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lunedì 27 maggio 2019

White Russian's Bulletin



Nonostante le settimane piene di un maggio lavorativo piuttosto intenso, anche a questo giro il Saloon è riuscito a presentarsi all'appuntamento con il Bulletin con due cocktail di grande fordianità pronti, sulla carta, a rendere questa insolita primavera autunnale decisamente interessante, che si parli di piccolo o grande schermo: saranno riusciti nell'intento, o anche per titoli "di sicurezza" si sarà concretizzato l'agguato delle bottigliate?


MrFord



COBRA KAI - STAGIONE 2 (Youtube Originals, USA, 2019)

Cobra Kai Poster


Lo scorso anno, quando a sorpresa uscì per Youtube Originals la prima stagione di Cobra Kai, pensai che sarebbe stata un'operazione nostalgia perfetta per i vecchiacci come me, che ancora oggi, quando nessuno li vede, posano nel colpo dell'airone che permise all'underdog Daniel LaRusso di battere il favorito Johnny Lawrence nell'All Valley Tournament per gli under diciotto dell'ottantaquattro.
Invece, amarcord a parte, gli autori di Cobra Kai non solo finirono per attualizzare le vicende degli ormai ultracinquantenni Daniel e Johnny, ma anche per rendere profondo, divertente e a tratti drammatico un serial che suonava, inizialmente, come un divertissement: con questa seconda stagione la conferma della bontà del prodotto è arrivata, a partire dall'utilizzo del vecchio sensei di Johnny nonchè villain numero uno - o quasi - del brand cinematografico John Kreese fino all'evoluzione dei personaggi, su tutti proprio quello di Lawrence, scritto benissimo, incredibilmente fallibile e dunque incredibilmente umano. 
Il crescendo degli ultimi episodi, impreziositi dalla cornice da commedia romantica del nono e dalla chiusura assolutamente drammatica del decimo - che già alimenta un hype pazzesco per la terza stagione -, mette il sigillo ad un'operazione che, ormai, è una delle certezze più solide che posso avere sul piccolo schermo, e che mi fa immaginare ad un ponte ideale tra la mia generazione e quella dei Fordini. In fondo, dai la cera e togli la cera funziona ancora. E molto bene.





DRAGGED ACROSS CONCRETE (S. Craig Zahler, Canada/USA, 2018, 159')

Dragged Across Concrete Poster


Zahler, noto al Saloon per aver stupito con l'ottimo Bone Tomahawk ed aver consolidato la sua posizione con Brawl in cell block 99, continua il suo percorso da regista grindhouse confezionando un poliziesco violento e dai ritmi dilatati che almeno fino a mezzora dalla conclusione regala l'impressione di essere un vero e proprio miracolo di gestione: non che il finale sia deludente, ma considerato il percorso del regista, non regala sorprese rispetto a chi, ormai, conosce il suo "modus operandi". 
Un film solido, ruvido, lento eppure magnetico, ottimo nel gestire personaggi anche marginali come fossero veri e propri protagonisti, violento nel modo in cui piacerebbe a Tarantino, e non solo, senza speranze ma in qualche modo ottimista: peccato davvero che il marchio di fabbrica, al terzo lavoro, andrebbe modificato quantomeno per non rischiare di lasciare che chi ha seguito dal principio la sua opera possa prevedere tutto, o quasi.
Molto bene Gibson, pulp la rapina, interessanti le riflessioni "sociali" trasmesse attraverso la moglie proprio del charachter dell'attore/regista australiano: sarà sottovalutato, ma non bisognerebbe sottovalutarlo.


domenica 24 marzo 2019

Sunday's child


Per rimanere fedele al rito del ritardo che ormai caratterizza l'uscita della rubrica dedicata alle uscite in sala, chiudo in zona Cesarini la settimana anticipando il Bulletin di pochissimo segnalando i titoli ormai "vecchi" distribuiti giovedì, commentati come al solito da me e da quello scellerato di Cannibal Kid, accanto all'ospite Samuele Burroni: meglio tardi che mai, no?

"Ho letto Pensieri Cannibali dal cellulare, e mi sono immediatamente sentito male."

RICORDI?

"L'unico modo che Cannibal ha per farmi vedere un film consigliato da lui è chiudermi in gabbia!"
Samuele: Una volta un vecchio saggio disse “Occhio alle scritte nei trailer !”. Per rimanere in tema io non ricordo chi fosse costui, ma certo i diversi titoli che appaiono nella clip promozionale sembrano lanciati come esche succulente che solitamente lasciano molte deluso il palato e incazzato lo spettatore.
Potrebbe non essere neanche d’aiuto la naftalina che ha accompagnato la macchina da presa di Valerio Mieli, vincitore del David di Donatello con la sua opera prima nel lontano 2010 ma di ritorno solo ora alla regia. Eppure, nonostante tutto e tutti, una speranzuccia continuo ad avvertirla. Sarà qualche richiamo malickiano nelle immagini del trailer, la confusione totale che rimane attorno alla trama oppure, con più probabilità, la presenza nel film del grande Luca Marinelli, unico attore italiano della nuova generazione capace di emozionare anche stando in silenzio.
Insomma, ce ne ricorderemo di questo film? (Lo so, me la sono cercata, potete far partire gli insulti dopo questo ultimo commento!).
Ford: vai tranquillo, Samuele, gli insulti sono tutti per Cannibal. D'accordissimo su Marinelli, con Borghi il miglior giovane attore italiano al momento, mentre per quanto riguarda il film non mi aspetto nulla, e non ho neppure un hype particolare rispetto ad un eventuale recupero. Quello che ricordo davvero, però, sono i bei tempi in cui la blogosfera era affollata e le Blog Wars impazzavano.
Cannibal Kid: Non so se mi ricorderò di questo film. Per quanto meraviglioso possa essere, e io sinceramente ci spero molto, ho una pessima memoria. Non è colpa della vecchiaia come per Ford. È che sono fatto proprio così. Sono così smemorato, che è già tanto se questa pellicola mi ricorderò di vederla.

