febbraio 2013

Academy Awards: Argo vaffanculo!


La trama (con parole mie): come ormai tutti saprete questa notte si è tenuta la cerimonia per l'assegnazione di quelli che sono, non ne vogliano i puristi ed i radical chic, i premi più importanti, celebrati e chiacchierati del mondo della settima arte. Come di consueto ci sono state delusioni e conferme, e come mi aspettavo il favorito fordiano Beasts of the Southern Wild non ha portato a casa neppure mezza statuetta.
Pazienza: almeno non ho visto trionfare i polpettoni più temuti, e posso addirittura dirmi contento e festeggiare con un sonoro "Argo vaffanculo".



Vita di Pi
Amour

Django Unchained

WINNER: Argo

Come già avevo a gran voce dichiarato, la mia speranza era tutta per un premio coraggioso e a sorpresa allo splendido Beasts of the Southern Wild. Dato che difficilmente la notte degli Oscar riserva coraggio e sorprese - in positivo, almeno - mi dovrò accontentare del pur ottimo Argo, che ha bruciato i superfavoriti della vigilia Les Miserables e Lincoln. Bene così e Argo vaffanculo! 



MIGLIOR REGISTA
David O. Russell (Il lato positivo)
WINNER: Ang Lee (Vita di Pi)

Steven Spielberg (Lincoln)
Michael Haneke (Amour)
Ben Zeitlin (Beasts of the Southern Wild)

Prima sorpresa in negativo della nottata: nonostante, infatti, il lavoro di Ang Lee mi abbia sorpreso con il suo finale e l'idea di realizzare una riflessione quasi "nolaniana" sulla Fede, siamo certamente ben lontani dal livello delle prestazioni degli altri nominati - e non nominati -.
A parte il mio preferito Ben Zeitlin, piuttosto avrei premiato molto volentieri David O. Russell per l'ottimo Il lato positivo. Peccato. 

 

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA
WINNER: Daniel Day Lewis (Lincoln)

Denzel Washington (Flight)
Hugh Jackman (Les Miserables)
Bradley Cooper (Il lato positivo)
Joaquin Phoenix (The Master)

Tutto come doveva andare.
Peccato che in un mondo ideale Joaquin Phoenix avrebbe avuto di diritto la statuetta già tra le mani per la sua incredibile performance in The Master - che tra non troppo tempo verrà recensito qui al Saloon -. Fortunatamente l'Academy non è stata così conservatrice anche rispetto al film. 

 

MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA
Naomi Watts (The Impossible)
Jessica Chastain (Zero Dark Thirty)
WINNER: Jennifer Lawrence (Il lato positivo)

Emmanuelle Riva (Amour)
Quvenzhané Wallis (Beasts of the Southern Wild)

Una delle statuette che mi ha dato maggiore soddisfazione: nonostante tutta la Blogosfera tifasse per la Chastain e la mia favorita fosse la piccola Quvenzhanè Wallis sono felicissimo per il premio a Jennfer Lawrence, attrice dal talento strepitoso e come se non bastasse una delle poche donne a mettere d'accordo in quanto ad estetica il sottoscritto e Peppa Kid. Scusate se è poco. 

 

MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE
Flight

Zero Dark Thirty

WINNER: Django
Unchained
Amour

Moonrise Kingdom

Nonostante fossi tutto per lo script di ferro che Mark Boal ha firmato per Kathryn Bigelow, non posso certo essere dispiaciuto per il riconoscimento a Tarantino, che già avrebbe dovuto essere parte della cinquina dei migliori registi insieme a Ben Affleck, magari proprio al posto di Ang Lee. 

 

MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE
Beasts of the Southern Wild

WINNER: Argo

Lincoln

Il lato positivo

Vita di Pi

Contento per Argo, non lo metto in dubbio, anche se a mio parere la sceneggiatura de Il lato positivo meritava un riconoscimento per la sua grande capacità di empatizzare con i personaggi e renderli vivi agli occhi del pubblico. Poteva comunque andare peggio, considerato Lincoln. 