A UN METRO DA TE

"Qui è davvero terribile: con la scusa delle cure non mi passano neppure un White Russian!"
Samuele: Prepariamo i fazzoletti, almeno tre pacchetti, e non pensiamoci più. Sarà un lungo viaggio tra lacrime, singhiozzi e “shhh” continui alla fazione annoiata degli spettatori in sala. A un metro da te è infatti la bomba romantica di questo inizio 2019, l’opera che non può mai mancare nella stagione cinematografica, anche se in ritardo di un mese rispetto a San Valentino (e per questo una tirata di orecchie alla distribuzione ci starebbe eccome!).
Fa una certa impressione vedere uno dei due gemelli di Zack e Cody al Grand Hotel (Cole Sprouse) moro, adolescente e innamorato, ma questa immagine non sembra stonare con il viso angelico, dolce e fiabesco della sua controparte Haley Lu Richardson, che mostra già nel trailer di essere interprete ideale e azzeccata della protagonista. Non posso e non voglio mostrare tutta la mia negatività nelle poche righe dedicate a questo film, per cui mi asterrò dal dilungarmi sui ricordi che le prime immagini del film hanno innescato nella mia cinica memoria (su tutti Io prima di te …), e invece voglio ammettere che il trailer mostra un grande potenziale, che non pare solo frutto della storia commovente che cela distrattamente ma soprattutto di una mano e di una penna abili e astute, che difficilmente deluderanno gli appassionati del genere e chissà, forse, conquisteranno anche i più diffidenti.
Ford: questa mi pare la classica baracconata buona per le ragazzine e per i pusillanimi come Peppa Kid, che andrà in brodo di giuggiole come fece per porcate come Colpa delle stelle qualche anno fa. Ovviamente, dovessi vederlo, lo farò con il chiaro intento di massacrarlo a dovere neanche fosse il film preferito del mio rivale.
Cannibal Kid: Questo è il tipico “Malattia Movie” fatto apposta per contagiarmi. Lo adoro già a prescindere e sono pronto a infettare con il mio entusiasmo nei suoi confronti anche i più scettici. Tipo Ford, che alla visione di Io prima di te ha finito per commuoversi più di tutte le ragazzine e dei pusillanimi come me. Al di là del tema strappalacrime, che lo rende già il mio guilty pleasure supremo del 2019, sono curioso di vedere come se la cava Cole Sprouse lontano da Riverdale e Haley Lu Richardson, già notata in Split, 17 anni (e come uscirne vivi) e nello splendido Columbus. Fazzoletti, a me!

PEPPERMINT

"Per sistemare quel pusillanime di Peppa Kid mi paiono troppo perfino i proiettili di gommapiuma!"
Samuel: I muscoli di Jennifer Garner tornano a sfondare lo schermo a distanza di molti anni dalla serie tv Alias e il contesto in cui ciò accade non poteva essere dei migliori. Sulla scia di un filone di forte successo nell’ultimo periodo, il regista di Taken Pierre Morel ripropone il tema della vendetta sotto forma di fuoco e fiamme, proiettili e coltelli volanti, senza apparentemente osare più di quanto non avesse fatto in passato e riempiendo lo stesso trailer di pura adrenalina. Basterà di nuovo questo a vincere la sfida ? Certo la scelta di fondo è comprensibile e non si può biasimare nessuno: il momento storico in cui viviamo si adatta perfettamente ad un eroina che cerca da sola giustizia e che nel sostituirsi alle autorità reca aiuto ai suoi concittadini. E cosa dire della scelta di Jennifer Garner come protagonista, visto che solamente con un po’ di azione e un fucile in mano riesce a far emergere le sue qualità recitative (ebbene sì, Trent’anni in un secondo per me è indecente caro Kid e il suo poster io non lo avrei mai appeso in camera…) . In definitiva se la sorella di John Wick e nipote di Brian Mills finisse per creare una distrazione di un’ora e mezzo ben curata ed efficace nessuno potrebbe sorprendersi dal mio punto di vista, ma la necessità di un altro film di questo tipo è veramente tutta da dimostrare e lascio ad altri fortunati questo compito, mentre io vado a ricercare l’ultima interpretazione decente di Jennifer Garner…
Ford: non ho mai apprezzato particolarmente il franchise di Taken, così come Liam Neeson in versione spaccaculi, ma in passato ho amato moltissimo Alias, e la Garner era riuscita a rendere alla grande. Peppermint, quindi, ha due potenziali strade: da un lato un action serioso e inutile come alcuni di quelli usciti negli ultimi anni, dall'altro una baracconata che intrattiene e diverte ed è tamarra abbastanza da ricordare gli anni ottanta. Spero ovviamente nella seconda.
Cannibal Kid: L'ultima interpretazione decente di Jennifer Garner? Proprio nel da Samuele tanto bistrattato 30 anni in 1 secondo, uno dei guilty pleasure cult della mia generazione e pure di quella di Ariana Grande, che di recente l'ha omaggiato nel video capolavoro di thank u, next. I tempi di quel film, così come quelli di Alias, per lei sembrano però lontani, e il suo triste tentativo di riciclarsi come Liam Neeson al femminile mi sembra fallimentare quanto la scelta di Ford di non scrivere più post “normali”, ma solo striminziti bulletin che somigliano a una lista della spesa.

IL PROFESSORE E IL PAZZO

"Lasciate subito in custodia Marco Goi a me, agenti. Ho il compito di scortarlo a Fordlandia."
Samuele: Dietro grandi imprese si nascondono spesso storie straordinarie e fondamentali, esattamente come quella da cui prende spunto Il professore e il pazzo, film di Farhad Safinia interpretato da due grandi nomi quali Mel Gibson e Sean Penn. Si sa che il fascino dei dizionari incanta tutti prima o poi, per non dire della storia di come questi sono stati redatti, eppure quest’opera possiede qualcosa di davvero attraente, che già attraverso le poche immagini del trailer riesce a venir fuori e a colpire. Sarà forse l’insolita coppia di “vecchietti” Gibson-Penn o le loro perfette barbe ottocentesche, oppure gli occhi sempre più profondi di Natalie Dormer. Resta il fatto che questo film ha il sapore della rivincita, non solo per due attori caduti in sordina ma anche per quegli spettatori che erano rassegnati a destinare tutto il loro tempo libero della settimana al solo Netflix.
Bisogna crederci a volte, andare oltre l’apparenza di un soggetto abbastanza spiccio, come può essere la storia del dizionario inglese, e seguire l’istinto. Se poi il vostro istinto è solo quello di detestare tutto ciò che porta il nome di Gibson e ancora portate le cicatrici dell’aramaico de La passione di Cristo allora siete in buona compagnia, vero Ford?
Ford: Ford: a dire la verità, nonostante ancora soffra per la visione de La passione di Cristo, ho sempre sostenuto il fordinanissimo Mel Gibson, sopra le righe senza controllo come piace a me. Purtroppo questo film mi ispira decisamente poco, complice anche il terrificante titolo: sarei lieto di essere smentito, ma l'impressione che ho è quella del polpettone/mattonazzo. Staremo a vedere.
Cannibal Kid: Tra me e Ford, direi che il Professore so-tutto-io è lui e il pazzo sono io. Considerando però la sua passione per Mel Gibson, pessimo sia come attore che come regista che come essere umano, qualche dubbio sulla sua sanità mentale mi viene. Quanto al film, che purtroppo coinvolge anche uno dei miei idoli, Sean Penn, sembra una pazzia il solo pensiero di guardarlo.

INSTANT FAMILY

"Mettiti in posa: voglio fare concorrenza a Ford e alle sue foto da instadad!"
Samuele: Il buon umore è contagioso e allora facciamoci un’abbuffata con la coppia Mark Wahlberg - Rose Byrne, che interpretano una coppia alle prese con l’adozione di tre ragazzini molto vivaci e poco docili, che insegneranno loro cosa vuol dire essere genitori a caro prezzo.
L’idea della commedia non pare molto originale e neanche invoglia chissà quanto a mio parere, eppure dopo aver visto il trailer il mio sommo giudizio si è ribaltato e mi sono scoperto desideroso di mettere su famiglia e di adottare tre pesti come queste. A parte gli scherzi, il film sembra avere davvero tutte le carte in regola per rientrare nella classica commedia americana, leggera e piacevole, sempre più rara e sempre più spesso dilagante nel genere demenziale. Magari sarà solo un abbaglio il mio e Wahlberg attore comico si rivelerà nuovamente un grande fallimento, ma se doveste decidere di farvi due risate al cinema questa settimana punterei gli ormai cari dieci euro su questo film.
Ford: Wahlberg è un altro fordiano per eccellenza in stile Mel Gibson che da queste parti godrà sempre di un giro gratis al bancone, eppure questa volta mi pare sia incastrato in una di quelle commediole americane senza arte ne parte che non spingono troppo in modo da risultare il più "per famiglie" possibili: per il momento passo, attenderò poi di scoprire come ne scriverà Cannibal, e nel caso in cui dovesse scontrarlo allora correrò a vederlo.
Cannibal Kid: Peccato per la presenza di Mark Wahlberg, attore inespressivo come tutti i fordiani per eccellenza. Per il resto questa pare essere una commediola di quelle che si guardano con piacere e che qualche sana risata la sanno tirare fuori. Persino ai musoni come Ford che, considerata la tematica famigliare e l'amore per i muscolacci di Wahlberg, in gran segreto ha già affittato una sala per vederselo in santa pace con la sua numerosissima instant family.