 

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
WINNER: Christoph Waltz (Django Unchained)

Philip Seymour Hoffman (The Master)
Robert DeNiro (Il lato positivo)
Alan Arkin (Argo)
Tommy Lee Jones (Lincoln)

Premio sacrosanto. Lo Schultz di Waltz è uno dei charachters dell'anno. Se fosse andata diversamente, sarebbero partite cascate di bottigliate all'indirizzo dell'Academy. 

 

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA
Sally Field (Lincoln)
WINNER: Anne Hathaway (Les Miserables)

Jacki Weaver (Il lato positivo)
Helen Hunt (The Sessions)
Amy Adams (The Master)

Premio sacrosanto numero due. La Hathaway - che di norma detesto - ha sfoderato la prestazione della vita e meritava senza dubbio il riconoscimento. 

 

MIGLIOR FILM STRANIERO
WINNER: Amour

No

Rebelle

A Royal Affair
 

Una conferma che è stata anche tra le delusioni maggiori. Cinquina ottima, ma il lavoro di Haneke - che strizza l'occhio alla critica facendo quello che la stessa si aspetta da lui - è l'ultimo che avrei premiato rispetto al coinvolgente No, l'avventuroso Kon-Tiki, lo sconvolgente Rebelle e l'elegantissimo A royal affair, mio favorito. Nei prossimi giorni le recensioni di questi ultimi due titoli.




Mi dispiace per Tim Burton, tornato alla grande con il suo Frankenweenie, ma non posso che essere felice per l'ennesimo premio andato alla Pixar, che con Brave pare tornata agli standard cui eravamo abituati dopo il passo falso che fu Cars 2. 

 

MIGLIOR PRODUCTION DESIGN
Anna Karenina
Les Misérables
Vita di Pi
WINNER: Lincoln
 
MIGLIOR FOTOGRAFIA
Skyfall
Anna Karenina

Django Unchained

WINNER: Vita di Pi

Lincoln

MIGLIOR MIXAGGIO SONORO
Argo
WINNER: Les Misérables
Vita di Pi
Lincoln
Skyfall

MIGLIOR MONTAGGIO SONORO
Argo
Django Unchained 
Vita di Pi
WINNER: Skyfall 
WINNER: Zero Dark Thirty

MIGLIOR COLONNA SONORA
Anna Karenina
Argo
WINNER: Vita di Pi

Lincoln 
Skyfall

MIGLIOR CANZONE
Before My Time (Chasing Ice)

Everybody Needs a Best Friend (Ted)

Pi’s Lullaby (Vita di Pi)

WINNER: Skyfall (Skyfall)

Suddenly (Les Miserables)

MIGLIORI COSTUMI
WINNER: Anna Karenina

Les Miserables

Lincoln

Biancaneve

Biancaneve e il cacciatore

MIGLIOR DOCUMENTARIO
WINNER: Searching for Sugar Man

How to Survive a Plague

The Gatekeepers

5 Broken Cameras

The Invisible War

MIGLIOR CORTO DOCUMENTARIO
Open Heart
WINNER: Inocente

Redemption

Kings Point

Mondays at Racine
 
MIGLIOR MONTAGGIO
Lincoln
Il lato positivo

Vita di Pi

WINNER: Argo

Zero Dark Thirty

MIGLIOR TRUCCO
Hitchcock 
Lo Hobbit: un viaggio inaspettato
WINNER: Les Misérables

MIGLIOR CORTO ANIMATO
Adam and Dog
Fresh Guacamole
Head over Heels
Maggie Simpson in “The Longest Daycare”
WINNER: Paperman
MIGLIOR CORTO
Asad
Buzkashi Boys
WINNER: Curfew
Death of a Shadow (Dood van een Schaduw)
Henry

MIGLIORI EFFETTI SPECIALI
WINNER: Vita di Pi

Lo Hobbit: un viaggio i
naspettato
The Avengers

Prometheus

Biancaneve e il cacciatore

martedì 8 gennaio 2013

Vita di Pi

Regia: Ang Lee
Origine: Taiwan, USA, Cina
Anno:
2012
Durata: 127'