LA CONSEGUENZA

"Benvenuta a Casale Monferrato, Keira." "Non c'è troppo da stare allegri: questo è un posto dimenticato da dio."
Samuele: I postumi della seconda guerra mondiale sulla Germania post nazismo sono sempre stati tra gli argomenti meno dibattuti nel cinema europeo moderno e contemporaneo, per via del senso di colpa di sponda alleata che spesso abbiamo visto invece scalzato dai molti racconti di liberazione ed eroismo. Oggi James Kent decide di ambientare il suo film nell’Amburgo del 1946, devastata dai bombardamenti, e concentra la sua attenzione proprio su un uomo rimasto vedovo per gli attacchi alleati.
Keira Knigthley e Alexander Skargard sono i protagonisti di melo’ denso e impegnativo, spinto alla ricerca di un pubblico impegnato e sensibile che già dalle prime immagini del trailer può cogliere molto delle atmosfere che troverà in quest’opera. Certo non si tratta di un film adatto a tutti, ma le premesse per un buon lavoro ci sono tutte e in una settimana cinematografica giocata molto sulla risata si potrebbe dedicare anche un po’ di tempo al romanticismo. Chissà che non se ne rimanga piacevolmente sorpresi.
Ford: Samuele, lavori per la produzione di questo film? Perché mi pare che questo commento sappia di promozione neanche fossi il Cucciolo Eroico che cerca di propinare qualcuna delle sue boiate teen agli sfortunati lettori di Pensieri Cannibali! L'idea di base potrebbe anche essere interessante, ma la primavera è ufficialmente iniziata e non voglio rischiare, vista anche la mia facilità crescente al sonno da divano, di affrontare polpettoni di questo genere.
Cannibal Kid: Come dice il buon Samuele, il tema della Germania post nazista è stato spesso trascurato. Negli ultimi tempi è però stato finalmente affrontato in un film interessante come Il labirinto del silenzio e quindi ho un po' di curiosità pure per questo. Sebbene mi preoccupino un po' la presenza della imprevedibile Keira Knightley, capace di alternare interpretazioni buone ad altre agghiaccianti, e il pesante rischio noia.

PETERLOO

"E doveva essere solo un'innocua Blog War!"
Samuele: La curiosità per questo film nasce già dal titolo, che richiama la storia vera di una manifestazione pacifica nella Manchester del 1819, finita in una giornata di sangue che ricordò a quel tempo la strage della battaglia di Waterloo. Mike Leigh continua a insegnare storia alle nuove generazioni attraverso le sue opere, dimostrando ancora fiducia in un’epoca dove molti suoi coetanei hanno invece ormai abbandonato la nave e si sono dedicati alle sole memorie del passato. Purtroppo gli eventi narrati sono stati tutt’altro che unici nella storia moderna e la lezione ancora non è stata evidentemente imparata. Nonostante questo però c’è chi ancora ci prova e che avanti per la sua strada, senza badare alle mille dimostrazioni di incoscienza che la vita di oggi, politica e non, ci getta in faccia.
Magari neanche questo suo ultimo film terrà lo spettatore incollato alla sedia, anzi qualche sbadiglio o momento di ripensamento si faranno vivi tra molti di noi, eppure, come è accaduto con Turner (2016), la possibilità di uscire dalla sala più ricchi di prima dovrebbe incoraggiarci tutti. Certo, lo so che ci sarà qualcuno che storce il naso di fronte ai costumi dell’Ottocento e alle acconciature delle parrucche, ma credo che pure Kid possa essere d’accordo sul fatto che il cinema non possa essere solo Marvel e superpoteri, e finché Captain America e i suoi simili continueranno a tenere vivi gli studios perché non alternare i kolossal ai film d’autore?
Cos’è un film d’autore? Beh, chiedetelo a chi ci capisce, vero Kid?! …
Ford: Mike Leigh è uno che ci sa fare, e una decina d'anni fa sarei corso a recuperare questo film. Purtroppo le energie mentali che al momento mi restano a fine giornata sono troppo poche per poter affrontare il Cinema d'autore nel vero senso della parola, dunque credo mi segnerò nella lunga lista Peterloo pronto ad affrontarlo quando sarò in vacanza, o verrò da un weekend in cui avrò dormito il maggior numero di ore possibile.
Cannibal Kid: Secondo me molto confondono i film impegnati con i film d'autore. Non sempre i primi coincidono con i secondi, e viceversa. Mike Leigh io personalmente lo preferisco quando è più leggero e comedy, come in Another Year e soprattutto nello stupendo La felicità porta fortuna - Happy-Go-Lucky. Questa lezione gratuita (almeno se si guarda il film in streaming) di Storia la lascio volentieri a quel professorino sapientino di Ford. Anche perché ancora sbadiglio al pensiero del film-lezione di Storia dell'arte Turner, una delle visioni più noiose degli ultimi anni.

SCAPPO A CASA

Samuele: Una lacrima mi scorre giù lungo la guancia e non posso fermarla. Un misto di nostalgia e rabbia si abbatte su di me, e non credo di poter essere il solo, quando noto l’assenza degli altri due.
Questo è quanto accaduto qualche mese fa, quando ho scoperto che Aldo sarebbe stato senza Giovanni e Giacomo in Scappo a casa, la commedia di Enrico Lando in uscita questa settimana.
In parte ne sono ancora scosso perché sì, lo devo ammettere, conosco a memoria tutte le battute di Tre uomini e una gamba e nonostante gli anni che passano e la vecchiaia che si avvicina sono un romantico nostalgico che si illude che alcune cose restino per sempre intatte. Potete capire allora che sono rimasto molto sorpreso quando ho finito di vedere il trailer e ho scoperto di essermi fatto qualche risata durante la visione. Addirittura ho pensato che potesse esserci anche qualcosa di sostanzioso alla base del film e che il tema dell’immigrazione potesse essere stato trattato in maniera non così inadeguata come potevo aspettarmi.
Forse anche tutte queste considerazioni si riveleranno solo un’altra illusione, ma se Aldo ha voluto credere in questa seconda possibilità chi siamo noi per non fare altrettanto ? E poi, chissà, potrebbe pure spuntare un inatteso cameo, o meglio due …
Nostalgia canaglia!
Ford: sono rimasto molto sorpreso nello scoprire il tentativo di Aldo di buttarsi in un'avventura lontano dai suoi due compagni storici, Giovanni e Giacomo. I tre, ai tempi della mia adolescenza, hanno rappresentato qualcosa di fresco e nuovo nel panorama comico italiano, prima di perdersi inevitabilmente ed inesorabilmente nelle riprese sbiadite di loro stessi. Che questo titolo sia l'inizio di una ripresa? O l'inevitabile conferma di un'inesorabile decadenza?
Cannibal Kid: Sono contento che Aldo abbia deciso di uscire dalla sua comfort zone e fare un film solista che sa un po' di “checcozalonata”. E lo dico in senso buono. Potrei inoltre prendere ispirazione da lui e da buon egotomane realizzare questa rubrica da solo invece che in trio, lasciando perdere gli ospiti settimanali e soprattutto la fastidiosa presenza di Mr. James Ford.

martedì 23 gennaio 2018

Daddy's Home 2 (Sean Anders, USA, 2017, 100')




Un paio d'anni fa, quando sugli schermi approdò il primo Daddy's home, ricordo che liquidai la cosa come un potenziale riempitivo da serate di stanca senza pretese, e finii per trovarmi a rivalutare pienamente una divertentissima operazione perfetta per genitori e figli con protagonisti i già rodati - insieme e rispetto ad una commedia - Will Ferrell e Mark Wahlberg, uno dei fordiani più fordiani che possa immaginare.
All'annuncio di un sequel l'esaltazione fu dunque molto alta, complice la chiusura del primo capitolo con comparsa del noto wrestler John Cena pronta a mettere altra carne sul fuoco: peccato che, all'uscita del trailer, rimasi spaventato - e non poco - dall'inserimento dell'elemento "padri dei padri" e soprattutto dalla cornice natalizia che lasciava presagire i peggiori scenari possibili in vista di un'uscita in sala nel periodo più buonista e terrificante dell'anno quando si tratta di blockbuster ed affini.
Fortunatamente, nonostante una trama che logicamente porta al "tutto è bene quel che finisce bene", Daddy's Home 2 regala perle almeno quanto il primo, grazie ad un lavoro degli autori principalmente svolto in modo che i due protagonisti avessero le spalle coperte grazie ai loro vecchi sullo schermo - due gigionissimi John Lightow e Mel Gibson, altro fordiano totale -, il conforto di lavorare con di fronte un pezzo di legno come il già citato Cena - che sul ring e al microfono sarà pure un grandissimo, ma davanti alla macchina da presa fa apparire The Rock come Marlon Brando - ed una cornice pronta a fornire spunti per siparietti che chi vive in famiglia - allargata o no che sia - ben conosce.
Certo, parliamo di un film assolutamente poco credibile e di grana grossissima, ma genuino e divertente proprio nel suo essere limitato, che indovina un buon numero di gags soprattutto legate alla gestione dei sentimenti tra uomini adulti - in fondo sono molti i rapporti tra padri e figli mal risolti a causa della chiusura, della timidezza o, per assurdo, anche da protezione ed amore eccessivi - ed accompagna l'audience ad una visione perfetta per le Feste, quando non si ha voglia di appesantirsi se non a tavola e quando la sera si crolla esausti sul divano il pensiero di qualche sonora risata sguaiata è come un massaggio sulla schiena che porta al ruttino neanche fossimo tornati neonati.
E ancora una volta, osservando da una parte Ferrell e Lightow e dall'altra Wahlberg e Gibson, mi ritrovo a pensare che questo "brand" potenzialmente terrificante ha finito per diventare un piccolo cult del trash qui in casa Ford, ed esattamente come un paio d'anni fa mi ritrovo, partendo da aspettative molto basse, ad attendere fiducioso un nuovo capitolo della storia, che se continuerà ad essere easy e senza pretese come i primi due, mi troverà in prima linea per un nuovo appuntamento.



MrFord



 

lunedì 6 febbraio 2017

La battaglia di Hacksaw Ridge (Mel Gibson, Australia/USA, 2016, 139')