La trama (con parole mie): uno scrittore in cerca di ispirazione per un romanzo che fatica ad arrivare incontra Pi, un uomo indicatogli dopo un incontro casuale come l'unico in grado di restituirgli la scintilla della creatività e rivelargli, di fatto, l'esistenza di Dio.
Pi, nato in India e naufragato con la famiglia nel corso di un viaggio che li avrebbe condotti in Canada, si ritrova abbandonato su una scialuppa di salvataggio alla deriva nel Pacifico a disputarsi la sopravvivenza con gli elementi ed una tigre del Bengala di nome Richard Parker, pronta ad aggredirlo ad ogni occasione: tra i due si instaura un curioso rapporto di rivalità ed amicizia che li porterà a combattere fino allo stremo delle forze e all'insperata salvezza.
A quali conclusioni porterà la storia di Pi? Lo scrittore troverà quello che cerca e quel giovane naufrago la Fede? E quale ruolo avrà in tutto questo la tigre?




Ho mollato la religione da parecchio tempo, ormai: ho sempre creduto fosse qualcosa che poteva funzionare all’epoca  in cui ero un bambino, quando per stimolare i sensi di colpa e la paura dei lati oscuri c’era bisogno dello spauracchio di una punizione, e con la quale chiusi da adolescente, quando iniziai a scrivere e, il giorno del funerale di mio nonno, capii che dentro quella chiesa non sentivo nulla che non fosse un dolore molto umano decisamente lontano dal divino.
Certo, nel corso degli anni ho sviluppato una mia spiritualità in grado di passare dalla meraviglia degli sconfinati paesaggi australiani all’avvicinarsi del momento in cui sarò padre, dal Cristo cantato da De Andrè alla filosofia di Lebowski, dalle sbronze alla goduria di un filetto al sangue, da una scopata selvaggia alla sensazione che, in un modo o nell’altro, si lotterà ed amerà sempre accanto a quella persona, senza alcun bisogno di sapere perché.
Ma non venitemi a parlare, per l’appunto, di religioni o indottrinamenti: certo, le mitologie sono splendide da leggere ed immaginare, afferrarne il meglio come nel corso di una sorta di happy hour culturale, ma niente di più.
Nel corso della visione di Vita di Pi, sono stato percorso in più di un’occasione dall’irritazione che mi aveva allo stesso modo – pur se mossa da sensazioni diverse – accompagnato con Moonrise kingdom, senza contare che, in questo caso, il termine di paragone più vicino e solleticato era quello del bottigliatissimo War horse spielberghiano, realizzato alla grande ma talmente retorico da far sembrare Salvate il soldato Ryan praticamente una versione più asciutta de La sottile linea rossa.
Anche il lavoro di Ang Lee è portato sullo schermo sfruttando mezzi tecnici prodigiosi, fotografando la magia e la meraviglia del Cinema neanche fossimo tornati alle sue origini, sull’onda degli stessi intenti che mossero James Cameron con Avatar e Martin Scorsese con Hugo Cabret – anche se, rispetto al secondo, ho nutrito e nutro ancora moltissime riserve -: e senza dubbio la vicenda di Pi si carica sulle spalle un bagaglio decisamente ingombrante in termini di sensazionalismo di grana grossa e retorica da Oscar, tanto che, se non fosse che le nominations non sono ancora state rese note, mi verrebbe quasi da pensare che, per quest’anno, i giochi possano essere già fatti – considerato anche che Ang Lee è un regista molto amato nell’ambito dei grandi Festival e delle premiazioni -.