Ricordo bene i tre giorni della visita di leva, quando ancora essere chiamati per il servizio militare era un obbligo: ricordo anche quanto mi deluse, a fronte della quasi totalità dei miei amici di allora, per qualche motivo riformati o dichiarati "rivedibili" anche per motivi davvero ridicoli - piedi piatti, ci credereste!? - essere uno degli unici due presi e dichiarati "abili" al primo colpo.
Gli aneddoti a proposito di quei tre giorni sono uno dei miei pezzi forti ancora oggi, ma non è di quelli che vorrei parlare: ai tempi, spinto principalmente dalla reticenza ad una certa autorità "imposta" - già a scuola avevo i miei problemi, in questo senso -, dall'antimilitarismo e da una certa allergia al concetto di guerra, che a prescindere da come vada, non porta mai vincitori, ma solo vinti, scelsi di operare la scelta dell'obiezione di coscienza, che si tramutò in una delle esperienze lavorative più gratificanti a livello umano della mia vita, ma anche questa è un'altra storia.
La cosa che mi colpì di più in quel periodo - ora non avrebbe senso una cosa di questo genere - era data dal fatto che dichiarandosi obiettori si diventava erba di un unico fascio, dunque per chi sceglieva questa strada non solo diveniva impossibile pensare una carriera in un corpo considerato militare - pompieri inclusi, purtroppo per me - o la possibilità - questa logica - di richiedere un porto d'armi, ma soprattutto, a fronte di una dichiarazione di "non violenza" di fondo, in caso di denuncia penale per qualsiasi reato di natura, per l'appunto, violenta, una pena se non ricordo male raddoppiata rispetto ad una persona "normale".
Ad ogni modo, ai tempi avevo più in mente Dalton Trumbo ed il suo magnifico E Johnny prese il fucile, e mi consideravo più un ribelle allergico alle divise che non una specie di Gandhi - e parlo di una delle figure che più ammiro nella Storia -, tanto che, ancora oggi, penso che in caso di circostanze estreme come quelle di un conflitto come i due che scossero il mondo il secolo scorso, non esiterei un secondo ad uccidere per la sopravvivenza mia e della mia famiglia.
Armi o non armi.
E vi dirò, ora che sono cresciuto, e mi sento più risolto e stabile, penso riuscirei tranquillamente a reggere un anno di servizio militare. E forse anche allora mi sarebbe anche servito, chissà.
Poco importa, comunque. Quello di cui volevo parlare, in realtà, è Desmond Doss.
Nonostante, infatti, E Johnny prese il fucile fosse un mio cult personale, non conoscevo la reale vicenda di quello che è stato il primo soldato obiettore presumo della Storia, un medico che, cresciuto dalla violenza esercitata e repressa del padre - veterano della Prima Guerra Mondiale - contro la sua famiglia, il mondo e se stesso, e spinto da una Fede a dir poco radicata - da ateo miscredente, ammiro molto chi riesce ad essere così devoto senza risultare patetico, quanto più assertivo e saldo - decide di arruolarsi lottando contro pregiudizi, insulti, prevaricazioni ed ingiustizie fino a guadagnarsi, grazie ad un'impresa a dir poco eroica - se non leggendaria - la più alta decorazione militare statunitense e soprattutto una fama che, a quanto pare, non intaccò mai l'umiltà di quel soldato privo di armi in corsa sui campi di battaglia di Okinawa in cerca di vite da salvare.
Con una materia di questo tipo il rischio di sconfinare nel retorico a stelle e strisce e nel quasi ridicolo involontario era decisamente importante, ed ai miei occhi lo sarebbe stato anche se dietro la macchina da presa si fosse trovato, ad esempio, uno come Clint Eastwood: al contrario, a dirigere un cast ben assortito e sorprendentemente in parte - Hugo Weaving strepitoso, e perfino cagnacci come Vaughn e Wortington paiono quasi umani - in questo caso era Mel Gibson, uno a cui vorrò bene per sempre grazie alla sua follia nonchè al volto prestato ad alcuni supercult del sottoscritto - da Gli anni spezzati alla trilogia di Mad Max, passando per Arma Letale - ma che, sempre a causa di quella stessa follia, negli anni era riuscito a regalare alcuni abomini cinematografici quasi inarrivabili - uno su tutti, La passione di Cristo, credo uno dei cinque film peggiori che abbia mai visto - soprattutto nel ruolo di regista.
Rischi, dunque, raddoppiati.
E invece, tolti un paio di momenti forse troppo enfatici, il buon Mel dirige il suo miglior lavoro con Braveheart, un film di guerra molto classico e violento ma anche, paradossalmente, umano e legato a doppio filo al concetto di Fede, tematica più che cara al regista ed attore qui per una volta trattata con intelligenza e passione nonostante le ferme e rigide osservanze del protagonista - e del cineasta, mi verrebbe da dire, che a quanto pare è ben oltre i limiti del fanatismo -: Hacksaw Ridge è una storia legata alla follia umana - del resto, la guerra è forse la follia più grande, in questo senso - ed al riscatto che proprio l'essere umani a volte può regalare - splendida l'amicizia tra Desmond e Smitty, così come intelligente la riflessione che, dal punto di vista di un osservante come Doss, trova assurdo che in tempi di guerra e sul campo di battaglia un omicidio non sia considerato tale, che si parli di Legge o di Fede -, un esempio importante delle dimensioni delle potenzialità degli esseri umani anche nelle loro ore più buie.
Siate poi liberi di pensare che sia merito di un qualsiasi dio, o del più semplice e determinato degli Uomini.
In questo senso, per me vale la posizione di Doss: portare un'arma non rende necessariamente un uomo più Uomo di un altro.




MrFord





giovedì 2 febbraio 2017

Thursday's child



Nuova settimana di uscite in sala per un interrogativo che attanaglia tutta la blogosfera: riusciranno il qui presente Ford ed il suo collega nonchè nemico Cannibal Kid a tornare in pieno disaccordo dopo l'insolita serie di opinioni simili sui film usciti nelle ultime settimane?
Personalmente, spero proprio di sì: e a giudicare da un paio dei titoli che ci aspettano, le probabilità sono molto alte.


"La prossima volta ricordatemi quanto è pericoloso ascoltare i consigli cinematografici di Cannibal."


Smetto quando voglio – Masterclass

"Non ci vuole un genio per riconoscere che far guidare Ford sarebbe stato da pazzi!"

Cannibal dice: Uno dei film italiani (e non solo) più esaltanti e divertenti degli ultimi anni, checché ne dica il radical-chic numero 1 anti cinema nostrano Mr. Ford, torna con un secondo capitolo. Probabile che manchi l'effetto sorpresa del primo, ma le speranze di trovarsi davanti a un sequel se non altro godibile restano intatte.
Ford dice: uno dei film italiani più sopravvalutati degli ultimi anni, accolto qui nella Terra dei cachi e dei Cannibal come un miracolo anche quando si trattava semplicemente di un filmetto divertente che ho dimenticato il giorno successivo alla visione e che rispetto ad altri piccoli cult di genere come Santa Maradona o Fame chimica spariva.
Non mi aspetto dunque che peggio da un sequel che potrei bottigliare solo per rompere l'apparente idillio che con Peppa abbiamo avuto in queste prime settimane dell'anno.

 

The Ring 3

Il temuto (da Cannibal) nascondiglio dei Ford.

Cannibal dice: Per una volta che in Italia ci cimentiamo nell'arte del remake, volete che gli americani siano da meno?
Certo che no. Ecco allora che arriva il terzo capitolo made in USA della saga di Samara, una tipa persino più spaventosa di Ford. Io avevo adorato il primo The Ring, ma pure il secondo aveva al suo interno qualche idea interessante. Questo terzo capitolo sembra limitarsi ad aggiornare il mito della mostriciattola che esce dal televisore ai tempi di YouTube, ma occhio alla protagonista italiana, Matilda Lutz, rivelazione del tanto criticato L'estate addosso di Gabriele Muccino.
Ford dice: la saga di The Ring, ottima nella versione jappo e più che discreta almeno con il primo remake americano non mi è mai dispiaciuta, dunque potrei approfittare per recuperare addirittura anche il secondo capitolo, che ai tempi dell'uscita mi ero perso.

 

La battaglia di Hacksaw Ridge

"Cannibal, resta pure qui. Per sistemarti ti mando il nostro specialista: il Dottor Ford."

Cannibal dice: Detesto Mel Gibson, sia come persona che come attore. Come regista invece sono più combattuto. Ho odiato il leghista Braveheart e l'antisemita La passione di Cristo, mentre non mi sono spiaciuti L'uomo senza volto e Apocalypto. Nei confronti del bellico La battaglia di Hacksaw Ridge ho già pronte le bombe, ma chissà che nei suoi confronti non mi riveli più pacifista di quanto non sono con il mio vero nemico numero 1: Mr. James Snob.
Ford dice: Mel Gibson è pazzo, forse più di Marco Goi. Il fatto è che per quanto fuori di testa sia, non riesco a non volergli bene, neppure considerato il fatto che si tratta del regista di uno dei film che ho più odiato nella vita, La passione di Cristo.
Questo Hacksaw Ridge, candidato agli Oscar e legato alla storia del primo obiettore di coscienza, potrebbe rivelarsi una cagatona a stelle e strisce di quelle tutta retorica che fanno incazzare Cannibal o perfino un buon film.
Non so in quale ipotesi sperare di più.

 

Billy Lynn – Un giorno da eroe

Cannibal Kid arruolato contro la sua volontà nell'esercito fordiano.
Cannibal dice: Ang Lee è un altro regista di cui ho apprezzato alcuni film e non sopportato altri, come il recente sopravvalutatissimo Vita di Pi. Pure questa è la storia di un soldato, nonché di uno pseduo eroe e, così come per il film di Mel Gibson, il rischio bocciatura da queste parti è fortissimo, così come il rischio esaltazione su White Russian, ma sono possibili sorprese...
Ford dice: Ang Lee è un grande regista che ha purtroppo avuto una carriera altalenante, passando da robetta come Hulk a cose splendide come Brokeback Mountain o Il banchetto di nozze.
Non conosco questa storia, ma so che prima o poi passerà su questi schermi, magari vincendo i miei scetticismi come fu per l'ottimo Vita di Pi.

 

Sleepless – Il giustiziere

"Lo scorso weekend avevo pensato di lasciare la macchina a Ford." "Sei impazzito, Jamie? Così finisce peggio del tuo taxi in Collateral!"

Cannibal dice: Thriller-action poliziesco di nuova generazione con Jamie Foxx, sembra uno di quei lavori che Ford critica rimpiangendo i ridicoli filmetti d'azione anni '80 girati col buco del culo e recitati ancora peggio. Andrà quindi a finire che potrebbe piacere più a me, che pure sono il giustiziere dei film d'azione.
Ford dice: film action dal sapore di Nuovo Millennio che non inventa nulla e pare prendersi molto, troppo sul serio. Come Cannibal.
Se dovesse confermare questi timori, sarà una pioggia di bottigliate e calci rotanti.
Se, al contrario, fosse una ficata tamarra come John Wick o The Equalizer, allora le cose potrebbero prendere una piega molto diversa.