Combattuto su quale strada fare prendere a questo post e al voto, ho seguito il film animato da uno scetticismo in grado di farmi sentire affine allo scrittore che, in cerca di una storia, si ritrova a dividere la tavola ed una giornata sicuramente unica con un uomo assolutamente semplice che si è reso protagonista di avvenimenti straordinari: il naufragio della nave che lo separò dalla sua famiglia gettandolo in pieno Pacifico in compagnia di uno sparuto gruppo di animali – i genitori di Pi, allora poco più che adolescente, erano proprietari di uno zoo ed in procinto di trasferirsi dall’India al Canada, dove è ambientata la parte nel presente della narrazione, in cerca di fortuna – è stata giudicata da un vecchio insegnante del sopravvissuto non soltanto una grande storia, ma l’unica che conoscesse in grado di far “trovare Dio”.
E di nuovo fa capolino quella religione così distante dal sottoscritto, dai cowboys e dai saloon, facendo sfoggio del potere dell’illusione che pare trasformare l’epopea marittima del ragazzo e della tigre nella più classica delle costruzioni drammatiche di un’amicizia improbabile, da Oscar, per l’appunto. Ed il rollìo delle bottigliate si fa pericolosamente vicino, nonostante le magnifiche sequenze girate con uno stile che mescola il patinato National Geographic sfoggiato anche da Malick nel suo The tree of life a quello lisergico di Jodorowski e del 2001 kubrickiano.
Combattuto, scettico e dubbioso, ecco come mi sono sentito.
Eppure, come per lo stesso Pi, qualcosa pareva celato dietro gli occhi della tigre.
Gli occhi della tigre, neanche fossimo nel pieno delle tamarrate anni ottanta, pronti a cavalcare la furia del rientro in grande stile dello Stallone italiano.
Gli occhi della tigre, come cantava William Blake, uno che il suo Dio l’aveva trovato senza bisogno che gli venissero imposti dei comandamenti: “Tigre! Tigre! Divampante fulgore nelle foreste della notte, quale fu l’immortale mano o l’occhio che ebbe la forza di formare la tua agghiacciante simmetria? In quali abissi o in quali cieli accese il fuoco dei tuoi occhi? Sopra quali ali osa slanciarsi? E quale mano afferra il fuoco?”
La tigre è stata il profeta di Blake. E non solo.
Perché anche Ang Lee pare aver ricevuto da Lei una simile, clamorosa, magnifica illuminazione.
E dunque, quando la storia giunge alla conclusione, e di fronte al suo protagonista e narratore lo scrittore – ed io con lui – mostra il dubbio nella sua monumentale staticità, ecco che la prospettiva cambia, grazie ad un gioco di prestigio neanche ci trovassimo al cospetto di Nolan e degli incastri di ragione e sentimento, scienza e fede di Inception.
Fede, non religione. Trovare Dio, o chi per Lui.
E negli occhi della tigre, nel cambio di prospettiva, in questo Vita di Pi mi è parso di trovarLo un po’ anche io, che sono solo uno stronzo miscredente abituato a vivere alla giornata lungo la Frontiera.
Quale storia avremo preferito, alla fine?
Quella della tigre, o l’altra?
Il divino o l’umano?
Io, che costruisco il mio sapere sull’esperienza, sono fautore dell’Umanità anche quando regala il peggio di sé: eppure, per un momento, quando Pi, serenamente, accenna al giornalista a seguito della sua risposta “anche Dio sceglierebbe quella”, mi è parso di sentire gli occhi della tigre dritti su di me. La Fede, non la religione.
E ho pensato che mi sarebbe piaciuto, il giorno del funerale di mio nonno, avere una tigre agli occhi della quale affidare tutto il dolore che mi spezzava dentro.
Se il Cinema è meraviglia, il gioco di prestigio la volontà del pubblico di essere ingannato, la vita un grande viaggio che sappiamo tutti come andrà a finire, allora Ang Lee è riuscito in un miracolo:
perché io, che non voglio, e non riesco a crederci, per un momento mi sono sentito toccato da qualcosa in grado di portarmi dove fino ad ora potevo solo sognare di arrivare.
E lo ha fatto nello stile di quelli come me, che vivono tutto sulla pelle: con gli occhi della tigre.


MrFord


"It's the eye of the tiger
it's the thrill of the fight
risin'up to the challenge of our rival
and the last known survivor
stalks his prey in the night
and he's watching us all
with the eye of the tiger."
Survivor - "Eye of the tiger" -



giovedì 20 dicembre 2012

Thursday's child


La trama (con parole mie): e per l'ultima volta nel corso di quest'anno - e chissà, anche di quello del pianeta Terra, dovessero intervenire i Maya - la rubrica legata alle uscite cinematografiche più scombinata della blogosfera torna alla ribalta come sempre timonata da quei due soliti idioti del sottoscritto e del Cannibale, che ancora una volta tornerà a far parlare di sè, e non certo per il suo gusto in fatto di Cinema.
A brindare con noi al 2012 che se ne va una serie di pellicole che non promettono propriamente fuochi d'artificio, ma che in ogni caso potrebbero riservare anche qualche inaspettata sorpresa.

Ed ecco Ford e il Cucciolo eroico nel suo pigiamino bianco preferito pronti a scatenare l'ennesima Blog War.
I due soliti idioti di Enrico Lando


Il consiglio di Cannibal: i più idioti restano sempre Ford e soprattutto io, perché da lui non voglio farmi superare nemmeno quando si tratta di idiozia!
Io ai 2 soliti idioti Nongio e Biggio non ce la faccio a voler male. Mi sono sempre piaciuti e, soprattutto all’inizio, la serie tv de I soliti idioti presentava un sacco di spunti esilaranti. Giocando molto sulla ripetizione, dopo un po’ ovviamente sono venuti a noia, però alcuni nuovi personaggi divertenti sono riusciti a tirarli fuori.
A livello cinematografico, il primo film dei soliti idioti era davvero pochissima roba, qui c’è la mia rece http://pensiericannibali.blogspot.it/2012/03/i-soliti-idioti-e-normale-la-volgarita.html.
Eppure un paio di risate le strappava anche. Questo sarà un altro filmetto modesto, ma prima o poi un’occhiata disimpegnata mi sa che gliela concederò.
Come al solito ci saranno i soliti snob che li disprezzano totalmente, come il solito Mr. Ford.
E poi il radical-chic sono io…
Il consiglio di Ford: non possono esistere due idioti più idioti di me e, soprattutto, del Cannibale.
Già lo scorso anno, quando uscì a furor di popolo il primo film tratto dalla fortunatissima serie made in MTV, manifestai tutto il mio disappunto verso i personaggi di Nongio e Biggio che, onestamente, non mi sono mai piaciuti, nonostante Julez riesca a regalarne imitazioni splendide. Dunque, approfittando del Nachele, regalerò al mio antagonista la visione in solitaria di questa bella merdina che si preannuncia anche peggiore della precedente.

"E così quei due idioti di Ford e soprattutto del Cannibale vorrebbero rubarci il titolo, eh!?"
Vita di Pi di Ang Lee


Il consiglio di Cannibal: morte di Pi
È stato definito “il nuovo Avatar” e quindi so già che odierò questo film con tutto il mio cuore. Fin dal trailer promette di essere una porcheria new-age di quelle mi fanno venire il voltastomaco al solo pensarci, oltre che una martellata sulle palle stile Castaway. Già non sono un grande fan del Natale e delle cacchio di feste natalizie, ma una visione del genere potrebbe rovinarmele totalmente.
Partendo da aspettative tanto atroci, chissà che poi invece non riesca a sorprendermi in positivo.
Ma non credo.
Ci sono più probabilità che Ford tiri fuori un altro post decente dopo quello, ormai un ricordo lontano, dedicato a Un sapore di ruggine e ossa.
Il consiglio di Ford: una vita da Pi... rla. Quella del Cannibale.
Ang Lee è un regista che ho sempre stimato, autore di film discreti come La tigre e il dragone ed altri decisamente ottimi come Il banchetto di nozze e Brokeback Mountain. Dall'altra parte, è pur vero che l'autore orientale ormai sdoganato ed occidentalizzato è stato anche il responsabile di una delle esperienze più pallose della mia vita in sala - e parlo del suo imbarazzante Hulk -. Il trailer di questo aspirante pippone new age di fine anno fa presagire una sua appartenenza alla seconda categoria, ma dato che è passato un pò troppo tempo dall'ultima raffica di bottigliate sparata al Saloon, potrei concedermi una visione giusto per massacrarlo come si deve, un pò come faccio con il Cuccioletto ammazzavampiri ogni settimana.