 

A United Kingdom – L'amore che ha cambiato la storia

"Tesoro, sei sicuro sia saggio uscire a quest'ora? Potremmo incontrare quei due mostri, Ford e Cannibal!"

Cannibal dice: Pellicola storico-politica su una coppia interrazziale interpretata da due attori che quando si impegnano danno soddisfazioni: David Oyelowo e Rosamund Pike. La vicenda sembra interessante, anche se a me interessa di più L'odio che ha cambiato la storia, quello tra me e Ford.
Ford dice: film sentimentale che mi puzza di vaga radicalchiccata, e che per il momento dunque lascio a quel damerino di Peppa Kid, decisamente più in linea di me con questo tipo di produzioni patinate ma finto alternative. O viceversa.

 

La terra e il vento

"Forse per me è meglio tornare in Cina: Marco Polo mi porta molta più fortuna."

Cannibal dice: Filmetto pseudo adolescenziale del 2013 con protagonista il mediocre Lorenzo Richelmy, il protagonista di una delle peggiori serie Netflix di sempre, Marco Polo, che solo uno come Ford può seguire e pure esaltare. Hanno aspettato 4 anni per distribuirlo, ma fosse stato per me potevano anche aspettare per sempre.
Ford dice: malgrado sia protagonista dell'ottima Marco Polo, Lorenzo Richelmy è il tipico prodotto televisivo italiano.
Dunque mi terrò alla larga da questa roba ripescata non si sa bene perché neanche fosse il film preferito del Cucciolo Eroico.

 


Ho amici in Paradiso

"Che orrore! Non vorrete davvero che Ford e Cannibal visitino il nostro set!"

Cannibal dice: Io invece ho nemici all'Inferno. Uno in particolare penso lo conosciate, si chiama Satan Ford e ho come il sospetto che dell'Inferno sia addirittura il capo.
Ford dice: non credo di avere amici in Paradiso, ma se dovesse capitarmi di passarci spero di piantare un bel casino, e di disturbare specialmente quel finto angioletto del Cannibale.

 

venerdì 11 novembre 2016

Blood father (Jean Francois Richet, Francia, 2016, 88')




Spesso e volentieri, nella mia ricerca di visioni, approccio alcuni titoli a scatola chiusa, soltanto affidandomi al fatto che vengano proposti sottotitolati e non siano ancora stati distribuiti - e chissà se mai lo saranno - in Italia: negli anni, questa tecnica mi ha permesso di venire a contatto con chicche assolute - come Alabama Monroe o Holy Motors, giunte con ritardo biblico anche dalle nostre parti - ed altre purtroppo nella Terra dei cachi mai neppure giunte, così come di sòle da record di bottigliate rimosse dalla memoria il più velocemente possibile.
Quando recuperai informazioni su questo Blood father, non potei che sperare per il meglio: una produzione americana firmata dal francese Richet, regista dell'ottimo Nemico Pubblico N. 1, uscito qualche anno fa, che vedeva Vincent Cassell nella parte del criminale Jacques Mesrine - una sorta di Vallanzasca d'Oltralpe - action e tamarra quanto basta almeno sulla carta con protagonista un Mel Gibson pronto a ricoprire un ruolo che, negli ultimi anni, è stato prerogativa del Liam Neeson di Taken.
Insomma, il cocktail perfetto per il vecchio Ford.
Con la stessa logica, in una sera da festivo in cui io e Julez arriviamo stremati all'ora del divano a causa degli impegni genitoriali, si è deciso di ospitare al Saloon la pellicola qui presente in modo da rimanere svegli e, magari, esaltarsi anche parecchio: niente di più sbagliato.
Purtroppo, nonostante le premesse e la presenza di volti importanti per i Ford come quello di William Macy, Blood father si è rivelato un prodotto davvero scadente, molto televisivo - e non in senso buono -, recitato malissimo - il vecchio Mel, che io adoro, è talmente sopra le righe da far risultare quasi sopportabile la cagna maledetta Erin Moriarty - e scritto ancora peggio, illuminato giusto da due o tre passaggi di critica sociale interessanti - la prima sequenza con l'acquisto delle pallottole al supermercato, la questione della raccolta delle arance degli immigrati messicani ed in parte il confronto finale padre/figlia - persi in un'evoluzione prevedibile e gestita nel peggiore dei modi, pronta a dimenticarsi per strada logica e pezzi di script - si veda tutta la questione dello zio del fidanzato vendicativo della figlia del pazzo Mel, boss del Cartello oltre confine - ed incapace di spiccare il volo - anche in termini trash - quantomeno nella parte prettamente action.
Una bocciatura clamorosa e su tutti i fronti, dunque, che ha scoraggiato perfino un fan di questo tipo di proposte come il sottoscritto che per una buona metà della visione ha finito per cercare di difendere alla disperata dalle critiche - giustissime - di Julez il lavoro di Richet: lavoro ingrato, perchè riuscire a trovare qualcosa di davvero salvabile in questo maldestro tentativo d'esportazione del regista francese risulta davvero impresa titanica.
Non mi resta che sperare nella venuta di qualcuno pronto a veicolare nel modo giusto, tamarro e divertente tutta l'esplosiva follia dell'ormai sempre più vecchia roccia e palestrato Mel Gibson.
E non sto certo parlando del suo Gesù da "La passione di Cristo 2 - La vendetta".




MrFord




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