"Ford, che cosa vedi all'orizzonte?" "Non vedo niente, Cucciolo: anche per questa settimana neppure un film decente!"
La regola del silenzio - The Company You Keep di Robert Redford


Il consiglio di Cannibal: silenzio Ford, forse c’è un film decente
L’uscita del nuovo film di Terrence Malick To The Wonder inizialmente era fissata per questo periodo, ma poi è stata spostata addirittura al 27 giugno 2013: una brutta notizia per tutti gli amanti di Malick e del bel cinema come il sottoscritto, una buona notizia per tutti i cinezozzoni come Ford…
Unico film vagamente degno di nota della settimana più prenatalizia dell’anno è allora rimasto il nuovo di Robert Redford. Un thriller giornalistico-politico che si preannuncia ben poco natalizio. E questa è una buona notizia. La brutta notizia è che, se il mondo non finisce prima, nel 2013 tornerò a condurre questa rubrica sulle uscite cinematografiche sempre in compagnia di Ford. Quando si dice: the company you keep.
Il consiglio di Ford: la nuova regola di questa rubrica sarà il silenzio del Cannibale.
Partiamo dal presupposto che io a Redford voglio bene. In fondo, parliamo del Sundance Kid, mica cazzi. Eppure, dietro la macchina da presa, l'ormai incartapecorito belloccio non è mai riuscito a conquistarmi del tutto, dunque ho discreti dubbi anche a proposito di questa sua ultima fatica, anche se potrebbe rivelarsi meno peggio del previsto: un pò come il Cannibale quando è costretto a riconoscere alcune scelte cinematografiche assolutamente illuminate del sottoscritto.

"Cavolo, le teorie cinematografiche di questo Cannibal Kid sono peggio di quelle sulla fine del mondo made in Mayaland!"
Ralph Spaccatutto di Rich Moore


Il consiglio di Cannibal: Ford Spaccatutto
Ralph Spaccatutto è Ford.
Punto e basta.
È lui e questo si preannuncia come la versione animata della sua vita. O anche una variante videogammara di Toy Story + Monsters & Co.
Classica disneyata (ma non è Pixar) che probabilmente esalterà il mio rivale, mentre a me farà venire voglia di veder comparire sullo schermo la scritta game over.
Il consiglio di Ford: Ford spaccaCannibal.
Ricordo che vidi per la prima volta il trailer di questo film quando andai a vedere Brave in sala. Che dire!?
Personaggio che promette scintille - ed assolutamente fordiano -, animazione Pixar-style, vintage anni ottanta, videogiochi: direi che gli ingredienti per il mio film di Nachele ci sono tutti. Alla facciazza di quel bimbominkia del Cannibal, che non conoscerà neanche un titolo di questi cult della videoludica e passerà le sue nottate a rincoglionirsi di Call of duty e Red bull.

Ford Spaccatutto e la sua amichetta Katniss Kid in una foto per la stampa.
Ernest & Celestine di Stéphane Aubier, Vincent Patar, Benjamin Renner


Il consiglio di Cannibal: saranno anche meglio di Fordest & Cannibaline, ma non è che ci vada molto…
A provare a contrastare il colosso Disney, ecco una piccola pellicola d’animazione che potrebbe rivelarsi una piacevole sorpresa.
Dal trailer però mi sembra una gran bambinata di quelle fordiane, mentre ci tengo a precisare che io sono più per le bimbominkiate. E tra le due cose passa una differenza enorme, come tra la notte e il giorno.
Il consiglio di Ford: Ford continua a spaccare Cannibal.
Filmetto d'animazione che non promette nulla d'interessante specie nella settimana del trionfo di Ralph Spaccatutto, titolo già fordiano onorario ed emblema della lezione che Bimbominkia Kid continuerà a prendersi settimana dopo settimana alla facciazza di tutte le previsioni Maya che vorrebbero conclusa questa rubrica dopo il ventuno dicembre.

"Hey Topo Kid, cosa stai disegnando?" "Lasciami in pace, Bruto Ford, o lo dico alla maestra!"
La bottega dei suicidi di Patrice Leconte


Il consiglio di Cannibal: in una settimana da suicidio, potrebbe essere una bottega in cui rifugiarsi
Non è finita qua, con l’animazione francese. Oltre a Ernest & Celestine, ecco anche La bottega dei suicidi di Patrice Leconte, il regista dell’ottimo La ragazza sul ponte. Una pellicola dark che sembra creata apposta per i fans di Kurt Cobain come il sottoscritto.
Il pro-life Mr. Ford, con la sua incontenibile e odiosissima joie de vivre, al solo sentire il titolo di questo film vorrà uccidere brutalmente sia gli autori di questo film che me.
Oh, ma meno male che lui è pro-life, comunque…
Il consiglio di Ford: la bottega degli amici di Depresso Kid.
Normalmente mi prenderei il tempo di bottigliare selvaggiamente un film come questo, eppure - e questo sorprenderà il mio rivale Cucciolo Suicida - devo ammettere di stimare discretamente Patrice Leconte soprattutto per l'ottimo L'uomo del treno, che qualche anno fa mi stupì alla grandissima e fu uno dei primi dvd della collezione ormai imponente del Saloon. Ennesima sorpresa, dunque, e conferma dell'ecletticità del vecchio Ford rispetto alla staticità ormai conclamata del piccolo Cannibale, a trent'anni suonati ancora chiuso nella sua cameretta insieme ai coniglioni. Ovviamente suicidi.

"Signori, il pacchetto Kobain è completo di tutto, per farla finita: ma è anche il più costoso!"
Love Is All You Need di Susanne Bier


Il consiglio di Cannibal: all you need is Ford (to hate)
Ecco qui una commedia romantica matrimoniale danese firmata dall’autrice dell’acclamato In un mondo migliore, film non male ma che nemmeno mi aveva convinto del tutto, vedi mia recensione (http://pensiericannibali.blogspot.it/2011/03/in-un-mondo-migliore-ma-non-in-questo.html).
Questo suo nuovo lavoro ambientato in Italia si preannuncia ricco di stereotipi sul nostro paese e in più c’è Pierce Brosnan, attore che detesto, quindi tenderei a imporre una visione di questo film al mio rivale, in modo da fargli andare per traverso il cenone di Natale.
Il consiglio di Ford: all you need is a Blog (War)
Susanne Bier è un'autrice verso la quale nutro sentimenti contrastanti, che in passato è stata in grado di stupirmi sia in positivo che in negativo. Al contrario del Cannibale, che in genere detiene il primato della
negatività su questi schermi. Tornando a questo film, direi che, tra Brosnan e l'atmosfera, ne farò volentieri a meno approfittando della lontananza dal lavoro del 25 e 26 per mangiare e bere come un porco, anche alla facciazza del mio avversario che al contrario rifiuterà di uscire e di incontrare chiunque, spaventato dal mondo esterno.

"Quel Ford è proprio forte: brindiamo tutti quanti a lui prima che finisca il mondo!"
La migliore offerta di Giuseppe Tornatore (dall’1 gennaio 2013)


Il consiglio di Cannibal: la peggiore offerta
Non contenti di averci propinato una serie di pellicole trascurabilissime per Natale, l’1 gennaio, per iniziare subito nel peggiore dei modi, i distributori italiani ci regalano pure questo film. Il nuovo di Giuseppe Tornatore, regista che non ho mai sopportato ma che dopo quell’orrore di Baaria, uno dei film più noiosi e inconcludenti che abbia mai visto, è balzato in cima alla classifica di persone che meno reggo. Forse giusto dopo James Cameron, Barbara D’Urso e Mr. James Ford.
Ma và, che scherzo!
Ford, in realtà io non dico che ti voglio bene, ma fantozzianamente “ti stimo moltissimo”.
Ahahahaha :D
Il consiglio di Ford: il peggiore inizio.
L'anno nuovo inizierà peggio del vecchio annientato dal ritorno dei Maya e di Berlusconi con un film di Tornatore, regista che di solito detesto quasi quanto il Cannibale e che era riuscito a mettere d'accordo - in negativo - anche i due antagonisti più agguerriti della blogosfera con il pessimo Baaria, un film inutile e di quelli "troppo italiani" che fanno incazzare forte e sperare di chiudere gli occhi e svegliarsi in Australia, magari grazie a qualche sconvolgimento delle placche. Ad ogni modo, dato che per le feste siamo tutti più buoni, spero di ritrovarvi tutti qui anche il prossimo anno ad osservarmi di settimana in settimana operare a suon di bottigliate sulla testa del Cucciolo fino a quando capirà qualcosa di Cinema.
Mission impossible, dite voi!? Staremo a vedere! Ahahahahahaah!

"E così questo sarebbe il Cinema italiano? Bella schifezza! Mi sa che è molto meglio seguire le Blog Wars!" "Ma per quelle dovremo aspettare il prossimo anno!" "Beh, almeno ne sarà valsa la pena!"

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...